Archivio - Արխիվ

30 aprile 2017

Serata armena alla Libreria Quintiliano di Bari


Si è svolta nel migliore dei modi la serata nella "Libreria Quintiliano" dedicata all'Armenia. Spunto di discussione è stato il volume curato da Cosma Cafueri "L'Armenia il suo Martirio e le sue Rivendicazioni" di Hrand Nazariantz con revisione bibliografica di Carlo Coppola e postfazione di Anahit Sirunyan.
La Libreria era pienissima, con persone che ascoltavano in piedi anche fuori dalla porta. Una autentica emozione! L'incontro ha avuto inizio con una lettura da parte della superlibraia Marina Leo di una poesia di Hrand Nazariantz dal titolo "Essere Fratelli Amare". È seguito un intervento musicale della violinista giovane Barbara Rodio. Cosma Cafueri, direttore culturale del Centro Studi Hrand Nazariantz, ha introdotto e presentato gli ospiti di diversa provenienza Murat Cinar, giornalista e traduttore dal Turco,  Kegham J. Boloyan, arabista dell'Università di Lecce, Carlo Coppola, responsabile del Centro Studi Hrand Nazariantz e Rupen Timurian, decano della comunità armena di Bari. Alla manifestazioni sono intervenuti sono intervenuti esponenti della comunità greca di Bari, ma anche una studentessa Curda della Turchia. Si è riflettuto, in modo discorsivo, sulle presenti condizioni della Turchia e sulla presenza armena nella Diaspora. Da tutti i relatori è venuto un messaggio nel segno della costruzione della Pace, che solo può essere generata dall'Amore per il prossimo, e dall'assenza di sentimenti di odio. La necessità di ricostruire una società basata sulla fratellanza è il messaggio universale che è stato portato e che viene da Hrand Nazariantz.







29 aprile 2017

La presenza armena a Bari - le nostre mostre



La Famiglia Nazariantz: Diran (il padre), Hrand, Azniv (la madre)

La prima bacheca della Mostra espone materiali del Centro Studi Hrand Nazariantz tra cui alcune pubblicazioni in italiano e in armeno

Seconda bacheca della Mostra con materiali del Centro Studi Hrand Nazariantz e dell'Archivio di Stato di Bari. Tra gli altri sono presenti alcuni rari volumi di Hrand Nazariantz

Vari ritratti in particolare alle pareti una riproduzione del ritratto di realizzato da Domenico Cantatore per Nazariantz e un'immagine di Lena De Cosmis, prima moglie del poeta.

Due immagini raffiguranti la Comunità Armena di Bari. A sinistra immagine scattata nel villaggio armeno "Nor Arax"; a sinistra donne armene al telaio nel lanificio di Lorenzo Valerio. Al centro un tappeto realizzato nel villaggio armeno "Nor Arax". Nella bacheca centrale un'opera della pittrice Cristiana Grandolfo.
Immagini ritraenti Nazariantz all'inizio della sua carriera e nella sua vecchia. Sotto il periodo di passaggio dal lanificio Valerio al Villaggio Armeno "Nor Arax".

Immagini ritraenti Hrand Nazariantz con importanti amici e la prima moglie, Lena De Cosmis. Tra gli amici è possibile individuare i poeti Archag Chobanyan e Rouben Sevag. A questa immagine è accostata quella del Caffè Stoppani a Bari in cui Nazariantz si riuniva con alcuni intellettuali di primissimo piano della vita culturale barese e infine una fotografia che ritrae il poeta armeno nella sede di Radio Bari cui collaborò per diversi anni. 

Hrand Nazariantz con uno dei suoi ultimi e cari amici Giulio Gigante, presidente dell'Università Popolare di Conversano.





28 aprile 2017

"L'Armenia" di Hrand Nazariantz


Presso la "Libreria Quintiliano" di Bari continuiamo a parlare di Armenia e "Questione d'Oriente". Lo faremo con cari amici, Rupen TimurianCosma CafueriKegham BoloyanRosalia ChiarappaCarlo Coppola. Ospite di eccezione il giornalista turco Murat Cinar, traduttore degli scritti di molti giornalisti turchi incarcerati dal regime di Erdogan ed in particolare di Hrand Dink, ultimo intellettuale armeno di Turchia a cadere martire. 
Presenteremo "L'Armenia" di Hrand Nazariantz e racconteremo la diaspora attraverso "Il richiamo del sangue" un testo curato da Kegham Boloyan. L'appuntamento è quindi alle 18.30 di sabato 29 aprile 2017 in Via Arcidiacono Giovanni, 9, 70124 Bari, Italy.

27 aprile 2017

L'Armenia di Hrand Nazariantz alla Libreria Quintiliano di Bari


Presso la "Libreria Quintiliano" di Bari continuiamo a parlare di Armenia e "Questione d'Oriente". Lo faremo con cari amici, Rupen Timurian, Cosma Cafueri, Kegham Boloyan, Rosalia Chiarappa, Carlo Coppola. Ospite di eccezione il giornalista turco Murat Cinar, traduttore degli scritti di molti giornalisti turchi incarcerati dal regime di Erdogan ed in particolare di Hrand Dink, ultimo intellettuale armeno di Turchia a cadere martire. Interverrà la violinista Giovanna Rodio.
Presenteremo "L'Armenia: Il Suo Martirio e Le sue rivendicazioni" e racconteremo la diaspora attraverso "Il richiamo del sangue" un testo curato da Kegham Boloyan. 
L'appuntamento è quindi alle 18.30 di sabato 29 aprile 2017 in Via Arcidiacono Giovanni, 9, 70124 Bari, Italy.

Armeni a Bari ricordati con un seminario

Un'immagine della mostra "Hrand Nazariantz: le tracce e il volto"
Ieri 26 aprile 2017 presso l'Archivio di Stato di Bari si è svolto un seminario sulla cultura armena della Diaspora, con particolare riferimento alla presenza degli Armeni a Bari. Vi hanno partecipato, la direttrice Archivio di Stato di Bari Antonella Pompilio che ha accolto gli ospiti, Rupen Timurian, decano della Comunità Armena di Bari, Kegham J. Boloyan del Centro Studi e Ricerche di Orientalistica, Carlo Coppola e Cosma Cafueri del Centro Studi Hrand Nazariantz, il prof. Vito Antonio Leuzzi dell'IPSAIC.

I relatori del seminario: Antonella Pompilio, Rupen Timurian, Carlo Coppola, Kegham J. Boloyan, Vito Antonio Leuzzi, Cosma Cafueri.
All'interno del seminario si è inserita l'inaugurazione di una doppia mostra, fotografica e documentaria "Hrand Nazariantz: le tracce e il volto" curata da Cosma Cafueri e "Nor Arax. Il villaggio del Poeta" a cura delle funzionarie archiviste Maria Teresa Ingrosso e Grazia Maiorano presso l'Archivio di Stato di Bari. La serata si è svolta nell'ambito della commemorazione per il 102° anniversario del Genocidio del Popolo Armeno. La recita delle poesie e i canti curati dal prof. Kegham J. Boloyan hanno emozionato e allietato i partecipanti assieme alle bellissime danze a cura della Associazione ArtiDea Cultura.
Le danzatrici dell'Associazione ArtiDea Cultura in costume di scena

23 aprile 2017

Il Centro Studi Hrand Nazariantz piange l'amico GIULIO GIGANTE

Giulio Gigante fra Piero Fabris e Rosalia Chiarappa
























La morte di Giulio Gigante è arrivata per noi come un fulmine a ciel sereno. Alcune mattine fa mi scriveva, vago, l'amico comune Piero Fabris, artista di pitture poesie e racconti. La prende da lontano e tra un "come stai" e annunci di varie ricorrenze mi comunica che Giulio sta molto male. "Il male che non si può nominare" dice lui e la sua parola è quella di un poeta. Definitiva, che non ammette mediazioni. Il sasso mi coglie mentre vado a scuola a Turi, in carcere di buon mattino. Ci penso un poco prima di replicare e appena scendo dal treno, con l'umidore e il freddo che entra nelle ossa, gli chiedo se posso chiamare Giulio, se sia in condizioni di ricevere telefonate. Il poeta Fabris risponde che non sa. Mi sovviene, un istante, che possa essere geloso dell'amico malato, ma il pensiero mi lascia subito, gli chiedo di tenermi informato. Avverto Rosalia Chiarappa, Cosma Cafueri e Rupen Timurian! Rosalia ne è stata informata un po' prima e mi comunica che il male è allo stadio avanzato. Prego, prima di entrare nel Carcere, cerco una chiesa aperta ma nel borgo di Turi non ne trovo. Non mi resta che guardare in alto, nel mio pantheon personale dove, tra i miei antenati, c'è al posto d'Onore, il mio Hrand Nazariantz. Allora gli chiedo di temersi pronto ad accoglierlo, perché questa volta il suo caro amico Giulio non tarderà. Non passano tre giorni e nell'ordine di pochi minuti, prima Rosalia e poi Piero, mi mandano un messaggio. "È morto Giulio". "Giulio non è più tra noi".
Scrivo a Diego Judice, ovvero al Centro Ricerche Storia e Arte di Conversano, dove ho conosciuto Giulio Gigante, figlio spirituale di Hrand Nazariantz e suo testimone delle seconde nozze insieme al poeta Michele Pellecchia. Sono di nuovo in treno questa volta per Alberobello, il messaggio viene sgangherato, il correttore automatico fa pastrocchi. Giulio ci voleva collaboranti nel nome di Nazariantz mi ribadisce Diego, io approvo, sono solo un operaio della vigna, solo un portatore del messaggio spirituale e letterario di Hrand Nazariantz, non porto parole mie e forse neppure parole Sue, altrimenti non avrei capito nulla, quel messaggio è Eterno. 
Mi rivolgo a Giulio. Ti abbraccio da quaggiù e ti dedico questi versi del caro Hrand sono certo che ci guarderete e ci sorriderete da lassù. Ci aiuterete ad essere Essere Cosmici, Essere Fratelli, Amare: 

Vivere bene per bene amare: Essere Fratelli, Amare! 
Perché l'Opera sia uguale all'Amore,
essere verso il pensiero la scala sacra dell'amore 

soltanto la carità del cuore salverà gli uomini. [...]

Perdonare: profumare i cuori ai fiori del Calvario.. 
essere il Segno della Croce sulla terra e sul cielo,
essere Fratelli, essere semplici e puri: credere e amare...
credere all'armonia, ai ritmi supremi, 
alla giustizia dei cieli,
i poveri, credere sempre le braccia tese alla cime
vivere bene realizzare la propria anima, la carne è nulla...
E poi, chiudere gli occhi di carne per aprire quelli dello spirito 
essere il bacio di pace sulla bocca dei morenti
e poi a nostra volta sorridere,
sorridere nell'ora felice della morte.... 

22 aprile 2017

Presenza armena a Bari ricordata nell'Archivio di Stato di Bari

Armeni a Bari: una storia millenaria e il racconto del 900. Una Doppia mostra all'Archivio di Stato per ricordare le loro vicende. Si inaugura il 26 aprile alle 17,00.




Mercoledì 26 aprile 2017, alle ore 17, presso l’Archivio di Stato di Bari, via Pietro Oreste 45, avrà luogo un incontro in collaborazione tra Archivio di Stato di Bari, Centro Studi Hrand Nazariantz, Istituto Pugliese per la Storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, Centro Studi e Ricerche di Orientalistica, Associazione ArtiDea Cultura, per ricordare la presenza armena a Bari ed offrire un contributo alla conoscenza della cultura e delle tradizioni del popolo armeno. Tema dell’incontro saranno le vicende vissute dalla colonia armena al tempo del suo insediamento a Bari nel 1924, per il quale molto si adoperò il poeta armeno Hrand Nazariantz.
In un unico percorso espositivo confluiscono la mostra fotografica Hrand Nazariantz. Le tracce e il volto, curata dal Cosma Cafueri, e la mostra documentaria Nor Arax. Il villaggio del Poeta, curata da Grazia Maiorano e Maria Teresa Ingrosso e, per la sezione bibliografica, da Carlo Coppola. All’inaugurazione interverranno Antonella Pompilio, Direttore dell’Archivio di Stato di Bari, Rupen Timurian, Decano della Comunità Armena di Bari, Kegham J. Boloyan del Centro Studi e Ricerche di Orientalistica, Vito Antonio Leuzzi, Direttore dell’IPSAIC, Carlo Coppola del Centro Studi Hrand Nazariantz.
Una rappresentazione di danze armene a cura dell’Associazione ArtiDea Cultura e letture di testi di autori armeni concluderanno l’evento.


Il percorso espositivo sarà visitabile dal 26 aprile al 2 maggio 2017 INGRESSO LIBERO

Con preghiera di massima diffusione

U.R.P .
Sig.ra I. Birardi tel: 080099339
Informazioni: Archivio di Stato di Bari Segreteria tel. 080 099325 e-mail as-ba @ beniculturali.it 



20 aprile 2017

La Presenza Armena a Bari eventi all'Archivio di Stato di Bari

Archivio di Stato di Bari - sala conferenze 
Cittadella della Cultura, via Pietro Oreste, 45-Bari

mercoledì 26 aprile 2017, ore 17.00

Hrand Nazariantz. Le tracce e il volto 

 Mostra fotografica a cura del Centro Studi Hrand Nazariantz


Nor Arax. Il villaggio del Poeta 
 Mostra documentaria a cura dell’Archivio di Stato di Bari



                                              
Interventi:  

Antonella Pompilio              Direttore dell’Archivio di Stato di Bari

Rupen Timurian                    Decano della Comunità Armena di Bari 

Kegham J. Boloyan              Centro Studi e Ricerche di Orientalistica 

V. Antonio Leuzzi                  Direttore IPSAIC 

Carlo Coppola                         Centro Studi Hrand Nazariantz  

Cosma Cafueri                        Centro Studi Hrand Nazariantz 

Grazia Maiorano                   Archivio di Stato di Bari

Maria Teresa Ingrosso       Archivio di Stato di Bari


seguirà l'esenzione di danze armena a cura dell'Associazione ArtiDea Cultura e la recita di testi di autori armeni
                                                                                                     
INGRESSO  LIBERO


Il percorso espositivo sarà visitabile dal 26 aprile al 2 maggio 2017



Si ringrazia la Biblioteca Nazionale “Sagarriga Visconti Volpi” di Bari 

Informazioni: Archivio di Stato di Bari - Segreteria tel. 080 099325; 

e-mail as-ba@beniculturali.it                                                                                                                                                                                                                                                                                                          

18 aprile 2017

Solidarietà a Gabriele Del Grande

foto di Gabriele Del Grande
tratta da Wikipedia
Il Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari esprime la propria preoccupazione per la vicenda che coinvolge il giornalista e documentarista #Gabriele Del Grande
Dalle ultime notizie battute dalle Agenzie di Stampa internazionali  apprendiamo le parole di Gabriele: «Mi hanno fermato al confine, e dopo avermi tenuto a Hatay sono stato trasferito a Mugla in isolamento in un cie». Sappiamo che al momento Gabriele ha iniziato lo sciopero della fame contro la restrizione dei suoi diritti civili, e contro il mancato rispetto dei diritti umani.
La vicenda che coinvolge Gabriele Del Grande appare assai complessa. La sua liberazione era stata più volte annunciata, così come la sua esplosione dallo stato turco. Così ancora non è tra, per alcuni giorni nel silenzio generale e complice della stampa generalista. Grazie all'intervento di professionisti media appassionati la vicenda è salita agli onori della cronaca.
Questa vicenda assai incresciosa si somma ad altre altrettanto incresciose che nelle ultime settimane coinvolgono quanti si occupano di Turchia. Tra questi:
1) minacce a giornalisti e reporter enti e istituzioni che si occupano della Turchia fuori e dentro i confini dello stato turco.
2) fermo ed espulsione dell'Avv. #BarbaraSpinelli dalla Turchia.
3) lettere minatorie di autorità turche nei confronti di Comuni altre istituzioni italiane che hanno riconosciuto a vario titolo il Genocidio Armeno, come apprendiamo dal sito  www.comunitaarmena.it.

4) a questo si aggiunge la notizia odierna della caduta per cause ancora ignote - ma «A pensar male del prossimo si fa peccato ma si indovina» cit. Pio XI - di un elicottero con a bordo osservatori dell'OSCE.

17 aprile 2017

Dalla Prima Lettera di Paolo Apostolo ai Corinzi l'Inno europeo di Preisner



In molti ricordano la trilogia di Krzysztof Kieślowski come uno dei capolavori dell'arte cinematografica di tutti i tempi.
Accanto ai tre film il maestro polacco realizzo poco prima della Morte anche la Doppia Vita di Veronica in cui l'immaginario concerto in Mi Minore di un inventato Van Den Budenmayer costituiva l'asse portante e misterioso. Le parole del testo cantate non si comprendevano distintamente e il vero autore Zbigniew Preisner non ne svelava la provenienza. Per anni si è dibattuto sui forum fino a che un giorno Preisner ammise che Il testo del Concerto in Mi Minore di Van Den Budenmayer era tratto dal secondo canto del Paradiso di Dante Alighieri.
Altro testo assai dibatutto a lungo è stato quello dell'Inno dell'Europa scritto per Film Blue di sempre da Zbigniew Preisner. Questo fu svelato quasi subito proveniente della Prima Lettera di san Paolo Apostolo ai Corinzi. Il testo è cantato in greco antico e rappresenta uno dei grandi capolavori dei composito polacco. 


1.
Εαν ταις γλώσσαις των ανθρώπων λαλω και των αγγέλων,
Seppure io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli
Tho the languages of men I-speak, and of angels,


αγάπην δε μη εχω, γέγονα χαλκος ηχων η κύμβαλον αλαλάζον.
ma non avessi l'Amore (Carità), sarei come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
love not I have, noisy gong I-sound and cymbal clanging

2.
και εαν εχω προφητείαν και ειδω τα μυστήρια πάντα
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza
and tho I-have prophecy, and understand the mysteries all

ωστε ορη μεθιστάναι, αγάπην δε μη εχω, ουθέν ειμι.
e possedessi la pienezza della fede così da muovere le montagne, non sarei nulla.
so-as mountains move, love not I have, nothing I-am

4.

Η αγάπη μακροθυμει, χρηστεύεται
L'Amore (Carità) soffre,
the love suffers, behaves-with-decency,

η αγάπη ου ζηλοι, ου περπερεύεται, ου φυσιουται,
non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio,
the love not jealous, not boastful, not full of pride

7.

πάντα στέγει, πάντα πιστεύει, πάντα ελπίζει, πάντα υπομένει.
Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta
all bears, all believes, all hopes, all endures

8.

Η αγάπη ουδέποτε πίπτει. ειτε δε προφητειαι, καταργηθήσονται.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno
the love never ends. or though prophecies, deconsecrate

ειτε γλωσσαι, παύσονται. ειτε γνωσις, καταργηθήσεται.
il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà
or languages, cease, or knowledge, deconsecrate

13.
νυνι δε μένει πίστις, ελπίς, αγάπη, τα τρία ταυτα.
Ora dunque rimangono fede, speranza, carità.
now then remain faith, hope, love, the three these.

μείζων δε τούτων η αγάπη.

la più grande di queste l'amore.
greatest of those the love.

16 aprile 2017

Una raccolta fondi per il film "Donne In Vista"

DONNE IN VISTA: il docufilm di Blindsight Project! C'è una raccolta fondi: ci aiutate? Grazie!

“DONNE IN VISTA” è un docufilm di donne: è interpretato, scritto e diretto da donne con disabilità visiva. Senza copione, senza sceneggiatura, due cose difficilissime da fare e seguire se non si vede, e senza fondi pubblici. Un esperimento cinematografico senza precedenti, basti pensare alla regia fatta da chi non vede, per dare una visione diversa della donna italiana disabile, in questo caso disabile sensoriale, forse quasi mai considerata nell’immaginario collettivo.#DiVe #film #donne


15 aprile 2017

Intenzioni per la Santa Pasqua 2017



6 anni fa la Pasqua del Centro Studi ''Hrand Nazariantz'' nella Chiesa Armena di Uskudar. Un viaggio indimenticabile sulle tracce del maestro Hrand Nazariantz. Domani è Pasqua e la Turchia rischia di ufficializzare una dittatura crudele col benestare della inutile Europa e della Nato! Povera Turchia nelle mani di un dittatore fanatico e spietato, povera Europa nelle mani di farabutti. 
Tante imprese italiane al servizio del satrapo che si vuol far sultano, del venditore ambulante che s'è fatto Pasha.
Non ci resta che pregare, sperare, implorare che avvenga un Miracolo, che il dittatore perda le sue elezioni autoreferenziali. 
Io ti imploro Cristo Risorgi e ferma questi barbari. 
Abbi pietà del tuo popolo, fa' sì che esso non torni nelle catacombe. 
Fa' o Signore che ciascuno di noi possa vivere con dignità la propria Fede senza prevaricare gli altri e che la politica del falso progresso non calpesti come sempre l'Umanità che tu tanto ami.

Buona Pasqua 2017


- Cristo è risorto dai morti
- Benedetta è la sua Risurrezione
                                                Amen



- Քրիստոս Յարեաւ ի մեռելոց,

-Օրհնյալ է Հարությունը Քրիստոսի


Intenzioni per la Santa Pasqua 2017

6 anni fa la Pasqua del Centro Studi ''Hrand Nazariantz'' nella Chiesa Armena di Uskudar. Un viaggio indimenticabile sulle tracce del maestro Hrand Nazariantz. Domani è Pasqua e la Turchia rischia di ufficializzare una dittatura crudele col benestare della inutile Europa e della Nato! Povera Turchia nelle mani di un dittatore fanatico e spietato, povera Europa nelle mani di farabutti. Tante imprese italiane al servizio del satrapo che si vuol far sultano, del venditore ambulante che s'è fatto Pasha.
Non ci resta che pregare, sperare, implorare che avvenga un Miracolo, che il dittatore perda le sue elezioni autoreferenziali. 
Io ti imploro Cristo Risorgi e ferma questi barbari. 
Abbi pietà del tuo popolo, fa' sì che esso non torni nelle catacombe. 
Fa' o Signore che ciascuno di noi possa vivere con dignità la propria Fede senza prevaricare gli altri e che la politica del falso progresso non calpesti come sempre l'Umanità che tu tanto ami.

09 aprile 2017

Punto di vista del Governo Italiano sulla Questione d'Oriente il 9 Aprile 1897



Ministro degli Affari Esteri
Emilio Visconti-Venosta (1829-1914)


dagli Atti Parlamentari della CAMERA DEI DEPUTATI - TORNATA DEL 9 APRILE 1897 Una Dichiarazione del Ministro degli Affari Esteri, Emilio Visconti-Venosta (1829-1914)

Ai discorsi degli oratori che mi hanno preceduto, risponderò esponendo in quel modo che per me si potrà il più chiaro e il più schietto le ragioni che hanno guidato la condotta del Governo. Non rifarò, o signori, tutta la storia degli avvenimenti che hanno, in questi ultimi tempi, cagionato così gravi preoccupazioni all'Europa. Ma non credo inutile il riassumerli brevemente. Il cattivo Governo, le oppressioni e gli abusi dell'amministrazione ottomana avevano tenuto vivo, nelle popolazioni armene dell'Anatolia, un malcontento profondo, il quale, nei due trascorsi anni, proruppe in conflitti ed in torbidi che furono repressi nel sangue. E non lo furono soltanto coi mezzi militari di cui un Governo dispone. Nel tempo stesso uno scoppio selvaggio di fanatismo, di odio di religione e di razza spingeva le popolazioni musulmane contro le popolazioni armene, con cui vivono frammiste e faceva delle città e dei villaggi dell'Asia Minore il teatro di orribili stragi. L'azione dell'Europa ottenne dal Sultano la promulgazione di un piano di provvedimenti destinato a introdurre qualche guarentigia d'ordine e di miglioramento nei vilayt, dove gli armeni formano una parte notevole degli abitanti. Ma le stesse cause, gli stessi mali da cui è travagliato l'impero ottomano si ripercossero su altri punti delle Provincie soggette alla Turchia, e diedero la prima causa agli avvenimenti dell'isola di Candia. Da lungo tempo l'isola era in preda a rivoluzioni periodiche. Il moto insurrezionale del 1878 fu pacificato con la carta di franchigie chiamata patto di Halepa, che fu accettato dalle potente. Ma il patto di Halepa non fu fedelmente eseguito e in seguito a nuove rivolte fu, in parte, abrogato. La situazione diventò così anormale anche di fronte ai trattati e l'agitazione continuò sinché, nei primi mesi dell'anno scorso, un Comitato rivoluzionario e alcune bande armate occuparono una parte dell'isola, mentre sulle altre parti si diffondevano la insurrezione e la sommossa. I consoli delle grandi potenze furono allora autorizzati, per evitare l'effusione del sangue, a interporsi tra gli insorti e le autorità ottomane. Gli ambasciatori a Costantinopoli ottennero dalla Porta la nomina d'un governatore cristiano, il ristabilimento del patto di Halepa, la convocazione dell'assemblea cretese, una amnistia generale. L'assemblea fu convocata, i deputati cristiani formularono il programma di tutte le loro domande. Ma la perturbazione dell'isola divenne sempre più grave. Tra cristiani e musulmani si moltiplicarono le minaccie, i conflitti sanguinosi, gli esodi di intere popolazioni dai loro villaggi. La rivolta dei cristiani eccitava in Grecia il sentimento nazionale, il quale si manifestava col continuo invio di sussidi, di uomini e di armi agli insorti cretesi. Come una diversione in loro soccorso entravano bande armate in Macedonia, in quelle Provincie dove le materie infiammabili sono accumulate e dove il pericolo è tanto più grave per l'Europa quanto è più vicino. Le grandi potenze vollero allora scongiurare questo pericolo. Tra le varie proposte che furono esaminate dai governi per ottenere lo scopo di pacificazione che era loro comune, la diplomazia italiana ha veduto prevalere quella che era sempre stata conforme al suo consiglio e per cui si era sepapre adoperata. Prima di pensare ad altri mezzi pedire che da Creta partisse la favilla di un più vasto incendio, noi abbiamo sostenuto che conveniva tentare la via della pacificazione nella ricerca di un complesso di riforme e di miglioramenti efficaci, prendendo per base le domande formulate dai deputati cristiani. Fu questo il procedimento adottato, in seguito al quale l'unione degli ambasciatori a Costantinopoli ha potuto determinare per l'isola le condizioni di un nuovo regime che, sanzionato dal Sultano, fu accettato dalle popolazioni. Frattanto, o signori, il pensiero e l'opera delle potenze si volgevano a una questione generale, più vasta e meno definita, di cui i fatti di Armenia, i fatti di Candia non erano che una parte; ma che era imposta ai Governi dai loro doveri, dai loro interessi, dalla responsabilità loro verso la causa dell'umanità e della pace. Altre crisi erano venute ad agitare l'impero ottomano. A Costantinopoli, all'annuncio di un tentativo di pochi congiurati, la plebe musulmana si precipitò sulla popolazione armena innocente e le vie della capitale stessa cj.0 }- l'impero divennero il campo di stragi, a cui si credeva che il nostro secolo non dovesse più assistere. I rappresentanti delle potenze intervennero ed io posso dire che il nostro ambasciatore fedele alle istruzioni che aveva ricevute, interprete delle intenzioni del suo Governo e del suo paese, seppe compiere, con energia e con autorità, tutto il suo dovere. Tutti questi avvenimenti avevano una cagione comune; erano il prodotto di una situazione generale dell'impero ottomano di cui nessuno poteva dissimularsi il grave e l'urgente pericolo. È un soggetto di grave inquietudine per tutti il considerare che questo impero è ancora oggi uno degli elementi dell'equilibrio europeo, che non vi è oggi un'altra combinazione che possa prenderne il posto senza esporre l'Europa al repentaglio di una conflagrazione generale e il riconoscere, in pari, tempo, che in esso sono sempre più profondamente scosse quelle condizioni materiali e morali che sono necessarie alla vita degli Stati, Sulla proposta dell'Inghilterra, fu riunita a Costantinopoli una conferenza degli ambasciatori incaricata di esaminare la situazione della Turchia e di cercarvi i rimedi. I rappresentanti delle grandi potenze affrontarono questo arduo problema del miglioramento dell'Impero ottomano, con animo concorde, conscii che ogni divergenza di viste o di intenti, che ogni disaccordo avrebbe infirmato quella forza che doveva spettare alla volontà e ai mezzi di azione dell' Europa. Essi avevano compiuto il loro lavoro. Un piano organico di provvedimenti diretto ad assicurare l'esecuzione delle riforme tante volte promulgate, diretto a guarentire alle popolazioni, senza distinzione di razza o di religione, le condizioni di un migliore governo, un piano, il più formale e forse l'ultimo dei tentativi per salvare l'impero ottomano da una catastrofe, era stato presentato ai Governi perché questi vi dessero la loro sanzione. E i Governi erano stati unanimi non solo nei consigli che essi intendevano dare al governo del Saltano, ma anche nel fermo volere che questi consigli fossero accolti e posti in esecuzione. Fin qui, o signori, la nostra politica era chiaramente indicata dalle circostanze. Essa consisteva nel procedere di consenso cogli altri Governi, e, entro i limiti di questo consenso, nel dare il nostro concorso volonteroso a quelle proposte da cui ci pareva potesse uscire a favore delle popolazioni orientali la maggior somma di giustizia e di buon governo. Quest'opera fu interrotta dallo scoppio di una nuova e maggiore crisi nell'isola di Creta. Perché le speranze di pacificazione che erano state poste nelle riforme ottenute per l'isola non si sono avverate? Perché non si è forse potuto approfittare di quel primo momento in cui esse furono accolte dalle popolazioni con soddisfazione e con fiducia. Vi furono i ritardi cagionati da talune difficoltà materiali dell'impresa, la riunione delle Commissioni pei tribunali e per la gendarmeria, la necessità di provvedere alla mancanza del pubblico danaro. Vi furono i ritardi cagionati dalle tergiversazioni della Porta che furono sempre rimosse, ma fecero perdere tempo, le sorde resistenze dei musulmani, le insofferenze degli altri. Il lavoro preparatorio delle riforme procedette lento, i risultati non si videro subito. Così tra una popolazione, pei ricordi del passato, diffidente, impaziente, si ritornò di nuovo a una situazione precaria, pericolosa, a un eccitamento degli animi, rinfocolato, non dirò dal Governo di Atene, ma dall'azione dei comitati e degli agitatori venuti dalla Grecia.