"Nor Surhandak" è il blog del Centro Studi "Hrand Nazariantz". Questa Associazione Culturale ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico e nei suoi rapporti internazionali e con l'Italia in particolare.

28 luglio 2014

a Mikayel Ohanjanyan il Premio Fondazione Henraux 2014


Il Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari è molto lieto di salutare l'amico scultore armeno Mikayel Ohanjanyan vincitore della seconda edizione del Premio Fondazione Henraux per la scultura in marmo. 
                L'opera vincitrice si intitola "Materialità dell'invisibile". 
Al secondo posto Francesca Pasquali con "Frappa", mentre al terzo, ex aequo, premiati Filippo Ciavoli Cortelli e Massimiliano Pelletti, rispettivamente con le opere "Corallo" e "Back To Basic". 
Le quattro opere dall'1 al 31 agosto saranno esposte al pubblico nei Giardini della Versiliana di Marina di Pietrasanta.
Mikayel Ohanjanyan è nato a Yerevan, Armenia nel 1976, ha frequentato il Liceo delle Belle Arti 1991-2001 e poi l'Accademia di Belle Arti. Nel 2001 si trasferisce in Italia, iscrivendosi presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze, città dove vive e lavora da allora.


In ogni progetto di elaborazione plastica in cui è coinvolto Mikayel Ohanjanyan, troviamo sempre il tentativo di incarnare ineffabilità.
La sua scultura coinvolge e attiva gli opposti: rigorosa esattezza contro forme d'ombra, in una spazialità assai trasparente, dove la sostanza degrada in una luce senza linee di confine fino a mostrarsi invisibile nelle cose reali, che rivelano modificazioni impalpabile solo nel momento in cui se ne riesce a scovare e percepire il senso....
liberamente tratto da Toni Toniato (Art Historian and Critic)

Materialità dell'invisibile opera di Mikayel Ohanjanyan

  
Ricordiamo inoltre che lo scultore Ohanjanyan è Membro della The Royal British Sociaty of Sculptors, London Association Art for the World Europa, Milano scatolabianca, Milano UNESCO International Association of Plastic Arts International Cultural Organisation ‘ARIANESSOR’, Paris Permanent membership at the Artist’s Union of Armenia.

Le sue opere sono esposte presso il Pontificio Collegio S. Roberto Bellarmino del Vaticano (Roma), Light Art Collection di Targetti, il Museo Microcolection (Italia), la raccolta di Comune di Neustadt an der Weinstrasse (Germania), il Museo del Centro Dantesco di Ravenna (Italia), Museo d'Arte Contemporanea di Pavia (Italia), tra i collezionisti privati ​​in Armenia, Italia, Germania, Canada, Paesi Bassi, Belgio e Stati Uniti.

Per saperne di più sull'attività e l'opera di Mikayel Ohanjanyan, citato anche nel volume Presenza Armena in Italia (1915-2000) di Agopik Manoukian, vi rimandiamo alle sue info:
Mikayel Ohanjanyan
Via Giusti 6, 50066 Reggello (FI), Italy
www.mikayelohanjanyan.com
mail@mikayelohanjanyan.com
+39 349 0536467 

19 luglio 2014

"Una cena armena" al Festival dell'Alta Costiera Amalfitana

riceviamo e pubblichiamo con piacere:



Centro Polifunzionale "Mons. Andrea Gallo" - Agerola (Napoli)
LUNEDI' 21 LUGLIO 2014, h. 21.00

Può lo sterminio di un popolo non lasciare traccia? Può, una volta stabilita la veridicità dell’accaduto, non averne il riconoscimento unanime? Può, un evento simile, essere interiorizzato e perdonato? Una cena armena è la volontà di affrontare, raccontare e superare una grande tragedia della portata dei più noti stermini che, purtroppo, hanno fatto storia, attraverso gli occhi di due generazioni a confronto e le rispettive tradizioni culinarie.

Una cena armena è una pièce di Paola Ponti nata dall'incontro di Màlbeck Teatro con Sonya Orfalian. Negli anni Settanta, dopo il colpo di Stato di Gheddafi, la Orfalian ha trovato asilo in Italia, dove ha coltivato la ricerca attorno alle proprie radici culturali. Qui ha scritto il testo da cui lo spettacolo attinge e a cui si mescola, La Cucina d’Armenia, che custodisce, insieme alle oltre centotrenta ricette, le radici di una intera cultura, offesa e misconosciuta, ma non per questo meno ricca di tradizioni.

Attraverso gli ingredienti della tradizione, che permettono all'autrice la ricostruzione della vita quotidiana in terra d’Armenia, prende forma il passato del padre, armeno palestinese, rifugiato in terra di Libia e vissuto senza avere mai avuto una cittadinanza, né un passaporto, ma solo un lasciapassare verde con la scritta: “Palestinian Refugee in Libya”.
Così, dando sfogo al ricordo di luoghi, usi, proverbi, leggende e ricorrenze, si mescola il peso dolce a quello amaro di un’eredità da onorare. Una cena armena racconta la storia di due generazioni che hanno la forza di guardarsi in faccia, di affrontarsi e di passarsi il testimone. La regia è affidata a Danilo Nigrelli che, insieme con la giovane Rosa Diletta Rossi, ne ha anche interpretato il testo. Danilo è Aram, Rosa Diletta è Nina, rispettivamente un signore armeno e una ragazzina italiana, i quali destini si incrociano in una notte qualunque, al calore dell’ojàkh, il focolare, mentre fuori impazza una tormenta di neve. I due personaggi si muovono nello spazio come due bestie in gabbia, che lentamente cominciano ad annusarsi. Entrambi nascondono un mistero, entrambi con lo stesso profondo bisogno di conoscere le proprie origini. Una cena armena è una commedia dolorosa e insieme divertente, a tratti comica, a tratti profondamente commovente. È la summa di due storie, antitetiche e insieme riflesso l’una dell’altra, che hanno alla fine la forza di guardarsi, di affrontarsi e di passarsi il testimone, stemperando, attraverso il cucinare insieme, le oscurità del proprio passato.

18 luglio 2014

Pensieri sull'areo abbattuto in Ukraina [di Carlo Coppola]

La notizia dell'aereo civile precipitato in Ucraina, abbattuto, desta sconcerto non inferiore alle porcate agite da Israele contro la Palestina. Purtroppo questo e' solo un sassetto nello stagno di una situazione mondiale esplosiva, in cui quando vi e' una crisi economica esplodono nazionalismi e odi di vario livello, religioso, etnico e ideologico. Chi cavalca l'onda dell'odio? Chi ha interesse a cercare di spostare continuamente l'attenzione da un nemico ad un altro distraendo l'opinione pubblica mondiale con immagini di odio, bambini squartati, con crani fracassati, petti squarciati, e sbudellamento a vari livello?
Alcuni paesi cercano di comprare con gli strumenti che hanno a disposizione gli interventi dell'opinione pubblica, l'indignazione e le lacrime delle prefiche. 
Cosi ieri e' accaduto ancora, la tecnica classica  quella del depistaggio propria di alcuni uffici dei servizi segreti, che non hanno perso il vizio di capitalizzare gli sguardi e le lacrime dell'impotenza del mondo. Infatti oggi leggiamo su La Repubblica

E' un boeing malese Amsterdam-Kuala Lumpur, centrato da un missile Buk: nessun sopravvissuto. Il presidente Poroshenko: "Atto terroristico, sono stati i separatisti". Gli 007 di Mosca sotto accusa. I filorussi, che ora chiedono una tregua, negano. Durissimo Putin: "La colpa è di Kiev". Obama: "Tragedia orribile". Renzi: "Drammatico". Crolla Wall Street. Trovata una scatola nera. L'Eurocontrol chiude lo spazio aereo.

Eppure in quattro righe mancano i veri protagonisti quelli che da questa situazione hanno solo da guadagnarne. I paesi mediorientali che ormai dagli anni Settanta governano le sorti e i destini del Mediterraneo e non solo, e che hanno fatto del rapimento e uccisione del presidente Aldo Moro la chiave di volta della loro politica di sovversione e delegittimazione dei governi nazionali legittimi. L'unica differenza e' che agli interessi della Libia di Gheddafi si sono sostituiti altri come i turco-azerij e l'OLP di Jasser Araf non esiste più come lo si conosceva allora.
Saltata l'Unione Sovietica, e sotto la singolare minaccia, dei buffi satrapi sanguinari da Putin a Aliyev, meno eccentrici e più sobri di di Colonnelli e Cammellieri da operetta, Israele sostituisce e compra l'appoggio di tutti gli altri sopratutto dei cittadini più afflitti delle ex repubbliche sovietiche. Le democrazie oligarchiche post sovietiche si erano dimenticate di ideare ad uno "Stato Sociale" degno di questo nome, a cui in qualche modo seppur indiretto provvedono il signor Putin e lo stato di Israele. Tel-Aviv sembra stabilire cosi un strano patto di non belligeranza con Putin e un patto di amicizia con le popolazioni a lui soggette indirettamente. 
Putin dal canto suo fomenta il nazionalismo interno per rifare l'ex URSS ma senza quell'assistenzialismo elemosiniero che veniva dal welfare proprio del Socialismo (sur) Reale. Il risulto le popolazioni ingenue credono e sperano nella Russia come liberatore da tutti i loro nemici, veri o solo presunti. Quest'uomo buono, questo novello san Giorgio - che le genti transcaucasiche vedono come liberatore dal drago antico e moderno con baffi lunghi e ritorti e scimitarra in mando - non eviterà un altro genocidio di tutti contro tutti. 
Questa volta tutte le popolazioni transcaucasiche rischiano più seriamente che in passato di essere spazzate via per sempre e costrette all'assimilazione tra lune intere, mezze e pluristellate. 
Tra tutti questi l'America assiste sorniona pronta ad appoggiare tutti - amici nuovi e vecchi - mentre l'Europa dimostra di non esistere, come e Israele ricorda a tutti quanto sia esperto nell'attirarsi gli odi del mondo intero.

13 luglio 2014

Ilham Aliyev dall'Azerbaijan a Roma dal 13 al 15 luglio 2014

L'ex presidente della Russia Dmitrij Anatol'evič Medvedev tra Serj Sarkisyan (Armenia) e Ilham Aliyev (Azerbaijan). E' questo l'unico scenario diplomatico possibile?

Il Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari in occasione della visita del capo di stato dell'Azerbaijan, signor Ilham Aliyev, a Roma (13-15 luglio 2014) dà notizia del comunicato dell'Unione degli Armeni d'Italia sull'argomento e della lettera inviata dal "Consiglio per la Comunità Armena di Roma" al Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana dott. Matteo Renzi sul medesimo tema.
Il Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari, attraverso il suo consiglio direttivo e i suoi soci, confida e preme sulle parti in causa a favore della pace - secondo i dettami della Costituzione della Repubblica Italia - per la risoluzione pacifica delle controversie internazionali. Repubblica di Armenia e di Repubblica di Azerbaijan non hanno bisogno di tregue armate, ma di pace duratura, superando conflitti particolari per motivi economici e territoriali che tanto dolore e sangue costano alle popolazioni civili. Il carattere antidemocratico e dittatoriale dell'Azerbaijan è ampiamente riconosciuto dalla comunità internazionale che mostra atteggiamenti tuttavia tiepidi e altalenanti verso questo stato e la sua azione politica interna ed estera. Per queste ragioni la presenza del suo rappresentante egemone in visita di stato a Roma, rappresenta, per l'intera Repubblica Italiana, una macchia sul piano internazionale, particolarmente grave nel momento in cui l'Italia svolge il suo semestre di presidenza del Consiglio Europeo.
Il Centro Studi Hrand Nazariantz si propone, anche in questo caso, come portatore e diffusore di "buone pratiche" ed offre i propri sforzi e le proprie risorse per la pace!!!


ԻՏԱԼԻՈՅ ՀԱՅՈՑ ՄԻՈՒԹԻՒՆ
UNIONE DEGLI ARMENI D’ITALIA


COMUNICATO 


Alla vigilia della visita del Presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliyev a Roma (13-15 luglio 2014), Noi Unione degli Armeni d’Italia, in rappresentanza dei cittadini italiani di origine armena, desideriamo manifestare la nostra preoccupazione per gli scontati tentativi del regime azero, tra i più autoritari e liberticidi nel mondo, di far prevalere gli interessi economico-energetici sulle palesi violazioni dei diritti umani e sui continui soprusi ai danni di giornalisti e attivisti politici in Azerbaijan. 
Esprimiamo inoltre il nostro sdegno per la diffusione in Italia da parte delle autorità azere di una campagna armenofoba contro una minoranza già vittima di un genocidio nell’Impero Ottomano, volta anche a minare gli sviluppi del negoziato di pace sul conflitto del Nagorno Kharabakh, attualmente in corso con la mediazione dell'OSCE. 
Noi Unione degli Armeni d’Italia, abbiamo apprezzato gli sforzi compiuti dalla diplomazia italiana nei primi anni ’90 durante il conflitto del Nagorno Kharabakh ed il successivo approccio costruttivo nel riconoscere al Gruppo di Minsk dell’OSCE il mandato per la risoluzione pacifica del conflitto dopo la tregua firmata nel 1994. Al fine di garantire la sicurezza regionale del Caucaso in assenza di una missione di pace con forze di interposizione tra le parti, il gruppo di Minsk - composto da rappresentanti di Francia, Stati Uniti e Federazione Russa - ha costituito e costituisce ancora l’unica garanzia contro l’escalation militare che il Presidente Aliyev minaccia costantemente nelle sue dichiarazioni pubbliche, come accaduto recentemente durante l’incontro annuale con il corpo diplomatico azero il 7 luglio 2014 (http://en.president.az/articles/12264). La stessa Unione Europea, di cui l’Italia detiene ora la presidenza di turno, ha più volte reiterato la necessità di giungere ad una risoluzione negoziata del conflitto che non contempli in alcun modo l’uso o la minaccia dell’uso di forza e si basi inoltre sui principi dell’autodeterminazione dei popoli e dell’integrità territoriale. 
La presenza della comunità armena in Italia affonda le sue radici al I° secolo a.C. e si consolida con l’arrivo dei sopravvissuti al genocidio armeno del 1915. L’Italia ha ospitato, ascoltato, confortato chi da profugo è arrivato e gli armeni hanno ricambiato questa ospitalità contribuendo con resilienza e volontà di riscatto alla società italiana del ventesimo secolo umanamente, culturalmente e imprenditorialmente. 
Noi Unione degli Armeni d’Italia, ci rivolgiamo perciò alle Istituzioni italiane, alla società civile e alla stampa affinché sia mantenuta alta la vigilanza contro i rischi derivanti dalla campagna discriminatoria e guerrafondaia del Presidente Ilham Aliyev. 
È crescente la nostra preoccupazione, anche in termini di sicurezza fisica, per l’inasprimento dei toni 
della propaganda azera ostile all’Armenia e alla sua Diaspora che fa, indistintamente, di ogni armeno un 
nemico da abbattere. 
Siamo comunque fiduciosi che le Istituzioni italiane, la società civile e la stampa, continueranno a impegnarsi nella lotta contro l’armenofobia, come già fanno contro la xenofobia e il razzismo. Noi Unione degli Armeni d’Italia, forti del nostro ruolo nella storia italiana, siamo certi che i tentativi del regime azero di politicizzare in chiave antiarmena la cooperazione italo-azera in ambito energetico non troveranno terreno fertile né in campo politico né nell’opinione pubblica. 
Milano, 10 luglio 2014 



LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MATTEO RENZI IN OCCASIONE DELLA VISITA IN ITALIA DEL PRESIDENTE AZERO ILHAM ALIYEV 

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” ha inviato al presidente del consiglio Matteo Renzi il seguente messaggio in occasione della prossima visita in Italia del presidente della repubblica dell’Azerbaigian Ilham Aliyev. 

Signor Presidente del Consiglio, tra pochi giorni sarà in Italia per una visita ufficiale di stato il Presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev. Leggiamo dalle anticipazioni di stampa che giungerà nel nostro Paese per firmare importanti contratti economici. Quello del petrolio e del denaro è d’altronde l’unico strumento a disposizione dell’Azerbaigian per ottenere una ribalta internazionale. Da sempre, infatti, “pecunia non olet”. E noi non ci permettiamo certo di discutere le opportunità economiche dell’Italia, anche se riguardano il controverso progetto TAP. Ricordiamo però a noi stessi che l’Azerbaigian è agli ultimissimi posti nelle classifiche mondiali sulla libertà di informazione, che decine di giornalisti ed intellettuali azeri sono rinchiusi nelle carceri, che la tutela dei diritti umani è costantemente in peggioramento come evidenziato dagli ultimi drammatici rapporti delle organizzazioni internazionali, che l’Azerbaigian è indicato tra i paesi più corrotti e corruttori al mondo (al punto che il suo presidente è stato insignito nel 2013 dalla Organized crime and corruption reporting Project del titolo di “corrotto dell’anno”). 
 Non dimentichiamo come la cosiddetta “Politica del caviale” (sinonimo di corruzione e malaffare azero) si sia introdotta purtroppo, in maniera spesso subdola, anche in Italia. E non dimentichiamo soprattutto come l’Azerbaigian continui ad infiammare il Caucaso meridionale cercando una soluzione bellica al problema del Nagorno Karabakh, spendendo miliardi di dollari per acquistare armi, continuando ad uccidere ragazzi armeni lungo il confine con l’Armenia e con la repubblica del Nagorno Karabakh contro la quale, a venti anni di distanza dalla firma del cessate il fuoco (dopo la guerra scatenata e persa dagli azeri stessi) non cessa l’azione violenta per annullare il suo democratico diritto di avere un futuro di pace e libertà. 
 E, soprattutto, signor Presidente del Consiglio, non possiamo dimenticare come il Suo prossimo interlocutore abbia ripetutamente additato gli armeni, in ogni parte del mondo, come “un nemico principale da abbattere”. Ecco, come italiani di origine armena, chiediamo che le nostre istituzioni ci siano vicine e non facciano da cassa di risonanza al nazionalismo guerrafondaio, razzista, armenofobo ed antidemocratico del dittatore Aliyev. 
Gli affari sono affari, ma libertà, democrazia e diritti umani sono ben altro. E l’Italia non può dimenticarlo. Grazie per la Sua attenzione e buon lavoro.
Con i migliori saluti 


 Consiglio per la comunità armena di Roma
 www.comunitaarmena.it

08 luglio 2014

Addio a Rafael Atoyan un artista poliedrico


Ci è stato comunicato questa mattina dal giornalista e amico Murat Cinar la notizia della scomparsa di Rafael Atoyan, artista armeno contemporaneo:

E' morto a Fresno, lo scorso 7 luglio il pittore, e attore Rafael Atoyan aveva 84 anni. Ne ha dato notizia il Dipartimento per le pubbliche relazioni del Ministero della Cultura della Repubblica di Armenia.
Il successo da lui ottenuto in Yugoslavia, Francia e Austria non è stato mai una sorpresa dal momento che coloro che osservano la vita culturale della repubblica armena sono ben consapevoli, che i dipinti di Atoyan hanno sempre ben al centro dell'attenzione sia per il pubblico e della critica.
Due le caratteristiche principali che hanno distinto l'arte di Atoyan: l'amore per la sua terra d'origine e il grandissimo pathos. La sua pittura, toccando paesaggi splendidamente colorati e le scene generiche, emoziona e affascina con la sue profonde colorazioni nazionali e caratteristiche originali. Il lavoro di Atoyan, che ha imparato i segreti di una delle più recenti correnti artistiche, ha evitato qualsiasi sforzo per essere moderno e accattivante. Come artista è stato convinto che solo la natura e il piano emozionale ed esperienziale potessero generare un'arte autenticamente genuina. Atoyan, artista dal sontuoso talento, ha colto la sua ispirazione da se stesso: la sua origine di Leninakan (Gymri), la sua attività di lavoratore ordinario, la sua casa paterna, così come tutto ciò che lo circondava: animali, piante, alberi, rocce. 
Tutto questo fu personificato nel mondo dei magici colori di Atoyan, e vivificato attraverso piacevoli e poetiche emozioni e sentimenti sinceri."

Un referendum popolare potrebbe risolvere la trappola di Amulsar?

Le recenti tensioni pubbliche sull'operazione di Amulsar sono state attribuite a dichiarazioni definite incoerenti da parte delle au...

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