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20 ottobre 2014

Leopardi senza Leopardismi o Martone senza Martonismi: Ecco "Il Giovane Favoloso" di Carlo Coppola

Mario Martone dirige gli attori sul set del "Giovane Favoloso"
Da anni pensando a Leopardi mi vado convincendo che la maniera migliore per rappresentare il sentimento poetico di un poeta nobile come lui stia nella visione utilizzata da Samuel Beckett nel Suo "Film" per la regia di Alan Schneider. In particolare mi riferisco al momento in cui Buster Keaton si dibatte e abita la sua stanza che assume percezioni altre dalla realtà effettuale attraverso le scomposizione della linea prospettica delle pareti il loro smaterializzarsi e ricombinarsi in un sussulti e spasmi. Quello e solo quello è per me l'Infinito. Eppure, a bene guardare, quello sarebbe stato un leopardismo, ovvero una sovrastruttura posticcia, nell'immaginario e nella volontà di realizzazione applicata al poeta di Recanati attraverso i luoghi comuni applicati alle sue opere.
Allo stesso modo il grande Mario Martone riesce a superare tutte le trappole e i topoi, che riguardano il Leopardi per restare fedele alla storia utilizzando con un mix perfetto, in un linguaggio sostanzialmente originale, le proprie fasi creative più proficue, da "Noi Credevamo", in dientro a "Morte di un matematico Napoletano", a "L'amore molesto" e forse anche al "L'odore del sangue", il film che - piaccia o no - ne segna l'inizio della maturità e consolidamento dei linguaggi.   
Martone realizza un Leopardi suo, un Leopardi martoriano, fatto di istanze a lungo meditate che passano per Anna Maria Ortese, inevitabilmente per la poetica di Viani, e di Moscato, per la pratica teatrale di Antonio Neiwiller, forse anche per qualche "ruccellagione" evocata dalla presenza di Arturo Cirillo che con Leopardi si scontra nel Caffè a Piazza Plebiscito. 
Copertina del volume "Il giovane favoloso: La vita di Giacomo Leopardi",
contenente la sceneggiatura del film opera di Mario Martone e Ippolita di Majo.
Il corredo fotografico del volume è opera di Mario Spada.
La squadra messa in campo a più di vent'anni di distanza è molto simile a quella che segnò il trionfo di Renato Caccioppoli, che per molti versi assomiglia ed è padre di questo Leopardi. Manca la consumata esperienza di Carlo Cecchi ma è l'inizio di una promettente carriera per Elio Germano, che esprime finalmente un talento ampio ed una più che buona tecnica di recitazione, elevandosi inoltre a fine dicitore di versi e ottimo interprete della musicalità leopardiana, forse anche grazie al suo lavoro di rapper conosciuto nel panorama italiano, apprezzato membro del gruppo romano Bestierare.
Martone evoca il don Simplicio di Antonio Neiwiller utilizzando come preti altri due monumentali esponenti della ricerca teatrale, Sandro Lombardi, nei panni di padre Vincenzo Diotallevi precettore di casa Leopardi ed Enzo Moscato, già citato, sacerdote che introduce la processione anti-colera. Queste due figure introducono al rapporto tra sacerdozio laico, quello delle lettere e sacerdozio religioso. Attraverso questi Leopardi si forma, come uomo e come intellettuale e da entrambi si discosta, più o meno violentemente, come eterno rifiutato vittima di quelle illusioni che evolvono in struggenti delusioni nel pensiero dell'età matura. Tutte le citazioni colte e meno colte, come quella sottilissima del nome di Maria Giuseppina Guacci, patriota, poetessa Sebezia, e moglie del primo vero direttore dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte, sono solo il sintomo di altre erudite evocazioni che vivificano la temperie cultura entro cui il recanatesi si mosse durante tutta la sua esistenza. Le polemiche con i grammatici e i  censori dell'epoca sono, invece, più rappresentate in modo più esplicito come ci ricordano le rappresentazioni di personaggi quali Pietro Colletta, Giovan Pietro Viesseux (che fortunatamente ricordiamo solo per il suo Gabinetto)  e Giovan Battista Niccolini. Altro spazio viene dato al personaggio di Gino Capponi interpretato da Andrea Renzi, che da giovanissimo fu fra i più vicini compagni d'arte di Martone e al quale è dedicato un intensissimo primo piano che simboleggia, per quanto grammaticalmente eterodosso, affetto e l'amicizia pluriventennale. Leopardi qui è quello colui che ad impronta traduce Menandro "Muor giovane colui ch'al cielo è caro", ma per fortuna non è il ragazzo col complesso di Edipo come è stato dipinto da altri critici. La madre donna Adelaide Antici scostante, severamente religiosa compunta di religiosa grazia è algida come sola può essere apparire una delle più importanti danzatrici italiane dei nostri tempi. Raffaella Giordano, in uno dei ruoli che sarebbero calzati perfettamente addosso alla grande Pina Bausch, esprime tutto il fascino austero. Il padre il conte Monaldo Leopardi è un superbo Massimo Popolizio, in una forma stupenda. Attore già acclamato quale superronconiano, ora sdoganato il ronconismo e dismessi i panni di più bravo giovane attore del teatro italiano, vive finalmente di luce propria una carriera anche nel cinema iniziata troppo lentamente rispetto all'immenso talento! Dal punto di vista attoriale l'unica stonatura ruota intorno al personaggio di Anna Mouglalis e al suo doppiaggio che sembra non rappresentare il carattere imperioso e il fascino sublime di Fanny Targioni Tozzetti, oltre a proporre epidermico fastidio rispetto all'armonia generale tra gli equilibri in campo.
La direzione della fotografia affidata allo svizzero Renato Berta già direttore della fotografia di "Noi Credevamo", oltre che di indiscussi e straordinari maestri del cinema europeo come Manoel de Oliveira, Louis Malle, Alain Resnais, Huillet e Straub, Éric Rohmer, Claude Chabrol, Robert Guédiguian. La luce cambia a seconda del paesaggio dell'anima del poeta. Recanati, Firenze, Roma e Napoli, con i set molti dei quali ricostruiti in studio,  rendono dichiarano e definitivo il mutamento dei percorsi di vita di Leopardi, intimo, frivolo, un po' mondano, notturno e quasi noir, sovraesposto o sottoesposto, a seconda dei casi, agli eventi della vita mai pallidamente chiaroscurale come ci si aspetterebbe dalla prammatica dell'iconografia leopardiana, la cui ricerca certamente è stata curata dalla co-sceneggiatrice Ippolita di Majo, storica dell'arte, moglie e musa del maestro Martone.

Una pagina del volume Il giovane favoloso: La vita di Giacomo Leopardi,
contenente la sceneggiatura del film opera di Mario Martone e Ippolita di Majo.
Corredo fotografico del volume è opera di Mario Spada.
 Il suo straordinario bagaglio culturale si esalta non più soltanto nella ricerca iconografica come nel precedente film del marito, ma la consacra a protagonista della scrittura cinematografica a tutti gli effetti. I costumi sono affidati alla pluriconsacrata Urzula Patzak, protagonista con i suoi costumi di tutte le opere del maestro Martone negli ultimi anni a cinema e teatro. 
Anche per lei come i responsabili di tutti i settori tecnico/artistici di quest'opera d'arte si conferma il quadruplice lavoro, a seconda degli ambienti. Leopardi nei momenti in cui abbandonava la melanconia, da lui vista come la noia, quale sentimento dei forti, amava vestire alla moda come dimostra il singolare episodio in cui si reca dal sarto, interpretato dal vivacissimo Roberto De Francesco, a ritirare un abito nuovo. 
Il racconto per immagini ha goduto dell'opera di montaggio di Jacopo Quadri che lavorando con Mario Martone, ha sempre realizzato lavori di indiscussa qualità tecnica e artistica sin da "Morte di un matematico napoletano". 
Le musiche scelte dal maestro napoletano, sono infine degne della più nobile arte della Kreuzung der Gattungen. Martone che tante volte ha colpito il pubblico per il suo eclettismo nel gusto e nelle scelte musicali - indimenticabile risulta l'accostamento dei Tuxedomoon di "In a Manner of Speaking" alla Tarantella del Gargano di Daniele Sepe - qui affida a Sacha Ring più noto come Apparat, musicista elettronico, le evocazioni dei pensieri e dei versi leopardiani, frammisti di sovrumani silenzi. 
Infine ottima proposta di lettura per chi ama Leopardi, o solo per chi volesse imparare cos'è una scrittura filmica, è quella del volume "Il giovane favoloso: La vita di Giacomo Leopardi" testo della sceneggiatura con di Mario Martone e Ippolita di Majo. Il testo è pubblicato dalla casa editrice Mondadori Electa, la terza di livello nazionale con che si occupa di pubblicare opere del regista, dopo Ubulibri, e Bompiani. L'opera è inframmezzata dalle splendide fotografie di scena di Mario Spada fotografo d'inchiesta prima che di di scena, il cui occhio indagatore si trova sempre a suo agio sui set. In appendice troviamo un'ampia scheda filmica e una breve antologia leopardiana con le pagine da cui sono state tratte le più efficaci citazioni del film.

16 ottobre 2014

Pensieri sul "Giovane Favoloso" di Carlo Coppola


"I concetti generano gli idoli, solo lo stupore conosce", pensiero di Gregorio di Nissa, un padre della Chiesa, crediamo sia oggi un pensiero indicato prima dell'uscita pubblica del film "Il giovane favoloso" di Mario Martone a cui ha collaborato come co-sceneggiatrice Ippolito Di Majo, Storica dell'Arte, moglie del maestro.

Martone da anni lavora sul personaggio di Giacomo Leopardi aiutandolo quasi a crescere nel pensiero comune dell'Italia contemporanea e a tornare di moda. Ciò che il maestro Martone è riuscito anche questa volta fare è stato individuare le caratteristiche di un personaggio tanto grande, senza tremore né timore, parafrasando Søren Kierkegaard.

Questo stupore, Martone, lo induce, più e meglio del Caravaggio stesso, nello spettatore, in ogni sua opera. In tal senso la sua arte è Assoluta espressione di idee e non di concetti. 
Ancora una volta il maestro napoletano ci stupisce, spiazzandoci in una elegantissima opera che non trova precedenti, se non in due scene, Renato Caccioppoli ritrovato alla stazione mentre dorme su di una panchina - una delle scene madri del cinema italiano - e la tumulazione antishakespeariana dello stesso. Forse a bene vedere un'altra ce n'è ma è non è di Martone,  ma di un suo allievo piuttosto spurio, e alquanto eterodosso, che faceva tuffare Tony Pisapia/Servillo, ma senza stile, quasi in burla. 
Martone, invece, è un maestro vero, di quelli che insegnano con le loro opere, raccontandosi poco, se non sulla carta scritta, dove invece, sono efficaci, atletici e immortali, come avrebbero fatto i grandi intellettuali e Martone è l'ultimo grande intellettuale, di quelli che in questo stra-Paese in perdita non saranno mai senatori a vita.
Il cinema di Martone, così come le sue opere teatrali e le sue regie liriche, non sono per tutti palati né per i pubblici generalisti, ma risultano scaturire non a caso da una lenta sedimentazione di esperienze vissute, di opere d'arte consacrate e altre ancora da consacrare alla posterità.
ritratto di un giovane opera di
Daniele Ricciarelli da Volterra
Ad esempio Martone conosce fin troppo bene la lezione della Ortese che pensava a Leopardi come al "Giovane Favoloso", napoletano che scende per i vicoli e osserva la realtà, fatta di lingua, carne, soffio. Granili, miseria, la bruttezza deforme che si fa arte grottesca, nelle unghie sporche delle opere dei Fracanzano seicenteschi, nel "Caravaggio Ultimo tempo",  opera che insegna ad amare il Pasolini.
La sua naturale eclettica propensione al caravaggismo post-pasoliniano, sembra fondersi ora in un salto emotivo e sintesi di maturità altissima, in certe rappresentazioni di quel Daniele Ricciarelli da Volterra - già sodale di Michelangelo Buonarroti -recependo e traducendo in spasmi solo emotivi quel Battistello o addirittura le estroflessioni infernali di Jan Van der Straet, che in troppo pochi oggi ricordano. 

Tutti questi autori amarono Napoli almeno quanto l'ha amata il Leopardi! 
Un mix che al De Dominici non sappiamo se sarebbe piaciuto, ma che al vero Croce avrebbe fatto pensare solo cose buone. 
Ci siamo, è questa l'arte che amiamo la "Kreuzung der Gattungen"  a cui pensava intimamente Wilhelm Kroll.
E aggiungiamo con tristezza: Peccato che don Benedetto Croce non abbia visto questo Martone!

15 ottobre 2014

Non perderti, non allontanarti dal pensiero di Mario Luzi


Non perderti, non allontanarti dal pensiero
non uscire dal desiderio
tanto da non potervi ritornare
e non provarne
mutualmente tu ed io alcuna pena.
Fa' che questo non si avveri.
Non lasciarmi immaginare
un tempo
in cui sia fatta aliena,
musa in ansia, fuggitiva
trattenuta appena.
Resta
nell'adiacenza dell'umano
se non proprio del suo male
almeno del suo dolore,
ti prego,
forse non dovrei, ti porta
il tuo respiro
dov'è necessario,
lo voglia o non lo voglia, per te andare.
Va', però non ti eclissare
nel nulla immemoriale,
sia nell'essere certo e incancellabile
che nell'essere tu eri, tu nell'essere sei stata.

da "Lasciami, non trattenermi", Poesie ultime,

04 ottobre 2014

4 Ottobre 2014: Francesco e Maria Raffaela

San Francesco d'Assisi, patrono
d'Italia e d'Europa


Nel giorno del suo Trapasso ricordiamo la Serva di Dio Suor Maria Raffaela Coppola che Oggi Festeggiamo insieme al Serafico Padre Francesco!
Questa festa è la Sua Festa. Suor Maria Raffaela, prega per noi!!

Suor Maria Raffaela Coppola
corista del Convento delle "33" a Napoli
"Vittima Riparatrice"

Signore Gesù che conosci il cuore di tutti i peccatori
ricordati in questo giorno della Tua serva suor Maria Raffaela.
Dona pace e conforto a chi Ti invoca per Sua intercessione 
come facesti e fai con chi Ti supplica attraverso 
lo Tuo Iullare e Nostro Serafico Padre Francesco.
Egli che vide le Tue creazioni
 come Belle, Pretiose et Iocunde
ci ha insegnato ad Amare e Perdonare 
a chiedere con gioia i Tuoi santi Doni.
Nel giorno in cui la Tua Serva suor Maria Raffaela
rincontrò Francesco 
ricordati infine di noi che immeritevoli discendiamo 
dalla medesima pianta da cui discese suor Maria Raffaela
e donaci la gioia dei conforti terreni e spirituali
secondo la Tua Santa Volontà.

Amen 

Rustam Badasyan, classe 1991, è nuovo Ministro della Giustizia

E'  Rustam Badasyan il nuovo Ministro della Giustizia.  Su proposta del Primo Ministro Nikol Pashinyan, il Presidente della Re...

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