Archivio - Արխիվ

30 dicembre 2012

Due ragazzi armeni muoiono nei pressi del CARA di Bari


Si chiamavano Haik S. e Senik T. (24 anni e 31 anni rispettivamente) i due ragazzi armeni morti il giorno 28 dicembre 2012 a Bari mentre camminavano lungo la ferrovia dalle parti di Fesca. Venivano dal CARA di Palese ed erano in Italia da un mese come immigrati 'richiedenti asilo politico'. 

Noi come Centro Studi Hrand Nazariantz portiamo il nome di un migrante e rifugiato come loro e dovremmo riflettere anche noi su quanto avviene lungo le altre sponde al riguardo di tutte le migrazioni che stanno avvenendo. 
Ce n'è abbastanza per approfondire la sfortunata vicenda di questi due ragazzi e perchè si rifletta su queste giovani vite che si sono spente sulla porta di casa nostra mentre speravano di avere una possibilità. Si è sfortunati anche a morire alla vigilia dei soliti assurdi bagordi di chi ha tanto e lamenta miseria.
Non dimentichiamoci i loro nomi. Almeno noi. Invito tutti a porre un pensiero e una preghiera.



Il presidente del 
Centro Studi Hrand Nazariantz
prof. Cosma Cafueri

23 dicembre 2012

Casale che resiste, Casale che non muore



orgoglioso di essere casalese, 
 delle miei origini, 
 delle lacrime spese per questa terra martoriata, 
 per una antica nobiltà di Sangue, 
 persa negli evi persi al destino.
 Onore a tutti quelli che mi hanno fatto piangere, 
e gioire oggi come un bambino
che scopre il tramonto più bello del mondo,
 e la rinascita sotto i proprio occhi!

12 dicembre 2012

Դանիել - Il Libro e la Tomba del profeta Daniele



Secondo informazioni leggendarie del XVIII secolo, le ceneri del profeta biblico Daniele sono sepolte in un mausoleo. I suoi i cui resti furono portati a Samarcanda e sepolti dal comandante e conquistatore medievale dell'Asia centrale Amir Timur detto Tamerlano. L'attuale edificio del mausoleo e il complesso furono costruiti all'inizio del XX secolo, negli anni successivi l'edificio del mausoleo e il complesso furono ricostruiti più volte.
Il mausoleo e il complesso Khoja Doniyor si trovano nella parte nord-orientale della città di Samarcanda, nella periferia nord-orientale dell'antico insediamento di Afrasiab, su una piccola collina, vicino alle rive del piccolo fiume Siab.


Dal libro del profeta Daniele
Cap 9, vv4b-10

Signore Dio, grande e tremendo, che sei fedele all'alleanza e benevolo verso coloro che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, abbiamo peccato e abbiamo operato da malvagi e da empi, siamo stati ribelli, ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti e dalle tue leggi! Non abbiamo obbedito ai tuoi servi, i profeti, i quali nel tuo nome hanno parlato ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese. A te conviene la giustizia, o Signore, a noi la vergogna sul volto, come avviene ancora oggi per gli uomini di Giuda, per gli abitanti di Gerusalemme e per tutto Israele, vicini e lontani, in tutti i paesi dove tu li hai dispersi per i delitti che hanno commesso contro di te. Signore, la vergogna sul volto a noi, ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te; al Signore, nostro Dio, la misericordia e il perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui, non abbiamo ascoltato la voce del Signore, nostro Dio, né seguito quelle leggi che egli ci aveva dato per mezzo dei suoi servi, i profeti.

Դանիել
9։4-10


Ա՜խ, Եհո՜վա, ճշմարի՛տ Աստված, որ մեծ ես+ և ահազդու, ուխտ ես պահում+ ու սիրառատ բարություն+ ցուցաբերում քեզ սիրողների ու քո պատվիրանները պահողների հանդեպ+, 5 մենք մեղք գործեցինք+, սխալ վարվեցինք, ամբարշտություն արեցինք և ըմբոստացանք+։ Մենք շեղվեցինք քո պատվիրաններից ու չկատարեցինք քո դատավճիռները+։ 6 Չլսեցինք քո ծառաներին՝ մարգարեներին+, որոնք քո անունից խոսում էին մեր թագավորների, մեր իշխանների, մեր հայրերի ու երկրի ողջ ժողովրդի հետ+։ 7 Քո՛նն է արդարությունը, ո՜վ Եհովա, իսկ մեր երեսը՝ Հուդայի մարդկանց, Երուսաղեմի բնակիչների և ողջ Իսրայելի երեսը՝ թե՛ մոտիկների ու թե՛ նրանց երեսը, ովքեր հեռու են՝ բոլոր այն երկրներում են, ուր նրանց ցիրուցան ես արել քո դեմ դրսևորած անհավատարմության պատճառով+, ամոթով է ծածկվել+, ինչպեսև այսօր է։ 
8 Ո՜վ Եհովա, ամոթը ծածկել է մեր երեսը, մեր թագավորների, մեր իշխանների ու մեր հայրերի երեսը, որովհետև մենք մեղք գործեցինք քո դեմ+։ 9 Եհո՜վա, Աստվա՜ծ մեր, դու ողորմած+ ու ներող ես+, իսկ մենք ըմբոստացանք քո դեմ+։ 10 Ո՜վ մեր Աստված Եհովա, մենք չհնազանդվեցինք քո ձայնին ու չքայլեցինք ծառաներիդ՝ մարգարեներիդ ձեռքով տրված քո օրենքներով+։

26 novembre 2012

Città Del Libro, "Il richiamo del sangue" di Agavni Boghosian



Carlo Coppola, segretario del Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari, e Kaianik Adagian, in rappresentanza della Comunità Armena di Bari ospiti dello spazio A.P.E. - Città del Libro (Campi Salentina, Lecce) presentano "IL richiamo del sangue" di Agavni Boghosian, a cura del prof. Kegham Jamil Boloyan, docente di Lingua e Letteratura Araba all'Università del Salento (Lecce) FaLvision Editore.

20 novembre 2012

Docenti e discenti insieme per il Flash Mob in piazza ad Acquaviva Delle Fonti


Per un’ora il 22 novembre dalle 16.30 vicino alla cassa armonica, i professori e gli studenti dei Licei “Leonardo – Platone” di Cassano delle Murge, dei Licei “Canudo – Marone” di Gioia e dell’ITC “Colamonico” di Acquaviva daranno vita alla pacifica e singolare dimostrazione per dire “no” alle politiche del ministero che continuano a colpire la scuola.
Attraverso il flash mob la scuola esce dai luoghi istituzionali per informare e sensibilizzare i cittadini alle politiche sulla scuola che nulla hanno a che fare con crescita, formazione, merito,  ricerca, democrazia e cultura.
Le ragioni del “No” sono tante, si va dal bloccato ancora una volta del pagamento degli scatti di anzianità, alla cancellazione di circa 30 mila cattedre tra “spezzoni orario” e posti di sostegno, dopo la già pesante cancellazione di 87 mila posti in organico di diritto su tutto il territorio nazionale. Tale scelta del Ministro Profumo determinerà non solo il venir meno di decine di migliaia di contratti per i docenti precari altamente formati, ma anche la perdita di docenti di ruolo che saranno in probabile esubero. Lo scenario palesato nella scuola comporterà un’inevitabile dequalificazione della didattica. Le scuole dicono “no” anche  alla ex legge Aprea il D.D.L 953, che cancella la “Scuola della Costituzione”. Il disegno di legge che apre alla privatizzazione della scuola, è un vero e proprio progetto di riforma degli organi collegiali che ha lo scopo di inserire nella scuola finanziatori privati con un’inevitabilmente una “contaminazione” del piano dell’Offerta Formativa.

Il flash – mob, alla vigilia dello sciopero generale della scuola di sabato prossimo, è anche per dissentire alle scelte del ministro Francesco Profumo di riconvertire sul sostegno quei docenti in esubero e la “deportazione” di quegli insegnanti inidonei in ruoli amministrativi, come dettato dalla spending review. Col provvedimento del Governo Monti si lede la dignità dei lavoratori e si affossa il tanto evocato “merito”. Spazio anche al Concorsone previsto per quasi 12 mila posti vacanti, cattedre che già annualmente vengono occupate da docenti precari nominati dagli uffici scolastici di provenienza.
Il concorso di Profumo appare al mondo della scuola come una vera e propria manovra propagandistica che ha il solo intento di affossare il diritto al ruolo dei docenti precari ingabbiati nelle graduatorie ad esaurimento dopo anni e anni di supplenze, lauree abilitanti e concorsi, master e corsi di perfezionamento costosissimi.
In ultimo, i docenti e gli studenti rivendicano una scuola più sicura e senza “classi pollaio”. Proprio l’affollamento delle aule, provvedimento già attuato dalla riforma Gelmini, serve a fare risparmiare lo Stato sulle nuove assunzioni del personale docente, pur violando ogni più elementare norma sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.

18 novembre 2012

Reteos Berberian `The Armenian Jean Jacques Rousseau'

from site http://groong.usc.edu/tcc/tcc-20110502.html
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Reteos Berberian (1848-1907) is another outstanding intellectual and man of letters from the 19th century Armenian revival whose instructive legacy is fast being submerged in the global glut of modern throwaway culture.

This 1989 biography by A M Tevoyan (292pp, Yerevan) does something to recover him for us.
Born in Istanbul Berberian was gifted by nature with phenomenal talent and energy.
This he devoted totally to the education of Armenian children in the Ottoman Empire. To secure the best for them, at the highest available international standards, he set up his own school in 1876, the famous and highly prized Istanbul-based Berberian College that he ran until his death in 1907.

Berberian's stature among his contemporaries was tremendous. Vienna Mekhitarist Gabriel Menevishian proclaimed him `the Armenian Jean Jacques Rousseau' and the `constitutionalist of modern Armenian education.' Krikor Zohrab testifies to the democratic, popular quality of his work noting that `this one man with his own meager resources, educated more impoverished children than all other rich sponsors put
together.' A proponent of education for all Berberian also defended, albeit limited to the narrow domestic sphere, the rights of women to education.

The upbringing of a new generation was not however a purely private passion. Berberian's dedication was fortified by the place education and pedagogy occupied in his world-view. Of the Enlightenment tradition, for him education served a wider purpose than individual advancement alone.
It was also an essential condition for social advance, a guarantee of national progress and development.
Within these terms Berberian also rejected art for arts sake insisting on the social duty and responsibility of the artist and intellectual.
The educated individual had a duty to serve the people, to tend to, to advance and to protect the public interest. In the Armenian case education served to create a cadre capable of leading and revolutionizing life in the backward oppressive and stifling Ottoman Empire. Education and with it art and literature was the means to secure:

    `the death of ignorance, the annihilation of superstition, the elimination of inequality, the end of deprivation, the empowerment of the dispossessed and an end to the suffering of the weak'.

Belonging to an early, non-nationalist trend of the Armenian revival Berberian's ambition was the transformation and reformation of the Ottoman Empire. He aspired for a transnational democratic state that would enable Armenians to live equally and with dignity alongside all other nationalities.
Against the decrepit Ottoman Empire's feudal monopoly and privilege he vigorously propounded the virtues of the capitalist market and of free trade and competition that he considered indispensable for social and economic development.
Significantly in contrast to modern neo-liberalism Berberian's vision of capitalist society was almost social-democratic including as it does a state responsible for the welfare of the people as a whole and its impoverished and the dispossessed sections in particular.

Tevoyan pays especial attention to Berberian's remarkable and still readable philosophical writings and in particular to his passion for Kant.
We may question Kant's a-historical conceptions. But within the decaying Ottoman Empire and the backwardness of Armenian society Kant offered Berberian intellectual instruments to fashion his challenge.
Kant's philosophy after all expressed the ideal vision of the bourgeois man. Open to science and knowledge, he or she was simultaneously driven and guided by imperatives, by obligation, duty, responsibility and virtue that are shaped by and flow from our inner human essence.
In Berberian's case, coming as he did from an oppressed nation these qualities had in addition to their individual aspect, a defined collective, social and national expression.

There is no questioning of this presentation of Berberian's progressive vision, nor of the solidity of the man's erudition.
But there does lurk the suspicion that this biography goes a little too far in molding the protagonist into a more radical antagonist of backward Ottoman feudalism and its Armenian satellites than he actually was. But on the barricades Berberian certainly stood denouncing:

    `a clergy concerned solely with profit, the selfish rich, the official striving only after personal ambition and the venality of those who fashion public opinion.'


Berberian not only elaborated on such views he searched for agents to effect reforms and transformation. He sought to encourage an enlightening wing in the Armenian Church that he regarded as a central organizing force in Armenian society. In the service of consolidating an alliance between the Church's progressive wing and the newly emergent democratic intelligentsia - Chlingirian, Svajian, Dussap,Nalpantian and others - Berberian waged fierce battle against feudal obscurantism. Chilingirian is showered with praise


    `...for never wavering in frank and honest criticism of the moral degeneration of our elites'

One Tchamourgian however that `dark crow' of Ottoman and Armenian reaction is denounced for

    `...leaping upon and ripping to bits any dove he espies bearing good tidings.'

In the annals of Armenian history and Armenian thought Berberian's contribution remains significant. One of the most articulate representatives of the idea of history and progress in late 19th century Armenian society his thought was for its time deeply democratic, a sort of left-liberal, John Stuart Mill type enthused with notions of a liberal-democratic society serving and advancing the masses.
This 1989 representation of Berberian to a Soviet Armenia then in transition was perhaps a significant indicator of a socially responsible ideological trend within the modern Armenian intelligentsia.
Even in the rush to the global neo-liberal free market it attempts to fashion a vision of capitalist nation and state that would cater for the interests of the people.
Their ambitions for a democratic market society alas suffered rude defeat at the hands of the ruthless and selfish elite in the 1990s that had become the plaything of US, British and other foreign interests.
Still, with notions of the public duty and the collective good at its centre this particular Berberian is for all its limits a corrective influence to neo-liberal ideology that has proved so destructive for the common people throughout the world.

17 novembre 2012

Ձոն Սպարապետին - Dedicata allo Sparapet


Ձոն Սպարապետին

Դու, որ եկար մարտական, հույս, հավատի ոգով,
Դու, որ ելար հաղթական հայ բանակի երգով,
Կամքը քո՝ հայորդի` հաղթանակել, գործել, ապրել,
Խոսքը քո՝ հայորդի՝ մեր մայր հողին պաշտպան լինել:

Քո առջև, քո սուրբ անվան առջև Խոնարհվում ենք մենք,
Քեզ համար, փառք ու պատվիդ համար,
Քո զինվորներն ենք մենք։
Անսահման երազներիդ՝ զորեղ Տերը պահապան,

Սարը սուրբ, քեզ` մի վառվող կանթեղ, քո օրերի հավերժ վկան:
Քո աչքերում գարուններ, և քո սրտում կրակ,
Դու մի արծիվ երկնքում, խոսքդ` անվախ ու շիտակ,
Հայրենի՛ք, քեզ համար մեր սպարապետը հող դարձավ,
Հայրենի՛ք, քեզ համար մեր սպարապետն երկինք ելավ:

Քո առջև, քո սուրբ անվան առջև,
Խոնարհվում ենք մենք,
Քեզ համար, փառք ու պատվիդ համար,
Քո զինվորներն ենք մենք։
Անսահման երազներիդ՝ զորեղ Տերը պահապան,
Սարը սուրբ, քեզ` մի վառվող կանթեղ, քո օրերի հավերժ վկան:

Հայաստան` մեր ալեհեր հայրենիք, պարծության օրրան,
Մեզ համար, մեր գալիքի. համար
Հերոս որդիքդ երկինք ելան:


Allo Sparapet

Venivi dal combattimento, dalla speranza, dalla fede nello spirito,
Tu, la canzone dell'esercito vittoriano vittorioso,
La tua volontà, tuo figlio, per vincere, per agire, per vivere,
La tua parola, tuo figlio, per essere il nostro protettore.

Di fronte al tuo santo nome, ci inchiniamo davanti a te,
Per te, per gloria e onore,
Noi siamo i tuoi soldati.
Con i tuoi sogni infiniti, il potente Signore della guardia.

La montagna è sacra, tu una lampada ardente, 
un eterno testimone dei tuoi giorni.
Nei tuoi occhi c'è la primavera, e nel tuo cuore un fuoco,
Sei un'aquila nel cielo, la tua parola è senza paura e retta,
Patria, per te, il nostro comandante è diventato terra,
Patria per te, il nostro comandante è venuto in paradiso.

Di fronte a te, davanti al tuo santo nome,
Ci inchiniamo,
Per te, per gloria e onore,
Noi siamo i tuoi soldati.
Con i tuoi sogni infiniti, il potente Signore della guardia,
La montagna è sacra, tu una lampada ardente, 
un eterno testimone dei tuoi giorni.
Armenia: la nostra gloriosa patria, la culla della vanteria,
Per noi, il nostro futuro. 
Tuo figlio, tuo figlio, è salito in cielo.

16 novembre 2012

"Riflessioni al di là di un Ulivo" di Carlo Coppola



Abbiamo cavalcato
la poesia, 
scavato alberi
e tappeti di calce.
Il tempo 
confonde pensieri grami
scorpora,
e sconfessa, ogni destino.
Metto al netto di me 
stesso il mondo,
mi privo poi dei miei pensieri.
Questo di tanta speme oggi ci resta.
Non vogliamo quello che non siamo.

Massacro di parole 

passa
per semi e segnali nel vento
lanciati in tracce
di insoliti respiri

15 novembre 2012

"Siamo Docenti non siamo delinquenti"



Ancora una volta il generale Fiorenzo Bava Beccaris ha mandato gli aguzzini di stato a caricare i lavoratori.
Era venerdì. S’andava via per l’atmosfera tepida come tanti punti interrogativi.
 Gli uni guardavano in faccia agli altri e tutti sentivano dell’inquietudine dell’Italia agitata dalla fame. Pavia come Sesto Fiorentino e come Soresina, aveva avuto i suoi ciottoli innaffiati dalla strage militare. Il povero Muzio Mussi, il figlio del vice presidente della Camera, era stato tramazzato al suolo a ventitre anni e la notizia angosciosa, propalata dai giornali, passava sui nervi della cittadinanza come una scarica d’indignazione. In mezzo alle piazze, lungo le vie, si temeva e si presentiva la fucilata. La conversazione sentiva del momento. 
Era una conversazione animata, concitata, che lasciava udire un po’ della campana a martello. La gente parlava a monosillabi tragici, coi gesti che facevano sobbalzare il pensiero, con l’atto finale della mano in aria che traduceva l’impotenza e la minaccia.
Nei sobborghi, dove è più fitta la popolazione operaia, sarebbe bastata un po’ di retorica calda per mettere sottosopra il sangue cittadino che spumeggiava nelle vene. 
Con tanta irritazione che si andava accumulando per i quartieri di ora in ora, a ogni telegramma che annunciava che il governo curava, dappertutto, lo stomaco vuoto con la balistite, Milano avrebbe avuto bisogno di uomini prudenti che avessero saputo, con dolcezza, togliere e non aggiungere combustibile alla catasta che aspettava lo zolfino.
Invece la metropoli lombarda ha avuto Vigoni, Negri, Minozzi, Prina, Winspeare e Bava Beccaris, regi lenoni che vedevano in ogni aggruppamento di operai masse di rivoltosi o di congiurati, imbecilli feroci che avrebbero livragato tutti coloro che non fossero caduti ai loro piedi a implorare la vita. Senza costoro, senza agenti di pubblica sicurezza, senza soldati, è certo che io non sarei qui a cucire insieme i brandelli sanguinolenti della pagina che ha iniziato le giornate di Bava Beccaris, il vecchio rimbambito che nasconde la testa nella sabbia come la testuggine per non udire le maledizioni che imperversano intorno al suo capo.
Alla mattina, come tutte le altre mattine, i grandi stabilimenti dei dintorni di Ponte Seveso, spalancarono i portoni e i proletari vi entrarono a frotte per non uscire che a mezzogiorno. Nelle fabbriche si era lavorato con disattenzione e si era chiacchierato molto sugli avvenimenti. 
In via Galilei, il contingente dei lavoratori, come il solito, ingrossava di minuto in minuto. Poiché vi si fermavano come negli altri giorni, quelli del Pirelli, quelli del Grondona, quelli dello Stigler, quelli del Vago, quelli dell’Elvetica e quelli di altri stabilimenti vicini, così non era una meraviglia se si vedeva in quella via e nelle adiacenze una massa nera di diecimila persone.

14 novembre 2012

Gianluca Fratellini, l’etica del lavoro passa per la 3D animation [di Carlo Coppola]

da http://www.lsdmagazine.com/gianluca-fratellini-letica-del-lavoro-passa-per-la-3d-animation/12330/

Gianluca Fratellini

Qualche anno fa mostrandomi un cortometraggio di animazione di circa 8 minuti, in una delle tante rassegne di cortometraggi estive che abbondavano, vivacizzando le estati pugliesi, il direttore di una di queste mi disse: “Tieni d’occhio questo giovane autore, ne sentiremo molto parlare in futuro”. Il cortometraggio in questione era un prodotto completamente diverso dagli altri presenti in rassegna, seppure inserito nella sezione del festival dedicata ai corti di animazione. Inoltre, cosa che mi apparve subito assai singolare, non si trattava di uno straniero o di un romano o di un milanese, come spesso accadeva nell’ambiente, ma di un ragazzo pugliese, di Modugno. Non mi era mai capitato di conoscerlo direttamente, anche se in qualche modo ne seguivo le gesta in giro per il mondo, forse perché egli è uno dei pochi autori pugliesi che non ha mai avuto titoli cubitali sulla stampa locale, servizi a reti unificate sulle televisioni a piccola o grande diffusione e, soprattutto, e non è mai stato spinto da una o dall’altra parte politica che sovrintendono alle sorti del mondo dell’arte in alcune regioni periferiche della penisola italica.
Si chiama Gianluca Fratellini, classe 1980, è un 3D Character Animator. E’ Italiano, pugliese, modugnese. Ha vinto il suo primo Oscar nel 2007 battendo il record stabilito da Orson Wells che lo vinse la prima vota a 28 anni. Questo dovrebbe bastare a farne un campioncino da strumentalizzare facilmente ma, per sua fortuna, da più di dieci anni vive all’estero, senza peraltro, dimenticare gli affetti e le origini. Negli ultimi due anni Fratellini ha lavorato per alcune delle maggiori società di animazione e grafica in 3D ed ha partecipato come Senior 3D Character Animator ad alcuni importanti successi del cinema mondiale. Il limite alla sua fama presso il grande pubblico – ma non di certo presso i più importanti addetti ai lavori del mondo – è che la sua attività è principalmente recepita, almeno in Italia, come un mestiere tecnico e quindi ancillare rispetto all’idea della cosiddetta “autorialità”, sintomo questo di una impropria interpretazione della poetica aristotelica. Questo peccato veniale del nostro cinema, è in realtà tipico di tutta l’arte europea, che, a dire il vero, ha guardato per troppo tempo ai cosiddetti tecnici con una sorta di sospetto, e con la spocchia di chi non riconosce loro un “valore creazionale”. Basti pensare che tutti amano Marcello Mastroianni, e pochissimi se non gli esperti di cinema conoscono suo fratello Ruggero, tra i grandi maestri del montaggio nel cinema italiano ed europeo di tutti i tempi. Nei paesi anglosassoni l’atteggiamento è un po’ diverso, il lavoro di squadra viene egualmente stimato e apprezzato, quanto quello autoriale del singolo “director” e a volte può anche capitare che un autore e regista siano meno noti del team a cui sono state affidate le sorti e le caratteristiche tecniche di un film.


Andiamo con ordine. All’età di 14 anni Gianluca Fratellini inizia ad occuparsi, per gioco, di grafica, smanettando con i programmi di grafica industriale nello studio paterno, e continuando a praticare la sua passione come poteva attraverso letture “matte e disperatissime”, quanto occasionali dei primi libri di grafica 3D. Dopo il liceo e, la poco professionalizzante, università italiana, che abbandona come molti genii a causa di una offerta formativa inadeguata alle sue aspettative, si trasferisce in Lussemburgo, dove la “Oniria Pictures”, dopo aver visto qualche suo lavoro su internet, lo invita a lavorare come animatore alla realizzazione di un lungometraggio animato in 3D, "Tristan Isolde".
Di lì in poi la sua passione si trasforma in attività lavorativa sempre in crescendo. I primi tre anni in Lussemburgo gli servirono ad affinare le conoscenze tecniche e a perfezionare il mestiere presso alcuni dei pionieri delle medesima arte, fino a decidere di realizzare contemporaneamente il suo cortometraggio Life in Smoke - Una Vita in Fumo di 8 minuti, per dare ampio spazio alla sua creatività e dare forma alle mie idee. Il lavoro autoriale si compiva, quasi di nascosto, di notte, o nel tempo libero. L’idea era quella di creare qualcosa che potesse avere anche dei risvolti di utilità sociale, come la lotta al fumo attivo e passivo. Per realizzarlo Gianluca faceva appello alla sua creatività, ad un immaginario assai vasto, comprendente film di genere, documentari di Storia, e innovando e metabolizzando un ricco bagaglio culturale anche musicale, dagli anni ‘50 Cinquanta agli anni ‘90. Il risultato risente di letture e conoscenze che restano tutt’altro che superficiali, e che lasciano la traccia di uno scavo profondo. Si spazia infatti da A Christmas Carol di Charles Dickens alla produzione narrativa di Franz Kafka, primo fra tutti il racconto Das Unglück des Junggesellen che sembra, poi, il filo conduttore dell’intera vicenda di redenzione, passando per i film di guerra come The dirty Dozen di Robert Aldrich e Pet Cemitery, di Stephen King (libro e sceneggiatura) e Mary Lambert (regia cinematografica), dove sono sepolti, in qualche modo, anche alcuni parenti dell’autore. Tutt’ora questo cortometraggio continua a dare all’autore molte soddisfazioni e riconoscimenti in numerosi festival italiani ed europei per le capacità tecniche e le motivazioni sociali che ne sono alla base.
Dopo gli anni lussemburghesi Fratellini, è passato all’animazione in 3D per i videogiochi, lavorando a Montreal presso la “UBISOFT” in qualità di 3D Senior Animator e Supervisor Layout nel dipartimento delle Cinematiche ad alta risoluzione. Qui ha collaborato alla realizzazione di videogiochi come “Splinter Cell”, “Prince of Persia”, “Rainbow Six”, “Far Cry”, ed è diventato anche docente di animazione 3D - 2 Livello presso il Campus della UBISOFT.
Successivamente ha lavorato per il film Happy Feet realizzando il personaggio di “Mumble” (Oscar come miglior film d’animazione nel 2007) . Quello da lui creato era stato uno dei personaggi più amati dai film per grandi e bambini negli ultimi anni.
Gianluca Fratellini
Nell’ultimo biennio, dopo una parentesi spagnola, ha continuato attivamente con il cinema contribuendo a dare vita al personaggio di Paul nell’omonimo film diretto da Greg Mottola e scritto ed interpretato da Simon Pegg e Nick Frost. E’ una commedia, utilizza anche lo stile del meta cinema, in cui un alieno e un gruppo di terrestri ripercorrono parodicamente, durante la loro fuga, i cliché sui film di alieni da E.T. a X-Files fino alla risoluzione finale e all’abbandono della Terra da parte del simpatico omino grigio. E’ una pellicola gustosa e divertente in cui l’opera di Fratellini è stata indispensabile per la corretta interazione tra l’alieno Paul e la realtà circostante, come si può anche apprezzare dal making of disponibile on line. Più di recente ha lavorato sempre come Senior 3D Character Animator al film Hotel Transylvania film d’animazione diretto da Genndy Tartakovsky. Il film, prodotto dalla Sony Pictures Animation per la Columbia Pictures, è stato distribuito anche in 3-D. Anche questo film è stato distribuito, in Italia, ed è disponibile nelle sale proprio in queste settimane. Nel 2012 invece ha lavorato sempre in qualità di Senior 3D Character Animator a Epic pellicola di animazione che sarà presentata negli States a partire dal maggio 2013 e che promette di lasciare il pubblico col fiato sospeso, ed emozionare non meno di Avatar. Epic, è realizzato dalla “Blue Sky”, la medesima società che in passato ha realizzato l’intera saga della fortunatissima Era Glaciale. Per la sua giovane età e per i ruoli di prestigio che ricopre in importanti aziende internazionali della animazione in 3 D, quando ritorna in Puglia, Gianluca Fratellini, viene spesso chiamato come testimonial di buone pratiche, etica e successo nel mondo del lavoro da Istituzioni scolastiche. Con il suo contributo e il suo esempio, infatti, tanti ragazzi, anche coloro che sentono stretta la tipologia di Istruzione presente in Italia, possono apprendere che i loro interessi, apparentemente anche solo personali e privati, hanno la dignità di divenire strade per il domani. In tutte queste attività occorre, come dimostra l’esempio di Gianluca Fratellini, coraggio, caparbietà e una grande dose di onestà intellettuale.

13 novembre 2012

Epistulae ad Lucilium 47

SENECA LUCILIO SUO SALUTEM DICIT

I. Libenter ex iis qui a te ueniunt cognoui familiariter te cum seruis tuis uiuere: hoc prudentiam tuam, hoc eruditionem decet. "Serui sunt". Immo homines. "Serui sunt". Immo contubernales. "Serui sunt". Immo humiles amici. "Serui sunt". Immo conserui, si cogitaueris tantundem in utrosque licere fortunae.

II. Itaque rideo istos qui turpe existimant cum seruo suo cenare: quare, nisi quia superbissima consuetudo cenanti domino stantium seruorum turbam circumdedit? Est ille plus quam capit, et ingenti auiditate onerat distentum uentrem ac desuetum iam uentris officio, ut maiore opera omnia egerat quam ingessit.
III. At infelicibus seruis mouere labra ne in hoc quidem, ut loquantur, licet; uirga murmur omne conpescitur, et ne fortuita quidem uerberibus excepta sunt, tussis, sternumenta, singultus; magno malo ulla uoce interpellatum silentium luitur; nocte tota ieiuni mutique perstant.
IV. Sic fit ut isti de domino loquantur quibus coram domino loqui non licet. At illi quibus non tantum coram dominis sed cum ipsis erat sermo, quorum os non consuebatur, parati erant pro domino porrigere ceruicem, periculum inminens in caput suum auertere; in conuiuiis loquebantur, sed in tormentis tacebant.


traduzione

1. Ho sentito con piacere da persone provenienti da Siracusa che tratti familiarmente i tuoi servi: questo comportamento si confà alla tua saggezza e alla tua istruzione. "Sono schiavi." No, sono uomini. "Sono schiavi". No, vivono nella tua stessa casa. "Sono schiavi". No, umili amici. "Sono schiavi." No, compagni di schiavitù, se pensi che la sorte ha uguale potere su noi e su loro.

2. Perciò rido di chi giudica disonorevole cenare in compagnia del proprio schiavo; e per quale motivo, poi, se non perché è una consuetudine dettata dalla piú grande superbia che intorno al padrone, mentre mangia, ci sia una turba di servi in piedi? Egli mangia oltre la capacità del suo stomaco e con grande avidità riempie il ventre rigonfio ormai disavvezzo alle sue funzioni: è più affaticato a vomitare il cibo che a ingerirlo.
3. Ma a quegli schiavi infelici non è permesso neppure muovere le labbra per parlare: ogni bisbiglio è represso col bastone e non sfuggono alle percosse neppure i rumori casuali, la tosse, gli starnuti, il singhiozzo: interrompere il silenzio con una parola si sconta a caro prezzo; devono stare tutta la notte in piedi digiuni e zitti.
4. Così accade che costoro, che non possono parlare in presenza del padrone, ne parlino male. Invece quei servi che potevano parlare non solo in presenza del padrone, ma anche col padrone stesso, quelli che non avevano la bocca cucita, erano pronti a offrire la testa per lui e a stornare su di sé un pericolo che lo minacciasse; parlavano durante i banchetti, ma tacevano sotto tortura.



12 novembre 2012

10 novembre 2012

Il nostro bisogno di Mediterraneo



C'è bisogno di Mediterraneo,
C'è bisogno di ritrovare le nostre mitiche origini,
C'è bisogno di correre attraverso spiagge assolate e incontaminate. 
Nessun grido che squarci la nostra mente.
Abbiamo bisogno d' essere Greci 
d'essere Armeni antichi,
d'essere mitici 
abbiamo bisogno di sogni.

Chi fabbrica i sogni è spesso considerato un pazzo, ma chi sogna i sogni suggeriti da chi li fabbrica si considera savio, un vincente. L'umanità è fatta di sogni sognati, di voci gridate da altri, da passi detti da milioni di uomini prima di noi. 
I grandi economisti e banchieri derubricano il mondo imponendo come unica logica il danaro. Il resto è pensiero debole, sogno.
La gara fra i fabbricanti di sogni è spietata, ciononostante ci si incupisce cercando di non venir meno al dovere interiore di produrre i sogni. 
Fui un sognatore, un manipolatore di ombre. Ora ad una finestra con lo sguardo perso nel vuoto, ad insegnare cosa a chi non vuole apprendere nulla.
Strano il mio destino, una missione di fede, che a pochi interessa ma io continuo e combattere come una personale lotta educativo.


09 novembre 2012

Difendiamo l'identità meridionale!




" Napole Napole, donna bella,
 l'he perduta la chianella...
 La chianella, la corona, al re di Francia e d'Aragona,
 La chianella, la fantasia, al re di Spagna e di Turchia. 
Napole Napole, donna bella, senza chianella...
 Napole Napole, bella sirena, la luna chiena, la luna nova,
Ogni soldato ci fa la prova... "

 (dal "Coro dei Soldati", Nuova Compagnia Di Canto Popolare, "La Gatta Cenerentola", 1976)



 Anche la Lega ammette che Donatella Galli, madre di due figli, nella sua pagina di Facebook ha scritto le frasi «Forza Etna, forza Vesuvio, forza Marsili», accanto all’immagine di un’Italia priva del Sud trovata in rete.

 E sottolinea che la Galli ha agito con molta leggerezza, con luoghi comuni sui vulcani, inammissibili soprattutto per un amministratore pubblico. Insieme all’azione penale l’avvocato Angelo Pisani annuncia anche una maxi causa civile ed una richiesta risarcitoria a tutela dei diritti personali e d'immagine dei napoletani.
Ci hanno unito allo Stato Piemontese con una falsa Unità d'Italia e poi da un essere del genere ci dobbiamo anche far offendere?
 Ma da dove viene? Chi è? 
e soprattutto perché la fanno ancora parlare?  La tizia si fa troppi spritz, manda giù troppi grappini? Lei vive in un posto che fa schifo anche ai cani, dove non si conosce la luce del sole, dove i vicini di casa ammazzano altri vicini, bambini di pochi mesi e le nonne.... 
Ma di chi o soprattutto di quale essere antropomorfe stiamo parlando? 
E' un sogno orrendo una vergogna assoluta, una situazione da marciapiede, perché Cesare Lombroso non studia questa gente? 
 Ah, già, è morto, non può studiare più nulla, semmai abbia studiato qualcosa! Nessuna vagonata di letame basterà mai a sotterrare questa donna, se appartiene alla Razza Umana, al genere femminile, senza offesa al "genere", al sesso, e al numero. 

 Bacco amò le colline del Vesuvio più di quelle native di Nis e persino Cristo pianse di meraviglia alla vista del Golfo di Napoli; lacrime versate invano, quel vino frutto di quella passione e amore divini è oggi “lacrime amare”.

07 novembre 2012

Carlo Coppola docente e ricorrente al concorso contro il MIUR


Sono Carlo Coppola, precario della scuola, anche se la parola "precario" a me, francamente, non piace affatto. Dopo la riforma del lavoro, attribuita - non si sa quanto giustamente a Marco Biagi - ormai la maggior parte dei lavoratori italiani sotto la cinquantina è di fatto "precaria"! 
Sono un docente di Lettere nelle scuole secondarie e nella mia esistenza di trentatrenne ho fatto vari lavori intellettuali: l'addetto stampa, l'attore, l'assistente alla regia, il regista, il drammaturgo, lo sceneggiatore, l'assistente universitario. Cero per fare altri tipi di mestieri non sono professionalizzato e per questo mi astengo con buona pace di tutti i ministri del governo Monti, sono abbastanza versatile.
Sono del '79, e mi ero laureato nel 2001 e io “bello ventiduenne”, come avrebbe detto Majakovskij, ero stato convinto d'essere il genio redivivo della critica letteraria del Seicento. Così intrapresi la mia attività di giovane dottore di ricerca e, parallelamente, quella di teatrante al seguito di alcuni registi quali Mariano Dammacco. Venuta poi l'età della ragione il teatro fu abbandonato a favore del cinema, fui assistente alla regia per cortometraggi e sceneggiatore, poi venne la SSIS. Il primo giorno di lezione SSIS, ricordo di aver pianto in autobus, perché avevo come colleghe alcune tra le peggiori studentesse laureatesi col docente a cui avevo fatto da assistente all'università. Mi feci forza e un anno dopo portai a termine anche la SSIS. Dopo il primo anno di insegnamento al Nord nella allegra Saltrio (VA), tornai da figliol prodigo ed eccomi qui, due anni con “Diritti a Scuola” ed ora mi trovo a sbocconcellare giornate di supplenza (al momento sono alla De Nittis di Barletta).
Un anno e mezzo fa ho anche deciso di sposarmi, convinto che il mio precariato, data la mia discreta posizione in graduatoria, fosse agli sgoccioli. Il ministero però ci ha regalato un concorso inatteso, le cui prove pre-selettive sono abbastanza pressoché impossibili da superare, perché progettate con criteri di pura idiozia. Inoltre tramite abilitazione SSIS sono già abilitato all'insegnamento, e non ho bisogno di altre certificazioni o abilitazioni.
Così in preda allo scoramento per questa ennesima angheria del tutto ingiustificata, una sera ho deciso, con alcuni colleghi, di andare a Roma a manifestare, anche se personalmente ritengo che il corteo e lo sciopero siano metodi vecchi e del tutto inutili per aprire tavoli di contrattazione.
Ci siamo guardati in faccia eravamo moltissimi e, nonostante fossimo saliti su un pullman cofinanziato dai CoBAS, provenivamo dalle più disparate identità politiche. Dopo la manifestazione, le cui istanze sembrarono risultare fallimentari sin da subito, ci rimase però la voglia di continuare a richiedere i nostri diritti. Pertanto abbiamo messo su un ricorso patrocinato dall'avv. Antonia Gatti di Cassano delle Murge (BA).
Contro il nostro Ricorso abbiamo dovuto affrontare ire e ingiurie di aderenti di molte sigle sindacali, e molti pur dichiarandosi a noi vicini non hanno mosso un dito per noi.
Cosa più infame, anche alcuni sindacati nel tentativo di fare cassa con corsi truffa per la preparazione al concorso, hanno lanciato anatemi e cercato di oscurare in tutti i modi possibili, le informazioni sulle nostre attività di ricorrenti. In troppi giocano sulla pelle degli insegnanti, in questo caso di noi docenti precari. Questa è al momento la mia esperienza di docente e ricorrente.
Nel tempo libero, che con la scuola è ormai molto poco, da un paio d'anni ho fatto la pace con la critica letteraria e mi occupo in particolare di genocidio armeno e della produzione letteraria di Carmelo Bene.

05 novembre 2012

Nato a Casal di Principe - Una storia in sospeso, il libro di Letizia e Zanuttini


da http://www.lsdmagazine.com/nato-a-casal-di-principe-una-storia-in-sospeso-di-amedeo-letizia-e-paola-zanuttini/12105/
Nato a Casal di Principe – Una storia in sospeso
Esistono eroi senza alcuna qualità positiva o negativa e altrettanto spesso gli eroi sono narcisi onanistici che si affannano a dimostrare la loro purezza, innocenza e mancanza di colpa contro tutto il male, presente, passato e futuro. O almeno quelli erano gli eroi a cui la letteratura d’ogni tempo e luogo ci aveva abituato a credere: Achille, Ulisse, Agamennone, Orlando furioso/ innamorato/disperato che fosse. Eroi rampichini modello “Bonaparte, Liberatore”, “Garibaldo, eroe dei due mondi” o facciamo anche tre, o l’aviatore Baracca, giovane di belle speranze alla “Granda Guerra”, o ancora i partigiani sui monti che cacciano i fascisti, i crucchi ed altri specie simili, o gli ernesti guevari da stamparci magliatte e da cantare “hasta la victoria”.
Sono giunti gli studiosi e ci hanno insegnato a demistificare, a spodestare, a disarcionare Tex Willer, a togliere il mantello a Superman, a mettergli gli occhiali e magari a prenderlo a schiaffi. Semiologi, psicologi, filosofi, sociologi, antropologi, filologi, tutti a smantellare, con le loro arti, il canone dell’eroismo! Sembra che uccidere i sogni sia la loro occupazione principale.
Per la generazione scolarizzatasi tra anni ’80 e ’90 qualcosa è cambiato. Dopo le tangentopoli e le smaterializzazioni di tutti i sistemi conosciuti, ci sono stati proposti esempi ben più contemporanei e inaspettati. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino su tutti sono divenuti i nostri eroi e, accanto a loro, persone molto più normali si mettono al servizio di una società che non sempre ne coglie il segno, l’importanza e la portata. Come gli eroi antichi, questi ultimi sono eroi civili ma la civitas sul loro giudizio si divide. Contro di loro e le loro case si scaricano montagne di letame ma, a farlo, non sono il Fato o gli Avversi Numi, come per omerici, bensì altri uomini in carne ed ossa che ne avversano la ricerca. Questi nuovi eroi sono i paladini non tanto della Legalità, parola che in sé non significa molto – strumentalizzata da chiunque – se ne combatte il potere attrattivo, quello di invertire la rotta, insegnare alla gente a porsi domande, a non lasciarsi vivere. Questi nuovi eroi assomigliano ad altri che nel 1799, nelle medesime zone d’Italia, o poco lontano, commisero un simile “peccato ontologico e gnoseologico” assieme. Renato Natale o Amedeo Letizia con Paola Zanuttini o Roberto Saviano o Rosaria Capacchione non sono molto lontani da Francesco Pepe, Mario Pagano, da Eleonora Fonseca Piementel, e Ignazio Ciaia. A differenza di quelli eroi della Repubblica Napoletana, però, non si permettono di salire in cattedra, ma cercano solo di dare testimonianza.
E’ di questi giorni l’uscita, per i tipi della, sempreverde, casa editrice Minimum Fax, di “Nato a Casal di Principe – Una storia in sospeso” di Amedeo Letizia e Paola Zanuttini. Un libro poco italiano, un capolavoro senza un genere preciso in cui collocarlo, destinato, siamo convinti, a fare scuola. Non è un romanzo, non è un libro inchiesta, non è un’intervista, non è un saggio. Ha alcuni tratti del libro di memorie ma anche in questo è atipico. Gli esempi letterari più vicini che riusciamo ad accostarvi sono alcuni tratti delle monumentali memorie del patriota salentino Sigismondo duca di Castromediano, interpretato al cinema da Andrea Renzi, e più di qualche pagina di un romanzo che Amedeo Letizia conosce bene per averlo prodotto per il grande schermo Il Resto di Niente di Enzo Striano.

Nato a Casal di Principe – Una storia in sospesoOra Amedeo Letizia, attore e produttore cinematografico noto nel ruolo di Gigi della fortunata serie di Rai 2, I ragazzi del muretto e Paola Zanuttini, giornalista di Repubblica, vanno oltre la mera conoscenza dei fatti, non fanno nessuna dichiarazione sconcertante sul sistema di poteri forti e connivenze, non scoprono montagne di “monnezza”, e neppure nessun rifiuto tossico. Ciò che esce dalle loro 164 pagine è molto più pericoloso. E’ la Banalità del Male che avvolge lentamente, con una impensabile leggerezza calviania e con dispettosa molteplicità da Lezione Americana. La ricerca di un fratello desaparecido diventa il motore, quasi pretestuoso, per un racconto feroce di dolore, di calore, di rinascita, di chi si dà le spiegazioni e reagisce, come può, alla realtà accadente che si rispecchia nella impossibile comprensione del peso di quanto già accaduto. Questo peso schiaccia, ha sfasciato, ha prodotto rabbia, venti anni di dolore che basta un niente a far esplodere. Questo tormento ha provocato nascondimento, vergogna. Il protagonista è dapprima un cavaliere di belle speranze con un unico peccato, l’intemperanza, ma via via si trasforma in Orlando Furiosola cui Angelica è tutto il mondo, la sventura stessa accaduta alla sua famiglia. L’immanente sembra non dare scampo e alla fine, la pazzia di Orlando da reale si trasforma in una metafora. Anche nel racconto, l’autore sembra giocare a rappresentarsi più feroce, e furioso di quello che è in realtà, ma mantiene oggettivo tutto il mondo circostante. Il padre severo e gagliardo, la madre religiosa e dolcissima, figure diafane e tragiche da tragedia greca, sono statue: Mutter Courage und ihre Kinder e padre Ubu. Davanti alla loro verità si urla di strazio, non si può che contorcersi di dolore. Queste persone hanno perso un figlio in incidente d’auto, d’un altro non sanno più nulla. Nessuno può sentenziare sul loro dolore, né le loro reazioni. Sono come Giobbe alla prova. Erano ricchi, felici, invidiati per il loro status, per quello della loro famiglia che, forse a legger bene le fonti, avrebbe svelato qualche quarto di nobiltà.
Nato a Casal di Principe – Una storia in sospesoQuello che Amedeo Letizia compie è, insomma, il viaggio dell’eroe, più tradizionale, quello di cui aveva parlato Joseph Campbell, e su cui si esempla il grande cinema americano. Le peripezie dell’eroe sono qui rappresentate da un viaggio che diviene metafora dello sviluppo esistenziale. Il viaggio si moltiplica reiterando la ricerca che di volta in volta aggiunge dettagli alla narrazione. Letizia si allontana lasciando dietro di sé il vecchio Mondo Ordinario, sempre meno soddisfacente. Vive una profonda inquietudine, ed è costretto suo malgrado a lanciarsi in una nuova dimensione, un mondo Stra-Ordinario ricco di pericoli ma soprattutto di opportunità. Il viaggio avviene su più fronti: nel mondo esterno, ma anche nella realtà interiore, come in un romanzo psicologico. In questo caso è il Mondo Ordinario che diventa incomprensibile e via via estraneo, fino a che il Mondo Stra-ordinario prende il sopravvento, raggiungendo e superando l’ordine del Mondo di provenienza. Alla fine giunge il momento di affrontare un compito arduo, le peripezie e le conseguenti indispensabili metamorfosi. Il ragazzo casalese, con il suo carico di patriarcalismi, stempera, i suoi caratteri di rozzezza da Buon selvaggio. Ad aiutarlo nell’impresa, qualche amico fidato, e alcune figure femminili, prima fra tutte per costanza e impegno la sua compagna Mariella, anch’ella produttrice, che ne ha affrontato lungo gli anni i disagi della trasformazione, gli sviluppi della personalità, i tormenti e gli incubi. Il buco nero ha affrontato la luce uscendo nel mondo. Paolo il fratellodesaparecido è sulla copertina del volume, un valore simbolico, una traccia.

Paola Zanuttini, la giornalista che ha ricostruito con Amedeo Letizia l’intera vicenda personale, assiste e scruta il mondo di Casal di Principe. In questo paese ci sono forti contrasti, quotidiani eroismi e forme di resistenza ai sistemi di potere che si pongono fuori dal Contratto Sociale di russoiana memoria. Lo Stato, lì ha la lettera minuscola, perché ha abdicato per troppo tempo ai ruoli di tutela del territorio, di amministrazione della giustizia, e soprattutto non è stato in grado di dirimere le controversie fra i cittadini, lasciando che nelle sue stesse maglie si costituissero organizzazioni parallele, volte a mantenere la legge della giungla.
La Zanuttini cerca di comprendere; a volte osserva gli insetti al microscopio e ne sospende il giudizio con l’atteggiamento di chi però, in fondo, ha pre-giudicato. A volte il suo atteggiamento è quello di un Parigino, nei confronti degli Ottentotti casalesi. Il risultato è a più tratti simile a quello della Lettera Semiseria di Giovanni Berchet. La sua narrazione si interrompe per chiose e commenti, come se ciò a cui ella assiste prevedesse un doveroso a-parte. Il suo singula enumerare, produce una sorta di omnia circumspicere dal sapore, comunque, assai gustoso. In effetti per chi da straniero si accosti alla complessa realtà casalese è questo l’unico modo per capire. Qualsiasi modello sociologico, infatti, non è calzante. Quello più vicino al vero è forse “il familismo amorale” di cui parlava Edward C. Banfield nel suo The Moral Basis of a Backward Society, anche se quello potrebbe essere utilizzato per le condizioni storiche della realtà casalese e non per analizzare le caratteristiche del presente. Resta quindi sempre valido un pensiero del grande  immanente don Benedetto Croce il quale sosteneva che l’intera Terra di Lavoro, di cui Casal di Principe fa parte, fosse solo “un Paradiso Abitato da Diavoli”.
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04 novembre 2012

Ricorso al Concorso MIUR: ecco perchè!

Un gruppo di docenti ha affidato il proprio ricorso al Concorso a Cattedra all'avv. Antonia Gatti di Cassano delle Murge (Bari).
Con decreto n. 82/2012 è stato bandito un pubblico concorso per l’assunzione di 11.582 docenti nella scuola pubblica dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado su posti resisi vacanti; Per tutte le classi di concorso sono presenti in tutte le province le GAE (graduatorie ad esaurimento).
Tutti coloro che sono presenti nelle GAE sono docenti abilitati all’insegnamento equiparati ex lege a vincitori di pubblico concorso o sono già vincitori di un pubblico concorso; per posti resisi vacanti ed in presenza di graduatorie valide formatesi a seguito di pubblico concorso si sarebbe dovuti procedere allo scorrimento delle GAE per l’assegnazione degli 11.582 posti banditi.
La P.A. potrebbe bandire un nuovo concorso per l’assegnazione di posti resisi vacanti in presenza di graduatorie in corso di validità, motivando la scelta.
Nel bando non vi è alcuna motivazione con la quale il Ministero giustifichi la decisione di non scorrere le graduatorie.
Solo qualora le GAE risultino esaurite bisognerebbe procedere con l’assunzione a mezzo di pubblico concorso, così come ormai da qualche anno si è orientato il Consiglio di Stato con innumerevoli sentenze a riguardo, coma da oltre un decennio si è orientato il Tribunale Ordinario e come previsto nella Legge Finanziaria 2008 per l’assunzione di personale nella pubblica amministrazione. 
L’espletamento del concorso comporterà una ingente spesa per lo Stato coscientemente evitabile e che stride con il principio del “buon andamento della pubblica amministrazione”.
Con il concorso, inoltre, si violano articoli costituzionali tra i quali 3, 54, 97.

02 novembre 2012

Ciao Carmine Cerbera, docente morto di malostato

Una orribile tragedia, un collega docente si è suicidato. 
Un collega costretto al suicidio a 50 anni. Non ce l'ha più fatta a sopportare tutto quello che ci sta accadendo nella scuola. 


Troppa ansia e poca speranza per quel telefono che non squilla più anche per un solo giorno di supplenza nella scuola. Dopo anni e anni trascorsi a vivere per la scuola. Di chi è la colpa? 
Ieri volontariamente uno di noi è volato via: la disperazione per un salvaprecari che nn esce, avere 50 anni e stare ad aspettare una telefonata che non arriva, essere eternamente in attesa di un lavoro che ogni anno è sempre più irraggiungibile porta ad estremi gesti. La moglie e i parenti dovranno ringraziare le scellerate decisioni di tutti i Ministri aziendalisti e tagliatori di teste?  
Ciao Carmine Cerbera, tutto questo è orribilmente ingiusto, ormai ci stanno togliendo anche la dignità e la disperazione incombe...

01 novembre 2012

Addio Monti di Pagine


"Addio monti di pagine sorgenti dalle fenditure, spesso imperfette di litocomposizioni d'accatto, che giungevano quasi a farsi sfogliare a fatica e dopo umettamenti abbondanti alla punta. Addio care memorie di grossi e pesanti volumi, di enciclopedie, e pile di carte, di caratteri scritti da toccare e annusare, da scriverci su da farci scherzi mentre il docente spiega, supporti su cui disegnare a penna fiorellini o omini saltellanti o parolacce, o farci puntini e segnetti per far arrabbiare la compunta compagna di banco, irreprensibili a qualsiasi sberleffo, se non a quelli del lonfo che s'agguatta e gluendo s'accipiglia... Addio!" 


Il contatto con il libro di carta è fondamentale per l'acquisizione delle nozioni per la vita. Ormai un certo modo di vedere la società ci porta a cancellare ciò che è vecchio, la carta e il libro, così come il registro dei docenti e di classe ormai solo elettronici.
Chiedere chi ci guadagna sarebbe lecito in un Paese normale.
Purtroppo l'Italia non lo è!
L'accesso ai saperi come predicavano i padri Costituenti dovrebbe essere non solo garantito a tutti, ma in grado di produrre un progresso scientifico e culturale della società!
Temo che il progresso sia garantito solo alle tasche di alcuni, come ad esempio ai produttori di software, di LIM, ed altri supporti simili...
Ad andare su internet sono bravi tutti, basta avere un minimo di capacità logica e intuitiva.
Un docente non può essere solo un trainer delle nozioni-informazioni ma deve avere competenze e capacità individuali e saper essere non solo il coordinare della cosiddetta comunità educante! L'assoluta conversione al libro telematico è purtroppo una nuova forma di costrizione, LIM e software non possono essere la DIDATTICA, devo continuare a rimanere un supporto seppure fondamentale a questa!

22 ottobre 2012

IO PUZZO... Una risposta ad un Vile


"IO PUZZO...      [thanks to Giada B.

Io Puzzo ... di lava, di tufo, di ortobotanico, di golfo e di isole, di mare e pure di cozze, di ragu' e di dolci fatti in casa, di pizza, di almeno tre castelli, di solfatara, di canzoni cantate a squarcia gola nel traffico, di frutta e verdura non geneticamente modificata, di serate buttate in una piazza, di sporcizia e di disordine logico, di genuinita', di caffe', di una tradizione musicale, di sole, di scogli e pure di frittura, di bambini che giocano a pallone in mezzo alla strada, di ingiustizie, di precarieta', di generosita', di fiducia nel prossimo e di ingenuita',di salite e discese, di vicoli, di chiese, di "a Maronn' T'accumpagn'", di una citta'sotterranea, di panieri calati dai balconi, di pane quotidiano, di andate a tre sul motorino, di inventiva ed adattamento, della domenica, di allegria, di panni stesi ad asciugare fuori e non dentro una stanza...di bidet e di identita', eppure e'tutta questa puzza, e non solo, che da profumo alla mia vita!"