"Nor Surhandak" è il blog del Centro Studi "Hrand Nazariantz". Questa Associazione Culturale ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico e nei suoi rapporti internazionali e con l'Italia in particolare.

26 novembre 2009

Versi sparsi



di Carlo Coppola

CUCITURA


In strada


Aspetto

ascolterò una voce profonda e sapienziale,
Attendo.

Sotto la luce gialla

di alti fanali
la gente passa veloce.

Ascolterò i sottili rumori

i rumori esili, i pesanti rumori.

Il bisogno si fa forte ormai

né il bene mi tocca, né male mi assale
ma solo l’incessante
e forse vacua

ATTTESA!


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L’amore che si fa

[Dolcissimo arrivo di un viaggio

è il segno che imprimo
ancora una volta ai miei passi!

La ricerca non è stata forzata                           <(Assunto1°)


Cammino nell’assoluto                                    <(Assunto 2°)

immergo i miei denti
nella preda che, fiacca a me cede:

Un buon pezzo di carne

tenera al mio coltello
ben regge i miei assalti,
tagli netti sulla sua tenera pelle.

Eppure i miei denti cadrebbero

o si spezzerebbero...
al solo provarne il sapore.]
                                      
                + d e s i d e r i o f i n a l e
_______________________________
 
Un braccio descrive una lotta:

in una casa oscura il ricorso a questa vertigine, sprofonda.


Mi mostro celebrante del mondo:

Ho paura e sono stanco, non voglio viaggiare all’infinito
ma sento l’oggi e ‘l ieri si dividono.

Un pensiero,

e poi il silenzio del cuore: scoprirò presto l’essenza del vivere solo.
Il mio mondo sembra corrompersi e da lontano vi scorgo il corruttore.

25 novembre 2009

Quando mi parli al telefono [di Mario Luzi]



Quando mi parli al telefono
e mi s'aprono
d'incanto i paradisi
della vocalità -
gli accordi
e i tocchi d'arpa
soffici
appena subsquillanti
di quella voce dai precordi sono
tuoi, sì, ma intanto
è il calmo pelago
della muliebrità
che entra
festosamente ruscellando
nel mattino della stanza
e mi dilava da me,
si porta via la mia nascita,
mi cancella dalla mia morte
lasciandomi sospeso...
è o non è
chi? me stesso
ed il mio ascolto - le dicono da tempo
i suoi interlocutori
uomini o angeli.

Cardiologiia [di Francesco De Gregori]



perchè nel sogno della vita
Tu ci sei sempre
nella fysis e oltre la fysis.


Che si gioca per vincere e non si gioca per partecipare
Chi è ferito e non cade, ma continua ad andare
A sbattersi nel buio e a farsi vedere
A sanguinare di nascosto e a pagare da bere
A goccia a goccia, ma tu guarda, il mio cuore mangiato
L’amore ha sempre fame, non l’avevi notato
E dice sempre con disinvoltura
Senza paura dice: “mai”, senza paura mai.

Che si veste di bianco per scandalizzare
E compra rose a dozzine
E fa curvare i pianeti e fa piegare le schiene
Che si gioca per vincere e chi vince è perduto
Con una chiave ed un numero in mano
Tutta la notte aspettare un saluto
E a pensare: “ti amo”

Chi raccoglie conchiglie dopo la mareggiata
E il cielo è ancora scuro, ma la notte è passata
E macina la sabbia dentro i mulini a vento
E che non ha mai fretta e che non ha mai tempo
E poi l’amore indecente, che si lascia guardare
L’amore prepotente che si deve fare
E gli amori ormai passati e ancora vivi nella mente
Chè dell’amore non si butta niente.

A margine di Bluesman [di Efraim Medina]

dalla pagina ufficiale di Efraim Medina su facebook

Nella cosiddetta realtà, quella cui ci attacchiamo in maniera morbosa, anche i fatti possono giustapporsi, è solo che facciamo una lettura funzionale e intendiamo l'errore come un qualcosa da segregare, negare, giudicare, evitare, soffrire e condannare.
L'errore non è una cifra in rosso o non dovrebbe esserlo, l'errore è oggettivo.
Così l'infedeltà e il consumo di cocaina sono visti come azioni peccaminose o riprovevoli, almeno su un piano generale, pratico e "legale" della realtà.
Ma nella singolarità dei fatti l'individuo avrebbe la sua risposta e sicuramente ragioni inconfutabili per giustificare le sue azioni.
Ma giustificare equivale a stimare la colpa, a riconoscere o riaffermare l'errore.
Giustificarsi è un'enfasi, un atto-riflesso, parte dell'allenamento funzionale giacché la realtà è meglio di niente, un tipo di religione, anche una droga con troppi tossicodipendenti.
Quale sarà la risposta?

17 novembre 2009

FINO ALL'ULTIMO MINUTO (di Litaliano e Reverberi)


Fino all'ultimo minuto
ti ho tenuta accanto a me.
Fino all'ultimo minuto
non volevo dirti addio.
Ma non ci sei mai
quando piangono i miei occhi
nelle sere senza fine non ci sei.
Fino all'ultimo minuto
ho sperato che laggiù
fino all'ultimo minuto
sarei stato insieme a te.
Ma tu non ascolti
quelle voci senza suono
che si cercano sul mare
e han bisogno di qualcuno
fino all'ultimo minuto.

Ma tu non ascolti
quelle voci senza suono
che si cercano sul mare
e han bisogno di qualcuno
fino all'ultimo minuto.

15 novembre 2009

Come le foglie [Mimnermo]


Al modo delle foglie che nel tempo
fiorito della primavera nascono
e ai raggi del sole rapide crescono,
noi simili a quelle per un attimo
abbiamo diletto del fiore dell’età,
ignorando il bene e il male per dono dei Celesti.
Ma le nere dèe ci stanno a fianco,
l’una con il segno della grave vecchiaia
e l’altra della morte. Fulmineo
precipita il frutto di giovinezza,
come la luce d’un giorno sulla terra.
E quando il suo tempo è dileguato
è meglio la morte che la vita.

Beni confiscati alle mafie [Libera - Caserta]


don Ciotti "L'emendamento della Finanziaria votato ieri al Senato tradisce lo spirito della legge sui beni confiscati".

1995 - Raccolta di firme per una legge popolare sulla confisca e il riutilizzo dei beni alle mafie


1995 - Raccolta di firme per una legge popolare sulla confisca e il riutilizzo dei beni alle mafie
«Con l'emendamento votato oggi al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività.
Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione. Se l'obbiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a partire dal "Fondo unico giustizia" alimentato con i soldi "liquidi" sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia.
Ma è un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all'influenza dei clan.
Facciamo un appello a tutte le forze politiche perché questo emendamento, che rischia di tradursi in un ulteriore "regalo" alle mafie, venga abolito nel passaggio alla Camera».

13 novembre 2009

I see a Darkness [by Bonnie 'Prince' Billy]


Well, you're my friend
And can you see
Many times we've been out drinking
Many times we've shared our thoughts
Did you ever, ever notice, the kind of thoughts I got
Well you know I have a love, for everyone I know
And you know I have a drive, for life I won't let go
But sometimes this opposition, comes rising up in me
This terrible imposition, comes blacking through my mind

And then I see a darkness
Oh no, I see a darkness
Do you know how much I love you
Cause I'm hoping some day soon
You'll save me from this darkness

Well I hope that someday soon
We'll find peace in our lives
Together or apart
Alone or with our wives
And we can stop our whoring
And draw the smiles inside
And light it up forever
And never go to sleep
My best unbeaten brother
That isn't all I see

And then I see a darkness
Oh no, I see a darkness
Do you know how much I love you
Cause I'm hoping some day soon
You'll save me from this darkness.

11 novembre 2009

Lettera ai sindaci dell'agro ["Comitato don Peppe Diana"]

Con grande orgoglio condividiamo e pubblichiamo le riflessioni  riportate nel nuovo comunicato di Libera - Caserta  "Comitato don Peppe Diana"
Si tratta di una lettera aperta ai sindaci dell'agro aversano che vale la pena di essere letta e condivisa.

Dalle Terre di don Peppe Diana nessuna disattenzione ma segnali netti e inequivocabili!

La stagione stragista della camorra casalese che, a partire dalla primavera del 2008 ha seminato morte e terrore nelle nostre contrade sta approdando nelle aule dei tribunali.
Lo sforzo congiunto delle forze dell’ordine e della magistratura, dello Stato e delle istituzioni locali ha dimostrato che è possibile battere la camorra e fermarne la barbarie che ha visto il suo culmine nella strage di Castel Volturno.
Ora che si apre la stagione dei processi ai responsabili di quella inaudita escalation di morte non è possibile alcun calo di tensione e alcuna distrazione.
Uno dei principali impegni assunti dal coordinamento dei sindaci dell’Agro Aversano, riuniti a Casal di Principe lo scorso 18 marzo alla presenza di don Luigi Ciotti, fu quello di costituirsi parte civile nei processi a carico della camorra.
Questo non è ancora avvenuto e noi cittadini responsabili che abbiamo marciato in tanti nel nome di don Peppe Diana nel 15° anniversario della sua uccisione a Casal di Principe sentiamo il dovere di dirlo a voce alta.
Chiediamo a tutti i sindaci dell’Agro Aversano di porre rimedio a questa spiacevole disattenzione lanciando quel giusto e doveroso segnale che la cittadinanza attende dai propri rappresentanti.
Tutti i sindaci, a nome di tutte le loro comunità, parte civile contro la camorra assassina!

                                                                                  Libera Caserta
                                                                                  Comitato don Peppe Diana

06 novembre 2009

Il colore della Menzogna [di Carlo Coppola]

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Prima versione
Fasci di luce disegnano ombre, reiterando un avvio costante (quasi) una sorpresa oltre la quale non si riconosce più nulla. La polvere ha solo il sapore del vuoto:abolire parole, consacrare parole. Parvenze. E non c’è avvenire. Sembra rabbia che non risponde ai richiami e si trasformi senza alternare colori (quasi) il desiderio di ridurre a sé l’idea di un mondo a cui si detrae significato, anche se solo a piccoli tratti.

Seconda Versione

Sospetti, esistenze naufraghe, delitti, illusioni. Lo sguardo ceruleo, e livido sulla provincia Francese, delicata e feroce come di qualsiasi provincia, brucia il posto all’estraneo contraendone le aspettative senza il peso del rimorso. Ognuno si fa mistero, e sospetto, per l'altro e per se stesso. Verità e menzogne se ne stanno, simili a quadri che ingannano con finte prospettive ma con indiscussa solidità rappresentativa. Tutto è inganno. Un groviglio racchiude i colori di mezze verità, di sinonimi e contrari, tutto è parvenza, a significare l’estraneità di ogni impressione plausibile a qualsiasi vicenda umana. Anche i corpi ingannano: una moglie bambina col corpo di donna ha occhi allagati nella malinconia. Ciò che resta alla fine è solo un filo percorribile da capo a coda, che non prevede lungo il suo percorso lacune di senso, ma solo al massimo solo raccordi. La menzogna è davvero il motore di ogni azione artistica ed emotiva.

Terza versione
Sospetti, illusioni, parvenze nella elitaria provincia francese. Nessuno sguardo sotteso, nessun incontro su cui incomba l’amore. La luce non si disgrega sulla realtà, ma proitta e modifica l’ombra di un quotidiano che non incombe. Nessun corpo in ricerca ma solo teste. Groviglio asciutto, secco rinsecchito, antiemotivo. Groviglio di parvenze. Teste senza anima, intente solo alla seduzione di altre teste, a riempirne di cupezza il volto. Ciò che resta è un filo percorribile da capo a coda, che non prevede, lungo il suo percorso, lacune di senso, ma solo, al massimo, raccordi e putrefazione.

02 novembre 2009

Ricordando Alda Merini con un "Delirio Amoroso"



Ricordare Alda Merini lo fanno tutti io provo a farlo con un alcune note su Delirio Amoroso un lavoro teatrale che Licia Maglietta trasse dalle sue opere. Ciao Alda


"Quando viene calato il sipario di un inaudito teatro, le marionette sono fuori, spente. Noi invano cerchiamo usignoli d'amore. Invano cerchiamo ciottoli per oscuri rosari. Il nostro padre è stato analizzato senza la psicanalisi. Buttate via le cliniche psichiatriche che ci difendono dalla follia! Com'è grande il delirio!"

Alda Merini

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"A Licia Maglietta....

La tua grazia superba e tribale
quel tuo nudo di donna
che esce dagli incanti delle parole
quel tuo seno rappreso dentro i giorni
del tuo vestito succinto
di pura vestale del suono.
Ahimè! Quante domande Licia.
Quanti amanti di sogno
ti hanno tenuta viva tra le braccia
come un pesce che anela l’agonia
e dopo quel tuo sguardo superbo
di patrizia di antica Roma
ecco i miei figli
sono degni dell’impero."


Alda Merini per Licia Maglietta
Milano, 20 marzo 1995





Delirio amoroso


un monologo di Licia Maglietta su testi di Alda Merini

costume
Katia Manzi
luci
Pasquale Mari
suono
Daghi Rondanini
direzione tecnica
Lello Becchimanzi

una produzione Teatri Uniti a cura di Angelo Curti

"I disarmati" di Claudio Fava a Casal di Principe

Mercoledì 4 Novembre, alle ore 19,00, presso il Teatro della Legalità, Viale Europa, Casal di Principe, in ricordo di Tonino Cangiano, morto di recente dopo 21 anni di sofferenze, seguite ad un attentato camorristico subito nel 1988, le associaiozni: Jerry Masslo, Sinistra2000, Amici della musica, Scuola di Pace don Diana, Comitato don Peppe Diana, Libera/Caserta, coop Eureka , PRESENTANO L'ultimo libro di CLAUDIO FAVA " I DISARMATI" , sarà presente lo Storico Luigi Mscilli Migliorini, coordina Rosaria Capacchione . SARA' PRESENTE L'AUTORE

I disarmati è un viaggio che racconta i complici del silenzio e del consociativismo mafioso: nel giornalismo, nella politica, nella società civile. Per una volta, con i nomi e i cognomi al loro posto.

"C’è un episodio, all’inizio degli anni Novanta, che dà la cifra esatta del grado di subalternità alla mafia. Alla famiglia degli Ercolano, cognati di Santapaola, erano stati affidati due compiti: ad Aldo quello di ammazzare, eseguendo personalmente gli omicidi oppure distribuendoli alla sua squadretta di sicari; al padre Giuseppe spettava invece il compito di riciclare i denari della Famiglia attraverso imprese di trasporti, supermercati, sale gioco."
La mafia dei padrini e dei criminali da una parte, l’antimafia dei giudici e delle forze dell’ordine dall’altra. Per molto tempo abbiamo raccontato la guerra a Cosa Nostra come una lotta fra bene e male, fra buoni e cattivi. Come se si trattasse di vicende di cui altri - non noi - erano i protagonisti: così gli eroi sono diventati martiri, la cronaca è diventata tragedia e la memoria s’è ridotta alla commemorazione dei nostri morti: Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, un pugno di giornalisti, qualche prete, un paio di politici. Ripercorrere oggi la storia dell’antimafia significa parlare soprattutto dei vivi, delle occasioni perdute, di chi avrebbe dovuto e potuto fare ma ha preferito voltarsi dall’altra parte: i rassegnati, gli ingenui, gli opportunisti, i furbi, gli smemorati. Claudio Fava - una vita trascorsa a guardare il potere mafioso negli occhi, prima come giornalista, poi come scrittore e politico - perlustra questa terra di mezzo, le infinite zone grigie della compiacenza che hanno imbavagliato l’antimafia e reso possibile, talvolta addirittura favorito, l’esistenza della mafia.

Un referendum popolare potrebbe risolvere la trappola di Amulsar?

Le recenti tensioni pubbliche sull'operazione di Amulsar sono state attribuite a dichiarazioni definite incoerenti da parte delle au...

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