"VISIONE DEL MAESTRO (a Hrand Nazariantz)" di Carlo Coppola
VISIONE DEL MAESTRO
(Tetralogo)
Prologo
Una fiamma d'oro ho scorto – veste candida di neve – e sul volto il color della pesca matura. Guizzava. Intorno a me. Come se Dio stesso avesse frantumato un'aureola e ne avesse scagliato i frammenti contro il mio cranio ottuso.
Alto – OTTANTACINQUE VOLTE la ruota del sole aveva visto – sorbiva il nero liquore in quel TEMPIO DEL CAFFÈ, circondato da ombre coetanee, spettri dell'età, fantasmi a pianoforte e tavolini.
Parte Prima: L'APPARIZIONE
Era Lui – IL MIO POETA – venuto come un arcangelo a bussare, a pronunciare il mio nome con le labbra di fuoco, a guidarmi verso la Soglia dove DITE spalanca le fauci come una metropolitana dell'Inferno.
Lo contemplavo. Come si fissa l'occhio nel Dio. Come si guarda un incendio. Come si guarda il proprio nonno morto.
Mistero di Fede che paralizza lo sguardo, che SBARRA gli occhi, che li dilata fino a farli esplodere nell'unico REALE – quello che i mortali (ciechi!) (stupidi!) (felici!) battezzano "Sogni Crocefissi".
Come ogni Maestro degli arcani, Egli concedeva che io Lo guardassi. Egli permetteva. Egli tollerava il mio sguardo di verme.
E nella caverna della mia mente – buia come una stazione ferroviaria alle tre di notte – risuonavano RISUONAVANO RI-SUONAVANO le trombe d'ottone dell'Alto Mistero, come una fanfara impazzita.
Parte Seconda: IL RICONOSCIMENTO
Dapprima – incredulo – tremava il mio cuore come un telefono che squilla nel vuoto.
Ma poi: CERTEZZA. Discesa come colomba. Come pietra. Come mannaia.
Era Lui. Sì. PROPRIO LUI. Il mio Maestro celeste venuto in calzoni sgualciti.
Avrei voluto serrarlo al petto, stringerlo, SCHIACCIARLO, tre volte e tre, e trentatré volte tre ancora, fino a fondermi nella Sua essenza luminosa come burro sul pane arroventato.
Il cuore – pietra nel petto – si fermò. Un attimo. Morte. Resurrezione.
E null'altro potevo leggere che la postura: oscillante, asimmetrica, caracollante come nave ubriaca, le gambe incrociate per la grande statura di TITANO.
Parte Terza: L'INVOCAZIONE
"O MAESTRO –
Tu che hai varcato il confine come si varca una pozza d'acqua sporca, Tu che hai affrontato il terribile Guardiano della Soglia e gli hai sputato in faccia, Tu che svelasti l'Arcano sembiante per eleggermi Tuo discepolo –
(benché la mia mente ottenebrata poco comprendesse, anzi, NULLA comprendesse, anzi, capisse tutto al contrario)
– concedi ch'io possa onorare TE, gran MAGO delle due Leggi, Padre sapiente, Profeta, Ierofante dell'Invisibile, Domatore di Arimane.
Tu ora conversi con AHRIMAN da pari, come io converso col mio cappellaio, simile a quel Giacomo di Recanati che accanto a Virgilio suo padre volle giacere nella terra (quella buona terra italiana che sa di pane e vino).
Parte Quarta: LA PREGHIERA COSMICA
Concedi ch'io contempli la Tua AUREOLA di Luce astrale – quella che acceca, che brucia, che trasforma i pidocchi in angeli.
Ch'io fissi – benché ancora VIVO – (purtroppo vivo!) (maledettamente vivo!) i Tuoi occhi color del COBALTO profondo, blu come il gas, azzurri come la disperazione.
Lascia ch'io canti di VAHAGN le mille imprese erculee e oltre, e oltre ancora, fino a perdere la voce.
E del Santo GREGORIO la lampada perpetua che risplende – solitaria – nei momenti più OSCURI della storia degli uomini (che è sempre oscura, sempre, sempre, SEMPRE).
Lascia ch'io mi avvicini all'ARAGATS sacro, montagna delle montagne, pietra delle pietre, ch'io mi fermi ai suoi piedi titanici di roccia come mendicante davanti a un palazzo.
Fa' ch'io possa scalare – aracnide paziente, insetto ostinato – la Naturale BURELLA delle tenebre, superare l'Antico Vegliardo dai piedi d'argilla fragile (quel vecchio imbecille che crolla al primo vento).
Epilogo: LA RICHIESTA FINALE
Concedi che il Tuo corpo ANTICO eppure GIOVANE ancora – di straordinario vigore siderale, di forza che spacca le montagne – protegga quest'anima mia LEGGERA COME PIUMA, come carta velina, come promessa tradita,
perché possa contemplare nell'EMPIREO la LUCE del SOMMO IDDIO ineffabile,
Colui che tutti gli dèi bugiardi (quegli impostori!) (quei ciarlatani!) e mendaci SOVRASTA, ABBATTE, ANNIENTA
come io schiaccio una pulce tra pollice e indice in una notte d'estate.




