Archivio - Արխիվ

24 settembre 2009

Il corpo di padre Pio

Oggi che la Chiesa ricorda il trapasso, il natale celeste del frate taumaturgo più venerato della nostra era, il suo corpo è stato nuovamente tumulato. Occultato agli occhi dei devoti e del mondo.
Il corpo del frate era stato trovato intatto o quasi a detta dei referti ufficiali della ricognizione canonica, tanto che se ne era decisa l'ostensione per l'uso e abuso delle folle necrofile e oceaniche, ma meno oceaniche di quello che si prevedeva.
Il mancato successo del voyeurismo forse avrà sorpreso le autorità competenti e quanti avevano organizzato l'ennesima ostentazione di corpi a fini lucrativi, un giubileo di carne. Nessuna polemica contro il santo o la santità ma solo contro chi ne ha oltraggiato le spoglie mortali, facendogli trucco e parrucco. Un monaco morto vestito da santo in vita ostacolato dalla Chiesa, amato e disprezzato dai papi a lui presenti e futuri. Una maschera quasi invisibile gli ricopre il volto appena consunto dal tempo ne resta la freschezza del sonno di pace che conduce alla morte. Ed ora la teca d'argento ne ricoprirà di nuovo le spoglie mortali ed il suo sarcofago assomiglierà ad un reliquiario di fattura barbara scolpito in modo imperfetto per varcare perfettamente le soglie del tempo.

14 settembre 2009

"La mia quistione" Carlo Coppola


Terra di Puglia che ti amai come fossi mia
Terra di Lavoro che piansi e piango ancora
Ritorno forzoso da lunge, d'ove venni.

Qui non c'è lavoro per gli onesti,

per chi non si cela dietro leggi inique
per chi combatte con la forza delle armi proprie.

Terra corrotta

Terra di raccomandazione
Terra di profittatori
Terra di politici gai e puttane
Terra d'amore e terra d'odio
Terra il cui sangue scorre e scorrerà in eterno
Terra di passione che da quel sangue viene
Terra di baci potenti e di morsi di tarante.

Eccomi parto come mio padre prima di me

ma non farò il suo errore e resterò lontano
a baciare la tua immagine e maledire il tuo nome
in Eterno!

Quistione meridionale [di Rina Durante]



Il nonno di mio padre era brigante
come Carmine Crocco e Ninco Nanco
è sua la testa mozza che financo
sopra i libri di storia hanno stampato
rubava ai ricchi per dare ai cafoni
per questo gli tagliarono i coglioni.

Per lui la Quistione meridionale
non è stata certo un buon affare.

Il nonno di mio padre era bracciante
disoccupato e morto di fame
un giorno fu preso a lavorare
nel tavoliere come stagionale
non sapeva che s'era scioperato
per questo si trovò morto ammazzato

Per lui la Quistione meridionale
non è stata davvero un buon affare

Il padre di mio padre non aveva
nemmeno terra dove lavorare
allora decise di occupare
un pò di terra incolta nell'Arneo
ma un poliziotto con la camionetta
gli fece a pezzi la sua bicicletta

Per lui la Quistione meridionale
non è stata davvero un buon affare

Mio padre infin è stato un emigrante
io dico è stato perchè non c'è più
non voglio ricordare come fu
a voi non interessa e a me fa male
non so neppure dov'è seppellito
perchè non scrisse più dopo partito

Per lui la Quistione meridionale
non è stata davvero un buon affare.

Conosco invece un tizio un professore
che studiando con cura la Quistione
del Mezzogiorno in breve è diventato
un grosso personaggio, un deputato
dirige enti corsi e scuole d'arte
e gli entrano quattrini da ogni parte
per lui la Quistione meridionale
è stata certamente un buon affare.

Ascolta " Quistione_Meridionale (1982).mp3 "

05 settembre 2009

Հայոց աղջիկներ Le fanciulle Armene di Gevorg Mirmanyan

Le fanciulle armene

Il poeta Gevorg Mirmanyan, nacque a Nachichevan sul Don 1831 e morì a Tbilisi nel 1853. Fu prevalentemente un economista. Studiò presso il Seminario, poi all'Università di Dorpat dove frequentò Raphael Bagdanian e Gevorg Dodokhyan. Dagli anni dei suoi studi si dedica alla letteratura. Ha scritto liriche e canzoni, la più famosa delle quali è stata la canzone "Fanciulle Armene".



Հայոց աղջիկներ՝ ձեր հոգուն մատաղ,
Երբ միտս եք գալիս՝ ասում եմ ես ա՜խ,
Հալվում, հալվում եմ օտարության մեջ,
Ա՜խ, սիրտս խորվում, ցավիս չիկա վերջ։

Երբ կարմիր գինին բաժակումս ածած
Սեղանի վըրա առաջս է դըրած,
Աչքըս ակամա վըրան եմ ձըգում,
Ձեր սիրուն պատկերն եմ մեջը տեսնում․

Տեսնում եմ և, ա՜խ, միտքս է մոլորվում,
Դառն արտասունքով աչքըս պըղտորում,
Կարծում եմ բոլոր աշխարհն մըթնեց,
Արևն էլ խավրեց, էնդուր որ տխրեց։

Հայոց աղջիկներ, ձեր հոգուն մեռնեմ,
Ձեր սիրուն աչերն էլ ե՞րբ կըտեսնեմ,
Էն սև-սև աչերն՝ սև ունքով պատած,
Կարծես՝ երկնային ղալամով քաշած։

Էն սև-սև աչերն, որ շատին սպանեց,
Բայց էլի շատին դըժոխքից հանեց,
Ես էլ կենդանի տեղովս եմ մեռած,
Առանց կըրակի էրված, խորոված։

Էլ ե՞րբ կըտեսնեմ ես ձեզ ման գալիս.
Բաղ ու բաղչայում սեյրան անելիս,
Ինչտեղ ամոթից վարդն էլ է դեղնում,
Երբ որ ձեր կարմիր թըշերը տեսնում։

Բըլբուլն էլ վարդից ձեր ձայնը լսելիս՝
Թըռչում է, թըռչում, ամպերում կորչում
Եւ իր Արարչի տեսածն ասելիս
Փա՜ռք քեզ, Տեր Աստված, փա՜ռք քեզ է կանչում։

Հայոց աղջիկներ՝ ի՞նչ անուն տամ ձեզ,
Թե հրեշտակ ասեմ՝ հրեշտակ չե´մ տեսել,
Թե մարդ անվանեմ՝ բեդամաղ կանեմ,
Ուրեմն ի՞նչ անեմ, մոլորված եմ ես։

Մոլորված եմ ես օտար աշխարքում,
Հավատն էլ օտար, օտար և լեզուն,
Աղջիկն էլ օտար ու ձեզ չի նըման,
Հայոց աղջիկներ՝ դուք եք աննըման․

Ձեր սերն է միայն սըրտումս պահած,
Ձեր սիրով միայն եմ ես կենդանի,
Ձեր սերը միայն՝ էս կյանքս մաշված
Օտարության մեջ դեռ կըպահպանի։

"I Pastori" omaggio a Gabriele D'Annunzio