è un'Associazione Culturale. Ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico.

30 marzo 2012

Hrand Nazariantz e Carmelo Bene due uomini unici a confronto.

Carlo Coppola durante l'intervista
di Leonardo Palmisano marzo 2012

Carlo Coppola parla di Carmelo Bene e Hrand Nazariantz in un singolare confronto e dialogo ideale fra genii vissuti in Terra di Puglia. 
Il Video, girato nel marzo 2012, è un'intervista di Leonardo Palmisano a Carlo Coppola, segretario del Centro Studi Hrand Nazariantz girato negli studi di Delta TV dalla sapiente regia televisiva di Michele Didone.


20 marzo 2012

Mola di Bari presentazione de "Il Salento Metafisico di Carmelo Bene"


Abbiamo presentato Il Salento Metafisico di Carmelo Bene a Mola di Bari grazie alla Casa del Popolo e al locale Presidio del Libro. Il prof. Giuseppe Bonifacino ha presentato il volume gratuitamente e offrendo la sua onnisciente preparazione, regalandoci nel vero senso del termine una splendida lezione sull'arte del Novecento, sublimando quanto è altrimenti molto difficile da dire, congetturare... e altro che ...significar per verba non se poria.

Ցայգերգ / Neve di Hrand Nazariantz



Ձըմեռ գիշեր։ Կ՛ունկընդրեմ
Վայրագ հովի մըռունչին.
Յորձանքներով թափառիկ
Ճերմակ ձիւներն կը թռչին։

Մեռելութի՜ւն ամէն տեղ,
Անհուն պատանք մը ձիւնի.
Այդ պատանքէն վաղը նոր
Պիտի գարո՜ւնը ծընի։

Հոգիիս մէջ տխրամած՝
Ձիւն կը տեղայ ցընորուն,
Այլ այդ ձիւնէն վերջ, բաբէ՜,
Ո՛չ ծաղիկ կայ, ո՛չ գարուն։



NEVE
nella traduzione di Enrico Cardile


Nevica nella notte, e il vento scuote
Gli abissi inesplorati:
o quanta bianca purità di cielo
Sulla tenebra immensa!

E' bianco [bacio] e bianca la finestra
nevica noia e morte:
giova sperar da queste bianche coltri
la bella Primavera?

Fiocca altra neve all'anima, una nova
triste senza candore,
e sul suo gelo che giammai dilegua
non spunterà alcun fiore.

18 marzo 2012

presentazione de "Il Salento Metafisico di Carmelo Bene" a Roma


"A Piena Voce"
Casa dei Teatri - Villa Doria Pamphilj
domenica 18 marzo 2012


Roma A dieci anni dalla scomparsa di una delle voci più significative della scena del Novecento, un omaggio a Carmelo Bene proposto attraverso quattro momenti: un incontro con critici e testimoni dell'opera beniana, uno spazio dedicato ad autori e poeti dei nostri giorni caratterizzati dalla struttura performativa del testo poetico e infine l'attore Cosimo Cinieri che interpreta Il mal de' fiori e un video dedicato alla poesia di Giacomo Leopardi interpretata dallo stesso Bene.


Presentazione del libro Il Salento metafisico di Carmelo Bene di Lorena Liberatore, con il curatore Carlo Coppola e l’editore Luciano Pegorari, e incontro sull’eredità artistica di Carmelo Bene con Manuela Kustermann, Roberto Latini e Antonella Ottai.

17 marzo 2012

Լացող աչքերդ Occhi Piangenti di Hrand Nazariantz

Lena Nazaryan moglie di Hrand Nazariantz

Ես կը սիրեմ աչքերդ աղւոր,Երբոր անոնց մէջ թաքթաքուր

Արցունքներ կան ջինջ, սըգաւոր,
Ա՜հ, միշտ լալով ինծի՛ եկուր։

Թարթիչներուդ շուքին տակէն
Փոքր արցունքներ աներեւոյթ
Բիբիդ լոյսը կը պրիսմակեն.
Զիս կը սպաննե՜ն աչքերդ կապոյտ։

Ա՜հ, այս ոսին սիրտիս վըրայ
Ուղղէ՛ քուկին աչքերդ աղւոր,
Ուր արցունքին ցօղը կ՛իջնայ
Մըխիթարիչ ու սգաւոր…



16 marzo 2012

16 marzo 1978 - 2012. Da via Fani a Carmelo Bene dieci anni di storia


da http://www.lsdmagazine.com/16-marzo-da-via-fani-a-carmelo-bene/10141/

17 MARZO 2012 NESSUN COMMENTO Stampa questo articolo STAMPA QUESTO ARTICOLO
Carmelo BeneSono passati 10 anni dalla scomparsa di Carmelo Bene, irriverente, irriverito, riveritissimo genio del secondo Novecento italiano. Il 16 marzo del 2002 "scompariva" nella sua casa di via Aventina a Roma e quasi subito al suo capezzale correvano importanti esponenti della cultura italiana e internazionale. Fuori dall’abitazione un gruppo di giovani lo acclamavano con cartelli “Carmelo dicci che non è vero!”. La cronaca di quello che accadeva nella casa, gli incontri e gli scontri fra parenti e amici la diedero allora i giornali scandalistici.
Con la sua impronta indelebile Bene ha pervaso di sé il cinema, il teatro, la speculazione filosofica, l’arte in generale e infine la grande opinione pubblica, anche quella totalmente incolta, quella che non va a teatro, che non si occupa di ermeneutica, che non percorre le vie dell’arte per nessuna ragione, neppure per caso. Maurizio Costanzo lo proclamava un classico, gli dedicava puntate monografiche che hanno fatto la storia della televisione. Il pubblico ne faceva, così in vita un santo laico e contemporaneamente un demone della comunicazione. Bene diventò, in quei primi anni Novanta del passato secolo, la comunicazione dell’incomunicabile perché, come ebbe a scrivere, “Frequentare i più dotati non vuol dire accostarsi all’assoluto comunque”.
Per ogni cosa che toccò, per ogni disciplina che frequentò è stato un discrimine imprescindibile, lo shifting point, ovvero quel punto di svolta in cui costanza e incostanza si scontrano con un rigore talvolta maniacale e talvolta ossessivo eppure capace di sorprese e improvvisi capovolgimenti di rotta.
La parte migliore di sé era l’orecchio, non già la voce, come generalmente si penserebbe. Il suo orecchio era quello che mancava alla società e che gli permetteva una ricerca pura che non inseguisse i gusti, le mode, i manierismi. Si imbatté, è vero, in molti fenomeni culturali come le Cantine Romane, e quindi nelle estroflessioni di Perla Peragallo e Leo De Berardinis. Ma durò poco! Un battito d’ali nella grande esperienza della Polifonia beniana. 
Come avrebbe potuto essere l’incarnazione stessa della Phonè senza il suo orecchio? Con quello fin da bambino aveva approcciato le strade del suo Salento fisico e meta-fisico. Sin da quando usciva da scuola trascinato dalla sorellina che portava per mano quel bambino dalla salute cagionevole, come “la muscia” fa con “lu scarpune”, ossia come fa una gattina che cammina trascinando dietro di sé un pesante scarpone per un laccio. Era quella la sua immagine più intima in cui lui ascoltava e tendeva l’orecchio al mondo, indebitamente pigro all’apparenza, svogliato, immobile, quasi Inebetito dalla Santità Salentina.
Il 16 marzo, da dieci anni a questa parte, per la Puglia e per la storia d’Italia si ricordano due scomparse. infatti, nel medesimo giorno in cui a via Aventina moriva Carmelo Bene, in un’altra strada di Roma a circa 9 chilometri dalla prima 24 anni prima veniva rapito Aldo Moro e trucidata barbaramente la sua scorta.
La strada era via Mario Fani gli uomini della scorta erano la guardia di pubblica sicurezza Raffaele Iozzino, per il maresciallo dei Carabinieri Oreste Leonardi, l’appuntato dei Carabinieri Domenico Ricci, per la guardia di pubblica sicurezza Giulio Rivera e per il vice-brigadiere Francesco Zizzi. Anche in questo caso la strage di via Fani rappresenta uno shifting point. Da quel 16 marzo 1978 nulla è stato più simile a nulla. Lo Stato, come hanno accertato i processi penali, si è sporcato le mani con il suo stesso sangue, o meglio settori deviati dello stato hanno occultato, se non favorito e appoggiato quella strage, i suoi mandanti, i suoi esecutori materiali. Carmelo Bene e Aldo Moro sono stati, quindi, un discrimine. La Storia li ha guardati, sorvegliati, onorati, disprezzati al momento non è in grado di giudicarne la portata intellettuale, umana e sapienziale, fino in fondo.
Santi che videro la Madonna? Hai posteri l’ardua sentenza!

Turchia: Giornalisti dentro, criminali fuori [di Murat Cinar]


da http://www.glob011.com/mondi/item/474-turchia-giornalisti-dentro-criminali-fuori.


In Turchia, in questo momento, sono più di cento i giornalisti detenuti. Nel frattempo, invece, è caduto in prescrizione il processo che cercava da anni i responsabili del Massacro di Sivas.


Dopo 375 giorni di prigionìa, Ahmet Şık, Nedim Şener, Sait Çakır e Coşkun Musluk sono stati rilasciati il 12 Marzo 2012, anniversario dell'ultimo colpo di stato, avvenuto nel 1980. Tranne Musluk(ricercatore universitario) tutti sono giornalisti e lavorano per il sito web di informazione indipendente Oda Tv e sono stati trattenuti in carcere da prima dell'inizio del processo perché ritenuti individui pericolosi per la società.

Le prove addotte per dimostrare la sussistenza di reato erano costituite principalmente dal libro che avevano abbozzato a sei mani, pubblicato successivamente: "L'esercito dell'Imam". Il testo è una ricerca approfondita sul partito al Governo, l'AKP, corredata da una serie di interviste, che mira a fare luce sul passato oscuro del movimento ed in particolare sul suo legame con Fettullah Gulen, ex imam e storico leader spirituale del movimento fondamentalista religioso turco, in esilio negli USA da tempo. "L'esercito dell'Imam" parla di come, prima che Gulen migrasse negli Stati Uniti, in Turchia siano state intentate diverse cause contro di lui, per via delle sue attività politiche e religiose, che si supponeva avessero in realtà lo scopo di aiutarlo ad infiltrarsi in modo illegale tra le forze dell'ordine, nel sistema giuridico e nel sistema dell'istruzione pubblica e privata. Le accuse sono tutte attualmente cadute in prescrizione o, talvolta, ritenute insussistenti. Ahmet Şık sosteneva che, in Turchia, chi avesse toccato Gulen, avrebbe preso fuoco, cioè sarebbe stato preso di mira.Una seconda prova addotta per incastrare i giornalisti si basava su intercettazioni (centinaia di pagine) presentate durante il processo. Un'approfondita ricerca dimostra che le intercettazioni presentate come prove di attività illegali sono per lo più telefonate ordinarie o inerenti l'attività lavorativa dei tre uomini.Terza prova impugnata sono documentazioni che paiono svelare segreti di stato, reperite negli hard disk dei loro computer, da parte della polizia informatica. Eppure, grazie alle relazioni di tre Università statali turche e ad un istituto di ricerca informatica americana, durante il processo, la difesa è riuscita a dimostrare che tutto questo materiale è stato memorizzato nei computer degli imputati dopo che essi sono stati tradotti in carcere.

La farsa del processo noto come "di Oda Tv" è ormai finita, ma la paura di parlare, in Turchia, è già dilagata. Chi esprime idee contro il Governo, il partito di maggioranza o magari Fettullah Gulen, "prende fuoco" e rischia grosso. Il giornalismo che fa informazione (vista come opposizione), prima di tutto.Qualche giorno fa, Özlem Ağuş, giornalista che ha riportato le condizioni tremende del Carcere Pozanti, episodi come tortura e violenza sessuale ai danni dei detenuti, è stata arrestata con l'accusa di propaganda a favore di un'organizzazione terroristica. Va specificato che le condizioni al Pozanti erano state precedentemente documentate anche da alcuni Parlamentari, soprattutto dei partiti all'opposizione CHP e BDP, presso la Commissione dei Diritti Umani del Parlamento Nazionale della Turchia. Duecentouno minorenni detenuti, la maggior parte con l'accusa di attività politica illegale sono stati spostati, in seguito, in altri carceri ed il Ministero della Giustizia ha intentato delle cause contro i direttori e le guardie del Pozanti. Ciononostante Özlem Ağuş si trova tuttora in carcere. Il 6 Marzo scorso, in diverse città della Turchia, sono state arrestate 36 persone appartenenti agli organi di stampa dell'opposizione o membri/dirigenti del BDP (Partito della Pace e della Democrazia).

Oggi, nelle carceri turche, sono detenuti più di 100 giornalisti colpevoli di aver espresso critiche o pareri contrari a quelli del Governo. Alcuni cercano ancora di far sentire la propria voce e manifestare la propria opposizione attraverso semplici articoli politici o approfondimenti. Spesso il "bavaglio" frena la cosiddetta "stampa curda", ma non soltanto. Per "stampa curda" si intendono giornali, riviste o agenzie che pubblicano notizie in lingua curda, in rispetto dei diritti civili dei cittadini turchi di origine curda. Tra questi i quotidiani Azadiya Welat e Atilim, l'agenzia stampa DIHA, il canale televisivo Gün TV, il giornale Özgür Gündem, le riviste Bilim ve Gelecek, Tavir e Yuruyus , solo per citarne alcuni. La maggior parte ovviamente non viene ufficialmente accusata per la semplice attività giornalistica, ma tirando in ballo fittizie attività terroristiche, improbabili accuse di propaganda a favore di organizzazioni terroristiche, saccheggi, stupri oppure omicidi. Il Ministro delle Relazioni con l'Unione Europea Egemen Baris, il 1 Marzo, durante il programma HardTalk della BBC, afermò che in Turchia nessun lavoratore dell'informazione venisse detenuto a causa delle proprie idee e dei proprio servizi giornalistici, bensì esclusivamente per altri reati come quelli precedentemente elencati. Il giorno seguente, un Parlamentare del CHP, partito all'opposizione, Umut Oran, inoltrò al Ministro della Giustizia una richiesta ufficiale con lo scopo di chiedere ufficialmente quali dei giornalisti in carcere fossero stati accusati di questi reati. Fino ad oggi il Ministro non ha diramato nessun comunicato ufficiale e pubblico a proposito. La stessa richiesta era stata inoltrata anche il 1° Febbraio 2012 da parte della Parlamentare Melda Onur (sempre del CHP) a seguito di un'intervista del Primo Ministro Erdogan rilasciata al giornale Zaman (di ispirazione fondamentalista religiosa, ritenuto ufficiosamente l'organo di stampa dell'AKP): in quella intervista, il Primo Ministro asserì: "Detenzione di armi o esplosivi, falsificazione di documenti, violenza sessuale, tentativo di colpo di stato... Ecco per quali motivi vengono processate le persone che vengono chiamate giornalisti". Anche questa richiesta non è stata ancora soddisfatta da parte del Ministro della Giustizia. Mentre i processi contro i giornalisti continuano, anche la durata del periodo di detenzione si dilata. Alcuni giornalisti sono in carcere da più di 5 anni ed aspettano ancora la conclusione del processo. Tra gli oltre cento giornalisti detenuti si annoverano dirigenti o direttori di alcune testate o addirittura l'intero gruppo redazionale di alcuni quotidiani o riviste che, ovviamente, almeno momentaneamente, non fanno più informazione. Oltre ai giornalisti sono detenuti 34 distributori.Da quanto emerge da una ricerca della rete di informazione indipendente BiaNet, 94 di questi 134 detenuti, sono curdi.

Mentre le carceri si popolano di persone all'opposizione, avviene lo spopolamento inverso. Il 13 Marzo La Corte Penale Numero 11 di Ankara ha annunciato la caduta in prescrizione del processo sul Massacro di Sivas perché gli accusati, latitanti da più di 10 anni, non sono mai stati rintracciati e non sono mai, quindi, comparsi in giudizio. Un caso pubblico di una certa entità cade, così, automaticamente, in prescrizione. Tuttavia lo Stato avrebbe avuto la possibilità di salvare il processo, se solo avesse deciso di trasformare l'accusa in "crimine contro l'umanità", senza, per altro, distorcere la semplice realtà. Infatti gli accusati si sono resi colpevoli di aver appiccato un incendio al centro della città di Sivas (nel cuore dell'Anatolia) in un albergo, causando la morte di 19 persone che si trovavano in città per il Festival Pir Sultan Abdal, il 2 Luglio 1993. Erano giornalisti, scrittori, politici, poeti, fotografi, ricercatori, attori, fumettisti ed attivisti, 19 persone arse vive mentre una folla era riunita in piazza a scandire slogan con il sostegno di alcuni amministratori locali. All'inizio furono arrestate 190 persone, poco dopo 60 di queste furono rilasciate. Nel 1994, furono rilasciati altri 37 accusati. Nel 2000 gli accusati erano soltanto 33, 8 di questi riuscirono ad evadere e sono tuttora latitanti. Due degli otto latitanti sono ormai morti. Gli altri sempre irreperibili. La Corte Penale Numero 11 di Ankara ha detto che les jeux sont fait e non si può più continuare con il processo.La parte più scioccante della questione riguarda gli avvocati dei detenuti, tutti personaggi pubblici, come l'ex Ministro della Giustizia Sevket Kazan del Partito Refah (che ha dato vita all'AKP) e parecchi avvocati che prima erano iscritti al Partito Saadet poi all'AKP. Alcuni di essi ricoprono posizioni amministrative.

La reazione del Governo? Prima abbiamo visto quella per i giornalisti in carcere. E in merito a coloro che sono ancora latitanti ed hanno commesso un reato così grave come bruciare delle persone vive? Il giorno dopo la decisione del tribunale, il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan disse: "Spero che questa decisione faccia bene al nostro popolo: da anni sono recluse delle persone in carcere."

I giornalisti reclusi sono detenuti a causa del proprio lavoro con accuse false o costruite e meritano la pena; quelli che hanno bruciato civili in piazza sono fuori, senza catene e va bene così. In fondo si tratta di un Paese il cui Primo Ministro ha chiesto il risarcimento dei danni morali a fumettisti che l'hanno ritratto somigliante ad un gatto. Il mio micio Sansone si è chiuso in silenzio stampa, molto risentito.



13 marzo 2012

Il Salento Metafisico di Carmelo Bene [di Francesca R. Recchia Luciani]


dal sito http://www.santippe.it/salento-metafisico/

Il SALENTO METAFISICO DI CARMELO BENE, saggio di Lorena Liberatore (edito da F.A.L. Vision), scopre sin dal titolo le proprie carte: la sua posta in gioco è la peculiare relazione beniana tra radicamento e sradicamento, tra l’avere i piedi ben piantati nella terra-madre e allo stesso tempo le ali spiegate e pronte per prendere il volo, proprio come accade ad uno degli alter ego di Bene, San Giuseppe Desa da Copertino, il santo volante, l’autore di “voli pindarici, ed estatici”, come li definisce Carlo Coppola nella sua densa introduzione al volume.
Il ritratto è quello di un Bene che resta caparbiamente ancorato alla sua origine, alle sue radici, col riferimento costante a quel luogo/non-luogo dal quale ci si è allontanati e al quale si torna continuamente, sino alla fine, luogo dell’inizio e agognato luogo della fine.
L’immagine che consegna al lettore Lorena Liberatore è quella di un artista eclettico e geniale di cui si attraversa con passione l’esistenza e l’opera, pur nella consapevolezza che quella incarnata da Carmelo Bene è un’eccedenza, il suo agire attoriale e autoriale un eccesso che non si lascia catturare da schemi e griglie categoriali, un unicum il suo lavoro e la sua personalità che sfuggono e rifuggono alle classificazioni perché tutte le oltrepassano. Eppure questo saggio riesce ad afferrare a sprazzi un Bene “vero”, nella sua inespugnabile complessità. A partire proprio dal complicato rapporto con le sue origini, con le radici, col quel Sud metafisico che condivide la sua antropologia essenziale col Sud magico di Ernesto De Martino, rivelandosi però in un ribaltamento di prospettiva: infatti, l’esser-ci (il Dasein heideggeriano) che vi si manifesta, per il primo, lo fa attraverso l’assenza, per il secondo, attraverso la presenza, in un caso ricostruendo il paese come paesaggio familiare, nell’altro denunciando il rischio dello spaesamento. E in entrambi si affaccia già il rituale, tanto magico quanto teatrale, della ripetizione, quel ritmo che Deleuze riconosce nel volume dialogicoSovrapposizioni come il tratto caratteristico del lavoro teatrale di Bene, che dalla riproduzione creativa del testo e del gesto fa emergere la differenza.
In quella ritmica altalenante tra questi due poli in cui la ripetizione s’impone come “il riproporsi di una variazione” che conserva e salvaguarda la singolarità, l’atto ripetitivo si palesa come autentica trasgressione. La ripetizione, nietzscheanamente intesa da Deleuze come “eterno ritorno dell’uguale”, è tuttavia sempre – sottolinea Lorena Liberatore nel suo approfondimento su Bene e la filosofia – un ripetersi e rinnovarsi, come già vecchio e tuttavia nuovo, come già visto e però inedito, come persistenza e insieme cambiamento. È nello iato tra questi opposti, nell’intervallo tra l’uno e l’altro che si dà la differenza, valore aggiunto alla rappresentazione, invenzione nella ripetitività, fatto creativo nella riproduzione infedele. In tal senso, per esempio, il rapporto con i classici, l’assidua frequentazione delle letterature, è mediato dal paradigma dellasottrazione o dell’amputazione, riduzione fenomenologica del testo e dei personaggi per giungere a quel residuo di coscienza pura che è l’azione teatrale.
Il teatro di Carmelo Bene giunge così al grado di fusione artistica, allo stadio del calor bianco creativo nel suo non essere, come scrive Deleuze, “anti-teatro”, ma piuttosto  – diremo – meta-teatro, un teatro metafisico che nella sua ricerca dell’essenza si fa teatro ontologico o ontologia teatrale, anche grazie al “depensamento”: tecnica impura che consente di annullare la “coscienza ragionativa” al fine di compiere un’altra riduzione fenomenologica per giungere ancora alla coscienza pura, a una sorta di Lebenswelt teatrale/teatrante.
Così, sottolinea Lorena, anche la distinzione proposta da Derrida tralogocentrismo fonocentrismo viene tradotta da Carmelo Bene in una prassi originale e attenta alla voce come logos parlante, vivente e presente, proprio in contrasto con la dimensione cadaverica della scrittura, rilevata proprio da Derrida, che coagula nel testo un pensiero ormai estinto, già in stato di putrefazione proprio perché bloccato nel suo sviluppo, nella sua dinamica evolutiva che s’incarna solo nella phoné. E d’altra parta la voce per Carmelo Bene fu strumento straordinario di creazione artistica, luogo di sperimentazione del superamento della relazione non univoca tra il vocalico e il semantico, tra l’emissione sonora delle parole e il significato attribuito loro.
Da ultimo Lorena Liberatore s’interroga su un tema alquanto scabroso: la relazione beniana col sacro, senza ovviamente arrischiarsi a rispondere in via definitiva agli interrogativi che essa pone. Di certo, possiamo dire, quello di Bene è stato uno dei rarissimi tentativi di elaborare una autentica visione artistica del mondo sub specie aeternitatis. 

11 marzo 2012

Tra economie e cuore: ore decisive per il teatro Petruzzelli di Carlo Fuortes [di Carlo Coppola]


http://www.lsdmagazine.com/tra-economie-e-cuore-unora-decisiva-per-il-petruzzelli-di-bari/10086/



Gli 8 milioni e mezzo di euro di ammanco nelle casse della Fondazione Petruzzelli sono una situazione debitoria che genera grande preoccupazione ma che presa in tempo sembra recuperabile.
E’ questo il dato che emerge dalla prima importante conferenza stampa tenuta dal prof. Carlo Fuortes chiamato dal ministro Ornaghi quale commissario della Fondazione barese. In un’epoca di commissariamenti e amministrazione tecnocratica della cosa pubblica, Fuortes potrebbe essere, per il politeama Petruzzelli, l’uomo dell’ordine. Illustra per più di mezz’ora l’incresciosa situazione economica commentando, grafici, dati e tabelle, richiamando il modello dell’Auditorium Parco della Musica di Roma come modello di sano sviluppo culturale ed economico.
In quel caso i dati economici e la qualità artistica prodotta gli danno ragione ininterrottamente dal 2003 e le soluzioni da lui approntate vengono studiate nella università italiane e straniere come innovative e funzionali alle necessità della gestione e organizzazione dello spettacolo dal vivo. La prammatica di Fuortes per chi volesse saperne di più è contenuta in un volume dal titolo Capitale di Cultura edito da Donzelli nel 2008. L’interrogativo maggiore è se la grande stagione dell’economia culturale romana, di cui furono motore Gianni Borgna e il neocommissario barese, potrà però essere applicata alle infinite variabili della terra di Puglia e più in generale ai climi burlesco-arraffoni del nostro Mezzogiorno. I dati fattuali che emergono sono in definitiva pochi e suonano come slogan o punti programmatici: 1) occorre assicurare la stagione lirico sinfonica così come presentata affinché non si danneggi ulteriormente l’immagine del teatro e della fondazione Petruzzelli garantendo quindi gli abbonamenti; 2) occorre tagliare gli sprechi tornando ad assunzioni concorsuali per elevando la qualità nel rispetto delle regole imposte per legge; 3) occorre che tutti i membri della fondazione la ricapitalizzino almeno “in conto capitale” impegnandosi quindi a versare nelle casse della fondazione circa 6 milioni di euro.

Petruzzelli

Che si sia alla ricerca di un maggiore rigore, anche per far fronte alla austerità dei prossimi tempi, lo dimostrano anche gli interventi dapprima ordinati dei giornalisti baresi che tornano a premettere nome e testata prima delle loro domande, come non si vedeva da tempo in conferenza stampa. Dopo pochi minuti si torna però ad un tono qualunquistico e colloquiale abusando dello spazio e del tempo di parola. Il capo dell’ufficio stampa Monica Sbisà è costretta a redarguire alcune colleghe giornaliste, tra la meraviglia e lo sconcerto dello stesso Fuortes.
Proprio mentre il commissario iniziava a far cenno ai suoi futuri incontri con i sindacati, dal teatro si alzava il Va Pensiero, in quella che sembrava una delle più calde interpretazioni offerte dall’Orchestra e dal Coro del Teatro Petruzzelli. I professori dell’Orchestra, che come tutte le maestraenze tecniche e artistiche sono, infatti, in stato di agitazione e durante tutta la conferenza stampa hanno offerto una breve antologia di alcuni brani fondamentali della storia della musica, che possono assurgere a metafora dello spirito della lotta sindacale quali un coro dall’Atto Quarto della Carmen di Bizet, An die Freude di Ludwig van Beethoven.
Al termine della conferenza stampa ci viene consentito di entrare in platea, dove i lavoratori del Teatro sono in assemblea permanente e indossano una maglia rossa con scritta bianca “io Petruzzelli“, che promette di diventare un gadget ricercatissimo al termine dell’agitazione sindacale.
Un sindacalista arringa e incitata alla “lotta di classe” con parole antiche, memori del linguaggio della lotta in fabbrica negli anni 70. Alcuni orchestrali dalla ribalta mostrano i manifesti realizzati su ritratti del violoncellista e straordinario fotografo d’arte Misael Lacasta, anche questi recano una scritta, “prerogative sindacali presidiare i diritti dei lavoratori dello spettacolo”.
I ritratti realizzati dal maestro Lacasta sono in realtà dei nudi di pregevolissima fattura in cui ciascun orchestrale è coperto solo dal proprio strumento.
Si potrebbe a lungo discutere di ciascuna di queste opere, del loro entrinseco valore tecnico ed artistico, ma alla fine la musica prende il sopravvento. Il primo violino Paçalin Zef Pavaci - a cui più volte abbiamo suggerito di prendere in mano la bacchetta non lasciando, però, il suo sapientissimo archetto - dà brevi indicazioni all’orchestra per una commuovente esecuzione dell’Inno alla Gioia e dalla Carmen.

* La prima immagine fotografica che correda questo articolo è realizzata dal M° Misael Lacasta, la seconda è di Carlo Cofano.

05 marzo 2012

Harout Pamboukjian - Qo Sev Achere (Your Dark Eyes)


Qo sev acherov indz aynpes es gerel
With your black eyes, how you have enslaved me
U vagh jpitov indz kyanq es nershnche
And with your smile, you give me life
Es qez handipum em im tchanaparin
I meet you on my way
Ax im sirts er txrum u ankoch lalis
Oh my heart is saddened and cries endlessly

Ev indz thvum er the du k'motenas
And it seemed to me that you would come close to me
Siro xostumnerov kyanqis huys k'tas
You would give my life hope with love's promises
Bayc du ancnum es u et el ches nayum
But you pass and dont even look back
Sirts alekocvats tsov es dardznum
You turn my heart into a stormy ocean

Bayc du ancnum es u et el ches nayum
But you pass and dont even look back
Sirts alekocvats tsov es dardznum
You turn my heart into a stormy ocean

Arden ancel en ayn orery paytsar
Already those bright days have passed
U nayum im tchambin ch'ka sireli
And Im looking to the road (for you) and lover isnt there
Tsanoth mardik tesnum en u hardznum
Familiar people look (at me) and see and ask
Ardyoq ays xent tghan umn e voronum
I wonder who this crazy guy is looking for?

Ev indz tvum er the du k'motenas
And it seemed to me that you would come close to me
Siro xostumnerov kyanqis huys k'tas
You would give my life hope with love's promises
Bayc du ancnum es u et el ches nayum
But you pass and dont even look back
Sirts alekocvats tsov es dardznum
You turn my heart into a stormy ocean

Bayc du ancnum es u et el ches nayum
But you pass and don’t even look back
Sirts alekocvats tsov es dardznum 
You turn my heart into a stormy ocean

Diventa operativo il Centro Armeno-Italiano per il restauro, lo sviluppo, la gestione e la conservazione del patrimonio culturale

La Galleria Nazionale d'Arte in Piazza Repubblica  Una solenne cerimonia di apertura operativa del centro regionale armeno-italia...

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