sabato 14 marzo 2015

"La Fidanzata del Lago" di Rupen Zartarian

lo scrittore Rupen Zartarian

(leggenda armena)

I

Sulle rive del lago (Van) esistevano, una volta due villaggi, l'uno esiste tuttora, l'altro è sparito sotto le acque. 
In quello che non esiste più, una giovane donna era soprannominata "la fidanzata del Lago". Ogni mattina, molto prima dello spuntare del sole, quando il lago accarezza le sue rive sotto i baci  della brezza e le acque s'increspano in un lento tremito, la fidanzata del lago mirava, dalla riva, un vago uccello nero, che nuotava in lontananza e che andava dileguandosi, perdendosi nell'onda.
Una luce emanava dal suo volto e cadeva nell'acqua; la sua statura era slanciata come i salici che s'innalzano lungo i fiumi; i suoi capelli che le si spandevano sulle spalle a guisa di ruscello, si sarebbe detto fossero raggi di luna scivolanti lungo una tremula, e i suoi occhi quelli della cerva in fuga per i monti. Quando, al mattino, s'allentava dal lago, i pesci s'agitavano vivamente.

II

Ogni sera, tardi molto, a mezzanotte un barlume vacillante tremola sulla riva del lago ed ha l'aria di fare segni alle acque; e, d'un tratto, si sente per le acque un sussulto di schiuma; avvolto di bianche schiume, un giovane sorge dall'acqua, bello, come nato dalla schiuma. Ed ogni notte, tutti soli, presso ai ciottoli e vicini alle rane del lago, nella solitudine notturna, gli amanti delle acque s'amano fino all'alba. Nella fitta notte, il silenzio non è interrotto che dal gracchiare delle rane che si prolunga e si accheta nell'acqua. 
E quando la stella del mattino sorge sull'opposto villaggio, dietro i monti, il figlio del lago la prende per guida e tende le sue braccia verso le acque; l'amante lo segue con gli occhi, essa lo guarda nuotare, allontanarsi, sminuirsi e divenire un uccello nero, un punto poi sparire.
Allo spuntar del giorno, quando la fidanzata del lago ritorna a casa, le onde battono le rive ed i pesci s'agitano con onestà.

III

Un giorno, una vecchia vicina ebbe sentore della cosa, ne riferì allo sposo della fidanzata del lago.
Quella notte, la luce faceva ancora segnali, ed il giovane era appena giunto in mezzo al lago, quando d'improvviso, nella notte una mano furiosa strappò la lanterna dalle mani della donna, la gettò a terra, afferrò la donna per i capelli; invano, essa pianse, supplicò; lo sposo fu implacabile. E morendo in riva al lago, essa maledisse lo sposo, la vecchia ed il villaggio.
All'indomani, l'astro del mattino sorse giù dietro i monti, nell'ora in cui gli amanti del lago erano soliti congedarsi; il pastore che aveva dormito sulla montagna, discendendo non trovò né villaggio né uomini. Il lago tutto doveva aver inghiottito.
Ora, ogni notte, al posto ove era il villaggio, un barlume, si dice, si accende sulle acque, a mezzanotte; al mattino, nell'ora in cui spunta Venus, esso si estingue, il lago s'agita, e due uccelli bianchi dal becco rosso appaiono; essi solcano dolcemente la placida onda, ne fanno sgorgare dolcemente la placida onda, ne fanno sgorgare piccoli fiotti, poi spariscono e non li si vede mai durante il giorno.
Lago, non dir a nessuno il loro nome!