27 settembre 2014

Chiesa di San Giorgio a Bari: Memoria Liturgica

La chiesa di San Giorgio Martire a Bari
 prima e dopo l'incendio del Marzo 2014. (Foto Seiran Sarkisyan)

Riproponiamo un post del giovedì 27 marzo 2014 pubblicato in occasione della scoperta da parte di un gruppo di ricercatori baresi dei danni provocati dal devastante incendio della Chiesa di San Giorgio Martire o San Giorgio degli Armeni a Bari.

Ora una petizione rivolta alla Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per la provincia di Bari, cerca di rilanciarne il caso parte dell'opinione pubblica.



ecco di cosa si tratta: 

Con Grande dolore a nome degli Amici della Comunità di Bari comunico che un grave incendio ha semi-distrutto la Chiesa di San Giorgio Martire a Bari. L'origine di questa, chiesa attribuita secondo alcune fonti alla presenza armena nella nostra città, resta incerta. Studi recenti, a partire dagli anni Sessanta, hanno dimostrato la scarsa possibilità di ricondurre ad origini armene questo sito, riconducendo ad altre zone rurali della Bari Medievale e al suo entroterra la presenza armena. Tale presenza è testimoniata ad esempio dal Codice Diplomatico Barese, e da altri documenti coevi. Si vedano ad esempio studi di Raffaele Licinio, Franco Porsia, Carlo e Franco Dell'Aquila e i numerosi interventi di indagine e pubblicistica più recente di Sergio Chiaffarata.

escursione alla chiesa di San Giorgio settembre 2013
 (Foto Seiran Sarkisyan) 
La perdita di un bene dal valore inestimabile come questo è devastante per l'intero popolo barese, che come spesso capita in Italia di recente, ignora la Sua storia, più volte la denigra o la disprezza. 
Altre volte tale storia con le sue testimonianze finisce tra le grinfie e le pastoie di una burocrazia dei beni culturali che si arrovella tra il pubblico e il privato, cercando una via di uscita che non si trova se non con pesanti imbonimenti o prese di posizione dure al limite delle scontro.
Nella sua Visita Pastorale del 28 settembre 2013 a Bari  il responsabile spirituale della Chiesa Armena Apostolica d’Italia Padre Tovma Khachatryan aveva visitato la Chiesa Rupestre di San Giorgio, nella data in cui la Chiesa Armena ricorda la memoria liturgica del Santo. 
Nella medesima occasione, il rev.mo Hayr Tovma aveva pronunciato parole di incoraggiamento alla ristrutturazione del luogo, e recitato una preghiera ecumenica, alla presenza dei fedeli della Chiesa Apostolica Armena e di quella Cattolica Apostolica, ricordando la comunione delle due Chiese in nome dei Santi Gregorio Illuminatore evangelizzatore dell'Armenia e di San Giorgio Martire.
 partire dalla fine del 2012 alcuni esponenti della Comunità Armena Barese si sono recati più volte in pellegrinaggio alla Chiesa di San Giorgio, restando in preghiera e girando alcune importanti immagini che oggi forse restano ultima preziosa testimonianza di questo bene perduto dall'incuria e dal degrado. 
TelepaceArmenia, emittente televisiva in lingua armena dall'Italia, si preparava a trasmettere un servizio giornalistico al fine di promuovere una campagna di sensibilizzazione a favore di questo edifico di culto, con il contributo della comunità barese e in particolare del sign. Seiran Sarkisyan che da tempo è personalmente impegnato in tal senso, attraverso il suo blog Armeni in Italia e il suo canale Youtube 28.08.2013 Chiesa di San Giorgio. Il documento filmato sarà presentato nelle prossime settimane.
Purtroppo i tempi e la buona volontà di tutti sono stati molto più lenti dei vandali.


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articoli a cura di Seiran Sarkisyan in lingua armena e russa corredati da foto dello stesso.


disegno di Seiran Sarkisyan raffigurante San Giorgio che uccide il drago e sullo sfondo la chiesa di San Giorgio a Bari.

   Սուրբ Գևորգ Զորավարի Հայ  Եկեղեցին 
                      

La Chiesa di San Giorgio come appare oggi dopo i 
lavori di messa in sicurezza che ne hanno determinato la 
definitiva inaccessibilità al pubblico. (Foto Seiran Sarkisyan)
  Հայ Առաքելական Սուրբ Եկեղեցին  Սուրբ Գևորգ Զորավարի տոնը տոնում է Խաչվերացի երկրորդ կիրակիին հաջորդող շաբաթ օրը:

  Այս տարի նաև Իտալիայի Բարի քաղաքի Հայկական  Համայնքը նշեց  Սուրբ Գևորգ Զորավարի տոնը:Թէ ինչու Բարի քաղաքում կարելի  է հարցնել,Ինչպես գիտեք,ունենք մեծ սրբի  անունը կրող մի հայկական վանք Բարի քաղաքում,որը, ցավոք սրտի, գտնվում է մասնավոր սեփականություն հանդիսացող մի տարածքում,վորը ներկա ժամանակին սարսափելի վիճակում է գտնվում :
Սեպտեմբերի 28 2013 թ.Բարիի Հայերը,Իտալացի ընկերներե և ՀԱՅՐ ԹՈՎՄԱ ԱԲԵՂԱ ԽԱՉԱՏՐՅԱՆ Մայր Աթոռ Սուրբ Էջմիածնի միաբան Իտալիայի Հայոց Հոգևոր Հովվության Հոգևոր Հովիվ հավաքվեցին Բարիի Հայոց Խաչքարի մոտ:Բոլորս միասին կարդացինք աղոտք,Աննա Սանտոլիքուիդո կարդաց Բարիի Սուրբ Գևորգ Եկեղեցու պատմությունե:
Այս ամենից հետո բոլորս միասին  ուխտագնաց արինք դեպի Սուրբ Գևորգ Եկեղեցին:
Ժողովուրդը մոտիկից տեսավ Եկեղեցու այսօրվա իրավիճակը,որը շատ ցավալի է:Եկեղեցում բոլորս միասին մոմեր վառեցինք և աղոդք կարդացինք,հույսով լինելով վոր շատերը մեր ձայնը կլսեն և բոլորիս ուժերե իրար կմիացնենք մեր պապերի կառուցված եկեղեցին կփրկենք:
Եկեղեցին ըստ փաստաթխտերի կառուցել է Մոսեն ազգուցիամբ Հայ   XI-րդ. դարում:
1920-թ. վերանորոգվել է Նիկոլա Սկատտարելլի շնորհիվ,և այսօր էլ գտնվում է ինչպես իրենց ընտանեական սեփականություն:



Армянская Церковь Святого Георгия 


La Chiesa di San Giorgio dopo i lavori di messa in sicurezza
(Foto Seiran Sarkisyan)
    Армянская Апостольская Церковь кажды год отмечает праздник Святого Георгия.
 Ветом году  праздник  Святого Георгия  Армянская Апостольская Церковь отмечал 28.09.2013.
   В этом году также отметила праздник  Святого Георгия армянская община в итальянском городе Бари. Вознекает вопрос почему в городе Бари,потому что в Бари сушествует армянская церквь  Святого Георгия,катори находиться на улице  Святого Георгия Мартире.В настоящее время Церковь  находится в ужасном состоянии.
 28 сентября 2013 в Бари армянская община, итальянские друзя во главе Отец Томас Хачатрян Армянская Апостольская Церкви Итали собрались возле Хачкар прочли  молитвы,Анна Сантоликуидо прочла историю Церкви Святого Георгия в Бари.
После всего этого все вместе савершили паломников в церковь Святого Георгия.
У людеи было возможность увидеть всю реальную ситуацию, что очень болезненно, все вместе зажгли свечи,прочли малитву, с надеждои что наши голоса будут услишани и церковь удасться спасти взаимними усилями.
 Согласно упоминанию в дипломатическом кодексе Бари церковь была возведена армянином Мовсесом в начале XI-го. века.


 В 1920 году архитектором Николои Скатарелли было зделано реставразионние работи.Сичас церковь явлиаеца частнои собственностю фамили Скатарелли.

Padre Komitas nell'anniversario della Nascita

Padre Komitas, ormai spento. Lo sguardo fisso nel vuoto,
 da una finestra della clinica psichiatrica di 
Villejuif in Francia



Cento quarantacinque anni fa nasceva Padre Komitas, al secolo Soghomon Soghomonian.

Nasceva a Kütahya, nell'attuale Turchia Occidentale, 26 settembre 1869, secondo altre fonti invece il giorno della nascita sarebbe l'8 ottobre 1869.
Fu un compositore, musicista e etnomusicologo armeno, e soprattuto un vardapet, ovvero un archimandrita, delle Chiesa Apostolica Armena, una volta indicata semplicemente come Chiesa Gregoriana.
Quando cerchiamo di rappresentarlo a chi non ha idea di chi egli sia stato diciamo che fu per la musica armena ciò che Bela Bartok fu per la musica rumena. Ma è riduttivo poiché è in realtà molto di più: la sua è una vera e propria ricerca di linguaggi, modalità espressive e modi di essere della civiltà armena e del suo patrimonio tanto da essere considerato il padre della moderna musica armena.

La storia ufficiale ci racconta di lui che perse la ragione nel 1915 dopo aver assistito al genocidio armeno ed è considerato uno dei martiri e testimoni del genocidio.
Riportiamo su di lui due testimonianze che ne danno rispettivamente Regina Pesce nel suo pamphlet dal titolo "La Musica Armena" datato 01 febbraio 1932, ma pubblicato nel 1935, e quanto dice di lui il grande poeta e giornalista Hrand Nazariantz in una conferenza del 1939 dal titolo "L'arte di Armenia" la cui trascrizione inedita ci è giunta però incompleta.


Il poeta Hrand Nazariantz, anziano, 
durante una delle tante conferenze 
dedicate alla Patria Armenia
"[...] Dell’arte musicale così parla il Maestro di Cappella della Cattedrale di Ecimiazin (sito alle falde del biblico monte Ararat), il Rev. Padre Gomidas. Egli scrive: “Il popolo armeno ha sempre conosciuto, amato, praticato l’arte musicale. Storica o leggendaria, è costante la tradizione, per la quale già da duemila anni fa i nostri antichi cantavano le imprese dei nostri eroi, accompagnandosi con strumenti musicali dei quali sfortunatamente siamo poco informati".

"[...] A Mosè Korenese prima, a Padre Gomodas poi, si deve appunto se sono giunti fino a noi questi canti popolari, molti dei quali sogliono essere ripetuti da coppie o da gruppi durante la danza, in particolari cerimonie. Anzi, per essere più esatti, spessissimo avviene che “giovani paesani e novelle spose danzino e cantino improvvisando essi stessi le melodie”. In una festa religiosa, e propriamente durante la festa della Trafigurazione, a Harige, (nella Cirak, a 28 verste da Alessandropoli, sull’Aragatz) toccò al Padre Gomidas di assistere all’arrivo di un gruppo di pellegrini ed allo svolgersi delle loro cerimonie. Egli rammenta l’episodio nella sua conferenza “sulla musica armena”, nella quale con la solita competenza spiega in quale modo il popolo armeno crei canzoni, parole e musica. 
Egli così dice:


“Io ho visto e sentito allora quanto mi fossi sbagliato nel pensare che avrei ascoltato canzoni già composte”. Mentre egli era là in attesa: “tutto di un tratto quattro persone si vangarono e formarono una ronda. Essi fecero qualche giro di silenzio, a passi simmetrici, verso destra come si usa in principio della danza. La più brava cantatrice del gruppo si mise a cantare il ritornello seguente:

Amman tello, telloSiroon tello, tello!


 


Il coro ripetette lo stesso, e la corifea cantò la prima parte della canzone e il primo verso del ritornello… Il coro ripetette. La corifea cantò la seconda parte della canzone e il secondo verso del ritornello, con una piccola aggiunta… Un nuovo corifeo passò alla testa del gruppo danzante… Cambiò motivo, e cantò con un tono più alto, la prima parte”. Quel giorno - aggiunge Padre Gomidas - io ho notato 34 canzoni nuove. Questo basta per mostrare in che maniera nascono le canzoni rustiche, ed è l’indice più esatto della capacità musicale e poetica dell’anima del popolo armeno."



Hrand Nazariantz dice, assai più brevemente, a proposito di Komitas Vardapet


"Il genio musicale armeno è ancora vivacissimo negli ultimi rappresentanti della razza, senonché molti già corruppero la linfa genuina della modulazione schiettamente armena nelle scuole imperanti nelle capitali di Europa. Vive però il genio della melodia nazionale nei canti popolari che si tramandano ad orecchio dai padri ai figliuoli, non senza segni di un completo successo, il tentativo di Padre Komitas di riportare alle origini prime della musica nazionale le superstiti e quasi stanche vestigia ancora vive nella bocca del popolo. Però egli si dovette trasportare coi cori e coi cantori nell’altopiano natio, tra le risonanze dei monti aprichi e delle acque cristalline, dove venti profumati toccano, quali corde di un’arpa, i rami del cedro sui clivi e le canne dei ruscelli.
Non il corruccio per le difficoltà della delicatissima impresa; forse la gioia troppo viva per aver intravisto la possibilità di compiere raggiungere la meta agognata stroncò le forze della mente all'infaticabile ricercatore che oggi in una casa di salute a Parigi mi fugge con terrore da chiunque gli accenni dell’Arte cui egli aveva consacrata la vita.

L’impresa che ha fiaccato un sì possente amatore altri, potrebbero pur ritentare con rinnovata energia."

21 settembre 2014

Mer Hayrenik : L'Inno Nazionale della Repubblica di Armenia

Titolo dell'Inno Nazionale della Repubblica di Armenia è Մեր Հայրենիք (trasl. Mer Hayrenik) ovvero La nostra patria

Fu adottato il 1º luglio 1991, ed è basato sull'inno della Prima Repubblica di Armenia (1918-1920), ma con un testo differente. 

Il testo attuale era stato scritto dal poeta Mikael Nalbandian (1829-1866) e più tardi messo in musica dal compositore Barsegh Kanachyan (1885-1967).



Մեր Հայրենիք

Մեր Հայրենիք, ազատ, անկախ
Որ ապրէլ է դարէ դար
Իւր որդիքը արդ կանչում է
Ազատ, անկախ Հայաստան:

Ահա՝ եղբայր, քեզ մի դրօշ,
Որ իմ ձեռքով գործեցի
Գիշերները ես քուն չեղայ,
Արտասուքով լուացի:

Նայիր նրան երեք գոյնով,
Նուիրական մէր նշան,
Թող փողփողի թշնամու դէմ,
Թող միշտ պանծայ Հայաստան:

Ամենայն տեղ մահը մի է
Մարդ մի անգամ պիտ՚ մեռնի,
Բայց երանի՚ որ իւր ազգի
Ազատութեան կը զոհուի:


Traslitterazione

Mer Hayrenik, azat ankakh,
Vor aprel eh dareh dar
Yur vortikeh ard kanchoom eh
Azat, ankakh hayastan.

(ripete gli ultimi due versi)

Aha yeghbair kez mi drosh,
Vor im dzerkov gortzetsi
Gishernereh yes koon chegha,
Artasoonkov lvatsi.

(ripete gli ultimi due versi)


Nayir nran yerek gooynov,
Nvirakan mer nshan,
Togh poghpoghi tshnamoo dem,
Togh misht pantza Hayastan.
(ripete gli ultimi due versi)

Amenayn tegh maheh mi eh
Mard mee ankam pit merni,
Baytz yerani vor yur azgi
Azatootyan keh zohvi.
(ripete gli ultimi due versi)
(ripete il primo verso)


Traduzione in italiano

La nostra patria, libera e indipendente,
Che ha vissuto secolo dopo secolo,
I suoi figli chiedono
un'Armenia libera e indipendente.

(ripete gli ultimi due versi)

Venite fratelli, per voi c'è una bandiera,
che ho fatto con le mie mani
Nelle notti in cui non ho dormito
l'ho lavata con le lacrime

(ripete gli ultimi due versi)

Guardatela, tre colori
è il nostro simbolo.
Lasciate che brilli contro il nemico.
Lasciate che l'Armenia sia sempre gloriosa.

(ripete gli ultimi due versi)

Ovunque la morte è la medesima
Ognuno muore una sola volta
Ma è fortunato colui
che si sacrifica per la propria nazione.

(ripete gli ultimi due versi)
(ripete il primo verso)

20 settembre 2014

ԾԻՐԱՆԻ ԾԱՌ Կոմիտաս / Tzirani Tzar o Dzirani Dzar by Komitas/ L'Albero di Albicocche di Komitas

spartito del canto Tzirani Tzar pag.1

spartito del canto Tzirani Tzar pag.2
spartito del canto Tzirani Tzar pag.3



spartito del canto Tzirani Tzar pag.4


spartito del canto Tzirani Tzar pag.5

spartito del canto Tzirani Tzar pag.6




Ծիրանի' ծառ, բար մի' տա, վա՜յ,
Ճըգղերդ իրար մի' տա, վա՜յ.
Ամեն մեջըդ ման գալիս
Ցավերըս իրար մի' տա:
Հա', տըվե'ք, ե'տ տըվեք, սա'րեր, - հովն ընկավ,
Սըրտիս խընդում ծովն ընկավ.
Գընա, էլ ետ չըգա էս տարվա տարին, -
Սև դարդն իմ վըզովն ընկավ:

Հո՜վ, հո՜վ, հովն ընկավ, -
Սըրտիս խընդում ծովն ընկավ:

Մեռա բաղում բանելեն,
Մի կողմեն ջուր անելեն.
Ծառերին թուփ չըմընաց
Դարդիս դարման տանելեն:

Սև ամպը գըցել ա հով,
Մութը տըվել ա իմ քով.

Տեսնում եք ինձ պատել ա
Էս անիրավ արյուն ծով:
Նըստած տեղիս քար չունիմ,
Էրված սըրտիս ճար չունիմ.

Ա՜յ անօրեն, փուչ աշխարհ, -
Բաղ ունիմ ու բար չունիմ:

18 settembre 2014

Silva Kaputikyan: una nota biografica

Silva Kaputikyan, in armeno Սիլվա Կապուտիկյան (Yerevan, 20 Gennaio 1919Yerevan, 25 agosto 2006), è stata una scrittrice,poetessa e accademica armeno.



Sirvard o solo "Silva" Kaputikyan è stata una poetessa, scrittrice armena, ma anche accademico e attivista politico. E' universalmente riconosciuta come "La poetessa principale dell'Armenia contemporanea".


Nata da genitori originari di Van, nell'attuale Turchia orientale, crebbe a Yerevan, la capitale armena, dove trascorse poi tutta la sua vita. A 13 anni scrisse la sua prima poesia edita quotidiano «Պիոներ կանչ». Suo padre, Parunag Kapoutikyan, fu un lavoratore nel settore dell'editoria nazionale e fu assassinato nel 1920. Dopo essersi laureata presso la Facoltà di Filologia della Università Statale di Yerevan, si specializzò frequentando i corsi superiori dell'Istituto di Letteratura Mondiale Gorky. Fece il suo effettivo debutto letterario nel 1930 e pubblicando la sua prima raccolta di poesie nel 1945. La raccolta conteneva "Խօսք իմ որդուն(Un messaggio a mio figlio), riconosciuta come una delle poesie più famose della Kaputikyan.


I due temi principali delle sue opere sono stati l'identità nazionale e lirismo poetico. La Kaputikyan, ricorda il loro calvario durante il Genocidio Armeno in "իմ կարոտը" (La mia nostalgia) del 1992. È stata riconosciuta come la poetessa principale d'Armenia. I suoi lavori sono stati tradotti da Bulat Okudjava, Evgenij Evtushenko, Bella Achmadulina, Desanka Maksimović e altri. Ha ricevuto vari premi internazionali tra cui "Renowned Master of Arts" Armenian SSR (1970) e "Renowned Worker of Arts" della Repubblica Sovietica della Georga(1980), Il Premio Nazionale dell'Unione Sovietica nel (1982) e Armenian SSR (1988), del premio italiano "Nosside", inoltre è stata insignita dell'ordine di San Mesrop Mashtots (Armenia) e del "Knyaginia Olga" (Ucraina). Kaputikian fu componente della l'Accademia Nazionale Armena delle Scienze e membro dell'Associazione Internazionale PEN.

Politicamente si impegnò fortemente a favore dell'autodeterminazione del Karabakh. Nel febbraio 1988, durante un ricevimento al Cremlino, Mikhail Gorbaciov dichiarò che lui e sua moglie, Raissa, apprezzavano molto la poesia di Silva Kaputikyan.

La Kaputikian apparve, interpretando se stessa, in un documentario autobiografico del 1992 di Sergei Parajanov intitolato L'ultima Primavera. Il 14 aprile 2004, scrisse una lettera aperta dal titolo "Kocharyan se ne deve andare", dove protestò contro i metodi duri del presidente armeno Robert Kocharyan utilizzati verso i manifestanti il 12 aprile/13 aprile 2004. In quell'occasione restituì l'onorificenza intitolata a San Mesrop Mashtots che le era stata assegnata dallo stesso presidente nel 1999.


Morì a Yerevan colpita da un ictus, all'età di 87 anni nell'agosto 2006.

Opere

Con i Giorni (1945)
La mia intimità (1953)
Candide Conversazioni (1955)
Bon Voyage (1957)
Riflessioni a metà a della strada (1961)
Sette Stazioni (1966)
Le mie Pagine (1968)
Verso la profondità dei monti (1972)
Lilith (1981)
E' giunto l'inverno (1983)

Fonti Bibliografiche
  • F. Barringer e B. Keller, "A Test of Change Explodes in Soviet Union", The New York Times, 11 March 1988
  • Sabrina P. Ramet, Religion and nationalism in Soviet and East European politics, Duke University Press. p. 189.
  • Kevork B.Bardakjian, A Reference Guide to Modern Armenian Literature, 1500-1920: With an Introductory History, Detroit, Wayne State University Press. p. 229. ISBN 9780814327470
  • Kevork B. Bardakjian, A Reference Guide to Modern Armenian Literature, 2000
  • Richard G. Hovannisian, Looking Backward, Moving Forward, 2003
  • "Kocharyan Must Go", in Shrjadardz Armenian Magazine, 2004, p. 21

15 settembre 2014

O bianco fiore [di Don Dario Flori]




Scritto ai primi nel 1906 da don Dario Flori, sacerdote attivo sostenitore dell'azione sindacale dei cattolici in Toscana il questo canto inizialmente era stato adottato da don Luigi Sturzo come inno del Partito Popolare.
La versione definitiva può considerarsi quella pubblicata da “La Chitarra”, a. VIII (1919), n. 4-5-6, accompagnata da un articolo dello stesso don Flori.
Altri attribuiscono a don Amilcare Berzieri, sacerdote sospeso a divinis, la paternità dell'inno. 
"O bianco fiore" divenne in seguito l'inno ufficiale della DC.


Udimmo una voce: corremmo all'appello,
il segno di Croce sta sul mio fratello !
nel segno struggente, di mille bandiere
vittoria alle schiere, di fiamme e 
d’ardor.


Rit: O bianco fiore

simbol d’amore,
con te la gloria
della vittoria.
O bianco fiore
simbol d’amore
con te la pace
che sospira il cor.

Dai campi bagnati del nostro sudore
veniamo crociati di Cristo nel cuore.
Veniamo e cantiamo la nostra canzone:
noi siamo legione, corriamo e vinciam.


(Rit.)

Venite su alfine alla nostra bandiera.

Dall’arse officine dall’ardua miniera
Venite e cantiamo la nostra canzone:
noi siamo legione, corriamo e vinciam.


(Rit.)

La nostra falange di pace è foriera:

chi soffre, chi piange, chi crede, chi spera.
Venite e cantiamo la nostra canzone:
noi siamo legione, corriamo e vinciam.


(Rit.)

Chi adopra l’ingegno, chi all’opre attende

sia saldo all’impegno che uniti ci rende.
Lottiamo per la fede, lottiamo per il pane:
il popol dimane redento sarà.


(Rit.)

14 settembre 2014

Un modo particolare per raccontare il teatro e le opere di Carmelo Bene.

per gentil concessione dal sito http://www.motorefashion.it/carlo-coppola-si-si-diventa-falvision-editore-dipendente/


Posted on 11 settembre 2014  in  with 0 Comments

Un modo particolare per raccontare il teatro, come le opere di Carmelo Bene. 

È questo lo scopo, ben riuscito, del volume curato da Carlo Coppola, docente di Lettere dalla cultura poliedrica e amante dello stesso, come dimostrato dal suo precedente lavoro di ricerca, presente nella prefazione a “Il Salento metafisico di Carmelo Bene”, scritto da Lorena Liberatore, edito dalla FaLvision Editore. Dell’omonima casa editrice è invece “Figli di B: «ad una voce per il teatro», con un contributo di Antonella Gaeta in appendice, e caratterizzato dalla suddivisione in tre sezioni (teatro, musica, cinema), appartenente alla collana “Palcoscenico” – Teatro, nata nel 2009 in Braille e successivamente sviluppatasi anche per altre lingue. Come dice la parola, “vita” da narrare e far ascoltare o vedere, in quanto produzione letteraria, musicale e cinematografica; in poche parole, “il proprio naturale rifugio”. In tale anfratto, non proprio alla luce del sole, anche se il ricercato lavoro balza agli occhi, inviterei i miei lettori critici consapevoli a nascondersi, affinché possano riscoprire che un certo tipo di letteratura – e non solo – non è di nicchia in quanto a distribuzione. Ecco che la FaLvision Editore regala a quanti ancora credono nel valore della cultura e dello studio un prodotto editoriale facile da consultare e leggere, gradevole e scorrevole, tanto adatto sia a coloro che amano collezionare pezzi rari tanto quanto a coloro che, invece, cercano veloci metodi per approfondire le proprie conoscenze, ampliarle o acquisirne di nuove. Descrivere tale testo non avrebbe senso, se ne perderebbe il gusto, ma un elemento va reso alla portata di tutti, come tale è lo stesso: la scelta, da parte dell’autore, di riservare non solo la parte finale alle interviste “inedite” o “mai fatte“, come definite dalla stessa Lorena Liberatore, a Carmelo Bene, quanto alla sceneggiatura cinematografica – da lui composta – “Una passeggiata”, nonché allo spartito musicale(n.d.r.. musica di Giuseppe De Trizio), di “Bellavia”. Un’antologia, in sintesi, che sembra voler rubare il tempo spesso trascorso invano davanti ai soliti programmi TV, mentre la lettura rende la vita una “corsa mediana, che non ti giri più per guardare dietro”, e, se “hai perso il confine tra l’inseguito e l’inseguitore” allora sei proprio diventato “FaLvision Editore-dipendente” e “guardi [n.d.r.. così] attraverso una lente che ti allontana di cinque millimetri dal mondo”.

Lidia Ianuario
(Riproduzione riservata ©)

Ringraziamento allo Spirito Santo per l'Ordinazione Episcopale di Mons. Levon Bhogos Zekiyan

Ordinazione Episcopale di Mons. Boghos Levon Zekiyan 
foto di P. Karnik Hovsepian



Spirito Santo che sei Iddio, noi Ti ringraziamo per aver suggerito

al Santo Padre Francesco di Conferire l'Ordinazione Episcopale

al nostro fratello Levon Boghos Zekiyan,


Egli, stimato maestro di cultura laica e sacra teologia

è ora da Te, o Santo Spirito,

Chiamato a succedere ai Santi Apostoli

Consiglia, Tu, o Santo Spirito

il Tuo Servo e nostro fratello Levon Boghos Zekyian,

affinché sempre Egli possa comprende cosa

Tu Ti attendi da Lui guida del Tuo Popolo,

e infondi in Lui il dono di saper consigliare la strada

 a quanti hai posto sotto la Sua tutela.


Spirito di Sapienza, Tu, che fai nuove tutte le cose,

sprona il Tuo servo, nostro fratello Levon Boghos Zekiyan,

ad aprire gli occhi, il cuore e la mente del Tuo Popolo

affinché sempre Egli possa mostrare,

a quanti Tu hai posto sotto la Sua Tutela,

come costruire una dimora sulla roccia e non sulla sabbia.


Spirito di Fortezza, concedi Tu,

al nostro fratello Levon Boghos Zekiyan,

sante e integre forze per guidare il Tuo Popolo

a seguire con coerenza la Tua parola,

attuandola con fermezza e diligenza

sostituendo l'Amore per la forza alla Forza dell'amore.



Spirito di Intelletto, che ci aiuti a conoscere il Padre 

nella Sua infinita bontà,

nella Sua sempiterna maestà,

Soffia, noi Ti imploriamo,

affinché il Tuo Servo e nostro fratello Levon Boghos Zekiyan

possa guidare il Tuo popolo a riconoscere

la Tua presenza viva in ogni azione ed evento a venire.



Spirito di Pietà, che procedi dal Padre e dal Figlio,

supplichevoli noi Ti invochiamo,

suggerisci al nostro fratello e Tuo servo Levon Boghos Zekiyan,

i modi più belli per farTi conoscere ed amare dal Tuo popolo,

che hai a Lui affidato, non come giudice suscettibile, 

che spaventa e castiga,

ma con l'Amore dovuto al Creatore dalla Creatura,

perché l'Unica libertà è quella d'Amare Iddio,

nelle Sue Tre Inscindibili e Insondabili Persone

del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.



Prima Omelia di Mons. Levon Bhogos Zekyan dopo la Sua Ordinazione Episcopale
foto di P. Karnik Hovsepian

13 settembre 2014

Una petizione per salvare il Museo Armeno di Parigi


Inauguré à Paris en 1953 en présence du Président de la République Française, le Musée Arménien de France abrite des œuvres inestimables, dont certaines furent exposées au Musée du Louvre. 
Ses collections, réunies par les descendants des victimes du Génocide de 1915, ont été léguées à l’Etat Français en 1978 et reconnues d’utilité publique. Aujourd’hui, le Musée Arménien va disparaître. 
Nous demandons que l’Etat respecte l’héritage qu’il a reçu et permette la réouverture du Musée Arménien de France. 
Des salles d’exposition très convoitées… 
En août 2011, projetant des travaux dans l’immeuble parisien qu’il occupe, le Ministère de la Culture demande au Musée Arménien de France de déplacer temporairement ses collections, tout en lui assurant un retour à l’identique dans ses salles à l’issue des travaux, en mai 2012. 
Mais une fois les travaux terminés, le Musée Arménien se voit interdire son retour, le Ministère de la Culture refusant de libérer les salles qui servent désormais de débarras. 
Le musée se lance alors dans un véritable combat, alerte tous les services de l’Etat, demande au Ministère le respect de ses engagements, mais aucune réponse n’est apportée. 
Plus inquiétant, début 2014, les serrures de l’immeuble parisien sont soudainement changées : l’accès au Musée Arménien est donc maintenant totalement impossible, et nul ne sait ce qu’il est advenu d’une partie de ses collections restées à l’intérieur de l’immeuble. Le Musée Arménien de France, témoin du parcours d’un Peuple. 
Ce témoignage culturel unique, illustrant 3 000 ans d’Histoire, et regroupant près de 1200 œuvres, certaines transmises au péril de leur vie par les survivants du génocide, va s'éteindre. Aujourd'hui, cet héritage culturel va disparaître. 
L’Etat en est le fossoyeur silencieux, alors même qu’il s’apprête à commémorer en 2015, le centenaire du génocide arménien. Monsieur Hollande, Madame Pellerin, au nom de l’Histoire, au nom de la Culture, au nom du respect du legs que la France a reçu et accepté, permettez la réouverture du Musée Arménien de France.


Ֆրանսիայի Հայկական թանգարանը բացվել է 1953 թվականին Փարիզում, Հանրապետության նախագահի ներկայությամբ։ Թանգարանում պահվում են արվեստի անգին գործեր, որոնցից մի քանիսը ցուցադրվել են Լուվրի թանգարանում։

1915 թվականի Մեծ Եղեռնը վերապրածների ժառանգների ջանքերով կազմված այդ հավաքածուն, 1978 թվականին հանձնվեց Ֆրանսիայի պետությանը և ճանաչվեց որպես հանրային սեփականություն։
Այսօր Հայկական թանգարանը կործանման եզրին է։
Դիմում ենք պետությանը և խնդրում՝
հարգել իր կողմից ստանձնած պարտավորությունները տվյալ մշակութային ժառանգության հանդեպ և վերաբացել Հայկական թանգարանը։
Խնդրահարույց ցուցասրահներ …
2011 թվականի օգոստոսին, թանգարանի զբաղեցրած փարիզյան առանձնատան վերանորոգման աշխատանքների պատրվագով, Ֆրասիայի Մշակույթի նախարարությունը առաջարկեց Հայկական թանգարանին ժամանակավորապես ազատել իր ցուցասրահները և տեղափոխել հավաքածուն, հավաստիացնելով, որ աշխատանքների ավարտից հետո՝ 2012 թվականի մայիսին, այն նույնությամբ կվերադարձվի իր նախնական վայրը։
Սակայն, շենքի վերանորոգման ավարտից հետո, Հայկական թանգարանի վերադարձն արգելվեց, Մշակույթի նախարարությունը մերժեց ազատել այժմ մեկ այլ թանգարանի պահոց դարձած ցուցասրահները։
Հայկական թանգարանը իրական պայքար սկսեց իր տարածքի համար․ ահազանգեց պետական համապատասխան ատյաններին, հորդորեց նախարարությանը կատարել ստանձնած պարտավորությունները, սակայն, չստացավ որևէ պատասխան։
Ավելին, 2014 թվականի սկզբին, շենքում միտումնավոր փոխվեցին փականները։Ներկա դրությամբ, Հայկական թանգարան մուտք գործելն այլևսանհնար է, և ոչ ոք չգիտի, թե ինչ ճակատագրի է արժանացել հավաքածուի՝ ներսում մնացած մի մասը։
Ֆրանսիայի Հայկական թանգարանըՀայ Ժողովրդի ճակատագրի վկաներից մեկն է։
Վտանգված է յուրահատուկ մշակութային մի ժառանգություն, որն ընդգրկում է 3 000տարվա պատմությունևշուրջ 1 200 արվեստի գործ՝ փրկված Մեծ Եղեռնը վերապրածների կողմից, երբեմն, իրենց կյանքի գնով։
Այսօր, մշակութային այդ ժառանգությունը անհետանում է։Նրա լուռ գերեզմանափորըիշխանությունն է, որն, ի դեպ, պատրաստվում է 2015 թվականին՝ Մեծ Եղեռնի հարյուրամյակին, հարգանքի տուրք մատուցել հայոց ցեղասպանության զոհերի հիշատակին։
ՊարոնՕլանդ, Տիկին Պելրեն, հանուն Պատմության, հանուն Մշակույթի, հանուն Ֆրանսիայի կողմից ընդունված և ճանաչված ժառանգության հանդեպ հարգանքի, փրկե՛ք Ֆրանսիայի Հայկական թանգարանը և թույլ տվեք նրա վերաբացումը։

http://www.change.org/p/ֆրանսուա-օլանդ-փրկե-ք-ֆրանսիայի-հայկական-թանգարանը


Армянский Музей Франции был открыт в Париже в 1953 году, в присутствии президента Республики. Музей хранит уникальные экспонаты, некоторые изкоторых выставлялись в Лувре.
Его коллекция, собранная потомками жертв Геноцида 1915 года, была передана в дар французскому государству в 1978 году и признана народным достоянием.
Сегодня музей Армении находится на краю исчезновения.
Мы просим, чтобы государство проявило уважение к доверенному ему наследию и возобновило деятельность Армянского музея Франции.
Заманчивые выставочные залы ...
В августе 2011 года, планируя ремонтные работы в парижском особняке, в котором располагался Армянский Музей, Министерство культуры Франции обратилось к руководству музея с просьбой временно вывести свои фонды, при этом гарантируя их возвращение сразу после окончания работ в мае 2012 года.
Однако, после завершения ремонта, Армянскому музею был воспрещен возврат в свое помещение. Министерство культуры отказалось предоставить Музею принадлежавшие ему выставочные залы, отныне используемые как хранилище другого музея.
Армянский музейначал настоящую борьбу за свое помещение, обращаясь во все государственные инстанции, в том числе в Министерство культуры, с просьбой выполнить свое обещание. Однако никакого ответа не последовало.
Более того, в начале 2014 года в здании внезапно были заменены все замки: доступ в Армянский музей теперь совершенно невозможен, и никто не знает, что случилось с частью его коллекции, которая осталась внутри.
Армянский музей Франции свидетельствует о судьбе целого народа.
Это уникальное культурное наследие, иллюстрирующее 3000 лет истории и представленное более 1200 экспонатами, многие из которых были спасены ценою жизни людей переживших геноцид, находится на краю гибели.
В настоящее время, этому культурному наследию угрожаетисчезновение. Его молчаливо хоронит государство, которое, в то же время, готовиться в 2015 году отмечать столетие геноцида армян.
Господин Олланд, госпожа Пеллерин, во имя Истории, во имя Культуры, во имя уважения к обретенному и признанному Францией культурному наследию, разрешите открытие Армянского музея Франции.

http://www.change.org/p/франсуа-олланд-спасите-армянский-музей-франции

12 settembre 2014

Il Nome di Maria - dagli Inni Sacri di Alessandro Manzoni

[9 novembre 1812 - 19 Aprile 1813]


Tacita un giorno a non so qual pendice
Salia d'un fabbro nazaren la sposa;
Salia non vista alla magion felice
D'una pregnante annosa;
E detto: «salve» a lei, che in reverenti
Accoglienze onorò l'inaspettata,
Dio lodando, sclamò: Tutte le genti
Mi chiameran beata.
Deh! con che scherno udito avria i lontani
Presagi allor l'età superba! Oh tardo
Nostro consiglio! oh degl'intenti umani
Antiveder bugiardo!
Noi testimoni che alla tua parola
Ubbidiente l'avvenir rispose,
Noi serbati all'amor, nati alla scola
Delle celesti cose,
Noi, sappiamo, o Maria, ch'Ei solo attenne
L'alta promessa che da Te s'udìa,
Ei che in cor la ti pose: a noi solenne
È il nome tuo, Maria.
A noi Madre di Dio quel nome sona:
Salve beata! che s'agguagli ad esso
Qual fu mai nome di mortal persona,
O che gli vegna appresso?
Salve beata! in quale età scortese
Quel sì caro a ridir nome si tacque?
In qual dal padre il figlio non l'apprese?
Quai monti mai, quali acque
Non l'udiro invocar? La terra antica
Non porta sola i templi tuoi, ma quella
Che il Genovese divinò, nutrica
I tuoi cultori anch'ella.
In che lande selvagge, oltre quai mari
Di sì barbaro nome fior si coglie,
Che non conosca de' tuoi miti altari
Le benedette soglie?
O Vergine, o Signora, o Tuttasanta,
Che bei nomi ti serba ogni loquela!
Più d'un popol superbo esser si vanta
In tua gentil tutela.
Te, quando sorge, e quando cade il die,
E quando il sole a mezzo corso il parte,
Saluta il bronzo che le turbe pie
Invita ad onorarte.
Nelle paure della veglia bruna,
Te noma il fanciulletto; a Te, tremante,
Quando ingrossa ruggendo la fortuna,
Ricorre il navigante.
La femminetta nel tuo sen regale
La sua spregiata lacrima depone,
E a Te beata, della sua immortale
Alma gli affanni espone;
A Te che i preghi ascolti e le querele,
Non come suole il mondo, né degl'imi
E de' grandi il dolor col suo crudele
Discernimento estimi.
Tu pur, beata, un dì provasti il pianto;
Né il dì verrà che d'oblianza il copra:
Anco ogni giorno se ne parla; e tanto
Secol vi corse sopra.
Anco ogni giorno se ne parla e plora
In mille parti; d'ogni tuo contento
Teco la terra si rallegra ancora,
Come di fresco evento.
Tanto d'ogni laudato esser la prima
Di Dio la Madre ancor quaggiù dovea
Tanto piacque al Signor di porre in cima
Questa fanciulla ebrea.
O prole d'Israello, o nell'estremo
Caduta, o da sì lunga ira contrita,
Non è Costei che in onor tanto avemo
Di vostra fede uscita?
Non è Davidde il ceppo suo? Con Lei
Era il pensier de' vostri antiqui vati
Quando annunziaro i verginal trofei
Sopra l'inferno alzati.
Deh! a Lei volgete finalmente i preghi,
Ch'Ella vi salvi, Ella che salva i suoi
E non sia gente né tribù che neghi
Lieta cantar con noi:
Salve, o degnata del secondo nome
O Rosa, o Stella ai periglianti scampo,
Inclita come il sol, terribil come
Oste schierata in campo.

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