"Giovanni Spadolini, per i suoi 100 anni. Quando lo Statista incontrò il bambino." di Carlo Coppola

Giovanni Spadolini: il ricordo personale di un grande statista nel centenario della nascita (1925-2025)

Chi era Giovanni Spadolini: biografia e carriera politica

A cent'anni dalla nascita di Giovanni Spadolini (21 giugno 1925 – 4 agosto 1994), l'Italia celebra uno dei suoi statisti più autorevoli. Primo Presidente del Consiglio non democristiano della Repubblica italiana, Spadolini ha incarnato una politica fondata sul rigore culturale e sul senso dello Stato, diventando un punto di riferimento per intere generazioni di italiani.

Dal Risorgimento alla politica: la formazione di Spadolini

Nato a Firenze, Giovanni Spadolini si distinse come storico del Risorgimento italiano prima ancora di entrare in politica. La sua formazione accademica solida gli permise di coniugare l'alta cultura con l'impegno civile, diventando un intellettuale militante capace di trasformare il pensiero in azione concreta al servizio delle istituzioni.

Le cariche istituzionali di Giovanni Spadolini

La carriera di Spadolini attraversa i momenti cruciali della Repubblica italiana. Fu direttore del Corriere della Sera, guidando uno dei principali quotidiani nazionali in anni difficili e complessi. Come fondatore del Ministero per i Beni Culturali, si fece pioniere nella tutela del patrimonio italiano, comprendendo prima di altri l'importanza strategica della cultura per il paese. Nel ruolo di Ministro della Difesa, gestì questioni delicate durante la Guerra Fredda, dimostrando fermezza e competenza.

Il momento più alto della sua carriera arrivò quando divenne Presidente del Consiglio tra il 1981 e il 1982, primo non democristiano a guidare il governo repubblicano, rompendo un monopolio che durava dalla nascita della Repubblica. Concluse poi la sua carriera istituzionale come Presidente del Senato, ruolo che mantenne fino alla morte.

Sempre fedele al Partito Repubblicano Italiano, l'"Edera", Spadolini rappresentò una tradizione minoritaria ma inflessibile nella difesa delle istituzioni e della laicità dello Stato, portando avanti con coerenza i valori del repubblicanesimo storico italiano.

Giovanni Spadolini Ministro della Difesa: Bari 1984, un incontro indimenticabile

La cerimonia per l'equipaggio del sottomarino Scirè

Tra i molti ricordi ufficiali di Giovanni Spadolini, ce n'è uno che illumina un aspetto meno noto dell'uomo: la sua umanità profonda, quella capacità di fermarsi e prestare attenzione anche nei momenti più solenni e formali.

Era il 1984 a Bari. Spadolini, allora Ministro della Difesa, partecipava alle esequie di Stato dell'equipaggio del sottomarino Scirè, cerimonia solenne della Marina Militare carica di dolore e rispetto istituzionale. La città era raccolta nel lutto, le autorità schierate, il protocollo rigido come sempre in queste circostanze. Tra la folla, un padre accompagnava il figlio di appena cinque anni, volendo probabilmente trasmettergli il senso della partecipazione civile e del rispetto per chi aveva servito la patria.

"Ciao Spadolini!": quando un bambino fermò il Ministro

All'improvviso, nel silenzio composto della cerimonia, si levò una voce infantile, chiara e spontanea, priva di qualsiasi formalità: «Ciao Spadolini!»

Quel saluto ingenuo e diretto colpì il Ministro. Invece di ignorare l'interruzione o limitarsi a un cenno distratto, Spadolini fece qualcosa di inaspettato: fece fermare la colonna delle auto di scorta, aprì la portiera e fece segno al bambino e al padre di avvicinarsi. Con un lento movimento delle gambe, senza muovere il busto data la sua imponente corporatura, si voltò verso il bambino che si stava avvicinando.

Il Ministro era imponente nella sua fisicità, quella che lo rendeva immediatamente riconoscibile e che Giorgio Forattini aveva immortalato nelle sue celebri caricature politiche. Erano caricature che quel bambino conosceva bene, perché sul tavolo del cortile a casa dei nonni c'era un posacenere decorato con le principali caricature dei personaggi politici dell'epoca. Spadolini era raffigurato sempre come un puttino nudo con un minuscolo pisellino, un contrasto ironico con la sua figura massiccia e autorevole.

Spadolini tese la mano al bambino, mani polpute come quelle delle caricature. Chiese il nome con gentilezza, lo salutò con un calore che andava oltre la cortesia protocollare e gli augurò ogni bene. Poi, con un sorriso serio che mescolava ironia e sincerità, aggiunse l'auspicio di una futura carriera politica o giornalistica.

Quel bambino ero io. Carlo Coppola.

Il significato di un gesto: Spadolini e il rapporto con i cittadini

Se avessi seguito davvero il consiglio di Giovanni Spadolini, forse avrei proseguito con maggiore decisione nel giornalismo e nella politica. Ma, come ho scoperto negli anni, non sono uno scacchista né sufficientemente scaltro per il giornalismo d'alto livello. Resta però il valore profondo di quel momento: un uomo di Stato che, nel mezzo di una cerimonia funebre solenne, con tutte le rigidità del protocollo e la gravità del momento, seppe fermarsi davanti a una voce infantile, riconoscendo in quel saluto spontaneo il senso più autentico della Repubblica.

Quel gesto diceva tutto di Spadolini: la capacità di vedere oltre la formalità, di riconoscere la dignità di ogni cittadino, anche del più piccolo, di trasformare un momento istituzionale in un'occasione di contatto umano vero.

L'eredità di Giovanni Spadolini: perché è ancora attuale

Spadolini e la politica di rigore culturale

A cent'anni dalla nascita, Giovanni Spadolini resta un riferimento per chi crede che la politica non sia solo consenso, ma responsabilità storica. Non solo comunicazione efficace, ma studio approfondito e preparazione seria. Non solo conquista e gestione del potere, ma servizio autentico alle istituzioni e ai cittadini.

Spadolini non fu un politico "leggero". Era robusto, imponente, quasi monumentale nella figura fisica, ma altrettanto severo nel metodo intellettuale e morale. Credeva nello studio come fondamento dell'azione politica, nella disciplina come garanzia di efficacia, nella responsabilità morale del potere come vincolo ineludibile per chi governa. Non amava l'improvvisazione né il populismo, considerandoli tradimenti della serietà che la politica richiede. Proprio per questo, oggi appare come una figura quasi anacronistica, fuori dal tempo della politica spettacolo e degli slogan, ma profondamente necessaria come modello alternativo.

Il ricordo di Spadolini: cosa ci insegna oggi

Quel saluto di un bambino, accolto con attenzione e rispetto in un momento così formale e doloroso, dice forse più di molte biografie ufficiali. Racconta di un uomo che non dimenticava mai di essere, prima di tutto, un servitore delle istituzioni e dei cittadini, anche dei più piccoli. Un uomo che sapeva che la vera autorevolezza non si costruisce con la distanza e l'alterigia, ma con la capacità di restare umani anche quando si incarnano le più alte cariche dello Stato.

Nel centenario della nascita di Giovanni Spadolini, questo ricordo personale testimonia la grandezza di uno statista capace di unire autorevolezza istituzionale e umanità autentica, rigore intellettuale e calore umano, severità morale e gentilezza d'animo. Qualità rare in ogni tempo, ma particolarmente preziose nell'epoca che viviamo.


Keywords: Giovanni Spadolini, #centenario #Spadolini1925-2025, Presidente del Consiglio, Partito Repubblicano Italiano, Ministro della Difesa, sottomarino Scirè, #Bari1984, Giorgio Forattini, #storia, Repubblica italiana, PRI, politica italiana, statisti italiani, Carlo Coppola, Marina Militare italiana, Corriere della Sera, Ministero Beni Culturali