31 dicembre 2019

San Mercuriale Vescovo e Patrono di Forlì era Armeno: la parola agli scienziati


Per molti forlivesi si tratta di una scoperta assoluta per tanti altri una conferma ad una tradizione orale antica di secoli. Il santo patrono della città di Forlì, San Mercuriale - il vescovo che portava al guinzaglio il drago - secondo le analisi effettuate sui campioni ossei ritrovati e sottoposti ad indagine è armeno
A farne pervenire la conferma appena giunti i risultati è stata la dott.ssa Tiziana Rambelli che insieme a dott. Luca Saragnoni rappresenta il gruppo Ausl Romagna Cultura. Le prime notizie erano circolate in seguito alla ricognizione canonica e scientifica del 19 settembre 2018.
Varie le istituzioni nella ricognizione: l'antropologo Mirko Traversari, responsabile del progetto, il gruppo Ausl Romagna Cultura sopra citato, la Diocesi di Forlì-Bertinoro, con il contributo del Lions Club Forlì-Cesena Terre di Romagna.
Le analisi hanno accertato che San Mercuriale, vissuto tra il II e il III secolo d.C, morì fra i 40 e i 50 anni di età, era circa alto 1,60 m e soffriva di osteoporosi.
Dopo gli studi preliminari i dati rilevati sono stati anche confrontati con quelli descritti della tradizione. Tra questi si è prestata particolare cura sul tema della provenienza etnica e geografica. Infatti, i primi elementi narrativi risalenti al IX secolo furono elaborati in forma più ampia solo cinque secoli dopo quando un cronachista del XV secolo Leone Cobelli, nato a Forlì intorno al 1425, nelle sue "Cronache Forlivesi" composte intorno al 1498 affermava che Mercuriale provenisse dalla nativa Armenia, “[…] il beato Mercuriale se partì dalle parti d’Armenia […]”, e solo in seguito ad un pellegrinaggio a Gerusalemme e Roma, giunse a Forlì. 

Qualche secolo più tardi il bibliotecario e filologo Giuseppe Mazzatinti, nativo di Gubbio ma vissuto a Forlì a fine Ottocento, nella sua opera erudita dal titolo "Annales Forolivienses" afferma altro: 


Anno Cristi CCCCXXII. Gloriosus Mercurialis sanctus et episcopus civitatis Forlivij, natione Albanie, ad ipsam civitatem applicuit, ob cuius santimoniam bonitatem et virtutes ad apicem dignitatis eius episcopatus primus ascendere promeruit. 


Qui due problemi uno della datazione troppo tarda rispetto a quella cui le reliquie fanno riferimento e il dato della provenienza, dall'Albania, anziché dall'Armenia. Cosa possa significare quel "natione Albanie", potrebbe essere oggetto di discussione dei latinisti, indicando non l'origine bensì la provenienza del Santo.

Si è quindi passati all'analisi isotopica atta ad identificare le regioni in cui il soggetto è vissuto.

In particolare nella dichiarazione ufficiale il dott. Trevisari così conclude: 

Dallo studio isotopico a cui sono state sottoposte le reliquie si deduce che San Mercuriale non sia cresciuto e vissuto nello stesso luogo in età infantile ed in età adulta. Probabilmente proveniva da una località posta in una zona mediamente più calda rispetto alla città in cui egli ha trascorso gli ultimi anni dalla sua vita, Forlì. I valori tendono infatti a diminuire con l’aumentare dell’età: questo indica uno spostamento del Santo in età giovanile verso un luogo con valori isotopici meno radiogenici rispetto al luogo in cui è nato; grazie ad un ulteriore approfondimento è stato inoltre possibile escludere alcune regioni europee, poste a latitudini incompatibili con i risultati ottenuti (la Spagna ad esempio, che mostrava una certa compatibilità con alcuni indici isotopici). Un’ulteriore inferenza è stata possibile grazie all’incrocio di questi risultati con il cosiddetto indice cefalico, che grazie ad un calcolo matematico serve ad esprimere in termini statistici, la conformazione del cranio. La stessa conformazione del volto, metricamente studiato grazie a standard antropologici internazionali, ha fornito ulteriori indizi. Incrociando quindi i risultati dedotti dall’analisi degli isotopi stabili, con i caratteri e gli indici antropometrici che caratterizzano il cranio e il volto del Santo, è stato possibile orientare lo sguardo, con una ragionevole certezza, verso una direzione piuttosto chiara. Va comunque detto che attualmente nessuna indagine laboratoristica può fornire una certezza assoluta circa la provenienza da un dato territorio e che gli indici più sopra ricordati non possono certo essere assunti a marcatori etnici, quanto piuttosto indicatori di un areale geografico ampio che può abbracciare popolazioni e paesi diversi. L’incrocio di queste numerose analisi – conclude – allo stato attuale sembrano essere concordi nel farci guardare ad est, verso il continente asiatico, proprio verso l’Armenia.
San Mercuriale in un dipinto di Pittore romagnolo del XVIII sec.
forse Pietro Santarelli.

Questa notizia dell'identificazione armena di un altro santo venerato in Italia si conclude l'anno 2019 del nostro sito "Nor Surhandak". 
Siamo certi che ancora tante saranno le notizie e le curiosità di interesse congiunto italiane e armene. Diamo appuntamento ai nostri lettori nel 2020. Auguriamo a tutti Buona Fine d'Anno e Shnorhavor nor Tari (Auguri per il nuovo anno)

30 dicembre 2019

Lo Stato dell'Arte in Armenia: intervista all'ex vice Ministro della Cultura Tigran Galstyan



L'ex vice Ministro arch. Tigran Galstyan con il Sindaco di Bari 

ing. Antonio Decaro (Bari, 30 marzo 2019)
Negli scorsi mesi la politica delle attività culturali in Armenia, i processi di gestione e organizzazione del patrimonio culturale, artistico, e dello spettacolo che dovrebbero essere il fiore all'occhiello di una civiltà plurimillenaria hanno subito un cambio di rotta. Il Ministero della Cultura e quello dell'Educazione hanno subito un  accorpamento non solo di risorse umane, ma anche di cervelli in campo convergenti verso la Reductio ad Unum e conseguente esaltazione della leadership. Nel rimestare le carte, nel rigirare la zuppa, tra governo e un'altro, tra un'ideologia e un'altra molte sono state le promesse la cui attuazione ancora non è definita. 
In questo clima di attendismo generale abbiamo chiesto all'ex vice Ministro della Cultura della Repubblica di Armenia arch. Tigran Galstyan di poter rispondere a qualche nostra domanda, nel tentativo di comprendere meglio e far comprendere ai nostri lettori come si sta evolvendo la situazione della cultura in Armenia. 


1) Qual è l'attuale livello delle metodologie di organizzazione e protezione del patrimonio artistico e architettonico in Armenia?

Devo confessare che la protezione dei monumenti in Armenia non è alta. Monumenti storici e culturali non hanno ricevuto la giusta attenzione per anni in Armenia. Per molti anni non c'è stato un pieno apprezzamento del valore di un monumento storico. Un grattacielo residenziale o un centro commerciale sono investimenti a breve termine nell'economia del paese. Sarebbe naturale guardare al lungo periodo, ai vantaggi di un paese in cui ci sono monumenti e immobili di storia e cultura. Allo stesso tempo è anche importante rendersi conto che i monumenti culturali sono irrimediabilmente persi. I proprietari di edifici storici e culturali in Armenia (specialmente a Yerevan) fanno ciò che vogliono del senza alcun controllo e il loro unico scopo è demolire per costruire al suo posto un grattacielo. E questa è la ragione principale per cui i proprietari di beni di interesse culturale non fanno nulla per preservare questi edifici. Sono convinti che ci sarà un modo per abbattere l'edificio, lasciano solo le facciate esterne (cosa che secondo me è ancor più brutta) per costruire un nuovo edificio. Questo è il motivo per cui abbiamo edifici costosi nelle parti più trafficate di Yerevan, l'area economicamente più attiva. Le ex autorità hanno spesso giustificato la demolizione degli edifici storici dichiarandone le cattive condizioni statiche. 
Sfortunatamente, nel nuovo governo, siedono ancora al loro posto funzionari responsabili delle idee dei predecessori. 
L'anno scorso, il Primo Ministro Nikol Pashinyan ha annunciato in una riunione del Consiglio dei Ministri che non un monumento sarebbe stato demolito durante il suo mandato. È stato un annuncio molto importante, ma dopo l'annuncio, lo scempio del centro di Yerevan è rimasto inalterato, il che significa che i proprietari degli edifici non hanno ancora perso la speranza di raggiungere il loro obiettivo.

L'arch. Tigran Galstyan con il presidente 
della Comunità Armena della Puglia 
Rupen Timurian (30 marzo 2019)


2) In che modo l'opinione pubblica, anche non specializzata, è attenta ai problemi della protezione e del patrimonio culturale armeno?

Ciò che mi rende più felice è che in Armenia esiste una grande attenzione pubblica verso gli monumenti storici. Le persone, anche con background diversi tra loro, sono molto sensibili quando qualcuno cerca demolire o distruggere la natura di un edificio storico.

3) La cooperazione con l'Italia può contribuire a fornire metodologie e tecniche per la conservazione e protezione?

La condivisione delle esperienze può essere sicuramente positiva per entrambi i paesi. È probabile che i problemi che stiamo affrontando noi in Armenia abbiano già superato una determinata fase in Italia. Penso che la collaborazione di funzionari e professionisti del governo possa sicuramente avere un impatto positivo sul problema.

4) Perché, in Armenia, non esiste un'organizzazione statale come "La Sovrintendenza ai Beni Archeologici, alle belle arti e al paesaggio" in Italia?

L'Armenia è stato un paese Sovietico. In Unione Sovietica tutto apparteneva allo stato. Anche se da quasi trent'anni questo sistema non esiste più, la mentalità continua ad essere la stessa per forza di inerzia.

5) Come architetto, Lei pensa che avrebbe senso creare tale organizzazione in futuro, per evitare che tutte le decisioni siano ad appannaggio della politica?

Penso di sì e condivido questo pensiero.

6) Qual è la sua opinione sull'attuale sistema di gestione del patrimonio storico architettonico in Armenia?

Sfortunatamente, le persone responsabili del settore del patrimonio culturale non sono collegate ai cambiamenti in Armenia, non hanno conoscenze professionali pertinenti e nel settore ancora collaborano attualmente persone che sono ideologicamente colpevoli della distruzione del sostrato culturale e dell'ambiente urbano di Yerevan per circa una decina d'anni dal 2000-2008. Essi continuano ad operare nello stile caratteristico di quell'epoca.


29 dicembre 2019

Hampig Sassounian in libertà condizionale dopo 33 anni


Un tribunale della California ha decretato, venerdì scorso 27 dicembre 2019, la libertà condizionale del detenuto di origine armena, Harry M. Sassounian, meglio conosciuto in ambito internazionale come Hampig Sassounian.  
Sassounian, nato a Beirut il 1 gennaio 1963 condannato all'ergastolo, ha già scontato 33 anni di carcere duro per aver ucciso a Los Angeles il 28 gennaio 1982 il console generale turco Kemal Arikan. Nel 2013 la richiesta di Libertà sulla parola era stata respinta dalla corte della California.
Al momento dell'omicidio e del processo Sassounian aveva solo 19 anni e le condizioni internazionali erano ben diverse da quelle attuali. 
Il Libano nazione di nascita di Sassounian era una delle principali basi del terrorismo armeno e Sassounian era legato alla sigla terroristica JCAG ovvero Justice Commandos of the Armenian Genocide.
JCAG così come ARA (Armenian Revolutionary Army) e ASALA (Armenian Secret Army for the Liberation of Armenia) furono i tre principali gruppi terroristici legati alla questione armena. Seppure con sfumature e talvolta prerogative ideologiche e richieste diverse, tutti i gruppi terroristici sopra citati pretendevano di stabilire un'identità territoriale indipendente che contenesse il popolo armeno. Prevedevano di portare a termine idealmente l'Operazione Nemesis, ovvero far scontare pene adeguate a tutti coloro che essi ritenevano direttamente o idealmente responsabili del Genocidio Armeno, e far conoscere le nefandezze perpetrate da settori deviati della nomenclatura ottomana attraverso atti terroristici ed eclatanti compresi gli omicidi mirati. 
JCAG fu attiva dal 1975 e depose le armi dopo 12 anni di lotta armata nel 1987. A questa sigla si affiancò ARA attiva dal 1970 al 1983, la più longeva fu infine ASALA che secondo alcune fonti sarebbe stata sciolta nel 1988, secondo altre nel 1991.

27 dicembre 2019

La triste ed eroica vicenda dei 13 martiri di Arad: due avevano origini armene



La vicenda dei Martiri d'Arad è oggi poco nota fuori dall'Ungheria ma quando l'Asburgico - sempre boia - entrò in azione il tragico 6 ottobre 1849 nella fortezza di Arad, allora parte integrante del Regno d'Ungheria la notizia destò molto scalpore in tutto il mondo. Ciò accadde in seguito alla rivoluzione ungherese del 1848-1849, la stessa che portò alla ribalta sulla scena internazionale per la prima volta il nome del conte Gyula Andrássy, che i ben informati vollero amante dell'Imperatrice Elisabetta d'Asburgo (Sissi di Wittelsbach) e la riproposizione dei pettegolezzi su chi fosse il vero padre dell'imperatore Franz Joseph.
I martiri d'Arad furono 13 generali dell'esercito ungherese che avevano fatto servito nella gli interessi nazionali al seguito di Lajos Kossuth e chiedevano un governo parlamentare per l'Ungheria, e costituzionale per dell'impero asburgico. Qualche tempo dopo Kossuth lasciò a Artúr Görgey il comando dello stato ma questi per risposta si accordò con l'esercito russo il quale cedette l'esercito ungherese agli Asburgo. 
I 13 generali dell'esercito ungherese furono condannati ad essere giustiziati per impiccagione, pena molto umiliante e riservata ai malfattori di basso rango. L'esecuzione fu ordinata dal generale austriaco Haynau, noto anche come "la iena di Brescia", per la sua efferatezza nella repressione dei moti bresciani del 1848. 
Ma qui iniziano anche i distinguo, infatti i 13 generali non erano tutti generali, non erano tutti di ungherese e non furono nemmeno tutti impiccati. 
A quattro di loro (József Schweidel, Ernő Kiss, Arisztid Dessewffy e Vilmos Lázár) toccò la fucilazione, più degna del loro rango, ciò avvenne con molta probabilità per intercessione del Principe di Lussemburgo. 
Non erano tutti generali, infatti, di loro, Vilmos Lázár aveva ottenuto solo il grado di colonnello, ma come comandante di corpo dell'armata durante la Guerra di Indipendenza, la corte marziale lo trattò alla stessa stregua dei generali. In ogni caso nella ritrattistica Risorgimentale ungherese sulla sua spalla sinistra è posta una fascia che lo distingue dagli altri. 
Etnicamente quasi nessuno dei martiri per la liberà uccisi a Arad aveva solo origini ungheresi. Come in qualsiasi impero che si rispetti la provenienza etnica era varia, abbondavano quarti d'origine serba, croata, tedesca e due del gruppo avevano origine armena secondo lo storico Gábor Bóna. I due di cui si traccia le origini armene furono il tenente generale Ernő Kiss nato il 13 giugno 1799 a Temesvár e Vilmos Lázár

il Tenente Generale Erno Kiss

Erno Kiss ovvero Erne Ogostinosi Kishyan proveniva da famiglia benestante di militari che avevano ricevuto proprietà terriere e titoli per alti meriti di servizio. Raccontano gli storici che la sua condanna fu commutata alla fucilazione proprio per quegli alti meriti personali e familiari che gli imposero di non aizzare le sue truppe all'appropinquarsi dell'esercito imperiale. Fu quindi graziato con la condanna a morte per fucilazione e quando al primo fuoco fu colpito alla spalla, immediatamente ordinò egli stesso al plotone di esecuzione di sparare una seconda volta. Il gruppo di fuoco rimase perplesso, e continuò a sparare malamente tanto che lo si dovette colpire a distanza molto ravvicinata per evitargli una più penosa e inutile agonia. Successivamente il suo attendente lo seppellì clandestinamente e sotto pseudonimo nel locale cimitero di Arad, affinché gli fosse evitata la gogna post mortem di una tomba senza nome, come pretendeva la legge del boia imperiale.

il Colonnello Vilmos Lázár
Vilmos Lázár ovvero Vilmosh Hovhannesi Ghazaryan (o Lazaryan) era nato il 24 ottobre 1817 Nagybecskerek - l'attuale Zrenjanin, in Serbia - in una nobile famiglia armeno-ungherese, Lázár iniziò la sua carriera militare nel 1834, quando entrò al servizio del 34° reparto di fanteria dell'esercito imperiale. Fu nominato tenente nel 1° reggimento ussaro dell'imperatore Ferdinando, ma nel 1844 lasciò la carriera militare per ritirarsi con la moglie, la baronessa Mary Revitzky, a Zemplén. Dal 1847 fu capo tesoriere della compagnia ferroviaria. La sua condanna fu commutata in fucilazione "per grazia" avendo deposto le armi in segno di resa, all'approssimarsi dell'esercito imperiale. Le sue spoglie furono identificate solo nel 1932 nel cimitero di Arad.

26 dicembre 2019

Alcune Quartine di Tumanyan tradotte in Italiano da Grigor Ghazaryan



Nell'anno che volge al termine il mondo armeno, e non solo, ha celebrato i 150 anni dalla nascita del grande Hovhannes Tumanyan, novelliere, poeta, saggista, le cui opere gli Armeni di tutto il mondo conoscevano - e speriamo ancora conoscano - fin dalla più tenera infanzia, prima ancora di iniziare a parlare.
Tra tutti i sogni artistici e poetici, e le visioni geniali che il grande intellettuale vide nella sua mente di prodigioso creatore della letteratura armena moderna, egli insistette molto sul ruolo della pedagogia nella società nazionale, compresa la creazione di una vera e propria università come ne esistevano in Europa, ma dedicata interamente agli Armeni. E' probabile che l'esigenza venisse dal tentativo di ottimizzare gli sforzi di un popolo che da sempre era dispero per il mondo, per commerci o studi. Un tentativo, dunque, di far fronte e costituire una valida alternativa all'endemica fuga di cervelli, che avrebbero quindi potuto costruire i capisaldi di una nazione  con tanto di entità statale indipendente. Possiamo ben dire, dunque, che l'Università Nazionale di Yerevan fu da lui sognata, se non addirittura prevista direttamente. 
Nel 100° anniversario della fondazione dell'Università Statale di Yerevan, naturalmente ogni traduzione e pubblicazione attraverso qualsiasi mezzo, riguardante la vita e l'attività di Hovhannes Tumanyan, si aggiunge a tutti i tributi e alle dediche del 150° anniversario del Grande Poeta armeno. 
La traduzione dall'armeno all'italiano di alcune quartine di Tumanyan, che qui presentiamo, è opera di Grigor Ghazaryan, professore associato di Lingua Italiana all'Università Statale di Yerevan. Il prof. Ghazaryan ringrazia il prof. Carlo Coppola per la collaborazione prestata.



23 dicembre 2019

Celebrazione neopagana in Armenia del Natale di Mihr nel Solstizio d'Inverno



Secondo la tradizione, durante il Solstizio d'Inverno gli ariani armeni celebravano la festa del dio pagano Mihr. Questa divinità, secondo Garegin Njdeh (Ter-Harutyunyan), eroe nazionale e ideologo della religione nazionale neopagana armena, è il Dio della Luce, assimilabile alla divinità Persiana di Mitra, da cui deriva anche il nome. Ricordiamo che l'Hetanosutyun, la rinascita del paganesimo armeno fu antecedente agli inizi Ventesimo secolo, con la dottrina di Tseghakron (Ցեղակրօն, letteralmente "religione nazionale"). Essa fu però istituzionalizzata solo nel 1991, dopo il collasso dell'Unione Sovietica in un clima di revanscismo nazionale, quando Slak Kakosyan diede vita all' "Ordine dei figli di Ari" (Arordineri Ukht).


Nella notte tra il 22 dicembre e le prime luci del 23 dicembre, l'Unione Ariana Armena e i rappresentanti dei nazionalisti pagani armeni che fanno alla religione armena neopagana hanno accolto il Solstizio d'Inverno. Secondo la tradizione, le festività dureranno fino al 26 dicembre.
Questa volta, gli ariani armeni e i nazionalisti pagani uniti hanno aspettato il Sole sulle rive di Madre Arax, sotto l'occhio vigile di Masisner (padre Masis).
La festa di Dio della Giustizia viene celebrata in collaborazione con Aregak, che sorge dal solstizio d'inverno, poiché il Sole è uno dei simboli della Terra di Mihr (il Sole-Dio) che simboleggia la Fonte della Luce della Giustizia.
La cerimonia rituale è proseguita con la celebrazione del Fuoco rituale, che è il simbolo del Sole sulla Terra.
I rappresentanti dell'Unione Ariana Armena e dell'Unione nazionalista armena hanno anche innalzato inni di lode agli dei armeni e al Creatore dell'Universo per aver confermato anche le funzioni cosmiche di Mihr nel paese. 
La cerimonia liturgica si è svolta a porte chiuse, con la partecipazione di 4 sacerdoti, 4 candidati al sacerdozio e il leader della congregazione armena ariana Armen Avetisyan. La glorificazione del Solstizio d'inverno continuerà per tutto il giorno.

20 dicembre 2019

L'ambasciatore Vincenzo del Monaco ha incontrato il Ministro dell'Economia Tigran Khachatryan




Il Ministro dell'Economia Tigran Khachatryan ha ricevuto, oggi, l'Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica Italiana in Armenia, S.E. Vincenzo Del Monaco.
Nel contesto dell'approfondimento delle relazioni economiche bilaterali, il Ministro e l'Ambasciatore hanno elogiato i risultati del forum italo-armeno «Armenia, una nuova realtà. piattaforma per il mercato eurasiatico»
Le parti hanno discusso dei lavori realizzati insieme ad imprenditori interessati a svolgere i loro affari nel mercato a seguito della conferenza. È stato fatto riferimento alle aree in cui esiste un maggiore potenziale di assorbimento degli investimenti.
Durante l'incontro sono state discusse le prospettive di organizzare relative ad una visita di una delegazione aziendale nella prima metà del 2020 e altri dettagli relativi alla visita.
L'ambasciatore ha ringraziato il ministro per l'effettiva cooperazione e ha convenuto di proseguire i lavori in tutte le direzioni.

17 dicembre 2019

La Chiesa Armena ha due nuovi sacerdoti Hayr Vartan Gallouf e Hayr Bedros Marashlian Haddad






La Chiesa Armena ha acquistato due nuovi sacerdoti Hayr Vartan Gallouf e Hayr Bedros Haddad Marashlian, Ordinazione Sacerdotale si è svolta venerdì scorso alle ore 17.00 in punto. 
I due diaconi hanno promesso di seguire l'esempio di Cristo, vivendo in povertà, obbedienza e castità per l'amore di Cristo e servire la santa Chiesa Universale.
Compiuta la Solenne Professione Religiosa confessando la Fede in Cristo, hanno posto la mano destra sul Santo Vangelo. Alla fine della confessione di fede, giurarono di rinunciare e maledire tutti coloro che erano eretici.

Domenica 15 dicembre 2019 i due sacerdoti hanno celebrato la loro Prima Messa indossando i paramenti simbolo del sacerdozio regale della Chiesa Armena e hanno benedetto il Popolo. Personalmente abbiamo avuto modo di conoscere Elie, che ha oggi assunto il nome di Bedros, in varie occasioni due volte a Casal di Principe per la celebrazione della Santa Messa in Rito Armeno e una volta a Bari dove insieme ad un altro seminarista Vasken, nel 2017 ha trascorso qualche giorno tra Natale e Capodanno.
Una fede gioiosa e rampante, il vigore della gioventù e della teologia, la pratica ferrea e matura dei sacramenti si vedevano chiaramente in lui, che ci è apparso come un degnissimo testimone della Fede nel Cristo già capace di suggerire e dirigere con amore gli amici e il popolo, consigliare ciò che solo lo Spirito Santo Paraclito può e sa effondere in tutti i modi possibili, perché Spirito d'Amore. 
Ai nuovi sacerdoti Hayr Vartan Gallouf e Hayr Bedros Marashlian Haddad, i nostri più cari auguri vivere, confessare e comunicare la parola di Cristo con tutto il Cuore, con tutta l'Anima e con tutto il Corpo. Siano essi missionari nella vita di ogni giorno e portino Cristo ai Fratelli senza pretese, ma solo con l'Amore di cui sono pieni, per rispondere a quella Divina Sfida i cui frutti non si possono non effondere.
Ringraziamo sin d'ora la signora Rita Maronian di cui abbiamo utilizzato le belle fotografie.


16 dicembre 2019

La leggenda di Sahak di Hrand Nazariantz

traduzione di Federico Balestra
da "Varietas Illustrata", 15 gennaio 1917


La sera ombra l'inquieta e valle morta nella pace ed il passaggio mutilo e feroce si chiude alla luce.
Un crepuscolo maledetto e bello, grandioso poema sofferto da una gente fatale esula crudelmente verso gli orizzonti oscurati delle ombre profonde.
un immenso dolore umano, come una melodia stanca, si stende nello spazio per onde, implorante.
O straniera, o mia dolce sorella in Maria, gli occhi non vedono più. Non dolce misticismo noi avvicina, ma la voce inesorabile e indistinguibile di una vendetta d'abisso, spira infinalmente mortale. Supera tal voce il mutismo amaro della notte e si sgrana come un rosario di cordoglio: 
- Sahak!... Sahak...!
Io dirò, o Straniera, la fonte di questa esistenza secreta, che erra da secoli senza memoria. Nessun furore simoniaco potrà disperdere la triste effusione d'anima che ci persegue:
- Sahak!... Sahak...!
La voce si lega alle rovine ed alle rocce fantastiche, agli ostacoli e agli impeti furiosi ottenebrati dalla follia. Questa voce dolente che piange nella notte asiatica, dicono i nostri vecchi, è il lamento eterno squisitamente vermiglio e melodicamente crudele, di un uccello doloroso, leggendario, che fu essere umano. 
                              
**

C'era una volta su questa terra d'angoscia, di incensi, di voluttà e di sangue, una madre. Viveva nell'insidia degli amorosi domani, sola col figlio che si nomava Sahak, in un palagio di topazio da le porte di porfiro.
La gloria del suo sogno allegrava le tacite vie dai fremiti di silenzio. L'anima ebriata d'amori non era che una gioia delirante sotto l'azzurro innocente. il fuco ondulava le fiamme nel focolare e negli occhi di lei languidi e voluttuosi.
Ed il suo figlio, luce d' suoi occhi, gioia delle sue gioie, maturava come un frutto d'oro di sole, per la vicina neve della sua età.
O Sogno!...
Non lontano dalla casa felice scorreva un'antica fiumana di perversa bellezza, come un perenne grondare d'opali, antica riviera su cui vagavano gli spiriti fatali...
Ogni volta che si gettava un ponte su le acque diaboliche il fiume imponeva che il primo passante fosse immolato in offerta agli abissi. Se no le onde, in un bizzarro doloroso concerto, gonfiandosi, inghiottivano il ponte.
Così la volontà funesta e strana del fiume.
Sahak, il biondo fanciullo, attratto dall'ineffabile idillio delle acque, perduto nella dolcezza d'un sogno mattinale, passò per il primo un ponte novellamente costruito. Le acque traditrici seguirono l'ombra e annegarono negli abissi il ponte e l'angelico passante.
                                      
                                                  **

Al tramonto, invano attese la Madre il ritorno del figlio. La notte solitaria rientrò e trovò spenta la lampada sulla tavola di marmo.
L'attesa fu vana, la madre, a mezza notte, lo chiamò sui cammini alti e soli dei monti e delle valli.
Ahimè, l'universo era muto! E in un grido sovrumano, ella ripeté il nome dell'unico amore perduto:
- Sahak!... Sahak...!
La sua coscienza era divenuta delirio. Più non conobbe il nome dei giorni e delle notti. Visse per un'Ombra che sfuggiva sempre al suo abbraccio desioso e materno.
Senza posa ella pianse il suo dolore immortale e cercò il figlio suo scomparso. Maturarono i grani per le sue lacrime e ne fu sazia l'eterna sete della terra.
Tutte le madri si posero a ginocchi dinanzi al suo cuore rotto. I fiumi cantarono la sua elegia.
 Un giorno il pianto era disperato.
D'improvviso, ella prese le ali, divenne uccello...sparì nella pace vasta dei cieli...


       **

E da secoli, quando la notte gronda l'oro e il suo argento su le nostre tenebre, s'ode la voce invisibile e misteriosa lamentare, chiamar sempre a distesa:
- Sahak!... Sahak...!



15 dicembre 2019

Ancora una volta il Genocidio del Popolo Armeno strumentalizzato politicamente sulla scena internazionale - parola di Sahak II



Il Patriarca Armeno di Costantinopoli
Sahak II Mashalyan

Il neoeletto Patriarca di Costantinopoli, il vescovo Sahak II Mashalyan, ha criticato la risoluzione del Senato degli Stati Uniti che riconosce il genocidio armeno. 
Parlando al giornale turco Sabah, Mashalyan ha definito la risoluzione "un passo immorale perché mira a spingere la Turchia nell'angolo della questione armena". 
"Tali cose non dovrebbero essere prese sul serio. Non c'è nulla che ci riguardi direttamente in cui dovremmo essere coinvolti", ha detto giovedì alla risoluzione all'unanimità approvata dal Senato degli Stati Uniti.
"Come armeni, siamo rattristati dal fatto che la sofferenza verificatasi in queste terre 100 anni fa sia utilizzata dai parlamenti di paesi stranieri come strumento di pressione strategica, economica, politica", ha affermato il Patriarca armeno di Costantinopoli. 
"Lo consideriamo inappropriato per i nostri antenati", ha detto.
Mashalyan ha espresso la speranza che il popolo turco sarà in grado di risolvere autonomamente la questione e che Turchia e Armenia saranno in grado di migliorare le relazioni. 
"Quando entrambe le parti non possono parlare, le terze parti, le quarte parti, coloro che sono all'estero, rivendicano il diritto di parola", ha affermato il Patriarca. "Dobbiamo risolvere tutti questi problemi. Ma poiché ciò avviene in ritardo, lo si utilizza come leva per esercitare pressioni sulla Turchia". 
"Non credo che ciò sia molto morale", ha detto il patriarca.

***

Il 12 dicembre scorso, il Senato degli Stati Uniti all'unanimità ha approvato un risoluzione genocidio armeno. L'adozione della risoluzione è stata preceduta da sanzioni contro la Turchia.

14 dicembre 2019

La scrittura armena inclusa nella lista dei beni culturali immateriali dell'UNESCO





Superiore a qualunque riconoscimento del male subito da parte di ipocriti e speculatori, è la notizia giunta lo scorso 12 dicembre.
L'arte della scrittura armena e le sue interconnessioni culturali sono state iscritte nell'elenco rappresentativo dell'UNESCO del patrimonio culturale immateriale dell'umanità.
La decisione è stata adottata all'unanimità durante il Comitato intergovernativo dell'UNESCO per la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale riunito mercoledì nella capitale colombiana Bogotà. Nella stessa riunione le autorità dell'UNESCO hanno riconosciuto anche la "transumanza" come patrimonio immateriale dell'Umanità.
L'arte della scrittura armena e le sue interconnessioni culturali costituiscono un'arte secolare della realizzazione delle lettere armene, la ricca cultura della decorazione delle lettere e i suoi vari usi, come ha dimostrato il rapporto dell'UNESCO



La scrittura armena si basa sull'alfabeto armeno creato nel 405 d.C. da Mesrop Mashtots, secondo il principio "una lettera per un suono". L'elemento si distingue anche per la sua vasta gamma di script ornamentali, generalmente classificati in base alle loro forme; nodi, uccelli, animali, personaggi e creature mitologiche o immaginarie.
Sin dalla loro invenzione, le lettere armene non hanno solo svolto la loro funzione principale di creazione del patrimonio scritto, ma sono state anche utilizzate per rappresentare i numeri, i linguaggi crittografati. Da sempre, le lettere sono utilizzate anche nell'artigianato. 
L'arte della scrittura armena è penetrata in quasi tutti gli strati della società, in particolare l'arte popolare. Essa è praticata in tutto il territorio armeno ed è parte integrante dell'identità culturale del popolo armeno. Coloro che diffondono quest'arte sono artisti, tessitori di tappeti, ricamatori, scultori, linguisti, calligrafi, gioiellieri e altri.
Le istituzioni educative a tutti i livelli sono impegnate nella trasmissione delle conoscenze e delle abilità alle generazioni future. Quest'arte è insegnata e praticata in numerosi centri giovanili attribuiscono grande importanza all'insegnamento dell'arte letteraria armena. 


Eppure di questa decisione non abbiamo sentito molto parlare perché essa non salva il posto a nessuno, non preserva poteri o posti di alto livello dalla giusta collera riservata ai traditori della Patria. Tale decisione ingenera un indotto socio-economico di ben più grande importanza. Sul piano della strategia comunicativa di lungo periodo si tratta di una decisione di portata globale. Per questo desideriamo complimentarci con tutti coloro che hanno caldeggiato tale riconoscimento e vi hanno lavorato alacremente per anni. In particolare i complimenti per il lavoro effettuato in sede UNESCO si indirizzano a S.E. l'Ambasciatore Christian Ter Stepanian, delegato permanente della Repubblica d'Armenia presso l'Unesco con sede a Parigi. Egli così ha ringraziato:


A nome delle autorità della Repubblica d' Armenia, la delegazione dell'Armenia esprime la sua sincera gratitudine all'organo di valutazione e al comitato intergovernativo per la sua decisione di iscrivere la scrittura armena e le sue espressioni culturali nell'elenco rappresentativo del patrimonio culturale Immateriale dell'umanità.La scrittura armena e le sue espressioni culturali rappresenta uno dei più bei rosoni del patrimonio armeno; essa pervade, da secoli, la vita culturale, artistica, sociale e religiosa in Armenia, e, da lì, della diaspora armena.Oggi gli Armeni di tutto il mondo vengono onorati dal prezioso riconoscimento internazionale che è concesso a questo elemento costitutivo della loro identità.Con questa nuova iscrizione, l'Armenia intende riaffermare il suo attaccamento ai principi e agli obiettivi della convenzione del 2003, e ribadire il suo impegno ad adoperarsi per una migliore visibilità del patrimonio culturale immateriale e a favorire il dialogo nel rispetto della diversità culturale.

11 dicembre 2019

Il Vescovo Sahak Mashalyan eletto 85° Patriarca di Costantinopoli degli Armeni


Sua Beatitudine Sahak II Mashalyan

Il vescovo Sahak Mashalyan (Սահակ Մաշալյան) è stato eletto 85° Patriarca di Costantinopoli degli Armeni Apostolici. Con questo atto si conclude una triste vicenda durata alcuni anni, dal momento della malattia neuro degenerativa che aveva colpito il suo predecessore, il Mesrob II Mutafyan. Troppe le illazioni e i veleni che si erano sparsi negli anni su questa vicenda: la malattia del Patriarca Mesrob II era attribuita da voce popolare ad un avvelenamento, e il solito atteggiamento del satrapo di Istambul, che attraverso i suoi emissari, diretti e indiretti pretendeva di gestire gli interessi economici, ancora importanti, della Comunità Armena nell'ex capitale ottomana. A questo si aggiungevano prelati armeno che davano evidenti prove di "fedeltà allo Stato" pronti a negare o a sminuire, a richiesta, il genocidio armeno per ottenere l'appoggio delle autorità neo-ottomane, e quindi a benedire il panturanismo non solo su scala locale ma anche in tutto il Medio Oriente.
Nella vicenda non sono mancati i colpi di scena e i capovolgimenti di fronte, ma la drammaturgia dell'intera faccenda sembrava, comunque scritta e diretta da un novello Hagop Baronian: dei mendicanti nobili è pieno il mondo e la Polis, come centro del mondo, ne è sembrata ancora più piena. 
Alla fine tutto si era risolto in uno scontro a due, tra l'ex vicario Patriarcale, l'Arcivescovo Aram Ateshian e il vescovo Sahak Masalyan, nuovo Degabah ovvero Locum tenens da alcuni mesi. Gli altri candidati si erano alla fine sottratti, considerando che per poter risultare eleggibili bisognava essere nati in Turchia, essere cittadini turchi, ed avere infine un albero genealogico turcologicamente degno, puro e tracciabile da un cospicuo numero di generazioni. Due visioni della Chiesa: una apparentemente più turca statalista, una, invece, apparentemente con minor attitudine a supportare le ingerenze dirette o indirette dei funzionari dello stato. Ma poi le posizioni si sono fuse e confuse in diverse occasioni creando e malcontento, e forse, anche altri veleni. 
Alla fine ha prevalso Mashalyan. 
Nato 17 marzo 1962, a Istanbul, è da anni noto per la sua predicazione e la sua opera letteraria. Vocazione tardiva la sua. Era infatti, iscritto alla facoltà di ingegneria quando ricette la vocazione. Nel 1983 iniziò il suo ministero spirituale a Costantinopoli, studiando e lavorando nel Patriarcato armeno. Si iscrisse, quindi, alla Facoltà di Filosofia dell'Università di Istanbul. Nel 1986 fu ordinato diacono dal Patriarca di Costantinopoli, Sua Beatitudine Shnorq Galustyan di Yuzkat. Tra 1989-1994 ha studiato teologia a Londra. Nel 1992 venne ordinato sacerdote a Costantinopoli dal Patriarca Garegin II Ghazanchyan. Tra il 1994-1997 è stato membro della Scuola dei Santi Traduttori del Patriarcato armeno di Gerusalemme, ricoprendovi ruolo ispettivo e di docente di religione. Dal biennio 1997-1999 ha ulteriormente approfondito la sua formazione teologica all'Università di Dublino. Negli anni 1999-2005 ha ricoperto l'ufficio al Dipartimento ecumenico è stato anche parroco a Costantinopoli.
Nel quinquennio 2005-2010 ha insegnato Introduzione e interpretazione del Nuovo Testamento nel Seminario Teologico Gevorkian della Santa Sede di Echmiadzin e nel Seminario Vazgeniano di Sevan
Il 21 aprile 2006, ha difeso tesi dottorale dal titolo "Fede e Miracolo" nella Sede Madre della Santa Etchmiadzin e il 22 aprile 2006 nella chiesa di Mesrop Mashtots è stato ordinato archimandrita. Dal 2007-2010 ha nuovamente ricoperto ruolo ispettivo, questa volta nel Seminario teologico gevorkiano e il 24 agosto 2008 da Sua Santità Karekin II ha ricevuto l'ordinazione episcopale. Il 30 aprile 2015 il Vescovo Mashalyan era stato a Bari per nella sua funzione di Direttore delle Relazioni Ecumeniche e Interreligiose del Patriarcato Armeno di Istambul.
Nel luglio 2019 è stato eletto Degabah ovvero Locum tenens, e garante della procedura elettorale del Patriarca di Costantinopoli degli Armeni.
L'Arcivescovo Aram Ateshyan, che avevamo conosciuto insieme al Patriarca Ecumenico Bartolomeo II a Bari nel 2016 ha annunciato la vittoria di Mashalyan, congratulandosi con lui dopo che quest'ultimo ha ottenuto un maggiore sostegno nel primo turno. Se Mashalian viene eletto patriarca e sceglie di conservare il suo nome, verrà proclamato Patriarca col nome di Sahak II (Sahak era stato eletto nel 1707).

L'85° Patriarca di Costantinopoli è eletto dai componenti di una speciale assemblea i cui rappresentanti sono sia membri del clero che dei membri laici. Questi a loro volta sono eletti rispettivamente dal Sinodo del Patriarcato e dalla Comunità Armena locale di Istanbul. Secondo i precedenti dati, i delegati che sostengono Mashalian costituiscono la maggioranza dell'Assemblea elettiva.

10 dicembre 2019

Frammento dell'Inno a Vahakn o Vahagn attraverso Mosè di Korene


particolare della copertina del poema Vahakn
di Hrand Nazariantz realizzata dal pittore e scultore Ezio Roscitano 

Secondo la mitologia armena Vahakn era il Dio del Fuoco, il tuono e della guerra. Per gli antichi egli formava la "triade" insieme a con Aramazd e Anahit
Tutti gli dei, secondo la credenza euhemerista, erano uomini viventi; Allo stesso modo Vahagn fu introdotto nelle file dei re armeni, come figlio della dinastia Orontide (o dinastia Yervanduni , VI secolo a.C.), insieme ai suoi fratelli - Bab e Tiran. Vahagn fu identificato con la divinità greca Eracle. Nella traduzione armena della Bibbia, "Eracle, adorato a Tyr" fu ribattezzato "Vahagn". 
I sacerdoti del tempio Vahévahian, che rivendicavano Vahagn come proprio antenato, misero una statua dell'eroe greco nel loro santuario. 


Երկնէր երկին, երկնէր երկիր,
Երկնէր և ծովն ծիրանի.
Երկն ի ծովուն ունէր և զկարմրիկն եղեգնիկ.
Ընդ եղեգան փող ծուխ ելանէր,
Ընդ եղեգան փող բոց ելանէր,
Եւ ի բոցոյն վազէր խարտեաշ պատանեկիկ.
Նա հուր հեր ունէր,
Բոց ունէր մօրուս,
Եւ աչքունքն էին արեգակունք։



Traduzione di 
Padre Leonzio Alishan

Padre Leonzio Alishan
Mechitarista di Venezia

Il cielo e la terra partorivano; Partoriva il mar purpureo: Nel mare nacque una cannuccia rossellina: Dal bucciuolo della canna usciva fumo, Dal bucciuolo della canna usciva fiamma: E dalla fiamma un giovinetto balzava: Questo giovinetto aveva chioma di fuoco, Egli aveva barba di fiamma, Occhietti ch' eran due soli.


Traduzione abbellita da
 Niccolò Tommaseo


Il Linguista e Romanziere
Niccolò Tommaseo



Partoriano in dolore il ciel, la terraEd il purpureo mar: nacque dal mare
una cannuccia di color rossino;
e fumo uscia dal vano della canna;
e balzo dalla fiamma un giovanetto
e il giovanetto avea chioma di fuoco,
barba fiammante e occhini come soli



08 dicembre 2019

Della mia dolce Armenia. Una festa per l'Armenia ad Arezzo



Della mia dolce ArmeniaQuesto bell'evento si è svolto ad Arezzo sabato 7 dicembre 2019
L'Istituto D.I.M.A. Doremi International Music Academy ha realizzato un sogno per gli Armeni della Toscana, una giornata dedicata all'arte dell'Armenia, alla sua luce che ha ispirato per secoli gli ambasciatori d'Amore in tutto il mondo e verso ogni angolo del globo. 

Il progetto della giornata per l'Armenia è stato gestito da forze d'Amore, senza alcun fine di lucro, e senza il sostegno di alcuna istituzione, o ente armeno o armenistico pubblico o privato, presente in Italia. 
Vi è stato solo l'incoraggiamento delle associazioni pugliesi (cui appartiene uno dei partecipanti alla giornata). Tali associazioni non hanno fatto mancare l'incoraggiamento verbale e gli auspici di buon lavoro. 

L'Ambasciata Armena in Vaticano, attraverso l'assistente dell'Ambasciatore S.E.Garen Nazarian, dott.ssa Genni Fortunato, ha inviato un messaggio accusando ricevuta e ringraziando per l'invito: 

Raccontare Komitas Vardapet, con parole, musica e immagini, significa far conoscere l’Armenia in tutte le sue sfumature. Per questo e per l’impegno da voi profuso - in qualità di direttore artistico e di referente del progetto e per conto dell’Associazione D.I.M.A. Doremi International Music in Arezzo e dell’Armonica Onlus di Roma - auspico per l’evento inaugurale e per la manifestazione tutta il successo che sicuramente merita. Un sincero in bocca al lupo al Dott. Coppola che delineerà con passione la figura del Padre della musica armena, alla soprano Sig.ra Gyurdzhyan e alla pianista Sig.ra Khachatryan che di Komitas faranno apprezzare la forza musicale, e al Sig. Ulivi per le fotografie che avvicineranno ancora di più l’Armenia all’Italia.


la soprano Agnessa Gyurdzhyan
Coloro che hanno preso parte all'evento e coloro che lo hanno organizzato sono non a caso spontanei e indefessi ambasciatori della cultura armena in Italia. Portatori di buone pratiche, amatori indefessi e pervicaci, dotati di una dedizione coraggiosa, contro le avversità ottuse, dei censori, dei grammatici e dei pedanti.  

Padre Komitas in occasione del suo 150 compleanno è stato il vero protagonista dell'evento. Il pubblico ha risposto con interesse e curiosità: studenti liceali, appassionati e Armeni della Toscana e limitrofi, sono accorsi, animati dalla bontà gioiosa di condividere tre azioni artistiche, uniche, Tre atti d'Amore. 

Il Fotografo ed editore Andrea Ulivi
Degli Armeni della Toscana in particolare Francesco Cricorian, Arthur Alexanian, Francesco De Tommasi con i suoi gentili colleghi, Ani Khachatryan con le sue compagne di studio, Sona Stepanyan, Shush Khalatyan, Lusine e Roosanna Phogosyan con le loro famiglie, sono stati presenti con calore. 


La pianista Lilit Khachatryan

Le fotografie d'Arte di Andrea Ulivi, le parole di Carlo Coppola su Komitas: tra memoria e ricerca, il concerto di Agnessa Gyurdzhyan (soprano) e Lilit Khachatryan (pianoforte) hanno costituito i tre momenti inscindibili e propedeutici gli uni agli altri. 
La casa natale del Petrarca ha fatto il orto oricellario, da peripato. 
Eppure nulla avrebbe potuto essere compiuto senza lo sforzo della volontà del m° Giorgio Albiani, direttore artistico di D.I.M.A., dei suoi collaboratori tra cui ricordiamo con affetto i professori Sebanistian Maccarini, primo motore mobile del progetto, di Serena Meloni, che ha gestito la comunicazione e la cui commozione durante l'esecuzione dei brani di Komitas è stata un autentico dono, di Gilberto Russo attento e scrupolosissimo nella gestione logistica. 

Grazie a tutti

Krikor Bedros XX Ghabroyan tiene una lezione sul popolo armeno a Bari

Ieri sera al termine della Santa Messa vespertina, nella Parrocchia di Santa Maria del Monte Carmelo, affidata alla cura dei Frati Carm...