"Nor Surhandak" è il blog del Centro Studi "Hrand Nazariantz". Questa Associazione Culturale ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera del poeta Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico e nei suoi rapporti internazionali e con l'Italia in particolare.

22 gennaio 2011

Vallanzasca: La polizia protesta, Placido e Rossi Stuart rispondono

da http://www.lsdmagazine.com/vallanzasca-la-polizia-protesta-placido-e-rossi-stuart-rispondono/6553/

Vallanzasca: La polizia protesta, Placido e Rossi Stuart rispondono

22 GENNAIO 201NESSUN COMMENTO Stampa questo articolo STAMPA QUESTO ARTICOLO
vallanzasca
Si è consumata davanti all’entrata del Cinema Galleria di Bari, una protesta pacifica con volantinaggio a cura del COISP (coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia). Alcuni espononeti del sindacato con bandiere verdi hanno distribuito ai passanti un comunicato nel quale spiegano le ragioni della loro protesta e si mostrano indignati per la realizzazione del film Vallanzasca -  Gli angeli del male, ultima fatica di Michele Placido, regista di Ascoli Satriano.Nel testo che il coordinamento sindacale propone, si traccia la biografia criminale del Renato Vallanzasca, leader della banda della Comasina, quartiere della periferia milanese. Il bel Renècome fu definito dei giornali dell’epoca, iniziò la sua feroce carriera alla fine degli anni ‘60, macchiandosi di numerosi - quanto efferati delitti - omicidi, rapine, sequestri di persona ed evasioni. Adesso secondo il COISP se ne celebra la figura con questo film che ha per protagonista Kim Rossi Stuar che quanto a fascino e avvenenza ricorda da vicino il criminale a cui si è ispirato. Infatti l’attore, anche egli al centro delle polemiche nella serata barese, ha visitato più volte Vallanzasca nel carcere di Opera, dove questi è rinchiuso, al fine di studiarne il tipo psicologico, e pare sia stato egli stesso a coinvolgere Placido nel progetto produttivo della 20th Century Fox dopo aver letto ”Il fiore del male” intervista del giornalista Carlo Bonini a Renato Vallanzasca.“Ecco il vero volto dell’eroe Vallanzasca, vergognosamente celebrato sugli schermi cinematografici come un  affascinante bandito dalla vita avventurosa: si tratta invece di  un criminale brutale e spietato, incredibilmente arrogante, capace di  insultare e minacciare gli agenti che, loro malgrado, hanno avuto  il compito di controllarlo nell’hotel in cui si trovava”.  Ad affermarlo è  Franco Maccari, Segretario Generale del COISP che prosegue: “Questo squallido personaggio, nella stanza d’albergo nella quale era ospitato come un vip anziché nella fredda cella che meriterebbe, ha reagito al controllo dei Carabinieri vaneggiando di non essere un detenuto da quattro soldi e di sentirsi perseguitato dalle Forze di Polizia, che dovrebbero smettere di arrecargli disturbo. Effettivamente bisognerebbe smetterla di garantire ingiustificati privilegi ad un assassino accusato di sette omicidi e condannato a 4 ergastoli e 260 anni di galera”. La reazione del dirigente di sindacale appare comprensibile se si associa il personaggio del film alla persona fisica del criminale lombardo, cosa che peraltro cerca di smentire lo stesso Rossi Stuart che alla protesta risponde con garbo che si tratta solo di un film ovvero di una ricostruzione artistica di fatti realmente accaduti.Più pesantemente interviene invece Michele Placido che domanda ai sindacalisti baresi come mai da parte loro non ci sia stata altrettanta indignazione per i fatti relativi alla efferatezze compiute dalla Banda della Uno bianca o per le violenze poi accertate e compiute esponenti delle forze dell’ordine durante i giorni del G8 di Genova. Lo stesso Placido argomenta maggiormente la sua difesa del film specificando che il film vuol essere tutt’altro che una “beatificazione” delle gesta criminali, seppure lui si sia contraddistinto per alcuni slanci di grande generosità, alla Robin Hood, donando per esempio parte dei proventi delle sue rapine alle famiglie dei detenuti. Si tratta, invece, continua il regista di un percorso di “delitto e castigo”, non a caso la sua è la storia di un ragazzo di periferia che sognava di fare la bella vita nella “Milano da bere” rapinando le banche. E conclude: “Noi seguiremo il suo percorso tragico cercando di capire, ma senza nessuna esaltazione del personaggio. Anzi il messaggio sarà profondamente critico e doloroso.”Eppure oltre alle proteste del COISP, sono stati diversi gli esponenti della scena politica e sociale italiana che hanno ribadito il loro aperto dissenso alla realizzazione del film, vista la natura del soggetto su cui si basa. Tra i maggiori detrattori dell’opera, diversi parenti delle vittime della banda della Comasina, sindacati di polizia come SAP (che ha invitato i propri iscritti a boicottare il film), l’osservatorio sui diritti dei minori, e, in modo particolare, l’associazione Vittime del Dovere.

21 gennaio 2011

Frank Kafka - Fragmenta



Erano uccelli di colore chiaro, vivaci e ben nutriti. Con grande slancio, la donna dalla barca gettò loro del grano, gli uccelli lo raccolsero e volarono verso di lei. Un uomo anziano con cilindro e fasciato a lutto scese lungo una delle stradine sottili in forte pendenza che conducevano al porto. 

Si guardava intorno con attenzione, tutto lo turbava, la vista di immondizia in un angolo gli piegò il viso in una smorfia, sui gradini del monumento c’erano bucce di frutta, egli le spinse giù, passando, con il bastone. Giunto al portale con colonne, bussò, togliendosi al contempo il cilindro con la destra guantata di nero. Il portone si aprì immediatamente, almeno cinquanta ragazzini formavano una fila nel lungo corridoio, inchinandosi.

13 gennaio 2011

Sinnò me moro (C. Rustichelli - P. Germi)

Un omaggio ad Alida Chelli


Amore, amore, amore, amore mio
in braccio a te, me scordo ogni dolore
vojo resta co'te sinnò me moro
vojo resta co'te sinnò me moro
vojo resta co'te sinnò me moro.

Nun piagne amore, nun piagne, amore mio
nun piagne, state zitto su sto core,
ma si te fa soffri dimmelo pure
quello che m'hai da di', dimmelo pure
quello che m'hai da di', dimmelo pure.

“Noi Credevamo”: polemiche e istanze tradite di un Risorgimento zoppo


da http://www.lsdmagazine.com/noi-credevamo-polemiche-e-istanze-tradite-di-un-risorgimento-zoppo/6306/



Noi CredevamoNoi Credevamo, come ormai in molti sanno, è l’ultima fatica del regista napoletano Mario Martone. A ben 7 anni dall’ultimo lungometraggio  - L’odore del Sangue, con  Fanny Ardant e Michele Placido - Martone torna ad occuparsi della trasposizione cinematografica di un’opera letteraria ma, a differenza del primo caso, il progetto questa volta è stato molto più complesso e le distanze dal testo di riferimento sono numerose e di notevole portata.  Il volume di partenza ha lo stesso titolo del film e sin dalle prime pagine l’autrice Anna Banti - moglie di Roberto Longhi e amica di grandi intellettuali come Carlo Emilio Gadda - mostra un intento moralistico e memorialistico contro cui il film di Martone combatte aspramente sin dalle prime inquadrature. La retorica anti-risorgimentale di cui il romanzo è intriso compare solo in paio di punti della pellicola assumendo valore di chiosa, a puntualizzare il fallimento dell’azione democratica, in cui si prende atto, non già del tradimento degli ideali, ma di un accomodamento degli stessi su posizioni di compromesso, ribadendo - come già aveva fatto Giovanni Verga, in nuce -che quel sangue versato, le torture e le teste tagliate, erano servite principalmente a sposare l’asse del potere da una stanca aristocrazia latifondista ad una borghesia altrettanto ottusa, immorale e forcaiola. Eppure, oltre tali elementi che contribuiscono ad un dibattito di sicuro interesse, altri aspetti hanno alimentato il fuoco delle polemiche suNoi Credevamo. In molti hanno trovato che il film, costato alcuni milioni di euro e destinato in un primo momento solo al piccolo schermo, non fosse rigoroso dal punto di vista formale. Ad un esame più attento ci si rende conto che ciò non corrisponde affatto a verità. Martone ha, peraltro, evoluto il linguaggio filmico precedentemente espresso con grande maturità fin dalla prima opera Morte di un matematico napoletano, ed ha integrato al preziosismo della propria estetica, un attento esame dei luoghi e dei volti. Lo ha fatto con coraggio restituendo facce e scorci di una impeccabile bellezza. Straordinarie sono carrellate tra la sofferenza, mai affettata e mai ostentata, dei condannati nella fortezza di Montefusco, tra cui spiccano oltre aLuigi Lo Cascio grandi attori come Andrea RenziRenato Carpentieri, il barese Totò OnnisEdoardo Winspeare tornato a fare l’attore dopo l’esordio in Bell’epoker di Nico Cirasola. Accanto a loro tanti attori pugliesi, tra cui Pietro Manigrasso talentuoso interprete tarantino già presente in Vento di Terra di Vincenzo Marra, Le conseguenze dell’amore di Paolo Sorrenti e in Henry di Alessandro Piva. Anche la Puglia è quindi presente a pieno titolo nella pellicola. Alla vera fortezza di Montefusco, infatti, è stato preferito il castello diDeliceto nel Subappennino Dauno e location manager è stato il pugliese Daniele Trevisi che, come ci racconta l’aiuto regia del film Raffaele Di Florio, è risultato un prezioso collaboratore, spesso corresponsabile di molte scelte positive. Ma le sorprese che Martone ha riservato al suo pubblico non sono finite, l’amore per la storia, per la cultura si sono spinti a recuperare linguaggi a lui non usuali. Accanto ai campi lunghi e ai primi piani ossessivi che raccontano di uomini e vite quotidiane, lotte e lavoro in un afflato impetuoso tra micro-storia e macro-storia, il regista ha aggiunto una esplicita ricerca formale del linguaggio televisivo. La ripresa degli interni, soprattutto per ciò che concerne l’ambientazione inglese e francese della pellicola, è il trionfo di una scenografia particolareggiata ma non ossessiva, perché come sostiene Martone nella sua biografia, (Chiaroscuri: scritti tra cinema e teatro, Bompiani, 2004) citando Leibniz il singula enumerare prevede sì, ma non obbligatoriamente, l’omnia cincumspicere. Per gli amanti dello sceneggiato italiano d’autore evidentissime sono le citazioni da opere ormai classiche quali Il Circolo Pickwick di Ugo Gregoretti e Le inchieste del commissario Maigret di Mario Landi con Gino Cervi. Ma Martone da artista di ricerca interviene ad innovare il modello, esaltandolo e arricchendolo, gestendone gli aspetti universali in esso contenuti. Di questo, l’esempio evidente ci viene offerto da una delle sequenze più notevoli dell’intero film. Con un lungo e lento carrello, il regista penetra negli appartamenti privati di Cristina di Belgiojoso. E’ mattina, la servitù è indaffarata nelle pulizie, dalle finestre entra una luce livida, un accordatore provvede alla manutenzione di un piccolo piano a coda. Lentamente il carrello lascia la stanza e penetra nello studio privato dove la principessa è seduta allo scrittoio e discute animatamente con Angelo uno dei protagonisti. La discussione si fa sempre più animata, l’interprete, Francesca Inaudi, fa sobbalzare alcuni oggetti sullo scrittoio e senza uscire dalla parte li mette a posto, ma non più come Cristina ma come Francesca. Entrare e uscire da sé in questo modo fa dell’attore un grande attore, che non recita ma è. Durante la concitazione, però, c’è qualcosa di contemporaneo, di familiare, di novecentesco, l’accordatura del piano fatto di prove di singole note non è mai cessata, producendo così un effetto di minimalismo che porta l’intervento sonoro straniante - alla maniera di A Room di John Cage - a divenire parte integrante di un film di ambientazione ottocentesca. E davanti a tali trovate non si può che definire Martone un grande regista, vivo e splendido nella sua arte. La Sceneggiatura di Noi Credevamo di Mario Martone è stata edita da Bompiani Overlook ed è disponibile nelle migliori librerie da novembre 2010. Anche il romanzo di Anna Banti, Noi Credevamo, da cui trae origine il film è stato ristampato ed è in libreria per i tipi di Oscar Mondadori da ottobre dello stesso anno.
Nella foto di Eleonora Gagliano Candela, il cast completo del film “Noi credevamo” di Mario Martone scattata in occasione della conferenza stampa di presentazione del 67 Festival del Cinema di Venezia.

02 gennaio 2011

2 gennaio 2011 - la sveglia


Primo post del 2011. E sto pensando di chiudere il blog e di preparare un mio piano di rientro nel 2011. Rientro non certo economico ma di autostima, e discrasia. I bilanci di fine anno, li ho evitati accuratamente dei farli sarebbero stati un fallimento.
-Cos'è sono un insegnate?
-No non lo sono!
-Nulla che mi appaghi?
-Inseguo un sogno.
Ieri mi hanno detto che il mio sogno è sogno, e mi sono svegliato. Infreddolito, impaurito e orfano di un sogno. 
Dov'è chi è? Dove chi conosce?
La mia ricerca teatrale è quello che io faccio per mia esigenza ed è lì l'errore. Il delirante errore non essendo Carmelo Bene continuo a stare affacciato alla torre degli asinelli e recitarmi il mio Dante-Mantra.
Ringrazio chi mi ha svegliato e ringrazio il sogno che ho sognato.

Italia e Armenia più vicine grazie ai voli di Ryanair

Ryanair Irish Lochster lancerà voli sulle tratte Roma (Ciampino) - Yerevan e Yerevan-Roma (Ciampino) e   Milano (Orio al Serio) ...

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