Archivio - Արխիվ

18 settembre 2020

Inaugurata l'Ambasciata Armena a Tel Aviv alla vigilia del Capodanno Ebraico


L'Ambasciata della Repubblica d'Armenia ha ufficialmente aperto i battenti a Tel Aviv alla vigilia della festa di Rosh Hashanah (ראש השנה).
Intervenendo alla cerimonia di inaugurazione l'ambasciatore S.E. Armen Smbatyan, a tutti noto sia come compositore e musicista oltre che come diplomatico, ha messo in evidenza che l'ambasciata abbia iniziato a lavorare in coincidenza con la festività del Capodanno ebraico. 
Alla cerimonia era presente il capo del dipartimento “Eurasia-2” del ministero degli Esteri israeliano, Itzhak Carmel Kegan.
L'Ambasciatore ha quindi formulato i suoi auspici per il Rosh ha-Shan, augurando pace e prosperità allo Stato di Israele, al suo popolo e a tutti i cittadini armeni che abitano nel paese.
Il capo del Dipartimento Yitzhak Carmel Kagan, a nome dello Stato di Israele, ha accolto con favore l'apertura della missione diplomatica dell'Armenia, e la presenza dell'Ambasciatore residente, sottolineando che lo sviluppo delle relazioni tra i due paesi è un processo importante, e un dialogo aperto e costruttivo consentirà di risolvere problemi di qualsiasi livello in futuro qualora si dovessero presentare.

Il Ministro Tononyan ha incontrato la delegazione della Croce Rossa Internazionale in Armenia per discutere il problema dei prigionieri di guerra


Il Ministro della Difesa dell'Armenia Davit Tonoyan ha ricevuto ieri presso il Ministero nel suo Ufficio, il capo della delegazione del Comitato della Croce Rossa Internazionale (CRI) in Armenia Claire Meytraud.
Durante l'incontro il ministro Tonoyan ha menzionato i video diffusi nei media azeri concernenti le condizioni dell'ufficiale armeno prigioniero Gurgen Alaverdyan e la propria preoccupazione e quella della Repubblica di Armenia circa il contenuto di quei video. 
Il ministro ha ricordato che la ferma opposizione delle autorità azere al permesso della visita dei rappresentanti dell'Ufficio di Baku del CICR al prigioniero armeno è una grave violazione dei diritti internazionali, in particolare degli impegni assunti dall'Azerbaigian a proposito del diritto internazionale umanitario.
Allo stesso tempo, il ministro della Difesa armeno ha ringraziato il capo dell'ufficio del Croce Rossa Internazionale di Yerevan per gli sforzi della delegazione volti a difendere i diritti dei prigionieri di guerra.
A sua volta, il capo dell'ufficio del Croce Rossa a Yerevan ha assicurato che la delegazione sta prendendo tutte le misure necessarie per salvaguardare la vita di Gurgen Alaverdyan e degli altri armeni che si trovano prigionieri degli azeri.
Le parti hanno anche discusso l'attività volta a valutare il livello di integrazione e pieno rispetto del diritto internazionale umanitario all'interno delle forze armate armene.

17 settembre 2020

L'Ambasciatore Tsovinar Hambardzumyan a colloquio con il Segretario Generale della Farnesina Belloni



Il 17 settembre 2020 l'Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica di Armenia in Italia S. E. Tsovinar Hambardzumyan ha avuto un incontro con il Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale della Repubblica Italiana, Ambasciatore S.E. Elisabetta Belloni
Nell'incontro, chiaro esempio di una diplomazia al femminile, e dei valori di eguaglianza di genere condivisi fra i due stati, gli interlocutori hanno discusso di argomenti d'interesse comune bilaterale, hanno scambiato idee sulla situazione attuale in Armenia e in Italia in relazione alla pandemia da Covid-19 e hanno presentato le misure adottate dai rispettivi Governi per superare la pandemia e per affrontare l'impatto sociale ed economico da essa derivante.
Durante l'incontro le parti hanno discusso anche della cooperazione tra la Repubblica d'Armenia e l'Unione Europea, soprattutto a seguito dell'approvazione dell'accordo di partenariato globale e rafforzato tra l'Armenia e l'Unione che l'Italia ha ratificato nello scorso mese di agosto.

16 settembre 2020

La Baronessa Caroline Cox inchioda l'Azerbaijan sulla Questione Armena

baronessa_Caroline_Cox

Pubblichiamo la traduzione in lingua italiana della lettera inviata dalla baronessa Caroline Cox in risposta ad una missiva dell'Ambasciatore dell'Azerbaijan. La leader conservatrice della Camera dei Lord, così come molti altri deputati inglesi, aveva ricevuto una lettera dell'Ambasciatore Azero nel Regno Unito Tahir Taghizade. Ma la sua risposta ferma e incisiva non si è fatta attendere. Questa volta, insomma, all'Ambasciatore Azero di turno che forse ignorava chi lei fosse e quale fosse il suo impegno internazionale, è andata proprio male. La lettera della baronessa precisa ed essenziale nella forma -come tutti i suoi scritti - può essere considerata a buon diritto un manifesto in risposta alle accuse e agli oltraggi di chiunque ancora oggi provi ad attaccare sulla questione Armeno-Azera.


Gentile Ambasciatore,

La sua lettera del 7 settembre fa riferimento a così tante idee sbagliate che ritengo necessario mettere a verbale alcuni resoconti alternativi della realtà. In particolare, desidero evidenziare almeno quattro serie preoccupazioni:

1. Nagorno Karabakh

Fu Stalin a localizzare l'antica terra armena di Karabakh/Artsakh (con il 95% di popolazione armena) in Azerbaigian come una "regione autonoma". In seguito l'Azerbaigian usurpò ampie zone delle sue pianure e creò il Nagorno Karabakh come un'enclave montuosa staccata dall'Armenia.
Tra il 1991 e il 1994, l'Azerbaigian ha avviato una guerra contro la popolazione armena che vive nel Nagorno Karabakh - in violazione delle convenzioni riconosciute a livello internazionale - ad esempio, sganciando bombe a grappolo e 400 missili GRAD al giorno sparati sulla popolazione civile di Stepanakert. Ero lì e posso testimoniare la verità di questa violazione dei diritti umani. Ho anche assistito alle conseguenze immediate del massacro perpetrato dagli azeri a Maragha e ho visto corpi civili decapitati e case che ancora bruciavano in conseguenza all'attacco militare. Ulteriori prove sono registrate in "Ethnic Cleansing in Progress: War in Nagorno Karabakh" (Caroline Cox e John Eibner, 1993).
Credo che gli armeni del Nagorno Karabakh, impegnati in un processo di indipendenza su una base giuridica equivalente a quella dell'Azerbaigian nel 1991, abbiano prove sufficienti per rivendicare lo stesso diritto di autodeterminazione giustificato dal tentativo di pulizia etnica dell'Azerbaigian come nel caso del popolo di Timor Leste, dell'Eritrea e del Kosovo che hanno ottenuto l'autodeterminazione per aver subito analoghi tentativi di pulizia etnica.

2. Shushi

Sebbene Shushi sia stata occupata dall'Azerbaigian per decenni come parte dell'Oblast autonomo del Nagorno Karabakh, era originariamente un centro riconosciuto della cultura armena nel Caucaso, secondo solo a Tbilisi, fino a quando migliaia di armeni furono massacrati nel marzo 1920. L'allora arcivescovo fu decapitato e la sua testa issata e messa in mostra su di un palo.

3. Nakhichevan

A seguito di un discutibile processo referendario, e in base a un accordo con la Turchia di Ataturk, Nakhichevan fu resa una Repubblica Autonoma in Azerbaigian, con la quale non aveva alcun collegamento terrestre essendo completamente attaccata all'Armenia.
L'Azerbaigian ha effettuato la pulizia etnica degli armeni che storicamente vivevano nel Nakhichevan. L'ultimo villaggio armeno di Aznaberd è stato evacuato sotto la pressione azera nel dicembre 1988. Gli attacchi contro gli armeni sono continuati nelle vicinanze e io ero presente quando le forze azere hanno bombardato i villaggi e costretto i civili a fuggire per salvarsi la vita. Nel tentativo di riscrivere la storia della regione, l'Azerbaigian ha successivamente distrutto molti siti storici armeni e manufatti culturali, inclusa la distruzione di decine di migliaia di antiche incisioni su pietra protette dall'UNESCO, che i commentatori descrivono come la più vasta campagna di pulizia culturale del 21° secolo.
Credo che gli armeni abbiano il diritto di recuperare Nakhichevan. O, forse, l'Azerbaigian offrirebbe un'alternativa onorevole: il diritto per il Nagorno Karabakh di essere riconosciuto come terra armena; e in cambio gli armeni potrebbero concedere l'occupazione del Nakhichevan da parte dell'Azerbaigian?

4. L'escalation delle tensioni 

L'Azerbaigian ha violato una convenzione europea fondamentale perdonando, ricompensando e glorificando un ufficiale dell'esercito azero che ha ucciso un collega armeno che dormiva in Ungheria nel 2004. Secondo una recente sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, le azioni di Baku sono state pari all' "approvazione" e all' "avallo" del "crimine molto grave di matrice etnica".
Nell'aprile 2016, nell'arco di quattro giorni, le forze azere hanno lanciato un'offensiva nei territori controllati dalle forze armene nel Nagorno Karabakh, provocando molti morti.
Nel luglio di quest'anno, l'Azerbaigian ha schierato batterie di artiglieria vicino alle popolazioni civili a Tavush, nell'Armenia nord-orientale, estremo nord del Nagorno Karabakh, vi sono precisi rapporti, secondo cui l'esercito azero ha aperto il fuoco in direzione di una fabbrica di produzione di maschere facciali, che svolge un ruolo essenziale nella risposta al coronavirus del paese. Ci sono state anche segnalazioni di un attacco contro un asilo nel villaggio di Aygepar, Tavush.
Sempre a luglio, a Baku si sono svolte manifestazioni a favore della guerra, durante le quali migliaia di manifestanti hanno chiesto al governo azero di dispiegare appieno il proprio esercito, cantando "Morte agli armeni", con alcuni addirittura entrati nel parlamento nazionale.
Rimane un notevole sgomento per la politica consolidata dell'Azerbaigian di promuovere l'odio verso gli armeni - compreso l'insegnamento dell'odio nelle scuole e la proclamazione dell'Armenia come il "nemico numero uno'' - così come le recenti dichiarazioni infiammatorie del Ministero della Difesa azero: "La parte armena non deve dimenticare che i sistemi missilistici all'avanguardia del nostro esercito sono in grado di lanciare un attacco di precisione sulla centrale nucleare di Metsamor".
Una politica così ostile è alla base della diffusa preoccupazione che l'Azerbaigian sia impegnato nella guerra e nella crudeltà piuttosto che nella promozione del dialogo transfrontaliero e di una soluzione veramente giusta all'indomani della precedente aggressione.
Credo che sia urgente che tutte le parti aderiscano ai principi fondamentali della giustizia morale e sarei disposta a promuove di persona incontri specifici sull'argomento per discutere di queste tragiche situazioni.

Cordiali saluti


15 settembre 2020

L'Armenia torna in Medio Oriente: intervista al Ruben Karapetyan consigliere del Ministro degli Esteri Armeno



Traduciamo questo articolo apparso sulla rivista russa "Riafan.ru" che riporta e a tratti sovra interpreta alcune dichiarazioni del Ministero degli Esteri armeno. Il giornale attribuisce allo staff del Ministro Mnatsakanyan il ritorno ad una politica attiva in Medio Oriente a causa dell'imminente pericolo turco. Secondo Ruben Karapetyan, consigliere del Ministro, non pochi commenti - compresa la parte introduttiva che qui riportiamo sarebbero frutto di congetture dei giornalisti russi. Il testo in Armeno dell'intervista è disponibile sul sito del Ministero degli Esteri alla pagina https://www.mfa.am/hy/interviews-articles-and-comments/2020/09/13/intertview_riafan/10443.


"Yerevan è seriamente allarmata dagli atteggiamenti della Turchia. In primo luogo, Ankara ha contribuito a rendere incandescente la situazione nella vicina Siria. Oggi, su istigazione delle autorità turche, la provincia siriana di Idlib si è trasformata in un vero e proprio covo di terroristi, i più radicali dei quali vengono inviati in Libia, altro Stato da cui il presidente Erdogan non vuole andar via volontariamente.
Ci sono ragionevoli timori che l'esperienza di combattimento acquisita dai turchi in Siria e Libia aiuterà l'Azerbaigian in una guerra futura. E ci sarà la guerra, molti ne sono sicuri, prima di tutto a Baku stessa. Scienziati politici e giornalisti azeri hanno cominciato a parlare sempre più ad alta voce dell'imminente massacro. E dopo i recenti scontri al confine armeno-azero, le loro parole non sono più percepite come vuote minacce.
In un modo o nell'altro, la Turchia è un alleato chiave dell'Azerbaigian, pronta a fornire droni da combattimento e altre armi testate a Idlib e Tripoli, oltre a insegnare loro come usarle.
Tutto questo e molto altro ha spinto il ministro degli Esteri armeno a fare un giro nei paesi arabi amici, che guarda caso hanno resistito con tutte le loro forze all'aggressione turca. Il primo stato visitato da Zohrab Mnatsakanyan è l'Egitto.




Di cosa hanno parlato i Ministri

In primo luogo, l'Armenia ha ribadito il suo sostegno all'Egitto nei negoziati su un accordo di libero scambio con l'EurAsEC, la Comunità economica eurasiatica. Successivamente le parti si sono scambiate le opinioni sugli ultimi eventi in Medio Oriente, Mediterraneo orientale, Nord Africa e Caucaso meridionale. Ovunque fonte di destabilizzazione è la Turchia.
Zohrab Mnatsakanyan ha raccontato brevemente al suo collega egiziano del recente scontro armato con l'Azerbaigian. Nelle sue parole, l'Armenia rifiuta qualsiasi soluzione energica ai conflitti, tutti i conflitti dovrebbero essere risolti attraverso negoziati pacifici, tra tutte le parti coinvolte.
Inoltre, il capo del ministero degli Esteri armeno ha espresso solidarietà a Grecia e Cipro per quanto riguarda i loro diritti a una zona economica esclusiva nel Mediterraneo orientale.
Infine, Yerevan è molto preoccupata per le minacce transnazionali. Compreso il movimento dei combattenti stranieri nelle aree di conflitto.

Armenia e Medio Oriente

Il corrispondente dell'agenzia di stampa federale Abbas Juma ha intervistato in esclusiva al consigliere del ministro degli Affari esteri dell'Armenia Ruben Karapetyan, che conosce bene le dinamiche dell'Egitto e del Medio Oriente, avendo svolto, proprio in questa area il ruolo di Ambasciatore.

- Diversi media, tra cui "Nezavisimaya Gazeta", hanno scritto che i militanti siriani vengono addestrati in Azerbaigian su suggerimento della Turchia. Si stanno preparando ad agire contro l'Armenia. Lei che idea si è fatto? ha intenzione di sollevare il tema negli incontri con i paesi arabi?

- Negli ultimi anni, l'instabilità in atto e le situazioni di crisi nella regione pongono minacce e rischi sia per la sicurezza dell'Armenia che per assicurare la vita normale delle comunità armene in Medio Oriente. Pertanto, non possiamo non essere preoccupati per l'aggressiva politica espansionistica della Turchia, che mira a un confronto aperto in diverse parti della regione e quindi aggrava la situazione già estremamente aggravata nella regione, destabilizzandola ulteriormente.
Le informazioni sull'addestramento dei militanti siriani in territorio dell'Azerbaigian finalizzate a partecipare alle ostilità contro l'Armenia e l'Artsakh ne sono un vivido esempio. Tenendo conto dei precedenti dell'uso di estremisti da parte dell'Azerbaigian e dell'esportazione di terroristi da parte della Turchia in varie regioni, prendiamo molto sul serio tale minaccia.
Da molti anni l'Armenia solleva la questione sia a livello internazionale sia nei contesti di discussioni bilaterali con i partner. Abbiamo ripetutamente messo in guardia sulle conseguenze catastrofiche di questa politica, soprattutto dopo l'aggressione dell'aprile 2016, quando i militanti dello Stato Islamico 1 e le frange radicali di gruppi nazionalisti turchi furono spinti ad agire contro la popolazione civile del Karabakh. In qualità di membro attivo e responsabile della comunità internazionale, l'Armenia è impegnata nella politica di deradicalizzazione nella regione. Abbiamo chiesto e continueremo a chiedere misure più decisive per prevenire la diffusione del radicalismo e dell'estremismo nella regione, specialmente quando il ricorso ai terroristi serve come mezzo per raggiungere gli obiettivi politici dei singoli Stati o dei loro leader.

- In questo contesto possiamo affermare che la visita del ministro degli Esteri armeno segna il ritorno dell'Armenia nella politica del Medio Oriente?

- La nuova strategia per il Medio Oriente dell'Armenia è finalizzata al proprio coinvolgimento attivo nei processi politici della regione, al fine di neutralizzare le ovvie minacce e sfide che provengono da conflitti mai del tutto sopiti, guerre civili e "per procura", attività incontrollate di gruppi terroristici e forze estremiste di confine, nonché l'appesantirsi degli aspetti sociali - crisi economiche, finanziarie, umanitarie e demografiche. L'Armenia è estremamente interessata a rafforzare la sicurezza e la stabilità della regione del Medio Oriente, che è una componente importante dell'ambito della sicurezza della stessa Armenia ed è di importanza strategica non solo per la presenza delle comunità armene tradizionali nella regione, ma, cosa non meno importante, per la protezione e la promozione dei nostri interessi nazionali.
Siamo collegati ai paesi del Medio Oriente da una comunità storica e culturale. Essi costituiscono uno dei centri di origine della tradizionale diaspora armena, formatasi a seguito del genocidio armeno nell'impero ottomano. A tutt'oggi, nonostante gli sconvolgimenti che hanno colpito la regione, in cui sono coinvolte anche le comunità armene, gli armeni continuano a svolgere un importante ruolo socio-politico in questi nei paesi. Non sorprende che dall'indipendenza della Repubblica di Armenia ad abbiamo sviluppato ottimi rapporti con molti stati della regione.
La regione del Medio Oriente non ha mai perso la sua importanza per l'Armenia. Al contrario, negli anni si è consolidata una forte tradizione di cooperazione umanitaria. L'Armenia conduce missioni di mantenimento della pace, ad esempio, in Libano, nell'ambito della missione di mantenimento della pace UNIFIL. Abbiamo inviato e continuiamo a inviare molte volte rifornimenti e aiuti umanitari in Siria. A proposito, in Siria, i genieri armeni stanno bonificando le mine nella provincia di Aleppo. Inoltre, al gruppo di genieri sono stati assegnati diversi medici altamente qualificati di vari profili, che forniscono cure mediche gratuite alla popolazione civile. Dopo la devastante esplosione nel porto di Beirut, l'Armenia ha inviato tre aerei di aiuti umanitari alle vittime dell'esplosione. Anche da questo punto di vista continua l'espansione della nostra presenza diplomatica nella regione. Nell'ultimo anno abbiamo aperto due nuove ambasciate: a Tel Aviv e Doha e presto inizierà a lavorare anche il consolato generale di Erbil. Le relazioni bilaterali con la Giordania si sono notevolmente intensificate. L'anno scorso, il presidente dell'Armenia ha effettuato una visita di lavoro nel regno e all'inizio di quest'anno il re di Giordania ha fatto la sua prima visita in assoluto in Armenia.
La visita regionale del ministro degli Esteri Zohrab Mnatsakanyan costituisce un passo significativo per rafforzare i legami di politica estera con la regione del Medio Oriente, nonché un messaggio importante che la regione è di particolare interesse per noi e lavoreremo per approfondire ulteriormente le nostre relazioni. Si tratta di un nuovo corso di politica estera nella regione finalizzato allo sviluppo dinamico della cooperazione multi-vettore con i paesi del Medio Oriente.