"L'importante portale italiano di divulgazione scientifica "Geopop" si interessa dei Vishap armeni" recensione di Carlo Coppola
Recensione di Carlo Coppola all'articolo: "Scoperto il significato delle Pietre del drago in Armenia: ex voto e segnali delle sorgenti d’acqua" pubblicato sul sito https://www.geopop.it/ al seguente indirizzo:
L’articolo propone una sintesi divulgativa efficace e accessibile su uno dei fenomeni più affascinanti dell’archeologia armena: le cosiddette pietre del drago (vishap), grandi stele preistoriche risalenti al II millennio a.C., diffuse nelle regioni montane dell’Armenia. Il testo riesce a coniugare il fascino del mistero archeologico con i risultati di una ricerca scientifica recente, offrendo al lettore una chiave interpretativa convincente e ben argomentata.
Il punto di forza principale dell’articolo è l’attenzione al contesto ambientale. L’ipotesi secondo cui i vishap non sarebbero collocati casualmente, ma costituirebbero indicatori rituali e pratici delle risorse idriche, appare sostenuta da dati concreti: l’analisi di oltre cento esemplari e la loro distribuzione altimetrica coerente rafforzano l’idea di una pianificazione consapevole da parte delle comunità preistoriche. In questo senso, l’articolo riesce a superare letture puramente simboliche o mitologiche, senza però escludere la dimensione cultuale.
Particolarmente riuscita è l’interpretazione dei vishap come ex voto: non semplici segnali territoriali, ma monumenti carichi di significato religioso e sociale, legati all’acqua come principio vitale. La simbologia del pesce, dominante nelle sculture, viene correttamente inserita in una visione arcaica del sacro, in cui la gestione delle risorse naturali e il culto si intrecciano in modo inscindibile. L’articolo suggerisce, con equilibrio, che questi monoliti potessero fungere da poli comunitari, luoghi di aggregazione e di memoria collettiva.
Un altro elemento apprezzabile è l’attenzione al dato tecnico e logistico: la difficoltà di estrarre, scolpire e trasportare stele di dimensioni monumentali in ambienti montani estremi viene giustamente valorizzata come indicatore dell’importanza simbolica e funzionale attribuita a questi manufatti. Questo aspetto contribuisce a restituire alle società preistoriche armene un alto grado di organizzazione e di consapevolezza territoriale.
Dal punto di vista stilistico, il testo è chiaro, lineare e adatto a un pubblico ampio, pur mantenendo un buon livello di rigore scientifico. Forse manca un confronto più esplicito con fenomeni analoghi di altre aree del Vicino Oriente o del Caucaso, che avrebbe potuto rafforzare ulteriormente la portata comparativa dello studio. Tuttavia, questa scelta sembra coerente con l’obiettivo divulgativo dell’articolo.
Nel complesso, la recensione dell’articolo è positiva: si tratta di un contributo ben costruito, capace di valorizzare un patrimonio archeologico ancora poco noto al grande pubblico e di inserirlo in una narrazione che unisce paesaggio, religiosità e sopravvivenza. Le pietre del drago emergono non solo come enigmi del passato, ma come testimonianze profonde del rapporto tra l’uomo e l’acqua, tra sacro e territorio, in una delle culle più antiche della civiltà montana.
Carlo Coppola




