Archivio - Արխիվ

31 marzo 2013

Auguri di Buona Pasqua dal Centro Studi Hrand Nazariantz


Քրիստոս յարեաւ ի մեռելոց՜ 
Օրհնեալ է Յարութիւնն Քրիստոսի՜

Isa ölülerden dirildi
kutlu olsun Isa nin dirilişi


Cristo è Risorto dalla Morte
Benetta la Resurrezione di Cristo



Χριστός ανέστη εκ νεκρών,
θανάτω θάνατον πατήσας,
και τοις εν τοις μνήμασι,
ζωὴν χαρισάμενος!


Alleluia! Christ is Risen!
He is risen indeed! Alleluia!


¡Cristo ha resucitado!
¡En verdad ha resucitado!

Христос воскрес! 
Воистину воскрес!

المسيح قام! بالحقيقة قام!‎ 


ქრისტე აღდგა მკვდრეთით

სიკვდილითა სიკვდილისა დამთრგუნველი

და საფლავების შინათა ცხოვრების მიმნიჭებელი!
 

26 marzo 2013

Messaggio di Papa Francesco al Rabbino Capo di Roma in occasione della Pasqua Ebraica


 
Papa Francesco ha indirizzato un telegramma di auguri al Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Di Segni, per la festa di "Pesach", la Pasqua ebraica che cade oggi, 26 marzo.
Il Vescovo di Roma ringrazia il Rabbino per la sua presenza alle celebrazioni di inizio del suo Ministero Petrino, ed estende a tutta la comunità ebraica di Roma "gli auguri più fervidi per la grande festa di Pesach".

L'Onnipotente, che ha liberato il suo popolo dalla schiavitù dell'Egitto per guidarlo alla terra promessa, continui a liberarvi da ogni male e ad accompagnarvi con la sua benedizione. Vi chiedo di pregare per me, mentre assicuro la mia preghiera per voi, confidando di poter approfondire i legami di stima e di amicizia reciproca.

Il testo del telegramma è stato pubblicato sulla prima pagina del sito web della comunità ebraica di Roma, nella quale si rende noto che il Rabbino Di Segni ha accolto con grande piacere gli auguri del Pontefice che ringrazierà di qui a poco porgendo a sua volta al Papa i suoi migliori auguri per la Pasqua cristiana.

20 marzo 2013

"A chi mi accusa..." di Carlo Coppola


A chi mi accusa ....
...di meridionalismo io rispondo con Amore
"se tu lo dici è per Amore della mia terra"

A chi mi accusa...
...di materialismo io rispondo con Amore
"se tu lo dici è perché non leggi al di là della materia"

A chi mi accusa....

...di essere Cristiano io rispondo con Amore
"se tu lo dici è perché conosci il mio Cuore"

A chi mi accusa ....

....di ateismo io rispondo con amore
se tu lo dici è per provare in me l'Amore di Dio.

18 marzo 2013

Un Pontificato Ecumenico per Papa Francesco



Chiese e confessioni cristiane: 33 Delegazioni, 14 Orientali; 10 occidentali, 3 organizzazioni cristiane; altri). Segnaliamo la presenza del Patriarca ecumenico Bartolomeo I; Catholikos armeno di Etchmiadzin Karekin II; Metropolita Hilarion del Patriarcato di Mosca. Importante Delegazione ebraica (16 membri: Comunità ebraica di Roma, Comitati Ebraici internazionali; Gran Rabbinato di Israele; World Jewish Congress; Anti-Defamation League).
Saranno presenti anche Delegazioni musulmana, buddista, sikh, jainista. Hanno annunciato la loro presenza Delegazioni di 132 Paesi di diversa ampiezza e livello. "Le Delegazioni - ha informato Padre Lombardi - vengono a Roma in seguito a 'informazione' sull'avvenimento inviata dalla Segreteria di Stato, non vi sono 'inviti'. Tutti coloro che vogliono venire sono bene accolti. Nessuno è privilegiato o rifiutato.

L'ordine dipende dal protocollo e dal livello della Delegazione. È importante che ciò sia ben chiaro". Le delegazioni più significative sono quelle dell'Argentina, guidata dalla Presidente Signora Cristina Fernández Kirchner e quella italiana, guidata dal Presidente Giorgio Napolitano e dal Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti, con il Presidente del Senato, Grasso, della Camera, Boldrini, e della Corte Costituzionale. Assisteranno 6 Sovrani regnanti (Belgio, Monaco).

31 Capi di Stato (Austria, Brasile, Cile, Messico, Canada, Polonia, Portogallo, Unione Europea). 3 Principi ereditari (Spagna, Olanda, Bahrein). 11 Capi di Governo (Germania, Francia, il Vicepresidente degli Stati Uniti d'America) e Delegazioni guidate da: First Ladies, Vicepresidenti, Viceprimi Ministri, Presidente di Parlamento, Ministri, Ambasciatori, altre personalità.

16 marzo 2013

Primo incontro di Papa Francesco con la stampa

 Papa Francesco già Ti voglio molto Bene




"Alcuni non sapevano perché il Vescovo di Roma ha voluto chiamarsi Francesco. Alcuni pensavano a Francesco Saverio, a Francesco di Sales, anche a Francesco d’Assisi. Io vi racconterò la storia".
"Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche Prefetto emerito della Congregazione per il Clero, il Cardinale Claudio Hummes: un grande amico, un grande amico! Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: 'Non dimenticarti dei poveri!'. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. È per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? È l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero … Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Dopo, alcuni hanno fatto diverse battute. 'Ma, tu dovresti chiamarti Adriano, perché Adriano VI è stato il riformatore, bisogna riformare …'. E un altro mi ha detto: 'No, no: il tuo nome dovrebbe essere Clemente'. 'Ma perché?'. 'Clemente XV: così ti vendichi di Clemente XIV che ha soppresso la Compagnia di Gesù!'. Sono battute …".
"Vi voglio tanto bene, vi ringrazio per tutto quello che avete fatto. E penso al vostro lavoro: vi auguro di lavorare con serenità e con frutto, e di conoscere sempre meglio il Vangelo di Gesù Cristo e la realtà della Chiesa. Vi affido all’intercessione della Beata Vergine Maria, Stella dell’evangelizzazione. E auguro il meglio a voi e alle vostre famiglie, a ciascuna delle vostre famiglie. E imparto di cuore a tutti voi la benedizione. Grazie".

13 marzo 2013

Habemus Papam Franciscum

Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum 

Giorgium Marium

Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalem

Bergoglio 

Qui sibi nomen imposuit
 
FRANCISCUM





Auguri Santità e Buon Lavoro Guida Tu con la saggezza dello Spirito Santo la barca di Pietro!
 
(Buenos Aires, 17 dicembre 1936) è argentino.
È stato arcivescovo di Buenos Aires nonché ordinario per i fedeli di rito orientale che risiedono in Argentina e sprovvisti di Ordinario del proprio rito. Biografia Di famiglia di origine piemontese, ha studiato dapprima come tecnico chimico, poi in seminario, quindi l'11 marzo 1958 è entrato a far parte come novizio della Compagnia di Gesù, trascorrendo un periodo in Cile e tornando a Buenos Aires per laurearsi, nel 1963, in filosofia presso la Facoltà di Filosofia del Collegio Massimo "San Josè" di San Miguel. Fra il 1964 e il 1965 è stato professore di letteratura e di psicologia nel collegio dell'Immacolata di Santa Fe e nel 1966 ha insegnato le stesse materie nel collegio del Salvatore di Buenos Aires. Dal 1967 al 1970 ha studiato teologia presso la Facoltà di Teologia del Collegio Massimo "San José" di San Miguel, conseguendone la laurea. Il 13 dicembre 1969 è stato ordinato sacerdote.

Nel 1970-1971 ha compiuto il terzo probandato ad Alcalá de Henares (Spagna) e il 22 aprile 1973 ha fatto la sua professione perpetua. È stato maestro dei novizi a Villa Barilari, San Miguel (1972-1973), professore presso la Facoltà di Teologia, Consultore della Provincia e Rettore del Collegio Massimo.
 Il 31 luglio 1973 è stato eletto Provinciale dell'Argentina, incarico che ha esercitato per sei anni. Fra il 1980 e il 1986 è stato rettore del Collegio Massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia della stessa Casa e parroco della parrocchia del Patriarca San José, nella Diocesi di San Miguel. Nel marzo 1986 si è recato in Germania per ultimare la sua tesi dottorale; quindi i superiori lo hanno destinato al collegio del Salvatore, da dove è passato alla chiesa della Compagnia nella città di Cordoba come direttore spirituale e confessore. Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo titolare di Auca e Ausiliare di Buenos Aires. Il 27 giugno dello stesso anno ha ricevuto nella cattedrale di Buenos Aires l'ordinazione episcopale dalle mani del Cardinale Antonio Quarracino, del Nunzio Apostolico Monsignor Ubaldo Calabresi e del Vescovo di Mercedes-Luján, Monsignor Emilio Ogñénovich. Il 3 giugno 1997 è stato nominato Arcivescovo Coadiutore di Buenos Aires e il 28 febbraio 1998 Arcivescovo di Buenos Aires per successione, alla morte del Cardinale Quarracino.
È Ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina che non possono contare su un Ordinario del loro rito ed è anche Gran Cancelliere dell'Università Cattolica Argentina. Da Giovanni Paolo II è stato creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di San Roberto Bellarmino. Nell'ottobre 2001 è stato Relatore Generale aggiunto alla Decima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Nel novembre 2005 è stato eletto Presidente della Conferenza Episcopale Argentina.
È Membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, della Congregazione per il Clero, della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, del Pontificio Consiglio per la Famiglia e della Pontificia Commissione per l'America Latina.

Da oggi è Papa Francesco I 

Principali Pubblicazioni 
  • Meditaciones para religiosos, 1982 
  • Reflexiones sobre la vida apostólica, 1986 
  • Reflexiones de esperanza, 1992

Ցայգերգ di Hrand Nazariantz

Ձըմեռ գիշեր։ Կ՛ունկընդրեմ
Վայրագ հովի մըռունչին.
Յորձանքներով թափառիկ
Ճերմակ ձիւներն կը թռչին։

Մեռելութի՜ւն ամէն տեղ,
Անհուն պատանք մը ձիւնի.
Այդ պատանքէն վաղը նոր
Պիտի գարո՜ւնը ծընի։

Հոգիիս մէջ տխրամած՝
Ձիւն կը տեղայ ցընորուն,
Այլ այդ ձիւնէն վերջ, բաբէ՜,
Ո՛չ ծաղիկ կայ, ո՛չ գարուն։

10 marzo 2013

... E alla fine Aubèr fece la Santa: "La Muta di Portici" di Emma Dante al Petruzzelli di Carlo Coppola


da http://www.lsdmagazine.com/e-alla-fine-auber-fece-la-santa-la-muta-di-portici-di-emma-dante/13346/


La muta di PorticiUn'opera difficile e farraginosa nelle premesse ha rappresentato una sfida per la Fondazione Teatro PetruzzelliAlla fine l'ha spuntata il prof. Fuortes, commissario straordinario, che tra un tempo e l'altro si aggirava soddisfatto a fare gli onori di casa. L'esecuzione dell'Orchestra diretta dal maestro Alain Guingal risulta limpida e finalmente i cantanti tirano fuori voci importanti, e che, soprattutto, si possono udire, chiare e distinte, in ogni parte del del teatro.
Che, come data di debutto al Petruzzelli sia stata scelta la Giornata Internazionale della donna, non pare casuale. La Storia, infatti, raccontata da una donna, la regista Emma Dante, narra delle consenguenze di uno stupro agito dal figlio del vicerè di Napoli ai danni di una ragazza, diremmo oggi disabile, muta appunto. Sfortuna vuole che Fenella, questo il nome della Giovane, sia la sorella di Masaniello, un pescatore e capopopolo già pronto un lottare per la Libertà della Nazione napoletana dall'oppressore straniero, guardacaso spagnolo. Il Primo Atto inizia con il pentimento di Alfonso (Maxim Mironov) non tanto per aver violentato la Fenella, quanto per esser venuto meno al Vincolo del matrimonio che egli sta per contrarre con Elvira (interpretata mirabilmente da Maria Alejandres), come sogliono chiamarsi, dal Don Giovanni in poi, tutte le principesse tradite dai loro mariti o promessi sposi.
Nel Secondo Atto, invece, troviamo uno dei duetti più mirabili composti da Auber, Amour sacré de la patrie, che ricorda, a tratti, le più feconde Rossiniane pagine.
Amour sacré de la patrie,

Sacro amore dellaPatria,

Lacera-nous l'audace et la Fierté;Rendici l'audacia e la fierezza;

Un mon pays je dois la vie.Al mio Paese io devo la vita.
Il Devra mi sa liberté.Esso mi dovrà la Libertà.

La muta di Portici
A questi quattro versi, cantati dai personaggi di Masaniello e Pietro - Michael Spyres Christian Helmer - è stata addebitata, ben due anni prima dei moti parigini del 1830, la responsabilità culturale della seconda rivoluzione francese, quella che portò alla cacciata di Carlo X. Non è un caso, neppure se nel terzo atto il compositore e il librettista giochino a lungo sui lemmi Marché(Mercato) e Marchons (Marciamo) a voler occultare la preparazione della rivolta Masanelliana all’interno del grande apparato della Piazza del Mercato di Napoli, dove per secoli furono decapitate rivoluzioni e rivoluzionari. Indubbio anche il richiamo ai versi:
Aux armes, citoyens,Alle armi, cittadini
Formez vos bataillons,Formate i vostri battaglioni
Marchons, marchons! (Marchez, marchez !)Marciamo, marciamo! (Marciate, marciate!)

tratti dall’Inno della Marsigliese, di cui dal 1807 al 1831, anno della caduta di Carlo X, fu vietata l’esecuzione.
Con un tale carico di memorie e suggestioni storiche, artistiche, e pittoriche la regia di Emma Dante risulta minimale e maestosa allo stesso tempo. Dopo il Don Giovanni martoniano, andato in scena nel settembre 2012, al Petruzzelli finalmente ritorna un’opera piacevole da guardare e con un impatto visivo coinvolgente. Se l’allestimento martoniano, fu turbato da lazzi di parte, e da una singolare interpretazione della lotta sindacali, e dello status di lavoratore, questa volta la gestione del teatro risulta più serena e un coro in gran forma può cantare davvero le pagine piene di impeto e assalto contenute in quest’opera dalle alterne fortune. Emma Dante, la regista, promessa mantenuta della ricerca teatrale italiana, porta in scena la sua personale carica di Donna del Sud. La sua non è una visione di genere, ma una visione di parte senz’altro, nel senso che la grande Rina Durante, giornalista, scrittrice e poetessa dava all’essere nata a Sud. Ma ancora di più è una grande evocazione di Anna Maria Ortese, una delle più sensazionali autrici del Novecento europeo, misconosciuta, poco compresa e fortunata in vita. Sarebbe banale dire, per chi conosce gli scritti della Ortese, che le atmosfere della Muta di Portici evocate da Emma Dante ne ricordano di volta in volti gli scritti: Il Cardillo Innamorato per la maggiorparte e nel secondo atto Il mare non bagna Napolie in particolare la miseria operosa dei Granili di Napoli. La scena Madre risulta quella del moto di insurrezione, del Terzo Atto, di cui si è già detto, e che ricorda la gestualità e la coscienza di sè e del suo spazio che aveva la famiglia Carollo di MPalermu, prima opera scritta e diretta dalla regista siciliana che così citava la stessa Ortese nelle sue note di regia nell’ormai lontano 2001. “Vi sono momenti in cui la verità si rivela interamente ai nostri occhi, senza che abbiamo fatto un gesto, un passo, spostato un ciglio. Vidi quel mare illuminato adesso da un sole d’inverno, mare azzurro e remoto fra rare e immobili imbarcazioni; vidi, come se non in quella carrozza io mi fossi trovata, ma in un altro posto, nell’aria - vidi quello che era nei loro occhi; ora che la nave posava vuota nel porto, e lontana, quasi disperante, appariva l’ora di un nuovo viaggio - il rammarico sordo di aver già consumato quasi tutta l’esistenza, svolto il gomitolo fino all’ultimo pezzo di filo.”
Se nel grido muto della Ortese vi era “la solitudine dell’essere una pietra o un filo d’erba in mezzo ad un giardino” come ha scritto Pietro Citati, la medesima condizione ci appare quella di Fenella, a cui conferisce una straordinaria vita Elena Borgogni, attrice e danzatrice, protagonista assoluta del dramma da cui ella stessa è scalzata via, condotta ai margini, doppiamente, ripetutamente, per la sua condizione di silenzio, di pazzia, forse anche di ricerca dell’amore. Nei gesti eloquenti si intuisce che Fenella ha subito il fascino del suo violentatore, ha colto in essi, chissà, qualche forma di dolcezza o di attentione, cosa che in precedenza nessun altro le aveva dedicato. Poi quella medisima dolcezza la rende in grado di frapporsi tra i rivoltosi e Alfonso ed Elvira, fino allo stremo. Il corpo è magico, spasima, reagisce, spanteca si direbbe a Napoli, in una condizione di irrosolutezza, richiesta di giustizia e libertà o solo di affermazione di sè, che avviene alla fine di tutto quando Fenella si getta nel Vesuvio. Lo Status Quo Ante è raggiunto. Fenella è Santa!
Foto di Carlo Cofano

Խաչուած Երազներ di Hrand Nazariantz

Questa poesia è apparsa nel volume " ԱՍՏԵՂԱՀԵՒ ՄԵՆՈՒԹԻՒՆ Le solitudini Stellate " antologia di testi a cura del prof. Youri Khachadryan, pubblicato a Yerevan, 2008 dalla casa editrice Print-Info.

Աստեղահեւ Մենութիւն, Ընտրանի, տպուած Երեւան 2008, Փրինթինֆո

 

      Խաչուած Երազներ 

Մենք կ՛որոտանք՝ դուք գետնաքարշ կը հեծէք,
Մենք լոյս կ՛ըմպենք՝ դուք խաւարը կ՛որոճաք,
Մենք բոցեղէն Հարցական սէգ նըշանն ենք՝
Դուք՝ կաղ ու բութ կախման կէտերը դատարկ...

Տաժանագին գալարո՛ւմն ենք մենք Կամքին
Ու Դնդերին դատաստանն ենք մենք արդար.
Դուք՝ ջիղերու գինովութիւնն ախտավար,
Դիակներու տարրալուծումը լըռին...

Մըտածումի քանդող ժայթքո՛ւմն ենք ուժգին,
Դուք՝ քարացած Յափշտակումը անհեւ.
Արկածալից զառիվե՜րն ենք դժուարին,
Իսկ դուք՝ վարը ճահիճներու տիղմը սեւ...

Յառաջապահ մենք այն գունդն ենք կամաւոր
Որ առաջին բախումին դէմ կը սուրայ,
Վըտանգաւոր ոստումներով ահաւոր,
Ատելութեամբ ու վըրէժով բեռնաւոր...


05 marzo 2013

In girum imus nocte et consumimur igni di Carlo Coppola


Col passare delle ore ormai è chiaro che Napoli ha subito un attentato terroristico alla sua voglia di rinascita, di riscatto di Rivoluzione Civile.
La città è stata lasciata sola e nuppure il sindaco de Magistris da solo può fare ciò che i Governi e le altre Istituzioni si rifiutano di fare: Creare, costituire, ed ora anche ricostruire.

Napoli Piange e piango anche io al fianco della città più bella del mondo che cerca di rinascere dalle fondamenta della sua modernità per vivere il contemporaneo. Quante forze oscure lottano nel ventre di Napoli, il bene e il male tornano a lottare, affrontarsi, sconfiggersi barcamenarsi. 

I poteri forti sono al colpo di coda, nel momento in cui uno dei più forti di loro è finalmente avviato alle carceri. Reitera, reitera il passo, il guazzabuglio e gozzoviglia nel vedere Napoli al rogo della Scienza. Il Paradosso Bruniano e adesso. In girum imus nocte et consumimur igni. 

Giorni fa qualche deficiente invocava il Vesuvio a salvare Napoli, ma oggi Partenope non lo scomoda, sono gli uomini a scomodarsi con le loro "Piroplasmie". Napoli però alla faccia loro ancora combatte e piange dopo le lacrime amare versate, sulla spiaggia di Bagnoli, un'altra Sirena contenderà il posto alle stelle!