è un'Associazione Culturale. Ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico.

26 settembre 2011

Mario Martone, “turning point” della cultura italiana

da http://www.lsdmagazine.com/mario-martone-un-cardillo-libero-oltre-le-frontiere-la-prima-volta/8446/
Mario Martone
Bari 23 settembre ore 10:50, nella nuova sala conferenze dell’ex Palazzo delle Poste di Bari il pubblico attende l’arrivo del maestro Mario Martone. Le prime file sono per il pubblico generico e per i giornalisti, il resto della sala è riservato alle scolaresche, il tipo di audience che circa un anno a questa parte ha incoraggiato il ritorno e decretato il trionfo del regista napoletano come Turning Point della cultura italiana. Dopo una breve attesa nella quale il personale di Frontiere ha distribuito ai presenti le simpatiche borse di tela contenenti il programma dettagliato, il calendario degli eventi, la presentazione della mostra fotografica e un grazioso segnalibro dell’iniziativa, giunge Martone accompagnato dai responsabili di Frontiere - La prima volta ed in particolare dall’ideatore, critico cinematografico e presidente di Apulia Film Commission,Oscar Iarussi.
Il presidente Iarussi invita l’ospite ad accomodarsi sulle poltrone preparate per l’intervista e mostra ai presenti la sigla della manifestazione, composta una bella animazione grafica con alcuni slogan, che invitano alla riflessione su tema della Frontiera e sulla Speranza e lo sviluppo della Creatività che da questa derivano. Si accomoda di fronte a Martone e, con un gesto ormai tanto caro al presidente Obama, si sbottona e arrotola le maniche della camicia. Inizia da esperto di cinema e cultura a ripercorrere la biografica artistica del regista. Si tratta di una storia lunga e complessa che inizia a circa 17 anni con la prima regia e la famelica visione di tanto cinema e delle arti più disparate, perché, l’attività artistica di Martone è sempre stata sulla Frontiera. Il maestro napoletano, infatti, è dalla fine degli anni Settanta in Italia, uno dei simboli della sperimentazione e della ricerca a tutto tondo. Basti pensare che con i suoi gruppi artistici è stato uno dei diffusori nel nostro paese di esperienze come quella del teatro danza, dell’introduzione della ricerca musicale all’interno dei suoi spettacoli, dello sfondamento della quarta parete nel senso più elevato che tale concetto propone, della regia tetrale e cinematografica basata su una cura attenta e meticolosa verso tutti i reparti tecnici, come solo il genio di Carmelo Bene aveva fatto in precedenza. Martone ricorda il suo gruppo teatrale più famoso Falso Movimento, il cui nome nasceva da quello della pellicola di Wim Wenders e del quale facevano parte alcune personalità che hanno costituito la forza prorompente e vitale della ricerca arstica in Italia come Licia Maglietta, Daghi Rondanini, Andrea Renzi, Umberto Curti, Pasquale Mari e tanti altri.
Il tempo della sperimentazione così radicale delle forme e dei contenuti, imponeva delle scelte artistiche nette, magari impopolari aprioristicamente. Quel tempo, si intuisce dalle parole di Martone forse oggi è finito, per lasciare posto a prospettive differenti. Per questo il Noi Credevamo, titolo del film di Martone (esaminato nell’articolo “Noi Credevamo”: polemiche e istanze tradite di un Risorgimento zoppo a nostra firma del 13/12/2010) diventa un invito per il futuro, noi crederemo, una ricerca di contenuti nella nostra epoca, così travagliata da scandali politici e istituzionali di ogni tipo e priva di certezze soprattutto per i più giovani, che non siano quelle legate al facile mercimonio di sè. Negli anni Settanta la purezza della ricerca artistica dei Nobili di Rosa, come si chiamava il primo gruppo fondato da Martone, implicava la necessità alla certezza nell’atto stesso della sperimentazione, la speranza per il futuro non doveva essere necessariamente esplicitata, proclamata.
Mala tempora currunt, sembra la premessa implicita a cui l’unica ricetta da opporre è una pedagogia positiva che passa per la presa di coscienza della propria identità. La sola comprensione dell’essere sulla Frontiera, non tanto sociologicamente quanto materialmente, l’essere sulla linea di confine sartraniamente, spinge al superamento di qualsiasi muro. Eppure prima di essere abbattutto tale muro va indagato e conosciuto, per scoprirne le altezze e le asperità e se esso per caso è irto di “cocci aguzzi di bottiglia” come avrebbe dettoEugenio Montale, ossia di dolorosi tranelli, spigolosità impreviste. Quel muro potrebbe essere superato, metaforicamente forse solo da un Cardillo, magari innamorato, come nelle pagine di Anna Maria Ortese, autrice tanto cara a Martone quanto ad uno dei suoi più cari compagni d’arte Enzo Moscato. Il Cardillo, animale preferito della canzone napoletana classica, con le sue piccole ali può volare appena e superare la Frontiera, come in Noi Credevamo, trasportato da uomini le cui vite sono segnate da straordinarie avventure di fede e di passione, magari con uno ricordo rapido del passato da cui apprendere ma sguardi dritti e aperti nel futuro. Questo cardillo libero è forse oggi Mario Martone.

22 settembre 2011

Sayat Nova - Tamam Ashkhar



Tamam ashxar ptut eka, chtoghi Habash, nazani,
 Chtesa qu didari pes, dun dipunen bash, nazani,
Te xam haqnis, te zar haqnis, ku shinis dumash, nazani,
Endu hama qu tesnoghn asum e vash, vash, nazani.

Dun patvakan javahir is, ernek qu arnoghin @li,
Ov ku gtne, ax chi qashi, vay qu kortsnoghin @li,
Apsos, vur shutov miril e, lusn qu tsnoghin @li,
April er, mek el er beri qizi pes naghash, nazani.

Yis en Sayat-Novasin chim, vur avzi vra himanam,
Ajab mizid inch is kamum, srtet me xabar imanam,
Dun krak, haqatst krak, vur me krakin dimanam,
Hndu ghalamqaru vren tsatskil is marmash, nazani.

19 settembre 2011

Erevan di Bernard Lavilliers


Per iniziare a ricordare il 20° anniversario dell'Indipedenza della Repubblica di Armenia ho scelto una canzone poco nota ma molto significatica del cantante francese Bernard Lavilliers, la propongo com'è in una traduzione semplice e spero corretta. Fa parte dell'Album "Solo" 1991 ed è dunque tagicamente profetica pensando alla guerra contro l'Azerbaijan! 


Passé la frontière où la mémoire n'entend plus les voix
Juste après la guerre - juste après la guerre
La terre étrangère que je sens glisser entre mes doigts
La boue, la poussière, le coeur éphémère qui survivra
Juste après la guerre - juste après la guerre
Derniers mercenaires et des vautours qui se battent en bas
Tout est à refaire -
Souviens-toi
Juste après la guerre - juste après la guerre
Tout est à refaire
La nuit - la lumière
Juste après la guerre - juste après la guerre
Juste après la guerre - juste après la guerre
Juste après la guerre.


(traduzione di Carlo Coppola )

Ha attraversato il confine dove la memoria non ode più le voci
Appena dopo la guerra appena dopo la guerra
La terra straniera che sento scivolare tra le mie dita
Fango, polvere, cuore svuotato sopravviverà
Subito dopo la guerra, subito dopo la guerra
Ultimi mercenari e gli avvoltoi che abbattono sul fondo
È tutto da rifare -
Ricordati
Appena dopo la guerraappena dopo la guerra
È tutto da rifare -
Il buio - la luce
Appena dopo la guerra, appena dopo la guerra
Appena dopo la guerraappena dopo la guerra
Appena dopo la guerra.

05 settembre 2011

Il virus JX-594: nuova frontiera nella cura del Cancro?


da http://www.lsdmagazine.com/il-virus-jx-594-nuova-frontiera-nella-cura-del-cancro/8264/

Il virus JX-594: nuova frontiera nella cura del Cancro?

5 SETTEMBRE 2011NESSUN COMMENTO Stampa questo articolo STAMPA QUESTO ARTICOLO
JX-594E’ una scoperta sorprendente che, se confermata nel lungo periodo, promette di aprire nuove frontiere della scienza medica nel settore della cura dei tumori. Lo scienziato canadese, John Bell, ha infatti iniettato nell’organismo sperimentato su malati terminali di tumore, un virus noto come JX-594. Il virus ha distrutto, a quanto risulterebbe dalle prove di laboratorio, solo le cellule cancerogene. Un ampio dossier sull’argomento è stato pubblicato dalla nota rivista americana “Nature“, che da qualche settimana monitora da vicino la scoperta.
Il virus in questione è stato ottenuto modificando geneticamente quello del vaiolo che, a quanto si sa da tempo, ha un percorso di propagazione e sviluppo simile a quello di alcuni tipi di tumore. Come talune neoplasie, infatti, JX-594 ha una particolare propensione alla replicazione.
Secondo la ricerca scientifica canadese, del dottor John Bell dell’Ottowa Hospital Research Institute, le terapie anticancro effettuate sfruttando alcuni particolari virus, noti come “oncolitici”, risultata molto efficace da anni.
Il protocollo prevede una iniezione in endovena di un cocktail di questo particolare virus e per ora è stata sperimentata su 23 pazienti, malati terminali di cancro. I pazienti sono stati divisi in 5 gruppi a seconda della quantità di farmaco somministrato. Dopo un periodo di dieci giorni, gli studiosi hanno riscontrato risultati positivi nei malati che avevano ricevuto quantità maggiori di virus. JX-594 si era riprodotto solo nelle cellule cancerose inducendo in esse un processo di regressione e necrosi.
Il 31 agosto 2011 però, ha precisato “Nature” in una nota, che questo processo non è stato stato riscontrato ancora nell’uomo. Si è, infatti, solo ipotizzato che un poxvirus, che si è evoluto per diffusione sistemica ematica nei mammiferi, possa essere progettato per alcuni tipi selezionati di cancro e utilizzato come veicolo per la consegna per via endovenosa dei transgeni antitumorali. JX-594 è un poxvirus oncolitici progettato per la replica, l’espressione del transgene e amplificazione delle cellule tumorali ospitano l’attivazione del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR) / Ras percorso, seguita da lisi cellulare e conseguente immunità antitumorali.
Qui si mostra in un trial clinico che JX-594 infetta selettivamente, si replica ed esprime prodotti nel tessuto tumorale dopo l’infusione endovenosa, rispetto alla dose iniettata. I tessuti normali non risultano influenzati clinicamente. Questa piattaforma tecnologica apre la possibilità di diffusione prodotti multifunzionali in grado di distruggere soprattutto i tumori solidi e le metastasi.

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La Galleria Nazionale d'Arte in Piazza Repubblica  Una solenne cerimonia di apertura operativa del centro regionale armeno-italia...

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