è un'Associazione Culturale. Ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico.

12 ottobre 2011

Una Parabola kafkiana

Un giorno disquisivo di Pasolini in un corridoio! 
Senza rendermene conto mi ritrovai davanti alla porta di uno studio. 
Non lo sapevo ma dentro lo studio c'era un noto  esperto, a detta dei suoi adepti, dello stesso Pier Paolo.
L'uomo, pur avendo la porta chiusa, si sentì oltraggiato del mio tanto parlare a suo dire a sproposito. 
Seppi, anni dopo, che quel giorno avevo perso la mia, non tanto florida, carriera.

11 ottobre 2011

Di Voce in Voce, terza edizione: ottimo bilancio per la rassegna dei Radicanto

da http://www.lsdmagazine.com/di-voce-in-voce-terza-edizione-un-ottimo-bilancio-per-la-rassegna-dei-radicanto/8594/
Di Voce in Voce
Si è conclusa domenica 9 ottobre nel migliore dei modi la terza edizione della rassegna “di Voce in Voce” organizzata e promossa dall’Associazione Culturale Radicanto. Le quattro serate interamente dedicate all’esplorazione di panorami sonori della tradizione e della contemporaneità sono state legate anche quest’anno da un comune denominatore la voce non solo come mezzo ma come strumento fra gli strumenti, mai spocchioso, ma primus inter pares. Il pubblico presente alla Vallisa di Bari dal 6 ottobre ha potuto gustare voci complete ed ineffabili, affilata come un bisturi, che quassano l’anima come quella di Fabrizio Piepoli, protagonista di due progetti presentati in questi giorni (“ERA E NON ERA” di SAS THAJ NA e “BELLAVIA” dei RADICANTO), voci calde e mediterranee, capaci di dischiudere mondi sovraesposti alla luce come quella di Maria Giaquinto (apprezzatissima anch’ella in due progetti “MAREE” dei CASA ROSADA e “BELLAVIA” dei RADICANTO).
Tanti i protagonisti di eccezione di livello internazionale fra tutti venerdi 7 ottobre Lucilla Galeazzi, reduce da una tournée in Francia conclusasi a poche ore dl concerto barese dedicato al primo vero spettacolo di musica folk italiana, “Bella Ciao”, che vide la luce nel 1964 al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1964. Sabato 8 ottobre Pino De Vittorio, considerato uno dei più importanti ricercatori della musica popolare italiana negli anni Settanta e protagonista di alcune delle più importanti opere del maestro Roberto De Simone, ha proposto al pubblico barese una antologia della tradizione musicale salentina e garganica. Allo stesso modo Aronne Dell’Oro folksinger di indubbio talento ha riproposto alcuni brani del panorama musicale salentino e partenopeo, interpretati con gusto e tecnica tali da scaldare il cuore nella fredda serata del 9 ottobre.
Menzione particolare meritano i progetti nati all’interno della sempre più grande “famiglia” dei Radicanto.SAS THAJ NAS è un trio, composto da Marinella Dipalma, Fabrizio Piepoli e Francesco De Palma, che ha proposto il suo progetto d’esordio dal titolo “Era non era”. Si tratta di un vero e proprio viaggio di musica e parole, tre narrazioni, fiabe e leggende nere della tradizione orale di tutto il mondo. Il minimo comune denominatore di SAS THAJ NAS, ci spiega l’eclettico Francesco De Palma, è da ricercarsi in quella zona profondamente dark dell’anima presente in tutti e tre i protagonisti dell’evento/performance, che a nostro avviso meriterebbe una maggiore attenzione e incentivazione alla ricerca artistica.
TABULÈ, gruppo composto da Claudio Prima, Giuseppe De Trizio e Fabrizio Piepoli, individua e percorre territori sonori cari alla tradizione popolare, ripercorsi e reinterpretati da tre indiscussi protagonisti della scena musicale pugliese. La magia delle sonorità proposte rende assoluti e innova tutti i brani offerti al pubblico fino tocco al magistrale, da atleta e da fuoriclasse di Fabrizio Piepoli che ha esaltato, con una folgorante esecuzione, “Cu ti lu dissi” di Rosa Balistreri.
CASA ROSADA è anch’esso un progetto di trio che vede la presenza di Maria Giaquinto, Giuseppe De Trizio e Adolfo La Volpe. Maria Giaquinto cantante e attrice, individua e ci accompagna nel Sud assolato, dai colori e dai sapori antichi. Le visioni e i profumi di un mezzogiorno che non vuole essere lo stereotipo di se stesso, vengono evocate con la forza dei suoni che sorgono dalla terra, dalle pietre, dal mare. Le esecuzioni sono impeccabili e un filo di commozione attraversa il pubblico quando la Giaquinto, dall’inconfondibile eleganza, intona “Indifferentemente” di Salvatore Mazzocco (musica) ed Umberto Martucci (testo). In quel momento accade qualcosa di sottile e di impalpabile ma di concretamente percepibile: l’anima della canzone napoletana d’autore prende il sopravvento. Sergio Bruni è stato evocato! Sembra egli stesso incontrare, almeno per un istante, le tensioni drammatiche di Raffaele Viviani ed applaudire anch’egli una interpretazione degna di essere incorniciata e consegnata alla posterità.
BELLAVIA è l’ultimo progetto dei Radicanto che nella attuale formazione stabile comprende: Maria Giaquinto (canto), Fabrizio Piepoli (canto, basso elettrico); Giuseppe De Trizio (chitarra classica), Adolfo La Volpe (chitarra elettrica), Francesco De Palma (percussioni).      Si tratta di un lavoro di grande maturità, nel quale personalità assai complete della scena musicale nazionale rientrano, costituendo, pienamente, una unità in cui nessuno prevale e tutti assieme sono capaci, con le proprie peculiarità, di far innamorare di sé il pubblico. Piepoli e De Trizio sono indubbiamente due virtuosi che sanno però, perfettamente, porsi in ascolto. A tratti Giuseppe De Trizio sposa il ruolo di maestro concertatore, a tratti è la voce di Fabrizio Piepoli a dominare la scena, ma la bellezza di questo gruppo e la principale caratteristica che lo distingue dalla maggior parte dei loro simili è che qui non ci sono gregari. Ognuno di loro è un frontman! La qualità artistica è altissima, quella delle emozioni suscitate fa tremare ed emozionare l’uditorio .
Gli arrangiamenti sono pressoché perfetti. Il livello della produzione che i Radicanto hanno raggiunto con Bellavia, merita di proiettarli su una scena internazionale. Sono musicisti mediterranei, in grado di affrontare tutti gli aspetti della miniera d’oro che è la musica mediterranea. Con Bellavia danno prova certa di saper scandagliare e ricostituire la tradizione sia in senso diacronico che sincronico, cosa mirabile e unica nei gruppi di derivazione folk, e ancora più rara nella musica italiana contemporanea. Non restano neppure un istante abbarbicati al passato, a cui sarebbe facile strizzare l’occhio, si rivolgono al presente aggiungendovi un po’ di passato prossimissimo (rileggendo ad esempio Enzo Del Re di cui furono estimatori ed amici ben prima della recente e tardiva riscoperta), così facendo gettano le basi per una nuova tradizione, che sa di vero post-moderno, e generano essi stessi una possibile contemporaneità.
Questa è stata in sintesi la terza edizione “Di Voce in Voce”. A collaborare alla buona riuscita dell’evento hanno contribuito fra gli altri Angelo Amoroso D’Aragona e Annalisa Colucci, che hanno realizzato le riprese video dell’intera manifestazione. Nella medesima occasione Angelo Amoroso D’Aragona ha presentato anche l’iniziativa  “ “Io e la mia Sedia”: UN DOCUMENTARIO IN CROWDFUNDING ” tesa a sviluppare un circuito di distribuzione indipendente unico nel suo genere per il documentario da lui stesso realizzato dedicato ad Enzo Del Re (info http://ioelamiasedia.blogspot.com/) .

Hrand Nazariantz, la storia di un uomo unico vissuto nel Sud

tratto da LSDMagazine diretto da Michele Traversa
Viveva a Bari, fino alla fine degli anni ‘50 un vecchio che tutti definivano ‘il poeta’. Era alto e magro e aveva un volto antico e sapienziale che riempiva d’oriente le strade del centro della città. Il quadrilatero murattiano lo conosceva bene ed egli sapeva a memoria le strade, i luoghi di ritrovo, in particolare il caffè Sottano di don Arnaldo Scaturchio e poi il caffè Stoppani, ritrovo intellettuale dei Baresi. Era quello il luogo in cui si incontravano personaggi come Giovanni Colamussi, Gaetano Savelli, Gino Montella, Domenico Mirenghi, Pierino Marengo, Michele Pellecchia, Renato Prisciantelli, Francesco Babudri, Mario Prayer e tanti altri che oggi sono solo nomi poco o nulla ci dicono della vita di pensiero e di azione a Bari. Era nato a Üsküdar sobborgo di Costantinopoli nel gennaio del 1886, da famiglia alto borghese, suo padre Diran Nazariantz, “oratore, patriota dagli occhi verdi” era deputato dell’assemblea nazionale armena per il distretto di Kumkapi ed proprietario di una azienda affermata nella produzione di tappeti e merletti, che dava lavoro a circa duemila operaie, e si estendeva tra i quartieri di Üsküdar, Kumkapi, Kadıköy. Hrand si era formato in patria presso il Collegio Berberian, poi a Londra e a Parigi dove conobbe quella che sarebbe diventata sua moglie una affascinante cantante lirica di Casamassima in provincia di Bari, Maddalena De Cosmis. Dopo gli anni passati nelle capitali europee fece ritorno a casa pieno di idee innovative sulla letteratura e notevoli soluzioni politiche per il proprio popolo e per la minoranza armena di cui faceva parte. Tale ritorno era destinato a non essere definitivo ma solo una stasi apparente prima di una nuova ripartenza. Negli anni in cui fu a Costantinopoli partecipò alla fondazione di numerose riviste e cenacoli letterari come quello armeno/turco sorto intorno alle riviste «Surhantag», «Biwrakn» e «Nor Hossank» e ad altre iniziative editoriali collaborò attivamente con elzeviri e poesie tra queste le più importanti furono «Beguin» e «Ararat».A partire dal 1911 iniziano i rapporti epistolari con alcuni dei più importi intellettuali europei dell’epoca Filippo Tommaso Marinetti, Gian Pietro Lucini, Libero Altomare e si impegna, con saggi e traduzioni in lingua armena, a diffondere assieme a quella di Corrado Govoni e Enrico Cardile la loro opera poetica nel quadro di una più ampia opera di svecchiamento della letteratura in lingua armena. Anche per questi motivi che vengono considerati antipatriottici e anti-nazaionali dai Turchi, nel 1912 viene condannato a morte da un tribunale dell’Impero Ottomano  in disfacimento, si rifugia nel Consolato italiano di Costantinopoli e in tutta fretta sposa Lena. Il matrimonio ha luogo il 10 febbraio 1913, dopo di che si reca esule a Bari. Giunto in Italia, intensifica i rapporti sia con esponenti della diaspora armena, che con protagonisti della cultura italiana, francese ed inglese, recandosi anche all’estero per motivi di studio e forse di diffusione della propria cultura.In Italia fece vari mestieri ma quello che predilesse fu l’incarico di docente di lingua francese e inglese presso l’Istituto Tecnico, Nautico, e Professionale di Bari, ma a questo posto di lavoro dovette rinunciare con l’avvento del fascismo. L’attività di Nazariantz a partire dagli anni Venti era destinata ad intensificarsi non solo in campo ambito letterario. Fallito il matrimonio con la De Cosmis anche a causa della propria e continua infedeltà, che ne caratterizzò la vita sentimentale fino agli ultimi anni, già nel 1924 con l’aiuto di numerosi benefattori e del “Comitato Barese Pro Armenia” riuscì a portare a Bari circa duecento armeni profughi raccolti nei campi di accoglienza di Corfù e scampati al genocidio. Nel 1926 sulla via di Capurso, attuale via Amendola, sorse il Villaggio Nor Arax. Questo ambiente di cui oggi ancora numerose sono le tracce era costituito da una vecchia villa di campagna e da alcuni padiglioni prefabbricati dati dall’Austria in conto danni all’Italia e in questo luogo del tutto indipendente dalla città vissero e lavorarono fino a 300 persone. Nel villaggio sorgeva anche una fabbrica di tappeti di grande pregio che rivestirono anche gli interni del treno reale di Vittorio Emanuele III.A Bari collaborò con le edizioni Laterza che creano per lui la collana Conoscenza ideale dell’Armenia e gliene offrono la direzione, il suo primo saggio ebbe come tema la vita e l’attività letteraria del poeta Bedros Turian, in seguito per le edizioni della rivista Humanitas sempre di Bari, pubblica I sogni crocefissi (1916), Lo specchio (1920) e Vahakn (1920). Nel 1924 la casa editrice Alpes di Milano pubblica, nella traduzione di Cesare Giardini, la raccolta Tre poemi, che comprende Il Paradiso delle Ombre, Aurora anima di bellezza, Nazyade fiore di Saadi. Dopo il 1943 collaborò con Radio Bari tenendo delle conversazioni letterarie. Nello stesso anno fondò la rivista di ispirazione simbolista-massonica «Graalismo» sulla quale comparvero scritti tra gli altri di Giuseppe Ungaretti, Ada Negri, Liliana Scalero, Elpidio Jenco, Giuseppe Villaroel, Lionello Fiumi, e di altri illustrazioni di noti e meno noti pittori, tra di essi da ricordare Fryda Laureti Ciletti. Ma il suo capolavoro fu tradotto e pubblicato in Italia solo nel 1946 con il titolo Il gran canto della cosmica tragedia. Tra il 1951 e il 1953 un cospicuo numero di intellettuali italiani e stranieri proposero la sua candidatura al comitato per l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura. Il premio fu assegnato a quell’anno a Winston Churchill. Gli ultimi anni di vita furono caratterizzati dall’acuirsi delle ristrettezze economiche che lo aveva afflitto per tutta la sua vita da apolide. Alla fine degli anni Cinquanta fu ricoverato in un ospizio a Conversano, vivendo circondato dall’affetto e dalla stima di alcuni giovani amici conversanesi e non che ne vollero riscoprire l’enorme valore umano e intellettuale. Negli ultimi anni, verificata la nullità del primo matrimonio, e morta anche Vittoria Strazzaboschi sua fedele compagna per molti anni, convolò a nozze con Maria Lucarelli. Morì nel gennaio del 1962. Attualmente Nazariantz riposa nella la Necropoli di Bari, in un loculo quasi anonimo, che reca solo indicazione del nome le date di nascita e di morte, e la definizione di “Poeta”. La tomba dove sue spoglie furono ospitate è di proprietà della famiglia di Diran Timurian, imprenditore nel settore dell’import-export di tappeti orientali, uno dei tanti Armeni che grazie alla sua opera umanitaria erano giunti a Bari e vi avevano trovato rifugio.Oggi un gruppo di intellettuali tra cui il prof. Paolo Lopane, il prof. Cosma Cafueri, e il sottoscritto lavorano strenuamente per riportane alla luce la memoria di Hrand Nazariantz. Nelle ultime settimane, per i tipi di Sentieri Meridiani di Foggia, è uscita una silloge di testi tratti dai Sogni Crocifissi a cura della giovane ricercatrice Dorella Cianci. I testi sono corredati da un piccolo saggio opera della curatrice che egregiamente fa il punto sulla fortuna critica in occidente dell’autore e cerca di realizzare un percorso tra la biografia ancora avvolta nel mistero e bibliografia di cui continuamente zampillano fuori testi e saggi e che risulta per la scarsissima collaborazione fra gli studiosi, necessariamente lacunosa.

07 ottobre 2011

Muore Steve Jobs, Wikipedia non sta tanto bene ma la Rete vive!

da http://www.lsdmagazine.com/muore-steven-jobs-wikipedia-non-sta-tanto-bene-ma-la-rete-vive/8555/





E’ morto Steve Jobs. Che qualcosa di grave stesse per accadergli lo si era capito nel agosto di quest’anno quando tutti i principali network televisivi si erano affrettati a riproporre il discorso-testamento fatto il nel giugno 2005 ai neo-laureati di Stanford. Discorso epocale oramai noto con il titolo “Siate affamati, siate folli” (http://youtu.be/OzKAfKYD-pQ). Gli Stati Uniti spesso creano miti e profeti, e Jobs eclettico Ceo della Apple, ora da morto è definitivamente entrato nel Pantheon di cui fa parte Martin Luther King. A poche ore dalla ferale notizia i commenti sulla rete impazzano.
A qualcuno potrebbe venire il sospetto che si possa trattare di una “morte a rilascio controllato”, ossia che per evitare un tracollo dei titoli di borsa legati ad Apple, tra i più fiorenti del listino americano, si sia voluto controllare il flusso di informazioni fino a questa data, preparando così l’opinione pubblica alla scomparsa di quello che è già acclamato come un nuovo Albert Einstein del nostro tempo. Jobs è stato un interprete ed un creatore dei bi-sogni degli ultimi 30 anni. Se ne parlerà e se ne scriverà ancora a lungo.

In queste stesse ore, però, due gravi problemi affliggono la rete. La chiusura per autocensura dell’enciclopedia satirica Nonciclopedia ad opera di Vasco Rossi, che da stella di prima grandezza del rock europeo la società di rating hanno per questo declassato a mero cantante italiano, e il pesante rischio di chiusura, certamente più grave, della enciclopedia più famosa del mondo WIKIPEDIA nella sua versione italiana.Questo accadrebbe sotto gli effetti di una proposta di legge in discussione in questi giorni, atta a trasformare in legge il decreto approvato dalla Camera Dei Deputati l’ 11 giugno 2009, modificato dal Senato della Repubblica il 10 giugno 2010. Indipendentemente dalle coalizioni politica e dai detentori degli interessi malcelati sotto tale proposta essa si pone come una pesantissima limitazione alla libertà di stampa e diffusione dell’informazione in Italia in aperta contraddizione con molti articoli della vigente Costituzione della Repubblica Italiana che garantisce tra le principali libertà dell’individuo quella di stampa, e quella all’istruzione. In particolare il comma 29 della proposta di legge in discussione, infatti, recita: «Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.» Se infatti pare legittimo nei suoi principi, auspicando la diffusione solo di informazioni non lesive di chiunque, esso chiude tutte le porte al contraddittorio imponendo violentemente la voce di chi vuole smentire una notizia, o correggerla o modificarla o manipolarla, rispetto al lavoro all’impegno di chi si da da fare per reperirla, costruirla e diffonderla. Da giornalisti e collaboratori di Wikipedia, in cui il nostro magazine è spesso citato in bibliografia decidiamo di aderire all’appello di Wikipedia Italia, certamente politico ma decisamente apartitico. Con questo crediamo anche di onorare la memoria di Steven Jobs profeta della rete e degli scambi tecnologici che uniscono le persone.



“Cara lettrice, caro lettore,


in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero. Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita. Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni. Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine. Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato. Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti. In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa. L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi. Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione. Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”. Vogliamo poter continuare a mantenere un’enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostravoce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

06 ottobre 2011

Hrand Nazariantz, la storia di un uomo unico vissuto nel Sud di Carlo Coppola

da http://www.lsdmagazine.com/hrand-nazariantz-la-storia-di-un-uomo-unico-vissuto-nel-sud/6899/



Hrand NazariantzViveva a Bari, fino alla fine degli anni ‘50 un vecchio che tutti definivano ‘il poeta’. Era alto e magro e aveva un volto antico e sapienziale che riempiva d’oriente le strade del centro della città. Il quadrilatero murattiano lo conosceva bene ed egli sapeva a memoria le strade, i luoghi di ritrovo, in particolare il caffè Sottano di don Arnaldo Scaturchio e poi il caffè Stoppani, ritrovo intellettuale dei Baresi. Era quello il luogo in cui si incontravano personaggi come Giovanni Colamussi, Gaetano Savelli, Gino Montella, Domenico Mirenghi, Pierino Marengo, Michele Pellecchia, Renato Prisciantelli, Francesco Babudri, Mario Prayer e tanti altri che oggi sono solo nomi poco o nulla ci dicono della vita di pensiero e di azione a Bari. 

Era nato a Üsküdar sobborgo di Costantinopoli nel gennaio del 1886, da famiglia alto borghese, suo padre Diran Nazariantz, “oratore, patriota dagli occhi verdi” era deputato dell’assemblea nazionale armena per il distretto di Kumkapi ed proprietario di una azienda affermata nella produzione di tappeti e merletti, che dava lavoro a circa duemila operaie, e si estendeva tra i quartieri di Üsküdar, Kumkapi, Kadıköy. 

Hrand si era formato in patria presso il Collegio Berberian, poi a Londra e a Parigi dove conobbe quella che sarebbe diventata sua moglie una affascinante cantante lirica di Casamassima in provincia di Bari, Maddalena De Cosmis. Dopo gli anni passati nelle capitali europee fece ritorno a casa pieno di idee innovative sulla letteratura e notevoli soluzioni politiche per il proprio popolo e per la minoranza armena di cui faceva parte. Tale ritorno era destinato a non essere definitivo ma solo una stasi apparente prima di una nuova ripartenza. 

Negli anni in cui fu a Costantinopoli partecipò alla fondazione di numerose riviste e cenacoli letterari come quello armeno/turco sorto intorno alle riviste «Surhantag», «Biwrakn» e «Nor Hossank» e ad altre iniziative editoriali collaborò attivamente con elzeviri e poesie tra queste le più importanti furono «Beguin» e «Ararat».A partire dal 1911 iniziano i rapporti epistolari con alcuni dei più importi intellettuali europei dell’epoca Filippo Tommaso Marinetti, Gian Pietro Lucini, Libero Altomare e si impegna, con saggi e traduzioni in lingua armena, a diffondere assieme a quella di Corrado Govoni e Enrico Cardile la loro opera poetica nel quadro di una più ampia opera di svecchiamento della letteratura in lingua armena. Anche per questi motivi che vengono considerati antipatriottici e anti-nazaionali dai Turchi, nel 1912 viene condannato a morte da un tribunale dell’Impero Ottomano  in disfacimento, si rifugia nel Consolato italiano di Costantinopoli e in tutta fretta sposa Lena. Il matrimonio ha luogo il 10 febbraio 1913, dopo di che si reca esule a Bari. Giunto in Italia, intensifica i rapporti sia con esponenti della diaspora armena, che con protagonisti della cultura italiana, francese ed inglese, recandosi anche all’estero per motivi di studio e forse di diffusione della propria cultura.

In Italia fece vari mestieri ma quello che predilesse fu l’incarico di docente di lingua francese e inglese presso l’Istituto Tecnico, Nautico, e Professionale di Bari, ma a questo posto di lavoro dovette rinunciare con l’avvento del fascismo. L’attività di Nazariantz a partire dagli anni Venti era destinata ad intensificarsi non solo in campo ambito letterario. Fallito il matrimonio con la De Cosmis anche a causa della propria e continua infedeltà, che ne caratterizzò la vita sentimentale fino agli ultimi anni, già nel 1924 con l’aiuto di numerosi benefattori e del “Comitato Barese Pro Armenia” riuscì a portare a Bari circa duecento armeni profughi raccolti nei campi di accoglienza di Corfù e scampati al genocidio. Nel 1926 sulla via di Capurso, attuale via Amendola, sorse il Villaggio Nor Arax. Questo ambiente di cui oggi ancora numerose sono le tracce era costituito da una vecchia villa di campagna e da alcuni padiglioni prefabbricati dati dall’Austria in conto danni all’Italia e in questo luogo del tutto indipendente dalla città vissero e lavorarono fino a 300 persone. 
Nel villaggio sorgeva anche una fabbrica di tappeti di grande pregio che rivestirono anche gli interni del treno reale di Vittorio Emanuele III.  

A Bari collaborò con le edizioni Laterza che creano per lui la collana Conoscenza ideale dell’Armenia e gliene offrono la direzione, il suo primo saggio ebbe come tema la vita e l’attività letteraria del poeta Bedros Turian, in seguito per le edizioni della rivista Humanitas sempre di Bari, pubblica I sogni crocefissi (1916), Lo specchio (1920) e Vahakn (1920). Nel 1924 la casa editrice Alpes di Milano pubblica, nella traduzione di Cesare Giardini, la raccolta Tre poemi, che comprende Il Paradiso delle Ombre, Aurora anima di bellezza, Nazyade fiore di Saadi. Dopo il 1943 collaborò con Radio Bari tenendo delle conversazioni letterarie. Nello stesso anno fondò la rivista di ispirazione simbolista-massonica «Graalismo» sulla quale comparvero scritti tra gli altri di Giuseppe Ungaretti, Ada Negri, Liliana Scalero, Elpidio Jenco, Giuseppe Villaroel, Lionello Fiumi, e di altri illustrazioni di noti e meno noti pittori, tra di essi da ricordare Fryda Laureti Ciletti. Ma il suo capolavoro fu tradotto e pubblicato in Italia solo nel 1946 con il titolo Il gran canto della cosmica tragedia. Tra il 1951 e il 1953 un cospicuo numero di intellettuali italiani e stranieri proposero la sua candidatura al comitato per l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura. Il premio fu assegnato a quell’anno a Winston Churchill. Gli ultimi anni di vita furono caratterizzati dall’acuirsi delle ristrettezze economiche che lo aveva afflitto per tutta la sua vita da apolide. Alla fine degli anni Cinquanta fu ricoverato in un ospizio a Conversano, vivendo circondato dall’affetto e dalla stima di alcuni giovani amici conversanesi e non che ne vollero riscoprire l’enorme valore umano e intellettuale. 

Negli ultimi anni, verificata la nullità del primo matrimonio, e morta anche Vittoria Strazzaboschi sua fedele compagna per molti anni, convolò a nozze con Maria Lucarelli. Morì nel gennaio del 1962. Attualmente Nazariantz riposa nella la Necropoli di Bari, in un loculo quasi anonimo, che reca solo indicazione del nome le date di nascita e di morte, e la definizione di “Poeta”. La tomba dove sue spoglie furono ospitate è di proprietà della famiglia di Diran Timurian, imprenditore nel settore dell’import-export di tappeti orientali, uno dei tanti Armeni che grazie alla sua opera umanitaria erano giunti a Bari e vi avevano trovato rifugio.

Oggi un gruppo di intellettuali tra cui il prof. Paolo Lopane, il prof. Cosma Cafueri, e il sottoscritto lavorano strenuamente per riportane alla luce la memoria di Hrand Nazariantz. Nelle ultime settimane, per i tipi di Sentieri Meridiani di Foggia, è uscita una silloge di testi tratti dai Sogni Crocifissi a cura della giovane ricercatrice Dorella Cianci. I testi sono corredati da un piccolo saggio opera della curatrice che egregiamente fa il punto sulla fortuna critica in occidente dell’autore e cerca di realizzare un percorso tra la biografia ancora avvolta nel mistero e bibliografia di cui continuamente zampillano fuori testi e saggi e che risulta per la scarsissima collaborazione fra gli studiosi, necessariamente lacunosa.

Diventa operativo il Centro Armeno-Italiano per il restauro, lo sviluppo, la gestione e la conservazione del patrimonio culturale

La Galleria Nazionale d'Arte in Piazza Repubblica  Una solenne cerimonia di apertura operativa del centro regionale armeno-italia...

Etichette