"Nor Surhandak" è il blog del Centro Studi "Hrand Nazariantz". Questa Associazione Culturale ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera del poeta Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico e nei suoi rapporti internazionali e con l'Italia in particolare.

30 luglio 2010

ANCORA VOGLIO... [di Carlo Coppola]


Ancora capita che faccia caldo. 
Che una pioggerella estiva supporti ogni desiderio fino a fare l'anima quassa di sé.
A stare a settentrione mi sono isterilito, ad insegnare a chi non voleva imparare - sapere - ho perso i contatti col mio sapere. 
Ah peccato d'infamia: Dissoluzione di me! 
Voglio un sapere pratico e teorico insieme. 
Voglio un'arte, voglio un'artigianato che non sia sfornato da talami in cui un corto costa 5 euro, meno del prezzo di un biglietto, o scivolare su bucce di banana per ancor meno monetine, sghei.  
Voglio che l'arte e la poetica siano rispettate e non vilipese, che il senso del disgusto non sia permante per un'estetica dal basso, o meglio dal sottosuolo.
Voglio che tutti quelli che lavorano con me siano pagati e voglio essere pagato anche io e non per mostrare il petto quale un Ugo Foscolo descamisado.
Voglio poter adorare ciò che vedo.
Voglio onorare cio che racconto e non profanarlo perchè qualcuno sappia o guardi.
________

Non voglio parlamentare come avrebbe detto Carlo Emilio Gadda: "grandine di picchiettanti scemenze […] quali buttò il Colombo le perline di vetro a’ Caràibi in uno sgomento d’eclisse: che dalla reverenza loro attendeva oro, il Colombo, festuche d’oro, pepite d’oro, patate d’oro".

23 luglio 2010

Quel Sguardo Sdegnosetto di Claudio Monteverdi




Quel sguardo sdegnosetto

Italian.png Italian text


Quel sguardo sdegnosetto
Lucente e minacioso,
Quel dardo velenoso
Vola a ferirmi il petto:
Bellezze ond'io tutt'ardo
E son da me diviso.
Piagatemi col sguardo,
Sanatemi col riso.

Armatevi pupille
D'asprissimo, d'asprissimo rigore,
Versatemi su'l core
Un nembo di faville,
Ma 'l labro non sia tardo
A ravvivarmi ucciso.
Feriscami quel sguardo,
Ma sanimi quel riso.

Begli occhi a l'armi, a l'armi!
Io vi preparo il seno.
Gioite di piagarmi,
Infin ch'io venga meno.
E se da vostri dardi
Io resterò conquiso,
Ferischino quei sguardi,
Ma sanimi quel riso.


That scornful little glance

English.png English translation


That scornful little glance
gleaming and threatening -
that poisonous dart -
Shoots out and strikes my heart.
Charms that have set me on fire,
and have divided me.
Wound me with a glance
Heal me with laughter!

Eyes be armed
with roughest rigor
pour on my heart
a cloudburst of sparks!
But let not the lips be late
in reviving my corpse;
let that glance wound me
but that laughter heal me.

To arms sweet eyes!
I prepare my breast for you:
take joy in wounding me
until I faint.
For if by your darts
I remain conquered,
Wound me with those glances!
But heal me with that laughter.

18 luglio 2010

Godi se il vento [di Eugenio Montale]

Godi se il vento ch'entra nel pomario
vi rimena l'ondata della vita:
qui dove affonda un morto
viluppo di memorie,
orto non era, ma reliquario.

Il frullo che tu senti non é un volo,
ma il commuoversi dell'eterno grembo;
vedi che si trasforma questo lembo
di terra solitario in un crogiuolo.

Un rovello é di qua dall'erto muro.
Se procedi t'imbatti
tu forse nel fantasma che ti salva:
si compongono qui le storie, gli atti
scancellati pel giuoco del futuro.

Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
Va, per te l'ho pregato, - ora la sete
mi sarà lieve, meno acre la ruggine...

09 luglio 2010

A muso Duro


E l'acqua si riempie di schiuma, il cielo di fumi
La chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi
Uccelli che volano a stento, malati di morte
Il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte
Un'isola intera ha trovato nel mare una tomba
Il falso progresso ha voluto provare una bomba
Poi pioggia che toglie la sete alla terra che è viva
Invece le porta la morte perché è radioattiva
Eppure il vento soffia ancora
Spruzza l'acqua alle navi sulla prora
E sussurra canzoni tra le foglie
E bacia i fiori, li bacia e non li coglie
Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale
Ha dato il suo putrido segno all'istinto bestiale
Ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario
E tutta la terra si è avvolta di un nero sudario
E presto la chiave nascosta di nuovi segreti
Così copriranno di fango persino i pianeti
Vorranno inquinare le stelle, la guerra tra i soli
I crimini contro la vita li chiamano errori












08 luglio 2010

Dos Poemas de Rafael Alberti


El ángel de la ira

Sin dueño, entre las ortigas,
piedra por pulir, brillabas.


Pie invisible.
(Entre las ortigas, nada.)
Pie invisible de la ira.


Lenguas de légamo, hundidas,
sordas, recordaron algo.


Ya no estabas.
¿Qué recordaron?


Se movió mudo el silencio
y dijo algo.
No dijo nada.


Sin saberlo,
mudó de rumbo mi sangre,
y en los fosos
gritos largos se cayeron.


Para salvar mis ojos,
para salvarte a ti que...


Secreto.

Los ángeles colegiales

Ninguno comprendíamos el secreto nocturno de las pizarras
ni por qué la esfera armilar se exaltaba tan sola cuando la mirábamos.
Sólo sabíamos que una circunferencia puede no ser redonda
y que un eclipse de luna equivoca a las flores
y adelanta el reloj de los pájaros.


Ninguno comprendíamos nada:
ni por qué nuestros dedos eran de tinta china
y la tarde cerraba compases para al alba abrir libros.
Sólo sabíamos que una recta, si quiere, puede ser curva o quebrada
y que las estrellas errantes son niños que ignoran la aritmética.

Talvolta...

Talvolta qualcuno passa il segno
e tutto quello che sviluppa 
è il contesto di un'opera che, 
volendo ante-cedere a qualsiasi rischio,
produce di per sé tali e tanti frutti 
da essere quasi impossibile alla conzione umana. 
Ecco quello che accade,
ecco il segno di un bigottismo sbigottito. 
Vedendo la Madonna, o non vedendola. 
È questo il plumbeo rigore della matrice. Il segno indelebile di una impossibile fedeltà è quello per cui al padre e al figlio è più facile interfacciarsi. Ma essi tra loro de-lirano mediante un gesto meccanico di saluto. E se tra essi vi fosse un reo, dovrebbe essere in grado di badare a se stesso.
Ecco che il senso dell'agire ripercuote si ripercuote su se stesso, su una realtà fatta di lacrime e preghiere, di contesti di luce e sogni d'ombra. Il carisma più grande aiuta a passare il tempo e interfaccia l'agire con l'essere agito il dare con l'avere. TUTTO QUELLO che si agisce ha il curioso sapore della verità. Guai all'uomo che non ha per guida la verità quella neppure il simulacro di un totem fattosi Dio può superarla.

04 luglio 2010

Poesie di Giorgio Caproni

Deus absconditus

Un semplice dato:
Dio non s’è nascosto.
Dio s’è suicidato.

(Da Bisogno di guida, 1972)


I pugni in viso

“La morte non mi avrà vivo”
diceva. E rideva,
lo scemo del paese,
battendosi i pugni in viso.

(Da Allegretto, 1978)

Sulla staffa

«Me ne vado,» disse.
«Quello che vi lascio, è tutto
quello che mi porto via.
Statemi sani. Abbiate
cura di voi, più di quanta
di me non ne ho avuta io.
me ne vado dove,
da tempo, già se n’è andato Dio».

(Da Versi fuori sacco, 1979)

03 luglio 2010

A Diego Armando Marodona [C.Coppola]


Diego, Napoli te quiere! Vienes! 

(Arriva dal fondo con il secchio nella destra, si ferma in prossimità di uno sgabello posto al centro della scena, posa il secchio per terra. Si toglie la giacca. Siede allo sgabello, tenendo con la mano sinistra tesa scivolare la giacca. Si porta le mani sulle ginocchia. Si gira verso il secchio, vi immerge il braccio dentro due volte, si passa la mano bagnata tra i capelli)

Omm
aronna, Carme’, quanto si moscia,
muovete, 
appreparate, fa ampressa
mittete chillu vestite verde ca ‘a currea blu.
Ia sienteme a me che facimme na bona figura
e pure chilli 
zuoccole olandise,
chilli bianchi semplici 
che t’accataje quanno jetteme a ....

(alza la testa, verso il pubblico, traspare per la prima volta quell’odio che lo ha condotto all’omicidio)
 ...Pumpej.
No 
chelli nire co’o tacco alto
che t'e 
rialaje mammeta...
Chelli scarpe ’e purtavano certe filliole
ch’e capille luonghe e biondi sciuti ‘ncopp pullover,
cazuni blu a tubb e cazettin russ.
E capite 
chelli scarpe... le espadrillas ...
senza lacci però.
Mo’ è 
addeventato 
'nu fatt elegante,
invece anni fa se purtavano scarcagnate addret
raccummilliate sotto o pere come ‘na pantofola,

(breve pausa)

a me sta cosa deva fastidio,
me parevano senza 
scuorno, sporche, sfacciate,
i che 
zuzzimma
A proposito Carme’ 
diccelle a mammeta
quanno te vene a truvà:
se po’ sta pure comoda 
drent a sta casa
e essa a padrona,
ma 
pe’ piacere non se adda mettere ‘e paposce.
Se po’ mettere 
chelli scarpe cinesi,
anche se a me 
nun me piacene proprio,
co’e 
culur accussì appicciate
russ russnire nire, ble ble,
e po’ tutto quello 
decolté,
ca se vede 
nu poca ‘e dita.
Ma ‘
na vota seva chiù facile juricà
ce 
steveno solumente alcuni modelli.
Ora invece tutto s’è confuso,

nu tipo s’arravota co’n autro
e cose s’ammescano
e po’ ogni scarpa ‘
na camminata,
ogni camminata ‘
na manera e vedè ’o munno.
Carmè ’o sai che te dico
a me m’è passata propri ’a voglia e 
ascì
e po’ stasera 
mannene tutt’è goll del Grande Napoli
360 minuti ‘e Diego 
Maradona che piglia o pallone 
a coppo o centro campo
s'a
bbeve tutta ’a difesa do’ Milán, l’Intér e a Juventús
Eh Carme’…ma tu 
pazzeie,sevano autri tiemp.

(prende la lampada, la alza e la immerge nel secchio con l’acqua)

Sueño del marinero di Rafael Alberti


Yo, marinero, en la ribera mía,
posada sobre un cano y dulce río
que da su brazo a un mar de Andalucía,
sueño en ser almirante de navío,
para partir el lomo de los mares
al sol ardiente y a la luna fría.

¡Oh los yelos del sur! ¡Oh las polares
islas del norte! ¡Blanca primavera,
desnuda y yerta sobre los glaciares,
cuerpo de roca y alma de vidriera!
¡Oh estío tropical, rojo, abrasado,
bajo el plumero azul de la palmera!

Mi sueño, por el mar condecorado,
va sobre su bajel, firme, seguro,
de una verde sirena enamorado,
concha del agua allá en su seno oscuro.
¡Arrójame a las ondas, marinero:
-Sirenita del mar, yo te conjuro!

Sal de tu gruta, que adorarte quiero,
sal de tu gruta, virgen sembradora,
a sembrarme en el pecho tu lucero.
Ya está flotando el cuerpo de la aurora
en la bandeja azul del océano
y la cara del cielo se colora
de carmín. Deja el vidrio de tu mano
disuelto en la alba urna de mi frente,
alga de nácar, cantadora en vano
bajo el vergel añil de la corriente.

¡Gélidos desposorios submarinos
con el ángel barquero del relente
y la luna del agua por padrinos!
El mar, la tierra, el aire, mi sirena,
surcaré atado a los cabellos finos
y verdes de tu álgida melena.

Mis gallardetes blancos enarbola,
¡oh marinero!, ante la aurora llena
¡y ruede por el mar tu caracola!

@foto di Carlo Coppola

02 luglio 2010

Elegía del niño marinero [di Rafael Alberti]


A Manuel Ruiz Castillo

Marinerito delgado,
Luis Gonzaga de la mar,
¡qué fresco era tu pescado,
acabado de pescar!


Te fuiste, marinerito,
en una noche lunada,
¡tan alegre, tan bonito,
cantando, a la mar salada!


¡Qué humilde estaba la mar!
¡Él cómo la gobernaba!
Tan dulce era su cantar,
que el aire se enajenaba.


Cinco delfines remeros
su barca le cortejaban.
Dos ángeles marineros,
invisibles, le guiaban.


Tendió las redes, ¡qué pena!,
por sobre la mar helada.
Y pescó la luna llena,
sola, en su red plateada.


¡Qué negra quedó la mar!
¡La noche, qué desolada!
Derribado su cantar,
la barca fue derribada.


Flotadora va en el viento
la sonrisa amortajada
de su rostro. ¡Qué lamento
el de la noche cerrada!


¡Ay mi niño marinero,
tan morenito y galán,
tan guapo y tan pinturero,
más puro y bueno que el pan!


¿Qué harás, pescador de oro,
allá en los valles salados
del mar? ¿Hallaste el tesoro
secreto de los pescados?


Deja, niño, el salinar
del fondo, y súbeme el cielo
de los peces y, en tu anzuelo,
mi hortelanita del mar.

Bilancio di un anno di lavoro [di Carlo Coppola]

Il senso delle cose che furono e che sono in quest'anno si è costruito e mi contraggo per averlo ascoltato. Quest'anno credevo di aver trovato l'amore ma era un pesantissimo errore. Chi rideva di me e delle mie azioni si è ritrovato allo stesso punto non avendo voluto ascoltare se stesso ma una sorta di Deus Absconditus, che si indentificava come tale, tra manicheismo e teosofia, travestito da aspettative di vita che per quanto siano di adesione alla Grazia, scendono dal pero quando si tratta d'uomini.
Questo è l'anno in cui proprio grazie a quell'Eresia Ariana ho trovato la fede attiva.
E' questo l'anno in cui il Male ha bussato alla mia porta sotto forma di tentazione, in cui ho anche trovato chi spacciandosi per carismatico ha distribuito falsi consigli al mondo, e allora ho potuto apprezzare che l'Amore e la Grazia di Dio sono ben altro, sono sogni fattisi reale per ogni uomo.
è questo l'anno in cui un prete a Lomazzo ha logaroto nel dubbio i coltelli nelle piaghe, toccando nervi scoperti e insieme ad un mio ex amico sono andato a trovarlo nella sua casa di Lomazzo (Co), nella parrocchia di San Siro e Vito.
Ora che ancora una volta la mia fede viene messa alla prova dalle scelte degli uomini, ora che la mia personale adesione al Vangelo e ai suoi ministri altro non è se non un riflessione sistematica dopo un urlo disperato, ora e solo ora mi sento autentico cristiano.
Certo io credo di poter morire per Cristo e per la fede. Morire per la Patria Una, libera, indipendente.
Adesso inizio a capire perchè la Chiesa è scettica su coloro che vedono la Madonna e ancora di più quanto aveva ragione Carmelo Bene quando parlava dei Cretini che hanno visto la Madonna e altri Cretini che non la hanno vista mai.
è questo l'anno in cui voglio decidere di diventare figlio spirituale di San Giuseppe da Copertino che vedeva la Madonna, che levitava con tutto se stesso da illetterato et idiota.

La Festa dell'Indipendenza dell'Armenia e del Vietnam sono state celebrate insieme ad Hanoi

Il giorno 14 settembre , un evento solenne è stato dedicato al 28° anniversario della proclamazione dell' Indipendenza della Repu...

Etichette