14 febbraio 2013

Terza European Armenian Convention a Bruxelles il 4-5 Marzo 2013

La terza Convention European Armenian, avrà luogo a Bruxelles, il 4-5 Marzo 2013.
In questa occasione saranno riuniti illustri attivisti, accademici e politici provenienti da Armenia, Europa, Stati Uniti d'America e da ogni parte del mondo, accanto ai Comitati Nazionali Armeni (Hay Tad) presenti in tutta Europa e ad altre organizzazioni armene nel continente.
La prima sessionelunedì 4 marzo, si concentrerà sulle sfide paneuropee di fronte alle quali si pongono gli Armeni che vivono in Europa, e vedrà un dibattito tra i rappresentanti delle organizzazioni armene europee. Saranno, discussi, tra l'altro, i problemi legati all'identità, alla cultura e alla lingua, le questioni politiche, come l'entrata del binomio turco-azero in Europagli eventi del centenario del genocidio armenola criminalizzazione della negazione genocidie il negazionismoe si affronterà anche il tema del riconoscimento della Repubblica del Nagorno Karabakh.
La sessione successiva si terrà il 5 Marzo presso il Parlamento Europeo, – sotto il patrocinio del Partito Popolare Europeo, il più grande gruppo politico del Parlamento Europeo. Saranno discussi temi quali: la responsabilità dell'Unione europea nella prevenzione e protezione, sarà preso in considerazione e si discuteranno temi quali "Genocidio e la legge internazionale""Nuove prospettive per il Caucaso meridionale". La terza Convention si occuperà, inoltre, di discutere e approfondire tutti gli aspetti delle relazioni Europa-Armenia, per far fronte ai sempre più elevati standar europei, nel momento in cui i rapporti tra i due paesi sono al loro storico con il più alto livello di visite di entrambe le parti.

Alla Convention prenderà parte personale di alto livello di Unione,  rappresentanti di gruppi politici del Parlamento europeo, membri del Parlamento europeo, i capi delle delegazioni parlamentari, membri di partiti politici e leader di tutti i più importanti settori sia parte da parte europea che armenia.

La conferenza è organizzata dalla European Armenian Federation for Justice and Democracy (Hay Tad Europe).

12 febbraio 2013

Hrand Nazariantz e gli Armeni in Puglia: incontro presso UTE Puglieruropa





UNIVERSITA’ DELLA TERZA ETA’ PUGLIEUROPA


A cura dell’Università della Terza età Puglieuropa, venerdì 15 febbraio alle ore 18,00 presso l’Aula Magna dell’Istituto D.Romanazzi, in via Celso Ulpiani 6, a Bari si terrà un incontro sul tema: “Hrand Nazariantz e gli Armeni in Puglia”.
Interverranno Cosma Cafauri e Carlo Coppola, del Centro Studi "Hrand Nazariantz" di Bari, e Luciano M. Pegorari, direttore editoriale della casa editrice Fal Vision. Introduce Franco Minervini.


IL PRESIDENTE
Avv. Francesco Minervini 
Tel. 3396976295
email: puglieuropa@libero.it

11 febbraio 2013

" Lamenti / Տրտունջք " un poema di Bedros Turian



Bedros Tourian fu un poeta del XIX secolo dell'Armenia occidentale la cui tragicamente breve vita fu interrotta dalla tubercolosi. Nonostante le sue sfortunate circostanze ha avuto un impatto enorme sulla storia della letteratura armena. Oltre ad essere un abile poeta, fu anche un importante drammaturgo e attore animato da spirito patriottico la cui scrittura rifletteva spesso le istanze profonde di indipendenza per la sua nazione. Alcuni dei suoi scritti teatrali in particolare insistettero su tematiche sociali, tratteggiando un ambiente in gran parte povero, e che soffriva di una grande decadenza morale. 


Տրտունջք

Էհ, մնաք բարով, Աստված և արև,
Որ կը պըլպըլաք իմ հոգվույս վերև․․․ Աստղ մալ ես կերթամ հավելուլ երկնից, Աստղերն ի՞նչ են որ եթե ո՛չ անբիծ Եվ թշվառ հոգվոց անեծք ողբագին, Որ թըռին այրել ճակատն երկնքին. Այլ այն Աստուծույն՝ շանթերո՜ւ արմատ՝ Հավելուն զենքերն ու զարդերն հըրատև։ Այլ, ո՜հ, ի՞նչ կ՝ըսեմ․․․ շանթահարե զիս, Աստվա՛ծ, խոկն հըսկա փշրե հուլեիս, Որ ժպըրհի ձգտիլ, սուզիլ խորն երկնի, Ելնել աստղերու սանդուղքն ահալի․․․ Ողջո՜ւյն քեզ, Աստված դողդոջ Էակին, Շողին, փըթիթին, ալվույն ու վանկին, Դոլ որ ճակտիս վարդն և բոցն աչերուս Խլեցիր թրթռումս շրթանց, թռիչն հոգվույս, Ամպ տըվիր աչացս, հևք տըվիր սրտիս, Ըսին մահվան դուռն ինձ պիտի ժպտիս, Անշուշտ ինձ կյանք մը կազմած ես ետքի, Կյանք մանհուն շողի, բույրի, աղոթքի. Իսկ թե կորնչի պիտի իմ հուսկ շունչ Հոս մառախուղի մեջ համր անշըշունջ, Այժմեն թո՚ղ որ շանթ մ՚ըլլամ դալկահար, Պլլըվիմ անվանդ մռնչեմ անդադար, Թող անեծք մըլլամ քու կողըդ խըրիմ, Թող հորջորջեմ քեզ «Աստված ոխերիմ»։ Ոհ, կը դողդոջեմ, դժգույն եմ, դժգո՜ւյն, Փըրփըրի ներսըս դըժո՝խքի մ՚հանգոյն․․. Հառաչ մեմ հեծող նոճերու մեջ սև, Թափելու մոտ չոր աշնան մեկ տերև․․․ Ոհ, կայծ տրվե՛ք ինձ, կայծ տրվե՛ք, ապրի՜մ. Ի՜նչ, երազե վերջ գրկել ցուրտ շիրի՜մ․․․ Այս ճակատագիրն ի՜նչ սև է, Աստվա՛ծ, Արդյոք դամբանի մրուրով է գծված․․․ Ոհ, տըվե՚ք հոգվույս կրակի մի կաթիլ, Սիրել կուզեմ դեռ ապրիլ ու ապրիլ․ Երկնքի աստղե՚ր, հոգվույս մեջ ընկե՛ք, Կայծ տըվեք, կյա՛նք՝ ձեր սիրահարին հեք։ Գարունն ոչ մեկ վարդ ճակտիս դալկահար՝ Ո՛չ երկնի շողերն ժըպիտ մինձ չեն տար։ Գիշերն միշտ դագաղս, աստղերը՝ ջահեր, Լուսինն հար կուլա, խուզարկե վըհեր։ Կըլլան մարդիկ, որ լացող մը չունին, Անոր համար նա դըրավ այդ լուսին․ Եվ մահամերձն ալ կուզե երկու բան, Նախ՝ կյա՜նքը, վերջը՝ լացող միր վըրան։ Ի զո՛ւր գըրեցին աստղերն ինծի «սեր», Եվ ի զո՜ւր ուսուց բուլբուլն ինձ «սիրել», Ի զո՜ւր սյուքեր «սե՜ր» ինձ ներշնչեցին, Եվ զիս նորատի ցուցուց ջինջ ալին, Ի զո՜ւր թավուտքներ լըռեցին իմ շուրջ, Գաղտնապահ տերևք չառին երբե՚ք շունչ, Որ չը խըռովին երազքըս վըսեմ, Թույլ տըվին որ միշտ ըզնե երազեմ, Եվ ի զո՛ւր ծաղկունք, փըթիթնե՜ր գարնան, Միշտ խնկարկեցին խոկմանցըս խորան․․․ Ո՜հ, նոքա ամենքը զիս ծաղրեր են․․․ Աստուծո ծաղրն է Աշխարհ ալ արդնն․․․



traduzione in lingua italiana 

Lamenti

da Hrand Nazariantz, Bedros Turian, poeta armeno: dalla sua vita e dalle sue pagine migliori, con cenno sull'arte armena. Intro  Enrico Cardile, Bari, Laterza, 1915


Addio, a Te, O Dio, o Sole!
rutilante sull'anima mia:
ecco, non io aggiungo nuova stella della notte?
Però che sono altro le stelle furono lamenti scagliati 
dalle maledizioni, perché abrucino il volto del liceo?
E pure no, fuoco su acciaio, la piastra
Della corazzata di fiamme del Dio che crea la folgore?
Ahimè!... che dico, oh Dio!
Fulminami la bocca;
Confondimi, Signore frangi l'idea gigante ch'esprimo
atomo, ed ora mi suscita, in alto, su nel profondo,
del cielo senza sponda, salito per l'infinita
scala, da stella alle stelle.

Salute, a Te, O Dio dell'etere vibrante,
del raggio, del fiore, del flutto, dell'eterna armonia.
Tu, che mi ha svelata la rosa dal fronte,
spento il brillare delli occhi, il fremer delle labbra,
e l'empito all'anima alata;
Tu che velasti di nebbie il mio sguardo,
tormenti il mio cuore che si sbatte;
Tu, che consigli a sorriderti sul limitar della morte,
Tu mi hai disteso - chi sa? -
e mi aspetta? - una vita futura
un festino imbandito di luce, di profumi e preghiere?
Ma s'io debbo mancar l'ultimo soffio,
quaggiù, silente, ignorato avvolto nella bruma,
Oh, lasciami subito, o Dio, incondizionatamente,
transumanarmi in folgore, - oh, pallida folgore, sì! - 
ma tale venuta da Te, o Padre dei fulmini, o Dio,
A saturarmi al tuo nome per tuo ruggire sempre.
Oh, Dio: Mi sentirai dentro tuo fianco eterno,
infissa di implicata maledizione viva,
Urlarti, senza tregua: "Dio senza pietà!".

Ahimè! or tremo! son pallido, pallido come la morte!
il mio petto schiumeggia, sbava come un inferno!
Sono il sospiro, che geme tra i neri cipressi,
la secca foglia d'autunno, che sta per cascare.
Donatemi una favilla una sola villa di vita!
Che...? dopo i sogni d'oro, baciar la negra tomba?
Oh! Dio, cupo destino! venne segnato forse
con il fango ha agglutinato dei sarcofagi?...
Oh sì! per quest'anima mia un'altra goccia del fuoco;
amare, io voglio, ... ancora, ... e vivere, vivere sempre!
Astri del cielo, piombate nell'anima mia!
Una lagrima solo di fuoco, solo una stilla a me...
Per la vita di chi vi ha pur amato invano...
Ah, ah! ... la primavera non ha più rose, 
Negami il cielo il suo riso d'azzurro,
la notte e il mio feretro,
Le stelle vi lucono intorno a doppieri,
piangemi eterna la luna, saggiando li abissi.
Vi sono delli uomini che muojon senza pianto;
perciò la luna lacrima;
e pure il moribondo due sole cose brama:
prima, la vita, indi, singhiozzi cari.

Per me le stelle, invano, scrissero il nome d' "Amore",
il giocondo bulbul, invano, cantando m'insegnò d' "Amore".
Invano la presenza ha spirato, di quando in quando: "Amore!"
Il limpido flutto scorrendo, invano, rispecchiò la "Gioventù"
L'acqua rapivala a me, rapivala all'Amore:
Il fiume non risale la corrente.
Invano, i boschetti ovattarono i loro sussurri d'intorno,
tacquer le frasche discrete, furon mute le foglie,
quasi senza respiro, per non turbare i miei sogni!
Volli per l'infinito!... sublimemente sognai!
E, invano, i fiori eretti con il profumo della primavera,
m'incensaron l'altar di pensieri profondi...
Ah... sì, mi accorgo! questa fu una oscena ghignata!
Tutti mi hanno burlato:
"che forse il mondo non sia che la sceda d'Iddio?..."

traduzione in lingua inglese

Complaints

da Alice Stone Blackwell, Armenian Poems, Rendered into English VerseBoston, Atlantic Printing Company, 1917


Farawell to thee, O God, to thee, O sun,

Ye twain that shine above my soul on high!
My spirit from the earth must pass away;
I go to add a star to yonder sky.

What are the stars but curses of sad souls,—

Souls guiltless, but ill-fated, that take flight
To burn the brow of heaven ? They only serve
To make more strong the fiery armor bright

Of God, the source of lightnings ! But, ah me !

What words are these I speak? With thunder smite,
O God, and shatter the presumptuous thoughts
That fill me, — giant thoughts and infinite,

Thoughts of an atom in thy universe,

Whose spirit dares defy its mortal bars,
And seeks to dive into the depth of heaven,
And climb the endless stairway of the stars !

Hail to thee, God, thou Lord of trembling man,

Of waves and flowers, of music and of light!
Thou who hast taken from my brow the rose,
And from my soul the power of soaring flight;

Thou who hast spread a cloud before mine eyes,

And given these deathly flutterings to my heart,
And bidd’st me smile upon thee on the brink
Of the dark tomb, to which I must depart!

Doubtless thou hast for me a future life

Of boundless light, of fragrance, prayer, and praise ;
But, if my last breath here below must end
Speechless and mute, breathed out in mist and haze—

Ah, then, instead of any heavenly life

To greet me when my earthly span is o’er,
May I become a pallid lightning flash,
Cling to thy name, and thunder evermore !

Let me become a curse, and pierce thy side!

Yea, let me call thee “ God the pitiless ! ”
Ah me, I tremble! I am pale as death;
My heart foams like a hell of bitterness !

I am a sigh that moans among the sad,

Dark cypresses, — a withered leaf the strife
Of autumn winds must quickly bear away.
Ah, give me but one spark, one spark of life !

What! after this brief, transitory dream

Must I embrace for aye the grave’s cold gloom?
O God, how dark a destiny is mine I
Was it writ out with lees from the black tomb?

Oh, grant my soul one particle of fire !

I would still love, would live, and ever
Stars, drop into my soul! A single spark
Of life to your ill-fated lover give !

Spring offers not one rose to my pale brow,

The sunbeams lend me not one smile of light.
Night is my bier, the stars my torches are,
The moon weeps ever in the depths of night.

Some men there are with none to weep for them ;

Therefore God made the moon. In shadows dim
Of corning death, man has but two desires, —
First, life; then some one who shall mourn for him.

In vain for me the stars have written “ Love,”

The bulbul taught it me with silver tongue ;
In vain the zephyrs breathed it, and in vain
My image in the clear stream showed me young.

In vain the groves kept silence round about,

The secret leaves forbore to breathe or stir
Lest they should break my reveries divine ;
Ever they suffered me to dream of her.

In vain the flowers, dawn of the spring, breathed forth

Incense to my heart’s altar, from the sod.
Alas, they all have mocked me ! All the world.
Is nothing but the mockery of God!

10 febbraio 2013

La morte delle Rose di Hrand Nazariantz



Վարդերուն Մահը 

Լուռ գիրքերուս էջերուն մէջ,
Մինաւորիկ, սիրական,
Իրենց բոյրովը թարշամած
Վարդի գողտրիկ թերթեր կան։

Սիրոյ քանի՜ վարդ, ո՛վ աղջիկ,
Քեզ ձօնեցին, ցանուցի՜ր,
Մոռացութեան մըթին գրքին
Մէջ ամէ՛նքն ալ ցանեցիր։

Ծարաւահի՜ւծ վարդերն, անգո՛ւթ,
Դիտէ՛ երբեմն գոնէ,
Անոնք մեռան՝ պաղատելով
Փոքրիկ համբոյր մը քենէ…

02 febbraio 2013

Lullaby For Mother Armenia by Arshag Tchobanian


All naked at the crossroads thou dost sit.
The snow descends and clings along thine hair.
Dark wounds are in thy flesh; thine eyes have grown
As red as lakes of blood, in thy despair.
The ancient Mother thou, of age-long griefs;
Misfortune round thy heart its chain hath laid
In countless rings; black winds have smitten thee,
And heavy shadows on thy life have weighed.
What evil fairy spun thy thread of fate?
Who, seeing thee cast down and like to die,
Will call to mind that thou wast once a maid
Of mighty strength, with proud and radiant eye?
Thy tresses like a banner floated wide
On the free mountain where thy spirit fleet
Leaped, with exultant cry, from peak to peak;
Thy proud breast swelled with milk as honey sweet.
All brigands have desired thee; monstrous foes
Threw themselves on thee; long didst thou contend,
Long didst thou struggle, until, wearied out,
Thou didst sink down exhausted at the end.
And yet, amid destructive forces vast,
Thy soul was kind and fruitful in all worth.
Thou to the world didst add a flower of life;
Thy fingers drew forth beauty from the earth.
Mother of gold wast thou, with dazzling breasts,—
The Goddess Anahit, with peaceful eyes.
Wealth from thy bosom rained, rays from thy glance;
Thy lips were musical, thy hands were wise.
Barbarians bound thy hands, thy tender flesh
Tore and polluted; in those darksome days
Thou didst become the Mother blood-bestained,
With myriad wounds, and dragged through Calvary’s ways.
Yet thou wast beauteous, thou wast brave in pain!
In fetters, still thy soul did ardent burn.
Thou brokest many a formidable yoke,
And oft from death to life didst thou return.
Thine eyes were turned forever to the light;
Toward the new world its course thy spirit sped;
And thou stood’st firm for centuries, all alone,
Against the flood of Asia making head.
That torrent, growing greater and more fierce,
O’erthrew thee, quenched beneath its waves thy light.
Then wretched, panting, stretched upon the earth,
Yet living still, thou waitedst through the night.
Sometimes by night the crosses of old tombs
Stirred and were shaken; with an angry light
The genii of Mt. Ararat passed by;
From thy great lakes shot flashes red and bright.
The low sound of a drum-beat crossed the air,
And, trembling; to the mountain summit bold
Thou didst lift up thine eyes; then fell again
The heavy shadows and the silence cold.
Once, anguished, thou upstartedst; from thy lips
A cry of pain and of rebellion rushed;
But deaf the world remained; thine effort vain
’Neath the blind heel of brutal force was crushed.
’Mid fires of evil omen, monsters dire
Appeared, which burned thine heart, plucked out thine eyes.
Driven from thy home, thou on the ground didst fall
’Mid blood and ashes, ’neath the windy skies.
And now, a mournful shadow, thou dost sit
’Mid smoking ruins, desolate, oppressed.
Thy wounds are bitten by the wind; the blood
Falls drop by drop from thy discolored breast.
Slowly thou shak’st thy head, and shedding tears
Thou singest low and sweet a lullaby—
That of thy children fallen in their blood,
Or exiled, scattered, flung abroad to die;
The lullaby of youthful flames now quenched,
And eyes now darkened that were once so fair;
And that of those who live and suffer still,
In poverty, in dungeons, in despair.
Enough! Thy lullaby’s a chant of death!
Enough! We’ll sing thee a new lullaby—
A lullaby of hope and of revenge.
The dead will thrill with joy where low they lie.
Lift up thy head, weep not! Holy is grief,
And great and wholesome. Earth naught nobler knows
Than is the victim brave beneath his cross.
’Tis in the shadow that the dawn-light grows.
The black destroyers, the red torturers
Shall vanish—they like smoke shall disappear,
And from thine ashes thou shalt rise again,
Made young by suffering, radiant, bright and clear.
Weep not! No longer droop thy piteous head,
Nor let thine hair stream wild the winds among;
But know thyself, and gather up thy powers!
Thy strength has propped a stranger’s house too long.
Pale brothers who have fallen, sleep in peace!
Stretch thy great hands and bless us, Mother! Rise,
And may our blood dry up, and may our lives
Be for thine happiness a sacrifice!
Thou shalt come forth triumphant from these shades;
Stars shall thine eyes become, and sparkle bright;
Thy wounds to radiant roses shall be changed,
And from thy whitened hair shall spring forth light.
Thou at the opening of the ways shalt stand,
And break the bonds that held thee down in gloom.
O Mother, rise! thy pains were childbirth pangs;
It is a world that stirs within thy womb!

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