"In Memoria di Momik: architetto, scultore e illustratore armeno a cui è dedicata l'onorificenza degli Architetti Armeni" di Carlo Coppola
Momik (fine XIII – inizio XIV secolo) fu un architetto, scultore e miniaturista armeno di grande rilievo. Le notizie biografiche su di lui sono scarse, ma le opere e le iscrizioni che lo riguardano permettono di ricostruire i tratti essenziali della sua figura e della sua attività.
Nacque nel villaggio di Ulgur (o Ulgyur), nella provincia di Vayots Dzor, nella regione di Syunik. Visse e lavorò a lungo a contatto con il maestro Yeritsak (o Yritsak), che considerava alla stregua di un nonno, pur non essendone legato da parentela biologica. La sua carriera ebbe probabilmente inizio in Cilicia: intorno al 1283 illustrò un Vangelo per commissione della regina Keran (spesso resa erroneamente come «regina di Caen»), opera che contribuì a farlo conoscere.
Tornato in Armenia orientale, Momik raggiunse una posizione eminente presso la Scuola di manoscritti miniati di Gladzor, a Vayots Dzor, sotto il patrocinio della famiglia Orbelian. Fu in particolare legato a Stepanos Orbelian, storico e metropolita di Syunik, che fu uno dei suoi principali mentori e committenti. La famiglia Orbelian sostenne e favorì in modo decisivo il suo successo, facendone l’artista di corte, miniaturista, scultore e architetto.
Una tradizione leggendaria lega il suo soprannome a un episodio avvenuto a Noravank. Stepanos Orbelian avrebbe indetto una sorta di gara tra scalpellini: chi fosse riuscito a scolpire con maggiore rapidità e maestria una piccola croce di pietra avrebbe ricevuto un premio. Il giovane Momik vinse; di fronte alla sua opera, Orbelian avrebbe esclamato che se la pietra si sottometteva alla sua volontà come una piccola candela, conveniva assegnargli il premio e il nome Momik (che in armeno significa proprio «piccola candela»). Da allora firmò spesso le sue opere come «maestro Momik».
Come miniaturista, Momik realizzò numerose illustrazioni, delle quali sopravvivono solo poche testimonianze: un manoscritto è conservato presso la biblioteca dei padri Mechitaristi di Vienna, mentre altri tre si trovano all’Istituto dei Manoscritti Antichi Matenadaran di Erevan. Tra le miniature a lui attribuite spiccano quelle del Vangelo del 1302, create a Gladzor, tra cui la Deposizione e l’Angelo che appare alle Pie Donne.
Come scultore è celebre soprattutto per i suoi khachkar, raffinatissimi esempi di arte lapidea armena, molti dei quali si trovano nel complesso monastico di Noravank. Dopo la morte di Stepanos Orbelian (1304/1305), Momik scolpì in suo onore un khachkar, completato nel 1306. Altri khachkar di sua mano, tra cui quello del 1308 commissionato dalla principessa Tamta, sono considerati tra i vertici della tecnica a traforo e a doppio strato.
In architettura Momik progettò la chiesa di Surb Astvatsatsin (Santa Madre di Dio) nel villaggio di Areni (1321), di cui realizzò anche i meravigliosi bassorilievi, e un certo numero di altri khachkar. La sua opera più celebre resta tuttavia la chiesa di Surb Astvatsatsin (detta anche Burtelashen) nel monastero di Noravank: ne ideò l’impianto e ne scolpì le ricche decorazioni, creando uno dei capolavori dell’architettura armena medievale. La costruzione fu portata a termine intorno al 1339, dopo la sua morte, avvenuta nel 1333 a Noravank, dove fu sepolto. I suoi allievi eressero sulla tomba un modesto khachkar con l’iscrizione che invita a ricordare «Momik, servo di Cristo».
Momik rappresenta così una delle figure più complete e raffinate dell’arte armena tra XIII e XIV secolo: miniaturista capace di fondere influenze ciliciane con la tradizione di Gladzor, scultore di khachkar di straordinaria finezza e architetto innovativo, la cui opera è indissolubilmente legata al mecenatismo orbeliano e al paesaggio monumentale di Vayots Dzor.
Carlo Coppola





