"Nor Surhandak" è il blog del Centro Studi "Hrand Nazariantz". Questa Associazione Culturale ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera del poeta Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico e nei suoi rapporti internazionali e con l'Italia in particolare.

27 giugno 2015

#ElectricYerevan 2015: proteste e manifestazioni in salsa Matzun


Sacerdote Apostolico prega e protesta in Baghramyan Poghoz
Una ondata di cambiamento scuote Yerevan e l'Armenia. La  gioventù armena, ma anche bambini, anziani di diversa estrazione sociale e culturale si ritrovano da circa una settimana in Baghramyan Poghoz, per protestare contro l'ennesimo rincaro energetico, non fine a se stesso ma che in breve porterà al raddoppiamento dei prezzi dei generi di consumo. 
La protesta è per lo più pacifica, il popolo inscena di giorno la sua protesta e di notte si accende la festa. Per strada si canta e si balla per destare l'attenzione dei media, una consistente parte attiva della popolazione si reca a Baghramyan Poghoz dopo il lavoro e dorme in strada. Portano anche da mangiare e da bere in una sorta di grande festa dell'Unità. Inneggiano alla Patria, al sacro suolo dell'Hayastan, e sventolano il tricolore armeno. Ragazze porgono fiori ai poliziotti, come nella migliore tradizione della proteste di piazza dagli anni sessanta ad oggi, i sacerdoti pregano e invocano Ter Astvatz a protezione della nazione. I ragazzi cantano Zartnir Lao (Alzati Figlio) canto patriottico dei Fedayin composto nel 1890, da Arabo uno dei leader storici dei Fedayin nella resistenza contro le scorribande turche.



Nelle ultime ore però la risposta delle forze dell'ordine si è fatta maggiormente incisiva, davanti alle possibili degenerazioni e strumentalizzazioni delle proteste, che rischiano - oltre il pacifismo - di rafforzare le opposizioni più violente e antidemocratiche, contrarie al Governo. Da un articolo di Simone Zoppellaro su "Osservatorio Balcani e Caucaso" dal titolo "#ElectricYerevan: colpiti i giornalisti" apprendiamo dell'arresto di 237 persone, molte delle quali prossimamente giungeranno in Europa come rifugiati politici.
"Tutto ciò non è servito tuttavia a fermare la società civile, e la protesta, nata il 19 giugno in seguito all’ennesimo aumento del prezzo dell’elettricità (il terzo negli ultimi due anni), prosegue giorno e notte fino ad oggi senza alcuna interruzione." come leggiamo ancora da Zoppellaro, e si teme anche oggi una nuova ondata di arresti. 
In conclusione dedichiamo però a tutti i manifestanti un brano dei Radiodervish dal titolo "Erevan".

26 giugno 2015

Addio a Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX

Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX durante la recente manifestazione
del 12 Aprile 2015 in San Pietro a Roma 
Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX, Catholicos Patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici ci ha lasciato ieri mattina a Beirut. Era il 25 giugno 2015. 
Avevamo avuto modo di incontrare Sua Beatitudine domenica 1 marzo 2015 presso la Rettoria di San Nicola da Tolentino annessa al Pontificio Collegio Armeno di Roma.
L'impressione che ci aveva fornito era esattamente quella del titolo che portava, un uomo Beato, un pastore che guida il suo popolo con forza e autorevolezza, ma sopratutto con Amore e mitezza. 
Questo antico titolo assegnato ai Patriarchi delle Chiese Orientali si confermava in una persona dallo sguardo mite, eppure fondamentalmente e ineccepibilmente determinato. 
Sua Beatitudine aveva ringraziato tutti i presenti per la piccola Cerimonia  e per l'accoglienza che gli era stata rivolta quel giorno in chiesa in occasione della Sua Visita pastorale. La Comunità Armena di Roma era risultata festante intorno al Suo Pastore. I bambini avevano cantato e rivolto saluti, offerto doni artistici fatti con Amore, gli anziani avevano dato testimonianza, i musicisti avevano suonato.
Il Rettore del Pontificio Colleggio Mons. Kevork Noradounguian aveva invitato alla cerimonia, con sobrietà anche amici ed associazioni affezionate all'opera del Pontificio Collegio Armeno. Ne era risultata una occasione di festa e lo stesso Catholicos Patriarca, aveva accettato lo spirito di parsimonia dell'evento, ringraziando tutti per averne onorato la presenza. 
Oggi siamo noi più che mai a sentirci onorati di averlo incontrato, e chiediamo che ci protegga e custodisca dal Cielo! 


Աստուած հոգին լուսաւորէ! 
(Astuats hogin lusawore!)

God enlightens the soul!

Dio illumina l'anima!

07 giugno 2015

Zartnir Lao - Wake up son - Destati figlio




Armenian



Latin transcription



English translation
Խուժան ասկյար զօրք է ժողուէր
Եկեր Մշոյ դաշտն է պատել
Սուլթան կուզէ ջնջել մըզի,
Զարթի՛ր լաօ, մռնիմ քըզի:
Խեղճ Մշեցին մնաց լալով,
Օտար երկիրներ ման գալով.
Մեռաւ թուրքի պարտքը տալով,
Զարթի՛ր լաօ, մռնիմ քըզի:
Ինչ անիծեմ թուրք ասկյարին
Որ սպաննեց ջոջ Ափօյին.
Մեր յոյսը թողեց օրօրոցին,
Զարթի՛ր լաօ, մռնիմ քըզի:
khuzhan askyar zork e zhoghovel
yekel msho dashtn e patel
sultan kuze jnjel mezi
zartir lao mernim qezi
kheghj mshetsin merav lalov
otar yerkêrner man galov
merav turkin partkê talov
zartir lao mernim kezi
inch anitsem turk askyarin
vor êspanets joj apoyin
mer huys toghets ororotsin
zartir lao mernim kezi
Mobs of soldiers have gathered
And surrounded the plain of Moush.
The sultan wants to wipe us off,
Awake, my son, I die for you.
Poor Moushetsi died drowned in tears,
Died walking through foreign lands,
Died paying taxes to the Turk.
Awake, my son I die for you.
What shall I say to curse the Turk soldier
Who killed our own chief Arabo
And left our hopes in the cradle
Awake, my son, I die for you.

Onofrio Giliberto sbarca su Wikipedia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Onofrio Giliberto, da Solofra (Solofra, 1616 ? – 1665 ?), è stato uno scrittoredrammaturgo e romanziere italiano.

Vita e Opere

Vita e Morte di San Rocco (Napoli,1642)
di Onofrio Giliberto


Noto anche come "Honofrio Giliberto" o "Onofrio Giliberti", nacque a Solofra alla fine del secondo decennio del XVII. Gli anni nei quali va identificata la sua data di nascita sono da collocare tra il 1616 e il 1618, come si evince dalle sue stesse opere. Della sua vita si conosce poco o nulla se non la data delle sue opere e che egli si laureò in utriusque legis a Napoli nel 1643.
Non è noto dove abbia trascorso la sua vita né la sua formazione, i pochi dati biografici oltre quelli bibliografici portano la data di alcuni atti giuridici da lui stilati come giureconsulto presso gli Orsini duchi di Gravina e Principi di Solofra.
Oltre la sua attività giuridica importante fu quella teatrale che risentì della sperimentazione dell del Barocco Napoletano assai eclettico e ricco di innovazioni linguistiche e tematiche.
La stravaganza d'Amore e d'Amicizia (1643)
di Onofrio Giliberto


Non è certa la sua paternità della commedia La vana gelosia stampata a Napoli nel 1635 come afferma Lucinda Spera nel Dizionario Biografico degli Italiani[1]. Certa è invece la sua paternità della Vita e morte di San Rocco pubblicata nel 1642per i tipi di Ottavio Beltrano, nella capitale partenopea, l'opera è dedicata a Don Fabrizio di CapuaGran Conte di Altavilla e Principe della RIccia. Sempre a Napoli, nel 1643, pubblicò la tragicommedia in prosa La stravaganza d'amore e d'amicizia, dedicata a Ferdinando Orsini, conte di Muro, principe di Solofra.
Il Vinto inferno da Maria (Napoli, 1644)
 di Onofrio Giliberto

La sua esperienza letteraria fu legata anche alla parentela con il pittore solofrano e napoletano Francesco Guarini, suo cugino di primo grado come scrive Carlo Coppola nel suo articolo dal titolo Onofrio Giliberto e Francesco Guarini[2] a cui dedicò una delle sue opere più famose Il vinto inferno da Maria. Quest'opera, tragicommedia in versi frutto di sperimentazione linguistica fra italiano e contaminazioni dialettali napoletane fu stampata a Trani, nel 1644 per i tipi di Lorenzo Valeri, tipografo romano, tra i pionieri della stampa in Puglia.
Le ruote dell'universo (Napoli, 1646)
di Onofrio Giliberto

In seguito pubblicò Le meraviglie del Sant'Angelo Custode, o vero Lo schiavo del demonio, anche questo testo, "rappresentazione sagra"[3] in versi è da opera da poco tornata alla luce in toscana, di cui si sa che ebbe due editori il Novello De Bonis e il Francesco Savio 1662. Dell'opera ci è pervenuta solo la seconda edizione, come recita il frontespizio. Essa fu ristampa per volontà di tale Lattanzio di Gennaro che ne firmò anche la Lettera di dedica. Sempre nella stessa lettera sappiamo che l'opera fu dedicata dallo stesso testo di Gennaro a "Francesco d'Aceti, uno degli otto, del Collegio de' Spetiali di Medicina Napolitani", e a "Ottavio de Nucci e Giuseppe Barbogli". Il primo - come si legge godeva della personale protezione dell'"Heroe di Partenope e di quasi tutta la Nobilità Napoletana", mentre gli altri due sono indicati come veri luminari delle medesima professione [4]. Sappiamo che l'unica copia oggi ritrovata appartenne allo scrittore e politico toscano Ferdinando Martini [5].
Le meraviglie del S. Angelo Custode (Napoli 1662)
di Onofrio Giliberto
Nel 1660 il pubblicò a Napoli la prima edizione del romanzo Il Caualier della rosa, overo Aggiunta alle gare de' disperati, ristampato a Venezia nel 1663. Le copie note della prima edizione si trovano a Napoli e a Londra mentre della seconda copia se ne ha conserva un esemplare presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. L'opera è proposta sin dal frontespizio come l' "aggiunta" alle Gare de' disperati, fortunato romanzo del genovese Giovanni Ambrogio Marini, che lo aveva composto nel 1644 e rivisto nel 1653. Si tratta di un grande romanzo che contiene numerosissimi temi a mezza strada tra il fantastico e l'avventuroso oltre a iperboliche e immaginifiche descrizioni del Regno del Perù.
Giliberto nutrì forti interessi per l'enciclopedismo del suo tempo e compose anche Le ruote dell’Universo, opera in cui compendiosamente si descrivono le cose celesti e sublunari. Si tratta di un'opera di carattere di carattere eclettico in cui si fornisce una sorta di vademecum sulla vita del tempo, misto ad almanacchi, descrizioni storiche e geografiche. Stampata a Napoli per Francesco Savio nel 1646 se ne conoscono tre copie di cui tre in Italia (FirenzeBariNapoli ed una conservata in Spagna).
Circa la sua morte si hanno scarsissime notizie ma essa è certamente nel avvenuta tra luglio 1664 e marzo 1666. Infatti luglio 1664 egli è presente come testimone sostituto all'apertura del testamento della principessa Dorotea Orsini e nel marzo 1666 i suoi eredi istruiscono la pratica alla regia udienza per l'apertura del suo testamento che egli stesso aveva stilato in tempo di peste il 28 giugno 1656.

Il Problema del Convitato di Pietra

Il convitato di pietra, dramma di Onofrio Giliberto, stampato in Napoli per Francesco Savio, 1652 è l'opera più nota del Giliberto ma è tuttavia perduta, come evidenziava già alla fine dell'Ottocento Benedetto Croce [6]. Lo stesso critico mostrava anche qualche dubbio sulla reale esistenza dell'opera, ma veniva smentito dalle testimonianze a lui precedenti prima fra tutte quella di Carlo Goldoni che nella sua prefazione al Don Giovanni chiariva di aver letto l'opera e di averla confrontata tanto con quella del Cicognini, quanto con l'originale di Tirso de Molina e scriveva: « Un secolo or sarà per l'appunto, che usci dalla Spagna il Convitato di pietra, commedia fortunatissima [...], la quale piena zeppa d'improprietà, d'inconvenienze com'era [...], fu in Italiano tradotta da Giacinto Andrea Cicognini Fio­rentino, ed anche da Onofrio Giliberto Napoletano, pochissima differenza essendovi fra queste due traduzioni » [7] Ancora, prima, d'altro canto, tanto Niccolò Toppi tanto Leone Allacci includevano Il Convitato di Pietra del Giliberto nei loro repertori bibliografici. [8]

Curiosità

Il Giliberto fu il destinatario della lettera di decica premessa alla tragicommedia pastorale di Marc'Antonio Perillo intitolata Il Corsaro Amante.[9]

Opere

Bibliografia

Collegamenti esterni

Note

  1. ^ cfr. Dizionario Biografico degli Italiani
  2. ^ cfr. Carlo Coppola,Onofrio Giliberto e Francesco Guarini in Francesco Guarini: Nuovi contributi 2, coordinamento sceintifico di Mario Alberto Pavone, bross. f.to 24X28, pp. 200, ill. colore, bn., 2014, Napoli, Paparo, 2014.
  3. ^ cfr. Le Meraviglie del S. Angelo Custode O vero lo schiavo del Demonio, Napoli, Francesco Savio e di nuovo per il Bonis, 1662
  4. ^ dalla "Lettera di dedica" premessa a Le Meraviglie del S. Angelo Custode O vero lo schiavo del Demonio, Napoli, Francesco Savio e di nuovo per il Bonis, 1662.
  5. ^ Catalogo della Biblioteca Forteguerriana di Pistoia
  6. ^ Benedetto CroceDi Onofrio Giliberto e del suo "Convitato di pietra", in Id., Aneddoti di varia letteratura, II, Bari 1953, pp. 129-133;
  7. ^ Carlo GoldoniDon Giovanni Te­norio o sia II Dissoluto, Venezia, 1736.
  8. ^ *Niccolò ToppiBiblioteca napoletana, et apparato a gli huomini illustri in lettere di Napoli, e del Regno delle famiglie, terre, città, e religioni, che sono nello stesso Regno. Dalle loro origini, per tutto l'anno 1678. Opera del dottor Nicolo Toppi patritio di Chieti ... Divisa in due parti ..., Napoli, Antonio Bulifon, 1678.
  9. ^ Marc'antonio Perillo, Il Corsaro Amante, tragicomedia pastorale, Napoli, Heredi di Gio. Domenico Roncagliolo, 1640

    Inaugurata ad Assisi la mostra "Gli Armeni e l'Armenia"




    di Carlo Coppola


    Locandina della Mostra  "Gli armeni e l'Armenia" 


    Il Rev. Padre Mauro Gambetti ascolta le spiegazioni
    fornite da 
    dott. Garen Kockiyan.
    E' stata inaugurata alle ore 11,00 di ieri 06 giugno 2015 presso il Chiostro Sisto IV della Basilica Papale Assisi "Gli armeni e l'Armenia" del dott. Garen Kökciyan.
    A presiedere all'iniziativa è intervenuto da Roma, Sua Eccellenza l'Ambasciatore della Repubblica d'Armenia in Italia, dott. Sargis Ghazaryan, accompagnato dai suoi collaboratori. Della delegazione ha fatto parte tra gli altri il prof. Baykar Sivazliyan, docente Universitario e Presidente dell'Unione degli Armeni d'Italia. A fare gli onori di casa il Padre Custode del Sacro Convento di Assisi, Padre Mauro Gambetti, ed il sindaco della città, Claudio Ricci. Dopo i discorsi di rito, sempre calorosamente partecipati quando a prendere la parola è l'Ambasciatore Ghazaryan, è seguita una dettagliata spiegazione della mostra a cura del Garen Kökciyan.
    L'Ambasciatore Ghazaryan, il Padre Mauro Gambetti il 
    sindaco di Assisi, Claudio Ricci.
    Alla manifestazione hanno inoltre preso parte autorità civili e militari tra cui in particolare il noto Critico d'Arte Armando Ginesi, Console onorario della Federazione Russa nelle Marche, il musicologo perugino prof. Stefano Ragni, ma anche una nutrita rappresentanza della Comunità Armena presente in Umbria.
    Nell'occasione è stata illustrata anche la figura del martire francescano Padre Francesco di Vittorio da Rutugliano, che insieme a 30 orfani armeni e a due fratelli laici fu trucidato il il 27 gennaio 1920 a Maras, in Armenia Minore.
    La Mostra del dott. Kökciyan sarà ospitata ad Assisi fino al 27 ottobre 2015.

    S.E. l'Ambasciatore Sargis Ghazaryan, il prof. Armando Ginesi, e il Rev. Padre Mauro Gambetti

    La Festa dell'Indipendenza dell'Armenia e del Vietnam sono state celebrate insieme ad Hanoi

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