Archivio - Արխիվ

31 dicembre 2009

Il testo del Concerto in Mi Minore di Van Den Budenmayer

Annuncio a voi tutti una grande scoperta è stato trovato il testo del Concerto in en Mi mineur di Van Den Budenmayer.
Si tratta in realtà di tre terzine del II Canto del Paradiso di Dante Alighieri!!!


O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d’ascoltar, seguiti
dietro al mio legno che cantando varca,

tornate a riveder li vostri liti:
non vi mettete in pelago, ché forse,
perdendo me, rimarreste smarriti.

L’acqua ch’io prendo già mai non si corse;
Minerva spira, e conducemi Appollo,
e nove Muse mi dimostran l’Orse.

29 dicembre 2009

"Ancora a Colino Damiani (Camminando per Bari vecchia)" di Carlo Coppola



Strade strette attraverso,
per raggiungere San Giacomo.
Pomeriggio oscuro di primavera
per le vie di Bari Vecchia.
Sbaglio strada ed ecco “Il Gesù”.
Mi fermo un attimo a contemplare
i luoghi in cui mio nonno in gioventù
era venuto a pregare,
con speranze per l’avvenire,
con intenti di un mondo migliore.

Guardo attorno, questa o quella casa,

ricostruendo i racconti di zia Laura
e delle storie della famiglia:
ogni tanto qualcosa di nuovo,
ogni volta un accento diverso,
ed io di questo contento,
mi compiaccio ora
nel vedere le tracce:
Narrazioni fatte a matite,
con il lapis della memoria,
che nessuno può cancellare.

Ci potranno sottrarre parole,

ci potranno zittire per sempre,
ma i ricordi più belli di noi
li porteremo freschi, o ingialliti dal tempo,
fino alla soglia di Dite.

28 dicembre 2009

In ricordo di Colino Damiani - Sindaco di Bari

Colino Damiani è tornato alla casa del Padre.
Non è una notizia per altri ma solo per me!
sono arrivato tardi, talmente tardi da non poter partecipare ai suoi funerali. Me ne ha raccontato mia madre e io l'ho appreso in mentre pranzavo, appena tornato dal "confino politico", ove mi trovo a Saltrio nella provincia di Varese, al limite di stato con la Svizzera.
Il prof. Damiani era stato amico di gioventù di Aldo Moro e di mio nonno Carmine Antonio Vox, ed è stato il primo consulente dell'ormai abortito progetto "Una passeggiata invernale: Aldo Moro è stato giovane", promosso e poi rimosso da Anche Cinema, Apulia Film Commission e altre esacerbate quantità di stolidi e laidi personaggi.
La prima volta che lo incontrai mi accolse con gentilezza e mi disse come dico i vecchi di far presto perché sapeva che ogni giorno poteva per lui essere l'ultimo.

Aveva un fisico robusto perché era stato campione di nuoto da giovane, conosceva l'inglese molto bene perché da ragazzo aveva studiato anche negli Stati Uniti con un progetto fulbright.
Era stato sindaco di Bari, primo sindaco con una giunta aperta a sinistra.
Sapeva usare il computer molto bene, scansionare foto inviare posta elettronica e fare altre ricerche. L'ultima volta lo sentii per la Pasqua dello scorso anno per riferirgli che il progetto sul suo amico Alduccio era stato scippato ignominiosamente per le follie delle persone. Mi ha voluto bene e io ne ho voluto a lui perché rappresentava una delle ultime colonne della Bari che amavo, e che oggi si aggira senza dignità nella storia e nella geografia di una nazione scialba, lontana da quella amata da Colino Damiani.
Ora ciò che importa è che il prof. Nicola Damiani abbia raggiunto il suo amico Aldo e le altre colonne della Bari goliardica nel paradiso della verità.

25 dicembre 2009

Per amore del mio popolo non tacerò [parte 4°]

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO

Appello


Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”.
Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa; Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam.3,17-26).
Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e
veleno”.

Natale 1991

Forania di Casal di Principe (Parrocchie: San Nicola di Bari, S.S. Salvatore, Spirito Santo - Casal di Principe; Santa Croce e M.S.S. Annunziata - San Cipriano d’Aversa; Santa Croce – Casapesenna; M. S.S. Assunta - Villa Literno; M.S.S. Assunta - Villa di Briano; Santuario di M.SS. di Briano)

Per amore del mio popolo non tacerò [parte 3°]

Impegno dei cristiani

Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno.

Dio ci chiama ad essere profeti.

- Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);

- Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);

- Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);

- Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5)

Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che é la fonte della nostra Speranza.

Per amore del mio popolo non tacerò [parte 2°]

Precise responsabilità politiche

E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli.
La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.
La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale.
L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.
Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.

Per amore del mio popolo non tacerò [parte 1°]

Siamo preoccupati.
Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.
Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.
Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.
 
La Camorra
La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.
I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

A diciotto anni da "Per amore del mio popolo"

Diciotto anni fa, il 25 dicembre 1991, dai pulpiti delle chiese della Foranìa di Casal di Principe, risuonava un grido di dolore e un invito alla mobilitazione contro la camorra.
Per amore del mio popolo era il titolo dell’appello ispirato da don Giuseppe Diana e fatto proprio dai parroci di Casal di Principe, di San Cipriano d'Aversa, di Casapesenna, di Villa Literno, di Villa di Briano e del parroco del Santuario della Madonna di Briano.
Il documento era innanzitutto un invito alla ribellione per quel che succedeva in queste terre, quando a cadere sotto i colpi della violenza camorristica erano decine di persone, per lo più giovani che avevano scelto la strada della violenza e della sopraffazione.
Un documento profetico, che ancora oggi è attuale nella denuncia, nell’analisi e nell’invito alla mobilitazione di ogni cittadino che ha a cuore le sorti del proprio territorio.
A Natale del 2009, nel ricordare quella scelta coraggiosa di chi non si piegò alla camorra e diede la vita per il suo popolo per avere scelto di amarlo e di non tacere, vogliamo rilanciare quell’appello e la necessità di continuare a far camminare le idee di don Giuseppe Diana, affinché queste terre siano definitivamente liberate dalla presenza della camorra.

Santo Natale e Propizio 2010
Libera Coordinamento di Caserta e Comitato don Peppe Diana

16 dicembre 2009

Pensando Otello di Carlo Coppola

È la storia del Moro di Venezia, non il racconto di una ascesa al potere, ma il crollo delle aspirazioni politiche, sentimentali, sociali racchiuse nel significato del ‘gesto’.
 Un invito a non fidarsi dei consiglieri a volte, o troppo spesso fraudolenti, ma anche la versione imbastardita e lo sviluppo della “fabula antiqua” di Medea, condotto in epoca moderna ad un approdo speculare rispetto al modello di partenza: un altro esempio della società multietnica che si infrange per invidie, gelosie e rivalità attraverso l’esplosione di bassi istinti sopiti.

È il trionfo del conservatorismo e dei valori di piccole comunità che non sono degne di essere definite patrie, che costringono prima Medea e poi il Moro a indossare ferocemente la maschera di xenos, straniero e per meglio dire estraneo, e che si vedranno ennesime vittime alla fine del secolo XIX i protagonisti nel dramma ibseniano di Casa Rosmer. Proprio la ricomposizione, e affermazione, di questa ‘maschera’ riporta ad istinti profondamente bestiali che fanno dello straniero non più un concetto di pura astrazione ma una concretizzazione del pensiero stesso del male e del pericolo. La diversità e l’estraneità diventano di per se stesse elemento di colpa, che dà poi inizio alla brutalità e non è un caso che il termine  diviene dopo il V sec. A. C. sinonimo di gente che commette azioni turpi ed empie.
Anche il tema specifico del colore di pelle del Moro, è presente nella quasi coeva evoluzione del più maturo barocco europeo dove Gian Battista rappresentava belle schiave nere e questo solo effetto doveva essere certamente molto esotico. A dire il vero però che Otello fosse nero come viene rappresentato dalle sue prime apparizioni on the stage non c’è nessuna prova, soprattutto se pensiamo che il termine Moro poteva indicare anche il colore di pelle degli Arabi. Eppure lo sviluppo apportato dalla fabula di Otello al panorama culturale è certamente notevole, in quanto un Moro diventa addirittura un importante funzionario della Serenissima Repubblica, soprattutto se pensiamo che per avere la certezza storica di un atto di questo tipo si dovrà aspettare la fine degli anni ’50 del secolo appena trascorso, e l’opera del Patriarca di Venezia Roncalli, poi Papa col nome di Giovanni XXIII.

Mentre tutti i passaggi dello sviluppo asseverativo sono presenti in Medea, in Otello si saltano molti dei sintagmi narrativi perché il tipo di pubblico cambia. Se il dramma euripideo era assolutamente popolare e doveva necessariamente spiegare una serie di dati e tappe, partendo da un antefatto e finendo con la condanna il più possibile plateale e sociale della turpe maga-straniera, così non poteva essere per l’opera dello Shakespeare. Il target shakespiriano si presentava, infatti, meno vasto, e certo più elitario. 

Il fine drammatico doveva coincidere con quello pedagogico oltre che con l’aspetto morale. Rispetto al popolo ateniese spettatore delle tragedie negli anfiteatri, ai londinesi del Globe si richiedeva un maggiore sforzo critico che riguardasse le piccole cose: the movements on the stage dovevano essere assai pieni di significato ed al pubblico spettava il compito di cogliere gli aspetti di sincerità ed insincerità dei personaggi, dei fazzoletti ingannatori ed anche le variazioni e gli esiti interni ai vari players. Insomma lo spettatore inglese era costretto ad una attenzione sensoriale ma soprattutto a cogliere le varie realtà psicologiche, cosa che nel pubblico ateniese era espressamente dichiarata dalle sottolineature del coro.

Né contro Iago né contro Otello si schiera l’autore dipinge scene con poche pennellate alla maniera di Guido Reni lascia tutti doppiamente nel dramma con un’ipotesi aperta sulla fine di tutti tranne che di Desdemona, di cui ci pare certa la fine dalle mani del Moro. Ognuno attende la sua fine per mano del drammaturgo che fa rima con demiurgo, come in Che cosa sono le nuvole cortometraggio di P.P. Pasolini, dove l’incerta fine coincide con la certezza della reale distruzione di ogni burattino e di ogni aspettativa nella Ghenna, ovvero nella discarica, e nel nulla.

01 dicembre 2009

ՎԱՐԴԸ - La Rosa di Romanos Melikyan








Testo di Johann Wolfgang von Goethe
tradotto di Armeno da Hovhannes Tumanyan


Musica di Romanos Melikyan




Փոքրիկ տղան մի վարդ տեսավ,
Տեսավ մի վարդ դաշտի միջին.
Վարդը տեսավ, ուրախացավ,
Մոտիկ վազեց սիրուն վարդին,
Սիրուն վարդին, կարմիր վարդին,
Կարմիր վարդը դաշտի միջին:



Տղան ասավ. - Քեզ կպոկեմ,
Այ կարմիր վարդ, դաշտի միջին,
Վարդը ասավ. - Տես, կծակեմ,
Որ չմոռնաս փշոտ վարդին,
Փշոտ վարդին, կարմիր վարդին,
Կարմիր վարդը դաշտի միջին:



ՈՒ անհամբեր տղան պոկեց,
Պոկեց վարդը դաշտի միջին,
Փուշը նրա ձերքը ծակեց.
Բայց էլ չօգնեց քնքուշ վարդին,
Քնքուշ վարդին, կարմիր վարդին,
Կարմիր վարդը դաշտի միջին: