"Nor Surhandak" è il blog del Centro Studi "Hrand Nazariantz". Questa Associazione Culturale ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera del poeta Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico e nei suoi rapporti internazionali e con l'Italia in particolare.

25 agosto 2009

dal De Otio .... [di Lucius Annaeus Seneca]

Solemus dicere summum bonum esse secundum naturam vivere: natura nos ad utrumque genuit, et contemplationi rerum et actioni. Nunc id probemus quod prius diximus. Quid porro? Hoc non erit probatum, si se unusquisque consuluerit quantam cupidinem habeat ignota noscendi, quam ad omnes fabulas excitetur? Navigant quidam et labores peregrinationis longissimae una mercede perpetiuntur cognoscendi aliquid abditum remotumque. Haec res ad spectacula populos contrahit, haec cogit praeclusa rimari, secretiora exquirere, antiquitates evolvere, mores barbararum audire gentium. Curiosum nobis natura ingenium dedit et, artis sibi ac pulchritudinis suae conscia, spectatores nos tantis rerum spectaculis genuit, perditura fructum sui, si tam magna, tam clara, tam subtiliter ducta, tam nitida et non uno genere formosa solitudini ostenderet. Ut scias illam spectari voluisse, non tantum aspici, vide quem nobis locum dederit. In media nos sui parte constituit et circumspectum omnium nobis dedit; nec erexit tantummodo hominem, sed etiam, habilem contemplationi factura, ut ab ortu sidera in occasum labentia prosequi posset et vultum suum circumferre cum toto, sublime fecit illi caput et collo flexili inposuit; deinde sena per diem, sena per noctem signa perducens nullam non partem sui explicuit, ut per haec quae obtulerat oculis eius, cupiditatem faceret etiam ceterorum. (Lucius Annaeus Seneca, De otio, 5 passim)
__________________traduzione_________
Siamo soliti dire che il sommo bene è vivere secondo natura: la natura ci ha generato per entrambi gli scopi, per la contemplazione e per l'azione. Ora dimostriamo lo scopo che abbiamo detto per primo. Che dunque? non sarà ciò dimostrato, se ciascuno consulterà sé stesso su quanto grande desiderio abbia di conoscere l'ignoto, quanto sia stuzzicato a tutti i racconti? Navigano certuni e sopportano le fatiche di un viaggio lontanissimo per la sola ricompensa di conoscere qualche cosa di nascosto e di remoto. Questa aspirazione raduna masse agli spettacoli, questa costringe a cercare scavando ciò che è stato chiuso e nascosto, ad indagare su ciò che è appartato, a svolgere i rotoli dei fatti antichi, ad ascoltare i racconti sui costumi di genti barbariche. La natura ci ha dato un carattere curioso e, consapevole della propria sapienza tecnica e della propria bellezza, ha generato noi come spettatori di spettacoli tanto grandi, perché perderebbe il frutto di sé, se fatti tanto grandi, tanto luminosi, con tanta cura elaborati, tanto brillanti e non per un solo aspetto belli, li mostrasse ad un deserto. Affinché tu sappia come la natura ha voluto si assistesse al suo spettacolo, non solo fosse vista, guarda che posto ha dato a noi: ci ha messi nella parte centrale di sé e ci ha dato la possibilità di guardare intorno tutte le cose; e non solo ha fatto diritto l'uomo, ma volendo, come penso, renderlo adatto anche alla contemplazione, affinché fosse in grado di accompagnare le stelle che scivolano da oriente ad occidente e di girare intorno il suo volto unitamente al tutto, gli ha fatto la testa volta verso l'alto e l'ha posta su di un collo flessibile; poi, conducendo il corso di sei costellazioni durante il giorno, di sei durante la notte, ogni sua parte ha dispiegato affinché, con queste visioni che aveva offerto ai suoi occhi, provocasse il desiderio anche di altre.

Se emigro...[di Carlo Coppola]

Se emigro cosa mi mancherà di questa terra?
Mi mancheranno tante cose: in primis il clima di "frega compagn", ossia la mancanza di solidarietà sociale ed emotiva e men che mai materiale del popolo di levante.
Mi mancheranno i soprusi tipici dell'Antico Regime di cui il nostro Sud è ancora pieno. 
Mi mancheranno gli insulti alla mia persona, le accuse e soprusi mossami da taluni uomini e donne che infangano con il loro operato il valore morale delle Istituzioni. Essi truffano, brogliano, turlupinano e destituiscono di senso la democrazia e le ragioni per cui le Istituzioni stesse esistono, e..... non hanno neppure la dignità di accusare apertamente, ma cercano di "sputtanare" anonimamente, taluni anche a mezzo stampa - e grazie a giornalisti più che compiacenti - quando non sanno come altro difendere l'immoralità del proprio operato.
"La calunnia è un venticello" si cantava anni fa. Mi mancherà la calunnia!
...Mi mancheranno le persone che ti sorpassano in fila, e che se chiedi giustizia ti insultano.
Mi mancheranno gli uffici di una certa istituzione - che chiameremo convenzionalmente U - che non comunicano fra loro e che fanno perdere ore di attesa in fila per poi dirti "Il collega anziano non c'è e io non so usare la macchina che stampa i documenti maccanizzati" e aggiungono "Non c'è molto da attendere, solo 20 giorni!". Altri che ti confessano pur essendo l'unico ufficio preposto al caso: "Non abbiamo i verbali e non possiamo certificarle niente... Per questo certificato, non prima della fine di gennaio"...
E tutti quando solleciti cortesemente dicendo "Mi occorrono in settimana perché vado ad insegnare", ti rispondono placidamente: "Beato lei che va in vacanza!"
Di questo Paese mi mancherà la burocrazia cieca e ottusa, come le menti di tanti funzionari che conosco, compresi i miei genitori, che dopo tanti anni di lavoro a contatto con i loro colleghi de-menti, hanno perso il briciolo di ragione che avevano. ...E sì perché in un tempo lontano, loro, e me lo ricordo come in un sogno d'infanzia, loro, hanno ragionato!
Mi mancherà l'assurda legge italiana per cui se sbagli a puntare nella roulette della scelta delle province in cui insegnare, i tuoi colleghi con la metà del tuo punteggio insegnano e magari l'anno dopo entrano in ruolo... e tu che per fare quei punti ti sei impegnato, hai sudato e sgobbato per oltre dieci anni - sempre e unanimemente considerato geniale - fra umiliazioni di ogni genere e mobbing, vieni scalzato e non ti resta che emigrare in Paesi che non cooptano insegnanti solo dopo la lettura del curriculum e l'esame dei titoli.
Mi mancherà il mare, il sole, la famiglia, ma forse avrò qualcosa in più: Potrò tornare ad essere me stesso, svuotarmi, svuotarmi dall'ombra, e dal rancore accumulato in anni di soprusi, oltraggi e, ius prime noctis.

24 agosto 2009

Tarantella Alla Carpinese


canto popolare pugliese


Pigliate la paletta e ve' pi foco
e va alla casa di
ma va alla casa dilu 'nnamurate
e va alla casa di

lu 'nnamurate
e passa lu jorno.
Si mamma si n'addonde 'e di chieste juoco
dille ca so' state
dille ca so' statedille ca so' state falelle de foco.
Vule, die a lae, chelle che vo la femmena fa.

Vule, die a lae, chelle che vo la femmena fa.

Vule, die a lae, chelle che vo la femmena fa.

E luce lu sole quanne è buone tiempo,
luce lu pettu tuo
luce lu pettu tuoluce lu pettu tuodonna galante
in pettu li tieni dui pugnali d'argentu a chi li tocchi belli
E chi li
li tocchi belli ci fa sante
ti le tocchi ije ca so' l'amante
e m' paradise ci ne iamme certamente.

Vule, die a lae, chelle che vo la femmena fa
Vule, die a lae, chelle che vo la femmena fa

Vule, die a lae, chelle che vo la femmena fa.

21 agosto 2009

La ballata della colpa


di Roberto De Simone

Quando l'uomo da Dio fu creato

Con la donna creò il peccato
Poi pensando al tabù di quel frutto
Diede ad Eva la colpa di tutto

Ma anche Eva si disse innocente

E la colpa la diede soltanto
ad un lungo serpente

Un, due, tre

La colpa di chi è
Conto bene io
E paga un altro al posto mio
Un, due, tre
Adesso tocca a te
Conto fino a otto
E qualcun altro va di sotto

Il serpente così fu accusato

Ed il capo gli venne schiacciato
Ma a coprire il peccato antico
Non bastava una foglia di fico

Poi scoprendo un istinto assassino

Ogni colpa fu data a un fratello
Di nome Caino

Un, due, tre

Adesso tocca a te
Se c'è un assassino
Sono Abele e tu Caino
Un, due, tre
Adesso tocca a te
Se c'è una sentenza
Paga tu la penitenza

Questo gioco rimase lo stesso

Quando Cristo in croce fu messo
E poi dopo che fu giustiziato
Ogni colpa fu data a Pilato

Ma Pilato accusò altri rei

E la colpa di quella condanna
la diede agli ebrei

Un, due, tre

La colpa di chi è?
Tu la pagherai
Se le mani mi lavai
Un, due, tre
Il torto non è mio
Tu vai sempre sotto
E rimango fuori io

All'ebreo fu così addebitato

Di aver solo un naso affilato
Poi si disse non proprio a caso
Che anche il diavolo aveva quel naso

Ed allora divenne di moda

Di cercare le streghe
E vedere chi avesse la coda

Un, due, tre

Sul rogo ci vai te
Se ci stai al gioco
Ora scherzi con il fuoco
Un, due, tre
Il gioco questo è
Non mi brucio io
Dalla parte mia c'è Dio

Sopra il rogo di un odio attizzato

Il Vangelo così fu affermato
Ma la cenere non diede pace
Se la colpa restò tra la brace

Ed un odio chiamato sociale

Accusò la regina ed il re
Di peccato mortale

Un, due, tre

Adesso tocca al re
Non fu colpa mia
Ma dell'aristocrazia
Un, due, tre
Giochiamo a tu per tu
Esco fuori io
Se tu hai il sangue blu

Morte al re, che gli cada la testa

Questo giorno è giorno di festa
Ma la festa non dura che poco
Se continua il corso del gioco

E col tempo appare palese

Che la festa non dura
Per colpa di un ricco borghese

Un, due, tre

Adesso tocca a te
Non sei mio compagno
Se lavoro e non guadagno
Un, due, tre
La colpa ce l'hai tu
Conto fino a cento
Ma non so fermarmi più

Chi è più ricco di accusa è degno

Ed è logico che paghi pegno
Ma quel pegno non è una cambiale
Con il timbro del bene e del male.

E se il conto non tocca mai il fondo

Con cambiali in protesto quest'oggi
Facciamo girotondo

Un, due, tre

Il gioco questo è
Ora va in prigione
Chi cantò questa canzone
Un, due, tre
Ma c'è chi fa la spia,
E va dicendo in giro
Che la colpa è tutta mia

ITACA



di Kostas Kavafis

Un va’ in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa’ che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai saggio, con tutta questa tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.


19 agosto 2009

la Tarantella del Gargano



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Intro: Do Re Sol
Si7 Mi-
Do Re Sol
Si7 Mi-
Do Re Sol
Si7 Mi-
Do Re Sol

Si7 Mi-
'sta donni
Do Re Sol Si7 Mi-
ma 'ccomi j'eja fai pi' 'mà sta' donnë
Do Re Sol
ah! di rosi l'eja fa'
Si7 Mi-
di rosi l'eja fa'
Do Re Sol Si7 Mi-
di rosi l'eja fa' nu bellu giardini

nu bel giardini
di rosi l'eja fa' nu bel giardini
'ntorni p'intorni l'ei
'ntorni p'intorni l'e'
'ntorni p'intorni l'ejë annammurajë

l'ejë annammurai
'ntorni p'intorni l'ejë annammurajë
ah! di preta prizijosë e ori fine
'mmezzi cë l'eja cavà 'na
'mmezzi cë l'eja cavà 'na
'mmezzi cë l'eja cavà 'na brava funtanë

và 'na brava funtani
'mmezzi cë l'eja cavà 'na brava funtanë
ah! j'eja fa' corri l'acqua
j'eja fa' corri l'acqua
j'eja fa' corri l'acqua sorgentini

l'acqua sorgentini
j'eja fa' corri l'acqua sorgentini
sopi cë l'eja metti 'na
sopi cë l'eja metti 'na
sopi cë l'eja metti 'na vucell'a cantà

'na vucell'a cantajë
sopi cë l'eja metti 'na vucell'a cantajë
cantavë e ripusavi
cantavë e ripusavi
cantavë e ripusavi bella dicevi

'pusava, bella dicevi
cantavë e ripusavi bella dicevi
pi' voi è diventatë
pi' voi è diventatë
pi' voi è diventata una .....

di fare dinte nu sonno ..... madonna
me n'ha fatto 'nnamura' la camnatura e lu parla'
si bella tu nascive 'nammura' nun me facive
me n'ha fatto 'nnamura' la camnatura e lu parla'
me n'ha fatto 'nnamura' la camnatura e lu parla'

Pure la camnatura e lu parla',
m'ha fatto 'nnamura' la camnatura e lu parla'
si bella tu nascive 'nammura' nun me faciva
ojella' ojelli' ojella'

E' 'sta ncagnata che vuo' da me
e mammeta lu ssape to vo' dicere pure a te
e mammeta lu ssape to vo' dicere pure a te

Ah! Pinciue' 'sta ncagnata che vuo' da me
e mammeta lu ssape to vo' dicere pure a te
e mammeta lu ssape to vo' dicere pure a te

09 agosto 2009

I'm so tired


by Fugazi


Out here i can barely see my breath
surrounded by jealousy and death
I can't be reached, only had one call
dragged underneath, separate from you all

This time i've lost my own return
in spite of everything i've learned
i hid my tracks, spit out all my air
slipped into cracks, stripped of all my cares

I'm so tired sheep are counting me
no more struggle, no more energy
no more patient and you can write that down
it's all too crazy and i'm not sticking round.

04 agosto 2009

Conosci Nan Goldin?


Chi sono e chi non sono [di Carlo Coppola]

Chi sono? Questa domanda mi è stata posta oggi dal mio rinato myspace.com e l'ho trovata difficile non solo dal punto di vista epistemologico. Sul momento ho preso a rifletterci su e mi sono accorto che l'unico modo per esaudire l'interrogante in modo il più possibile esaustivo e conciso allo stesso tempo era andando per negazione.
Non sono un falsario e non ho mai plagiato nulla se non l'ultimo compito di latino in terza liceo.
Nella vita mi sono interessato di varie cose teoriche e pratiche teatro, cinema, documentari e arte in genere. Ad un certo punto sono stato accusato di quasi tutto tranne omicidio, stupro e rapina. Le accuse erano talmente infodate tanto da non essere mai esplicite ma solo mezze voci, dicerie, pettegolezzi messe in giro da poteri forti e vari boronetti di vario genere eppure mi hanno screditato molto.
Ora tra un sogno e l'altro infranti ricomincio a scrivere e a pensare, ci ho impiegato mesi per riprendermi dalla merda lanciatami contro anche a mezzo stampa tutto senza possibilità di querela!
Mi ha salvato da questa merda la merda della SSIS, ora lo posso dire a gran voce,
mi ha salvato facendomi pensare meno a quanto stava accadendo, facendomi ri-interessare allo studio, in un inverno amaro all'anima, ricco di delusioni e sconfitte umane e professionali.... anche per questo ringrazio i miei amici Mimmo & Carlotta, M.M., A.R., G. M.!

03 agosto 2009

Il mio unico peccato [di Efraim Medina Reyes]

Quando penso a te il dolore ritorna e mi schiaccia come fanno i bambini con le formiche. La tua assenza è il mio castigo. Anche se so che non posso incontrarti, percorro giorno e notte il labirinto. E dentro il mio stupido cuore il desiderio di vederti cresce e cresce come un tumore di velluto. La tua assenza segna il ritmo delle mie ore e dalla mia insonnia. Ho scordato il mio nome, ho scordato qualsiasi cosa non sia legata a te. La morte mi porta via inarrestabile e non vorrei morire senza vedere prima nei tuoi occhi il valore dell'inverno. La vita è corta ma le ore sono infinite. La tua assenza mi circonda, mi annega, mi lacera. La tua assenza è il mio unico peccato e la mia condanna più grande. La tua assenza è il bacio invisibile dell'ansia, l'estate scura, le carezze invisibili. Le nubi passano, le parole si estinguono, il dolore rimane. Il dolore è il mio cane fedele, il guardiano implacabile di questo atroce carcere, di questa cella senza pareti nella quale sono confinato. Sento la tua bocca che sfiora la mia e fugge fino in capo al mondo. La tua immagine si forma e si deforma nella mia mente, le forze mi abbandonano e solo il dolore mi sostiene. Il dolore è il mio unico sollievo. Cerco il dolore come gli insetti cercano la luce che brucia la loro anima. La vita ti distrugge in qualche luogo remoto e la mia memoria perfeziona ognuno dei tuoi tratti. Sei come sempre l'incadescenza e la lacrima, la padrona impossibile delle mie emozioni. Prima di sognare l'amore, sognavo già te. Sei fatta del mio sangue e del mio nome. So che anche se gridassi non verrai, che la tua assenza invaderà le mie ossa e cancellerà la mia immagine dalla mente di tutti quelli che mi hanno conosciuto e hanno giurato di ricordarmi. Oggi è un giorno soleggiato, sono alla deriva in un bosco di pini. Non so come sono arrivato qui. Sto aspettando un segnale, un avvenimento segreto. Immobile sopra l'erba...

Uno sfogo [di Efraim Medina Reyes]

Siamo così abituati a quella che chiamo realtà-reale, che ormai ci crediamo al cento per cento. In questa realtà i cattivi sono ben definiti: Bush è un cattivo. I buoni non contano molto, forse non esistono neanche più. Sappiamo già che il contrario della vita non è la morte ma l'amore. Essere vivi va bene, amare non tanto. La morte è una cosa cattiva, forse la cosa peggiore, eppure tutti moriremo, no? Fuori da questa realtà mediocre, ingrata e insulsa, piena di matrimoni, di divorzi, di figli e di bollette da pagare, di guerre, di dittatori, di americani di merda, di mafiosi russi, di cantanti pop, di scrittori vili, di fotografi olandesi, di columnist e pagliacci eccetera, ci sono altre realtà o dimensioni. Ogni uomo è una cultura in sé, o dovrebbe esserlo; ogni uomo è la sua realtà o dovrebbe esserlo.
Che Dan Brown o Paulo Coelho riempiano il mondo di cacca di topo malato è tanto dannoso per la coscienza del mondo, del mio mondo, quanto lo sono i delitti di Bush o di Castro. Si presuppone (così ho imparato a innamorarmi della letteratura) che un vero scrittore debba essere una sorta di riserva morale, qualcuno che difende la dignità umana a spada tratta. E dev'essere anche un critico disposto ad additare gli ipocriti, per quanto subdoli. Dicono che sono un provocatore e non potrei essere più d'accordo: cos'altro potrebbe essere uno scrittore? Lo scopo dell'arte è rompere i duri confini di una realtà che altri si sono creati su misura.
Sono un ragazzo meticcio, nato in un quartiere popolare di Cartagena, una delle città più ingiuste e spietate del mondo. Ho perso mio padre da piccolo e sono stato allevato, insieme a tre fratelli, da una donna forte di nome Elisa. Mi ha insegnato che non dovevo chiedere niente a nessuno, e che tenere la bocca chiusa e seguire la corrente trasforma un uomo in un pollo da cortile. Nelle strade del mio quartiere ho imparato tre regole:


1. C'è sempre una vittima.
2. Cerca di non essere tu.
3. Non dimenticare mai la seconda regola.


In Colombia ci sono molti polli da cortile travestiti da pavoni che scrivono: è un paese fottuto. Stiamo attraversando il momento peggiore della nostra storia recente: la guerra si fa ogni giorno più atroce e silenziosa. Gli articoli degli opinionisti aumentano e le notizie sulla guerra svaniscono. Il freddo e l'indifferenza sono coperti dalla merdina verde scritta e riscritta dai polli di cortile. Uno scrittore giocattolo può legittimare l'ingiustizia o dare l'impressione che si possa combatterla. Ad alcuni editorialisti non importa di essere degli idioti prezzolati da un potere che li usa come mascotte di lusso; possono compiere le loro malefatte, tanto alla fine il padrone gli farà una carezza e gli riempirà la pancia di briciole.

Informazioni da uno stilita [di Carlo Coppola]

Ho conosciuto, nel corso del tempo, gente con Ego ipertrofico
Gente talmente centrata su di sé da poter espodere. 
Gente che non dava risposte neache in punto di morte e che di risposte non ne voleva non ponendosi mai le domande.
Ho conosciuto l'egotismo di uomini e donne, l'autoreferenzialità del sentire, il senso di grandezza che il mondo si impone.
"Tutto quanto è diverso è Dio" è Dio e questo impone scelte di vita, bivi davanti ai quali o si vive o si muore. Ce ne sono tante di persone incontrate così nella vita. Da Bari, a Lecce, a Palermo, alla Basilicata e su fino alle regioni di un nord matto e disperatissimo egoismo di chi non risponde per incapacità ad una voce innata che sibila "Tu sei l'unico essere al mondo dotato di mente, di cuore e di ragione, chi viene oltre te è solo oggetto nelle tue mani mezzo e strumento per il raggiungimento di te, con te, per te....! Fine della comunicazione interiore". Di queste persone ne ho conosciute tante, tante promesse e quasi tutte volgenti all'eternità, amicizia eterna, affetto eterno, amore eterno. Quasi tutti esseri umani alquanto miserrimi, capaci di passare dalla religione dell'amore altrui alla religione dell'amore del sé come a fumare una sigaretta....
...........E' forse per questo che non ho mai imparato ad aspirare il fumo di una sigaretta!

01 agosto 2009

Don Peppe Diana è morto per amore del suo popolo

Ci risiamo. Tentano nuovamente di buttare fango su don Peppino Diana. Stavolta il tentativo viene dall’onorevole Gaetano Pecorella, presidente della Commissione Parlamentare sul ciclo dei rifiuti e avvocato difensore di Nunzio De Falco. Colui che viene processato come il mandante dell’omicidio di don Giuseppe Diana e riconosciuto colpevole e condannato all’ergastolo nel processo di primo grado. L’onorevole Pecorella, a quindici anni di distanza dalla morte di don Diana, rilancia la campagna diffamatoria sulla morte del sacerdote mettendo in discussione la sentenza della Cassazione del marzo 2004 che ha confermato l‘uccisone per mano della camorra, avvenuta il 19 marzo del 1994 nella sua chiesa a Casal di Principe, perché era diventato un simbolo della lotta contro i clan. Non conosciamo i motivi per i quali l’onorevole Pecorella rilancia questa campagna. Ma non ci meravigliamo più di tanto, perché questi sono tempi in cui i mafiosi vengono definiti eroi e coloro che si battono contro i poteri criminali e hanno dato la vita, vengono continuamente messi in discussione. Don Giuseppe Diana invitava i giovani e il suo popolo a ribellarsi alla dittatura armata della camorra. E lo aveva fatto sin dal 1991 con quel profetico documento “per amore del mio popolo” col quale sottolineava che “La Camorra è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.” E denunciava le collusioni con la politica: “È oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l'infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.”

Don Diana è morto per testimoniare il Vangelo e per affermare i valori in cui credeva. Questo conta per migliaia di giovani che il 19 e il 21 marzo scorso sono arrivati a Casal di Principe e a Napoli per riaffermare, con la loro presenza, la scelta di lottare contro i poteri criminali, proprio come don Diana. E questo conta per le decine di giovani che in queste settimane stanno dando vita ai campi di lavoro sulle terre di Don Diana a Castel Volturno, per far nascere la cooperativa che produrrà mozzarella di bufala e prodotti biologici sui beni tolti ai mafiosi e ridati alla comunità.
Ora Don Diana appartiene al suo popolo e ogni nuovo tentativo di delegittimarne la sua figura è anche un tentativo fatto contro chi si batte per l’affermazione della legalità in territori dove la camorra ha radici profonde.
Invitiamo, pertanto, le comunità locali, i sindaci, le istituzioni, gli insegnanti, i sacerdoti, i semplici cittadini, a far sentire la propria voce nei confronti di chi vuole riportare indietro i nostri paesi e riconsegnarli all’oblio della dittatura della camorra.

Casal di Principe, li 1.8.2009


Comitato don Peppe Diana
LIBERA Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie
A.G.E.S.C.I. Regione Campania

La Festa dell'Indipendenza dell'Armenia e del Vietnam sono state celebrate insieme ad Hanoi

Il giorno 14 settembre , un evento solenne è stato dedicato al 28° anniversario della proclamazione dell' Indipendenza della Repu...

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