è un'Associazione Culturale. Ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico.

28 febbraio 2015

1 marzo S.B. Nerses Bedros XIX a Roma


Domenica 1 marzo 2015 presso La Chiesa armena di San Nicola da Tolentino a Roma, Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX Catholicos Patriarca Di Cilicia Degli Armeni Cattolici celebrerà la Santa Messa.
Al termine S.B. Incontrerà la comunità armena italiana. 
L'invito giunge da Mons. Kevork Noradounguian, Rettore del Pontificio Collegio Armeno di Roma e Procuratore della Patriarcato armeno cattolico di Cilicia presso la Santa Sede.
All'incontro prenderanno parte anche Carlo Coppolarappresentante del Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari e Bernardo Natale, Presidente del "Centro di documentazione San Biagio Vescovo e Martire d'Armenia" di Casal di Principe.

22 febbraio 2015

Il premio Michele Campione al Giornalista Rai Gianni Giampietro


Il servizio giornalistico dal titolo "Il villaggio del Poeta - Hrand Nazariantz" di Gianni Giampietro, montato da Leonardo Grasso si è aggiudicato il Premio Michele Campione nella categoria dedicata ai Servizi Giornalistici Audio e Video
Alla cerimonia erano presenti Rupen Timurian, presidente onorario del Centro Studi Hrand Nazariantz, e il segretario Carlo Coppola
Durante i ringraziamenti Gianni Giampietro ha citato il Centro Studi Hrand Nazariantz, e le manifestazioni in onore e memoria del Genocidio Armeno che avranno luogo a Bari dal 22 al 24 Aprile 2015.

Ingresso della manifestazione Premio Michele Campione

Carlo Coppola, segretario del Centro Studi Hrand Nazariantz, Rupen Timurian, presidente onorario del Centro Studi Hrand Nazariantz con il montatore Leonardo Grasso e il giornalista Gianni Giampietro.

Gianni Giampietro riceve dal Rettore Antonio Uricchio il Premio Michele Campione

Lettura della Motivazione del Premio a Gianni Giampietro

Un momento della bella cerimonia di Premiazione del Premio Michele Campione

21 febbraio 2015

Il Centro Studi Hrand Nazariantz con Gianni Giampietro al Premio Campione

Una celebre immagine del giornalista Michele Campione
Domattina 22 febbraio 2015, si svolgerà alle ore 10:30, presso la Sala Murat di Bari, la manifestazione di premiazione della XII edizione del Premio Giornalista di Puglia "Michele Campione".
Il Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari sarà presente, nelle persone del Presidente Onorario Rupen Timurian, del Presidente in carica Cosma Cafueri, al fianco del Giornalista RAI Gianni Giampietro che sarà in lizza per il premio stesso con il servizio, andato in onda nel "Settimanale" del TG Puglia del 21.12.2014, dal titolo Il Villaggio del Poeta.Il villaggio di Nor Arax, fondato dal 1926 dal poeta armeno Hrand Nazariantz. Il documentario contiene immagini del villaggio girate nel 1956 e faticosamente reperite negli archivi delle Teche RAI da alcuni volenterosi operatori e montatori del servizio pubblico tra cui Leonardo Grasso.
Il giornalista Gianni Giampietro
autore del "Villaggio del Poeta" 
Nell’occasione saranno anche consegnati i riconoscimenti ai vincitori delle sezioni previste dal bando del premio: carta stampata/internet, tv, radio/agenzie nei settori cronaca, cultura/costume e sport. Riconoscimenti previsti anche per le migliori fotografie. 
A ciascun vincitore, oltre ad una targa e ad un assegno, sarà consegnata una riproduzione dell’opera “Fuoco con melagrana” del maestro Michele Damiani, amico ed estimatore del nostro Nazariantz.
Alla manifestazione parteciperanno tra gli altri il Presidente Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino e il segretario della Federazione Nazionale della Stampa Raffaele Lorusso
L'artista Michele Damiani autore 
dell'opera “Fuoco con melagrana”
Saranno presenti inoltre i rappresentanti degli Enti che collaborano alla organizzazione del premio: Valentino Losito, Presidente Ordine Regionale Giornalisti, Antonio de Caro, Sindaco di Bari, Onofrio Introna, Presidente Consiglio Regione Puglia, Nichi Vendola, Presidente Regione Puglia, Antonio Felice Uricchio, Rettore dell’Università di Bari Aldo Moro, Elio Sannicandro, Presidente Coni Puglia. 
Durante la cerimonia, nella quale saranno anche consegnati i diplomi agli studenti del Master in giornalismo, prevista la lettura da parte dell'attore Vito Signorile leggerà alcune poesie tratte dalle pubblicazioni di Michele Campione, giornalista, scrittore, poeta, critico d’arte e meridionalista.

19 febbraio 2015

"PAOLO LEGA" un saggio di Giuseppe Galzerano

Disegno raffigurante l'attentato all'on. Francesco Crispi compiuto dall'anarchico Paolo Lega

Paolo Lega di Giuseppe Galzerano
Galzerano Editore, 2014, cartonato con sovraccoperta, pp. 1248 con foto a colori, €. 50,00


Ritratto Autografo dell'On. Francesco Crispi
A Roma il 16 giugno 1894, in via Gregoriana, Paolo Lega spara due colpi di pistola - andati a vuoto - contro il Presidente del Consiglio, on. Francesco Crispi che, in carrozza, si reca al Parlamento. Viene arrestato e torturato. In tasca ha appena trenta lire (pari a centotrentadue euro). 
Processato il 19 luglio, basta una sola udienza per condannarlo a 20 anni e 17 giorni di carcere, che sconta in una colonia penale sarda, dove muore (avvelenato, secondo una testimonianza di Luigi Galleani, riferita da Emidio Recchioni) il 2 settembre 1896. 
Scatta una durissima repressione: Crispi e la monarchia approfittano dell’attentato per far votare dal parlamento le famigerate leggi speciali e colpire il movimento anarchico, socialista e repubblicano, con la riduzione della libertà e l’istituzione del domicilio coatto. Tra Bologna, Ancona, Firenze, sono arrestate quindici persone con l’accusa di complicità nell’attentato. 
Molti erano della provincia di Ravenna, «colpevoli» solo di aver incontrato per caso Paolo Lega nel suo viaggio a piedi da Bologna a Falconara e di avergli offerto un tozzo di pane o un bicchiere d’acqua. Tra gli arrestati il conte e poeta anarchico Domenico Francolini di Rimini. A Firenze, Francesco Pezzi e Luigia Minguzzi, marito e moglie. Ad Ancona, Emidio Recchioni… Processati, dopo un anno e mezzo di carcere, sono assolti, ma vengono assegnati al domicilio coatto e il volume segue minuziosamente gli arresti, l’istruttoria e il «processone». Una storia lunga, documentata e sconosciuta dell’altra Italia, dell’Italia ribelle e sovversiva dell’Ottocento. Un libro da leggere e da regalare. Un volume “monumentale” di 1248 pagine con foto a colori (nel formato cm 17x24, oltre due kg di peso).




Prefazione


Caricatura raffigurante l'on. Crispi
circolante su giornali di parte avversa
Parte I: L'attentato - I «precedenti» dell’attentatore - Lugo: città sovversiva - «Io sono Crispi»: attentatore e tiranno con tre mogli - La solidarietà della Camera e del paese - Indagini e perquisizioni - Apologia, solidarietà e arresti - Tre leggi per imbavagliare gli italiani - L'istruttoria - Il processo.

Parte II: «Complici»: arresti e interrogatori - Istruttoria i «complici» - Il «processone» - Carcere, morte, ricordo.

Appendice: «Senza ombra di reato» - Documenti: Un manifesto da Londra - Documenti: Biografie della questura - Dizionario biografico: Avvocati, compagni e «complici» - Fonti archivistiche - Bibliografia - Indice dei nomi - Indice dei luoghi - Foto (68).

Altre notizie - A quindici anni, Paolo Lega, nato a Lugo (Ra) nel 1868, è repubblicano e qualche anno dopo diventa socialista anarchico. A Genova, dove lavora come falegname, nel 1892 pubblica il numero unico «Primo Maggio» ed è arrestato e rimpatriato a Lugo. Le continue persecuzioni della polizia causano la morte del padre, il calzolaio Giuseppe. Trovato - durante una perquisizione domiciliare - in possesso di un coltello di casa, viene condannato a quarantacinque giorni di carcere, ma gliene fanno scontare arbitrariamente sessanta! Forse per... simpatia.
Le continue persecuzioni gli fanno maturare l'idea di attentare alla vita del Presidente del Consiglio, l’on. Francesco Crispi, che da repubblicano era diventato ultramonarchico. Il 30 maggio 1894 parte da Bologna per Roma, andando a piedi fino a Falconara.
Il volume ricostruisce anche la vita privata e politica del politico siciliano Francesco Crispi che rinnega Giuseppe Mazzini e la repubblica e documenta - con precise e inoppugnabili testimonianze - il suo passato di attentatore e la sua partecipazione all’attentato contro Napoleone III (Parigi, 14 gennaio 1858), il fatto di avere tre mogli, soffermandosi a lungo su Rosalie Montmasson, che fu l’unica donna che seguì i Mille di Giuseppe Garibaldi. 
L'opera ricostruisce il lungo e interessante dibattito parlamentare - svoltosi dal 3 al 19 luglio 1894 - per l’approvazione delle leggi speciali. 
Vengono trascritte le pagine del diario e le lettere d'amore e di rabbia inviate dalla contessa Costanza Lettimi di Rimini al marito, il poeta e conte anarchico Domenico Francolini, rinchiuso nel carcere di Regina Coeli di Roma, accusato - innocentemente, come gli altri - di complicità nell’attentato.

"LA BASTARDA DI ISTANBUL" di Elif Shafak con Serra Yilmaz al Teatro di Rifredi







dall'omonimo romanzo di Elif Shafak
(traduzione di Laura Prandino - Ed. Rizzoli)
riduzione e regia di Angelo Savelli
con Serra Yilmaz
e Valentina Chico
Riccardo Naldini
Monica Bauco
Marcella Ermini
Fiorella Sciarretta
Diletta Oculisti
Elisa Vitiello
video-scenogra e di Giuseppe Ragazzini

I diritti d’autore di Elif Shafak sono gestiti dall’agenzia Curtis Brown

Sinossi
La giovane Asya è una bastarda. Nessuno nella sua casa di Istanbul - un gineceo popolato di mamme, zie e nonne - le sa dire o le vuol dire chi è suo padre. L'unico uomo di casa, lo zio Mustafa, è da tempo emigrato in America.
Rose è una donna americana sposata a un immigrato armeno discendente da una famiglia scampata all'eccidio del 1915. Una famiglia talmente invadente che Rose, pur avendo una figlia, divorzia e si risposa, per ripicca, con un turco: Mustafa. Qualche tempo dopo Armanoush, la figlia di Rose, decide di andare di nascosto ad Istanbul, presso la famiglia del patrigno, per ritrovare le proprie radici armene. Frequentando la cugina Asya, la sua famiglia e i suoi amici, si accorge di non odiare affatto i turchi. Le due ragazze, divenute amiche, scoprono insieme il segreto che lega il passato delle loro famiglie e fanno i conti con la storia comune dei loro popoli.
Elif Shafak, indiscussa protagonista della letteratura turca, affronta con maestria e coraggio un tema ancora scottante per la coscienza del suo Paese: la rimozione di quegli eventi che esattamente cento anni fa aprirono l'annosa e irrisolta questione armena. 
Angelo Savelli, grazie alla convinta adesione dell'autrice e contando sull'interpretazione, al tempo stesso ironica ed appassionata, di Serra Yilmaz, porta sulla scena questa meravigliosa saga inter-etnica, sperimentando una drammaturgia epica, dove i personaggi si raccontano in terza persona, e impaginandola nelle immaginifiche video-scenografie di Giuseppe Ragazzini.

18 febbraio 2015

"LA MADRE DELL'ARMENIA" di Vighen Avetis a celebrata a Cavriglia (AR)

L'opera di Vighen Avetis lascia la sua sede fiorentina
L'opera dell'artista Vighen Avetis è un bronzo di 2,80 x 1,80 mt. 
Questa mattina da Piazza del Duomo a Firenze ai piedi del campanile di Giotto è arrivata a Cavriglia (AR) dove resterà per un mese in esposizione difronte al palazzo Comunale. 
Il maestro Vighen Avetis ha accettato la proposta della nostra Amministrazione Comunale di Cavriglia questa "Terra di Eccidi", come prima tappa del tour mondiale che la scultura farà in occasione del centesimo anniversario del Genocidio Armeno. 
L'arrivo a Cavriglia (AR) dell'opera 
del maestro Vighen Avetis

Dopo aver fatto tappa nel comune aretino, l'opera ripartirà per piazza San Pietro a Roma dove Papa Francesco la ospiterà il 12 Aprile, accogliendola con una Santa Messa dedicata al Popolo Armeno e al suo Genocidio. 
Quindi ripartirà per piazza San Marco a Venezia ed infine, prima di essere definitivamente collocata a Copenaghen, farà sosta al museo del Louvre a Parigi. 
La tappa cavriese sarà inaugurata ufficialmente giovedì 19 Febbraio al palazzo comunale alle 15:00 alla presenza delle autorità civili e religiose, dell'artista armeno e di tutta la cittadinanza che è invitata a partecipare.

per approfondimenti rinviamo a http://www.comune.cavriglia.ar.it/news/cavriglia-e-armenia-legate-da-avetis-vighen-nel-nome-della-memoria:

Cavriglia e Armenia legate da Avetis Vighen nel nome della Memoria

Cavriglia e Armenia legate da Avetis Vighen nel nome della MemoriaDalla culla del Rinascimento a Cavriglia. Questa mattina da Piazza del Duomo a Firenze dalla sede della Misericordia ai piedi del campanile di Giotto è arrivata a Cavriglia ed è stata collocata di fronte al palazzo comunale la statua del grande scultore armeno Avetis Vighen "La madre dell'Armenia" (bronzo, 2,80 mt X 1,80 mt), fusa qualche mese fa in occasione del centenario del genocidio degli armeni del 1915. L'Amministrazione Comunale tramite il maestro senese Massimo Lippi, molto legato alla nostra terra, aveva proposto a Vighen di concedere a Cavriglia l'onore di ospitare per alcune settimane un'opera d'arte di grandissimo valore e quando l'artista ha accettato la notizia è stata accolta con enorme piacere e gratitudine. Basti pensare che “La madre dell'Armenia”, dopo essere stata già stata esposta in Piazza del Duomo a Siena ed a Firenze, durante tutto il 2015 farà il giro delle più importanti città d'Europa (tra le altre Venezia, Marsiglia, Parigi, Ginevra e Copenaghen). Ed è stato proprio il forte legame con i tragici fatti del passato che accomuna il popolo armeno a Cavriglia ad individuare “La madre dell'Armenia” come un'opera ideale per proseguire nel percorso di sensibilizzazione nei confronti della cittadinanza sull'importanza della Memoria avviato lo scorso anno con le celebrazioni del 70° anniversario degli eccidi nazisti del luglio 1944 dove vennero uccise nel Comune di Cavriglia 192 vittime civili innocenti. Per non disperdere gli insegnamenti lasciati in eredità dai tragici fatti del passato e tramandare questo patrimonio di generazione in generazione, prendendo spunto dall'arrivo dell'opera di Avetis Vighen, l'Amministrazione Comunale di Cavriglia coinvolgerà i giovani studenti cavrigliesi in una serie di iniziative sulla Memoria in cui verrà fatto un parallelo tra gli eccidi nazisti del 1944 e il genocidio del popolo armeno. "La bellezza simbolica e illuminata di una madre che salva con il proprio abbraccio i suoi quattro figli da un strage annunciata, quella degli armeni nel 1915 – ha affermato il Vicesindaco di Cavriglia Filippo Boni -, ha raggiunto anche la nostra comunità e ne siamo profondamente orgogliosi. L'opera del grande artista armeno Vighen che resterà esposta di fronte al palazzo comunale di Cavriglia proviene da piazza del Duomo di Firenze e precedentemente era situata in Piazza del Duomo a Siena. Dopo aver fatto tappa da noi, ripartirà tra poco più di un mese alla volta di Piazza San Pietro a Roma dove Papa Francesco l'accoglierà il 12 aprile con una messa per gli armeni. Quindi ripartirà per Piazza San Marco a Venezia ed infine, prima di essere definitivamente collocata in una piazza di Copenaghen, in Danimarca, farà sosta in centro a Parigi. Dobbiamo essere doppiamente fieri di questa opportunità poiché gli armeni, che vennero sterminati cento anni fa, hanno subìto in massima parte ciò che anche la nostra popolazione, per tutt'altri motivi, subì il 4 luglio 1944 con il massacro nazista. E anche le nostre donne, nella ricostruzione del tessuto sociale di questa comunità, ebbero un ruolo straordinario e fondamentale. Ecco perché questa Madre – ha concluso il Vicesindaco - è anche la nostra Madre e rappresenta nella sua luce questa terra feconda dei suoi figli e che ancora oggi nonostante tutto, è salvata dalla bellezza tramite coloro che provano a seminarla nel mondo".
L'opera verrà inaugurata al palazzo comunale di Cavriglia giovedì 19 febbraio alle 15 alla presenza delle autorità civili e religiose, dell'artista armeno, di Massimo Lippi e di tutta la cittadinanza che è caldamente invitata a partecipare.

L'opera:
Di proprietà della Fondazione "DAR" l'opera (bronzo, 2,80 mt X 1,80 mt) è stata realizzata qualche mese fa in memoria del centenario del Genocidio degli Armeni. Vighen Avedis ha realizzato la scultura dal grande impatto emotivo partendo dall'allegoria dell'Armenia come madre di tanti 4 figli sparsi ai 4 punti cardinali, ai 4 continenti.
Sul retro della statua un particolare ne svela la provenienza e l'intensità storica e non solo allegorica della descrizione. Il vestito della donna è chiuso da una spilla sul retro. Essa come cammeo ha la Chiesa di Santa Croce, il monumento assoluto al Genocidio Armeno. L’antica chiesa armena della Santa Croce sorge sull’isola Aktamar posta al centro del lago di Van, nella Turchia dell’est a confine con l’Armenia, ed è oggi solo un museo. Questa suggestiva chiesa è uno dei più pregevoli esemplari di arte armena del Decimo secolo ma è soprattutto tristemente nota alle cronache per essere stata uno dei luoghi dove gli armeni furono massacrati durante il genocidio del 1915. E ancor oggi per qualsiasi armeno, dovunque si trovi, Aktamar è un luogo particolarmente caro da vedere e visitare prima di morire. 

L'artista:
Vighen Avetis è nato a Yerevan nel 1968 da un’antica famiglia che ha sempre coltivato l’amore per le più alte tradizioni culturali della sua terra. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti della sua città e nello studio di un grande artista, ma non ha ricevuto nessuna influenza esterna perché ha un forte carattere che lo porta spontaneamente al confronto con i Maestri della tradizione italiana. Ha completato i suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e, fin da giovane, ha eseguito importanti opere in bronzo e marmo. Vince alcuni concorsi nazionali di scultura; primeggia a Carrara nei prestigiosi laboratori del marmo dove si distingue per la sua indomita energia creativa e per la tecnica raffinata che lo segnala tra i migliori scultori del marmo degli anni Novanta. Nonostante il suo percorso di vita lo abbia spesso allontanato dal suo Paese, Avetis Vighen è sempre stato molto apprezzato in Armenia dove ha realizzato importanti come fontane, monumenti oltre ad essere l’inventore e il Direttore di vari edizioni del Simposio di scultura internazionale. Impegnato attivamente per elevare le sorti culturali della sua patria è ritenuto, per unanime consenso, uno dei maggiori artisti del suo popolo, capace di dialogare con i più importanti movimenti culturali a lui contemporanei. Tra i più prestigiosi riconoscimenti ottenuti dall'artista nella sua brillante carriera citiamo la 32esima edizione del “Premio Firenze” sezione scultura grazie proprio a “La Madre dell'Armenia”.

In allegato alla news un'ampia galleria fotografica sulla mattinata de "La madre dell'Armenia", dalla partenza da Firenze fino alla collocazione a Cavriglia.

17 febbraio 2015

Ricordando Giordano Bruno bruciato al Rogo il 17 febbraio 1600

Giordano Bruno nel monumento
scolpito da Ettore Ferrari 
E' l’alba di giovedì grasso, il 17 febbraio del 1600, quando a Piazza Campo dei Fiori Giordano Bruno veniva bruciato vivo.
Il tribunale dell'Inquisizione, che a Roma era presieduto personalmente dal papa, l’aveva condannato al rogo perché “eretico, impenitente, pertinace” ed anche i suoi scritti, posti all’indice dei libri proibiti, seguivano la stessa sorte. Giordano Bruno, contro il dogmatismo aveva osato rivendicato la "libertas philosophandi". 
Il diritto di pensare liberamente! Questo il suo “delitto” imperdonabile, che gli costò carcere, tortura, rogo. Giordano Bruno è filosofo nel senso più pieno del termine. Il suo stesso pensiero, che è sempre ricerca aperta, è caratterizzato da svolte, sviluppi, ridefinizioni, che non a caso egli affida alla forma del dialogo, funzionale a sottolineare il confronto, la polemica, le invettive contro i pedanti scolastici con cui suo malgrado, è costretto ad interagire. 
Giordano Bruno in un ritratto dell'epoca
Le cronache a lui non avverse lo rappresentano come un intellettuale “anomalo” per i tempi, schietto, non paludato, un intellettuale valorosamente meridionale, che gesticola fervidamente durante le lezione, che parla e si infervora, che si rimbocca le maniche che lo impacciano. I pedanti accademici lo tacciano di rozzezza. La sola presenza di Bruno mette in crisi gli avversari.
In un passo dello Spaccio de la Bestia Trionfante così racconta: “Qua Giordano parla per volgare, nomina liberamente, dona il proprio nome; non dice vergognoso quel che fa degno la natura; non cuopre quel ch’ella mostra aperto...Stima gli filosofi per filosofi, gli pedanti per pedanti, gli monachi per monachi, li ministri per ministri, li predicanti per predicanti, le sanguisughe per sanguisughe, gli disutili, montainbanco, ciarlatani, bagattellieri, barattoni, istrioni, pappagalli per quel che dicono, mostrano e sono”. Il linguaggio per Bruno è puro da formalismi, ma cerca di essere sempre più volto ad essere strumento di conoscenza. E’ il frutto di una complessa stratificazione di conoscenza plurilinguistica, mescola abilmente differenti registri stilistici compie, anticipando il barocco letterario, spregiudicati accostamenti lessicali, tali da fare della parola lo strumento di reale comunicativo volto al divelamento di un pensiero privo di infingimenti. Si considerava, infatti: "risvegliatore delle anime dormienti, domatore dell’ignoranza presuntuosa e recalcitrante, proclamatore di una filantropia universale...; che non prende in considerazione la testa unta, la fronte segnata... ma...la cultura della mente e dell’anima. Che è odiato dai propagatori di idiozie e dagli ipocriti, ma ricercato dagli onesti e dagli studiosi, e il cui genio è applaudito dai più nobili..."
La Cena delle ceneri è un travolgente invito al "coraggio di pensare". Il lume dell'Intelletto deve mettere in discussione schemi e rapporti di potere consolidati. Solo in tal senso, secondo Bruno, la scoperta di Copernico può essere rivoluzionaria: se la terra gira, bisogna avere il coraggio di dire che con la Terra si muovono tutte le cose che si trovano in Terra. 
L'abbattimento delle muraglie celesti porta all'infinitezza dei mondi! La Natura, la Vita divengono, secondo Lui, infinite, come avrebbe stabilito un altro scienziato Antoine-Laurent de Lavoisier. La trasformazione nel suo particolare caratterizzarsi fenomenico porta alla considerazione che è l'Essere è Tutto, Unico Infinito nellacostanza del suo autonomamente farsi, del suo Infinito divenire biologico e storico (De la causa principio e uno). Questa è un'intuizione davvero rivoluzionaria perché se nell’infinito niente è più determinato a priori, ogni cosa può essere ridefinita. Ma si badi bene Bruno non fu di certo il padre del Relativismo e neppure del bieco Positivismo! Anzi in questo modoriesce a spazzare via il creazionismo, ma allo stesso tempo a ridimensionare il finalismo teleologico, antropomorfici ed antropocentrici, che su quello si erano stratificati, partendo da una interpretazione particolarmente restrittiva del pensiero di Marsilio e Pico. 
Nello Spaccio della bestia trionfante e nella Cabala del cavallo Pegaseo, infatti, Bruno ribadisce che nella natura infinita ogni individuo è finalmente libero di progettare se stesso e la sua storia, perché tutti gli esseri umani sono “cooperanti dell’operante natura”, e quindi possono rimettere in discussione apparati ed ideologie. Eppure questa libertà non è libertinaggio ma prevede un rigore morale (comportamentale) assoluto. Nel 1590 aveva scritto nel De monade: “Ho lottato, è già tanto, ho creduto nella mia vittoria... E' già qualcosa essere arrivati fin qui: non aver avuto paura di morire, aver preferito coraggiosa morte ad vita da imbecilli". Davanti a queste verità estasianti, mai dogmatiche, mai fideistiche, che anora oggi ci fanno girare la testa, Bruno sarebbe messo ancora oggi al rogo dai nostri contemporanei, forse non bruciato vivo fisicamente ma messo alla berlina come un polemista per tutte le stagioni, fino a ridurne la porta, sbeffeggiandolo con un anti-antidogmatismo retorico e qualunquista.

15 febbraio 2015

ARMENIA IL POPOLO DELL’ARCA in mostra al Vittoriano dal 6 marzo al 3 maggio 2015

Isola di San Lazzaro sede della
Congregazione Mechitarista a Venezia
Con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico italiano e internazionale in una suggestiva esperienza di esplorazione della ricca cultura armena, la mostra “Armenia. Il popolo dell’Arca” si svolgerà dal 6 marzo al 3 maggio nel Salone Centrale del Complesso del Vittoriano in occasione del Centenario della commemorazione del Genocidio armeno ed è promossa dal Ministero della Cultura armeno, dall’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia e dall’Ambasciata della Repubblica d’Armenia presso la Santa Sede e SMOM, in collaborazione con la Congregazione Armena Mechitarista. 
Un Codice Armeno miniato
conservato nella Biblioteca del Monastero
Mechitarista di San Lazzaro a Venezia
L’esposizione, a cura dell’Unione degli Armeni d’Italia, vuole raccontare una delle più floride culture del mondo antico. L’Armenia ha una storia ricca di fascino che affonda le sue radici nella tradizione biblica del Diluvio Universale, emblema di rinascita e di nuova vita. 
E’ proprio alle pendici dell’Ararat, sulla cui cima si era arenata l’Arca di Noè, che nel VII sec. a.C. si formò il popolo armeno. Ancora oggi il monte Ararat è un richiamo simbolico fondamentale per l’Armenia, che nel 301 d.C. fu il primo paese al mondo ad adottare il Cristianesimo come religione di Stato. 
La mostra si articolerà in sette sezioni ricche di reperti archeologici, codici miniati, opere d’arte, illustrazioni e documenti, che racconteranno anche i rapporti tra l’Italia e l’Armenia e la ricchezza storica e artistica della presenza armena nel nostro paese.

COMPLESSO DEL VITTORIANO: Via San Pietro in carcere, Roma 

ORARI 
Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30 L’ingresso è consentito fino a 45 minuti prima della chiusura 

INGRESSO GRATUITO 
Telefono: +39 06 6780664 - 6780363 

04 febbraio 2015

L'avvocato Amal Alamuddin Clooney difende il popolo Armeno


Amal Alamuddin, 
avvocato di origine Drusa.
La nota avvocato Amal Alamuddin, moglie del noto attore e regista americano George Clooney, è presente nella lista dei legali costituitisi parte civile a favore dell'Armenia davanti alla Corte Europea per i diritti umani di Strasburgo. 
Amal, di appartenente ad una nota famiglia di avvocati di origine drusa, è una patrocinate specializzata in diritto internazionale e si occupa in questo caso, di una causa di appello contro il politico nazionalista turco Dogu Perincek che nel 2005 definì l'idea del genocidio armeno una "menzogna internazionale". 
Dogu Perincek
nazionalista turco.
Per questa affermazione fu condannato a una multa molto salata dal Tribunale di Losanna. 
La corte europea - cui si appellò Perincek - ribaltò la sentenza a favore del politico turco di cui - si disse - era stata violata la libertà di espressione. 
Le autorità elvetiche, però, hanno chiesto che il caso fosse riesaminato. 
Ed è il procedimento che è stato avviato oggi. 
Non è un caso che l'avv. Amal Alamuddin si occupi della causa Armeni, infatti, è lontana parente della famiglia di Jakob ed Elisabeth Kunzler, coniugi svizzeri che si dedicarono alla salvezza dei bambini Armeni.

Jakob ed Elisabeth Kunzler
Giusti degli Armeni.
Durante la Prima Guerra Mondiale, Künzler e sua moglie si occuparono da soli dell’ospedale di Urfa fino al 1922 e furono testimoni oculari dei massacri degli Armeni, in particolare dell’episodio dell’eroica resistenza di Urfa (29 Settembre-23 Ottobre 1915) che si concluse con la distruzione e lo sterminio dei membri della comunità armena locale. I Künzler, esponendo sé stessi al pericolo, prestarono aiuto a un grande numero di Armeni, assistendo malati e feriti e salvando moltissimi orfani. Jakob Künzler raccontò la sua esperienza nel libro “Im Lande des Blutes und der Tränen” (Nella terra del sangue e delle lacrime) che pubblicò nel 1921 e divenne il più documentato resoconto dei fatti avvenuti in Urfa durante il Genocidio. Nel 1922, dopo la chiusura del loro ospedale, organizzarono il trasferimento di oltre 8000 orfani armeni verso la Siria, regione sotto il mandato francese, di cui faceva parte anche il Libano. Per la loro instancabile opera di aiuto e soccorso, Jakob ed Elisabeth Künzler vennero chiamati affettuosamente “Papà e Mamma Künzler”, soprannome che conservarono per il resto della loro vita.

Firmato il Memorandum di intesa tra Golden Apricot Festival di Yerevan e il Sudestival

D'ora in poi, il Golden Apricot Yerevan International Film Festival avrà una finestra  all'interno del Sudestival  di Monopo...

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