Carlo Coppola intellettuale italiano e armeno compie 45 anni


Carlo Coppola è un intellettuale e operatore culturale italiano, attivo nella saggistica, nel giornalismo culturale e nell’impegno civile. Il suo lavoro si concentra su temi come la memoria storica, la tutela delle minoranze, il dialogo interculturale e la diplomazia culturale, con particolare attenzione ai rapporti tra Italia e Armenia. Laureato nel 2001 in Lettere presso l’Università degli Studi di Bari, nel 2006 consegue il dottorato di ricerca con una tesi dedicata al teatro religioso meridionale di età barocca. Sin dal 2001 si occupa della cultura armena, inizialmente concentrandosi sul genocidio del 1915 e sulla figura di Hrand Nazariantz, per poi approfondire la storia del popolo armeno e la sua diaspora
Le sue origini familiari lo collocano in un contesto meridionale articolato. Per parte paterna discende dall’alta borghesia terriera della provincia di Caserta: il padre, Nicola Coppola, proviene da un’antica famiglia di Casal di Principe, che annovera tra gli antenati illustri la Serva di Dio suor Maria Raffaela Coppola, mentre il ramo materno paterno affonda le radici a Frignano. Per parte materna è barese: il nonno materno fu generale medico dell’esercito italiano e la nonna proveniva da Panni, nel Subappennino Dauno (provincia di Foggia). Queste radici meridionali contribuiscono a definire un orizzonte culturale sensibile ai temi dell’identità, della memoria e delle stratificazioni storiche, tipico della tradizione del Sud. 
Da anni Carlo Coppola si impegna per svecchiare la percezione della cultura armena, contrastando la visione stereotipata e spesso negativa che la piccola Repubblica sud-caucasica ha dell’Italia meridionale – ridotta talora a cliché obsoleti come “pizza, mafia e mandolino”. Lo fa a costo di inimicarsi i benpensanti e, talvolta, anche alcuni esponenti della comunità armena in Italia e in Puglia, opponendosi a una supponenza che considera squallida. In questo quadro si inserisce il suo impegno per la creazione di un Consolato Onorario della Repubblica d’Armenia in Puglia: non lo richiede per sé, ma per favorire relazioni bilaterali serie e professionali, lontane da interessi privati. Vicino alla Chiesa cattolica di rito bizantino – che ritiene l’unica in grado di preservare la tradizione dei riti antichi insieme al Vetus Ordo –, la sua attività principale resta tuttavia socio-culturale e metapolitica. 
Come saggista, traduttore e pubblicista, interviene nel dibattito contemporaneo su questioni cruciali: tutela delle minoranze, uso politico della storia, rapporto tra cultura e propaganda, libertà artistica e dialogo interreligioso
In passato ha scritto anche per cinema e teatro, dedicandosi a figure come Hrand Nazariantz, Carmelo Bene e Aldo Moro. Una parte rilevante del suo lavoro è dedicata alla storia e alla cultura armena, alla memoria del genocidio del 1915 e alle dinamiche geopolitiche del Caucaso, con un’intensa opera di divulgazione rivolta al pubblico italiano. Il suo ruolo è quello d di intellettuale civico. Attraverso articoli, conferenze, traduzioni e collaborazioni con istituzioni culturali e ambienti consolari, pratica una forma di diplomazia culturale, costruendo ponti simbolici e conoscitivi tra popoli, tradizioni e memorie storiche. 
La sua “vita pubblica” si esprime dunque non nella rappresentanza elettiva, ma nell’intervento nel discorso pubblico, in linea con la tradizione europea dell’impegno intellettuale: una presenza che fa della cultura uno strumento di coscienza critica e di responsabilità civile.