"Nor Surhandak" è il blog del Centro Studi "Hrand Nazariantz". Questa Associazione Culturale ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico e nei suoi rapporti internazionali e con l'Italia in particolare.

30 aprile 2011

Passione (Bovio - Tagliaferri - Valente)



Cchiù luntana mme staje,
cchiù vicina te sento...
Chisá a chistu mumento
tu a che pienze...che faje!...

Tu mm'hê miso 'int''e vvéne,
nu veleno ch'è doce...
Comme pesa 'sta croce
ca trascino pe' te!...

Te voglio...te penzo...te chiammo...
te veco...te sento...te sonno...

E' n'anno,
- ce pienze ch'è n'anno -
ca st'uocchie nun ponno
cchiù pace truvá?...

E cammino, cammino...
ma nun saccio addó' vaco...
I' stó' sempe 'mbriaco
e nun bevo maje vino...

Aggio fatto nu vuto
â Madonna d''a neve:
si mme passa 'sta freve,
oro e perle lle dó'...
br />

26 aprile 2011

Omaggio a Elpidio Jenco



Mattuttino

Con la novella gioia dei redi
liberati alla pastura,
oggi i colli affondano i piedi
in prati di chiara frescura.

Cadenze d'azzurri massicci
da ritmi di vette ondulati
fanno argine alle stese dei grani primaticci
di danze di greppi incantati.

Un rigo di suono, una vena
come un flauto che s'ombra e riluce,
tutti grazia nell'aria serena
quei cori di monte conduce.

M'ascolto: che il magico sprillo
di musiche d'acque cangianti
che regge la larga armonia,
l'ho dentro, lo sento: è il tuo trillo,
divin rusignolo che canti
nella selva dell'anima mia !
(Da Marsilvana, Siena, Maia).

METRO: Versi liberi con vario intreccio di rime.

22 aprile 2011

Pasqua di Resurrezione 2011


lo staf di Neratzoula Arts & Performances
(neratzoula.blogspot.com)

Augura a tutti gli amici e visitatori

FELICE PASQUA

di Resurrezione, di Chiarificazione, di Pace, di Amore



e ricorda il 96° anniversario del Genocidio del Popolo Armeno

KRISTOS HARIAV I MERELOTS

18 aprile 2011

Habemus Papam di Nanni Moretti: la risposta italiana ad Angeli e Demoni e non solo


da http://www.lsdmagazine.com/habemus-papam-di-nanni-moretti-la-risposta-italiana-ad-angeli-e-demoni-e-non-solo/7259/

moretti

“Cambia el clima con los añoscambia el pastor su rebañoyasí como todo cambiaque yo cambie no es extraño….” Canta così Mercedes Sosa nell’ultimo film di Nanni Moretti ed è questa forse la chiave di lettura dell’intera pellicola. Sentiamo di definirla un capolavoro contro ogni polemica. Anche chi non ama il cinema del girotondista più famoso d’Italia può trovare in questo singolare lavoro molti spunti di riflessione intorno all’uomo contemporaneo e all’essenza. La prospettiva di fede è totale dall’inizio alla fine e pervade ciascun frame del film. La Chiesa è dipinta come madre che accoglie tutti coloro che si rivolgono ad essa o che vi entrano in contatto ed essa si propone come una risolutrice delle difficoltà di tutti coloro che si pongono al suo interno. Essa si mostra comprensiva contro ogni evidenza, umile straordinariamente e meravigliosamente vitale anche nei confronti dello sconvolgimento personale di un Pontifex Romanus che appena eletto non si sente all’altezza del suo ruolo di pastore e fugge via. Non è la storia di papa Celestino V, come lo stesso Moretti fece rilevare nel tentativo di occultare la trama del film, costretto ad abdicare per infinite ragioni alcune delle quali mai del tutto chiarite, ma l’ipotesi contemporanea dello sconvolgimento personale di un uomo scelto per il ruolo più importante della cristianità e che umanamente confessa di non farcela. E’ un film sulla umanità delle gerarchie ecclesiastiche, nel rispetto dei ruoli, psicanalisi e fede si studiano a vicenda si stuzzicano giocano, scambiandosi i ruoli, un po’ sospettose l’una dell’altra, consce fino in fondo dei loro limiti, nella perfetta convinzione di aver fede solo in se stessa, ma non sottraendosi mai al dialogo. Non ci troviamo – come molti vorrebbero farci credere – davanti ad un film blasfemo o anti-cattolico, ma semplicemente in un’operazione che scherza su tutto ciò su cui è lecito scherzare - perché come ribadisce anche la Tosca di Puccini - “scherza coi fanti ma lascia stare i santi!”. I santi chiaramente, in questa prospettiva laica, comunque di rispetto per la Chiesa e per la Fede altrui, non possono essere coloro che fanno i miracoli ma i sant’uomini, i più buoni di tutti, i giusti tra gli uomini. Una prospettiva tipica della cultura cristiana orientale in cui ogni implorazione di bontà veniva riconosciuta degna di onore tanto da Dio quanto dagli uomini e per questo esaudita. Per questo il collegio cardinalizio del film di Moretti è fatto tutto di uomini pii, che agiscono in obbedienza allo Spirito del loro mandato. Eligendo Romano Pontefice, nessuno chiede per sé il Soglio di Pietro, anzi tutti coloro che sono favoriti pregano, come nell’Orto del Getsemani, che da loro venga allontanato il calice del Pontificato, per estrema umiltà.  Qui si conclude la prima parte del film per proseguire nella seconda incentrata soprattutto sull’umanità e sul grido sconvolgente del Papa neo eletto che si rifiuta di affacciarsi al balcone, tra lo sgomento dei cardinali e della folla astante.  Cerimonieri di tutta l’operazione sono il responsabile della sala stampa vaticana (Jerzy Stuhr), il Decano del Collegio Cardinalizio (Renato Scarpa) accanto ai quali spicca la figura di uno sgangherato giornalista del TG2 interpretato dall’ottimo Enrico Ianniello. A partire da questo punto la pellicola assume toni di farsa, imitando e sbeffeggiando in più di un tratto il film di Ron Howard “Angeli e Demoni” incentrato tutto sulla morte di un papa e sull’elezione del suo successore. I toni rocamboleschi della si accendono soprattutto nella riunione della Security Vaticana in cui un bravissimo Tony Laudadio imita alla perfezione, in maniche di camicia, Pierfrancesco Favino, programmando il percorso di uscita in incognito del Papa dal Vaticano. ll gioco delle citazioni che Moretti compie non risparmia nessuno e comprende molti registi italiani e stranieri tra i principali Michael Anderson regista dell’Uomo venuto dal Kremlino in cui il metropolita Kiril Lakota, arcivescovo di Leopoli, viene eletto Papa e sente strette tutte le imposizione che gli giungono dalla curia romana, accanto a questa Moretti cita Ferzan Özpetek in un gioco di reciproci rimandi quando la guardia svizzera messa nelle stanze vaticane a simulare la sagoma del Papa, bivacca con ogni sorta di cibo compresi i pasticcini e tanto cari al regista turco e muove le tende degli appartamenti pontifici guardando dalla finestra che è siaFinestra di fronte che, hitchcockianamente, Finestra sul cortile.Evidentissimi sono, poi, i riferimenti a due capolavori del cinema italiano, presenti nella terza parte diHabemus Papam. ll primo è nei confronti di Teatro di guerra. Nel passaggio in cui quando gli attori provano a teatro, il papa assiste in incognito alle prove e tutta la scena è ripresa dal punto di vista degli attori sul palco in modo molto simile a come fece Mario Martone nel 1998 per giunta Moretti utilizza un attore presente proprio in quella pellicola, il bravissimo Roberto De Francesco. Ultimo riferimento è infine a Senso di Luchino Visconti sempre nel teatro ma questa volta la sera della prima, quando i cardinali cercano con un imponimento di costringere il Papa a rivelare la propria identità. I cardinali irrompono tutti nel teatro ordinatamente e la macchina da presa indaga con movimento circolare la perfetta disposizione dei prelati che sfoggiano le loro sfavillanti mantelle rosse.

13 aprile 2011

Il Re del Mondo [omaggio a René Guénon e Giuni Russo]



Strano come il rombo degli aerei
da caccia un tempo,
stonasse con il ritmo delle piante
al sole sui balconi...
e poi silenzio... e poi, lontano
il tuono dei cannoni; a freddo...
e dalle radio dei segnali in codice.
Vn giorno in cielo, fuochi di Bengala...
Ia Pace ritornò
ma il Re del Mondo,
ci tiene prigioniero il Cuore.
Nei vestiti bianchi a ruota...
Echi delle Danze Sufi...
Nelle metro giapponesi, oggi,
macchine d'Ossigeno.
Più diventa tutto inutile
e più credi che sia vero
e il giorno della Fine
non ti servirà l'Inglese.
...E sulle Biciclette verso Casa,
la Vita ci sfiorò
ma il Re del Mondo
ci tiene prigioniero il Cuore.

12 aprile 2011

Inno Nazionale del Re delle Due Sicilie



Iddio preservi il Re
per lunga e lunga età
come nel cor ci sta
viva [Fernando] il Re!
Iddio lo serbi al duplice
trono dei Padri suoi
Iddio lo serbi a noi!
viva [Fernando] il Re!

----Traduzione-----

God preserve the King
for long and long ages
as there is in my heart
alive [Fernando] the King!
God preserve him for the double
throne of his fathers
God preserve him to us!
alive [Fernando] the King!

09 aprile 2011

La Cumparsita cantata da Tito Schipa



La comparsa de miserias sin fin desfila en torno de aquel ser enferno que pronto ha de morir de pena.
Por eso es que en su lecho solloza acongojado recordando el pasado que lohace padecer.
Abandonò a su viejita
Que quedò desamparada, Y loco de pasiòn, Ciego de amor,
Corriò Tras de su amada,
Que era linda, era hechicera,
De lujuria era una flor,
Que burlò su querer Hasta que se cansò Y por otro lo dejò.
Largo tiempo Despuès, cayò al hogar Materno.
Para poder curar Su enferno Y herido corazòn.
Y supo Que su viejita santa, La que èl habia dejado,
El invierno pasado,
De frio se muriò,
A lo triste de su suerte, Ansioso espera la muerte, Que bien pronto ha dellegar.
Y entre la triste frialdad
Que lenta invade el corazon Sintiò la cruda sensacion De su maldad.
Entre sombras Se le oye respirar Sufriente,
Al que antes de morir Sonrie, Porque una dulce paz le llega.
Sintiò que desde el cielo La madrecita buena Mitigando sus penas Sus culpas perdonò.

-------- Traduzione ---------------

Il corteo carnevalesco di miserie senza fine attorno a quel essere enferno è presto per morire di dolore.
Ecco perché a letto ricordi il cuore spezzato dai singhiozzi che lohace soffrire. Ha lasciato la sua vecchia
Che si sente impotente, e folle passione, l'amore cieco,
Ran dopo il suo amato, che è stato bello, era una strega, era un fiore di lussuria, che prende in giro il suo desiderio di essere stanco e l'altro lasciato.
Molto tempo dopo, caduto a casa di sua madre.
Per guarire il suo cuore ferito e enferno.
E sapeva che la sua santa vecchia, che aveva lasciato, lo scorso inverno
Morto di freddo, per la tristezza del loro destino, desideroso della morte in attesa, che ha presto dellegar.
Tra la freddezza triste che invade lentamente il cuore sentivo la sensazione prime della sua malvagità.
Sente le ombre respirare sofferenza, prima di morire in quel sorriso, per una pace dolce va.
Si sentiva dal cielo La buona madre poco attenuanti la pena perdonò i suoi peccati.

04 aprile 2011

Dicitencello Vuje (Fusco - Falvo)



Dicitencello a 'sta cumpagna vosta
ch'aggio perduto 'o suonno e 'a fantasia...
ch''a penzo sempe,
ch'è tutt''a vita mia...
I' nce 'o vvulesse dicere,
ma nun ce 'o ssaccio dí...

'A voglio bene...
'A voglio bene assaje!
Dicitencello vuje
ca nun mm''a scordo maje.
E' na passione,
cchiù forte 'e na catena,
ca mme turmenta ll'anema...
e nun mme fa campá!...

Dicitencello ch'è na rosa 'e maggio,
ch'è assaje cchiù bella 'e na jurnata 'e sole...
Da 'a vocca soja,
cchiù fresca d''e vviole,
i' giá vulesse sèntere
ch'è 'nnammurata 'e me!

'A voglio bene... .......................... Na lácrema lucente v'è caduta...
dicíteme nu poco: a che penzate?!
Cu st'uocchie doce,
vuje sola mme guardate...
Levámmoce 'sta maschera,
dicimmo 'a veritá...

Te voglio bene...
Te voglio bene assaje...
Si' tu chesta catena
ca nun se spezza maje!
Suonno gentile,
suspiro mio carnale...
Te cerco comm'a ll'aria:
Te voglio pe' campá!...

Un referendum popolare potrebbe risolvere la trappola di Amulsar?

Le recenti tensioni pubbliche sull'operazione di Amulsar sono state attribuite a dichiarazioni definite incoerenti da parte delle au...

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