è un'Associazione Culturale. Ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico.

26 novembre 2012

Città Del Libro, "Il richiamo del sangue" di Agavni Boghosian



Carlo Coppola, segretario del Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari, e Kaianik Adagian, in rappresentanza della Comunità Armena di Bari ospiti dello spazio A.P.E. - Città del Libro (Campi Salentina, Lecce) presentano "IL richiamo del sangue" di Agavni Boghosian, a cura del prof. Kegham Jamil Boloyan, docente di Lingua e Letteratura Araba all'Università del Salento (Lecce) FaLvision Editore.

21 novembre 2012

LABORATORI E SEMINARI DEL BIF&ST 2013


Il Bif&st - Bari International Film Festival 2013 (16-23 marzo)- ha predisposto un’intensa attività, variamente articolata, destinata in particolare alla formazione degli studenti (ma non solo) nel settore cinematografico ma anche teatrale, in occasione del laboratorio sul metodo Orazio Costa.

Le candidature per l’ammissione ai laboratori gratuiti a numero chiuso devono pervenire entro e non oltre il 7 gennaio 2013 come sotto indicato. Saranno ammessi a parteciparvi i candidati selezionati in base ai curricula ad insindacabile valutazione della direzione del Bif&st.

Questi i laboratori e i seminari previsti:

1. “Laboratorio Teatrale sul metodo Orazio Costa”
16-21 marzo, ore 15.00 Teatro Forma – Bari

Cinque importanti attori italiani e la massima studiosa di Costa terranno un ciclo di incontri per illustrare il metodo del grande regista e docente di recitazione Orazio Costa che sta alla base della loro esperienza formativa e professionale, e per introdurre i loro spettacoli teatrali in programma a Bari in occasione del Bif&st 2013. Questo il calendario degli incontri pomeridiani (a ingresso libero) e degli spettacoli serali (posto unico: 7 euro, con prenotazione obbligatoria dal 1° marzo):

* 16 marzo: introduzione al metodo Orazio Costa di Marcello Prayer, allievo di Costa durante l’esperienza barese (1985-88) e assistente di Costa per 14 anni;

* 17 marzo: intervento di Fabrizio Gifuni e introduzione al suo spettacolo ispirato a Carlo Emilio Gadda in scena nella stessa serata al Teatro Forma;

* 18 marzo: interventi di Alessio Boni e Marcello Prayer e introduzione al loro spettacolo ispirato alle liriche di Alda Merini in scena nella stessa serata al Teatro Forma;

* 19 marzo: intervento di Maricla Boggio, drammaturga e studiosa, sul metodo Orazio Costa e sul suo lavoro sull’Amleto di Shakespeare;

* 20 marzo: intervento di Roberto Herlitzka e esegesi del suo spettacolo ExAmleto da Shakespeare in scena il 19 marzo al Fortino (numero massimo di spettatori ammessi: 99);

* 21 marzo: intervento di Luigi Lo Cascio e esegesi del suo spettacolo ispirato a Luigi Pirandello in scena il 20 marzo al Teatro Forma.

2. “Lezioni di cinema”, 
16-23 marzo, ore 11.15 Teatro Petruzzelli

In programma 8 incontri e Lezioni di cinema tenuti da famosi cineasti al termine della proiezione – alle ore 9.00 - di un loro film. Ingresso libero.

3. “Il mestiere dello scenografo”,
17-22 marzo, ore 15.00 Multicinema Galleria – Sala 7

Lo scenografo Gianni Quaranta terrà un seminario a numero chiuso (per 30 partecipanti di età non superiore a 29 anni) per illustrare metodologie e specificità del mestiere, con riferimento alle sue prestigiose esperienze lavorative. E’ necessario candidarsi inviando curriculum a:
universita@bifest.it precisando nell’oggetto: Scenografia.

4. “Scrivere il cinema”
16-22 marzo, ore 15.00 Teatro Van Westerhout – Mola di Bari

Lo sceneggiatore Giorgio Arlorio (autore di Queimada e Ogro di Gillo Pontecorvo, fra gli altri film) terrà un seminario di sceneggiatura a numero chiuso (per 50 partecipanti di età non superiore a 29 anni) della durata di 7 giorni, con prove sperimentali di scrittura. E’ necessario candidarsi inviando curriculum a: universita@bifest.it precisando nell’oggetto: Sceneggiatura.

5.“Il mestiere del direttore della fotografia”, 
17-22 marzo, ore 15.00 Ex Palazzo delle Poste - Sala 2 – Università degli Studi

Il direttore della fotografia Roberto Girometti terrà un seminario a numero chiuso (per 30 partecipanti di età non superiore a 29 anni) per illustrare metodologie e specificità del mestiere, con riferimento alle sue prestigiose esperienze lavorative. E’ necessario candidarsi inviando curriculum a:
universita@bifest.it precisando nell’oggetto: Cinematografia.

6. “Esami di maturità”,
17-22 marzo, ore 18.00 ex Palazzo delle Poste – Sala 1– Università degli Studi

Il presidente del sindacato nazionale critici cinematografici italiani Franco Montini intervista in pubblico attori e attrici del cinema italiano per raccontare l’esperienza lavorativa che li ha resi celebri. Ingresso libero.

Il Bif&st è un’iniziativa a valere su risorse del P.O. FESR Puglia 2007-2013, Asse IV, Azione 4.3.1.

Per ulteriori informazioni su programma, regolamento e modalità di partecipazione,
www.bifest.it

20 novembre 2012

Daniele Rustioni e Anna Kravtchenko inaugurano i Concerti d’autunno al teatro Petruzzelli


da http://www.lsdmagazine.com/anna-kravtchenko-e-daniele-rustioni-inaugurano-i-concerti-dautunno-al-petruzzelli/12406/

Daniele Rustioni

Con i “Concerti d’autunno” si chiude la stagione Sinfonica 2012 del Teatro Petruzzelli, e che qualcosa di nuovo stia accadendo lo si coglie prima dell’ingresso in sala. Tutto sembra discreto e sapiente, l’atmosfera elegante più del solito. Il piccolo formato del programma di sala sembra parlar chiaro, indirizzando verso un nuovo corso, attraverso informazioni essenziali, e non retoriche, concepito con gusto dal design Marco Sauro e stampato dalla Tipografia Romana di Capurso. In sala, tra il pubblico, oltre agli sponsor e alle consuete rappresentanze istituzionali vi è la prof.ssa Sivia Godelli, assessore al Mediterraneo, cultura, turismo della Regione Puglia, segno di un vivo incremento dei rapporti tra Fondazione e Regione, anche da un punto di vista sentimentale. L’assessore, infatti, segue con viva partecipazione, tutt’altro che formale, e scherza familiarmente con il commissario straordinario prof. Carlo Fuortes, interessandosi personalmente ai vari aspetti della composizione ed esecuzione sinfonica di cui conosce molti aspetti per antica passione musicale.
A dirigere il concerto Daniele Rustioni, milanese e non ancora trentenne, bacchetta italiana emigrata a Londra e di cui il nostro mondo italico, spesso provinciale, si inizia ad accorgere solo dopo i trionfi internazionali. Rustioni, infatti, diplomatosi in pianoforte, organo e composizione organistica, e direzione d’orchestra al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, ha studiato direzione con Gilberto Serembe all’Accademia Superiore Musicale Pescarese, con Gianluigi Gelmetti all’Accademia Musicale Chigiana di Siena, e con Cohn Metters alla Royal Academy of Music di Londra. Nel suo frenetico muoversi sul podio, con una mobilità e una gestualità che ricorda i grandi della direzione d’Orchestra, unisce l’estrema agilità dei della scuola isdraeliana e il piglio rigorosissimo di Bernstein e Toscanini, altrove il ciuffo ribelle ricorda quello di Von Karajan. Questo direttore travolge e coinvolge l’orchestra in una esecuzione pressoché perfetta e conduce i professori a produrre un suono la cui qualità stupisce positivamente, considerando che dopo i recenti concorsi questa formazione è alla prime uscite e peraltro, ancora incompleta. Il ricco programma della serata, all’insegna del romanticismo maturo, ha presentato l’Ouverture del Coriolano e ilConcerto n.3 per Pianoforte e Orchestra di Ludwig van Beethoven nella prima parte, e la Sinfonia n.9 “la Grande” di Franz Schubert nella seconda. Il primo brano ha fatto riscoprire al pubblico barese l’emozione della grande composizione sinfonica del genio di Bonn, è un antipasto gustoso all’esecuzione delle Nove Sinfonie che la Fondazione Petruzzelli ha in programma per il mese di dicembre 2012. L’Ouverture, concepita come brano musicale a sé stante e non come componimento di inizio dello spettacolo teatrale del Coriolano, fu eseguita per la prima volta in concerto privato a casa del principe Lobkowitz contiene, infatti, numerosi elementi che ricordano la struttura della sinfonia. Si tratta come scrive Arrigo Quattrocchi di una “pagina beethoveniana - che - si impone per la stringata e intensa carica drammatica, sin dal Do iniziale in fortissimo, sfociante nel vigoroso accordo di tutta l’orchestra. Segue la frase ascendente degli archi, ritmicamente inquieta e spezzata in una continua alternanza fra gruppi di due crome staccate e due legate. Questo episodio caratterizzato da accenti sincopati di incisiva espressività conduce ad una melodia in Mi bemolle maggiore, affettuosamente distesa e sentimentale, a mò di implorazione della madre e della moglie sull’animo orgoglioso dell’eroe. Il discorso si sviluppa con varietà di figurazioni ritmiche e la frase melodica si affaccia nella coda, prima del ritorno al tema iniziale.”
A seguire, il Concerto n.3 per Pianoforte e Orchestra ha visto come protagonista l’ottima pianista Anna Kravtchenko, oggi italiana, ma di nata a Kharkiv in Ukraina, e di origini tedesca e georgiane come apprendiamo dalla pagina Wikipedia che la riguarda. La Kravtchenko ha saputo dialogare con l’orchestra con grande abilità sotto l’attentissima direzione di Rustioni, e una fortissima dose di originalità ha commosso gli spettatori/ascoltatori che non si volevano scattare dal suo ascolto. Ugualmente l’orchestra le ha tributato un giusto plauso, evidentissimo nel baciamano del primo violino, Pacalin Zef Pavaci. Acclamatissima dal pubblico che affollava il teatro e reduce dai successi internazionali, Anna Kravtchenko, è nota per aver inciso per la Decca sia composizioni di Chopin che di Liszt. A quest’ultimo ha dedicato, infatti, uno splendido bis, interpretandone con magico tocco la difficilissima trascrizione del “Widmung” di Robert Schuman.
La seconda parte della serata è stata invece dedicata a Schubert, nato 27 anni dopo Beethoven ma morto solo un anno dopo di lui. Schubert con questa composizione aderiva apparentemente alle regole di costruzione della forma classica del genere sinfonico, ma ne modificava poi gli equilibri. In primo luogo eliminava la netta contrapposizione fra i diversi temi della sinfonia introducendo una graduale ripetizione articolata degli stessi. La Sinfonia n. 9 in do maggiore “La grande” D. 944 rappresenta, quindi, una vera innovazione nelle ambizioni compositive schubertiane. Venne ritrovata nella sua forma completa ben undici anni dopo la morte del suo autore, da Schumann, nel 1839, ed eseguita a Lipsia sotto la direzione di Mendelssohn. Non sappiamo quasi nulla di quella prima esecuzione, ma quella diretta da Rustioni appare estenuante e particolarmente sincopata. Il direttore infligge i suoi tempi e sembra forzare la mano alla rigorosissima partitura esaltando, fin quasi allo svenimento, gli accenti drammatici e le forme liriche essenziali.
Al termine della rappresentazione il pubblico attendeva un bis che - a malincuore - non è arrivato. Al suo posto un trionfo, tributato dal pubblico barese che ha coinvolto talmente i professori dell’orchestra da indurre alcuni di loro a dimenticare l’etichetta. Infatti alcuni non hanno atteso che a cogliere gli applausi per primo fosse il primo violino e in un impeto di emotività si sono alzati in piedi.
Foto di Carlo Cofano

Docenti e discenti insieme per il Flash Mob in piazza ad Acquaviva Delle Fonti


Per un’ora il 22 novembre dalle 16.30 vicino alla cassa armonica, i professori e gli studenti dei Licei “Leonardo – Platone” di Cassano delle Murge, dei Licei “Canudo – Marone” di Gioia e dell’ITC “Colamonico” di Acquaviva daranno vita alla pacifica e singolare dimostrazione per dire “no” alle politiche del ministero che continuano a colpire la scuola.
Attraverso il flash mob la scuola esce dai luoghi istituzionali per informare e sensibilizzare i cittadini alle politiche sulla scuola che nulla hanno a che fare con crescita, formazione, merito,  ricerca, democrazia e cultura.
Le ragioni del “No” sono tante, si va dal bloccato ancora una volta del pagamento degli scatti di anzianità, alla cancellazione di circa 30 mila cattedre tra “spezzoni orario” e posti di sostegno, dopo la già pesante cancellazione di 87 mila posti in organico di diritto su tutto il territorio nazionale. Tale scelta del Ministro Profumo determinerà non solo il venir meno di decine di migliaia di contratti per i docenti precari altamente formati, ma anche la perdita di docenti di ruolo che saranno in probabile esubero. Lo scenario palesato nella scuola comporterà un’inevitabile dequalificazione della didattica. Le scuole dicono “no” anche  alla ex legge Aprea il D.D.L 953, che cancella la “Scuola della Costituzione”. Il disegno di legge che apre alla privatizzazione della scuola, è un vero e proprio progetto di riforma degli organi collegiali che ha lo scopo di inserire nella scuola finanziatori privati con un’inevitabilmente una “contaminazione” del piano dell’Offerta Formativa.

Il flash – mob, alla vigilia dello sciopero generale della scuola di sabato prossimo, è anche per dissentire alle scelte del ministro Francesco Profumo di riconvertire sul sostegno quei docenti in esubero e la “deportazione” di quegli insegnanti inidonei in ruoli amministrativi, come dettato dalla spending review. Col provvedimento del Governo Monti si lede la dignità dei lavoratori e si affossa il tanto evocato “merito”. Spazio anche al Concorsone previsto per quasi 12 mila posti vacanti, cattedre che già annualmente vengono occupate da docenti precari nominati dagli uffici scolastici di provenienza.
Il concorso di Profumo appare al mondo della scuola come una vera e propria manovra propagandistica che ha il solo intento di affossare il diritto al ruolo dei docenti precari ingabbiati nelle graduatorie ad esaurimento dopo anni e anni di supplenze, lauree abilitanti e concorsi, master e corsi di perfezionamento costosissimi.
In ultimo, i docenti e gli studenti rivendicano una scuola più sicura e senza “classi pollaio”. Proprio l’affollamento delle aule, provvedimento già attuato dalla riforma Gelmini, serve a fare risparmiare lo Stato sulle nuove assunzioni del personale docente, pur violando ogni più elementare norma sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.

18 novembre 2012

Reteos Berberian `The Armenian Jean Jacques Rousseau'

from site http://groong.usc.edu/tcc/tcc-20110502.html
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Reteos Berberian (1848-1907) is another outstanding intellectual and man of letters from the 19th century Armenian revival whose instructive legacy is fast being submerged in the global glut of modern throwaway culture.

This 1989 biography by A M Tevoyan (292pp, Yerevan) does something to recover him for us.
Born in Istanbul Berberian was gifted by nature with phenomenal talent and energy.
This he devoted totally to the education of Armenian children in the Ottoman Empire. To secure the best for them, at the highest available international standards, he set up his own school in 1876, the famous and highly prized Istanbul-based Berberian College that he ran until his death in 1907.

Berberian's stature among his contemporaries was tremendous. Vienna Mekhitarist Gabriel Menevishian proclaimed him `the Armenian Jean Jacques Rousseau' and the `constitutionalist of modern Armenian education.' Krikor Zohrab testifies to the democratic, popular quality of his work noting that `this one man with his own meager resources, educated more impoverished children than all other rich sponsors put
together.' A proponent of education for all Berberian also defended, albeit limited to the narrow domestic sphere, the rights of women to education.

The upbringing of a new generation was not however a purely private passion. Berberian's dedication was fortified by the place education and pedagogy occupied in his world-view. Of the Enlightenment tradition, for him education served a wider purpose than individual advancement alone.
It was also an essential condition for social advance, a guarantee of national progress and development.
Within these terms Berberian also rejected art for arts sake insisting on the social duty and responsibility of the artist and intellectual.
The educated individual had a duty to serve the people, to tend to, to advance and to protect the public interest. In the Armenian case education served to create a cadre capable of leading and revolutionizing life in the backward oppressive and stifling Ottoman Empire. Education and with it art and literature was the means to secure:

    `the death of ignorance, the annihilation of superstition, the elimination of inequality, the end of deprivation, the empowerment of the dispossessed and an end to the suffering of the weak'.

Belonging to an early, non-nationalist trend of the Armenian revival Berberian's ambition was the transformation and reformation of the Ottoman Empire. He aspired for a transnational democratic state that would enable Armenians to live equally and with dignity alongside all other nationalities.
Against the decrepit Ottoman Empire's feudal monopoly and privilege he vigorously propounded the virtues of the capitalist market and of free trade and competition that he considered indispensable for social and economic development.
Significantly in contrast to modern neo-liberalism Berberian's vision of capitalist society was almost social-democratic including as it does a state responsible for the welfare of the people as a whole and its impoverished and the dispossessed sections in particular.

Tevoyan pays especial attention to Berberian's remarkable and still readable philosophical writings and in particular to his passion for Kant.
We may question Kant's a-historical conceptions. But within the decaying Ottoman Empire and the backwardness of Armenian society Kant offered Berberian intellectual instruments to fashion his challenge.
Kant's philosophy after all expressed the ideal vision of the bourgeois man. Open to science and knowledge, he or she was simultaneously driven and guided by imperatives, by obligation, duty, responsibility and virtue that are shaped by and flow from our inner human essence.
In Berberian's case, coming as he did from an oppressed nation these qualities had in addition to their individual aspect, a defined collective, social and national expression.

There is no questioning of this presentation of Berberian's progressive vision, nor of the solidity of the man's erudition.
But there does lurk the suspicion that this biography goes a little too far in molding the protagonist into a more radical antagonist of backward Ottoman feudalism and its Armenian satellites than he actually was. But on the barricades Berberian certainly stood denouncing:

    `a clergy concerned solely with profit, the selfish rich, the official striving only after personal ambition and the venality of those who fashion public opinion.'


Berberian not only elaborated on such views he searched for agents to effect reforms and transformation. He sought to encourage an enlightening wing in the Armenian Church that he regarded as a central organizing force in Armenian society. In the service of consolidating an alliance between the Church's progressive wing and the newly emergent democratic intelligentsia - Chlingirian, Svajian, Dussap,Nalpantian and others - Berberian waged fierce battle against feudal obscurantism. Chilingirian is showered with praise


    `...for never wavering in frank and honest criticism of the moral degeneration of our elites'

One Tchamourgian however that `dark crow' of Ottoman and Armenian reaction is denounced for

    `...leaping upon and ripping to bits any dove he espies bearing good tidings.'

In the annals of Armenian history and Armenian thought Berberian's contribution remains significant. One of the most articulate representatives of the idea of history and progress in late 19th century Armenian society his thought was for its time deeply democratic, a sort of left-liberal, John Stuart Mill type enthused with notions of a liberal-democratic society serving and advancing the masses.
This 1989 representation of Berberian to a Soviet Armenia then in transition was perhaps a significant indicator of a socially responsible ideological trend within the modern Armenian intelligentsia.
Even in the rush to the global neo-liberal free market it attempts to fashion a vision of capitalist nation and state that would cater for the interests of the people.
Their ambitions for a democratic market society alas suffered rude defeat at the hands of the ruthless and selfish elite in the 1990s that had become the plaything of US, British and other foreign interests.
Still, with notions of the public duty and the collective good at its centre this particular Berberian is for all its limits a corrective influence to neo-liberal ideology that has proved so destructive for the common people throughout the world.

17 novembre 2012

Ձոն Սպարապետին - Dedicata allo Sparapet


Ձոն Սպարապետին

Դու, որ եկար մարտական, հույս, հավատի ոգով,
Դու, որ ելար հաղթական հայ բանակի երգով,
Կամքը քո՝ հայորդի` հաղթանակել, գործել, ապրել,
Խոսքը քո՝ հայորդի՝ մեր մայր հողին պաշտպան լինել:

Քո առջև, քո սուրբ անվան առջև Խոնարհվում ենք մենք,
Քեզ համար, փառք ու պատվիդ համար,
Քո զինվորներն ենք մենք։
Անսահման երազներիդ՝ զորեղ Տերը պահապան,

Սարը սուրբ, քեզ` մի վառվող կանթեղ, քո օրերի հավերժ վկան:
Քո աչքերում գարուններ, և քո սրտում կրակ,
Դու մի արծիվ երկնքում, խոսքդ` անվախ ու շիտակ,
Հայրենի՛ք, քեզ համար մեր սպարապետը հող դարձավ,
Հայրենի՛ք, քեզ համար մեր սպարապետն երկինք ելավ:

Քո առջև, քո սուրբ անվան առջև,
Խոնարհվում ենք մենք,
Քեզ համար, փառք ու պատվիդ համար,
Քո զինվորներն ենք մենք։
Անսահման երազներիդ՝ զորեղ Տերը պահապան,
Սարը սուրբ, քեզ` մի վառվող կանթեղ, քո օրերի հավերժ վկան:

Հայաստան` մեր ալեհեր հայրենիք, պարծության օրրան,
Մեզ համար, մեր գալիքի. համար
Հերոս որդիքդ երկինք ելան:


Allo Sparapet

Venivi dal combattimento, dalla speranza, dalla fede nello spirito,
Tu, la canzone dell'esercito vittoriano vittorioso,
La tua volontà, tuo figlio, per vincere, per agire, per vivere,
La tua parola, tuo figlio, per essere il nostro protettore.

Di fronte al tuo santo nome, ci inchiniamo davanti a te,
Per te, per gloria e onore,
Noi siamo i tuoi soldati.
Con i tuoi sogni infiniti, il potente Signore della guardia.

La montagna è sacra, tu una lampada ardente, 
un eterno testimone dei tuoi giorni.
Nei tuoi occhi c'è la primavera, e nel tuo cuore un fuoco,
Sei un'aquila nel cielo, la tua parola è senza paura e retta,
Patria, per te, il nostro comandante è diventato terra,
Patria per te, il nostro comandante è venuto in paradiso.

Di fronte a te, davanti al tuo santo nome,
Ci inchiniamo,
Per te, per gloria e onore,
Noi siamo i tuoi soldati.
Con i tuoi sogni infiniti, il potente Signore della guardia,
La montagna è sacra, tu una lampada ardente, 
un eterno testimone dei tuoi giorni.
Armenia: la nostra gloriosa patria, la culla della vanteria,
Per noi, il nostro futuro. 
Tuo figlio, tuo figlio, è salito in cielo.

16 novembre 2012

Riflessioni al di là dell'Ulivo [di Carlo Coppola]



Abbiamo cavalcato
la poesia, 
scavato alberi
e tappeti di calce.
Il tempo 
confonde pensieri grami
scorpora,
e sconfessa, ogni destino.
Metto al netto di me 
stesso il mondo,
mi privo poi dei miei pensieri.
Questo di tanta speme oggi ci resta.
Non vogliamo quello che non siamo.

Massacro di parole 
passa
per semi e segnali nel vento
lanciati in tracce
di insoliti respiri

15 novembre 2012

"Siamo Docenti non siamo delinquenti"



Ancora una volta il generale Fiorenzo Bava Beccaris ha mandato gli aguzzini di stato a caricare i lavoratori.
Era venerdì. S’andava via per l’atmosfera tepida come tanti punti interrogativi.
 Gli uni guardavano in faccia agli altri e tutti sentivano dell’inquietudine dell’Italia agitata dalla fame. Pavia come Sesto Fiorentino e come Soresina, aveva avuto i suoi ciottoli innaffiati dalla strage militare. Il povero Muzio Mussi, il figlio del vice presidente della Camera, era stato tramazzato al suolo a ventitre anni e la notizia angosciosa, propalata dai giornali, passava sui nervi della cittadinanza come una scarica d’indignazione. In mezzo alle piazze, lungo le vie, si temeva e si presentiva la fucilata. La conversazione sentiva del momento. 
Era una conversazione animata, concitata, che lasciava udire un po’ della campana a martello. La gente parlava a monosillabi tragici, coi gesti che facevano sobbalzare il pensiero, con l’atto finale della mano in aria che traduceva l’impotenza e la minaccia.
Nei sobborghi, dove è più fitta la popolazione operaia, sarebbe bastata un po’ di retorica calda per mettere sottosopra il sangue cittadino che spumeggiava nelle vene. 
Con tanta irritazione che si andava accumulando per i quartieri di ora in ora, a ogni telegramma che annunciava che il governo curava, dappertutto, lo stomaco vuoto con la balistite, Milano avrebbe avuto bisogno di uomini prudenti che avessero saputo, con dolcezza, togliere e non aggiungere combustibile alla catasta che aspettava lo zolfino.
Invece la metropoli lombarda ha avuto Vigoni, Negri, Minozzi, Prina, Winspeare e Bava Beccaris, regi lenoni che vedevano in ogni aggruppamento di operai masse di rivoltosi o di congiurati, imbecilli feroci che avrebbero livragato tutti coloro che non fossero caduti ai loro piedi a implorare la vita. Senza costoro, senza agenti di pubblica sicurezza, senza soldati, è certo che io non sarei qui a cucire insieme i brandelli sanguinolenti della pagina che ha iniziato le giornate di Bava Beccaris, il vecchio rimbambito che nasconde la testa nella sabbia come la testuggine per non udire le maledizioni che imperversano intorno al suo capo.
Alla mattina, come tutte le altre mattine, i grandi stabilimenti dei dintorni di Ponte Seveso, spalancarono i portoni e i proletari vi entrarono a frotte per non uscire che a mezzogiorno. Nelle fabbriche si era lavorato con disattenzione e si era chiacchierato molto sugli avvenimenti. 
In via Galilei, il contingente dei lavoratori, come il solito, ingrossava di minuto in minuto. Poiché vi si fermavano come negli altri giorni, quelli del Pirelli, quelli del Grondona, quelli dello Stigler, quelli del Vago, quelli dell’Elvetica e quelli di altri stabilimenti vicini, così non era una meraviglia se si vedeva in quella via e nelle adiacenze una massa nera di diecimila persone.

14 novembre 2012

Gianluca Fratellini, l’etica del lavoro passa per la 3D animation [di Carlo Coppola]

da http://www.lsdmagazine.com/gianluca-fratellini-letica-del-lavoro-passa-per-la-3d-animation/12330/

Gianluca Fratellini

Qualche anno fa mostrandomi un cortometraggio di animazione di circa 8 minuti, in una delle tante rassegne di cortometraggi estive che abbondavano, vivacizzando le estati pugliesi, il direttore di una di queste mi disse: “Tieni d’occhio questo giovane autore, ne sentiremo molto parlare in futuro”. Il cortometraggio in questione era un prodotto completamente diverso dagli altri presenti in rassegna, seppure inserito nella sezione del festival dedicata ai corti di animazione. Inoltre, cosa che mi apparve subito assai singolare, non si trattava di uno straniero o di un romano o di un milanese, come spesso accadeva nell’ambiente, ma di un ragazzo pugliese, di Modugno. Non mi era mai capitato di conoscerlo direttamente, anche se in qualche modo ne seguivo le gesta in giro per il mondo, forse perché egli è uno dei pochi autori pugliesi che non ha mai avuto titoli cubitali sulla stampa locale, servizi a reti unificate sulle televisioni a piccola o grande diffusione e, soprattutto, e non è mai stato spinto da una o dall’altra parte politica che sovrintendono alle sorti del mondo dell’arte in alcune regioni periferiche della penisola italica.
Si chiama Gianluca Fratellini, classe 1980, è un 3D Character Animator. E’ Italiano, pugliese, modugnese. Ha vinto il suo primo Oscar nel 2007 battendo il record stabilito da Orson Wells che lo vinse la prima vota a 28 anni. Questo dovrebbe bastare a farne un campioncino da strumentalizzare facilmente ma, per sua fortuna, da più di dieci anni vive all’estero, senza peraltro, dimenticare gli affetti e le origini. Negli ultimi due anni Fratellini ha lavorato per alcune delle maggiori società di animazione e grafica in 3D ed ha partecipato come Senior 3D Character Animator ad alcuni importanti successi del cinema mondiale. Il limite alla sua fama presso il grande pubblico – ma non di certo presso i più importanti addetti ai lavori del mondo – è che la sua attività è principalmente recepita, almeno in Italia, come un mestiere tecnico e quindi ancillare rispetto all’idea della cosiddetta “autorialità”, sintomo questo di una impropria interpretazione della poetica aristotelica. Questo peccato veniale del nostro cinema, è in realtà tipico di tutta l’arte europea, che, a dire il vero, ha guardato per troppo tempo ai cosiddetti tecnici con una sorta di sospetto, e con la spocchia di chi non riconosce loro un “valore creazionale”. Basti pensare che tutti amano Marcello Mastroianni, e pochissimi se non gli esperti di cinema conoscono suo fratello Ruggero, tra i grandi maestri del montaggio nel cinema italiano ed europeo di tutti i tempi. Nei paesi anglosassoni l’atteggiamento è un po’ diverso, il lavoro di squadra viene egualmente stimato e apprezzato, quanto quello autoriale del singolo “director” e a volte può anche capitare che un autore e regista siano meno noti del team a cui sono state affidate le sorti e le caratteristiche tecniche di un film.
Andiamo con ordine. All’età di 14 anni Gianluca Fratellini inizia ad occuparsi, per gioco, di grafica, smanettando con i programmi di grafica industriale nello studio paterno, e continuando a praticare la sua passione come poteva attraverso letture “matte e disperatissime”, quanto occasionali dei primi libri di grafica 3D. Dopo il liceo e, la poco professionalizzante, università italiana, che abbandona come molti genii a causa di una offerta formativa inadeguata alle sue aspettative, si trasferisce in Lussemburgo, dove la “Oniria Pictures”, dopo aver visto qualche suo lavoro su internet, lo invita a lavorare come animatore alla realizzazione di un lungometraggio animato in 3D, "Tristan Isolde".
Gianluca Fratellini
Di lì in poi la sua passione si trasforma in attività lavorativa sempre in crescendo. I primi tre anni in Lussemburgo gli servirono ad affinare le conoscenze tecniche e a perfezionare il mestiere presso alcuni dei pionieri delle medesima arte, fino a decidere di realizzare contemporaneamente il suo cortometraggio Life in Smoke - Una Vita in Fumo di 8 minuti, per dare ampio spazio alla sua creatività e dare forma alle mie idee. Il lavoro autoriale si compiva, quasi di nascosto, di notte, o nel tempo libero. L’idea era quella di creare qualcosa che potesse avere anche dei risvolti di utilità sociale, come la lotta al fumo attivo e passivo. Per realizzarlo Gianluca faceva appello alla sua creatività, ad un immaginario assai vasto, comprendente film di genere, documentari di Storia, e innovando e metabolizzando un ricco bagaglio culturale anche musicale, dagli anni ‘50 Cinquanta agli anni ‘90. Il risultato risente di letture e conoscenze che restano tutt’altro che superficiali, e che lasciano la traccia di uno scavo profondo. Si spazia infatti da A Christmas Carol di Charles Dickens alla produzione narrativa di Franz Kafka, primo fra tutti il racconto Das Unglück des Junggesellen che sembra, poi, il filo conduttore dell’intera vicenda di redenzione, passando per i film di guerra come The dirty Dozen di Robert Aldrich e Pet Cemitery, di Stephen King (libro e sceneggiatura) e Mary Lambert (regia cinematografica), dove sono sepolti, in qualche modo, anche alcuni parenti dell’autore. Tutt’ora questo cortometraggio continua a dare all’autore molte soddisfazioni e riconoscimenti in numerosi festival italiani ed europei per le capacità tecniche e le motivazioni sociali che ne sono alla base.

Dopo gli anni lussemburghesi Fratellini, è passato all’animazione in 3D per i videogiochi, lavorando a Montreal presso la “UBISOFT” in qualità di 3D Senior Animator e Supervisor Layout nel dipartimento delle Cinematiche ad alta risoluzione. Qui ha collaborato alla realizzazione di videogiochi come “Splinter Cell”, “Prince of Persia”, “Rainbow Six”, “Far Cry”, ed è diventato anche docente di animazione 3D - 2 Livello presso il Campus della UBISOFT.
Successivamente ha lavorato per il film Happy Feet realizzando il personaggio di “Mumble” (Oscar come miglior film d’animazione nel 2007) . Quello da lui creato era stato uno dei personaggi più amati dai film per grandi e bambini negli ultimi anni.

Gianluca Fratellini
Nell’ultimo biennio, dopo una parentesi spagnola, ha continuato attivamente con il cinema contribuendo a dare vita al personaggio di Paul nell’omonimo film diretto da Greg Mottola e scritto ed interpretato da Simon Pegg e Nick Frost. E’ una commedia, utilizza anche lo stile del meta cinema, in cui un alieno e un gruppo di terrestri ripercorrono parodicamente, durante la loro fuga, i cliché sui film di alieni da E.T. a X-Files fino alla risoluzione finale e all’abbandono della Terra da parte del simpatico omino grigio. E’ una pellicola gustosa e divertente in cui l’opera di Fratellini è stata indispensabile per la corretta interazione tra l’alieno Paul e la realtà circostante, come si può anche apprezzare dal making of disponibile on line.
Più di recente ha lavorato sempre come Senior 3D Character Animator al film Hotel Transylvania film d’animazione diretto da Genndy Tartakovsky. Il film, prodotto dalla Sony Pictures Animation per la Columbia Pictures, è stato distribuito anche in 3-D. Anche questo film è stato distribuito, in Italia, ed è disponibile nelle sale proprio in queste settimane.
Nel 2012 invece ha lavorato sempre in qualità di Senior 3D Character Animator a Epic pellicola di animazione che sarà presentata negli States a partire dal maggio 2013 e che promette di lasciare il pubblico col fiato sospeso, ed emozionare non meno di Avatar. Epic, è realizzato dalla “Blue Sky”, la medesima società che in passato ha realizzato l’intera saga della fortunatissima Era Glaciale.
Per la sua giovane età e per i ruoli di prestigio che ricopre in importanti aziende internazionali della animazione in 3 D, quando ritorna in Puglia, Gianluca Fratellini, viene spesso chiamato come testimonial di buone pratiche, etica e successo nel mondo del lavoro da Istituzioni scolastiche. Con il suo contributo e il suo esempio, infatti, tanti ragazzi, anche coloro che sentono stretta la tipologia di Istruzione presente in Italia, possono apprendere che i loro interessi, apparentemente anche solo personali e privati, hanno la dignità di divenire strade per il domani. In tutte queste attività occorre, come dimostra l’esempio di Gianluca Fratellini, coraggio, caparbietà e una grande dose di onestà intellettuale.

13 novembre 2012

Epistulae ad Lucilium 47

SENECA LUCILIO SUO SALUTEM DICIT

I. Libenter ex iis qui a te ueniunt cognoui familiariter te cum seruis tuis uiuere: hoc prudentiam tuam, hoc eruditionem decet. "Serui sunt". Immo homines. "Serui sunt". Immo contubernales. "Serui sunt". Immo humiles amici. "Serui sunt". Immo conserui, si cogitaueris tantundem in utrosque licere fortunae.

II. Itaque rideo istos qui turpe existimant cum seruo suo cenare: quare, nisi quia superbissima consuetudo cenanti domino stantium seruorum turbam circumdedit? Est ille plus quam capit, et ingenti auiditate onerat distentum uentrem ac desuetum iam uentris officio, ut maiore opera omnia egerat quam ingessit.
III. At infelicibus seruis mouere labra ne in hoc quidem, ut loquantur, licet; uirga murmur omne conpescitur, et ne fortuita quidem uerberibus excepta sunt, tussis, sternumenta, singultus; magno malo ulla uoce interpellatum silentium luitur; nocte tota ieiuni mutique perstant.
IV. Sic fit ut isti de domino loquantur quibus coram domino loqui non licet. At illi quibus non tantum coram dominis sed cum ipsis erat sermo, quorum os non consuebatur, parati erant pro domino porrigere ceruicem, periculum inminens in caput suum auertere; in conuiuiis loquebantur, sed in tormentis tacebant.


traduzione

1. Ho sentito con piacere da persone provenienti da Siracusa che tratti familiarmente i tuoi servi: questo comportamento si confà alla tua saggezza e alla tua istruzione. "Sono schiavi." No, sono uomini. "Sono schiavi". No, vivono nella tua stessa casa. "Sono schiavi". No, umili amici. "Sono schiavi." No, compagni di schiavitù, se pensi che la sorte ha uguale potere su noi e su loro.

2. Perciò rido di chi giudica disonorevole cenare in compagnia del proprio schiavo; e per quale motivo, poi, se non perché è una consuetudine dettata dalla piú grande superbia che intorno al padrone, mentre mangia, ci sia una turba di servi in piedi? Egli mangia oltre la capacità del suo stomaco e con grande avidità riempie il ventre rigonfio ormai disavvezzo alle sue funzioni: è più affaticato a vomitare il cibo che a ingerirlo.
3. Ma a quegli schiavi infelici non è permesso neppure muovere le labbra per parlare: ogni bisbiglio è represso col bastone e non sfuggono alle percosse neppure i rumori casuali, la tosse, gli starnuti, il singhiozzo: interrompere il silenzio con una parola si sconta a caro prezzo; devono stare tutta la notte in piedi digiuni e zitti.
4. Così accade che costoro, che non possono parlare in presenza del padrone, ne parlino male. Invece quei servi che potevano parlare non solo in presenza del padrone, ma anche col padrone stesso, quelli che non avevano la bocca cucita, erano pronti a offrire la testa per lui e a stornare su di sé un pericolo che lo minacciasse; parlavano durante i banchetti, ma tacevano sotto tortura.



12 novembre 2012

11 novembre 2012

Lettera di una professoressa ad MInistro della Repubblica Italiana


Stamani, a scuola, Liceo Forteguerri di Pistoia, la redazione di Uno mattina in famiglia, programma di Rai 1, ha contattato la nostra collega Antonella Brillante invitandola a partecipare in diretta alla puntata di sabato. 

Avendo letto la sua lettera al ministro Profumo, pubblicata dal blog di Panorama, i redattori Rai hanno proposto ad Antonella di confrontarsi con un funzionario del MIUR e di far conoscere il punto di vista degli insegnanti. 

Alle 14.25 la nostra collega è stata nuovamente contattata da Uno mattina e informata che il programma è saltato, semplicemente perché nessuno del Ministero ha accettato di confrontarsi in diretta con lei. 

Che vergogna!

Questo dimostra che il Ministro e i suoi sanno di essere in torto, temono un confronto con gli insegnanti e soprattutto hanno paura di far brutta figura. Per favore, che questa notizia sia diffusa, perché dà il polso della situazione 


Questo il testo della lettera della prof.ssa Antonella Brillante

Signor ministro, 

mi piacerebbe che questa mail arrivasse fino a Lei e non ad uno dei suoi segretari o membri del suo staff, per poterLe trasmettere, con le mie parole, tutta l'indignazione che provo per le Sue ultime dichiarazioni e per i provvedimenti che il Suo governo intende prendere riguardo alla scuola. 

Mi presento: mi chiamo Antonietta Brillante; sono dottore di ricerca in filosofia politica; ho ottenuto tre abilitazioni 
all'ultimo concorso indetto alla fine degli anni 90; sono entrata di ruolo nella scuola pubblica nel 2004 e attualmente insegno filosofia e scienze della formazione presso il Liceo Forteguerri di Pistoia. 

In base a quanto ho appena letto su alcuni quotidiani, Lei ha argomentato la proposta di portare a 24 ore settimanali l'attività di insegnamento dei docenti della scuola secondaria, sostenendo che "bisogna portare il livello di impegno dei docenti sugli standard dell'Europa occidentale". 


Mi chiedo e Le chiedo se Lei è mai stato in una scuola di un Paese dell'Europa occidentale, possibilmente del nord-Europa. E' un interrogativo che non mi pongo da oggi, ma che oggi, a fronte delle Sue ultime dichiarazioni, si fa più impellente ed esige una risposta precisa. Ebbene, io Le posso dire che ci sono stata. Quattro anni fa, sono stata in Danimarca, in un paesino dello Jutland, Skive, per due settimane. Ho accompagnato una classe ad uno scambio e, dal momento che insegno in un Liceo pedagogico, abbiamo visitato, full-time, per 14 giorni, scuole di ogni ordine e grado: dai Kindergarten ai Licei. Le posso anche dire che le nostre scuole, per quanto riguarda le strutture, i materiali didattici, gli spazi e i tempi della didattica, sono proprie di un Paese arretrato e sottosviluppato: e di questo, la responsabilità è di chi ha deciso, da vent'anni a questa parte che, prima, per entrare in Europa, poi, per far fronte alla crisi, bisogna tagliare la spesa pubblica, cioè la scuola, la sanità, le pensioni (sia mai le spese militari - vedi acquisto degli F 135 - o le missioni militari all'estero). 
Per inciso, "ricette" per le quali non è necessario un governo di "tecnici", né lo stipendio di ministro o di parlamentare: le saprei proporre pure io, che mi occupo di altro e ho ben altre competenze. 
A Skive mi sono resa conto che, per quanto riguarda il curriculum di studi e la didattica, con eccezione di quella che prevede l'uso di laboratori, noi non abbiamo niente da invidiare ai Paesi europei. Non solo il livello di preparazione dei colleghi danesi non era certo superiore al mio o a quello di molti colleghi italiani, ma ho anche rilevato che, per quanto riguarda lo studio analitico dei testi e delle fonti (siano essi letterari, storici o filosofici), mediante il quale gli alunni conseguono diverse competenze, molti docenti italiani potrebbero avere qualcosa da insegnare a quei colleghi. 
A Skive ho anche scoperto che i colleghi danesi, che lavorano 18 ore alla settimana, per un anno scolastico di 200 giorni, percepiscono uno stipendio medio di 3.000 euro (parlo di 4 anni fa), a fronte di uno stipendio, quale è il mio, di 1.380 euro , che tale resterà fino al 2017. Non solo: i colleghi di Skive, quando hanno compiti da correggere, inviano una copia in un ufficio a Copenaghen, che calcola il tempo medio di correzione per il numero di alunni e computa, su quelle basi, un compenso aggiuntivo. I docenti di Skive non devono controllare gli alunni durante i lunghi intervalli e neppure hanno l'obbligo di incontrarsi con i genitori, perché il rapporto privilegiato è quello diretto: docente-discente (unica eccezione: 5 minuti di colloquio a quadrimestre, concessi ai genitori degli alunni che frequentano il primo anno). Ministro, sono questi gli standard europei! 


Io sono un'ottima insegnante: non solo perché ho un livello di preparazione nelle mie discipline persino superiore a quello che è richiesto ad un docente di scuola superiore, ma perché ho la capacità - lo attestano i riconoscimenti degli ex alunni e delle loro famiglie - di coinvolgere gli studenti, di sollecitare la loro attenzione, il loro interesse e la loro curiosità. Sono una professionista e come tale voglio essere considerata e trattata. Questo significa anche, signor ministro, che io non lavoro 18 ore, perché, quando torno a casa, leggo, studio, mi auto-aggiorno; preparo nuovi percorsi didattici e di approfondimento adeguati alle classi nelle quali mi trovo ad insegnare, che sono diverse ogni anno, e per le quali è prevista, proprio dal Suo Ministero, una programmazione ad hoc . Correggo i compiti, tanti compiti e non faccio test a crocette, "a risposta chiusa", per i quali la correzione richiederebbe meno tempo e fatica, perché ritengo che con quei test i ragazzi imparerebbero poco e la stessa valutazione non sarebbe adeguata, ma propongo quesiti a risposte aperte e saggi brevi. 

E quando correggo, non mi limito a fare segni rossi, ma suggerisco alternative corrette. Ha idea di quanto tempo ci voglia? Io non sono un'eccezione tra i docenti della scuola italiana, perché, fortunatamente, le nostre scuole possono contare su una grande maggioranza di professionisti, che credono nel loro lavoro e lo svolgono con passione ed impegno. 

Quanto all'aumento delle ore di insegnamento: Lei sa cosa significa insegnare, cioè svolgere attività didattica per lo più frontale o lezione guidata, perché non abbiamo altri strumenti a disposizione, per 24 ore alla settimana? Lo ha mai fatto? Le posso dire una cosa: ho svolto diversi lavori prima di incominciare ad insegnare e nulla è più faticoso che guidare un gruppo di alunni sulla strada della conoscenza, del sapere. E' una fatica fisica e mentale. E quello che affermo non ha niente a che vedere con il problema della disciplina, con il fatto di dover alzare la voce per farsi ascoltare: un problema che non ho mai avuto, neppure quando svolgevo supplenze temporanee o insegnavo nella scuola secondaria di primo grado a ragazzini più piccoli. 


E a proposito di standard europei, signor Ministro, mi fa piacere informarLa che a Skive, e nelle altre scuole danesi che ho visitato, i miei colleghi non solo non hanno cattedre di formica verde, ma hanno un piccolo studio dove possono fermarsi, nelle ore libere tra un impegno e l'altro, e correggere compiti, studiare, riposarsi. Hanno in dotazione computer; hanno sale-professori attrezzate con cucine, salottini con tavolini e divani, distributori gratuiti di bevande calde e fredde. Vuole venire a Pistoia, signor ministro, a vedere che cosa ho a disposizione io, nella mia scuola, quando devo restare intere giornate, perché ho riunioni pomeridiane, e non posso rientrare a casa, non tanto perché la mia abitazione dista 40 km dalla scuola, ma perché il servizio di trasporti regionale è talmente disastroso sulla linea Firenze-Pistoia, che sono costretta a trascorrere intere giornate fuori casa? 

Venga, e le mostrerò volentieri la sala-professori, i bagni per gli insegnanti e, se vorrà vederli, anche quelli per gli studenti; se viene quando il freddo sarà arrivato, si copra bene, perché lo scorso anno, a gennaio, per diversi giorni, la temperatura, nelle aule, non superava i 10°. Le mostrerò volentieri le lavagne di ardesia, dove tento di presentare mappe concettuali con gessi talmente scadenti che le cimose polverose non riescono a cancellare i segni. Le mostrerò le poche aule che hanno carte geografiche degne di un mercato del modernariato e quelle invece ancora più spoglie, dove, però, può darsi che penzoli un crocifisso privo di una gamba o di un braccio. 
Lei afferma che i soldi risparmiati aumentando le nostre ore di lezione, cioè impiegando meno personale docente e aggravando le difficoltà di una scuola già stremata, verranno investiti in futuro per creare scuole di standard europeo. Non le credo. Sono false promesse e pure offensive per chi nella scuola pubblica lavora e per chi crede nella sua funzione e importanza. Se quella fosse stata la Sua intenzione e l'intenzione del Suo governo, avreste dovuto cominciare perlomeno a darci dei segnali nel corso di questi mesi: non solo questi segnali non ci sono stati, ma quelli che abbiamo visto e vediamo vanno in direzione opposta: l'affossamento e la distruzione della scuola pubblica (per non parlare dell'università). 


Il demagogismo non mi attira, né mi attraggono le pulsioni anti-casta. Eppure, signor Ministro mi sento di dirLe che Lei, come molti uomini e donne che hanno responsabilità politiche, siete, parafrasando il titolo di un bel libro di Marco Belpoliti, "senza vergogna": ed è ora, invece, che la vergogna venga riscoperta come virtù civile, e diventi il fondamento di un'etica pubblica, per un Paese, la cui stragrande maggioranza di cittadini e di non-cittadini non merita di essere rappresentata e guidata da una classe politica e "tecnica", ammesso che questa parola abbia un senso, weberianamente miope, non lungimirante, sostanzialmente incapace di pensare all'interesse pubblico e di agire per esso. 

10 novembre 2012

C'è bisogno di Mediterraneo



C'è bisogno di Mediterraneo,
C'è bisogno di ritrovare le nostre mitiche origini,
C'è bisogno di correre attraverso spiagge assolate e incontaminate. 
Nessun grido che squarci la nostra mente.
Abbiamo bisogno d' essere Greci 
d'essere Armeni antichi,
d'essere mitici 
abbiamo bisogno di sogni.

Chi fabbrica i sogni è spesso considerato un pazzo, ma chi sogna i sogni suggeriti da chi li fabbrica si considera savio, un vincente. L'umanità è fatta di sogni sognati, di voci gridate da altri, da passi detti da milioni di uomini prima di noi. 
I grandi economisti e banchieri derubricano il mondo imponendo come unica logica il danaro. Il resto è pensiero debole, sogno.
La gara fra i fabbricanti di sogni è spietata, ciononostante ci si incupisce cercando di non venir meno al dovere interiore di produrre i sogni. 
Fui un sognatore, un manipolatore di ombre. Ora ad una finestra con lo sguardo perso nel vuoto, ad insegnare cosa a chi non vuole apprendere nulla.
Strano il mio destino, una missione di fede, che a pochi interessa ma io continuo e combattere come una personale lotta educativo.





09 novembre 2012

Difendiamo l'identità meridionale!




" Napole Napole, donna bella,
 l'he perduta la chianella...
 La chianella, la corona, al re di Francia e d'Aragona,
 La chianella, la fantasia, al re di Spagna e di Turchia. 
Napole Napole, donna bella, senza chianella...
 Napole Napole, bella sirena, la luna chiena, la luna nova,
Ogni soldato ci fa la prova... "

 (dal "Coro dei Soldati", Nuova Compagnia Di Canto Popolare, "La Gatta Cenerentola", 1976)



 Anche la Lega ammette che Donatella Galli, madre di due figli, nella sua pagina di Facebook ha scritto le frasi «Forza Etna, forza Vesuvio, forza Marsili», accanto all’immagine di un’Italia priva del Sud trovata in rete.

 E sottolinea che la Galli ha agito con molta leggerezza, con luoghi comuni sui vulcani, inammissibili soprattutto per un amministratore pubblico. Insieme all’azione penale l’avvocato Angelo Pisani annuncia anche una maxi causa civile ed una richiesta risarcitoria a tutela dei diritti personali e d'immagine dei napoletani.
Ci hanno unito allo Stato Piemontese con una falsa Unità d'Italia e poi da un essere del genere ci dobbiamo anche far offendere?
 Ma da dove viene? Chi è? 
e soprattutto perché la fanno ancora parlare?  La tizia si fa troppi spritz, manda giù troppi grappini? Lei vive in un posto che fa schifo anche ai cani, dove non si conosce la luce del sole, dove i vicini di casa ammazzano altri vicini, bambini di pochi mesi e le nonne.... 
Ma di chi o soprattutto di quale essere antropomorfe stiamo parlando? 
E' un sogno orrendo una vergogna assoluta, una situazione da marciapiede, perché Cesare Lombroso non studia questa gente? 
 Ah, già, è morto, non può studiare più nulla, semmai abbia studiato qualcosa! Nessuna vagonata di letame basterà mai a sotterrare questa donna, se appartiene alla Razza Umana, al genere femminile, senza offesa al "genere", al sesso, e al numero. 

 Bacco amò le colline del Vesuvio più di quelle native di Nis e persino Cristo pianse di meraviglia alla vista del Golfo di Napoli; lacrime versate invano, quel vino frutto di quella passione e amore divini è oggi “lacrime amare”.

Firmato il Memorandum di intesa tra Golden Apricot Festival di Yerevan e il Sudestival

D'ora in poi, il Golden Apricot Yerevan International Film Festival avrà una finestra  all'interno del Sudestival  di Monopo...

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