è un'Associazione Culturale. Ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico.

27 febbraio 2014

sabato 1 marzo h.18.00 festa di Vartananz a Milano

Sabato 1 marzo h.18.00 proprio mentre noi alla Libreria Laterza di Bari parleremo della presenza Armena nel Medioevo nella nostra città, a Milano, presso la sede di
HAY DUN







CASARMENA

i nostri amici capitanati da Hayr Tovma Khachatryan festeggeranno il Vartananz. Chi è a Milano li raggiunga e se può contribuisca alla promozione e al sostegno di "Hay Dun".

Vartan era riuscito a mettere insieme un contingente importante. Circa 66.000 tra fanti e cavalieri, compresi parecchi volontari civili. La spina dorsale dell’esercito era formata dalla cavalleria leggere e da quella pesante (armata come i clibenarii), ma le cronache riportano anche un gran numero di arcieri e lancieri. Una forza in grado di reggere il campo con qualsiasi esercito occidentale, ma forse non abbastanza grande da respingere il mostruoso esercito sasanide.



Yazdegert e Mihr-Narseh avevano messo insieme un’armata capace di far impallidire quella di Serse. Elefanti da guerra con torrette per gli arcieri, cavalleria Savaran, arcieri a cavallo, fanteria pesante, addirittura un contingente unno, per non contare i 30-40.000 armeni di Vassak, pronti a combattere contro i propri fratelli. In tutto quasi 100.000 uomini (300.000 per le fonti armene).

Il 26 maggio 451 i due schieramenti erano divisi dal fiume Tghmout. A prescindere dall’epilogo di quella giornata, la storia dell’Armenia sarebbe cambiata drasticamente. Vartan lo sapeva, quindi pronunciò un discorso adrenalinico sull’obbligo di difendere la loro terra e la loro fede, che si concluse con queste parole:

Chi credeva che il Cristianesimo fosse per noi un abito, ora saprà che non potrà togliercelo, come il colore della nostra pelle.

Nel frattempo, i sacerdoti (sembra fossero diverse centinaia) distribuivano l’Eucarestia e le benedizioni.



La cavalleria armena attraversò il fiume con una prima carica, creando scompiglio nell’ala destra del nemico, formata dalla cavalleria “ausiliaria”. Le linee arretrate dei sasanidi però si riorganizzarono, e alla fine riuscirono a far ripiegare l’ala sinistra armena. Nel frattempo, gli armeni erano riusciti a mettere in difficoltà tutto il fronte d’attacco sasanide. Vartan stesso, vedendo la ritirata dell’ala sinistra, decise di prestarle soccorso. Riuscì a sfondare, ritrovandosi all’interno delle linee nemiche. Ed infatti Vartan trovò ad attenderlo la morte. Un vero e proprio martirio che lo vide combattere fino all’ultimo. Caduto il loro generale, gli Armeni si videro persi e si ritirarono nei castelli e nelle fortificazioni montane.

In tutto morirono circa 3.500 persiani e poco più di mille armeni. 1036 martiri.


Ricordiamo inoltre che è in preparazione una pellicola dl titolo 451 diretta dal regista armeno Rouben Kupelian proprio sulla Battaglia di Avarayr .

                                      
partecipanno alla serata

Loussine Agopian, con una breve relazione sulla storia di Vartananz 


seguirà un concerto dei maestri

Abel Arshakyan, duduk
Ani'Balian, soprano
Susanna Hacobian, soprano
Vahan Harutyunian, basso

Padre Tovma' Khachatryan, kamancia e pianoforte
Anì Martirosyan, pianoforte


Tamara Musayelian, reciterà alcuni brani

26 febbraio 2014

Celebrazione della Ricorrenza dei Vardanank 2014

Riceviamo e pubblichaimo con piacere una lettera appena giuntaci dal Rettore del Pontificio Collegio Armeno di Roma, Rev.mo Mons. Kevork Noradounguian, Rettore del Pontificio Collegio Armeno di Roma, Procuratore del Patriarcato Armeno Cattolico presso la Santa Sede.



Carissimi fratelli e sorelle domani, giovedì 27 febbraio secondo il calendario liturgico della nostra Santa Chiesa, ricorre la memoria di S. Vartan e dei Martiri di Avarayr.
Celebreremo l’importante commemorazione con la Santa Liturgia di domenica prossima 2 marzo, la quale sarà concelebrata dal Rev.mo Don Riccardo Pane
Don Riccardo, che molti di voi conoscono, è un presbitero della Chiesa di Bologna, laureato in lettere classiche all’Università di Bologna, conseguito il dottorato in Teologia patristica, è membro dell’Associazione internazionale di studi armenistici, nonché autore di numerose pubblicazioni di interesse patristico, liturgico e armenistico tra cui la “Storia di Vardan e dei martiri armeni”. 
Nella celebrazione di domenica prossima, terrà la sua riflessione sul tema del martirio in relazione alla Pasqua del Cristo, così come emerge nella vicenda dei Vardanank
Rivolgo a tutti voi il mio caloroso invito a partecipare alla importante celebrazione. Con l’occasione vi invio i miei cordiali saluti invocando su voi la benedizione del Signore. 

Vostro
Hayr Kevork

25 febbraio 2014

Il Tredicesimo Papiro alla Laterza


Nella Bari multietnica dell'Anno Domini 1002, cultura e politica si scontrano e si incontrano. 
Tra queste una delle principali è quella Armena. Dopo l'arrivo dei Saraceni e la fuga dal loro monastero dove copiano preziosi manoscritti, l'Abate Gerolamo e il monaco Leone indagano su fatti misteriosi che accadono in città. 
Riusciranno i due monaci a riportare la tranquillità nelle case dei baresi e a sconfiggere contemporaneamente i Saraceni invasori? ....


...Lo scoprirete sabato 01 marzo 2014 alle ore 18:00, quando, nella splendida cornice della Libreria Laterza, Vito Antonio Loprieno discuterà del suo nuovo romanzo Il Tredicesimo Papiro

con: 

Cosma Cafueri - Presidente del Centro Studi Hrand Nazariantz (հետազոտական կենտրոն Հրանտ Նազարյանց)

Carlo Coppola - Segretario Centro Studi Hrand Nazariantz

Sergio Chiaffarata - Storico

L'attore Lino De Venuto leggerà brani tratti dal volume

Porgerà i suoi saluti la magnifica padrona di casa Maria Laterza.

24 febbraio 2014

"Il Sangue dell'Europa". Riflessioni sulla situazione politica


Il sangue d'Europa. Il 21 febbraio del 1950 usciva, postuma, la raccolta di articoli di GiaimePintor intitolata "Il sangue d'Europa". Il libro prendeva il titolo dallo scritto più significativo del patriota italiano che, morto dilaniato da una mina tedesca mentre cercava di raggiungere un gruppo partigiano, aveva attraversato e meditato trasversalmente le cause soprattutto culturali della più grande tragedia che l'Europa, e da qui il mondo, vivevano mentre lui era vivo.

L'Europa com'è ora, ci piaccia o meno, è nata dal più grande massacro che la storia dell'umanità ricordi: 70 milioni di morti e sofferenze e atrocità impossibili da narrare compiutamente. E questo immane disastro aveva preso le mosse dai nazionalismi, a loro volta suscitati a catena da altri nazionalismi in un'Europa incapace di rifarsi alla sua profonda 'cultura comune', che pure per secoli ha intrecciato profondamente i destini di tutti i popoli che la componevano.

E fu da quel generale e fondamentale'pensarsi senza gli altri' che scaturì la catastrofe. Le parole di Pintor, scritte nel momento più acuto di quell'epoca tragica, furono e sono un monito lucido quanto fermo a chi sarebbe venuto 'dopo', dopo la fine di quella guerra. Un monito all'Italia e alle altre nazioni d'Europa, ai loro intellettuali e classi dirigenti futuri proprio a 'ripensarsi' come "Europa" e a non risolvere le proprie contraddizioni nello spargimento finale del suo stesso sangue. Dopo 70 anni, un'Europa migliore e più consapevole di sé è stata costruita, e questo è innegabile anche dai suoi detrattori. E' un'Europa che ha superato la guerra fredda e che nel contempo ha saputo costruire, sotto garanzie altrui, un modello di società e di esistenza che non ha eguali al mondo pur con tutti i suoi difetti generali e locali. Ma molto deve essere ancora fatto, e lo sappiamo tutti noi che abbiamo visto negli ultimi anni un continente che, sotto i colpi di una crisi economica sicuramente grave, ha però presto derubricato le ragioni più profonde della sua condizione e del suo percorso verso la progressiva unificazione riducendole a istanze e parametri economici, riaprendo così il pericolo di rischi culturali e politici che fanno capo proprio a quel 'pensarsi da soli' contro il quale ammoniva Giaime Pintor.

Il 21 febbraio 1950 usciva 'Il sangue d'Europa', ed il 21 febbraio 2014, a Kiev scorreva il primo sangue per l'Europa. Per questa Europa, per la nostra Europa che noi qui tanto continuiamo ad esecrare come una sciagura. A Kiev ci sono stati 82 morti e più di 600 feriti sotto le bandiere cielostellate che fino a quel giorno non sono state altro che un simbolo quasi solo burocratico e che fino ad ora mai avevano sventolato in una battaglia, in una guerra, per rivendicare un'appartenenza alla patria delle nostre patrie. 

Possiamo dimenticare queste persone, uomini e donne, questi europei, morti per un ideale che noi non sappiamo più riproporre, sentire, riarticolare nelle nostre speranze e nelle nostre vite? Possiamo non avvertire come 'nostri' questi 82 morti ucraini, i primi 'caduti' per la causa europea? Non ricapitoliamo qui i fatti politici che hanno portato alla strage di Kiev con tutti i distinguo del caso. A noi interessa rimarcare come nonostante il suo torpore e la sua crisi identitaria l'Europa resta un sogno ed uno scopo per tutti gli europei che...non ne fanno parte. L'Europa che 'non é ancora Europa' é quasi tutta quella che è all'est dell'Unione: da quella balcanica, colpevolmente ed assurdamente lasciata naufragare 20 anni fa anch'essa in un bagno di sangue nel cuore del nostro continente, a quella ex sovietica, come l'Ucraina, la Bielorussia (abbandonata all'ultima dittatura su suolo europeo), la Moldavia, che non vengono aiutate se non timidamente a rientrare nel contesto dell'Unione. Per convenienze, connivenze, cinismi, burocrazia e noi diciamo anche 'ignoranza'.

L'Unione Europea è in crisi perché ha trascurato da anni le ragioni fondanti della sua attuale identità, che prima che economiche sono culturali e ben più forti di quanto oggi si pensi. A dispetto di quello che comunemente si crede, sono quelle le basi del suo status economico, perché ne definiscono e ne delimitano l'ambito esistenziale ed ideale. Smarrita via via questa consapevolezza, incarnata dalla politica fino agli anni '80, l'animale 'mercato' ha informato di sé il processo di costruzione dell'Europa, rendendola sempre meno significativa sul piano politico internazionale e straordinariamente poco coesa al suo interno. Ciononostante, il processo 'gravitazionale' dell'Europa continua e continuerà, e guai a non saperlo governare come purtroppo sembrano dimostrare i fatti di Kiev.
  
Quella europea é una 'questione' che dobbiamo riproporre a noi stessi in termini nuovi e consapevoli. Quello che é successo in Ucraina ci dice che la 'questione Europa' si giocherà proprio nel rapporto con il Est, sanando attivamente i problemi balcanici, che ribollono ancora sotto il calderone e chiarendo quelli dell'ex blocco sovietico, anche attraverso una revisione costruttiva dei rapporti con la Russia (che pure è Europa). Se l'Europa continua a guardare solo al proprio 'pil' e al proprio export come unici parametri di sviluppo prima o poi potrebbe pagare caro in termini di disgregazione, cosa tutt'altro che improbabile se non si investe in nuove azioni di cittadinanza e di appartenenza. Dobbiamo riscoprirla, la nostra attuale identità europea. Che piaccia o no, siamo un modello, una speranza, pur con tutti i nostri problemi e le nostre contraddizioni. Lo dobbiamo alla memoria dei morti di Kiev, di una periferia d'Europa che da oggi é diventata struggemente centro.
SUO

E dobbiamo farlo per milioni di altri europei che non desiderano semplicemente vivere secondo i nostri standards economici quanto di vivere con gli stessi diritti e la stessa libertà di cui noi godiamo e di cui non sembriamo più essere degni. 

 Cosma Cafueri

presidente Centro Studi Hrand Nazariantz

22 febbraio 2014

ՕՋԱԽՈՒՄ / Ojakhum: versioni a confronto


La prima versione è cantata da Ofelia Hampartsumian 




La seconda versione, arrangiata da Riccardo Giagni, è interpretata dalla splendida voce di  Valentina Karakhanian che riesce a dare, a suoni e parole tanto profonde e antichi, una vita nuova sospendendoli nel tempo e nello spazio. Il brano è tratto dalla colonna sonora del film l'Ora di Religione del grande maestro Marco Bellocchio.




  grazie per la segnazione del testo a T. B. 

Սրտանց արի, քո սերն եմ էս հյուրընկալ օջախում,
Ազնիվ սրտի հուր սիրո, հիշատակ կա օջախում։
Մի՞թե սիրտը մութ է քո, չէ՞ որ դու իմ աստղն ես,
Անհուն երկնի շողն առած, կենաց սիրտ կա օջախում։
Դե', արի շորորա,
Տաղ ասեմ նազերիդ,
Օջախս տխուր է առանց քեզ, նազելի,
Ախ, աչքս քո ճամփին խամրում է, ի՞նչ անեմ,
Ախ, սիրտս կարոտից մարվում է, ի՞նչ անեմ։ Լեռնական է իմ հոգին, աստղերի հետ կխոսի,
Մոտ և հեռու ոլորուն, ճամփեքի հետ կխոսի,
Հոգուս հավքը միշտ քեզ հետ՝ երազի մեջ կխոսի,
Քո հուր սիրուց չմարող վառ կրակ կա օջախում։

Ինչքան էլ որ խիստ լինի ձյուն-ձմեռը էս տարվա,
Ինչքան էլ որ ուշ բացվեն ճամփաները գարունքվա,
Կրակները սրտերի չեն մարի, չեն մոխրանա,
Ինչպես կրակ մի անմար, վառ կմնա օջախում։

Արագիլը գարունքին գալիս, գտնում է բույնը,
Հազար շյուղեր նա բերում, նորոգում է իր բույնը,
Աշոտ, դու էլ էս գիշեր կառնես քո աչքի քունը,
Թե սիրածդ սրտաբաց գա ու մնա օջախում։
Դե', արի շորորա,
Տաղ ասեմ նազերիդ,
Օջախս տխուր է առանց քեզ, նազելի,
Ախ, աչքս քո ճամփին խամրում է, ի՞նչ անեմ,
Ախ, սիրտս կարոտից մարվում է, ի՞նչ անեմ

20 febbraio 2014

Casal di Principe e gli Armeni: tracce di una possibile amicizia

Sabato 8 Febbraio 2014 la cittadinanza di Casal di Principe (CE) ha avuto l'onore di ospitare un evento unico per la sua storia. La solenne Celebrazione Eucaristica in Rito Armeno in onore di SAN BIAGIO Vescovo e Martire, in occasione del 128° Anniversario della Fondazione della Cappella a lui dedicata di proprietà della famiglia Natale. Alla fine della giornata un gruppo spontaneo di cittadini ha proposto l'istituzione di un comitato di amicizia fra la città di Casal di Principe e l'Armenia, dedicato al grande Santo Vescovo taumaturgo amato nell'intera Diocesi. 

L'iniziativa è nata dal connubio fra Bernardo Natale e famiglia, proprietari della Cappella di San Biagio e Carlo Coppola, segretario del Centro Studi Hrand Nazariantz e studioso, che ha curato i contatti con l'ottima Segreteria del Pontificio Collegio Armeno di Roma.
Indispensabile alla realizzazione della manifestazione è stata la guida sapiente e magistrale di mons. Carlo Aversano, parroco del Santissimo Salvatore di Casal di Principe, Vicario Episcopale per il Laicato, e Vicario Foraneo per la Zona di Casal di Principe della Diocesi di Aversa.
  
La Santa Messa, iniziata come da programma alle ore 11:00, e stata officiata nella Parrocchia del Santissimo Salvatore e presieduta dal Rev.mo Mons. Kevork Noradounguian, Rettore del Pontificio Collegio Armeno di Roma, Procuratore del Patriarcato Armeno Cattolico presso la Santa Sede. 

A Rendere suggestiva la manifestazione ha contribuito lo splendido servizio liturgico offerto dai seminaristi del Pontificio Collegio Armeno e dal Coro dello stesso diretto da Valentina Karakhanian, nota soprano interprete e compositrice di bellissime colonne sonore e accompagnato al pianoforte da Diana Gabrielyan.

Nella Sua articola, e accorata, omelia il Rev.mo Mons. Noradounguian ha ricordato gli affanni e il martirio della Chiesa moderna, che ancora vive tragiche situazioni di disagio e lutto a causa persecuzioni fisiche, come quelle del Medio Oriente, dove è ripresa la folle e barbara pratica della decapitazione accorsa a caso oltre 1500 anni fa di San Biagio. Egli, prima laico, poi medico poi chiamato ad essere vescovo, pastore della comunità, fu infine testimone della propria Fede fino al Martirio. Mons. Noradounguian ha parlato, poi, delle varie forme di martirio che affliggono la contemporaneità, del cristianesimo tiepido e comodo male quale male dei cristiani ed ha rivolto il Suo discorso alle famiglie scuotendole le coscienze di ciascuno, con parole ferme e tuonati che sono rimaste stampate nella mente e nel cuore degli abitanti di Casal di Principe.


Al termine della Celebrazione mons. Franco Picone, Vicario Generale della Diocesi di Aversa, e Parroco della Parrocchia di San Nicola di Bari in Casal di Principe, ha salutato il Padre Rettore, ringraziandolo per la Sua presenza nella comunità casalese.

Infine una processione ha accompagnato dalla parrocchia del Santissimo Salvatore, il quadro del Santo, fino alla Cappella a lui dedicata in Piazza Barone, in un tripudio di folla festante e composta, tra fuochi d'artificio, botti e coriandoli che hanno accolto l'Immagine del Santo all'uscita dalla Parrocchia e all'entrata nella cappella. 

Al termine della processione il Rev.mo Mons. Kevork Noradounguian ha mostrato la reliquia di un frammento osseo di Santo Biagio conservata nella Cappella, presentandola alla venerazione dei fedeli.

18 febbraio 2014

Trasforma il tuo amore in un'opera d'arte: “NOSTALGIA DELL’UMANO”

riceviamo dall'Ufficio Stampa Francesco Paolo Del Re – 392.8918793fp.delre@gmail.com e pubblichiamo

Dal 18 febbraio al 6 marzo, porta un feticcio della tua storia d’amore alla Galleria BLUorG di Bari: diventerai protagonista di un progetto installativo firmato dalle artiste ALESSANDRA BALDONI e FRANCESCA ROMANA PINZARI che verrà presentato l’8 marzo in occasione dell’inaugurazione della mostra “NOSTALGIA DELL’UMANO”.

È il pubblico, con le sue passioni e i suoi sentimenti, a diventare protagonista dell’ultimo progetto artistico realizzato a quattro mani da Alessandra Baldoni e Francesca Romana Pinzari: le due artiste invitano gente comune e appassionati d’arte a dare un contributo diretto per la costruzione di un’installazione, che verrà presentata dall’8 marzo al 6 aprile negli spazi della Galleria BLUorG di Bari in occasione della mostra “Nostalgia dell’umano”, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo.

Prima della mostra, gli spettatori possono portare in galleria un oggetto che sia significativo della propria storia d’amore. Tutti gli oggetti raccolti saranno assemblati in un’opera dialogica e composita, un’installazione che rappresenta un ideale punto di congiunzione tra gli universi poetici delle due artiste, e saranno restituiti alla fine della mostra. La raccolta dei feticci inizia il 18 febbraio e termina il 6 marzo.

L’installazione, pensata ad hoc per gli spazi della galleria, si intitola “Ti offro ciò che di me non dura” e completa e conclude il percorso espositivo della mostra, che rappresenta la prima personale pugliese delle artiste e propone, in parallelo, alcuni momenti salienti della loro ricerca. “Alessandra Baldoni e Francesca Romana Pinzari - scrivono i curatori - si cimentano nell’impresa di erigere un monumento effimero all’eternità del sentimento, costruito attraverso l’accumulo di feticci di singoli discorsi amorosi, reminiscenze di cuori in dissolvenza, amabili resti, concrezioni di emozioni”. Una porzione dello spazio della galleria sarà quindi destinata a ospitare un’originale “archivio sentimentale, un’effimera wunderkammer di piccoli romanticismi quotidiani”, che sarà documentata da una stampa dell’opera in tiratura limitata.

INFORMAZIONI TECNICHE SULLA MOSTRA:

TITOLO: NOSTALGIA DELL’UMANO
AUTORI: Alessandra Baldoni e Francesca Romana Pinzari
A CURA DI: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo
LUOGO: Galleria BLUorG, Bari, via Marcello Celentano 92/94 - 70121
QUANDO: dall’8 marzo al 6 aprile 2014
ORARI: dal lunedì al sabato 10.00 - 13.30 / 17.30 - 20.30
VERNISSAGE: 8 marzo 2014, ore 19.00

17 febbraio 2014

Addio a Sergio Musceghian ultimo sopravvissuto italiano al Genocidio Armeno

La Comunità "Nor Arax" di Bari








Domenica 16 febbraio 2014 ci ha lasciati, tornando alla casa del Padre, Sergio (Sarkis) Musceghian ultimo sopravvissuto al Genocidio Armeno, residente in Italia.

Viveva a Mendicino in provincia di Cosenza e aveva da poco compiuto 98 anni, essendo nato a Costantinopoli il 4 novembre 1916. All'età di circa 4 anni fu trovato e soccorso da missionari italiani mentre si aggirava senza meta nella zona portuale della metropoli turca. Fu così allevato ed educato dagli stessi Italiani presso la città greca di Rodi (allora colonia italiana).

Visse la maggior parte della sua esistenza tra Puglia e Calabria, abitando nel villaggio «Nor Arax» di Bari e poi dirigendo (con al fianco la moglie Maryam e la figlia Varthui) dal 1952 al 1982 un fabbrica di tappeti orientali a San Giovanni in Fiore (CS), eretta per conto dell’Ente Sila, allora preposto alla promozione culturale economica e turistica di quella parte della Regione Calabria.


Sarkis Musceghian è stato, fino all'ultimo, anche uno strenuo patriota armeno, impegnato spesso, sopratutto negli ultimi anni di vita, nel racconto di quanto era accaduto alla sua gente dopo il 1915. Più volte ospite di iniziate di studio e commemorazione del Genocidio Armeno ebbe a dire “non posso mancare laddove si parla del mio popolo”.

Alla famiglia, in particolare alla figlia Varthui, indirizziamo i sensi del più profondo cordoglio.

Invitiamo tutti a ricordare Sarkis Musceghian quale ultimo sopravvissuto e diretto testimone della Tragedia del Popolo Armeno, ma anche come simbolo del lavoro e della voglia di ricominciare a vivere di un popolo straordinario la Storia è stata sempre piena di atti di laboriosità, di speranza, generosità, in una parola, Amore per la vita.


Bari, 17 Febbraio 2014                          
                                                                            Il Centro Studi Hrand Nazariantz
                                                                                                                      di Bari

15 febbraio 2014

Surp Sarkis feast 2014 ricordo di Aram Asatryan

Oggi è il giorno di Surp Sarkis e noi dedichiamo una canzone a tutti gli innamorati e mandiamo un saluto e un augurio di buon onomastico a tutti i Sarkis (Sarghis, Sargis) e Sarkisyan, attraverso la voce di un grande cantante armeno Aram Asatryan.

 

E' questa anche l'occasione per ricordare il cantante Aram Asatryan in armeno Արամ Ասատրյան (Echmiadzin, 3 marzo 1953Oshakan, 7 novembre 2006) di cui uno dei maggiori successi fu appunto . 

Aram Asatryan (Echmiadzin, 3 Marzo 1953Oshakan, 7 Novembre 2007) è stato un cantante armeno.
E' stato un cantante pop armeno e cantautore noto per i suoi concerti energici e lo stile musicale caldo e originale.

La Vita


Aram Asatryan era nato a Echmiadzin, in Armenia, figlio di Hapet Asatryan e Ashken Mampreyan. Era nato in una famiglia di rifugiati. sin dall'infanzia Da quando la sua infanzia era stato prodigo [ disambiguazione necessaria] musicista. Nel 1985 si formò la sua prima band. Egli divenne noto in tutto il mondo per la sua voce e il suo stile musicale. Aram amava molto il suo lavoro e ha dedicato la sua vita alla musica. Il suo amore per il suo paese e gli Armeni, così come per gli altri gruppi etnici della terra d'Armenia sono impressi nelle sue canzoni. Quando l'Armenia era in conflitto, ha eseguito brani per i soldati e gli Armeni in generale, dando a tutta la popolazione un grande sostegno morale.

Aram eseguito numerosi concerti in Asia, Europa, Russia, Medio Oriente, e in molte città in Armenia. Ha scritto oltre 500 canzoni e ha fatto molti tour in giro per il mondo. Per tutta la vita aveva ricevuto molti premi tra cui il "Gusan" di cui fu insignito il 18 aprile 2003 dal Ministero della Culturale del suo paese. Fino alla sua morte, egli ha risieduto negli Stati Uniti. Era convinto che la sua musica sarebbe passato di generazione in generazione .

Suo figlio, Artash Asatryan, continua la sua eredità come musicista armeno popolare.

La morte


Aram Asatryan è morto tragicamente il 2006-11-07 a Oshakan nella regione Aragatsotn, per un apparente attacco di cuore. Era a un battesimo di una famiglia armena dove era intervenuto in qualità di padrino. L'attacco mortale di cuore avvene circa alle 19:00 ora locale. I testimoni raccontano che non mostrò i primi soliti sintomi, come è stato riferito che era in un ottimo e caldo umore. Era circondato da i suoi parenti stretti. La sua morte ha portato lo sgomento nei suoi fan e la nazione armena ha subito una grande perdita dalla sua morte, infatti, egli era considerato originale cantante pop armena dei tempi moderni, e la "voce di Hayastan". L'intera famiglia Asatryan ha dato un contributo importante alla musica pop di post-sovietica dell'Armenia.

14 febbraio 2014

Un consiglio a Matteo Renzi sulla Pubblica Istruzione

Caro Matteo, 
visto che le cose stanno come stanno e il Divino Giulio ci ha lasciati la scorsa estate, da buon Democristiano moderno quale so che tu sei e io certamente mi definisco con orgoglio, ti suggerisco una serie di nomi per il prossimo Dicastero che va sotto l'idiota sigla MIUR, che questo riprendesse il suo storico e prezioso nome di Ministero della Pubblica Istruzione, così si deve chiamare.

Il Ministero che si occupa dell'istruzione nella Repubblica Italiana, in qualsiasi sua forma, deve ricordare come prevede la Costituzione che l'istruzione stessa deve essere pubblica e promossa dallo stato, gestita da esso e chi da provato vuole costruir scuole deve farlo per suo conto e a suo carico.
Caro Matteo, ti propongo infine una lista di ministri possibili per il tuo Dicastero dell'Istruzione Pubblica:

Franca Falcucci (Roma, 22 marzo 1926)
È stata Ministro della Pubblica Istruzione dal 1982 al 1987, prima donna a ricoprire la carica di tale ministero.
Nel 1974 il Ministero della Pubblica Istruzione incaricò Franca Falcucci di presiedere una commissione che aveva il compito di svolgere un'indagine nazionale sui "problemi degli alunni handicappati". Il Documento Falcucci (1975) che ne risultò fu il più avanzato elaborato riguardante il problema della disabilità a livello europeo e internazionale in quanto auspicava e promuoveva un nuovo modo di concepire e attuare la scuola. Secondo quanto scritto all'interno del Documento, la scuola "proprio perché deve rapportare l'azione educativa alle potenzialità di ogni allievo, appare la struttura più appropriata per far superare le condizioni di emarginazione in cui altrimenti sarebbero condannati i bambini handicappati". I portatori di handicap sono i "minori che in seguito a evento morboso o traumatico intervenuto in epoca pre-peri-post natale presentino una menomazione delle proprie condizioni fisiche, psichiche e/o sensoriali, che li mettano in difficoltà di apprendimento o di relazione". Il progetto educativo delineato predilige il tempo pieno inteso come "successione organica ed unitaria di diversi momenti educativi programmati e condotti unitariamente dal gruppo degli operatori scolastici(...) aperto anche ad agenti culturali esterni alla scuola, di ricerca e di esperienza personale e di gruppo, di attività socializzante".

Rosa Russo Iervolino, (Napoli, 1936 ) Nominata successivamente Ministro della Pubblica Istruzione nel primo governo di Giuliano Amato. Come ministro non consentì la distribuzione all'interno delle scuole superiori di un fumetto informativo sull'Aids di "Lupo Alberto" che informava gli studenti sulla modalità di uso del preservativo, suscitando polemiche[3]. Come presidente della Democrazia Cristiana assistette all'opera di rinnovamento portata avanti dal segretario Mino Martinazzoli che portò alla fondazione del Partito Popolare Italiano. Con le dimissioni di Martinazzoli del marzo 1994, assunse l'incarico, come presidente del Consiglio nazionale, di reggente del partito, dilaniato da scandali e presunta corruzione, nello stesso anno fu eletta al Camera dei deputati. Favorevole all'alleanza del'Ulivo di Romano Prodi, fu rieletta alla Camera dei deputati nel 1996, legislatura in cui divenne durante il governo D'Alema la prima donna della storia d'Italia ad occupare l'incarico di Ministro degli Interni. Alle elezioni presidenziali del 1999, che eleggeranno al primo turno di votazioni Carlo Azeglio Ciampi, la Iervolino riceve 16 voti. 

Gerardo Bianco: Vincitore di una borsa di studio presso il Collegio Augustinianum dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si laureò in lettere classiche. In gioventù fu attivo nella FUCI. Docente universitario, Bianco è stato deputato in diverse legislature (V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XIV e XV) dal 1968 al 2008. Irpino, vicino alla DC di Sullo prima e di De Mita poi, Bianco è stato deputato della Democrazia Cristiana dal 1968 al 1994. Fu Presidente del gruppo parlamentare della DC dal 1979 al 1983. Fu Vicepresidente della Camera dei Deputati dal 1987 al 1990. Divenne Ministro della Pubblica Istruzione nel luglio del 1990 (fino a marzo del ’91) nel governo Andreotti VI. Dal 1992 al 1994 è di nuovo presidente del gruppo DC alla Camera. Personaggio di indiscussa moralità, è considerato nell'ambiente politico un uomo di cultura prestato alla politica. Ha caratterizzato la sua azione politica e di vita al rispetto delle istituzioni e dell'etica pubblica. Nel ‘94, a seguito della fine della DC, aderisce al Partito Popolare Italiano (PPI). Sempre nel 1994 venne eletto deputato europeo a Strasburgo del Partito Popolare Italiano (fino al 1999). Fu sempre seguito dal suo fedele Segretario Francesco Cuoco detto Franco (Rutino, 26 agosto 1933 - Salerno, 27 novembre 2005).

Infine io, Carlo Coppola, ho un ampio programma sulla scuola italiana, per niente populista in ottemperanza all'unica grande e seria riforma della scuola realizzata in Italia, quella proposta dal grande e insuperabile Ministro Giovanni Gentile, unica ad aver fatto dell'Italia un paese all'avanguardia nell'Istruzione Mondiale.

13 febbraio 2014

Tra tarocchi, Masciari, Fatture e malocchi un'escursione per scoprire la Valle d'Itria esoterica



Comunicato Stampa
 

Continuano le escursioni sul territorio di Arte Franca Laboratori Urbani e dell’Ecomuseo di Valle d’Itria: domenica 16 febbraio, ore 10.00, appuntamento con l’escursione “Tarocchi, masciari e carte napoletane tra malocchi, fatture e veggenti”

 Le escursioni sul territorio, organizzate da Arte Franca Laboratori Urbani e dall’Ecomuseo Di Valle d'Itria assumono un risvolto esoterico: domenica 16 febbraio, ore 10.00, appuntamento presso l'Ex Tennis Club in Villa Carmine a Martina Franca, per partire, guidati da Antonio Serio alla ricerca dei masciari, per scoprire quanto la tradizione della nostra terra sia stata “segnata” da figure misteriose, responsabili di malocchi e fatture.
Lungo i binari della ferrovia si scoprirà la doppia faccia delle carte, una che ci induce a interpretare le nostre strategie esistenziali, l'altra che cela l'inevitabile scontro in atto nel gioco di vivere.
Questo viaggio vi farà conoscere luoghi e personaggi che nella fantasia popolare avevano le conoscenze per interrogare gli arcani tra riti, gazzarre e carnasciale.
In caso di pioggia l’escursione verrà rinviata alla prossima domenica.

Per partecipare all’escursione è necessario prenotarsi contattando il 329/6658408/artefrancalab@gmail.com - 328/2511796

Per maggiori dettagli si consiglia di consultare la sezione formazione – laboratori del sito www.motoredellearti.it/artefranca

06 febbraio 2014

Tra tirare a Campare e Comparire? preferisco lo Spritz

Tra tirare a campare o comparire? io preferisco uno Spritz anche se sono astemio! talvolta mi trovo anche a versare vini e spumanti alle feste per chi mi circonda, imbottigliato in brindisi sospetti e noiosi per convivi di primo livello o banchetti che la massima serietà e considerazione.

Ecco qui una qualche ragguaglio sullo spritz:

Le origini sono ignote, tuttavia fra la popolazione veneziana si narra che una parte non indifferente nella diffusione dello spritz l'abbiano avuta i soldati dell'Impero austriaco di stanza in quella che fu la Repubblica Serenissima i quali, per stemperare l'elevata gradazione alcolica dei vini veneti, li avrebbero allungati con acqua frizzante; da qui si vuole l'origine del nome, che si vuole derivare dal verbo tedesco austriaco spritzen, che significa "spruzzare", il gesto appunto di allungare il vino con l'acqua frizzante.
Negli anni successivi, il costume si sarebbe diffuso ad altre città, con l'introduzione progressiva di varianti che, come tocco di colore, prevedevano l'aggiunta di un bitter di colore rosso, quale l'Aperol, il Campari e il Select (quasi esclusivamente, quest'ultimo, nella città di Venezia) o di un amaro di colore nero come la China Martini e il Cynar.

Nella sua forma originaria, ottenuta dalla semplice mescolanza fra vino bianco e acqua frizzante, viene tuttora comunemente consumato in tutto il Triveneto. Negli anni vi sono state apportate varie modifiche fino a renderlo un vero e proprio aperitivo consumato in tutt'Italia. In tempi più recenti alla forma originaria è stato aggiunto il bitter (come Aperol, Campari o Select). In anni recenti è stato anche promosso, a livello nazionale, da una nota marca di bitter, con una campagna pubblicitaria televisiva e un prodotto dedicato pre-miscelato.

La ricetta veneziana prevede a quanto ci consta prevede:
  • 1/3 di vino bianco,
  • 1/3 di bitter
  • 1/3 di acqua frizzante
La ricetta ufficiale alternativa prevede:
  • 6 cl Prosecco
  • 4 cl Aperol
  • Una spruzzata di soda/seltz
infine versare in un tumbler basso, contenente del ghiaccio, il prosecco, l'Aperol e infine la seltz, mescolare, guarnire con mezza fetta d'arancia e mai di limone.

03 febbraio 2014

Festa di San Biagio / Surp Vlas: Celebrazione Eucaristica in Rito Armeno a Casal di Principe


Il giorno 8 Febbraio 2014 alle ore 11:00 in occasione del 128° Anniversario della Fondazione della Cappella di SAN BIAGIO V. e M., in Casal di Principe presso la Parrocchia SS. Salvatore si terrà una solenne Celebrazione Eucaristica in Rito Armeno in onore del Santo Taumaturgo d’Armenia. 
La Celebrazione sarà Presieduta dal Rev.mo Mons. Kevork Noradounguian, Rettore del Pontificio Collegio Armeno di Roma, Procuratore del Patriarcato Armeno Cattolico presso la Santa Sede. 
Al termine della Santa Messa una processione accompagnerà il quadro del Santo nella Chiesa di San Biagio sita in Piazza Barone.

La cittadinanza tutta è invitata a partecipare ad una occasione lieta per il riscatto e recupero culturale della Terra di Lavoro a cui la stampa dedica spesso solo pagine di cronaca nera e cronaca giudiziaria. La presenza dell'illustre Rettore del Pontificio Collegio Armeno di Roma è un atto di vicinanza alle sorti travagliate e al martirio di Casal di Principe che oggi più che mai necessità di amore e passione, politica e civile, e della speranza a cui naturalmente conduce la parola di Dio. 


info: centrostudihrandnazariantz@gmail.com

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Festa di San Biagio / Surp Vlas: Celebrazione Eucaristica in Rito Armeno a Casal di Principe

02 febbraio 2014

San Biagio: S. Messa in Rito Armeno l'8 febbraio a Casal di Principe


Siamo tutti invitati a Casal di Principe (CE) a partecipare sabato 8 Febbraio 2014 ad una solenne Celebrazione Eucaristica in onore di SAN BIAGIO Vescovo e Martire, in occasione del 128° Anniversario della Fondazione della Cappella a lui dedicata. 

La Santa Messa, a partire dalle ore 11:00, sarà officiata nella Parrocchia del Santissimo Salvatore in Casal di Principe in Rito Armeno e sarà presieduta dal Rev.mo Mons. Kevork Noradounguian, Rettore del Pontificio Collegio Armeno di Roma, Procuratore del Patriarcato Armeno Cattolico presso la Santa Sede.

Al termine della Celebrazione si terrà una Processione con partenza dalla medesima Parrocchia, che accompagnerà il quadro del Santo nella Cappella a lui dedicata in Piazza Barone. San Biagio Vescovo e Martire assurge oggi a simbolo di una Terra, come quella di Lavoro, disprezzata come "Terra dei Fuochi" e carica su di sé i mali presenti nella società. 

Casal di Principe, cittadina operosa e combattiva, attraverso la devozione al Santo Taumaturgo d'Armenia può iniziare la lenta opera di riscatto sociale, morale e mediatico, uscendo dalle pagine tristi e dolorose di cronaca nera per entrare sempre più efficacemente in quelle di cronaca religiosa e culturale in cui gli incontri con altri popoli e culture rafforzano il rispetto per se stessi e per la propria identità civile.

info: centrostudihrandnazariantz@gmail.com

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Firmato il Memorandum di intesa tra Golden Apricot Festival di Yerevan e il Sudestival

D'ora in poi, il Golden Apricot Yerevan International Film Festival avrà una finestra  all'interno del Sudestival  di Monopo...

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