Archivio - Արխիվ

22 luglio 2009

Verso la metà della notte



di Emily Dikinson

Spesso facciamo l'abitudine al buio,
quando la luce si mette via.
Come quando la lampada illumina l'addio.
Mettiamo incerti il piede per la novità della notte,
poi, abituiamo gli occhi al buio.
Così, tra le maggiori oscurità,
nelle notti della mente,
i più arditi vanno a tentoni,
picchiando forte la fronte,
ma imparano presto a vedere
poiché o cambia l'oscurità
o qualcosa nella vista si adatta
verso la metà della notte
e la nostra esistenza procede avanti,
quasi composta.

21 luglio 2009

"Davanti alla Legge" di Franz Kafka - 1914 -



Davanti alla legge sta un guardiano. Un uomo di campagna viene da questo guardiano e gli chiede il permesso di accedere alla legge. Ma il guardiano gli risponde che per il momento non glielo può consentire. L’uomo dopo aver riflettuto chiede se più tardi gli sarà possibile. «Può darsi,» dice il guardiano, «ma adesso no». Poiché la porta di ingresso alla legge è aperta come sempre e il guardiano si scosta un po’, l’uomo si china per dare, dalla porta, un’occhiata nell’interno.
Il guardiano, vedendolo, si mette a ridere, poi dice: «Se ti attira tanto, prova a entrare ad onta del mio divieto. Ma bada: io sono potente. E sono solo l’ultimo dei guardiani. All’ingresso di ogni sala stanno dei guardiani, uno più potente dell’altro. Già la vista del terzo riesce insopportabile anche a me.» L’uomo di campagna non si aspettava tali difficoltà; la legge, nel suo pensiero, dovrebbe esser sempre accessibile a tutti; ma ora, osservando più attentamente il guardiano chiuso nella sua pelliccia, il suo gran naso a becco, la lunga e sottile barba nera all’uso tartaro decide che gli conviene attendere finché otterrà il permesso. Il guardiano gli dà uno sgabello e lo fa sedere a lato della porta. Giorni e anni rimane seduto lì. Diverse volte tenta di esser lasciato entrare, e stanca il guardiano con le sue preghiere. Il guardiano sovente lo sottopone a brevi interrogatori, gli chiede della sua patria e di molte altre cose, ma sono domande fatte con distacco, alla maniera dei gran signori, e alla fine conclude sempre dicendogli che non può consentirgli l’ingresso. L’uomo, che si è messo in viaggio ben equipaggiato, dà fondo ad ogni suo avere, per quanto prezioso possa essere, pur di corrompere il guardiano, e questi accetta bensì ogni cosa, pero gli dice: «Lo accetto solo perché tu non creda di aver trascurato qualcosa.» Durante tutti quegli anni l’uomo osserva il guardiano quasi incessantemente; dimentica che ve ne sono degli altri, quel primo gli appare l’unico ostacolo al suo accesso alla legge. Impreca alla propria sfortuna, nei primi anni senza riguardi e a voce alta, poi, man mano che invecchia, limitandosi a borbottare tra sè. Rimbambisce, e poiché, studiando per tanti anni il guardiano, ha individuato anche una pulce nel collo della sua pelliccia, prega anche la pulce di intercedere presso il guardiano perché cambi idea. Alla fine gli s’affievolisce il lume degli occhi, e non sa se è perché tutto gli si fa buio intorno, o se siano i suoi occhi a tradirlo. Ma ora, nella tenebra, avverte un bagliore che scaturisce inestinguibile dalla porta della legge. Non gli rimane più molto da vivere. Prima della morte tutte le nozioni raccolte in quel lungo tempo gli si concentrano nel capo in una domanda che non ha mai posta al guardiano; e gli fa cenno, poiché la rigidità che vince il suo corpo non gli permette più di alzarsi. Il guardiano deve abbassarsi grandemente fino a lui, dato che la differenza delle stature si è modificata a svantaggio dell’uomo. «Che cosa vuoi sapere ancora?» domanda il guardiano, «sei proprio insaziabile.» «Tutti si sforzano di arrivare alla legge,» dice l’uomo, «e come mai allora nessuno in tanti anni, all’infuori di me, ha chiesto di entrare?» Il guardiano si accorge che l’uomo è agli estremi e, per raggiungere il suo udito che già si spegne, gli urla: «Nessun altro poteva ottenere di entrare da questa porta, a te solo era riservato l’ingresso. E adesso vado e la chiudo.»

20 luglio 2009

Ninna Nanna [di Reiner Maria Rilke]


Se un giorno ti perdessi,
riusciresti a dormire senza
che il mio sussurro vasto ti accarezzi
come chioma di tiglio sulla fronte?

Senza che io resti a vegliarti
deponendo, quasi palpebre,
parole sui tuoi seni,
le tue membra, la tua bocca.

Senza che io ti chiuda per lasciarti
sola con tutto quel che è tuo
come un giardino e il suo rigoglio
di anice stellato e di melisse.

Crazy love



Lyrics: Marianne Faithfull Music: Nick Cave & The Bad Seeds


Hated by all and everywhere he goes
Blazing contempt for human life and lies
Murder as art and what he knows he knows
from life and fear in other people's eyes

Crazy love is all around me
Love is crazy love is kind
But I know somehow you'll find me
Love is crazy love is blind

She walks the boulevard without a care
Knowing too much but having come so far
Pretending life is just a game you play for nothing
Loving no-one and no-where

Crazy love is all around me
Love goes crazy given time
But I know somehow you'll find me
Love is crazy love is blind

She looks as if expecting a surprise
Maybe an encounter that will change her life
Not knowing hot from cold or good for bad
If life is just a joke or if it makes her sad

Crazy love is all around me
Love is crazy love is kind
But I know somehow you'll find me
Love is crazy love is blind

Crazy love is all around me
Love goes crazy given time
But I know somehow you'll find me
Love is crazy love is blind

15 luglio 2009

"scritta su un ritaglio di giornale" di Carlo Coppola



Ho guardato macchine
e guardato oggetti
fatto pranzi con cibi rifiutati
con urla di dolore e di dissenso.

Stop!

Mestruazioni in corso.
Riesco a prendere parte a uno spettacolo
di cose fallite in partenza.
Identifico me col mio dissenso alla vita.
Svegliarmi all'alba per essere
sfottuto presto dal mondo sonnolente...

....E da gente che non vale
un pelo superfluo sul mio
prezioso culo!

Sonetto sulla Creazione del Conte di Saint-Germain


Il Conte di Saint-Germain (1712? – Eckernförde, 27 febbraio 1784) fu un alchimista e avventuriero francese, e personaggio di rilievo alla corte di Francia, vissuto nel XVIII secolo in Europa. Le origini del conte di Saint-Germain rimangono avvolte nel mistero: per alcuni si suppone che sia stato figlio illegittimo di Francesco II Rákóczi, principe di Transilvania e della principessa Violante Beatrice di Baviera, appartenente alla dinastia dei Wittelsbach e granduchessa di Toscana. Altre leggende lo vogliono figlio naturale della regina di Spagna Maria Anna del Palatinato-Neuburg (vedova di Carlo II di Spagna), e di un importante cortigiano, il conte di Melgar. Personaggio di grande fascino, tipo della cultura del suo tempo, fu come il conte di Cagliostro o Giacomo Casanova un emblema del XVIII. Sta di fatto che un simile personaggio avvolto nel mistero non poteva che dare il via ad una serie di illazioni, fantasie, teorie di ogni genere. Ma egli è un meraviglioso Zanoni, come lo descrive Edward Bulwer-Lytton, l'Iniziato immortale tra storia e leggenda come lo volle Paul Charcornac.



Curieux scrutateur de la nature entière,
J'ai connu du grand tout le principe et la fin,
J'ai vu l'or en puissance au fond de sa minière,
J'ai saisi sa matière et surpris son levain.

...J'expliquai par quel art l'âme aux flancs d'une mère,
Fait sa maison, l'emporte, et comment un pépin
Mis contre un grain de blé, sous l'humide poussière,
L'un plante et l'autre cep, sont le pain et le vin.

Rien n'était, dieu voulut, rien devient quelque chose,
J'en doutais, je cherchai sur quoi l'univers pose,
Rien gardait l'équilibre et servait de soutien.

Enfin, avec le poids de l'éloge et du blâme,
Je pesai l'éternel, il appela mon âme,
Je mourus, j'adorai, je ne savais plus rien.





Sonetto sulla Creazione 
traduzione di Carlo Coppola


Curioso indagatore della Natura intera,
Ho conosciuto del Gran Tutto il principio e la fine,
Ho visto l'oro potenziale in fondo alla sua miniera,
Ho carpito la sua materia e il suo fermento.

Ho spiegato con che arte, l'anima, nel grembo d' una madre
fa la sua casa, prevale, come un semino d'uva
Messo contro un chicco di grano, sotto la polvere umida,
L'una pianta e l'altro vite, sono il pane e il vino.

Niente v'era, lo volle Iddio, niente diventa qualcosa,
Ne dubitavo, e cercavo ciò su cui si fonda l'Universo,
Nulla ha mantenuto l'equilibrio e ha servito da supporto. 

Infine, con il peso della lode e della colpa,
pesai l'Eterno, Egli chiamò l'anima mia,
Morii, l'Adorai, non seppi più nulla.

10 luglio 2009

"Voi che ascoltate in rame sparse il suono" di Francesco Petrarca

grazie a Francesco Petrarca
 

Voi ch'ascoltate in rame sparse il suono
di che sospiri ond'io nudriva 'l core
in sul mio primo giovenile errore
quand'era in parte altr'uom da quel ch'i'sono,
dal stile in ch'io piango e ragiono
fra le vane speranze e 'l van dolore,
ove sia chi per provo intenda amore
spero trovar pietà, non che perdono.
Ma ben vaggio or sì come al popolo tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
si me medesmo meco mi vergogno;
e del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto,
e 'l pentérsi, e 'l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.