"La Prima Vittoria" di Hrand Nazariantz nella traduzione di Tamar Badalyan commento Carlo Coppola



a Gian Pietro Lucini

Sogno di fuoco, eternato
sguardo dell'anima mia; finestra gioiosa
ampia e aperta sulla vita solenne,
da cui contemplo l'Infinito, senza tremore.

Sogno di fuoco, cornice sconfinata
delle visioni dell'Esistere,
dove i colori insondabili dei miei desideri
si sforzano di far risplendere il mio volto martoriato.

Pupilla di fuoco dorato negli occhi di domani,
Sogno di fuoco, armonioso rintocco;
simile a una campana, estasi del mio spirito ribelle,
cantore dell'aurora che plasma le grandi leghe della Volontà...

Torrente porpora dei miei turbamenti insonni,
dove i desideri, simili a stelle piangenti,
spingono il battito del mio cuore con fervore
verso una sconfinata Autonomia.

Commento

La poesia La Prima Vittoria di Hrand Nazariantz si colloca pienamente nel clima culturale dell'avanguardia italiana dei primi decenni del Novecento e, in particolare, rivela la profonda consonanza spirituale ed estetica con Gian Pietro Lucini, una delle figure che maggiormente influenzarono la formazione poetica e intellettuale dell'autore armeno.

Non si tratta soltanto di una vicinanza letteraria. In Nazariantz e Lucini ritroviamo una medesima insofferenza verso le forme convenzionali, la ricerca di una poesia liberata dagli schemi tradizionali e, soprattutto, la convinzione che l'arte possa diventare strumento di riscatto individuale e civile. Il dolore, la sofferenza e l'esperienza della marginalità non costituiscono dunque un punto d'arrivo, ma la materia stessa attraverso cui l'uomo può affermare la propria libertà.

Già nel titolo, La Prima Vittoria, e in espressioni come «il mio volto martoriato» e «la grande Volontà», emerge questa idea di una conquista spirituale che nasce dalla prova. È una prospettiva che richiama la tensione etica di Lucini e, in particolare, quella concezione della sofferenza come passaggio verso il superamento del limite umano.

Ancora più significativo è il motivo del «Sogno di fuoco», che guarda all'Infinito senza timore. Qui Nazariantz sembra trasformare la propria esperienza personale e storica in una dimensione universale: la poesia diviene il luogo nel quale l'uomo, pur segnato dal dolore, conserva intatta la capacità di desiderare, di ribellarsi e di tendere oltre il proprio destino.

È forse proprio in questa idea della Volontà come forza di liberazione che va ricercato uno dei legami più profondi tra Nazariantz e Lucini: due percorsi diversi, nati da esperienze storiche differenti, ma accomunati dalla fiducia nella poesia come atto di libertà, coscienza e riscatto.