"Nor Surhandak" è il blog del Centro Studi "Hrand Nazariantz". Questa Associazione Culturale ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera del poeta Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico e nei suoi rapporti internazionali e con l'Italia in particolare.

27 aprile 2012

presentazione "Hrand Nazariantz, Fedele d'Amore" al Comune di Bari




Venerdì 27 aprile 2012 alle ore 17:30 nella Sala Consigliare del Comune di Bari
si è tenuta presentazione del volume HRAND NAZARIANTZ, FEDELE D'AMORE a cura di Paolo Lopane, edizioni FAL vision.

Con l'editore Luciano Pegorari sono stati presenti presenti gli autori Rosalia Chiarappa, Dorella Cianci, Paolo Lopane, Cosma Cafueri, Carlo Coppola.

A cinquant'anni dalla scomparsa del poeta armeno Hrand Nazariantz, esule in terra di Bari vi è l'esigenza di proporre una rivisitazione ed una rilettura della questione armena e del primo genocidio della storia di cui vi sia traccia, affinché i tanti uomini di cultura e i tanti affamati del sapere possano comprendere l'alta figura umana, poetica, sociale, culturale di un personaggio per molti versi scomodo e di difficile interpretazione e per tanti versi unico ed inimitabile.

Attraverso le pagine che compongono questo interessantissimo lavoro a cura di Paolo Lopane e che vede un gruppo di studiosi (Rosalia Chiarappa, Dorella Cianci, Carlo Coppola, Cosma Cafueri e lo stesso Paolo Lopane) alternarsi nella scrittura di saggi di particolare intensità e di importante espressione sociologica e storico-culturale, possiamo capire quali emozioni, quali angosce, quali pensieri si alternassero nell'animo del poeta sempre alla ricerca della profonda conoscenza.

Il lavoro pubblicato è impreziosito dalla presenza di tanti punti di vista diversi per estrazione culturale e formazione professionale e al contempo unici per bramosia della conoscenza e della passione che trasmettono, donando sia dignità sia dimensione nuova alla figura dell'esule armeno che da esule accoglieva altri esuli creando un campo profughi per dare lavoro e vita nuova. 

Il tutto condito dalla mano di Boghos Levon Zekiyan che con la sua preziosissima presenza introduttiva benedice un lavoro di importante fattura. Boghos Levon Zekiyan è tra i più importanti armenisti contemporanei nonché docente di Letteratura e lingua armena presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Ma ancora più importante è l'appendice di questo libro che riporta fotografie per la maggior parte inedite, come la fotografia di copertina e lettere e poesie che ci raccontano il vero Nazariantz, materiale assolutamente inedito e di ineguagliabile valore culturale. 

La manifestazione è organizzata in prossimità del 24 Aprile data di commemorazione del Genocidio Armeno, il Metz Yeghern.

24 aprile 2012

24 aprile 1915 - 24 aprile 2012





il 24 aprile ricorda...

e
 spera ancora in un mondo migliore 
dove la realtà non sia manipolata
dove la giustizia non venga trascurata
dove la verità non venga negata.... 
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Il 24 aprile è il Giorno della Memoria armena a ricordo di quella retata che a Costantinopoli diede “ufficialmente” inizio alla persecuzione genocidiaria, perpetrata dal Governo turco di allora, che causò la morte di un milione e mezzo di armeni 
Il Medz Yeghern  (Grande Male).

dal sito http://www.comunitaarmena.it/comunicati/speciale%2024%20aprile12.html

20 aprile 2012

Antonio Gramsci parla del Genocidio degli Armeni su "Il Grido del Popolo”


Correva l'anno 1916 e il leader comunista Antonio Gramsci così parla dei massacri degli Armeni sul "Grido del Popolo” : 

“Il Grido del Popolo”, 11 marzo 1916, anno XXII, n.607, inserito nelle Opere di Antonio Gramsci. Scritti giovanili (1914-1918), Einaudi, Torino, 1958.


Avviene sempre così. Perché un fatto ci interessi, ci commuova, diventi una parte della nostra vita interiore, è necessario che esso avvenga vicino a noi, presso genti di cui abbiamo sentito parlare e che sono perciò entro il cerchio della nostra umanità. Nel Père Goriot, Balzac fa domandare a Rastignac: «Se tu sapessi che ogni volta che mangi un arancio, deve morire un cinese, smetteresti di mangiare aranci?», e Rastignac risponde press’a poco: «Gli aranci e io siamo vicini e li conosco, e i cinesi son così lontani e non sono neppure certo che esistano».
La risposta cinica di Rastignac noi non la daremmo mai, è vero; ma tuttavia, quando abbiamo sentito che i turchi avevano massacrato centinaia di migliaia di armeni, abbiamo sentito quello strappo lancinante delle carni che proviamo ogni volta che i nostri occhi cadono su della povera carne martoriata e che abbiamo sentito spasimando subito dopo che i tedeschi avevano invaso il Belgio?
É un gran torto non essere conosciuti. Vuol dire rimanere isolati, chiusi nel proprio dolore, senza possibilità di aiuti, di conforto. Per un popolo, per una razza, significa il lento dissolvimento, l’annientarsi progressivo di ogni vincolo internazionale, l’abbandono a se stessi, inermi e miseri di fronte a chi non ha altra ragione che la spada e la coscienza di obbedire a un obbligo religioso distruggendo gli infedeli.
Così l’Armenia non ebbe mai, nei suoi peggiori momenti, che qualche affermazione platonica di pietà per sé o di sdegno per i suoi carnefici; “le stragi armene” divennero proverbiali, ma erano parole che suonavano solo, che non riuscivano a creare dei fantasmi, delle immagini vive di uomini di carne ed ossa. Sarebbe stato possibile costringere la Turchia, legata da tanti interessi a tutte le nazioni europee, a non straziare in tal modo chi non domandava altro, in fondo, che di essere lasciato in pace. Niente mai fu fatto, o almeno niente che desse risultati concreti. Dell’Armenia parlava qualche volta Vico Mantegazza nelle sue prolisse divagazioni di politica orientale.

La guerra europea ha messo di nuovo sul tappeto la questione armena. Ma senza molta convinzione.

Alla caduta di Erzerum in mano dei russi, alla probabile ritirata dei turchi in tutto il paese armeno non è stato dato nei giornali neppure lo stesso spazio che all’atterramento di un “Zeppelin” in Francia. Gli armeni che sono disseminati in Europa dovrebbero far conoscere la loro patria, la loro storia, la loro letteratura. É avvenuto in piccolo per l’Armenia ciò che in grande per la Persia. Chi sa che i più grandi arabi (Averroè, Avicenna etc.) sono invece… persiani? Chi sa che quella che si è soliti chiamare civiltà araba è invece in gran parte persiana? E così quanti sanno che gli ultimi tentativi di rinnovare la Turchia furono dovuti agli armeni e agli ebrei? Gli armeni dovrebbero far conoscere l’Armenia, renderla viva nella coscienza di chi ignora, non sa, non sente.

A Torino qualcosa si è fatto. Esce da qualche mese una rassegna intitolata appunto “Armenia” che con serietà di intenti, con varietà di collaborazione dice cosa sia, cosa voglia, cosa dovrebbe diventare il popolo armeno. Dalla rivista dovrebbe partire l’iniziativa di una collana di libri che con più efficace persuasione e dimostrazione desse all’Italia un quadro di ciò che è la lingua, la storia, la cultura, la poesia del popolo armeno.

15 aprile 2012

presentazione di "Hrand Nazariantz, Fedele d'Amore" Libreria Laterza



Bari, 15/04/2012 ore 18:30. Nella splendida cornice di Casa Laterza a Bari, sotto gli auspici di Maria Laterza, è stata presentato il volume "Hrand Nazariantz, Fedele D'Amore" a cura di Paolo Lopane edito da FAL Vision (di Luciano Pegorari e Francesca Piccoli) sotto l'egida del Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari. 
 La serata splendidamente introdotta dalla padrona di casa Maria Laterza ha visto l'editore in veste di moderatore e come relatori alcuni degli autori del volume. 
Cosma Cafueri, Rosalia Chiarappa, Carlo Coppola e Dorella Cianci hanno raccontato Hrand Nazariantz al numeroso pubblico convenuto alla serata svoltasi nell'ambito delle "Domeniche in Libreria".
 Con questa presentazione Hrand Nazariantz è tornato a casa Laterza, si spera definitivamente dopo troppi anni di assenza infatti i primi editori che egli incontrò sul suo cammino furono proprio i Laterza che gli affidarono la direzione della collana "Conoscenza ideale dell'Armenia". 
Riprese a cura di Angela Dinuzzi.

13 aprile 2012

“stART HUB” la creatività pugliese in trasferta a Milano dal 12 al 15 aprile [Carlo Coppola]


da http://www.lsdmagazine.com/%E2%80%9Cstart-hub%E2%80%9D-in-trasferta-a-milano-dal-12-al-15-aprile/10404/


stART HUBLa Puglia guarda al futuro, alla creatività giovanile e dei linguaggi del contemporaneità. A dimostrarlo anche fuori dal territorio regionale è il progetto stART HUB, vincitore del concorso Principi Attivi 2010 - Giovani Idee per una Puglia Migliore promosso dalla Regione Puglia. Nell’ambito di stART HUB, dopo la presentazione a Carpi (Mo) la mostra itinerante“Reveries” fa tappa a Milano dal 12 al 15 aprile, in occasione della quarta edizione della fiera d’arte contemporanea Arte Accessibile Milano 2012. La mostra è curata da Fabrica Fluxus LabRoberta Fiorito Nico Murri e presenta opere di Mariantonietta Bagliato,Raffaele Fiorella, Claudia GiannuliPierpaolo MiccolisDario MolinaroGiuseppe Paolillo, Christina CalbariAlessia Cocca, Fernanda Veron eWallenberg. Il progetto stART HUB vuole attivare un’innovativa pratica di promozione e diffusione dinamica dell’arte contemporanea che si ispira alle possibilità virtuose della rete. Una rete di spazi reali e virtuali, una rete tessuta fra diverse professionalità che, partendo da una riflessione sulle trasformazioni nell’ambito di produzione, distribuzione e consumo dell’arte contemporanea in un mondo globale e connesso, condividono, lavorano e sperimentano metodi nuovi di collaborazione e cooperazione.
L’intento è quello di creare occasioni per scambi di opinioni e prospettive fra artisti, curatori, operatori culturali e pubblico, di incrementare le opportunità di visibilità per gli artisti emergenti e di favorire la contaminazione culturale e creativa a livello nazionale e internazionale. I sei artisti pugliesi vincitori del conteststART HUB sono Mariantonietta Bagliato, Raffaele Fiorella, Claudia Giannuli, Pierpaolo Miccolis, Dario Molinaro e Giuseppe Paolillo. A questi si affiancano i quattro artisti invitati dai curatori: Christina Calbari (Grecia), Alessia Cocca (Italia/Germania), Fernanda Veron (Argentina/Italia) e Wallenberg (Svezia). I due gruppi non sono da considerare come compartimenti stagni, ma anzi in osmosi e continuo dialogo fra loro. I dieci artisti di stART HUB sono stati invitati a operare in una piena libertà di tecniche espressive, scelte linguistiche e supporti, con l’unico vincolo di dover contenere il loro intervento in una valigia.
Le dieci valigie d’artista costituiscono il cuore della mostra itinerante “Reveries”, che percorrerà in lungo e in largo la Penisola, a cura di Fabrica Fluxus Lab, Roberta Fiorito e Nico Murri. La prima tappa dell’ideale viaggio di “Reveries” è stata in Emilia Romagna: dal 24 marzo all’8 aprile la collettiva è stata ospitata dallo Spazio Meme di Carpi (MO). Dal 12 al 15 aprile “Reveries” fa tappa a Milano in occasione di Arte Accessibile. Dopo Carpi e Milano, la mostra sarà allestita a Roma, Cagliari e Monaco, in occasione di fiere e festival, presso spazi no-profit e gallerie d’arte contemporanea, fino ad approdare nel capoluogo pugliese. “Reveries” è un termine inglese arcaico che indica uno stato di sogno in dormiveglia ed é metafora del sognare a occhi aperti con suggestioni premonitrici. In quanto termine non più in uso di una lingua viva, si fa testimonianza di una realtà passata che parla come eco del tempo che ha conosciuto: è, in un certo qual modo, il fantasma della parola sogno. Partendo da questa suggestione, sono state affidate dieci valigie a dieci artisti, incaricati di farsi portavoce di quello che sarebbe il sentimento “umano” dinanzi a un’ipotetica minaccia di estinzione, fantasticando su cosa si potrebbe riporre in una valigia - simbolo della migrazione verso un destino più favorevole- da lasciare in eredità a un’altra civiltà.
Il 2012 è, nella vulgata pop di antiche e catastrofiche profezie, l’anno della fine del mondo. Lungi dal voler speculare su alcuna delle svariate e spesso strambe teorie apocalittiche sulla scomparsa imminente del nostro pianeta, ne è stato piuttosto considerato il fascino e il significato simbolico quanto mai attuale. Sembra piuttosto evidente che il mondo stia affrontando una rivoluzione e che gli schemi sui quali sembrava poggiarsi stiano drasticamente crollando. Si avverte ora più che mai l’urgenza di un cambiamento su più fronti, da quello politico a quello economico, dalla salvaguardia ambientale a quella sociale. L’arte è la cartina di tornasole di questi momenti critici e all’artista spetta la responsabilità di fornire una testimonianza del suo tempo, anticipando con l’occhio e la mano il racconto della sua epoca.

Il “Barbiere di Siviglia” di Maazel e Krief il 17 aprile al Teatro Petruzzelli di Carlo Coppola

da http://www.lsdmagazine.com/il-barbiere-di-siviglia-di-maazel-e-krief-il-17-aprile-al-teatro-petruzzelli/10425/

Di: Carlo Coppola
Barbiere di SivigliaSi è tenuta a Bari la conferenza stampa di presentazione del Barbiere di Siviglia che debutterà al Teatro Petruzzelli il 17 aprile 2012 alle 20:30. All’incontro coordinato dal Commissario governativo prof. Carlo Fuortes, tra i più preparati operatori nell’ambito dello spettacolo dal vivo presenti in Italia, hanno partecipato il direttore d’Orchestra Lorin Maazel, il regista Denis Krief, gli assessori Gianluca Paparesta per il Comune di Bari, Nuccio Altieri per la Provincia di Bari eSilvia Godelli per la Regione Puglia. I tre assessori hanno dichiarato come sempre la piena collaborazione delle loro istituzioni al rischiaramento del difficile momento finanziario della Fondazione e del teatro Petruzzelli, ed hanno plaudito e ringraziato il prof. Fuortes e tutte le maestranze per il grande sforzo di professionalità e dedizione mostrato.
In particolare Silvia Godelli ha ribadito che il teatro deve ritornare ad essere un punto di forza della cultura italiana ed europea e mostrarsi aperto ad un “viaggio nella cultura” alla ricerca di nuove sfide e in grado di proiettarsi verso il futuro. A questo appello hanno risposto prima l’assessore Paparesta e poi il vicepresidente Altieri che hanno rilanciato la necessità di un cammino comune. Altieri in particolare ha rilanciato l’idea di una governance che richiamando assieme i vari soci fondatori, soprattutto quelli istituzionali, proponga un più chiaro e forte insieme di buone pratiche atte ad ottimizzare le tutte risorse disponibili a disposizione, non solo quelle economiche e finanziarie. Il cammino comune, sottolineano in definitiva i tre assessori, deve essere improntato a lasciar indietro le polemiche e le speculazioni d’ogni genere sul teatro e la sua passata gestione. Occorre invece riprendere a parlare di musica e d’arte.
Barbiere di SivigliaGli elementi artistici presenti e la tenuta di questa edizione del Barbiere di Sivigliapurtroppo emergono in modo assai marginale da questa conferenza stampa, nonostante i continui inviti del commissario Fuortes a discutere dell’opera in questione. Le poche indicazioni sulle modalità dell’allestimento, per quanto assai insoddisfacenti, sono venute dal direttoreMaazel e dal regista Krief entrambi acclamatissimi e corteggiatissimi dalla scena internazionale. Entrambi hanno ribadito il loro personale piacere di lavorare con coro, orchestra e maestranze di grande livello e dalla forte disciplina.
Krief, che oltre alla regia si è occupato personalmente della scelta di scenografia, costumi, e luci ha narrato brevemente come l’allestimento da lui curato per il Teatro Lirico di Cagliari più di dieci anni fa era nato quasi per gioco, tra amici e che di quella esperienza egli non aveva quasi nessuna memoria scritta, la sua ammirazione per il prof. Fuortes lo ha spinto ad accettare la scommessa barese. Dello stesso tono anche la breve dichiarazione del maestro Maazel che ha rimarcato come tutti si siano dati molto da fare in pochissimo tempo ottimamente coordinati dallo stesso commissario. Fuortes dal canto suo ha invitato il pubblico e gli ha addetti ai lavori a non guardare a questa edizione del Barbiere, quale un allestimento al risparmio, e meno che mai dal punto di vista artistico ma come ad un grande sforzo di ottimizzazione che ha fatto risparmiare 300 mila euro alle casse del teatro Petruzzelli. Questi soldi permetteranno un maggior agio economico per la gestione e per i futuri progetti.
Foto di Carlo Cofano

08 aprile 2012

----- Buona Pasqua ----

dipinto su tavola di Marina Mavian



 "Crisdos Hariav i merelotz" ovvero "Cristo è risorto dai morti"

nella tradizione armena, per quaranta giorni, ogni mattina si saluta con questa espressione e si risponde 


"Orhnial è Haritiunn Crisdosi" ovvero "Benedetta sia la risurrezione di Cristo".

05 aprile 2012

Se amate la figura di Joshua di Nazareth

Per 60 secondi, lasciate qualsiasi cosa stiate facendo! All'età di 33 anni, Gesù è stato condannato alla pena di morte mediante crocifissione. Quella che allora era la "peggiore" morte. Solo i criminali peggiori potevano morire come Gesù.
Quelli che oltraggiavano o si opponevano alla dominazione dell'impero Romano. Come succede oggi con chi si oppone agli Stati Uniti e in Italia a Mario Monti. Con Gesù le cose andarono peggio, perché non tutti i criminali condannati a morte venivano piantati dei chiodi sulle mani e sui piedi. Grossi chiodi, ognuno di 15/20 cm di lunghezza, con una punta di 6 cm. I chiodi venivano infilati a martellate nei polsi e non nei palmi delle mani, come siamo abituati a sentire.
Nel polso, c'è un tendine che si estende fino alla spalla, e quando i chiodi venivano martellate il tendine si rompeva rafforzando tutti i muscoli della schiena, fosse impossibile respirare e così si perdeva tutta l'aria polmoni. I chiodi nei piedi erano più grandi di quelli infilati nei polsi. I piedi non potevano resistere a lungo senza lacerarsi, Gesù fu costretto a manovre assurde e dolorosissime per poter respirare.
Gesù sopportò quella realtà oltre 3 ore. Sì, oltre 3 ore! Molto tempo, non è vero? Pochi minuti prima di morire, Gesù non stava sanguinando più. Egli stava semplicemente versando acqua da i suoi tagli e buchi. Quando Lo immaginiamo ferito, ce lo immagino con tagli sanguinanti, ma non è sufficiente, le sue ferite erano dei buchi veri. Il suo corpo non aveva più sangue da versare, versava solamente acqua.
Il corpo umano è composto da vicino a 3,5 litri di sangue (per adulti). Gesù versò tutti i 3,5 litri del suo sangue. Aveva tre chiodi piantati nei suoi membri, un corona di spine sulla sua avuto e, oltre che, un soldato romano che ha inchiodato una lancia nel petto.
Tutto ciò senza menzionare l'umiliazione che dopo aver portato la propria croce per quasi 2 chilometri, mentre la folla gli sputava sul viso e gli scagliava pietre. La Croce era di oltre 30 kg di peso, solo per la sua parte superiore, dove gli furono affisse le sue mani. Gesù doveva passare tutta questa esperienza, in modo da poter avere libero accesso a Dio padre in questo modo i nostri peccati saranno lavati... Tutti, senza eccezione!
MORI PER TE! Per NOI! Non crediamo che Egli morì solo per gli altri (quelli che vanno in chiesa o per i sacerdoti, o per i vescovi, ecc.) E 'morto per noi! Accettiamo la realtà, la verità che Gesù è la salvezza solo per il mondo. Dio ha progetti per noi, per te! mostra tutti i tuoi amici ciò che ha vissuto per salvarci. Che Dio benedica la nostra vita!

La Festa dell'Indipendenza dell'Armenia e del Vietnam sono state celebrate insieme ad Hanoi

Il giorno 14 settembre , un evento solenne è stato dedicato al 28° anniversario della proclamazione dell' Indipendenza della Repu...

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