è un'Associazione Culturale. Ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico.

24 luglio 2013

dall'Armenia la campagna di sensibilizzazione " No 150 ADM "

Riceviamo da Astghik Harutyunyan e volentieri pubblichiamo

Ciao, come state?
Io sono Astghik dall'Armenia e ho da chiedervi un grande favore, in Armenia con grane "lungimiranza" il governo ha aumentato il prezzo del trasposto pubblico da 100 a 150 AMD (AMD la sigla della nostra valuta nazionale). 
Moltissimi giovani si oppongono a questo aumento che definiscono illegittimo.
Quindi il mio favore è la seguente:
1) Realizza un poster con la scritta "NO 150 AMD" con il nome della tua città e del paese (esempio "NO 150AMD" da Yerevan, Armenia"),
2) Fai una foto nella quale tieni il poster in mano. Puoi farlo con tuoi amici, colleghi, familiari, dove e con chi vuoi.
3) Invia la foto a me astghik_haruyunyan@yahoo.com o a.harutyunyan@europeancollege.it 
Grazie

----Traduzione ---

Ciao!!! how are you?? 
I am Astghik from Armenia and I have a big big favour from you. 
In Armenia, the "smart" government rose the public transport price from 100 AMD to 150 AMD (AMD is out national currency). 
Now the majority with young people are fighting against it, as they rose the cost illegally.... 
So my favour is the following: 
1) make a poster write on it " NO 150 AMD " with the name of your city and country (like "NO 150AMD from Yerevan, Armenia"), 
2) make a photo with the poster in your hands. You can do it with your friends, colleagues, family members... wherever and with whoever you want,
3) Send the photo to me to astghik_haruyunyan@yahoo.com or a.harutyunyan@europeancollege.it... 
Thank you...

23 luglio 2013

Rupen Timurian consegna al Sindaco di Bari la lettera del Catholicos Karekin II

Con grande gioia, rispetto e senso di pieno ecumenismo pubblichiamo la lettera inviata da Sua Santità Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni inviata il primo luglio 2013 al Sindaco di Bari dott. Michele Emiliano quale testimonianza di affetto nel ricordo dell'innalzamento del Khachkar (Croce di Pietra) avvenuta Bari lo scorso 11 gennaio. 
Nei prossimi giorni, Rupen Timurian, rappresentante della Comunità Armena di Bari, porterà, brevi manu, copia della lettera al sindaco Emiliano. 
Il messaggio di affetto inviato da Sua Santità il Karekin II prosegue l'ampio e fruttuoso percorso di amicizia, vicinanza e solidarietà instauratosi tra Comunità Armena di Bari e Comune di Bari che ha visto, quale tappa fondamentale, la visita ufficiale dell'Ambasciatore della Repubblica d'Armenia in Italia S.E. dott. Sargis Ghzaryan, svoltasi con sentimenti di cordialità e vicinanza nello scorso mese di giugno.

In esclusiva abbiamo realizzato il momento della consegna della lettera al Sindaco Emiliano da parte del rappresentante della Comunità Armena Rupen Timurian



Lettera del Catholicos Karekin II al Sindaco di Bari Michele Emiliano

Con grande gioia, rispetto e senso di pieno ecumenismo pubblichiamo la lettera inviata da Sua Santità Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni inviata il primo luglio 2013 al Sindaco di Bari dott. Michele Emiliano quale testimonianza di affetto nel ricordo dell'innalzamento del Katchkar (Croce di Pietra) avvenuta Bari lo scorso 11 gennaio. 
Quest'oggi Rupen Timurian, rappresentante della Comunità Armena di Bari, porterà, brevi manu, copia della lettera al sindaco Emiliano. 
Questo messaggio di affetto prosegue l'ampio e fruttuoso percorso di amicizia, vicinanza e solidarietà instauratosi tra Comunità Armena di Bari e Comune di Bari che ha visto, quale tappa fondamentale, la visita ufficiale dell'Ambasciatore della Repubblica d'Armenia in Italia S.E. dott. Sargis Ghzaryan, svoltasi con sentimenti di cordialità e vicinanza nello scorso mese di giugno.

20 luglio 2013

Amore e Aγάπη: il più grande cantore fu San Paolo


Prima Lettera ai Lettera ai Corinzi Cap. 13

[1] Ἐὰν ταῖς γλώσσαις τῶν ἀνθρώπων λαλῶ καὶ τῶν ἀγγέλων, ἀγάπην δὲ μὴ ἔχω, γέγονα χαλκὸς ἠχῶν ἢ κύμβαλον ἀλαλάζον. 
[2] καὶ ἐὰν ἔχω προφητείαν καὶ εἰδῶ τὰ μυστήρια πάντα καὶ πᾶσαν τὴν γνῶσιν, καὶ ἐὰν ἔχω πᾶσαν τὴν πίστιν ὥστε ὄρη μεθιστάναι, ἀγάπην δὲ μὴ ἔχω, οὐθέν εἰμι. 
[3] καὶ ἐὰν ψωμίσω πάντα τὰ ὑπάρχοντά μου, καὶ ἐὰν παραδῶ τὸ σῶμά μου, ἵνα καυθήσομαι, ἀγάπην δὲ μὴ ἔχω, οὐδὲν ὠφελοῦμαι.
[4] Ἡ ἀγάπη μακροθυμεῖ, χρηστεύεται ἡ ἀγάπη, οὐ ζηλοῖ ἡ ἀγάπη, οὐ περπερεύεται, οὐ φυσιοῦται, 5] οὐκ ἀσχημονεῖ, οὐ ζητεῖ τὰ ἑαυτῆς, οὐ παροξύνεται, οὐ λογίζεται τὸ κακόν, 6] οὐ χαίρει ἐπὶ τῇ ἀδικίᾳ, συγχαίρει δὲ τῇ ἀληθείᾳ· [7] πάντα στέγει, πάντα πιστεύει, πάντα ἐλπίζει, πάντα ὑπομένει.
[8] ἀγάπη οὐδέποτε πίπτει. εἴτε δὲ προφητεῖαι, καταργηθήσονται· εἴτε γλῶσσαι, παύσονται· εἴτε γνῶσις, καταργηθήσεται. [9] ἐκ μέρους γὰρ γινώσκομεν καὶ ἐκ μέρους προφητεύομεν· [10] ὅταν δὲ ἔλθῃ τὸ τέλειον, τὸ ἐκ μέρους καταργηθήσεται. [11] ὅτε ἤμην νήπιος, ἐλάλουν ὡς νήπιος, ἐφρόνουν ὡς νήπιος, ἐλογιζόμην ὡς νήπιος· ὅτε γέγονα ἀνήρ, κατήργηκα τὰ τοῦ νηπίου. [12] βλέπομεν γὰρ ἄρτι δι' ἐσόπτρου ἐν αἰνίγματι, τότε δὲ πρόσωπον πρὸς πρόσωπον· ἄρτι γινώσκω ἐκ μέρους, τότε δὲ ἐπιγνώσομαι καθὼς καὶ ἐπεγνώσθην. 
[13] νυνὶ δὲ μένει πίστις, ἐλπίς, ἀγάπη· τὰ τρία ταῦτα, μείζων δὲ τούτων ἡ ἀγάπη.

Traduzione

[1] Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l'Amore, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 
[2] E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l'Amore, non sono nulla.
[3] E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi l'Amore niente mi giova.
[4] L'Amore è paziente, è benigno l'Amore; non è invidiosa l'Amore, non si vanta, non si pavoneggia, [5] non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, [6] non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. [7] Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. [8] L'Amore non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. [9] La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. [10] Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. [11] Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. [12] Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.
[13]Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e l'Amore; ma di tutte più grande è l'Amore!

19 luglio 2013

Coppola, I figli di B. "a una voce per il teatro" di Piero Fabris

Figli di B: ad una Voce per il Teatro di Carlo Coppola, FALvision editore Collana Palcoscenico pagg.132 € 15.00

E’ uscito in sordina il testo di Carlo Coppola dal titolo: “Figli di B,"  FALvision editore Collana Palcoscenico pagg.132 € 15.00, ovvero un omaggio a Carmelo Bene fuori dai canoni. Un ricamo di contributi, utile per comprendere e sdoganare la figura, il personaggio, l’arte Pura di quell’anima irrequieta, sempre pronta a ribellarsi alle paludi delle Accademie Teatrali, e irriverente verso i pappagalli, afoni ripetitori di parole morte e impacchettate, Carmelo Bene lancia con forza il proprio urlo, per rispondere a bisogni di dialogo autentico con quell’interlocutore VERO, che vive il disincanto dell’esistere tra i sogni avvelenati, pietrificati come decorazione e mai decoro.
Quell’indimenticabile interprete di Caligola (di Albert Camus) ha fatto scuola di intolleranza. Al genio che disturbava i canonici della Poesia si sono rivolti in tanti, cogliendo nelle sue suggestioni il solco profondo di un’Arte che è grido di giustizia e mai ricerca del consenso di chi scrive per mestiere e con becero orgoglio.
Carmelo Bene, usando la maschera, nell’interpretazione affilata è ‘senza mezzi termini’ irriverente verso ogni provincialismo mentale, l’ipocrisia dei barboncini. E così a gran voce, immedesimandosi nei personaggi che interpreta, disperde i veli, anzi li squarcia, soffia sulle ceneri dei rami potati oramai solo ingombro sulla scena.
Il suo impeto visionario è un’eredità per i figli di B, i quali hanno saputo cogliere nella sua studiata imprevedibilità il binario di un’esigenza di schiettezza, quella che scardina, paralizza, quella capace di mostrare dei Riti Morti, la Statura reale delle misere mummie ben vestite.
Regista di se stesso, suggerisce di essere professionisti dell’uso del suono e di ogni mezzo di comunicazione per non divenire servi sciocchi. La sua creatività affila continuamente i propri mezzi in ossequio alla ricerca del trascendente e perciò è il genio disturbatore, che sempre gioca con le luci e le ombre, alunno di quel Sud Magico, aspro e nobile: capace di intagliare nella pietra alvei per l’immaginale.
 
Il libro di Carlo Coppola è tante voci per dire, nella Sola Voce di un’opera, quella beniana, che non è stata compiuta o forse non ancora capita davvero.
Carlo Coppola ha realizzato un fine componimento di eredità e insegnamenti sull’artista, affidandole a un coro vibrante, manifesto autorevole di quanti dal poliedrico Carmelo Bene hanno imparato la fedeltà all’Uomo e la coerenza.
Tra le righe di queste pagine si coglie la forza di quanti, con le proprie scelte, sono una sfida all’ipocrisia dei costumi. In un oceano di barbarie  essi sono simili all’Ulisse nel riverbero perlaceo degli inganni, quelli di certi operatori, sempre pronti a issare le vele ai venti della convenienza  tanto indigesti al maestro.

Il mio adversario in cui veder solete [Francesco Petrarca]

Tomba di Francesco Petrarca

Il mio adversario in cui veder solete 
gli occhi vostri ch’Amore e ’l ciel honora, 
colle non sue bellezze v’innamora 
più che ’n guisa mortal soavi et liete. 
Per consiglio di lui, donna, m’avete 
scacciato del mio dolce albergo fora: 
misero exilio, avegna ch’i’ non fôra 
d’abitar degno ove voi sola siete. 
Ma s’io v’era con saldi chiovi fisso, 
non devea specchio farvi per mio danno, 
a voi stessa piacendo, aspra et superba. 
Certo, se vi rimebra di Narcisso, 
questo et quel corso ad un termino vanno, 
benché di sì bel fior sia indegna l’erba.


presunta mano destra di Francesco Petrarca conservata da Gabriele d'Annunzio

english traslation



My glittering rival in whose fickle face
You see the orbs which Love and heaven do prize,
Charms you with beauty not his own, a grace
Joyous and sweet beyond all mortal guise.
Twas by his evil counsel, lady mine,
That from your gentle heart you drove me forth.
Sad exile! Now in solitude I pine,
Unfit to dwell with such exceeding worth.
If once securely I were fastened there
You should not harm me with your mirror bright,
Pleasing yourself alone, so proudly fair!
Think of Narcissus and his vain delight!
Like him you will become a flower, but where
The greensward worthy of a plant so rare? 


Parafrasi 

Lo specchio, che è mio nemico, in cui siete solita guardare i vostri occhi, quegli occhi che Amore e il cielo onorano, vi fa innamorare, mostrandovi le vostre stesse bellezze, dolci e gioiose oltre ogni cosa mortale. Ascoltando i consigli dello specchio, o mia signora, mi avete allontanato dal vostro cuore, che era la mia dolce casa: triste esilio il mio, sebbene io non sia degno di abitare là dove solo voi ne siete degna. Ma se io fossi stato piantato saldamente nel vostro cuore, lo specchio, facendovi innamorare di voi stessa, non vi avrebbe dovuto rendere verso di me dura e superba. Certo, se vi ricordate di Narciso, saprete che il vostro comportamento e il suo conducono entrambi alla morte, sebbene l’erba non sia degna di un fiore così bello come voi.

16 luglio 2013

Brezza Marina [di Stéphane Mallarmé]



...con la "Brezza Marina" di Stéphane Mallarmé io capii il dis-amore

La chair est, hélas! et j'ai lu tous les livres
Fuir! là-bas fuir ! Je sens que des oiseaux sont ivres
D'être parmi l'écume inconnue et les cieux!
Rien, ni les vieux jardins reflétés par les yeux
Ne retiendra ce cœur qui dans la mer se trempe
O nuits! ni la clarté déserte de ma lampe
Sur le vide papier que la blancheur défend
Et ni la jeune femme allaitant son enfant.
Je partirai! Steamer balançant ta mâture,
Lève l'ancre pour une exotique nature!
Un Ennui, désolé par les cruels espoirs,
Croit encore à l'adieu suprême des mouchoirs!
Et, peut-être, les mâts, invitant les orages
Sont-ils de ceux qu'un vent penche sur les naufrages
Perdus, sans mâts, sans mâts, ni fertiles îlots...
Mais, ô mon cœur, entends le chant des matelots !
Traduzione
La carne è triste, ahimè ! E ho letto tutti i libri.
Fuggire! laggiù fuggire! Io sento gli uccelli sono ebbri
Di essere tra schiuma sconosciuta e i cieli!
Niente, né gli antichi giardini riflessi dagli occhi
Tratterà questo cuore che nel mare si immerge
O notti! né la luce deserta della mia lampada
Sul foglio vuoto che il candore difende,
E né la giovane donna che allatta il suo bambino.
Partirò! Vascello che fai dondolare l'alberatura
Leva l'ancora verso un' esotica natura!
E crede una noia, tradita da speranze crudeli
ancora nell'ultimo addio dei fazzoletti!
E gli alberi forse, richiamo dei temporali
son quelli che un vento inclina sopra i naufraghi
sperduti, ne' antenne, ne' verdi isolotti...
Ma ascolta, o mio cuore, ascolta il canto dei marinai!

Alma Shalabayeva: La Posizione Ufficiale del Centro Studi Hrand Nazariantz

Vicenda Alma Shalabayeva: Posizione Ufficiale del Centro Studi Hrand Nazariantz

 In questi giorni è veramente difficile avere il pur minimo orgoglio di essere italiani.
Una mamma, Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazhako Mukhtar Ablyazov, fuggito a Londra dal suo paese, è stata sequestrata dalla polizia italiana con la sua bambina, da ben 40 agenti in assetto antiterrorismo e vergognosamente consegnata a emissari della dittatura kazaka, che l'hanno poi caricata su un aereo privato e riportata in Kazakhstan. Lo scopo è chiarissimo; ricattare il marito o addirittura indurlo a tornare in Kazakhstan per poi arrestarlo e fargli fare la fine che fanno i dissidenti nelle dittature.
Perchè è successo questo, in una democrazia europea, in un paese ( che ora ben si merita il minuscolo) che ha accolto e accoglie rifugiati e perseguitati? Il ministro degli interni dice di non saperne niente, Niente ne sapeva quello degli esteri e nulla il presidente del consiglio. Quindi questi signori anch'essi al minuscolo, se è così non meritano di stare dove stanno nemmeno un giorno in più. Chi avrebbe ordinato allora ai nostri agenti un'azione degna del Cile di Pinochet? Quali sono allora i veri poteri nel nostro paese?  E per soprannumero il nostro governo 'chiede' ora a Nazarbayev, dopo 41 giorni dal rapimento, di rimandare indietro le due donne...e ovviamente Nazarbaiev si sta facendo sotto dalla paura e ci rispedirà subito la mamma e la figlia con tante scuse...
Nursultan Nazarbaiev è da 30 anni il dittatore del Kazakhstan, che ha molto petrolio e ce lo fornisce. Lo stesso signore è molto amico di Berlusconi (ed era in Sardegna,a quanto pare, gli stessi giorni del sequestro) il quale come è notorio lega particolarmente con dittatori e affini, vedi i suoi legami col padrone della Bielorussia Lukashenko (che se ne fa a sua volta un vanto e un termine di legittimazione), con Putin, con Erdogan e il baciamano ributtante che fece a Gheddafi, nonchè la confidenza con Mubarak di cui 'proteggeva' le nipoti...
Bene, evidentemente l'amicizia col petrodittatore di Alma Ata (e chissà che altro...) ben vale la libertà e l'accoglienza della famiglia di un dissidente (spegiudicato che dir si voglia), e non è certo un caso che in questo governo così indigesto agli italiani per bene mastro Lindo si sia accaparrato il ministero dell'interno. Altrochè 'non lo sapevamo'. Lo sapevano eccome!
E non poteva esserci vergogna peggiore per l'Italia ('democratica'?) che quello di consegnare agli aguzzini di una dittatura persone rifugiate.
Ma Nazarbaiev e i suoi amici italiani hanno sbagliato i conti, e hanno fatto un grande errore, perchè ora i nomi di Ablyazov e Shalabayeva  non saranno più sconosciuti come prima e saranno un martello per sgretolare a poco a poco la loro malafede e ipocrisia.
Noi non ce ne scorderemo, e 'martelleremo' finchè la donna e la bambina non torneranno in Europa o in un Paese Libero.

Giorni fa, durante i fatti di piazza Tahrir al Cairo, un giudice di una corte turca ha aperto un'inchiesta sul colpo di stato in Egitto come crimine contro l'umanità'. La legge turca, così pare, consente di aprire inchieste anche sui crimini contro l'umanità che avvengano fuori dalla Turchia. Ce ne rallegriamo, ma ci chiediamo anche quale sia per questa legge turca la nozione di crimine contro l'umanità. Infatti la Turchia ha formalmente una grosso sospeso al riguardo: sono ben 98 anni che ha derubricato l'atroce crimine contro l'umanità che fu il genocidio di un milione e mezzo di armeni e che avvenne sul proprio suolo. Ci auguriamo quindi che quel giudice non ritenga che quanto avvenuto nel 1915 fossero 'danni collaterali' di una guerra o che se di crimine si tratta sia andato in prescrizione...
Ce lo auguriamo per la Turchia e soprattutto per quella parte che non ha alcun problema a discutere di quanto avvenuto quasi 100 anni fa e che in questi giorni sta eroicamente manifestando la propria opposizione alla 'democratura' di Erdogan ed al suo disegno di neosultanato. E' di questi turchi, 'giovani e no' di questi straordinari cittadini e non sudditi che la commissione europea dovrùà ricordarsi quando a ottobre ricominceranno i colloqui per l'ingresso della Turchia nell'Unione: l'Europa dovrà chiedere dei giorni di Piazza Taksim, delle centinaia di giornalisti in prigione, dell'islamizzazione strisciante, della violenza della polizia e delle stesse parole di Erdogan rispetto all'Europa "Non riconosco il parlamento europeo. Noi non abbiamo bisogno di loro, ma loro di noi".

18 anni fa l'ultimo genocidio in terra Europea, il massacro di Srebrenica. La vergogna più grande dell'Europa contemporanea e la fine morale delle Nazioni Unite, i cui caschi blu olandesi nulla fecero per proteggere oltre ottomila (8000) civili bosniaci dalla ferocia arcaica delle squadracce di Ratko Mladic impegnate nella loro 'pulizia etnica' con la benedizione del tirannosauro dei Balcani Milosevic.
Ma questa di luglio non può essere una rievocazine che riguardi le sole riflessioni sul fatto così atroce.
Srebrenica deve essere la memoria per tutti di cosa è la Bosnia ora, del suo destino e del fatto che è nel cuore d'Europa e in cui solo la presenza delle truppe della Nato tuttora impedisce che ricomincino guerre e massacri. La Croazia è entrata da pochi giorni nell'unione Europea. Ma quanti sforzi sta facendo l'Unione perchè ci entri anche la Bosnia? E' qui che manca la politica. La Bosnia non potrà mai entrare nell'Unione sulla base di parametri economici, ma lo deve diventare con un criterio di un'azione preventiva, dando una vera opportunità di amalgama a quelle popolazioni, oggi stremate da un'economia di sussistenza che non può che tenere sotto la cenere i rancori che inevitabilmente l'assurdità della guerra ha generato. Rancori che vengono alimentati da una notevole immigrazione integralista da un lato e da logiche tribali dall'altra.
E non c'è solo un problema di convivenza, ma di salvaguardia di una cultura, o almeno di quello che resta di essa che vedeva un islam perfettamente integrato nei valori europei e che poteva e può diventare un riferimento per 'inculturare' l'inquieto e contraddittorio islam giunto in Europa nelgi ultimi decenni.
Nella Bosnia c'erano e ci sono quelli che possono essere considerati i musulmani europei, oseremmo dire i 'nostri' musulmani, che sono lì dal 1500 e per i quali i valori europei di laicità e di tolleranza erano stati rielaborati e integrati senza problemi nella propria cultura. Ed era proprio questo che l'assedio di Sarajevo, il massacro di Srebrenica e la guerra di Bosnia volevano distruggere: la dimostrazione storica di una convivenza possibile. Per questo l'Europa deve entrare di più nelle questioni bosniache e tentare di risolverle con più determinazione.
Il più grande disastro europeo e dell'umanità intera è stata la Seconda Guerra Mondiale, che è stata figlia diretta della Prima. Che è nata da una colpo di pistola a Sarajevo nel 1914. Mai dimenticarlo.


                                                                                                Il Presidente del
                                                                              Centro Studi Hrand Nazariantz
                                                                                                  Cosma Cafueri

15 luglio 2013

Posizione Ufficiale del Centro Studi Hrand Nazariantz sul caso di Alma Shalabayeva

Vicenda Alma Shalabayeva: Posizione Ufficiale del Centro Studi Hrand Nazariantz

 In questi giorni è veramente difficile avere il pur minimo orgoglio di essere italiani.
Una mamma, Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazhako Mukhtar Ablyazov, fuggito a Londra dal suo paese, è stata sequestrata dalla polizia italiana con la sua bambina, da ben 40 agenti in assetto antiterrorismo e vergognosamente consegnata a emissari della dittatura kazaka, che l'hanno poi caricata su un aereo privato e riportata in Kazakhstan. Lo scopo è chiarissimo; ricattare il marito o addirittura indurlo a tornare in Kazakhstan per poi arrestarlo e fargli fare la fine che fanno i dissidenti nelle dittature.
Perchè è successo questo, in una democrazia europea, in un paese ( che ora ben si merita il minuscolo) che ha accolto e accoglie rifugiati e perseguitati? Il ministro degli interni dice di non saperne niente, Niente ne sapeva quello degli esteri e nulla il presidente del consiglio. Quindi questi signori anch'essi al minuscolo, se è così non meritano di stare dove stanno nemmeno un giorno in più. Chi avrebbe ordinato allora ai nostri agenti un'azione degna del Cile di Pinochet? Quali sono allora i veri poteri nel nostro paese?  E per soprannumero il nostro governo 'chiede' ora a Nazarbayev, dopo 41 giorni dal rapimento, di rimandare indietro le due donne...e ovviamente Nazarbaiev si sta facendo sotto dalla paura e ci rispedirà subito la mamma e la figlia con tante scuse...
Nursultan Nazarbaiev è da 30 anni il dittatore del Kazakhstan, che ha molto petrolio e ce lo fornisce. Lo stesso signore è molto amico di Berlusconi (ed era in Sardegna,a quanto pare, gli stessi giorni del sequestro) il quale come è notorio lega particolarmente con dittatori e affini, vedi i suoi legami col padrone della Bielorussia Lukashenko (che se ne fa a sua volta un vanto e un termine di legittimazione), con Putin, con Erdogan e il baciamano ributtante che fece a Gheddafi, nonchè la confidenza con Mubarak di cui 'proteggeva' le nipoti...
Bene, evidentemente l'amicizia col petrodittatore di Alma Ata (e chissà che altro...) ben vale la libertà e l'accoglienza della famiglia di un dissidente (spegiudicato che dir si voglia), e non è certo un caso che in questo governo così indigesto agli italiani per bene mastro Lindo si sia accaparrato il ministero dell'interno. Altrochè 'non lo sapevamo'. Lo sapevano eccome!
E non poteva esserci vergogna peggiore per l'Italia ('democratica'?) che quello di consegnare agli aguzzini di una dittatura persone rifugiate.
Ma Nazarbaiev e i suoi amici italiani hanno sbagliato i conti, e hanno fatto un grande errore, perchè ora i nomi di Ablyazov e Shalabayeva  non saranno più sconosciuti come prima e saranno un martello per sgretolare a poco a poco la loro malafede e ipocrisia.
Noi non ce ne scorderemo, e 'martelleremo' finchè la donna e la bambina non torneranno in Europa o in un Paese Libero.

Giorni fa, durante i fatti di piazza Tahrir al Cairo, un giudice di una corte turca ha aperto un'inchiesta sul colpo di stato in Egitto come crimine contro l'umanità'. La legge turca, così pare, consente di aprire inchieste anche sui crimini contro l'umanità che avvengano fuori dalla Turchia. Ce ne rallegriamo, ma ci chiediamo anche quale sia per questa legge turca la nozione di crimine contro l'umanità. Infatti la Turchia ha formalmente una grosso sospeso al riguardo: sono ben 98 anni che ha derubricato l'atroce crimine contro l'umanità che fu il genocidio di un milione e mezzo di armeni e che avvenne sul proprio suolo. Ci auguriamo quindi che quel giudice non ritenga che quanto avvenuto nel 1915 fossero 'danni collaterali' di una guerra o che se di crimine si tratta sia andato in prescrizione...
Ce lo auguriamo per la Turchia e soprattutto per quella parte che non ha alcun problema a discutere di quanto avvenuto quasi 100 anni fa e che in questi giorni sta eroicamente manifestando la propria opposizione alla 'democratura' di Erdogan ed al suo disegno di neosultanato. E' di questi turchi, 'giovani e no' di questi straordinari cittadini e non sudditi che la commissione europea dovrùà ricordarsi quando a ottobre ricominceranno i colloqui per l'ingresso della Turchia nell'Unione: l'Europa dovrà chiedere dei giorni di Piazza Taksim, delle centinaia di giornalisti in prigione, dell'islamizzazione strisciante, della violenza della polizia e delle stesse parole di Erdogan rispetto all'Europa "Non riconosco il parlamento europeo. Noi non abbiamo bisogno di loro, ma loro di noi".

18 anni fa l'ultimo genocidio in terra Europea, il massacro di Srebrenica. La vergogna più grande dell'Europa contemporanea e la fine morale delle Nazioni Unite, i cui caschi blu olandesi nulla fecero per proteggere oltre ottomila (8000) civili bosniaci dalla ferocia arcaica delle squadracce di Ratko Mladic impegnate nella loro 'pulizia etnica' con la benedizione del tirannosauro dei Balcani Milosevic.
Ma questa di luglio non può essere una rievocazine che riguardi le sole riflessioni sul fatto così atroce.
Srebrenica deve essere la memoria per tutti di cosa è la Bosnia ora, del suo destino e del fatto che è nel cuore d'Europa e in cui solo la presenza delle truppe della Nato tuttora impedisce che ricomincino guerre e massacri. La Croazia è entrata da pochi giorni nell'unione Europea. Ma quanti sforzi sta facendo l'Unione perchè ci entri anche la Bosnia? E' qui che manca la politica. La Bosnia non potrà mai entrare nell'Unione sulla base di parametri economici, ma lo deve diventare con un criterio di un'azione preventiva, dando una vera opportunità di amalgama a quelle popolazioni, oggi stremate da un'economia di sussistenza che non può che tenere sotto la cenere i rancori che inevitabilmente l'assurdità della guerra ha generato. Rancori che vengono alimentati da una notevole immigrazione integralista da un lato e da logiche tribali dall'altra.
E non c'è solo un problema di convivenza, ma di salvaguardia di una cultura, o almeno di quello che resta di essa che vedeva un islam perfettamente integrato nei valori europei e che poteva e può diventare un riferimento per 'inculturare' l'inquieto e contraddittorio islam giunto in Europa nelgi ultimi decenni.
Nella Bosnia c'erano e ci sono quelli che possono essere considerati i musulmani europei, oseremmo dire i 'nostri' musulmani, che sono lì dal 1500 e per i quali i valori europei di laicità e di tolleranza erano stati rielaborati e integrati senza problemi nella propria cultura. Ed era proprio questo che l'assedio di Sarajevo, il massacro di Srebrenica e la guerra di Bosnia volevano distruggere: la dimostrazione storica di una convivenza possibile. Per questo l'Europa deve entrare di più nelle questioni bosniache e tentare di risolverle con più determinazione.
Il più grande disastro europeo e dell'umanità intera è stata la Seconda Guerra Mondiale, che è stata figlia diretta della Prima. Che è nata da una colpo di pistola a Sarajevo nel 1914. Mai dimenticarlo.


                                                                                                Il Presidente del
                                                                            Centro Studi Hrand Nazariantz
                                                                                                  Cosma Cafueri

Roberto Saviano, Raiz e i Radicanto in "Notte della Cabbalà" sabato 20 luglio 2013

Carlo Coppola e il Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari si congratulano con  per il grande evento in programma

 

 

RADICANTO 



produzioni musicali

 


Roberto Saviano, Raiz e i Radicanto
sabato 20 luglio ore 22.00
Palazzo della Cultura Roma (Via del Portico d'Ottavia)
Festival della Letteratura ebraica, sesta edizione.

Presentano "Notte della Cabbalà" uno spettacolo che vede insieme lo scrittore Roberto Saviano mettere in scena una rappresentazione teatrale sulla bimillenaria storia degli Ebrei romani, insieme a Raiz & i Radicanto.

12 luglio 2013

Agli eroi resta ancora qualche qualità?

Nessuna abiezione morale!
Dopo tempo leggo qualcosa di un vecchio maestro, che a dire il vero non era poi tanto vechio, un uomo buono che non fece mai carriera, troppo accorto, troppo per bene, con abiti sartoriali, eppure, mai frivolo. 
Lo leggo sulla pagina delle opinioni del "Jurnal de Pastrufazio". Assunto dalla sua 'mpeiria dilagante ad esperto per un giorno, o rrè por una noche. E' un uomo il cui nome conoscono solo alcuni specialisti del Pirobutirri. La sua prosa è circospetta, accorta più del solito, ma avrebbe forse dovuto essere più "disambigua ai casi, totipotente in accoppiamenti giudiziosi", ma non lo fu!
La prima volta che lo vidi presentava poeti quasi illegibili, se non pazzi, in librerie-editrici di editori truffaldini, o rampichini rampichini, le cui mani, come quelle del Mazzarò, avevano fatto la pappa.
Quel maestro ancora oggi vivente, era, ed è, uomo sensibile, persona avveduta, che gli si sarebbe potuto far fare di certo l'Embajador Plenipotenciario ad una trattativa di pace tra due stati in guerra. Forse non se risolverebbe la disputa territoriale ma vi metterebbe dentro stile ed eleganza, con le sue perfette pistagnine, che vedendole di lontano avresti pensato ordinarie e dimesse.
Eppure erano, e sono, fatte sulla mensura orginal del don Gonzalo, questo il nome del Pastrufazionano, che si aggira livido por la calle arbolada de su casa, dove tutto è possibile, dove l'amore investe sul nulla e il nulla se ne frega dell'amore! El Plenipotenciario había tratado de enseñarme la sabiduría y el equilibrio para templar mi intelecto, io non capivo e cercavo in lui un maestro para mi sistema, como si fuera un hijo de Descartes. Egli aveva il rigore, ma lo teneva per sé, in modo alquanto ingeneroso. 
Questo fu, ed è, il rigore che cerco da quasi un ventennio, nel prossimo e nei convenevoli del quotidiano, come in preghiere de-menti cercando nuove educazioni, per star ancorato en el Grand Teatro del Mondo, respingendo, anzitempo, ogni Verdad sospechosa!
E se questo è el primero de los heroes de buena estampa che finiscono per essere demistificati, en el corazón, en el paladar y entre los dientes, in pochi giorni ne cade un altro. Così si smette di provare la aspiración a escuchar, allora è già il dis-amore. Basta un niente, una scintilla persa come il colore viola della notte che cammina, e ci si racconta qualcosa di nuovo, una nuova favoletta da metropolitana becera. C'è qualcuno che parla e qualcun altro che reagisce. C'è una confessione casuale che lascia il disgusto, che è fatta per turbare, per sbattere in faccia la propria verdad.  nessuno se ne accorge meno che mai l'Anima Amante. 
E il tarlo, è la persecución. De repente, el alma recuerda, en sí mismo, ya que puede, en su condición de agotamiento, encontra un refugio, abajo, en el sótano: bajando, bajando: en una esquina. Gana espantosamente, ese vacío de cada paso, los siente una tras otra, con el pie, bajando, bajando, más abajo, más abajo, hacia la oscuridad y en mojado del fondo. E' il disamore. Tale sentimento nella sua lunga estroflessione, dal primo avvertimento fino alla compiutezza definitiva, va bene per tutti, madri e figlie immerse nelle madri. Padri e figli non sono contemplati, perchè gli infanti che sanno di filosofia, per legge cosmica, non possono superare il quinto anno di età! Le narrazioni sono oltre il suo unico figlio, abortito nel pensiero di una vilipesa bellezza targata LVCBRB37P01B506V.
...Ed alla fine quello bastava perchè non riuscissi neppure a ricordarmi il suo nome.
Nessuna abiezione morale! 

@realizzazione grafica Carlo Coppola

01 luglio 2013

Durante la Prova [Carlo Coppola]















Meritevole il sogno più di ogni altra cosa,
leggero come la nebbia d'autunno che brulica di vita, ottunde all'infinito! 

Nessun parere e nessuna sorte e nessun dolore.

Il contatto che scorpora illusioni,
segue in tutto il diniego,
e il ventre è solido: 

E' la condanna che cerco ad un peccato di non-amore.

Ogni giorno contemplo lo stesso peccato,
cercando spelonche e palaggi 
a riparo di smodati costumi, 
la cifra che si determina sempre 
è vuota di calcoli e amara di miserie
ancor poca è la libertà di sangue

                                            @foto di Daniela Ciriello

Firmato il Memorandum di intesa tra Golden Apricot Festival di Yerevan e il Sudestival

D'ora in poi, il Golden Apricot Yerevan International Film Festival avrà una finestra  all'interno del Sudestival  di Monopo...

Etichette