è un'Associazione Culturale. Ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico.

28 novembre 2013

Recensione: Figli di B. ad una voce per il teatro, di Carlo Coppola di Marzia Giosa

http://www.meloleggo.it/recensione-figli-di-b-ad-una-voce-per-il-teatro-di-carlo-coppola_660/


Di  novembre, 2013

Recensione: Figli di B. ad una voce per il teatro, di Carlo Coppola

Figli di B.
Figli di B.
La collana “Palcoscenico” rende un omaggio alla genialità di un grande uomo di teatro del ’900, offrendo la possibilità ad alcuni autori di dare nuova voce a Carmelo Bene. Edito dalla Falvision editore, ecco dunque Figli di B. ad una voce per il teatro. A scegliere e curare i brani è stato Carlo Coppola, drammaturgo, autore e videomaker di alcune sceneggiature. Questa raccolta di testi ricalca la grande passione di Bene per la sua terra d’origine, cioè la Puglia, e la potenza della forma dialettale nei dialoghi tra i suoi personaggi, la continua combinazione di dialetto e linguaggio aulico, lasciando da parte coerenza tematica o stilistica per far sì che ogni scrittore possa assumersi la responsabilità, l’onore e l’onere del proprio lavoro. Le scritture di servizio e scritture per la scena sono state tutte rappresentate, hanno preso vita, prima su palco e poi tra le nostre mani, su carta.
Bisogna sottolineare che questi drammaturghi e registi che hanno collaborato alla realizzazione di queste pagine hanno fatto un duro lavoro di scrittura per rendere al meglio la vicinanza stilistica delle opere alla resa di Carmelo Bene. Le sperimentazioni straniere hanno per Bene notevole importanza, in quanto egli stesso, come ci ricorda Antonella Gaeta nell’appendice da lei curata, aveva dichiarato  in sede d’intervista di non sentirsi tanto italiano quanto più arabo.
Per la sezione Teatro della raccolta troviamo Roberto Latini, che offre due testi ed è uno degli eredi più brillanti di Bene: il personaggio di Lucignolo, già portato in scena dal grande attore, acquista nuove sfumature e diviene lo specchio del malcontento della società moderna. Mariano Demmacco, regista, autore e drammaturgo, che decise di laurearsi con una tesi su Carmelo Bene, nel testo che offre sottolinea il profondo liricismo del drammaturgo. Vincenza Di Vita attualmente lavora su un progetto di ricerca su Carmelo Bene e anche lei, nel suo testo, sottolinea la ripetizione nei versi e la ridondanza come a voler porre nuova luce su questi elementi, rinnovando l’apprezzamento per la loro grande musicalità. Il ritmo binario di differenze e ripetizioni lo troviamo anche nel lavoro di Carlotta Vitale, responsabile del “Gommalacca teatro di Potenza”.
Nella sezione Musica lo spartito curato da Giuseppe De Trizio sottolinea il ruolo fondamentale che Carmelo Bene dava alla musica, mentre nella sezione Cinema vengono presentati i testi di Pierluigi Ferrandini, che con il suo “Oroverde” , dove poesia e dialetto conferiscono al testo una cornice quasi surreale, è candidato ai Nastri D’argento 2013. Infine, “Una passeggiata” è il testo che Carlo Coppolaoffre per ricordare il legame tra Carmelo Bene e Aldo Moro, uno spaccato sui ricordi dell’infanzia di Bene: i personaggi si manifestano attraverso piccoli episodi caratteristici.
Figli di B. è un testo adatto agli appassionati di sceneggiature, ma anche a chi vorrebbe saperne di più sulle particolarità di uno dei migliori attori, drammaturghi e registi del ’900, per indagare su quella personalità così particolare e sfuggente racchiusa in un uomo che per il teatro è morto e resuscitato attraverso i suoi personaggi.

23 novembre 2013

Premio dell'Istituto di Cultura Italiana di Napoli a "Hrand Nazariantz: Fedele d'Amore"

Il Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari 
                                                 
con grande gioia annuncia che 

il volume Hrand Nazariantz: Fedele d'Amore è stato insignito del prestigioso premio "Nuove Lettere" dell'Istituto di Cultura Italiana di Napoli. 

Il volume edito dalla casa editrice FaL Vision è curato Paolo Lopane e gode della prestigiosa introduzione del prof. Boghos Levon Zekiyan. Sono autori: Cosma Cafueri, Rosalia Chiarappa, Dorella Cianci, Carlo Coppola, Paolo Lopane

La cerimonia di premiazione si terrà sabato 14 dicembre 2013, alle ore 17, nella sala “Gabriele D’Annunzio” dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli, in via Bernardo Cavallino, 89 (“la Cittadella”), Napoli.

18 novembre 2013

Degli Orfani Carmelitani - una Festa per Bene



                                                                                                        

In occasione della prima lezione del corso magistrale "L'opera come autobiografia: il caso Carmelo Bene

con Salomè Bene, Roberto Tessari, Marcello Tacconelli, Armando Petrini, Luciana Maniaci, Vincenza Di Vita, Francesco d'Amore, Mariano Dammacco, Carlo Coppola, Antonio Attisani.

Data dell'evento: 14 novembre 2013

Sede dell'evento: Auditorium Lab. Quazza - Palazzo Nuovo (via Sant'Ottavio 20 - Torino)
                                                                 

11 novembre 2013

Il tuo valore non so Յիս քու ղիմեթը չի՞մ գիդի di Sayat Nova





Յիս քու ղիմեթը չի՞մ գիդի
Սայաթ Նովա

Il tuo valore non so
Sayat Nova
Յիս քու ղիմեթը չի՞մ գիդի՝
Ջավահիր քարի նըման իս.
Տեսնողին Մեջլում կու շինիս,
Լեյլու դիդարի նըման իս։
Il tuo valore non so,
sei come una gemma,
chi ti guarda trasformi in Majlun,
di Leila tu sei il ritratto.

Աշխարումըս իմը դուն իս,
Բեմուրվաթ իս, մուրվաթ չունիս.
Պըռոշնիրըդ նաբաթ ունիս,
Ղանդ ու շաքարի նըման իս։

Մազիրըդ նըման ռեհանի,
Դուն ուրիշ խիալ մի՛ անի,
Ռահմ արա, հոքիս մի՛ հանի,
Մուրվաթով յարի նըման իս։

Դադա պիտի՝ թարիփդ ասե,
Ակռեքըդ յաղութ-ալմաս է,
Ռանգըդ փըռանգի ատլաս է,
Զար ղալամքարի նըման իս։

Վո՜ւնց դիմանամ էսչափ չարին,
Աճկեմես կաթում է արին.
Սայաթ Նովա, նազլու յարին՝
Գընած նոքարի նըման իս։

Al mondo non ho che te,
crudele, spietata.
Cristalli di zucchero le tue labbra,
zolla di vaniglia e di rosolio fino.

Solo un saggio saprebbe cantare
il tuo sorriso, diamanti e giacinto,
il raso di Francia del tuo incarnato,
tu appari come batik dorato.

I tuoi capelli, basilico in fiore,
scaccia altri sogni, pietà,
non farmi l'anima a pezzi,
sei tu il mio pietoso amore.

Come resistere a tanto dolore,
gli occhi stillano sangue;
Sayat Nova, un servo comprato sei
nient'altro, per il tuo ritroso amore.

07 novembre 2013

ՆԱՓՈԼԻ di ՀՐԱՆՏ ՆԱԶԱՐԵԱՆՑ

"Napule Bella, e chi te po scurda!..."
<<ԳԵՂԵՑԻԿ ՆԱՓՈԼԻ,ՈՎ ԿՐՆԱՅ ՄՈՌՆԱԼ ՔԵԶ...>>
                                                                                                                   Ժողովրդային հառաչ

Քու անծանօթ երկինքներուդ նորանշոյլ ծովին մեջ լոյս
ՈՒր լուսնկան դաշնօրէն լուռ ու կաթնորակ կը կաթկթի,
Եկայ Հոգիս մկրտելու,արդիական հոգիս անյոյս,
Պապելական անքուն հոգիս,քմահանճար արաբահիվսք,

Անբուժելի ձանձրիյթներու,պատրանքներու և վախելու,
Ատելութեան ու հեգնանքի անանուն մեծ Կաֆարնաում,
Հոգիիս մեջ մելամաղձոտ բայց լուսանդորր վայրկեաններով
Վայրի վարդեր ու ծիծաղներ որպէս կեանքի նոր սաստկութիվն'

Կը լուսանան ու կը ծաղկին,ու մշտանոր խոր ավիշով
Կը զինեն զիս, ո 'վ Նափօլի, անմահ սիրոյ աստեղատուն
Որ ըղձալիր արևելքին պէս լիութեանդ մեջ նախնական
Բոլոր գետերը կիրքերուս սիրոյդ ծովին մեջ կը կանչես,

Հո 'ն ուր լացավ Լէօփարտի, ահ,մերթ Եօրիք ու մերթ Համլէթ,
Պչրամատոյց Սօրէնթօյիդ շշնջալիր մենութեան ծոց,
Իր արիվնոտ յաղթանակը բարձրացուցած մինչև Աստուած,
Խաչուած սիրոյ փոքրիկ Յիսուս մահուան բաժակը պարպելով,

Հին դղեակներ, հին ավաններ, Սանթա Լուչիա, Փօզիլիբօ,
ՈՒրկէ անցավ անյիշատակ Ռէմպօ բոկոնտ ու վաչկատուն
Եվ ուր ինկավ դժբաղդ Գաթիվլն աստղերուդ մեջ արտասուելով
Սիրտին վէրքերը լայնաբաց, Լէսպեան անգութ չրթներուն տակ,

Ով Նափօլի, արևելեան ծուլանքներով ալեծփուն,
ՈՒր միամիտ ու Հանճարեղ կ 'երգէ այսօր Լածծարօնին,
Եվ ուր կեանքը արդար ծիծաղ մըն է անփոյթ ու Հարցական,
Աստղերուդ մեջ ես ընկղմած կ 'ըմպեմ սիրտիդ զուարթ գինին,

ՈՒ կը ժպտիմ ես կոյսերուդ, յիշատակովը Լէյլաին,
ՈՒմերթ կուլամ ես գողունի, երբ կօնտօլ մը թեթևասոյր,
Ծփուն քնար,իր երգին Հետ կ 'արթնցընէ վիշտ մ 'անանուն,
Վիշտ մ 'որ հազար կեանքեր ապրած իմ Թախիծիս կ 'եղբայրանայ,

Կը բարձրանայ Երգն անստոյգ, երգ սկեպտիկ ու մերթ տրտում.
<<Նավարկե 'նք միշտ, ով իմ հոգիս, որովհետև այս իրիկուն
Հազար փուշեր սիրտիս մխուած կը լացընեն արիվն արցունք,
Նավարկե 'նք միշտ,ինչ փոյթ եթէ ես կ 'արտասուեմ այս իրիկուն,
Ինչ փոյթ քեզի, սիրտի վէեք մը... կրկնուող նոյն հին պատմութեան,
Երթանք... երթանք... ալ չը դառնանք, ա 'լ չը դառնանք մենք վերստին,
Ցայգն է պայծառ, աստղերն միայն թող ունկընդրեն մեր տրտունջքին,
Ա 'հ, եթէ դուն հասկնայիր ցավս,ո 'վ քոյր, միմիայն դուն...
Նավարկենք միշտ, հեռու, հեռու ուր լուսնկան կը տժգունի,
Մինչև ծաղկին նորէն սիրտիս մեջ վէրքերէն նոր վարդենին...>>

                                                                              

Նափօլի, 25 յուն. 1916 
                                                                                 ՀՐԱՆՏ ՆԱԶԱՐԵԱՆԶ

06 novembre 2013

DEGLI ORFANI CARMELITANI – UNA FESTA PER BENE

da http://www.5wagora.com/2013/11/06/degli-orfani-carmelitani-una-festa-per-bene/


Dila redazione
6 novembre 2013


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Giovedì 14 novembre  alle 16 si terrà a Torino (nell’auditorium del Laboratorio Quazza – Palazzo Nuovo, via S. Ottavio 20) “Degli orfani Carmelitani” ovvero una Festa per Bene. Organizzata In occasione della prima lezione del corso magistrale “L’opera come autobiografia: il caso Carmelo Bene”, l’iniziativa prevede la presentazione del volume “Figli di B. – ad una voce per il teatro”, a cura di Carlo Coppola (FaLvision, Bari 2013) e del film documentario (in corso di realizzazione) “Digiuno a due voci”,  scritto e diretto da Marcello Tacconelli sulla poetica di Carmelo Bene. “Figli di B”. è un’antologia di testi teatrali, sceneggiature cinematografiche e testi musicali. Il volume contiene otto opere d’ispirazione beniana, introdotte da brevi premesse biografiche sugli autori (Roberto Latini, Mariano Dammacco, Vincenza Di Vita, Carlotta Vitale, Giuseppe de Trizio, Pierluigi Ferrandini, Carlo Coppola) e un’appendice sulle “interviste impossibili” di Antonella Gaeta. “Digiuno a due voci” è invece un film documentario autoprodotto e diretto da Marcello Tacconelli sulla poetica di Carmelo Bene di cui sarà proiettato un working progress del materiale fino ad ora girato. Saranno presenti, tra gli altri, Salomè Bene, Roberto Tessari, Marcello Tacconelli, Armando Petrini e Antonio Attisani. 

Info su www.labquazza.unito.it

05 novembre 2013

Storia dei carmelitani di Andrea Porcheddu

da http://www.succedeoggi.it/2013/08/storia-dei-carmelitani/

Andrea Porcheddu
carmelo bene
Sulle tracce di un maestro del teatro

Storia dei carmelitani

Carmelo Bene non ha avuto eredi (sarebbe stato impossibile) ma ha ancora molti seguaci, da Roberto Latini a Mariano Dammacco, da Vincenza Di Vita a Carlotta Vitale. Un libro curato da Carlo Coppola li passa tutti in rassegna

Quante sono le “famiglie” del teatro italiano? Un tempo si parlava, ad esempio, di “grotowskiani” e di “brookiani”, di “post-avanguardisti” o di “kantoriani”. Poi ci sono, naturalmente, i “barbiani” e poi ancora i “ronconiani”. Ma abbiamo visto in scena anche i “nekrofori”, folgorati sulla via di Eimuntas Nekrosius; o i “vassilisti”, sempre a far etjud come vuole il maestro Vasil’ev… Sono generalizzazioni, è chiaro: quasi scherzose attribuzioni di casacca a tanti artisti che, invece, sono, e giustamente, liberi battitori. Ma, per restare in gioco, in anni recenti abbiamo iniziato a definire i “post-rafaeliti”, ovvero gli allievo (o epigoni?) della Socìetas Raffaello Sanzio; e gli “albini” che entusiasti propagano il contagioso teatro delle Albe di Ravenna. E adesso ci troviamo, che so, esplosioni di “dantisti”, che seguono le orme aspre di Emma Dante; o di “latinisti”, attori e attrici che omaggiano la genialità di Roberto Latini. Ecco ancora i “latelliani” o i “motusiani” (va da sé a chi si riferiscano).
Ma c’è un’altra famiglia, eccentrica e spesso oscura, che non finisce di sorprendere: i “carmelitani”. Ovvero gli illuminati dal Verbo – è il caso di dirlo – del divin Carmelo Bene. È una non-famiglia, ovviamente: esistente in quanto inesistente, fatta di eccentricità evocative e verbali più che relazionali; di guizzi lirici più che di strategie estetiche; di incoerenze e di solitudini più che di metodi e affratellamenti. Famiglia legata da tensioni ombrose, da attitudini al disfacimento, da passioni tecnologiche che deflagrano in virtuosismi mai sterili, da scritture che affastellano sensati non sensi o attraversamenti urticanti di polverosi classici: il tutto, incarnato da macchine attoral-umane che tendono all’impalpabile ma vivissima e magnetica (non)presenza del performer in scena. A far da unico e vero marchio di fabbrica dei “carmelitani” è la consapevolezza di essere impossibili eredi, ossia devoti blasfemi di una religione non praticabile in quanto negata dal suo stesso fondatore.
Di tutto questo parla – non senza ironia – un piccolo, agile e intenso libro, Figli di B: «ad una voce per il teatro», curato dal bravo Carlo Coppola per Falvision Editore. Scrive Coppola nella introduzione che c’è una «impossibilità di chiunque ad essere “erede spirituale” di Carmelo Bene (perché) una tale complessità e specificità di temi vissuti tutti sulla propria pelle non hanno la possibilità di essere riprodotti da altri se non per amanuense scopiazzatura. In realtà si scopre Carmelo Bene, post mortem, come un biblico patriarca, inconsapevole della sua panspermia senza copula (…) Lo diceva che avrebbe fatto più rumore da morto che da vivo e in ciò diviene paradossalmente “l’orante svuotato suo soggetto e in cambio illuso nella oggettivazione di sé, dentro un altro oggetto. È lui la Madonna vista dai cretini, la luna verso la quale si punta il dito, un feticcio, o forse soltanto un discrimine fra qualcosa di non compreso e non dicibile».
Dunque, in questo libro, Coppola si fa carico di scegliere “per bene”, di approntare un florilegio che «palpitasse di carne e notti insonni, a rappresentare la tensione alla creazione, la confluenza e l’impatto con la vita onirica».
Figli di B, dunque, è un libro-mondo, un libro collezione, fatto di accostamenti azzardati di lingue e stili, di poetiche e di visioni. Si parte con la prosa poetica di Roberto Latini, drammaturgo attore e regista esploso sul finire degli anni Novanta, che porta in dote anche il magistero di Perla Peragallo (quasi riunendo in sé, dunque, le anime della storica ricerca di Leo de Berardinis, di cui la Peragallo fu compagna e sodale, e quella di CB). Latini presenta pagine da Buio Re, un “teatrino delle ombre” che è radiovisione di Edipo; e da Noosfera Lucignolo, spigolosa riscrittura politica del Pinocchio. Poi è la volta di Mariano Dammacco, autore appartato e raffinato, pugliese d’origine, di cui il libro propone pagine tratte dal testo Desa, L’asino che vola, sulla vita di Giuseppe Desa, ovvero San Giuseppe da Copertino, che prende spunto proprio dal lavoro beniano. Poi è la volta di Vincenza Di Vita, giovane studiosa e critica di teatro messinese, che con gusto decadente e ironico, presenta Venerabile Invenerabilità Pornografia in Aborto, pastiche su poesia orale da CB: penna guizzante che attinge in Mal de’ Fiori come inchiostro per riscritture ad alto tasso lirico-onirico-erotico. A chiudere la “sezione teatro” è Carlotta Vitale, della compagnia Gommalacca di Potenza, anche lei alle prese con i beniani Nostra signora dei Turchi e A boccaperta. È un guizzo la “sezione musica”, affidata a uno spartito di Giuseppe De Trizio, del 2011, composto per il gruppo I Radicanto. Per il cinema, Figli di B propone una storia scritta da Pierluigi Ferrandini, Oroverde, ambientata nel 1935, durante la cosiddetta Rivolta di Tricase, quando le tabacchine del paese si opposero duramente alla chiusura del consorzio agrario locale. infine, a completare il volume, Carlo Coppola introduce una sua sceneggiatura dedicata a CB: Una passeggiata, che ha come protagonista la città di Bari, il suo lungomare, e un salentino, tra i più noti del secolo scorso: Aldo Moro. La vita del politico si intrecciò, infatti, con quella di CB, «il quale ricordava – scrive Coppola – come sua madre e sua zia, Amelia e Raffaella Secolo, fossero di Maglie come il presidente Moro, e nella loro prima infanzia ne fossero state compagne di scuola». A chiudere il libro, la vivace appendice curata da Antonella Gaeta, sulle “interviste impossibili” al Maestro, a partire dalle storiche trasmissioni radiofoniche andate in onda dal 73 al 75.
E dunque Carmelo Bene, inconsapevole fondatore dell’ordine dei carmelitani, continua a far teatro, cinema, musica: dalla eterna assenza e dal silenzio definitivo in cui è chiuso, riesce ancora a parlare, a creare arte.
Per saperne di più: www.falvisioneditore.com

Recensione: Figli di B. ad una voce per il teatro, di Carlo Coppola di Marzia Giosa

dal sito  http://www.meloleggo.it/recensione-figli-di-b-ad-una-voce-per-il-teatro-di-carlo-coppola_660/
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Figli di B.La collana “Palcoscenico” rende un omaggio alla genialità di un grande uomo di teatro del ’900, offrendo la possibilità ad alcuni autori di dare nuova voce a Carmelo Bene. Edito dalla Falvision editore, ecco dunque Figli di B. ad una voce per il teatro. A scegliere e curare i brani è stato Carlo Coppola, drammaturgo, autore e videomaker di alcune sceneggiature. Questa raccolta di testi ricalca la grande passione di Bene per la sua terra d’origine, cioè la Puglia, e la potenza della forma dialettale nei dialoghi tra i suoi personaggi, la continua combinazione di dialetto e linguaggio aulico, lasciando da parte coerenza tematica o stilistica per far sì che ogni scrittore possa assumersi la responsabilità, l’onore e l’onere del proprio lavoro. Le scritture di servizio e scritture per la scena sono state tutte rappresentate, hanno preso vita, prima su palco e poi tra le nostre mani, su carta.
Bisogna sottolineare che questi drammaturghi e registi che hanno collaborato alla realizzazione di queste pagine hanno fatto un duro lavoro di scrittura per rendere al meglio la vicinanza stilistica delle opere alla resa di Carmelo Bene. Le sperimentazioni straniere hanno per Bene notevole importanza, in quanto egli stesso, come ci ricorda Antonella Gaeta nell’appendice da lei curata, aveva dichiarato  in sede d’intervista di non sentirsi tanto italiano quanto più arabo.
Per la sezione Teatro della raccolta troviamo Roberto Latini, che offre due testi ed è uno degli eredi più brillanti di Bene: il personaggio di Lucignolo, già portato in scena dal grande attore, acquista nuove sfumature e diviene lo specchio del malcontento della società moderna. Mariano Demmacco, regista, autore e drammaturgo, che decise di laurearsi con una tesi su Carmelo Bene, nel testo che offre sottolinea il profondo liricismo del drammaturgo. Vincenza Di Vita attualmente lavora su un progetto di ricerca su Carmelo Bene e anche lei, nel suo testo, sottolinea la ripetizione nei versi e la ridondanza come a voler porre nuova luce su questi elementi, rinnovando l’apprezzamento per la loro grande musicalità. Il ritmo binario di differenze e ripetizioni lo troviamo anche nel lavoro di Carlotta Vitale, responsabile del “Gommalacca teatro di Potenza”.
Nella sezione Musica lo spartito curato da Giuseppe De Trizio sottolinea il ruolo fondamentale che Carmelo Bene dava alla musica, mentre nella sezione Cinema vengono presentati i testi di Pierluigi Ferrandini, che con il suo “Oroverde” , dove poesia e dialetto conferiscono al testo una cornice quasi surreale, è candidato ai Nastri D’argento 2013. Infine, “Una passeggiata” è il testo che Carlo Coppola offre per ricordare il legame tra Carmelo Bene e Aldo Moro, uno spaccato sui ricordi dell’infanzia di Bene: i personaggi si manifestano attraverso piccoli episodi caratteristici.
Figli di B. è un testo adatto agli appassionati di sceneggiature, ma anche a chi vorrebbe saperne di più sulle particolarità di uno dei migliori attori, drammaturghi e registi del ’900, per indagare su quella personalità così particolare e sfuggente racchiusa in un uomo che per il teatro è morto e resuscitato attraverso i suoi personaggi.

Firmato il Memorandum di intesa tra Golden Apricot Festival di Yerevan e il Sudestival

D'ora in poi, il Golden Apricot Yerevan International Film Festival avrà una finestra  all'interno del Sudestival  di Monopo...

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