è un'Associazione Culturale. Ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico.

31 gennaio 2018

Arman Zazyan Danzatore Armeno internazionale

Arman Zazyan
Principal Dancer del Balletto di Tulsa (USA
)
Oggi desidero presentarvi il coreografo e danzatore armeno Arman Zazyan, attualmente Principal Dancer del Balletto di Tulsa nello Stato dell'Oklahoma (USA). Si tratta di una compagnia di danza composta da 28 danzatori e danzatrici provenienti da 10 differenti paesi, sotto la direzione artistica del maestro Marcello Angelini.
Arman ha iniziato la sua formazione come danzatore in Armenia e più precisamente a Yerevan sua città natale, dove ancor oggi risiede la sua famiglia d’origine. Nella capitale armena ha potuto imparare i grandi metodi che hanno fatto la storia della grande danza nell’ex Unione Sovietica e confrontarli con quelli mondiali.
Nel 2003, si è trasferito a Stoccarda, in Germania, per continuare  il suo apprendistato nel balletto presso la prestigiosa John Cranko Schule. Di lì a poco è entrato a far parte dello Stuttgart Ballet nel ed è stato promosso a Semi-solista nel 2007 e solista nel 2012.
A Stoccarda, ha interpretato ruoli solisti in opere come il famosissimo Bolero di Béjart, Romeo e Juliet di Cranko, Slice to Sharp di Elo, The Vertiginous Thrill of Exactitude di Forsythe, The Four Temperaments di Balanchine, La Fille mal gardée di Ashton e Dances at a Gathering di Robbins, e molti altri ancora.

Nel 2012, Arman è stato invitato a interpretare il ruolo di Valerio in Leonce e Lena di Christian Spuck come artista ospite con il balletto Aalto ad Essen, in Germania. È entrato a far parte del Tulsa Ballet prima con il ruolo di solista senior nel 2015 ed è stato promosso a Principal nel 2016. Da quando è arrivato a Tulsa, Arman ha ballato il ruolo di protagonista maschile in The Taming of the Shrew di Cranko, Lo schiaccianoci di Angelini e Onegin di Cranko.
Arman Zazyan
durante le prove di uno spettacolo
Si è anche esibito in opere di noti coreografi Nacho Duato, Jiří Kylián e Wayne McGregor, solo per citarne alcuni. Arman ha vinto nel 2002 il premio Vaganova.
Nel 2017 ha portato a termine una  e la sua nuova creazione "Scandal". Il lavoro è stato presentato insieme ad altre due anteprime mondiali dal 21 al 23 aprile 2017 all’interno della rassegna "Emerging Choreographers Showcase”. Si è trattata di un'occasione, per Arman, di creare e realizzare il proprio lavoro insieme con i danzatori Rodrigo Hermesmeyer, and TyLeigh Baughman su musiche di Philip Glass
Speriamo di poter avere presto Arman Zazyan in Italia, magari al Teatro Petruzzelli di Bari per rivivere i fasti della straordinaria stagione di Balletto del nostro amato Teatro cittadino.

29 gennaio 2018

Armenia Tra terremoti e persecuzioni un convegno il 19 Febbraio a Nardò

La Piazza di Nardò con l’Obelisco dedicato a san Gregorio l'Illuminatore

Nel 2012 Rosalia Chiarappa e Carlo Coppola, membri del Centro Studi Hrand Nazariantz furono ospiti a Nardò del Comitato per i Festeggiamenti di San Gregorio Armeni, in occasione dell’arrivo dell’Ambasciatore della Repubblica di Armenia S.E. dott. Rouben Karapetian e in particolar modo per la presentazione del volume "Un legame tra Nardò e l’Armenia”.
Dopo sei anni Carlo Coppola e il Centro Studi Hrand Nazariantz torneranno il prossimo 19 Febbraio 2018 ospiti del Comitato San Gregorio Armeno per presentare il volume "Nella Terra del Terrore: Il Martirio dell’Armenia" all’interno del convegno dal titolo "Nardò e Armenia: i culti armeni tra terremoti e persecuzioni". Il Convegno si terrà alle ore 9.30, presso il Chiostro dei Carmelitani.

27 gennaio 2018

Armeni morti a Afrin (Siria)


Una famiglia armeni sfuggita al Genocidio Armeno perpetrato dai turchi si era rifugiata ad Afrin (Siria). 
Così durante i tragici fatti del 24 gennaio 2018, nei bombardamenti ordinati dal satrapetto turco Erdogan, la Storia ha fatto i conti con quella famiglia, sterminandola esattamente un secolo dopo.
Gli aerei da guerra turchi hanno bombardato l’area di Rajo e ucciso il giovane, Rosher Konis e sua madre, Shamsa Konis, mentre la sorella Hanifa ha perso una gamba.
Il Signor Hartyom Kivork, che ha raccontato la storia della fuga dal massacro di un secolo fa, ha aggiunto che l’occupazione turca non fa nessuna differenza tra civili e militari. Una vergognosa similitudine con quanto accadeva in queste zone tra il 1915 e 1920, quando le autorità militari turche si resero protagoniste, insieme ai loro alleati tedeschi, del Genocidio contro la Popolazione Armena, con la scusa di rappresaglie militari.

La schifosa guerra di occupazione avviene col benestare delle potenze occidentali, che vedono in Erdogan una espressione dei loro interessi: 1) Turchia in posizione antirussa, come accade almeno dal Congresso di Vienna in poi, 2) Turchia tiene a bada più di 3 milioni di Siriani che altrimenti "invaderebbero" l’Europa, facendo per altro pagare a caro prezzo tale servigio;  3) quel che conta di più, imprese multinazionali e grandi capitali finanziari europei ed americani in appoggio alla satrapia del sultanetto Erdogan.... e tanto altro ancora.

26 gennaio 2018

Turchi contro Curdi ancora mattanza

Ancora una aggressione dettata dagli interessi occidentali.

...Oggi ad Afrin morti in combattimento 35 uomini e 8 donne curdi. Circondati su tre lati, i peshmerga dell Ypg hanno distrutto 3 carri armati  e ucciso 200 soldati turchi. Sanno che nessuno andrà in loro aiuto e vendono la pelle più cara possibile, uomini e donne.Sui nostri media non c è nulla. Solo su siti di news inglesi. In Italietta solo le paranoie elettorali. Che vergogna... 
La signora Pinotti, Ministro della Difesa della Repubblica Italiana, due anni fa ha dato armi italiane all Ypg perchè combattessero Daesh e noi non fossimo costretti a mandare lì i nostri soldati, con tutti i rischi del caso. (vi ricordate la colonnello donna ospite dell Annunziata in divisa? Disse 'dateci le armi. Il sangue lo mettiamo noi...') Così inglesi, tedeschi e francesi. 
Hanno sconfitto i decapitatori, li hanno cacciati morendo per noi, mentre quel farabutto di Ankara riforniva di armi sottobanco Daesh. E ora che questi li attacca, 'sorry, we don't understand...' che schifo. Che schifo...!!!
100 anni fa toccò agli Armeni sentirsi dire 'Sorry...'

23 gennaio 2018

Note sulla Poesia dell'Universale



di Salvo Jethro Brifa

Il 28 Dicembre 1908 il terremoto sgretolò Messina. Il Cardile perse genitori e Sorelle. Il Poeta Antonio Toscano e tanti altri appartenenti a cenacoli letterari simbolisti nei quali risuonavano le righe affilate di riviste come:  “LE PARVENZE”, rimasero sepolti sotto le macerie, (Messina ricostruita perse tantissimo della sua essenza spirituale con la quale si specchiava sul mare e in tanti dicono che non è la stessa, anche se ancor si staglia sugli orizzonti magici del crepuscolo). Davanti alle coste livide della città scossa e martoriata, una sensibilità come quella di Enrico Cardile non poteva annegare nel dolore, ma inabissarsi sotto il  “blu oltremare” dal quale ottenere quella spinta che, dal basso dei fondali della sofferenza, guardasse all'alto e rispondesse (con forza intensa) a esigenze espressive nuove, creative. Si trattava e, ci riuscì, di trovare versi ossigenanti, il filo argenteo del ruscello vivificatore, il bandolo di matasse interiori che non rompessero con la tradizione autentica, ma rispondessero a tempeste dello spirito capaci di liberare la Parola da strutture obsolete, calcinacci e pareti (intese come recinti soffocanti più che muri maestri),  di restituirla alla sua sorgente feconda per accogliere, amplificare l'entusiasmo di quegli spiriti attenti alle chiare e fresche acque che portano in grembo la musicalità silente della Parola liberata, ovvero in Poesia vera, azione evocatrici di sentimenti puri, “vocaboli spogliati” da suggestioni rarefatte, viziate e artefatte (Poesia cromatica e, essenza di musica e note altissime, cosa diversa da libere parole sparse su pendii scivolosi che precipitano a paludi, regno opaco dell'olezzo), ma vere esplosioni di bagliori e tuoni ritmici per chi attende paziente alle albe della grazia rigenerante. Parola vitale capace di evocare quindi “forme esplosive di pianeti e galassie negli animi; colori spirituali che schiudono a visioni universali. Una poesia vibrante, dirompente che non è caduta libera , come pioggia di coriandoli  di fogli ingialliti e sporchi per esibizionisti, quanto una poesia di sapienza allucinata che si rinnova in sua essenza e trova linfa vitale slegandosi da corde ammollate o da catene ossidate; si alimenta con il vigore di volontà sinuosa, di note che sanno fendere le foreste in nero e dicono no alla materialità soffocante che vuole nascondere le macerie dell'anima sotto lapidi con titoli per cari estinti.
La Poesia universale spiega a mistiche visioni che ammiccano alla bellezza salubre. E' Canto incantevole non inganno per la Vita! Questa era l'esigenza profonda dei “Circoli Simbolisti Siciliani” dei primi del novecento. A quanti oggi più di ieri, interessa isolarli o negarli? Oggi più di ieri la fiaccola di Prometeo deve ardere per bruciare paura e ignoranza! Poeti Visionari, musicisti del vero tornate a comporre con superbia d'eccellenza e non prostituitevi a motivi musicali più adatti alla mediocrità: offesa per i circoli e correnti dello Splendore. Voi, Esseri come esseri eletti che sanno essere anello d'oro di congiunzione siate forti e desiderosi di visioni autentiche, nelle quali la profondità del sentire è corrente misterica e cioè di trasmissione silenziosa attenta a ogni minima sfumatura. Voi che sapete dare attenzione e riconoscere l'energia vitale utile per innalzarsi gradualmente  fino ad altezze vertiginose non abbiate paura dell'invidia dei miseri che nulla sanno del valore delle perle, ma certo al desco di ghiande possono invitarvi. Non abbiate paura di fare domante, perché solo i puri di cuore non hanno paura di apparire nella loro statura. Non abbiate paura di scrutare il cielo e l'occhio di chi si pone come ostacolo. Nel Cardile non vi è prevenzione rispetto alle “nuove correnti di pensiero”, ma da intellettuale onesto offriva Ascolto. Egli preferiva leggere, scrutare, comprendere, immergersi fino a invischiarsi, ma questo non gli impediva di trovare la propria posizione con lucidità, di obbedire,  al distacco concentrato utile al discernimento.
Non era un uomo ingenuo, al contrario in lui vi era il polemista di razza, la penna raffinata, l'aristocratico della Cultura che offre il suo pensiero al servizio del proprio tempo. L'arte come dottrina regale di sapienti che sanno leggere nei cieli a attraversare le tenebre alla ricerca della scintilla per la grotta dell'Anima. E' l'uomo dagli interessi più diversi, che porta in sé la freschezza del fanciullo curioso, capace di cogliere l'acume, il talento dell'altro e di valorizzarlo, purché risponda ad esigenze di  intellettuali, facendo all'occorrenza opposizione in favore della giustizia e fedeltà al bisogno di “Rinnovamento Culturale”; sempre pronto a scagliarsi contro la retorica e ogni banalità: offesa per ciò che è melodia di nidi d'aquila! Capace di rinunciare alla notorietà di certi luoghi di dubbio valore, dove si acclama per spettacolarizzazione e si giunge per favoritismi. A uomini come lui, a certi titani della Cultura, di cui il mondo è orfano, non interessa l'arena di un pubblico vasto e presuntuoso. Il rispetto verso se stesso e verso la funzione dell'Arte come mezzo di elevazione per la coscienza lo portò a non cedere alle lusinghe del Marinetti e, seppur nella prima ora era con i futuristi, in seguito si dissociò riconoscendo, invece, in Gian Pietro Lucini e la sua opera il grembo fecondo di chiarezza intellettuale, nel qual  dovevano essere riposti i bisogni culturali e Spirituali. Con il Lucini vi era fraternità, condivisione di ideali, attenzione alla genialità e alla istanze di popoli soffocati dal rumore degli interessi dei prepotenti, miopi che nulla sanno dell'Ascolto e dell'Armonia. L'Arte vera valorizza il talento, riconosce la peculiarità di ogni singolo, lo incoraggia a trovare la via migliore per amplificare la luce che porta in sé e, lascia che la sua unicità serva al bene comune.
Credo che l'incontro di Hrand Nazariantz con Gian Pietro Lucini, con Enrico Cardile e Giuseppe Cartella Gelardi sia stato provvidenziale. La statura morale e la lealtà verso l'animo dell'intellettuale armeno li unisce nel rispetto della ricerca delle parole più appropriate, del suono migliore, perché l'opera del Poeta Cosmogonico sia il più fedele possibile al verso universale dal quale è sgorgato, nel quale il Poeta armeno si era immerso navigando in “Solitudini Stellate”, ma sarebbe meglio dire: In Splendida Solitudine perché tale definizione meglio risponde “in ultima ipotesi” a una forma originale di spazio “in – finito” nel quale nulla si consuma, ma tutto si trasforma e porta in seno la cifra, l'accordo, seme di armonie che dona Luce e Calore all'Opera Alchemica del Poeta/Visionario. Nella ricerca della Parola Giusta, per tradurre in lingua italiana l'opera di Hrand Nazariantz, il Cardile ( nella sua premessa e note biografiche ai sogni crocefissi) si preoccupa di sottolineare che se vi è ombra o stonatura la colpa è da cercarsi nei suoi limiti. Il bisogno di fedeltà all'esperienza del delirio spirituale li schiude a complementarietà e confronti a tutto vantaggio dell'eleganza nello stile e semplicità nei numeri.  Il rispetto per chi intinge a Canti oceanici del Silenzio è il riflesso della nobiltà di Spirito di chi al “Grande Canto dell'Amore Arcano” (Odi tradotte da Giuseppe Cartella Gelardi) e al “Il Grande Cantico della Cosmica Tragedia” dove Eli Drac (Pseudonimo del Cardile) e Hur Hayran (Pseudonimo del Nazariantz),  navigando in un vivace fermento poetico, hanno messo mano a un'Opera dove tutto ciò che è alto e tutto ciò che è basso, tutto ciò che è sostanza Spirituale e tutto ciò che è sostanza materiale, visibile e invisibile, ha trovato il verbo per una lirica cristallina, segno di un'esperienza di sogno vigile che sa trasmettere intese esclusive di profonda emozione, trasmutazioni di inebrianti geometrie, architetture di un Parnaso le cui cicliche emanazioni hanno il profumo dei germogli della Rosa, i colori vibranti dell'aurora che si raccoglie nel mistico volo di un attimo bagliore, sinfonia, eco dell'Assoluto.

20 gennaio 2018

Il Rispetto per la Poesia

di Salvo Jethro Brifa
                     

Di Poesia e Nobiltà dobbiamo parlare, ma tra uomini onesti, adulti e di retta Coscienza, i quali sanno contemplare il cielo con tutte le sue stelle. Non ci interessano salotti dove gli archi del turibolo, alla catena di un diacono meschino, libera fumi accecanti, offesa per il tempio interiore nel cui centro arde la fiaccola dell’Ara Sacra all'Arte.
Non è più tollerabile che rivoli di inchiostro torbido lambiscano i greti dei nostri Spiriti. Noi desideriamo un circolo di Eletti che abbiano assaggiato il loro verso alle lingue di fuoco crepitante che, in pura nota, si accorda con la Bellezza. Non come ingenui disertori del mondo, chiusi e distaccati, né presuntuosi separati dal reale, incapaci di far scoccare il dardo, desideriamo parlare di Poesia, ma come Sacerdoti dell'Arte Grande, opera che tutto trasforma passando per il Golgota avvolto in piramidi esclusive sulla cui cima l'albero della vita genuflette le proprie radici, le salda fortemente per schiuderci alla stella Polare che tutti ci inchina e permette di fiorire in nidi tra i rami spinosi come tremule gemme, in cicli di meraviglia.
Noi siamo attenti ai veri Poeti, artigiani dell'immaginazione, maestri nella visualizzazione, maghi nell'offerta di soluzioni in forme nuove dell'originale Splendore, pronti al Sacrificio. Siamo pochi, ma consapevoli. Le nostre parole sono scelte, le abbiamo setacciate e meditato lungamente sul dove e come porle perché tintinnando destino le sensibilità profonde con la fermezza ed esperienza. Essi sanno evocare l'argento vivo e apprezzare il solfuro di mercurio, arteria e riflesso d'aurora. Solo il vero Poeta è unione tra Cielo e terra, sostanza spirituale e pietra dura che cinge il capo dei Magi perché risuoni e luminosa sia faro nelle tenebre. Essi solo sanno cogliere echi universali e comporre sinfonie sublimi; e quindi di Musica Celestiale parliamo, di suono creatore che tutto rende brillante, parliamo di ruscelli per lo spirito, parliamo delle sorgenti cristalline di alta montagna sulle cui correnti solo il pellegrino, solo chi sa fare discernimento e veglia, può chinarsi e dissetare la sete della magnificenza e cogliere il fiore, custodire la perla, perché né comprende il Valore l'unicità dell'attimo, della sua grandezza frutto di grazia dopo tanta fatica. 
Con i Poeti Visionari, padroni dell'immaginazione che alla lirica magnifica affidano la cifra dell'Eterno. Solo con essi prenderemo posto attorno a tavole rotonde dell'ulivo per inebriarci tutti insieme in armonia di sfere. Solo con chi al raffinato sa porgere l'orecchio e coll'occhio destro scruta tra le onde dell'immenso. 
Con pietre preziose dobbiamo innalzare le torri del nostro giardino, con pietre ben tagliate dobbiamo edificare lo scrigno della pace nel quale poter spezzare il pane e condividere in pieno il gusto e la fragranza di tanto lavoro di ricerca e paziente attesa.
Il Poeta visionario conosce le corde del cuore, l'incanto del soffio che attraversa le ossa delle lunghe braccia spalancate, trafitte dal raggio della Bellezza; dei ritmi delle percussioni che liberano le scintille del capo. 
Egli non si lascia ingannare dai miraggi dell'apparenza né ricerca riconoscimenti di chi sibila e lusinga, ma nella Gloria Mistica si immerge umilmente; davanti a orizzonti stende il suo manto, perché il rosso e l'azzurro intreccino con trasparenza le vie cardiache in ceste di condivisione. Poeti autentici, Cavalieri della purezza che al diapason del Cosmo sanno porgere orecchio e far discernimento tra le intemperie che corrompono l'Anima. Essi attraversano le paludi della malinconia e fanno delle nebbie-ostacolo, manti di proficua solitudine.
Non abbiamo tempo per il balbettio da ragazzini, di qualcuno che amplifica un suono rauco che nulla ha della voce bianca o del cinguettio dei semplici. Non ci ingannano con i loro titoli risonanti. Noi siamo stati educati all'Ascolto delle Sinfonie del Silenzio! Vi è un esercito minaccioso di esseri di gran pochezza che adombrano e sviano i cuori dagli Orizzonti di luce. Essi abbagliano, ingannano facendo risuonare riconoscimenti, ma dietro tanto bagliore e note si mimetizza miseria e presunzione. 
La loro cecità dell'anima è inciampo, zavorra per quanti nei deserti si consumano in gocce di sudore ambrato che, li spoglia di ogni parola falsa e rende candidi, liberi fratelli di Ideali di giustizia. Non abbiamo tempo per banali filastrocche di eccentrici intrattenitori, noiose anche a per chi prepara farse carnevalesche. 
Noi siamo fratelli di coloro che con animo sincero guardano al sacro stellato e percorrono i sentieri dell'ordine di Bellezza non per ammantarsi ma per spogliarsi e vibrare in tutta onestà e povertà nelle sinfonie Universali. Si abbia il coraggio di far piazza pulita della mediocrità più adatta ai cassonetti della differenziata! 
Non ci interessano eserciti di esseri pieni di Se Stessi che dell'usignolo, tanto meno del passero e dell'allodola non possono comprendere il canto della viola, del giglio, della margherita, del girasole e della rosa azzurra dalle dolci fragranze. Lasciate che razzolino nei loro pollai dove trovano acclamazione dai bassifondi della popolarità, e riflesso da pozzanghere putride. Bisogna esser fieri d'appartenere a certe altezze dove la chiarezza ha tracciato linee di un pentagramma di lampade dalle calde tonalità del giallo, bagliore del bozzolo serafico. Non disperdiamoci in opere di rastrellamento, ma compiaciamoci nel raro che soffia sottile tra le aiuole dei nostri giardini, lanciano pensierini puerili a quanti vivono dell'inganno, a noi interessano Versi d'essenza attinti nell'oceano dell'immenso. 
Sarà la loro Aurea il faro per il quale il nostro olio migliore è alimento, fascio dorato tra le sfere per Essere per quanti vergano in onestà e il loro sigillo è la semplicità. Non è importante da quale angolo della terra si converga, la Ricerca autentica e la bussola sulla Terra con le sue insidie, ma l'Universo è fecondo ...ha solo bisogno della sua stagione e dei suoi interpreti: 
I Poeti-Allucinati dalla meraviglia del Creato... non già della mediocrità di goffi personaggi le cui trombette sono solo adatte per gli sberleffi.

14 gennaio 2018

Piero Fabris a Enrico Cardile

Omaggio a Enrico Cardile

Un'opera pittorica di Piero Fabris

I rintocchi dell'Eterno
Eco Nobile, palpitante dell'Anima ribelle
Divina Cifra, attenta al vero, assetata di giustizia.
Si riveste di 'Bruma Aurora', coi brividi della Bellezza.
Eco, incanto crepitante in lingue indomabili
onde di Oceani Cosmici.
Essenza d'Arte libera, verso puro e cristallino.
Serti di nota smeraldo.
Dal grembo sgorga chiara e nitida
Visione allucinata, zampillante.
Sinfonia Mistica dalle ali immense,
remando nella Grazia sui laghi argentati
profumo di brezze sui flutti impetuosi della via lattea.
Altare perlaceo di parole superbe
Silenzio di sacro Cielo e tempesta di Stelle,
Ara delle catene planetarie,
congiunzione di torri e dolci sussurri
saggezza antica dei cicli siderali degli invisibili pilastri
di Luce e fedele trasparente Amore. 
P. F.

11 gennaio 2018

16 gennaio 2018 "Enrico Cardile: l'uomo, il poeta, l'iniziato" Convegno


In programma a Siracusa il prossimo 16 gennaio 2018 il primo grande evento monografico su Enrico Cardile

L'evento è organizzato dall'Archivio di Stato di Siracusa, dalla Società Siracusana di Storia Patria, da la Città Sociale, e dal Centro Studi Hrand Nazariantz - Bari. Indispensabile è la presenza degli eredi Cardile. All'evento prenderanno parte:
il direttore dell'Archivio di Stato di Siracusa, dott.ssa Concetta Corridone
il Presidente della Società Siracusana di Storia Patria, prof. Sebastiano Amato

Relazioneranno:

Avv. Sebastiano Grimaldi - Enrico Cardile: vita, arte iniziazione.
prof.ssa Daniela Frisone - Per la storia di un tentativo: Enrico Cardile tra poesia e alchimia.
prof. Carlo Coppola - Cardile, Nazariantz e la Questione Armena.

Interventi programmati: 

prof. Luigi Amato
prof. Elio Cappuccio
dott. Luca Giuliano
prof. Salvatore Santuccio

Letture a cura di Davide Sbrogiò



08 gennaio 2018

Considerazioni sulle note silenziose nelle opere di Hrand Nazariantz


In occasione dell'anniversario della Nascita di Hrand Nazariantz oggi 8 gennaio 2018 pubblichiamo una nota dello scrittore e pittore Piero Fabris. 

Piero Fabris legge una delle sue più recenti fatiche letterarie
Hur Hayran ed Eli Drac (rispettivamente pseudonimo di Hrand Nazariantz ed Enrico Cardile) sono uniti da un'intesa intensa. I due si riconoscono in una fraternità spirituale che va oltre i vincoli della carne, fatta di sostanza solare, espressione ardente di Dio, di pianeti; manifestazione armoniosa del Silenzio vigoroso che trova eco in catene planetarie. Tutto il loro impegno artistico traeva forza, energia in un'immersione universale, in quell'Ordine eterico (Micro Cosmo-Macro Cosmo) che è lievito per l'umanità. Del fermento vivace che è pura poesia sono intrise le opere di Hrand Nazariantz, volte a schiudere a gradi di elevazione delle coscienze, fino ai sette cieli, dove l'azzurro e il blue più che nostalgia sono trame, sostanza di nobiltà autentica. “Il Grande Canto della Cosmica tragedia” è esperienza spirituale che converte e innalza a note soavi, pregne d'Amore e Luce, un dono per quanti sono sulla via della ricerca libera e autentica. La lirica visionaria del Nazariantz è condivisione di mondi interiori che in accordi integri sussurra di navigazioni negli spazi siderali dell'alto palpito cardiaco. Le sue sono note silenti e di spessore, riflesso di aurore di bellezza, nutrimento per il beato, essenza di una sapienza, giustamente custodita, perché preziosa e unica. Solo per l'orecchio educato al raffinato e profondo, i versi di Hrand sono sublime offerta di perle e di rose rare e profumate che rivestono e accordano l'Essere sulle vette delle aquile, nelle torri del raccoglimento. La forza magnetica, il bagliore e il calore che accarezzano questa oasi dello spirito, ristoro per l'anima è chiarità sul sentiero che schiude ad una Agorà di saggezza nella quale è riconoscibile La Fraternità che unisce in virtù celestiali.
Solo chi ha rotto le acque e attraversato gli oceani ingannatori dell'apparire e l'apparenza e, nel crogiolo del discernimento ha bruciato le scorie dell'egoismo può cogliere il significato sacro e profondo che rende Fedeli dell'Amore Altissimo, incuranti di sembrare dei pazzi agli occhi dei profani per i quali il deserto è solo sabbia e abbuffarsi e accumulare lo scopo unico dell'esistere...o agli occhi di quanti nulla sanno delle piramidi della vita genuflesse a Venere in un mare di “Solitudini Stellate” per essi vivere da schiavi e cibarsi di cipolle ed erbe amare è l'unica risposta chiusi come sono nelle loro piccole certezze votate alla sopravvivenza.
Di “Santa Follia” bisognerebbe parlare, quella che il Nazariantz, il Cardile, il Lucini ben conoscevano ossigenati da note salubri che sono penne d' Arcangeli... Acqua dolcissima e cristallina che ha bisogno di essere raccolta in calici di diaspro! Rivelata in fiaccole simboliche. Bisognerebbe parlare di Santa Follia, quella chiara a Dante, Hugo, Witman, Hello, Novalis, Goethe, Emerson. Hegel , Fichet (Tanto per citarne alcuni) ...che non alla spettacolarizzazione miravano, ma alla condivisione di esperienze d'animo.
Quel che per tanti è rito vuoto...per chi ha cuore puro e retta coscienza è orchestra di memorie, incanto di trasparenze, rappresentazione drammatizzata di cicli cosmici. Questa fraternità, inebriata da certe fonti, non si lascia turbare dal vortice di ostacoli che si abbattono per infangare sensibilità, perché la loro interiorità è sentinella che scruta gli orizzonti dell'elevazione. Invano cicloni inabissano l'anima, perché dai fondali scuri questa riemerge spinta da energie di consapevolezza e con abiti nuovi, candidi guarda con coscienza rinnovata alle scaturigini celesti.
Nei veli della Poesia, Hrand ha RIvelato sostanza spirituale, guardando lontano con la competenza, propria di chi guarda a un Ordine Supremo ed ha percezione dell'universo e le sue fiammelle della meraviglia. In un nido, linguaggio di simboli canta di Myriam La Sognatrice e tutte le lune dell'immaginazione e tutta la natura sembra prepararsi a primavere rinate dalle ceneri virginee della fenice interiore. Il Poeta Cosmogonico mette in Opera i semi di una visione d'immensa bellezza. Egli ha messo nei solchi della sua lirica il futuro di vera grandezza. Quegli Uomini che, invano qualcuno, ha ridicolizzato, mentre altri desideravano consegnarli all'oblio... con forte spinta (dal fondo verso l'alto) dal pozzo della conoscenza emergono come offerta intelligente per chi in questo tempo sente il bisogno, la necessità di uno zed che sappia sintonizzarsi con lo Splendore che tutto rischiara.

Diventa operativo il Centro Armeno-Italiano per il restauro, lo sviluppo, la gestione e la conservazione del patrimonio culturale

La Galleria Nazionale d'Arte in Piazza Repubblica  Una solenne cerimonia di apertura operativa del centro regionale armeno-italia...

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