"Nor Surhandak" è il blog del Centro Studi "Hrand Nazariantz". Questa Associazione Culturale ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico e nei suoi rapporti internazionali e con l'Italia in particolare.

24 giugno 2011

da "Impossibile Sera" un frammento di Hrand Nazariantz





ritroviamo e pubblichiamo un frammento poetico di Hrand Nazariantz


Գերեզմանի մը քարին պէս ծանր ու
թաց,
Զարնըւելով մեր ուսերուն
յոգնաբեռ,
Իրիկունը կթաւալէր յամրընթաց...


 (da «Անկարելի սերե»)

20 giugno 2011

Palomma 'e notte (di S.Di Giacomo, Buongiovanni)


Tiene mente 'sta palomma,
comme gira, comm'avota,
comme torna n'ata vota
sta ceròggena a tentá!
Palummè' chist'è nu lume,
nun è rosa o giesummino...
e tu, a forza, ccá vicino
te vuó' mettere a vulá!...

Vatténn''a lloco!
Vatténne, pazzarella!
va', palummella e torna,
e torna a st'aria
accussí fresca e bella!...
'O bbi' ca i' pure
mm'abbaglio chianu chiano,
e che mm'abbrucio 'a mano
pe' te ne vulé cacciá?...

Carulí', pe' nu capriccio,
tu vuó' fá scuntento a n'ato...
e po' quanno ll'hê lassato,
tu, addu n'ato vuó' vulá...
Troppi core staje strignenno
cu sti mmane piccerelle;
ma fernisce ca sti scelle
pure tu te puó' abbruciá!

Vatténn''a lloco!
..........................

Torna, va', palomma 'e notte,
dint'a ll'ombra addó' si' nata...
torna a st'aria 'mbarzamata
ca te sape cunzulá...
Dint''o scuro e pe' me sulo
'sta cannela arde e se struje...
ma ch'ardesse a tutt'e duje,
nun 'o ppòzzo suppurtá!

Vatténn''a lloco!
...........................

17 giugno 2011

Trionfo del pensiero debole [di Carlo Coppola]


Tutto questo confronto con cose e parole
spegne i sogni e mi mette in linea
mentre mi viene da piangere
e da ridere.
Nascono i figli e i padri cedono il posto
ad altri padri.
Altri figli cessano di fare i figli
e io mi sento privo di qualsiasi forza
escludo le preoccupazioni
escludo un dito dalla tastiera
Sono mutilo,
e soffro da cani solo per il gusto di soffrire.
Sono stanco dell'inutilità del mio pensiero.

14 giugno 2011

Si dolce è’l tormento di Claudio Monterverdi


Italian.png Italian text
Si dolce è’l tormento
Ch’in seno mi sta,
Ch’io vivo contento
Per cruda beltà.
Nel ciel di bellezza
S’accreschi fierezza
Et manchi pietà:
Che sempre qual scoglio
All’onda d’orgoglio
Mia fede sarà.

La speme fallace
Rivolgam’ il piè.
Diletto ne pace
Non scendano a me.
E l’empia ch’adoro
Mi nieghi ristoro
Di buona mercè:
Tra doglia infinita,
Tra speme tradita
Vivrà la mia fè

Per foco e per gelo 
riposo non hò.
Nel porto del cielo 
riposo avrò.
Se colpo mortale 
con rigido strale
Il cor m'impiagò, 
cangiando mia sorte
Col dardo di morte 
il cor sanerò.

Se fiamma d’amore
Già mai non sentì
Quel rigido core
Ch’il cor mi rapì,
Se nega pietate
La cruda beltate
Che l’alma invaghì:
Ben fia che dolente,
Pentita e languente
Sospirimi un dì.
English.png English translation
So sweet is the torment 
that lies in my heart,
that I live happily 
because of its cruel beauty.
May beauty's fury 
grow wide in the sky
without compassion; 
for my devotion shall hold 
like a rock against 
pride's unrelenting wave.

False hope, 
keep me wandering!
let no peace 
nor pleasure befall me!
Evil woman, whom I adore, 
deny me the rest
that compassion would give; 
amidst infinite pain, 
amidst broken hopes 
shall survive my devotion.

There is no rest for me 
in the warmth or the cold.
Only in heaven 
shall I find rest.
If the deadly strike 
of an arrow injured my heart,
I shall heal still, 
and change my destiny,
death's very heart
with the same arrow.

If the frigid heart 
that stole mine 
never has felt
love's ardour;
if the cruel beauty 
that charmed my soul
denies me compassion, 
may she die one day
by me pained, 
repenting, languishing.

13 giugno 2011

frammento d'una Poesia di Cesare Pavese

                    
            Sempre vieni dal mare
            e ne hai la voce roca,
            sempre hai occhi segreti
            d'acqua viva tra i rovi,
            e fronte bassa, come
            cielo basso di nubi.
            Ogni volta rivivi
            come una cosa antica
            e selvaggia, che il cuore
            già sapeva e si serra.

01 giugno 2011

Storia degli Armeni in Puglia

un articolo di Vito Ricci con piccole correzioni a cura di Carlo Coppola

prima firma in armeno "Io Giuseppe sono testimone"in calce ad un documento del 990

Gli Armeni sono un popolo indoeuropeo che si stabilì nell’immensa regione dell’Asia sud-occidentale che si estende dall’Anatolia all’altopiano iranico. Il legame storico tra la Puglia, regione da sempre cerniera tra Oriente ed Occidente, inizia nel Medioevo (X secolo) e, precisamente, negli anni in cui Bari era la capitale dei possedimenti bizantini nel Mezzogiorno. La Bari bizantina era una società multietnica e multiculturale ante litteram, convivevano pacificamente greci e longobardi, cristiani, musulmani ed ebrei, genti d’Occidente e genti d’Oriente e tra costoro gli Armeni giunti in Puglia assieme ai bizantini.


Nel 1005 Mosese, chierico armeno, fondava la chiesa di San Giorgio, probabilmente ubicata nei pressi della Corte del Catapano, ossia nel luogo ove sorgerà la basilica di San Nicola, segnalata spesso come San Giorgio del porto e nel 1210 come San Giorgio degli Armeni. 




Il quartiere armeno di Bari si trovava proprio di fronte alla Corte del Catapano ovvero il Pretorio bizantino; è ancora oggi esistente, sebbene nelle forme romaniche, la chiesa dedicata a San Gregorio l’Illuminatore apostolo del cristianesimo in Armenia (IV secolo). 


Nel 1089 era divenuta, da chiesa pubblica, cappella privata della famiglia aristocratica armena degli Adralisto

Gli Armeni svolgevano un ruolo preminente nell’esercito bizantino ricoprendo posizioni di prestigio e di comando. Infatti tra il 1008 e il 1010 fu catapano l’armeno Giovanni della casata Curcuas (Gurgen), mentre nel 1011 l’armeno Leone Tornikos (Tornik), stratego del thema di Cafalonia, riconquistò Bari sotto le armi bizantine. D’origine armena era anche il catapano Basilio Mesardonide che nel 1011, come ricordato da un’epigrafe, ristrutturò l’area del Pretorio.

Qualche influsso dell’iconografia armena si ha in talune scene miniate nei rotoli dell’Exultet barese. Una testimonianza suggestiva ed importante, tuttavia senza riscontri oggettivi e certi, sostiene che Curcorio (Kurcorius, Gregorio), ricordato come giudice perspicacissimo, uno dei committenti nel 1087 della traslazione delle ossa di San Nicola da Mira a Bari che dal santo Taumaturgo era stato miracolato, fosse di origine armena.

La presenza armena a Bari e nei dintorni (in particolare a Ceglie nel casale di Cilaro e nel casale di Sao) è testimoniata dalla dedicazione di chiese a santi collegabili con la tradizione armena: Prisco, Procopio, Pancrazio, Mauro. 

Nei pressi della Cattedrale esisteva un nutrito numero di chiese armene forse appartenenti ad una colonia di quartiere: 
1) San Procopio, costruita dal turmarca Tubaki nel 1020, San Gregorio “de Falconibus” (forse da identificare con i resti della chiesa rinvenuta nel sottosuolo di palazzo Simi), 
2) San Bartolomeo, ancora esistente. 
3) Nell’area del Pretorio bizantino si trovava la chiesa di San Eustrazio martire, abbattuta verso la fine del XI secolo per lasciare spazio alla basilica nicolaiana. 

Secondo Nino Lavermicocca sarebbero di origine armena anche le chiese di Santa Pelagia (attuale Sant’Anna) e Sant’Onofrio

Un’ulteriore traccia armena lo si può ancora trovare in alcuni diffusi cognomi baresi: Armenise, Amoruso, ed anche - secondo Vito Maurogiovanni - Caccuri, Susca, Zaccaria, Marzapane, Tateo, Trevisani, Pascali e Oliviero.

Come si può dedurre da quanto scritto sopra, la presenza della comunità armena a Bari fu decisamente importante ed ha lasciato segni e tracce sovente dimenticati. Probabilmente anche a Taranto vi erano degli Armeni; ancora oggi esiste nel centro storico del capoluogo ionico la chiesa di Sant’Andrea degli Armeni edificata nel 1353.

Bari, parecchi secoli dopo, ha avuto un ulteriore legame storico con il popolo armeno ospitando, negli Anni venti del XX secolo, un nutrito gruppo di profughi di quella Nazione sfuggiti alle pesanti e atroci persecuzioni turche.

Gli Armeni furono ospitati nel "Villaggio Nor Arax” ove si dedicarono alla produzione di tappeti, arte nella quale eccellevano. A Bari si trovava esule, sin dalla primavera del 1913 il poeta Hrand Nazariantz (1880-1962) che si prodigò molto per i suoi connazionali. Ancora oggi nel capoluogo pugliese vi sono famiglie armene, discendenti di coloro che decisero di fermarsi nella città, che esuli li aveva accolti.


Riferimenti bibliografici


Marco Brando, Gli armeni e la Puglia. Una storia millenaria, Corriere della sera - Corriere del Mezzogiorno del 22/10/2003,
http://www.mondimedievali.net/microstorie/armeni.htm.
Nino Lavermicocca, Bari bizantina. Capitale mediterranea, Bari 2003.
Nino Lavermicocca, Le chiese di Bari vecchia, Bari 2005.
Vito Maurogiovanni, Piccola storia degli Armeni a Bari, http://www.vitomaurogiovanni.it/public/read.asp?newsID=111

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