venerdì 1 maggio 2015

F. Francesco Divittorio from Rugliano (& His Companions) martyred in Armenia

Francesco Di Vittorio
Padre Francesco Divittorio
 (Francesco from Rutigliano)

In 1974, father Francesco Vito Gagliardi O.F.M. published the book entitled "Il Servo di Dio Padre Francesco di Vittorio e compagni Francescani Martirizzati in Armenia." for publishing house of Il Doge di Castellana Grotte (BARI, Italy) 

The story of Father Francesco Paolo Vittorio (often named as father Francesco Rutigliano) is still unknown, but in the year that commemorates the centenary of the Armenian Genocide, it should be remembered so that we can resume the canonical process.

Many authors have given news as well as Father Gagliardi, who knew information directly because he was the nephew of Father Vittorio. Some brothers have told the story, including Cristoforo Alvi, Archivist of the Custody of Jerusalem and also father Gino Concepts and Padre Pio of Andola.

Other journalists and lay people have written in several articles, such as Antonio d'Alba, Nicola Giampaolo, Gianni Capotorto.

Stephan Yalinkatian
p. Stephan Yalinkatian 
from Maraş
In 2005, the Minister General of the Order of Friars Minor, José Rodríguez Carballo, OFM (now Archbishop of Belcastro) opened the cause of beatification of Father Francis Divittorio and his companions.

Father Francis with the cause also includes the martyrdom of some of his fellow missionaries martyred between 21 and 23 January 1920 at Maraş in Turkey. The place is still sadly known for massacres and riots against the population also occurred in the late 70s of the twentieth century (about the massacre of 1978 Maraş see also) http://www.uikionlus.com/un-marchio-nero-sulla-turchia-la-strage-di-maras/)

In 1920, the first in order of time, P. Stephan Yalinkatian was martyred (Stefano from Maraş) on January 21. He was killed in his church among his parishioners. He was born in the same old town of Cilicia in 1861.

January 23 were martyred at Mucuk Deresi, near Maraş, father Francesco Divittorio (Francesco from Rutigliano). He was born in 1882 in Rutigliano, near Bari (Italy), the lay brother Alfred Dollencz (Alfredo from Nagyszentmiklós). He was born in 1853 in Sânnicolau Mare (in near Nagyszentmiklós).
Salvatore Sabatini
frat. Salvatore Sabatini 
da Pizzoli
With Father Di Vittorio and fr. Dollecz, he suffered martyrdom another lay brother Salvatore Sabatini (Salvatore from Pizzoli). He was born Dec. 12, 1875 in Pizzoli, near l'Aquila (Italy).

"Ai francescani di Terra Santa appartiene la gloria di aver fondato nel 1883 il villaggio di Magiuk-Deresì (valle dei moscerini) sui fianchi del Tauro. Fino ad allora il luogo era un gruppo di “case” composto di alcune famiglie armene sperse in lungo e in largo sulle montagne. Il P. Marcellino Nobili da Montefranco, vista la difficoltà pastorale che provocava questa posizione così dispersa di fedeli, comprò un vasto terreno per 3000 piastre turche al fine di insediarvi il nuovo villaggio. L’anno seguente già aveva intorno la Missione un paesello di 22 case che poi crebbero progressivamente. La persecuzione del 1895 fu particolarmente dolorosa per questo villaggio. I quattro cavalieri dell’Apocalisse: fame, peste, guerra e morte si abbatterono su di loro. Il Superiore della Missione P. Salvatore Lilli da Cappadocia, ricevette, il 22 Novembre la palma del martirio con 11 dei suoi parrocchiani. Sette li veneriamo ora come Beati. L’anno seguente i francescani erano di nuovo in Mugiuk-Deresì ricostruendovi chiesa, convento e l’indispensabile orfanotrofio. Ma la parentesi di pace durò poco. La prima guerra mondiale era da poco terminata. Il 23 Gennaio 1920 il villaggio e i tre religiosi che formavano la comunità: P. Francesco Di Vittorio, Fr. Alfredo Dollentz e Fra Salvatore Sabbatini furono proditoriamente assassinati nella casa del turco Loimen Oghlu Alì, dove avevano ricevuto falsa ospitalità il giorno prima. Con loro furono massacrati i 40 bambini dell’orfanotrofio. Questa sanguinosa tragedia avvenne nel comune Kaichli a due chilometri a nord di Magiuk-Deresì. Oltre alle citate missioni dove i francescani risiedevano personalmente, i missionari servivano altri paeselli sparsi in diverse parti della cordigliera del Tauro. Così in Bonduk il P. Materno Murè aveva edificato una residenza con cappella e scuola gratuita. Le stazioni missionarie di Tembuk, Aguiolar, Fernes, Gorksum, Ghibilguil, Gueven e Arable, a un tiro di balestra da Jenige-Kalè erano visitati regolarmente dai francescani per celebrarvi i Santi Misteri e fare la catechesi ai cristiani."
Sulla vicenda registriamo un'altra testimonianza, quella di seconda mano quella di P. Pasquale Castellana nato a Favara (AG) Missionario in Medio Oriente per oltre 70 anni: "(...) Me lo raccontò il P. Eutimio Castellani quando, durante la Seconda guerra mondiale (1940-1943) eravamo internati (perché italiani nemici dell’Inghilterra - n.d.r.) nel campo di concentramento a Emmaus, a dodici chilometri a ovest di Gerusalemme. Nel 1918, subito dopo la Prima guerra mondiale, i Superiori destinarono il P. Francesco Di Vittorio da Rutigliano (Bari) come missionario in Armenia. C’era da aprire scuole, orfanotrofi, chiese ecc... Ma c‘erano anche tante incertezze e tanta insicurezza. Bisognava ubbidire, e il P. Francesco saluta suoi confratelli uno a uno. Al P. Eutimio Castellani, uscendo dalla sua camera gli dice: - Andiamo a Morire!
Con l’inizio dell’anno 1921 (si tratta chiaramente del 1920 - n.d.r.) ricominciarono i massacri nei villaggi attorno a Mar’ach, dove P. Stefano Yalinkatyan francescano armeno, di 51 anni, fu bruciato vivo nella sua chiesetta, assieme ai suoi parrocchiani. Ci perse la vita anche il P. Alberto Amarisse da Cave, di 46 anni, ucciso anche lui nella chiesa assieme ai suoi fedeli. Il 23 gennaio del 1921 (si tratta chiaramente del 1920 - n.d.r.) fu il turno del P. Francesco; aveva 38 anni; era il più giovane. Assieme a lui furono massacrati Fra Salvatore Sabatini, abruzzese, di 45 anni, Fra Alfredo Dollentz, Ungherese, di 67 anni, e trenta orfanelli armeni."
Francesco Nazzareno Amarisse
p. Alberto Amarisse
 da Cave

A Yenicekale, sempre presso Maraş, subì il martirio il già citato padre Francesco Nazzareno Amarisse noto come (Alberto da Cave) nato a Cave (Roma) il 10 maggio 1874.

"Fra Alberto Amarisse entrò nell’ordine francescano e compì il noviziato a Nazareth, dove emise la prima professione religiosa il 24 settembre 1891. 
La sua consacrazione al Signore mediante i voti solenni avvenne il 3 ottobre 1895, nella Grotta della Natività a Betlemme. 
Grazie alla sua conoscenza della lingua turca i francescani della Custodia di Terra Santa lo mandarono in missione in Armenia Minore, attuale Turchia, dove vi rimase anche quando durante la prima Guerra Mondiale tutti i missionari furono espulsi dalle autorità locali. 
Nel 1919 i superiori lo destinarono in missione a Jenige-Kalé, uno dei villaggi armeni che aveva subito distruzioni e devastazioni. Agli inizi dell’anno seguente la comunità di fedeli che egli curava fu presa di mira dal fondamentalismo islamico turco e il francescano, insieme ad una trentina di orfani, trovò la morte nell’incendio appiccato nell’edificio che li ospitava. Era il 23 gennaio 1920."

Così scriveva padre Alberto alcuni anni prima della sua morte:  

Marasc, 28 aprile 1909


R.ndo Padre Segretario

Oggi alle 10,30 antimeridiane si sente dalla fortezza il fragoroso rimbombo dei cannoni i quali non già distruggono la città, ma bensì rallegrano questa povera gente scolorita e smunta dall’incubo dei massacri. I dellal, pubblici banditori, annunziano con festoso grido il nuovo Sultano, le vie si ripopolano di cristiani e la città intera prende l’antico aspetto giocondo.
Questa pubblica allegrezza, Reverendo Padre mio, mi ha in parte sollevato il cuore; le dico in parte, perché mi lacera il cuore il sapere che migliaia di bimbi si trovano sulle montagne raminghi e senza pane e che molti villaggi cristiani per timore si son fatti musulmani. E tra questi villaggi si numerano per ora Tavullè, Calalè, Dutalè e Anegeck.
Qui in Marasc solamente sabato (17 aprile) si ebbe un massacro, in cui furono uccisi una quindicina di cristiani ed una quarantina di feriti e sarebbe stato assai più tremendo se il Governo locale non avesse preso subito energiche misure. In quel giorno un migliaio di persone si rifugiò al nostro Ospizio, e, dopo tre giorni, i meno paurosi cominciarono a ritornarsene alle loro case; gli altri poi questa mattina lieti e contenti con le loro famigliole, con mille ringraziamenti, se n’andarono nei loro quartieri. A dir vero, fra tanta gente, accampata nel nostro Ospizio, vi era abbastanza ordine, sicura di trovarsi sotto buona tutela, difesa dai soldati gentilmente inviatici dal Governatore. Nei nostri villaggi circonvicini, cioè Mugiukderesi, Jenige-Kalè e Bunduch, fuori di un panico tremendo, non accadde nessun doloroso avvenimento; solo in Donkalè due messeri di nome Alì e Mustafà Rahmage cominciarono a suscitare mali umori tra cristiani e turchi, ma presto questi due esseri pericolosi furono chiamati in Marasc dal Governatore al redde rationem.
Il massacro fu terribile nel vicino villaggio di Asciflì, in cui furono incendiate 74 case e uccise 16 persone. Bagkce, Hassenbei, Karne con altri undici villaggi furono incendiati, le vittime, per ora, non si possono enumerare con certezza. Vennero al nostro Ospizio da quelle parti alcune persone per domandare l’elemosina; queste colle lagrime agli occhi mi assicurarono che centinaia di cristiani in quelle parti furono uccisi, centinaia di spose dopo di essere state… furono uccise, centinaia di orfani per paura di essere anch’essi uccisi si rifugiarono nei boschi ove si alimentano di erbe. Ricevetti anche una lettera di Fendegiack, in cui si attestano le medesime sventure ed implorano la carità cristiana. La carità cristiana solamente potrà lenire le pene di questi poveri sventurati e derelitti, e porre un argine alle calamità che provengono dalla fame. Io mandai a quei poverini 108 chilogrammi di farina; il resto, son sicuro, lo farà la Divina Provvidenza.
Accolga, R. P. Segretario, i miei sinceri ossequi e mi creda sempre
D. S. P. Rev.da
Umile Confratello
Fra A. Amarisse
O. F. M.


La causa di canonizzazione è affidata alle cure del postulatore generale dell'Ordine dei Frati Minori Francescani, P. Giovangiuseppe Califano, ofm.


Per un approfondimento su P. Francesco Divittorio suggeriamo:



http://www.propheties.it/La_Via_1966-2013/2010.pdf

http://www.houshamadyan.org/en/mapottomanempire/vilayetaleppo/sandjakofmarash/religion/churches-and-places-of-pilgrimage.html

http://www.rutiglianoweb.it/cultura/3720-scuola-settanni-parlando-di-armenia-a-centanni-dal-genocidio.html

http://www.christusrex.org/www1/ofm/news/2005/0426/Francescani_Armenia_It.html