"Una veloce biografia dello scrittore Eghia Demirgibashian (Եղիա Տէմիրճիպաշեան)" di Carlo Coppola
Eghia Demirgibashian (1851–1908): Il filosofo maledetto delle lettere armene
Eghia Demirgibashian (il cui nome presenta numerose varianti di traslitterazione tra cui Yeghia, Elia e cognomi come Temirjipashian o Demircibashian) è stato una delle figure più complesse e tragiche della letteratura armena di Costantinopoli. Filosofo, giornalista e poeta, la sua vita fu segnata da una profonda sensibilità e da una lotta costante contro la depressione.
Formazione e primi anni
Nato nel 1851 nel distretto di Khasgyugh (Hasköy) a Costantinopoli, ricevette la prima educazione presso la scuola di Johannes Patveli. Proseguì gli studi al prestigioso Nersisyan College, dove ebbe come maestri illustri intellettuali quali Tovmas Terzyan e Matatia Karakashian, dai quali apprese la padronanza del Grabar (l'armeno classico). Tra i suoi compagni di classe figuravano futuri esponenti della cultura armena come Minas Cheraz e Reteos Berberian.
Nel 1870 iniziò una promettente carriera amministrativa come membro del Comitato Editoriale della Sublime Porta e, successivamente, come Segretario del Ministero dei Lavori Pubblici, incarico dal quale si dimise in breve tempo per seguire la sua vocazione letteraria.
Il trauma amoroso e il soggiorno in Francia
Il 1874 segnò un punto di svolta drammatico nella sua vita. In seguito a una delusione amorosa — la donna amata scelse di sposare un ricco funzionario — Demirgibashian tentò per la prima volta il suicidio gettandosi in mare, desitendo solo a causa del gelo delle acque.
Nello stesso anno si trasferì in Francia per studiare presso il Collegio di Commercio di Marsiglia. Qui fondò il settimanale Le Littéraire et Financier de Marseille, con l'intento di sensibilizzare l'Occidente sulla questione armena. In questo periodo approfondì il positivismo di Émile Littré e strinse legami con l'élite culturale francese, incontrando personalmente Victor Hugo.
L'attività editoriale e pubblicistica
Rientrato a Costantinopoli nel 1876, Demirgibashian si scontrò con l'ostilità della critica locale. Non trovando spazio sulle testate ufficiali, iniziò a pubblicare opuscoli indipendenti; il primo fu "Դամբան" (Tamban - La tomba, 1879). Nonostante le difficoltà economiche e psicologiche, la sua produzione fu instancabile:
Dal 1883 al 1889 diresse la rivista "Գրական և իմաստասիրական շարժում" (Grakan yev imastasirakan sharzhum - Movimento Letterario-Filosofico).
Nel 1884 assunse la direzione di "Երկրագունտ" (Yerkragunt - Terra), organo della Società Asiatica.
Tra il 1886 e il 1887 curò la rivista "Տնտեսագետ" (Tntesaget - L'Economista).
Nel 1889 pubblicò la rivista "Դար" (Dar - Secolo).
Oltre all'attività editoriale, lavorò strenuamente a un dizionario francese-armeno e insegnò filosofia ed estetica nelle scuole armene di Pera.
L'incontro con Ellen Nissen e il tragico epilogo
Il 1893 fu l'anno della crisi definitiva: dopo un secondo tentato suicidio, smise temporaneamente di scrivere. La sua vita trovò un barlume di stabilità nel 1895 grazie all'incontro con l'ungherese Ellen Nissen, che divenne la sua compagna devota.
Le sue condizioni peggiorarono drasticamente nel 1901, rendendo necessario il ricovero presso l'Ospedale Nazionale Armeno, dove Ellen continuò ad assisterlo. Eghia Demirgibashian morì suicida il 19 luglio 1908.
I funerali furono organizzati dall'amico Hrand Nazariantz, che ottenne la dispensa per il rito religioso nonostante il suicidio. Nel 1910, Nazariantz onorò la memoria dell'amico pubblicando la raccolta delle sue missive private:
"Եղիա Տէմիրճիպաշեանի սիրային նամակները, 1886-1889: երկու ինքնատիպ լուսանկարներով եւ իր ձեռագիր մէկ նամակով" (Le lettere d'amore di Eghia Demirgibashian, 1886-1889: con due fotografie originali e una sua lettera manoscritta).



