"Ուր էիր Աստված - Dov'eri Dio" di Arthur Meschyan trad. Tamar Badalyan commento Carlo Coppola




Ո՞ւր էիր, Աստված-երբ խենթացավ լքված մի ողջ ժողովուրդ...
Ու՞ր էիր, Աստված-երբ աղերսանքը մեր մարեց անհաղորդ:
Ո՞ւր էիր, Աստված-երբ ավերում էին չքնաղ մի երկիր,
Ո՞ւր էիր, Աստված-երբ, խենթացած ցավից, աղաչում էինք -- Ամեն...

Ո՞ւր էիր, Աստված-երբ արդարության աչքերը կապվեց,
Ո՞ւր էիր, Աստված-երբ շուրթերին ազգիս աղոթքը սառեց:
Ո՞ւր էիր, Աստված-երբ փրկության կանչով երկինքը ցնցվեց,
Լուռ էիր Աստված-երբ, խաչերին գամված,աղոթում էինք -- Ամեն...

Իմ կարոտ հոգում,չկար ուրիշ հավատք և սեր, դու իմ Տեր,
Ես քեզ հավատում ու աղերսում էի ինչպես մի անխելք,
Ո՞ւ ր էիր, Աստված-երբ հոշոտում էին չքնաղ մի երկիր
Ո՞ւր էիր Աստված-երբ հույսերս կտրած աղոթում էինք -- Ամեն...

Ուժ տուր մեզ, Աստված,որ ալեկոծ կյանքի ծովում չկորչենք,
Սիրտ տուր մեզ, Աստված,որ տառապանքի շուրթերը ջնջենք...
Լույս տուր մեզ, Աստված,որ խավարում այս գորշ ճամփա նշմարենք,
Հույս տուր մեզ, Աստված,որ շուրթերով չորցած քեզ գտնենք նորից -- Ամեն...


--Traduzione in Lingua Italiana--


Dov'eri Dio,
Quando un'intera nazione abbandonata divenne pazza ...
Dov'eri,
Quando i nostri ideali svanirono nell'indifferenza ...
Dov'eri,
Quando stavano distruggendo un bel paese ...
Dov'eri,
Quando, pazzi per il dolore, stavamo pregando - Amen ...
Dov'eri,
Quando gli occhi della giustizia si chiusero ...
Dov'eri,
Quando la preghiera si gelò sulle labbra della mia nazione ...
Dov'eri,
Quando i Cieli si scrollarono dal grido di salvezza ...
Eri silenzioso,
Quando, crocifissi sulle croci, stavamo pregando - Amen ...

Nel mio cuore affamato non c'era altra fede e amore se non te, mio ​​Signore;
Ho creduto in te e ti ho supplicato come uno sciocco,
Dov'eri
Quando stavano divorando questo bel paese,
Dov'eri
Quando, senza alcuna speranza, stavamo pregando - Amen ...

Dacci forza,
Da non perdere nel tempestoso mare della vita ...
Dacci cuore,
Per cancellare dalle labbra la sofferenza ...
Dacci luce,
Per trovare un modo in questa oscura oscurità ...
Dacci speranza,
Pregare con le nostre labbra riarse - Amen ...



Commento di Carlo Coppola

Il testo Ո՞ւր էիր, Աստված («Dov'eri, Dio?») di Arthur Meschyan rappresenta una delle vette più folgoranti della lirica civile e spirituale armena contemporanea. Non ci si trova dinanzi a un semplice componimento poetico, bensì a un’autentica liturgia del dolore collettivo, un’invettiva teodicea che affonda le sue radici nella memoria storica di un popolo segnato da secolari sofferenze, abbandoni geopolitici e rigenerazioni spirituali.
Il perno drammatico dell’opera è l’interrogativo bruciante Ո՞ւր էիր, Աստված, martellato con scansione incalzante. Essa non nasce dall’ateismo, ma dal grido lacerante di chi, custode di una fede immutabile, si urta contro il silenzio dei Cieli di fronte all’ingiustizia immane. È l’eco dell’esperienza drammatica che accomuna la tragedia storica armena — dalle immane ferite del Medz Yeghern fino ai drammi contemporanei del Caucaso meridionale — all’iconografia classica del martirio. Le immagini usate da Meschyan possiedono la forza scultorea dell’architettura che egli stesso esercita: gli occhi bendati della giustizia, la preghiera che si gela sulle labbra d’una nazione spinta alla follia dal dolore, la terra meravigliosa sbranata nel silenzio indifferente del mondo. La crocifissione non è più solo individuale, ma diviene condizione esistenziale di un intero popolo avvinghiato al proprio legno.
Straordinaria appare la funzione strutturale del vocabolo «Amen», collocato a suggello di ogni strofa. Nelle prime sezioni, l’Amen risuona quasi come un’esclamazione d’angoscia e d’impotenza di fronte al disastro. Eppure, nel finale la prospettiva si ribalta: dalla protesta si trasfigura in supplica rigenerativa. Meschyan invoca forza per solcare il mare tempestoso, cuore per cancellare la sofferenza, luce per squarciare le tenebre e speranza per ritrovare il Divino con labbra riarse. L’Amen si spoglia così del lutto per farsi affermazione di vita e pietra d'angolo della resilienza armena.