è un'Associazione Culturale. Ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico.

20 febbraio 2018

Nardò: Convegno omaggia il Genocidio Armeno

Si è svolto ieri (19 febbraio) a Nardò (LE) alle ore 9:30 presso la Biblioteca Comunale nel Convento dei Carmelitani si è svolto l'atteso convegno sul tema "Nardò e l’Armenia: i culti armeni tra terremoti e persecuzioni". 
Alla platea di Studenti del locale liceo artistico, i relatori hanno raccontato la bellezza della terra d’Armenia, la sua religiosità e la sua storia, soffermandosi sul tema del Genocidio Armeno. 
L’evento ha avuto inizio con i saluti del Presidente del Comitato San Gregorio Armeno, Cosimo Caputo, il parroco della Cattedrale Mons. Giuliano Santonio, l’arch. Donato Giancarlo de Pascalis che ha dato lettura del messaggio augurale inviato al Sindaco di Nardò, Pippi Mellone, dall’Ambasciatrice della Repubblica di Armenia in Italia S.E. avv. Victoria Badassarian.
Ha preso la parola la prof.ssa Isabella Oztasciyan Bernardini dArnesano delegata dellUnione Armeni dItalia per il Salento, dando alcune nozioni preliminari sulla situazione storica della Turchia Ottomana e di quella contemporanea.
È seguita la presentazione del libro 
curato dal Presidente del Centro Studi Hrand Nazariantz prof. Carlo Coppola, dal titolo "Nella terra del terrore: il Martirio dell’Armenia”. Il testo del 2016 ha goduto del Patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Armena in Italia. 
È seguito il racconto-testimonianza dell’ing. Lelè Pagliula reduce da un intenso viaggio in Armenia. I lavori del convegno sono stati coordinati da Giancarlo De Pascalis. Al termine dell'incontro anche il Presidente del Consiglio Comunale della Città di Nardò avv. Andrea Giuranna ha gradito porgere agli intervenuti il saluto dell'amministrazione comunale.

da sinistra l’ing.Pantaleo Pagliula, il prof. Carlo Coppola, la prof.ssa Isabella Oztasciyan Bernardini, larch. Donato Giancarlo De Pascalis.


14 febbraio 2018

in_certezza nuovo CD di Irma Toudjian

in_certezza”di  Irma Toudjian


riceviamo e pubblichiamo con piacere il Comunicato Stampa del 13 febbraio 2018:

Pubblicato per l'etichetta cagliaritana MGJR Records "in_certezza" il nuovo disco della pianista e compositrice armena Irma Toudjian, lavoro che giunge a quasi sette anni di distanza dal precedente (L'attente, 2011). "in_certezza" raccoglie alcune tra le composizioni più rappresentative degli ultimi anni dell'artista, ognuna di loro legata a progetti, tematiche ed urgenze espressive mirate. Da sottolineare la delicata presenza in quattro brani della chitarra di Riccardo Onori, apprezzato musicista attivo su più fronti nella scena musicale nazionale. La registrazione, il missaggio e il mastering sono stati curati dall'ingegnere del suono Marti Jane Robertson presso il janeStudio e lo Studio della Giraffa di Cagliari, con il progetto grafico di Alberto Soi e le foto di copertina della fotografa cagliaritana Daniela Zedda.
E' possibile ordinare e acquistare il disco nell'apposita sezione dedicata sul sito del janeStudio e a Cagliari presso Alta Fedeltà e Dal Maso.
IL DISCO - "in_certezza" è il quinto disco della pianista armena Irma Toudjian, musicista nata in Libano, successivamente approdata a Parigi e da anni stabilitasi in Sardegna nella città di Cagliari. Il lavoro si articola in nove brani e una suite e abbraccia un periodo di tempo di quasi sette anni, succedendo a "L'attente", penultimo album dell'artista risalente al 2011. Dal titolo si comprende e definisce la spiccata volontà della compositrice di concentrare scrittura e ricerca verso l'instabilità che domina e attraversa la contemporaneità, luogo in cui la liquida società globalizzata polverizza certezze e sicurezze consolidate, con la chiara consapevolezza che ogni evoluzione, altresì, si collochi come inarrestabile portatrice di crescita e speranza. Il brano di apertura (Incertezza), come ne sottolinea il nome, cristallizza e narra in musica un momento nella vita della compositrice in cui la precarietà e il dubbio si erano fatti dominanti. Il disco si evolve con l'onirica Rêve e la malinconica Adieu, prima di giungere alla successiva Lunadigas suite, corpo centrale dell'intero lavoro e parte della colonna sonora del documentario di Marilisa Piga e Nicoletta Nesler "Lunàdigas – ovvero delle donne senza figli" (Pierrot e la Rosa, 2016). Il film racconta una realtà articolata e poco conosciuta, dalla quale emergono emozioni affini e opposte, a volte contraddittorie, dai contorni netti: compiacimenti, dolori, dubbi, certezze, pregiudizi delle donne determinate nella scelta di non avere figli. Une idée cachée e Verda si fanno momenti continuatori di ricerca e improvvisazione, sul tenue filo di ricordi seminati nella storia dell'artista. Mélodie Arménienne e Mélodie Kurde costituiscono un chiaro omaggio al filosofo, mistico, danzatore, scrittore e maestro di danza greco-armeno Georges Ivanovič Gurdjieff e al suo lavoro di trascrizione delle melodie e della musica delle aree geografiche di Caucaso e Tibet. Musiche di pace e riconciliazione, quindi, accostate in successione con profonda volontà politica e spirituale. Bullied to death è una composizione scritta per l'omonimo film di Giovanni Coda (Bullied to death - Zena Film | Atlantis Moon, 2016). A chiudere l'opera Promenade sous la pluie, delicato stillicidio di note come la leggera e costante pioggia dei cieli parigini ai quali l'autrice è profondamente legata.
Importante il contributo donato all'opera dai ricami della chitarra elettrica di Riccardo Onori, musicista abile ed esperto, capace di inserirsi sulle composizioni dell'autrice con classe, esperienza e grande discrezione (presente nei brani: 2, 4, 7).

Irma Toudjian - foto di Daniela Zedda​

L'ARTISTA - Pianista e compositrice di origine armena, Irma Toudjian nasce in Libano, inizia lo studio dello strumento in tenera età e perfeziona gli studi musicali a Parigi presso l'École normale de musique de Paris-Alfred-Cortot. Dopo aver vissuto diciassette anni nella capitale francese, si trasferisce a Cagliari, in Sardegna, dove vive da più di 26 anni e prosegue la carriera di compositrice e concertista.
Discografia essenziale: "Ritratti" (2005), "Aghen" (2006), "March in the desert" (2008), "L'attente" (2011), "in_certezza" (2017).


Irma Toudjian
sito: Irma Toudjian
email: info@irmatoudjian.com


Ufficio Stampa
Simone Cavagnino
email: s.cavagnino@gmail.com
telefono: +39 340 3951527

11 febbraio 2018

Estratto da ControCorrente - monologo: C'è sempre un pezzo di stoffa in meno



" C’è sempre un pezzo di stoffa in meno che fa la differenza. Quella piccola parte in eccesso che non chiede che d’essere amputata. C’è sempre un pezzo di stoffa in meno che può determinare un netto passo avanti. C’è una porzione di qualcosa, calco magnetico, marmo grezzo a cui sottrarre essenza, qualcosa dal quale far nascere un originale. Nascita predestinata che attende la luce. La differenza rende essenziale l’impuro, rende unico l’ineccepibile. C’è sempre un pezzo di stoffa in meno che cambierà i conti: un piccolo tassello da scardinare a cui imporre il nuovo. Quel pezzo di stoffa è sempre lì annidato da qualche parte, gioca con me, mi prende in giro, si nasconde dietro le pieghe del corpo. Per quanto mi accanisca a volte non è mai abbastanza, quello che faccio non è mai abbastanza. Non è mai stato abbastanza. Non lo è ancora! "

- Monologo tratto dall’opera ControCorrente, tra storia e stile. Testo teatrale liberamente ispirato alla vita di Coco Chanel -


Il Sultano Katzelmacher* si rimpossessa del Patriarcato Armeno di Costantinopoli

*onde evitare inutili polemiche si precisa che il termine Katzelmacher non è un insulto ma si riferisce piuttosto all'originale mestiere di venditore ambulante del Presidente della Repubblica turca.




Stemma dell’Armenia con le sue 4 dinastie storiche
Stemma dell’Armenia con le sue 
4 dinastie storiche

Ancora un insulto alla democrazia mentre il Mondo non si ribella a questo cane vestito da maiale. 
Questa volta tocca al Patriarcato Armeno Apostolico di Costantinopoli.
Ne parliamo purtroppo da anni denunciando i terribili fatti avvenuti in seguito al presunto avvelenamento del Patriarca Mesrob II Mutafyan, un esponente giovane e rampante dell'alto clero armeno apostolico. 
Tutto iniziò con l’esautorazione nel 2016 di Mutafyan a causa degli effetti di una malattia neurodegenerativa, forse indotti. Entrarono così in scena una serie di attori desiderosi più di governare i patrimoni ecclesiastici dell’ancora ricco patrimonio del Patriarcato armeno Apostolico, che di occuparsi dei fedeli Armeni ancora presenti a Istanbul e nelle zone limitrofe. 
Come è noto, nelle istituzioni ecclesiastiche in cui gira vorticosamente il danaro assieme al potere, c’è sempre puzza di zolfo. Lo zolfo come doveva si dimostrare è impersonato dal dittatore turco che dopo il finto golpe continua a fare piazza pulita dei suoi possibili oppositori. Quelli che può comprare li acquista al prezzo di un panino o di una promozione, come dire se non incensa col vil danaro lusinga col potere, che da perfetto sultano sa distribuire. 
Ma ricordiamo fortemente è un "Sultano Katzelmacher”, ignorante, gretto, fanatico! Così dopo aver cercato di comprare, forse comprato effettivamente, membri della Chiesa armena, da cesaropapista qual è, ha scelto personalmente Patriarca. Al suo tentativo di diretto controllo del Patriarcato armeno di Costantinopoli si sono però opposti la Santa Sede di Echmiadzin, e alcuni deputati del parlamento turco con alcune interpellante parlamentari ad hoc. Una di queste, nel silenzio generale è costata un’esplosione dal parlamento del deputano Garo Paylan.
Arevakhach e Castel del Monte di Piero Fabris
Opera del pittore Piero Fabris
Dopo alcuni mesi dalla destituzione del patriarca Mutafyan venne quindi eletto un Locum Tenens, che si occupasse della gestione ordinaria e preparasse le lezioni del nuovo patriarca che nella chiesa armena vede protagonisti non solo membri del clero ma anche i consigli ecclesiastici composti da laici. Il locum tenens è stato quindi il vescovo Karekin Bekdjian vincendo proprio contro il candidato verso il quale Erdogan ha espresso le sue simpatie, il vescovo Aram Ateshyan, già amministratore apostolico prima che   la malattia di Mutafyan fosse resa pubblica al mondo.

Ieri il dittatore sanguinario della Turchia ha azzerato il processo per eleggere il nuovo Patriarca armeno perché vuole imporre i suoi candidati e scegliere il più fedele tra questi, il più lecchino, quello che con più forza negherà di essere il Genocidio e con esso la propria amenità. Probabile che ne trovi uno che professi anche la superiorità dell’Islam rispetto al Cristianesimo e diventi de facto un Imam Armeno.

Logicamente come citano alcuni giornali "i problemi del Patriarcato sono dovuti anche a divisioni e rivalità interne" ma si tratta di lotte per il controllo del potere volute e fomentate ad arte da un dittatore sanguinario assetato di danari e anacronistica espansione imperialista.

10 febbraio 2018

L'attualità in Gian Pietro Lucini

di Salvo Jethro Brifa 

opera del pittore Piero Fabris
Gian Pietro Lucini leggeva "veramente tutti i libri che gli inviavano o quelli che catturavano la sua attenzione" (Viazzi). Le sue considerazioni erano frutto di attenta analisi della follia di un'epoca che si stava accartocciando su se stessa (De Maria); le sue erano righe di critica onesta e non di compiacimento. 
Un uomo sincero che ha pagato i suoi articoli di critica con una sorta di emarginazione.
Era intollerante verso tutto ciò che è sovrastruttura, ipocrisia intellettuale, rito svuotato.
Non amava la monarchia, non amava la chiesa, era antiborghese.
Un polemista di alto rango, attento a ogni novità, alla quale si avvicinava senza alcun tipo di prevenzione, nell'idea che ogni nuovo volume potesse contenere il seme di novità e fosse soluzione per i bisogni del suo tempo. "Caposcuola dei simbolisti italiani” (definizione di Viazzi), un artista dai mille interessi sempre pronto ad una letteratura dialettica, sensibile alle istanze sociali, perciò annotava con cura, faceva considerazioni, ma sempre con cognizione di causa e non prima di aver rielaborato (cosa diversa da adattamento), semplificato, interpretato, riflettuto. Faceva sarcasmo dalle colonne dei giornali ai quali collaborava, su personaggi, esibizionisti prepotenti, senza etica né radici profonde nella cultura, i quali nulla potevano intendere del monte Parnaso, essendo più simili a pozzanghere sotto i raggi della luna, ovvero miraggi deludenti. Non è un caso che fosse “anti -dannunziano”! Un uomo scomodo specie agli occhi di certi “signori delle cerimonie”, (presenzialisti snob e cultori di facciata dell'arte), sempre pronti a elogiare chi è sotto i riflettori della notorietà. Per codesti “Signori”, un uomo come Gian Pietro Lucini era un “personaggio” dal quale è bene tenersi a distanza, ma con tatto diplomatico, perché uno come lui potrebbe trovarsi improvvisamente alla ribalta e il suo nome essere accanto a quello degli intellettuali molto richiesti nei salotti di grido, Chissà perché tutte le volte sembrava che la sua fama dovesse esplodere improvvisa in quanto artefice di un nuovo novecento poetico e invece rimaneva creditore di celebrità!
Il Lucini era “un ragazzaccio della cultura, uno scapigliato. difficile da domare, contestare, perché il suo patrimonio culturale era solido e le sue posizioni decise ed estreme erano espressione di studio profondo che si espandeva in ogni direzione: un vero anticonformista che preferiva tenersi lontano dagli olezzi di letteratura di bassa lega e fare dell'isolamento una occasione di proficua solitudine. E' stato uno dei maggiori innovatori della poesia italiana! 
Il Malibeo (Così come lo chiamavano) non fu mai asservito agli interessi di pochi. Alla notorietà preferiva l'onestà. 
All'oceano di folla preferiva un nido sulla cima irta e silenziosa, del monte dello scibile vicino al sacro stellato. Bisognò attendere la firma autorevole di Franco Fortini e che Edoardo Sanguineti lo rivalutasse, perché in molti lo prendessero in considerazione. Ebbe vera stima postuma!
Ogni scritto era per lui un' occasione di viaggio, possibilità di scalare con vivacità mentale, con la curiosità tipica dei fanciulli il pensiero di chi vergava, perché si entusiasmava di fronte a idee dal profumo universale, basato su pilastri originali capace di schiudersi a visioni lucide. Quante volte scivolava in “Canti amari” immerso in un'inquietudine indomabile difronte a pagine piene di orpelli usati per nascondere la miseria di certi esseri. Il Lucini era uno spirito irrequieto, anzi uno SPIRITO RIBELLE (che poi è il titolo della sua prima opera narrativa, ovvero un romanzo sociale, con intenzioni veriste). Un pensatore autentico! Una mente colta che ha bisogno di ordinare con distacco freddo e aristocratico sempre alla ricerca di un linguaggio di facile comprensione e di immediata evocazione. Sapiente conoscitore degli stati d'animo che richiama con esperienza iconica al sensorio (Sanguineti). Nella sua polemica, tipica di uno spirito nobile insofferente alla falsità si comprende la capacita dell'intellettuale di cogliere prima degli altri la necessità di forme nuove, espressione della nostalgia per sorgenti d'acqua di alta montagna che siano al contempo capaci di contenere il pensiero ossigenato, anima che risponda alle esigenze di una società in trasformazione. La sua era una ricerca di valore vitale e in tal senso il suo considerare era avanti per i suoi tempi. Facile intuire perché le sue idee erano un disturbo per la borghesia che preferì occultare il burbero intellettuale, farlo passare come un artigiano della cultura di secondo piano, un confusionario che aveva mancato di comprendere a pieno la lezione dei simbolisti francesi, ma lui, invece, compresa la struttura lirica, l'aveva liberata da certi contenuti, sintetizzando un SIMBOLISMO EUROPEO con concetti di puro, libero verso, che non disdegna di mescolare alla ricercatezza linguistica raffinata dell'eloquio alto con quello basso per arrivare a una trasmissione di idee con immediatezza. Qualcuno osò dire che la sua era una poetica rubata, un riadattamento dei SEMIRITMI di Luigi Capuana alla sua poetica del “Verso Libero” (titolo di un suo saggio, grazie al quale lasciava intendere come si dovesse poetare per schiudersi a liriche dal flato cosmico utilizzando quelle innovazioni formali come terminologia di simboli per rappresentare con intensità l'inconsueto del mondo.) Si entusiasmò per il Marinetti e, nelle prime ore del futurismo era forse tra i più felici plaudenti, immaginando che finalmente si fosse aperta una via letteraria scevra da ogni soffocamento strutturale; ci vide all'inizio il soffio di stagioni di freschezza che dessero scena alla purezza del sentire, ma non ci pensò troppo a prenderne le distanze dal movimento futurista, perché non intendeva cadere nella trappola della lusinga del rumore pirotecnico senza contenuti che, non dissolve la notte delle coscienze libere, ma le inganna, peggio le anestetizza, le ingabbia in labirinti di echi stonati... 
Eppur Filippo Tommaso Marinetti stimava il nostro, ne coglieva lo spessore, l'ironia amara, il sarcasmo affilato; fu lui a suggerirgli come titolo per una raccolta di poesie nate dalla delusione dei drammatici eventi del 1898: “Revolverate e nuove revolverate” e a scriverne l'introduzione.

09 febbraio 2018

Artsakh di Serj Tankian




Մենք միշտ ապրել ենք այս հողերում, 
Քաղել ու հնձել այս դաշտերում,
Սերունդներ բխել քո գետերից, 
Մանուկներ ծնուել քո լեռներից  

Հանրային դիմակ ավանդական, 
Ազատագրական պայքար կամ մահ, 
Դշնամու աչքը տարածքներիդ, 
Մեր ժպիտները քո ծոցերին, 
Քո անհատակ կամքին,  

Մենք պիտի երգենք բռունցքներով, 
Արդարութեան դրոշ երագոյնով, 
Մարդկայնութեան սէր խաղաղութեան, 
Մանուկի դէմքին սուրբ օրհնութեամբ,  
Մենք պիտի հաղթենք մշակույթով 
Մենք պիտի հաղթենք մշակույթով 
Մենք պիտի հաղթենք մեր Հայութեամբ։

Traduzione in Inglese

Artsakh
We've always lived on these lands, 
Reaped and Harvested these fields, 
Generations sprung from your rivers, 
Children born from your mountains,  

The public mask of tradition, 
The struggle for liberation or death,
The enemy's gaze at your terrain, 
Our smiles at your bosom, 
At your bottomless will.  

We're going to sing with our fists 
With the tricolor flag of justice,  
Humanitarian love of peace
With the holy blessing of a child's face, 
We are going to prevail with culture  
We are going to prevail with culture 
We are going to prevail by being Armenian.


Traduzione Italiana  

Artzak

Abbiamo sempre vissuto su queste terre,
coltivato e raccolto su questi campi,
Generazioni sorte dai tuoi fiumi,
I bambini nati dalle tue montagne,

La maschera pubblica della tradizione,
La lotta per la liberazione o la morte,
Lo sguardo del nemico sul tuo terreno,
I nostri sorrisi al tuo seno
Alla tua volontà senza fondo.

Canteremo con i nostri pugni
Con la bandiera tricolore della giustizia,
Amore umanitario per la pace
Con la santa benedizione del volto di un bambino,
Stiamo andando a prevalere grazie alla cultura
Stiamo andando a prevalere alla nostra cultura
Stiamo andando a prevalere perché siamo armeni.

05 febbraio 2018

Bari si ribella al dittatore



Anche la città di Bari si è ribellata contro l’odierna visita del Sultanetto turco Erdogan avvenuta in Italia. Erdogan che presto sarà rieletto alla presidenza della Repubblica Turca senza ballottaggio - ne siamo certi - è in visita oggi da Papa Francesco e dalle istituzioni della Repubblica Italiana, nell'innesimo tentativo di sabotare le istituzioni della nostra repubblica. 
     I nostri politici uscenti sono infatti assai simpatici ad sultanetto in particolare i Giovani Turchi del Partito Democratico, che temiamo siano da tempo finiti sul suo libro paga. La storia dei "Giovani turchi" in Italia perdura da diversi decenni. 
La denominazione collettiva di Giovani turchi fu coniata dalla giornalista Egle Monti per descrivere quel movimento di giovani politici sardi che, il 19 marzo 1956, compirono un exploit vincendo inaspettatamente le elezioni per il direttivo provinciale sassarese della Democrazia Cristiana
Il nome era un riferimento al movimento giovanile dei Giovani Turchi che portò istanze radicali di cambiamento e rinnovamento nell'Impero ottomano a inizio Novecento.
I principali esponenti di questo movimento capeggiato da Francesco Cossiga, furono Antonio Giagu De Martini, Pietro Soddu, Paolo Dettori, Michele Corda, Pietro Pala, Angelo Solinas, Sebastiano Cabizza, Piero Are, Mario Dedola e Giuseppe Pisanu; diverranno tutti politici di primo piano a livello regionale e nazionale.
La stessa espressione è stata utilizzata in un blog per indicare una delle correnti del Partito Democratico, Rifare l'Italia, che nel 2013 ha portato nel Parlamento un gruppo di giovani deputati dello stesso partito i quali intendevano operare un radicale contribuito nel rinnovamento della rappresentanza parlamentare.


Tutte immagini che potete vedere qui sotto sono state realizzate da Cosma Cafueri, direttore culturale del Centro Studi Hrand Nazariantz, il quale ha partecipato al corteo. In evidenza le bandiere del movimento curdo.
Il Santo Padre, Papa Francesco, oggi ha accolto l’ignominioso signorotto uccisore e uomo di soprusi che tiene in scacco l’Europa e il mondo.




04 febbraio 2018

Iluzie e l’illusoria riconquista della speranza


recensione di Anita Malagrinò Mustica

Ricordi? Tempo fa, 
Quando con te non avevi molto, 
ma la tua mente era ricca 
e ti teneva compagnia 
raccontandoti le sue fiabe d’argento. 
All’ora tu eri felice con poco, 
e di chimere cospargevi il tuo corpo 
per sentire meno la tua debolezza. 
Che fine ha fatto il ragazzo di un tempo? 

Lorena Liberatore, Iluzie, ATTO I, Scena Quinta 


 Lorena Liberatore, artista intraprendente, versatile e curiosa, da anni, si dedica allo studio dell’arte drammatica, alla composizione di testi capaci di trasmettere l’evanescente e impercettibile bellezza dell’arte prossemica. 

 Lorena (la cui ultima opera è uscita appena pochi giorni fa per i tipi della cassanese “Messaggi Edizioni”, con il titolo ControCorrente. Tra storia e stile – Spettacolo teatrale liberamente ispirato alla vita di Coco Chanel), dopo la pubblicazione di un saggio su Carmelo Bene (Il Salento metafisico di Carmelo Bene, vincitore della XXIX edizione del Premio Internazionale di Letteratura e Poesia “Nuove Lettere” 2013, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Napoli) e di un volume di poesie e soliloqui per il teatro (Deliria), entrambi editi da FaLvision, dona al suo affezionato pubblico un’opera teatrale di singolare originalità e profondità.

 ILUZIE è un testo teatrale dal sapore fantasy e musicale, un testo sperimentale che gioca con la comicità e i generi letterari, il tutto mescolato ad atmosfere musicali rock e cinema. 

 Attraverso gli occhi del protagonista di questa tragicommedia, Iluzie, il lettore è totalmente inglobato in una realtà surreale, in cui si manifesta l’eccelso eclettismo dell’autrice. Un’accusata e minuziosa analisi della società contemporanea, in cui rientrano svariate tematiche e che, inevitabilmente, conduce ad una riflessione disincantata e realista. Una tragicommedia tutta umana, uno straordinario testo capace di far confluire, tra le poche pagine, tutta la malinconia di un Io costretto a misurarsi con la contingenza di un futuro vago e indefinito, usando termini leopardiani, e quasi asetticamente impercettibile. 

 Iluzie appare totalmente attanagliato, intrappolato in una gabbia di insoddisfazioni, rimorsi e frustrazioni. È tormentato da un passato sconfitto da un eccessivo materialismo, che ha relegato i suoi sogni, costringendoli a soccombere, ad annegare nel mare oscuro dell’oblio. 

 L’arte, l’amore per la bellezza soppiantati dalla crudeltà del rigoroso e incontestabile pragmatismo, da una logica monopolizzata dall’utilitarismo economico e priva di valori autentici, di cui Iluzie sente un bisogno vitale. 

 Osservando i fuochi fatui delle sue ambizioni, desideroso di riscoprire il contenuto ermetico del suo cuore, Iluzie intraprende una sorta di viaggio dantesco, per recuperare i suoi sogni, incatenati dall’onirica rassegnazione della sua involontaria inettitudine. 

 Lotta, lotta con tutte le sue forze per fuggire da una specie di angoscia kierkegaardiana e esamina profondamente i labili stadi della sua esistenza, analizzando, in chiave psicologica, le sue paure passate e presenti, sottoponendosi ad una specie di processo kafkiano. 

 Un’ambientazione surreale, personaggi sfuggenti e nebulosi, proiettati sulla linea d’ombra delle indecisioni di Iluzie. Tante le situazioni, i colpi di scena che si affastellano nel labirinto dei sentimenti e delle passioni, in un alternarsi di battute strutturate in base ad una stupefacente conoscenza della tecnica recitativa. L’intero impianto, infatti, sembra proiettarsi nella mente del lettore, arrivando persino ad esprimersi nella regressione del punto di vista dell’autrice che, quasi fiabescamente, s’impone nell’ultimo atto, andando a sostituirsi a quello del protagonista con una tecnica metamorfica che stupirà i futuri lettori. 

 Un’opera teatrale che gioca con illusioni obnubilate e palpitanti, in grado di trasfondere speranza attraverso lo straordinario titanismo del protagonista. Questa opera teatrale non va semplicemente letta, nella speranza di una futura rappresentazione, ma associata al reale disagio della nostra esistenza che, oggi come ieri, ha bisogno di rimanere saldamente ancorata ai sogni più autentici, in modo tale che sia resa possibile una fuga dall’atroce solitudine e da un sistema nichilista e irrilevante, malato di caducità e esiguità.


03 febbraio 2018

Considerazioni sulla Visita in Italia di Erdogan

di Cosma Cafueri, direttore attività culturali del Centro Studi 'Hrand Nazariantz' di Bari pone alcune considerazioni sulla visita del Erdopgan del 4-5 febbraio 2018.

#edogannotwelcome           RADIO_3_MONDO_/05_02_2018


Domani, 4 febbraio 2018, il dittatorial-islamista presidente della Turchia, Recep Taiyp Erdopgan sbarcherà in Italia. Formalmente verrà per ricambiare la visita di Papa Francesco del 2014, poi incontrerà quasi sicuramente Gentiloni e forse il Presidente Mattarella.
Il nostro governo, preso soprattutto da prospettive elettorali, non ha battuto ciglio sul proditorio attacco militare ai Curdi di Afrin, che ha già provocato molte vitti me civili (tra cui anche una famiglia armena discendente dagli scampati al genocidio del 1915...), "dimenticandosi" il favore fattoci da questi ultimi di combattere con successo l'ISIS, finanziato e sostenuto abbondantemente dalla Turchia di Erdogan.

Non sappiamo se domani Gentiloni e Mattarella stringeranno la mano al responsabile di feroci atti di repressione, con l'incarcerazione di centinaia di giornalisti, di insegnanti, docenti, intellettuali, giovani, colpevoli unicamente di non approvare le sue politiche di islamizzazione e di negazione delle libertà basilari.
Sappiamo che ci sono fin troppi affari tra il nostro Paese e quello di Erdogan, soprattutto sul piano militare ma non solo (vedi www.dinamopress.it/news/erdogan-roma-italia-pronta-benedire-sultano/).
Come dire, se si fanno affari, non c'è crimine che tenga, genocidio orepressione che sia, e se così sarà, ci vergogniamo di questa Italia.
Ci auguriamo che tutti quelli che ci seguono su questa pagina mandino appropriati messaggi di sdegno alla Farnesina e al nostro Governo.

Ogni luogo è Taksim
Erdogan andrà via lunedì 5 febbraio, il giorno in cui su Radio 3, canale radiofonico Rai, alla trasmissione Radio 3 Mondo, in onda alle ore 11.00, il nostro amico turco Murat Cynar parlerà del libro appena uscito di Deniz Yucel "Ogni luogo è Taksim. Il movimento di Gezi Park e il futuro della Turchia”. 
Deniz Yucel è un giornalista turco-tedesco che si trova in carcere con l'accusa di spionaggio per il solo fatto di riferire ai giornali tedeschi di quanto avviene in Turchia, e Taksim è la piazza di Istambul dove l'opposizione civile e giovanile al sultano Erdogan e ai suoi progetti di dominio è stata ferocemente repressa.
Il nostro Centro porta il nome di Hrand Nazariantz un concittadino,  istanbulita, di Murat Cynar e di Deniz Yucel, anche lui un secolo fa privato della libertà come tanti istambuliti di oggi.
In suo nome il Centro Studi Nazariantz avrà l'onore di presentare a Bari, entro questa primavera, il libro di Murat e di Deniz. E questa sarà la nostra risposta e la nostra protesta contro Erdogan, contro l'ignavia della nostra politica e contro tutte le politiche liberticide in Turchia, in Europa e nel mondo.

02 febbraio 2018

Tratto dall’introduzione all’opera “ControCorrente, tra storia e stile”, testo teatrale liberamente ispirato alla vita di Coco Chanel


La storia legata a questo testo teatrale è semplice, e anche sfortunata. Per “storia” non mi riferisco alla “trama” ma al contesto reale che ha circondato, con tutte le sue vicende, la scrittura di questo piccolo volume e di uno spettacolo che ad oggi non ha ancora visto la luce. Infatti, nel 2014 mi fu proposto di scrivere un testo per teatro dedicato alla storica icona della moda, Coco Chanel, e curarne la regia. Una di quelle idee buttate lì senza pretesa, come i semi sparsi dal vento, o come quei progetti che talvolta si delineano in un bar, sollecitati dall’entusiasmo della gradita compagnia di qualcosa da bere e di qualche buon amico!
In origine, tutto doveva reggersi sull’alternanza e il dialogo di due personaggi, due donne, che in corso di scrittura diventarono la stessa Chanel e una studentessa (Lea), la quale avrebbe rivestito il ruolo di narratrice, o qualcosa di molto simile; ad alternare monologhi e dialoghi, sette brani che avrebbero dovuto permettere allo spettatore di immedesimarsi nelle atmosfere d’epoca. Quest’ultimi avrebbero poi occupato il palco nella viva presenza di un fisarmonicista e una cantante, accompagnando, quindi, le fasi più importanti della vita dalla nota protagonista, e in qualche modo suddividendo lo spettacolo in segmenti di interiorità e temporali.
Ho voluto descrivere Coco Chanel non come semplice stilista – di grande intelligenza e intraprendenza, e che ha anticipato le epoche rivoluzionando una moda ormai stantia -, o non solo, ma soprattutto come donna, e con tutto il bagaglio esperienziale che ha portato con sé con indubbio stile. Insomma: la straordinaria vita di una donna fuori dagli schemi. Inoltre, ho scelto di ridare alla protagonista il suo nome di nascita tanto rinnegato, Gabrielle, per annullare ogni possibile distanza e perché sul palco si muovesse, appunto, una presenza familiare in carne ed ossa, non un personaggio famoso e irraggiungibile.
Il terzo personaggio degno di nota e attivo in questa storia, nato in corso di scrittura, è totalmente frutto della fantasia: mi seduceva l’idea che, nonostante l’innato e giustificato odio di Gabrielle verso il mondo dell’orfanotrofio e la sua severità, tra quelle rigide donne votate a Dio e con le quali era cresciuta, avesse comunque trovato una figura nella quale identificare una presenza a suo modo “materna”. Certo, se questo fosse in qualche modo avvenuto, non poteva non essere suggellato da un rapporto odio/amore, forse anche al limite della nevrosi umana. Ed ecco qui Suor Claire inserviente, tuttofare, donna di casa, confidente e complice. E in una visione ribaltata e un po’ “perversa”, anche alter ego della protagonista.
A questo punto è doveroso citare la mia compagna di viaggio, e anche un po’ di sventure: Maria Campanelli. Personalità eclettica e creativa, appassionata di moda, teatro e fotografia, laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” con una tesi dal titolo “Coco Gabrielle Chanel. Chanel il mito, oltre gli stereotipi”; nel nostro spettacolo “abortito” – come direbbe Carmelo Bene – aveva curato lo stile di Gabrielle, dal trucco all’acconciatura, dal vestiario alle gestualità, rivestendone i panni come attrice protagonista. Ci eravamo conosciute in occasione di uno spettacolo a cui partecipammo in veste di “giovani attrici”: fu una delle nostre prime esperienze teatrali, dal titolo “I Fili della Memoria” e tenutasi nel 2005 presso il castello di Gioia del Colle, a conclusione di un laboratorio teatrale dell’Ateneo barese.
In questo nostro progetto, Maria sul palco era una degna Coco/Gabrielle, di questo ne è testimone un book fotografico a tema ideato e curato dalla stessa Maria e realizzato da Pietro Defrenza. Tali immagini sarebbero servite per la locandina e la scenografia, all’occorrenza proiettate sul fondo scena.
La rappresentazione avrebbe dovuto tenersi a fine 2016, ma la fortuna non fu dalla nostra parte. Infatti, pochi mesi prima che vedesse la luce questo lavoro, fummo costrette ad annullare tutto, a rinunciarvi per problemi personali di alcune di noi, problemi che non permettevano altra scelta.
Non riuscimmo più a riprendere le fila di questo spettacolo, ormai alla deriva. Sembrava proprio che non fosse destino, o forse non era il momento. Per questo ci arrendemmo e rimandammo a tempi migliori.
Ci resta un testo e un lavoro fotografico che meriterebbero attenzione. […] Forse un domani questo progetto vivrà anche su palco, ma oggi è qui a portata di lettore.

Lorena Liberatore

– Tratto dall’introduzione all’opera “ControCorrente, tra storia e stile”, testo teatrale liberamente ispirato alla vita di Coco Chanel –






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