"Nor Surhandak" è il blog del Centro Studi "Hrand Nazariantz". Questa Associazione Culturale ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico e nei suoi rapporti internazionali e con l'Italia in particolare.

30 dicembre 2012

Due ragazzi armeni muoiono nei pressi del CARA di Bari


Si chiamavano Haik S. e Senik T. (24 anni e 31 anni rispettivamente) i due ragazzi armeni morti il giorno 28 dicembre 2012 a Bari mentre camminavano lungo la ferrovia dalle parti di Fesca. Venivano dal CARA di Palese ed erano in Italia da un mese come immigrati 'richiedenti asilo politico'. 

Noi come Centro Studi Hrand Nazariantz portiamo il nome di un migrante e rifugiato come loro e dovremmo riflettere anche noi su quanto avviene lungo le altre sponde al riguardo di tutte le migrazioni che stanno avvenendo. 
Ce n'è abbastanza per approfondire la sfortunata vicenda di questi due ragazzi e perchè si rifletta su queste giovani vite che si sono spente sulla porta di casa nostra mentre speravano di avere una possibilità. Si è sfortunati anche a morire alla vigilia dei soliti assurdi bagordi di chi ha tanto e lamenta miseria.
Non dimentichiamoci i loro nomi. Almeno noi. Invito tutti a porre un pensiero e una preghiera.



Il presidente del 
Centro Studi Hrand Nazariantz
prof. Cosma Cafueri

27 dicembre 2012

Buongiorno, Buonanotte di Carlo Coppola


                                                                                                                 
ad Aldo Moro
Quando lo Stato si fece sopraffare dalle cose
quando il fascismo delle anime incolte
allo spergiuro violò l'uomo sacro
alla sacralità dell'uomo.

Non fu mio nonno
non fu mio padre
ma forse fui io stesso, stremato.

Guardando la mia morte, piansi
guardando la mia vita, finita,
piansi quella infinita.

Ora che la speranza cedette il passo
al segno occulto.
Preso, trasformato,
trasfigurato, consustanziato.

Quanti pianti di fronte al Santissimo,
tutta l'Eucaristia vissuta tutta
sulla pelle con fervore più vivo
con sentimenti di Fede, di Speranza, di Carità.

Dove sono finiti tutti!

Afflizione etica ed estetica
E'sempre lo stesso film, solo a frammenti

Gli avieri che sparano precisi
ed allora fui stato, sono e che sarò.

Altro non v'è se non il richiamo del sangue,

verso un più bel giorno,
per un'oscura notte!

23 dicembre 2012

Casale che resiste, Casale che non muore



orgoglioso di essere casalese, 
 delle miei origini, 
 delle lacrime spese per questa terra martoriata, 
 per una antica nobiltà di Sangue, 
 persa negli evi persi al destino.
 Onore a tutti quelli che mi hanno fatto piangere, 
e gioire oggi come un bambino
che scopre il tramonto più bello del mondo,
 e la rinascita sotto i proprio occhi!

12 dicembre 2012

Permessi scolastici per la partecipazione al concorso MIUR




Sapete quale tipo di permesso bisogna chiedere per assentarsi da scuola per la partecipazione al concorso?

Commenti

Commento 1 il mio capo ha detto che ci tocca solo un permesso non retribuito

Commento 2 ma dobbiamo richiedere un giorno di ferie o un permesso? perchè su orizzonte scuola mi è parso di capire che il permesso implica sospensione del contratto per quel giorno..

Commento 3 il mio capo non vuole dare ferie perchè secondo lui non ci spettano

Commento 4 Cambio di giornata libera!

Commento 5 tutto questo questo è uno scandalo! il non corretto funzionamento della pubblica amministrazione era uno dei punti del ricorso!

Commento 6 http://www.orizzontescuola.it/news/concorso-scuola-lillegittimit-del-permesso-non-retribuito-precari

05 dicembre 2012

omaggio a Sergio Zavoli


Omaggio e solidarietà al grandissimo giornalista Sergio Zavoli e presidente della Commissione di Vigilanza RAI.

Il 3 dicembre 2012 alcuni malviventi si sono introdotti nella sua villa a Monte Porzio Catone (Roma).

Zavoli è stato legato, picchiato e minacciato a scopo di rapina. Per rendergli degno tributo Pubblichiamo due sue poesie tratte dalla raccolta La parte in ombra (Mondadori, 2009) e una dalla raccolta l'Orlo delle Cose (Mondadori, 2004).



VERSI D’EPOCA

Vedo che una farfalla dove passa
lascia un’ombra per terra,
eppure le ali bianche attraversano il vento
e nulla di quel volo sembra pesi
nell’aria, ripetendo sotto di se la forma
trasparente del viaggio.
Chissà se apparteniamo all’ombra
o al chiaro, e se nel doppio andare
siamo gli stessi, oppure chi è l’intruso,
se più l’animo o il corpo,
magari sconosciuti l’uno all’altro,
chissà chi era il pinnacolo
e chi il vento.


VERSI CIVILI

Tra i nostri orrori umani nessuno
più ricorda le grida della tribù,
gli uomini si uccidono in battaglia
e le donne, di notte, rubano i resti nudi
dei guerrieri, chissà quali amici o nemici.
Li stendono su tappeti di brace e ritornano
in festa dai bambini e dai vecchi
dicendo “ecco la caccia, mangiatene, saziatevi”.
E’ in pezzi la parola, le somiglia soltanto
l’ascolto ammutolito che le diamo.


da L'Orlo delle Cose

Non m'imprimo su nulla,
vivo come di lato,
all'ombra del mio corpo;
se mi scosto lo perdo,
non so più dove sono.
Io e me, che fatica.

02 dicembre 2012

Non convince il Macbeth di Andrea De Rosa con Beppe Battiston

da http://www.lsdmagazine.com/non-convince-il-macbeth-di-andrea-de-rosa-con-beppe-battiston/12544/


Macbeth di Andrea De Rosa con Beppe Battiston
 





















Macbeth di William Shakespeare è una storia di umanità che si scontrano, di ambizioni, di ferocia, di ambizione in crescendo, di tentazioni. E’ una vicenda politica che diventa personale, dove la barbarie ha caratteristiche diverse, forme e nomi che si confondono con il destino, con la stregoneria, con i miti ancestrali delle terre del Nord e con il ghiaccio nel cuore. Di tutte queste caratteristiche c’è molto poco nel Macbeth per la regia di Andrea De Rosa, in questi giorni in scena al teatro Royal di Bari nella stagione del Teatro Pubblico Pugliese

Protagonista assoluto di Beppe Battiston, acclamato attore, che anche in questa occasione si mostra versatile e sapiente in grado di spaziare tra comicità e drammaticità, con onestà intellettuale, anche quando la concezione della macchina scenica costruita intorno a lui si scopre in una serie di ingenuità e di sfilacciamenti. 
Tutta l’operazione ha qualcosa di poco efficace, in un tentativo di scimmiottare il teatro e cinema soprattutto di area napoletana degli ultimi vent’anni, la cui lezione è recepita a macchia di leopardo e con una diffusa superficialità. Nè è esempio il monologo centrale di Macbeth troppo simile, nello stile recitativo a quello di Servillo dove Battiston/Macbeth scopiazza la lingua e lo stile di Andreotti nel "Divo" di Paolo Sorrentino, ne fotocopia le pause, gli accenti e quasi la cadenza, mancano solo "I migliori anni della nostra vita" di Renato zero in sottofondo.
La musica di sottofondo, che sembra voler coprire la pochezza di idee è troppo simile a “A room” di John Cage che Mario Martone e Daghi Rondanini insegnarono ad usare in “Morte di un matematico napoletano”. Inoltre in più d’un punto dalla Scozia sembra d’essere passati a Scampia, i sicari uccidono e sgozzano con la stessa ferocia, ascoltando in cuffia la stessa musica in cuffia, facendosi le stesse lampade, vestiti allo stesso modo, emettendo gli stessi versi rabbiosi dei sicari di camorra che uccidono più per noia e per far parte di un branco che per reale convinzione. 
Eppure la premessa iniziale era stata buona il ballo, la festa evidenziano una situazione intima di vita contemporanea, un uomo e una donna, la luce giusta, l’ubriachezza o forse qualche altro eccesso mettono in condizione di ascoltare le voci delle tre streghe, che per l’occasione si sono trasformate in bambolotti animati da voci metalliche e inquietanti stile "Cuchky La Bambola assassina".
L’utilizzo della tecnologia risulta complesso, in cerca di un significato senza per altro mostrare significanti, che non siano banalizzanti, nel gioco alla amplificazione quando l’azione si svolge intorno al divano/trono e nel rapporto tra vita domestica e vita pubblica. 
Interessante momento di regia quello in cui Lady Macbeth (interpretata da Frédérique Loliée) partorisce feti già morti, mentre in un’altra dimensione narrativa, il marito risponde alle domande e alla considerazioni sul suo governo come in un'intervista di Oriana Fallaci che lo incalza e lo innervosisce, mentre con accenti sibillini ne preannuncia la sconfitta.
Meno interessanti, e nettamente irritanti, le troppe risate, da ubriachezza molesta, che quasi tutti i personaggi re-citivano con foga, e con in testa la Lady, androgina, ubriaca, ma sopratutto straniera e per questo con accenti in qualche modo da maga, da Medea, foriera per sua natura di disastri, a cui attribuire tutte le colpe delle catastrofi accorse. 
Anche la traduzione della bravissima Nadia Fusini sembra essere maltrattata da questo tentativo di jazz a strumenti chiusi. La lingua poetica, che in altri casi sarebbe lingua piacevole divine lingua di oppressione e di distacco che allontana Macbeth dalla vita reale come il pubblico dalla rappresentazione a cui sta assistendo. 
Alla termine anche il gran finale - la morte di Lady Macbeth e la sconfitta imminente del marito - passa inosservato, come se gli attori avessero fretta di chiudere la scena.

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