è un'Associazione Culturale. Ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico.

25 aprile 2013

il 24 di Aprile [di Carlo Coppola]


Una lacrima per i morti
e per il mio cuore ferito,
la pazienza e il sangue scorrono ebbri, insieme,
il 24 di Aprile.

Una lacrima per le aiule bagnate di sangue,
la santa armonia di cieli e di terre
per il mare che congiunge e divide
il 24 di Aprile.

Una lacrima per i cieli
che videro tutto e non vennero giù
dall'orrore e dallo sgomento
il 24 di Aprile.

Una lacrima per ogni spada
e campana a morto
chi vide e chi sa
non ha smesso di urlare.

E' il disgusto dell'umanità bella,
che ieri si illuse e oggi mi illude
il 24 di Aprile.

22 aprile 2013

24 aprile 2013 a Bari - 98° Anniversario del Genocidio Armeno




Mercoledì 24 Aprile ore 19:00 (circa) presso il Katchkar (Croce di Pietra Armena), sito di fronte all'Autorità Portuale di Bari, si terrà una manifestazione in memoria delle vittime del Genocio Armeno del 1915
Alcuni esponenti della Comunità Armena di Bari leggeranno brani della tradizione letteraria Armena tra Otto e Novecento tra cui Hrand Nazariantz, Daniel Varujan, Paruyr Sevak.
I brani scelti da Kegham J. Boloyan e Carlo Coppola rigurderanno anche narrazioni del Genocidio. 
Proprio il 24 Aprile di 98 anni fa vennero eseguiti i primi arresti tra l'élite armena di Costantinopoli. L'operazione proseguì l'indomani e nei giorni seguenti. In un solo mese, più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al Parlamento furono deportati verso l'interno dell'Anatolia e massacrati lungo la strada. Arresti e deportazioni furono compiute in massima parte dai «Giovani Turchi». Nelle marce della morte, che coinvolsero 1.200.000 persone, centinaia di migliaia morirono per fame, malattia o sfinimento. 
La manifestazione che si concluderà con un buffet di dolci Armeni sarà introdotta alle 17:30 nella Sala Consiliare del Comune di Bari, da un convegno dal titolo "Armeni: Genocidio di un popolo dimenticato".

24 aprile 2013 - 98° Anniversario del Genocidio Armeno a Bari




Mercoledì 24 Aprile ore 19:00 (circa) presso il Katchkar (Croce di Pietra Armena), sito di fronte all'Autorità Portuale di Bari, si terrà una manifestazione in memoria delle vittime del Genocio Armeno del 1915
Alcuni esponenti della Comunità Armena di Bari leggeranno brani della tradizione letteraria Armena tra Otto e Novecento tra cui Hrand Nazariantz, Daniel Varujan, Paruyr Sevak.
I brani scelti da Kegham J. Boloyan e Carlo Coppola rigurderanno anche narrazioni del Genocidio. 
Proprio il 24 Aprile di 98 anni fa vennero eseguiti i primi arresti tra l'élite armena di Costantinopoli. L'operazione proseguì l'indomani e nei giorni seguenti. In un solo mese, più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al Parlamento furono deportati verso l'interno dell'Anatolia e massacrati lungo la strada. Arresti e deportazioni furono compiute in massima parte dai «Giovani Turchi». Nelle marce della morte, che coinvolsero 1.200.000 persone, centinaia di migliaia morirono per fame, malattia o sfinimento. 
La manifestazione che si concluderà con un buffet di dolci Armeni sarà introdotta alle 17:30 nella Sala Consiliare del Comune di Bari, da un convegno dal titolo "Armeni: Genocidio di un popolo dimenticato".

Ben tornato Presidente Napolitano!



Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono. Mi scusi Presidente non è per colpa mia ma questa nostra Patria non so che cosa sia. Può darsi che mi sbagli che sia una bella idea ma temo che diventi una brutta poesia. Mi scusi Presidente non sento un gran bisogno dell'inno nazionale di cui un po' mi vergogno. In quanto ai calciatori non voglio giudicare i nostri non lo sanno o hanno più pudore. Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono. Mi scusi Presidente se arrivo all'impudenza di dire che non sento alcuna appartenenza. E tranne Garibaldi e altri eroi gloriosi non vedo alcun motivo per essere orgogliosi. Mi scusi Presidente ma ho in mente il fanatismo delle camicie nere al tempo del fascismo. Da cui un bel giorno nacque questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia. Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono. Questo bel Paese pieno di poesia ha tante pretese ma nel nostro mondo occidentale è la periferia. Mi scusi Presidente ma questo nostro Stato che voi rappresentate mi sembra un po' sfasciato. E' anche troppo chiaro agli occhi della gente che tutto è calcolato e non funziona niente. Sarà che gli italiani per lunga tradizione son troppo appassionati di ogni discussione. Persino in parlamento c'è un'aria incandescente si scannano su tutto e poi non cambia niente. Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono. Mi scusi Presidente dovete convenire che i limiti che abbiamo ce li dobbiamo dire. Ma a parte il disfattismo noi siamo quel che siamo e abbiamo anche un passato che non dimentichiamo. Mi scusi Presidente ma forse noi italiani per gli altri siamo solo spaghetti e mandolini. Allora qui mi incazzo son fiero e me ne vanto gli sbatto sulla faccia cos'è il Rinascimento. Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono. Questo bel Paese forse è poco saggio ha le idee confuse ma se fossi nato in altri luoghi poteva andarmi peggio. Mi scusi Presidente ormai ne ho dette tante c'è un'altra osservazione che credo sia importante. Rispetto agli stranieri noi ci crediamo meno ma forse abbiam capito che il mondo è un teatrino. Mi scusi Presidente lo so che non gioite se il grido "Italia, Italia" c'è solo alle partite. Ma un po' per non morire o forse un po' per celia abbiam fatto l'Europa facciamo anche l'Italia. Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono. Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo per fortuna o purtroppo per fortuna per fortuna lo sono.

21 aprile 2013

Fermati, pensa un attimo



Comunicato Stampa
Comunità Armena di Roma

98° anniversario del Genocidio armeno

Un altro 24 aprile di ricordo per il milione e mezzo di armeni sterminati dai turchi.
Si avvicina il centenario, anzi lo tsunami del centenario come alcuni intellettuali turchi dissidenti lo hanno ribattezzato.
Gli armeni di tutto il mondo mantengono ben accesa la fiamma del ricordo e non desistono dalla loro azione di giustizia e verità.
Alcuni esponenti del mondo politico italiano abbracciano la logica della real politik, si fanno circuire dalle lusinghe turche ed azere, cedono alle tentazioni della “politica del caviale come ben hanno testimoniato i tentativi di incursione del regime azero dentro e fuori dal parlamento italiano (che con la complicità immorale di un gruppo di membri ha rischiato di far fare all’Italia una figuraccia diplomatica internazionale…).
Il mondo dell’informazione, da par suo, pare a volte – salvo lodevoli eccezioni – quasi indifferente o distratto: con sconcertante superficialità si continua ad etichettare una corrente interna del Partito Democratico con il termine “Giovani Turchi” che richiama alla memoria del popolo armeno l’orrore del Metz Yeghern (il Grande Male), nonostante gli stessi esponenti politici abbiano infine sconfessato tale imbarazzante appellativo legato al regime di terrore che condusse al Genocidio.
Eppure, nonostante tutto, cresce nell’opinione pubblica italiana la consapevolezza di quanto accaduto all’inizio del Novecento. Dal mondo della scuola arriva un incoraggiante segnale di cambiamento.
Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” invita istituzioni, associazioni ed organizzazioni, media, a non dimenticare l’orrore del genocidio armeno. La storia come lezione di vita, le pagine buie del Novecento come esempio negativo da non ripetere.
L’Europa deve molto agli armeni: nel campo dell’arte, della cultura, della scienza; e per il loro sacrificio durante la Prima Guerra mondiale. L’Europa e l’Italia (dove l’ingegno e la cultura armena tanto spazio ha trovato) devono essere vicini al popolo armeno e tutelare le comune radici.
Per questo il “Consiglio per la comunità armena di Roma” invita, con il suo slogan del 2013, a fermarsi e pensare un attimo a quanto accaduto nel 1915. A questo passato che non passa e che ha bisogno di essere ricordato. Basta poco. 

Fermati e pensa.
Per non divenire inconsapevole complice del negazionismo.

14 aprile 2013

Omaggio a Sergio Endrigo



Nelle mie notti Più solitarie
Tu la mia mente Fai prigioniera
Ma forse ardita È la salita
Son tanti gli anni Che ci dividono
Uno straniero Nel tuo pensiero
Il grande uomo Che io sono
Ma come il mare Ascolta il vento
Nelle tue mani Mi lascerei andare
E io già sogno Di naufragare
Su dolci coste Da scoprire
E fondi scuri vivranno al sole
E senza età Mi sentirò amore
E quante donne Innamorate
A quante fonti Ho già bevuto
Ma nei tuoi no E nei tuoi sì

Io ho trovato l'amore che
Strappa i capelli Nelle tue mani
Mi lascerei andare E io già sogno
Di naufragare Su dolci coste
Da scoprire E fondi scuri
vivranno al sole E senza età
Mi sentirò amore E quante donne Innamorate
A quante fonti Ho già bevuto
Ma nei tuoi sì E nei tuoi no
Io ho trovato l'amore che
Strappa i capelli

05 aprile 2013

Destino di Hrand Nazariantz


Tu sapessi, fratello, 
come è triste
l’essere soli al mondo
soli vivere e senza focolare,
camminare
stancamente senza posa, ovunque estranei,
invano cercare una nicchia ove assidersi
al lento discender delle sere solitarie,
ovunque esiliati...
E cantare
cantare per l’Infinito, cantare per le Stelle,
senza chiedere agli uomini ascoltazione…


da Il ritorno dei Poeti, ed. Kursaal Firenze, 1952

Firmato il Memorandum di intesa tra Golden Apricot Festival di Yerevan e il Sudestival

D'ora in poi, il Golden Apricot Yerevan International Film Festival avrà una finestra  all'interno del Sudestival  di Monopo...

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