è un'Associazione Culturale. Ha lo scopo di diffondere e ampliare la Conoscenza dell'opera di Hrand Nazariantz e della cultura letteraria, artistica, musicale del Vicino Oriente Europeo e Asiatico.

30 dicembre 2012

Due ragazzi armeni muoiono nei pressi del CARA di Bari



Si chiamavano Haik S. e Senik T. (24 anni e 31 anni rispettivamente) i due ragazzi armeni morti il giorno 28 dicembre 2012 a Bari mentre camminavano lungo la ferrovia dalle parti di Fesca. Venivano dal CARA di Palese ed erano in Italia da un mese come immigrati 'richiedenti asilo politico'. 

Noi come Centro Studi Hrand Nazariantz portiamo il nome di un immigrato come loro e dovremmo riflettere anche noi su quanto avviene lungo le altre sponde al riguardo di tutte le migrazioni che stanno avvenendo. 

Ce n'è abbastanza per approfondire la sfortunata vicenda di questi due ragazzi e perchè si rifletta su queste giovani vite che si sono spente sulla porta di casa nostra mentre speravano di avere una possibilità. Si è sfortunati anche a morire alla vigilia dei soliti assurdi bagordi di chi ha tanto e lamenta miseria.

Non dimentichiamoci i loro nomi. Almeno noi. Invito tutti a porre un pensiero e una preghiera.

                                                 
                                                     Il presidente del Centro Studi Hrand Nazariantz
                                                                          prof. Cosma Cafueri

Bon voyage, madame Rita Levi Montalcini

Si spengono le stelle che hanno dimostrato cosa c'è di buono in questo Paese....

Si moltiplicano sulla rete i momenti di cordoglio per una grande donna italiana, che tenne testa senza parola eclatanti ma con l'efficacia della ricerca e della scienza al dilagare della dell'abuso della femminilità organizzato dalle televisioni commerciali italiane e dal loro mentore e capo di alcuni governi. I suoi appelli da tutti condivisi, però, restano inattesi ed è stato così che l'Italia si trova dov'è.
Noi tutti ci auguriamo che, a prendere il suo posto non giungano, altri Senatori a Vita modello Mario Monti che ora infangano lo Stato e la Chiesa Cattolica donando 5 milioni di euro ad una fondazione riconducibile ad un alto prelato, cercando di acquistare, così, il voto politico di una parte della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. 

La stessa Rita Levi Montalcini disse tra l'altro:

"Le Donne che hanno cambiato il mondo, non hanno mai avuto bisogno di "mostrare" nulla, se non la loro intelligenza." 
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"Tutti dicono che il cervello sia l'organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire. Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore, ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi. 
Nei ragionamenti del cervello c'è logica, nei ragionamenti del cuore ci sono le emozioni."

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"Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella "zona grigia" in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi."

27 dicembre 2012

Buongiorno, Buonanotte di Carlo Coppola


                                                                                                                 
ad Aldo Moro
Quando lo Stato si fece sopraffare dalle cose
quando il fascismo delle anime incolte
allo spergiuro violò l'uomo sacro
alla sacralità dell'uomo.

Non fu mio nonno
non fu mio padre
ma forse fui io stesso, stremato.

Guardando la mia morte, piansi
guardando la mia vita, finita,
piansi quella infinita.

Ora che la speranza cedette il passo
al segno occulto.
Preso, trasformato,
trasfigurato, consustanziato.

Quanti pianti di fronte al Santissimo,
tutta l'Eucaristia vissuta tutta
sulla pelle con fervore più vivo
con sentimenti di Fede, di Speranza, di Carità.

Dove sono finiti tutti!

Afflizione etica ed estetica
E'sempre lo stesso film, solo a frammenti

Gli avieri che sparano precisi
ed allora fui stato, sono e che sarò.

Altro non v'è se non il richiamo del sangue,

verso un più bel giorno,
per un'oscura notte!

23 dicembre 2012

Casale che resiste, Casale che non muore



orgoglioso di essere casalese, 
 delle miei origini, 
 delle lacrime spese per questa terra martoriata, 
 per una antica nobiltà di Sangue, 
 persa negli evi persi al destino.
 Onore a tutti quelli che mi hanno fatto piangere, 
e gioire oggi come un bambino
che scopre il tramonto più bello del mondo,
 e la rinascita sotto i proprio occhi!

21 dicembre 2012

Diritti a Scuola: elenco dei progetti ammessi 2012-2013



Pubblicato finalmente il 20 dicembre 2012, sul Bollettino Bollettino Ufficiale della Regione Puglia (p. 41918) l’esito dell’esame della commissione regionale che ha valutato i progetti candidati dalle scuole per l’iniziativa regionale Diritti a scuola. 
Inattesa una pioggia di progetti proposti giunta negli uffici regionali che, mai come quest'anno, hanno deciso di aderire in modo davvero massiccio all’avviso pubblico predisposto dalla Regione Puglia.
Così i Precari ringraziano. Ancora si attende, invece, il possibile rinocoscimento del punteggio così come avvenuto negli anni precedenti! Siamo in attesa!

12 dicembre 2012

Permessi scolastici per la partecipazione al concorso MIUR




Sapete quale tipo di permesso bisogna chiedere per assentarsi da scuola per la partecipazione al concorso?

Commenti

Commento 1 il mio capo ha detto che ci tocca solo un permesso non retribuito

Commento 2 ma dobbiamo richiedere un giorno di ferie o un permesso? perchè su orizzonte scuola mi è parso di capire che il permesso implica sospensione del contratto per quel giorno..

Commento 3 il mio capo non vuole dare ferie perchè secondo lui non ci spettano

Commento 4 Cambio di giornata libera!

Commento 5 tutto questo questo è uno scandalo! il non corretto funzionamento della pubblica amministrazione era uno dei punti del ricorso!

Commento 6 http://www.orizzontescuola.it/news/concorso-scuola-lillegittimit-del-permesso-non-retribuito-precari

09 dicembre 2012

Bifest 2013 le prime novità, i laboratori, gli ospiti e le varie giurie


Si è svolta presso la sala Modugno del Hotel Boscolo (già Albergo delle Nazioni) di Lungomare Nazario Sauro a Bari, la conferenza stampa preliminare di medio termine del Bif&st-Bari International Film Festival 2013 che si terrà a Bari dal 16 al 23 marzo 2013. A presentare le iniziative in programma sono intervenuti gli organizzatori tecnici e alcuni dei principali sponsor, e non i rappresentanti politico-istituzionali, perché, come ha ribadito lo stesso Felice Laudadio, direttore artistico del festival, la conferenza stampa in oggetto era riservata agli addetti ai lavori. Infatti ad esporre il ricco programma sono stati Silvio Maselli, eAntonella Gaeta rispettivamente direttore e presidente della fondazione Apulia Film Commission, e lo stessoFelice Laudadio. La presidente Gaeta, giornalista e sceneggiatrice di chiara fama, ha tracciato un bilancio scientifico-sentimentale di questo suo primo anno di attività di presidenza in cui ha fin ad ora collaborato alla preparazione di ben due edizioni della kermesse barese, constatando - con l’entusiasmo che spesso le abbiamo sentito partecipare da spettatrice - quanto la manifestazione sia cresciuta in termini di numeri ed attenzione del pubblico e dei critici. Similmente si è espresso Silvio Maselli, il quale ha percorso un bilancio più approfondito delle passate edizioni ed ha ribadito come insieme a quello di Torino, il festival barese rappresenti un unicum in Italia, in quanto si propone di essere il luogo in cui l’industria del Cinema si incontra, dialogando, con lo spettatore. In tal senso due iniziative completamente nuove si propongono di rafforzare il rapporto tra pubblico e addetti ai lavori ed entrambe si svolgeranno sotto l’egida diretta della Apulia Film Commission: la prima si riferisce ad un laboratorio dal titolo Il mestiere del Critico, riservato a 30 partecipanti selezionati, che sarà tenuto dai critici Silvana Silvestri del Manifesto e Massimo Causo direttore di Sentieri Selvaggi. La seconda riguarderà invece le eccellenze tecniche pugliesi presenti nella Production Guide di Apulia Film Commission, i cui i membri più titolati ed esperti potranno essere ammessi a colloquio con produttori e tecnici del Cinema nazionale e internazionale che giungeranno in Puglia durante il festival, in una sorta di pitch
A prendere la parola infine è stato Felice Laudadio che ha descritto la struttura del festival di quest’anno e in particolare si è soffermato sulla parte del festival dedicata al genio di Federico Fellini con una retrospettiva, e tanti materiali di repertorio, documentali e inediti. Il festival aprirà i battenti con la mostra I disegni di Federico Fellini dal Libro dei sogni allestita dal 1° marzo nella Sala Murat e verrà ufficialmente inaugurata il 15 marzo, alla presenza di Francesca Fellini, nipote di Federico e curatrice della mostra, e di Fiammetta Profili, storica collaboratrice del regista. Il festival inoltre si propone di acquisire sempre più carattere multidisciplinare grazie all’apporto della letteratura, e in particolare con la messa in scena di opere teatrali tratte da Alda Merini, Carlo Emilio Gadda e Shakespeare, realizzate da grandi attori della scuola di Orazio Costa quali Marcello Prayer e Alessio Boni, Fabrizio Gifuni, e Roberto Herlizka.
Ampio spazio sarà dato come sempre ai laboratori come il Laboratorio per attori che sarà dedicato al “metodo” del maestro Orazio Costa e vedrà fra i suoi protagonisti alcuni dei suoi allievi quali Alessio Boni, Fabrizio Gifuni, Roberto Herlitzka, Luigi Lo Cascio e Marcello Prayer.
Il calendario di questo ciclo prevede alcuni incontri col pubblico (ad ingresso gratuito, mentre gli spettacoli avranno un costo di 7 euro) che verranno ospitati dal Teatro Forma alle ore 15: Marcello Prayer, che è stato prima allievo di Costa durante la sua esperienza barese del 1985-88 e in seguito suo assistente per 14 anni, terrà la sua introduzione il 16 marzo; il giorno successivo toccherà a Fabrizio Gifuni parlare di Costa alle 15, mentre nella stessa serata darà vita al suo spettacolo ispirato a Carlo Emilio Gadda; il 18 toccherà a Alessio Boni ricordare nel pomeriggio la sua esperienza formativa con Costa all’Accademia nazionale d’arte drammatica di Roma e in serata dar voce, con Marcello Prayer, alle stupende liriche della grande poetessa Alda Merini; la drammaturga e massima studiosa di Orazio Costa, Maricla Boggio, parlerà della messa in scena dell’Amleto nel pomeriggio del 19 mentre nella stessa serata, mentre al Fortino, Roberto Herlitzka interpreterà il suo celebre monologo ExAmleto di cui parlerà nel pomeriggio del giorno successivo al Teatro Forma; nel quale alle 21 del 21 marzo si esibirà un altro famoso allievo di Costa in un monologo ispirato a Pirandello: Luigi Lo Cascio, che nel pomeriggio del 22 commenterà con il pubblico il suo spettacolo e il suo rapporto con Costa.
Altri Laboratori riguarderanno altri mestieri del cinema, lo sceneggiatore Giorgio Arlorio terrà un laboratorio di 7 giorni, con prove sperimentali di scrittura, dedicato al Mestiere dello sceneggiatore riservato a 50 partecipanti selezionati. Il cinematographer Roberto Girometti terrà un Laboratorio di cinque giorni dedicato al Mestiere del direttore della fotografia, riservato a 30 partecipanti selezionati. L’art director Gianni Quaranta terrà un Laboratorio di cinque giorni dedicato al Mestiere dello scenografo, riservato a 30 partecipanti selezionati. I bandi di partecipazione sono pubblicati sul sito www.bifest.it. Scadenza: 7 gennaio.
A consolidare il rapporto tra spettatori e BIFest ci saranno come sempre le giurie del pubblico. Saranno come sempre 3.
1. Panorama internazionale (Petruzzelli) Giuria composta da 50 spettatori e presieduta da Ulrich Felsberg. Attribuirà il Premio Bif&st del pubblico per il miglior film, la migliore attrice e il miglior attore protagonisti.
2. ItaliaFilmFest/Documentari (Multicinema Galleria) Giuria composta da 30 spettatori e presieduta da Gianluca Arcopinto. Attribuirà il Premio Vittorio De Seta per il regista del miglior film documentario.
3. ItaliaFilmFest/Cortometraggi (Multicinema Galleria) Giuria composta da 30 spettatori e presieduta da Daniele Vicari. Attribuirà il Premio Michelangelo Antonioni per il regista del miglior film di cortometraggio.
Gli spettatori interessati a far parte delle tre giurie 
dovranno inviare la propria candidatura rispettivamente agli indirizzi: giuria.panorama@bifest.it; ; giuria.documentari@bifest.it; giuria.cortometraggi@bifest.it entro il 7 gennaio 2013, con indicazione nell’oggetto: “Iscrizione giurie”, accompagnandola con un breve C.V. non superiore alle 10 righe e con indicazione della giuria cui si desidera partecipare (Panorama, documentari o cortometraggi). Possono partecipare i soli spettatori maggiorenni. E possono partecipare anche gli spettatori che hanno fatto parte delle varie giurie negli anni precedenti. Ovviamente ci si può candidare ad una sola giuria. Sarà cura della direzione artistica del festival selezionare gli ammessi che verranno prescelti sulla base dei curricula.
Argomento a parte riguarda i grandi ospiti previsti, tanti come al solito. Premi Fellini per l’eccellenza cinematografica verranno attribuiti – nel corso delle serate al Teatro Petruzzelli – ad alcune personalità del cinema italiano e internazionale cui saranno dedicati altrettanti Tributi e che terranno anche le Lezioni di cinema. Sono al momento confermate le presenze del regista Stephen Frears e dell’attrice Charlotte Rampling, pluripremiati esponenti del cinema britannico, e degli art director Premi Oscar Dante Ferretti Francesca Lo Schiavo. A questi nomi si aggiungeranno altre personalità del cinema internazionale insignite del Premio Fellini. Il Premio Fellini per l’eccellenza artistica verrà attribuito nella serata di mercoledì 20 marzo ad Adriano Celentano.

Testo e Foto di Carlo Coppola

05 dicembre 2012

“Dai tronchi d’ulivo ai tralci di vite” Olio e vino fra passato e presente


Verrà inaugurata Giovedì  6 dicembre alle ore 18.00, a Conversano, presso il Polo Museale MUSeCO – Castello Acquaviva d’Aragona  la Mostra   Dai tronchi d’ulivo ai tralci di vite Olio e vino fra passato e presente organizzata dall’Amministrazione Comunale di Conversano – Assessorato alle Politiche Culturali e cofinanziata dall’Unione Europea, con la quale si intende sottolineare l’interazione che da secoli lega il nostro territorio alla vite e all’ulivo, al vino e all’olio, legandosi ad importanti fasi evolutive dell’agricoltura, del commercio, delle produzioni olearie, enologiche ed agro-alimentari: risorse che per Conversano rappresentano tuttora un importante comparto del settore produttivo.
Il percorso scientifico della Mostra, curato dalla Storica dell’arte Michela Toccidell’Associazione Culturale Comunic’Arteventi, si articola in tre sezioni; la prima dedicata ad antichi manufatti ceramici per l’olio ed il vino provenienti della Collezione storica Vestita di Grottaglie, la seconda a testimonianze della civiltà contadina messe a disposizione da collezionisti di Conversano.
La terza sezione è dedicata, invece, ad una significativa selezione di opere d’arte contemporanea, ovviamente ispirate alla vite e all’ulivo, che  aiutano a comprendere quale sia l’interazione fra un’eredità millenaria e l’attuale contesto culturale “globalizzato”. Autori delle opere, realizzate con tecniche differenti ma ugualmente capaci di evocare atmosfere e suggestioni, sono alcuni fra i maggiori artisti pugliesi come Angiuli, Avellis, Conenna, Conti, Granito, Guaricci, Rapio, Rizzi, Sivilli.
La Mostra intende proporsi non solo come evento culturale ma - partendo da esso - diventare un volano per lo sviluppo economico del territorio e delle laboriose aziende che vi operano, rapportandosi ad eventi come Un filo d’olio: festa dell’olio extravergine d’oliva, che si svolgerà nel Borgo antico l’8-9-10 febbraio 2013.
All’inaugurazione prenderanno parte il Sindaco di Conversano, Giuseppe Lovascio, l’Assessore alle Politiche Culturali, Pasquale Sibilia, la Curatrice della Mostra, Michela Tocci e gli Artisti autori delle opere esposte. 
Info:
0804956517 (Iat),

04 dicembre 2012

omaggio a Sergio Zavoli


Omaggio e solidarietà al grandissimo giornalista Sergio Zavoli e presidente della Commissione di Vigilanza RAI.

Il 3 dicembre 2012 alcuni malviventi si sono introdotti nella sua villa a Monte Porzio Catone (Roma).

Zavoli è stato legato, picchiato e minacciato a scopo di rapina. Per rendergli degno tributo Pubblichiamo due sue poesie tratte dalla raccolta La parte in ombra (Mondadori, 2009) e una dalla raccolta l'Orlo delle Cose (Mondadori, 2004).



VERSI D’EPOCA

Vedo che una farfalla dove passa
lascia un’ombra per terra,
eppure le ali bianche attraversano il vento
e nulla di quel volo sembra pesi
nell’aria, ripetendo sotto di se la forma
trasparente del viaggio.
Chissà se apparteniamo all’ombra
o al chiaro, e se nel doppio andare
siamo gli stessi, oppure chi è l’intruso,
se più l’animo o il corpo,
magari sconosciuti l’uno all’altro,
chissà chi era il pinnacolo
e chi il vento.


VERSI CIVILI

Tra i nostri orrori umani nessuno
più ricorda le grida della tribù,
gli uomini si uccidono in battaglia
e le donne, di notte, rubano i resti nudi
dei guerrieri, chissà quali amici o nemici.
Li stendono su tappeti di brace e ritornano
in festa dai bambini e dai vecchi
dicendo “ecco la caccia, mangiatene, saziatevi”.
E’ in pezzi la parola, le somiglia soltanto
l’ascolto ammutolito che le diamo.


da L'Orlo delle Cose

Non m'imprimo su nulla,
vivo come di lato,
all'ombra del mio corpo;
se mi scosto lo perdo,
non so più dove sono.
Io e me, che fatica.

02 dicembre 2012

Non convince il Macbeth di Andrea De Rosa con Beppe Battiston

da http://www.lsdmagazine.com/non-convince-il-macbeth-di-andrea-de-rosa-con-beppe-battiston/12544/


Macbeth di Andrea De Rosa con Beppe Battiston
 





















Macbeth di William Shakespeare è una storia di umanità che si scontrano, di ambizioni, di ferocia, di ambizione in crescendo, di tentazioni. E’ una vicenda politica che diventa personale, dove la barbarie ha caratteristiche diverse, forme e nomi che si confondono con il destino, con la stregoneria, con i miti ancestrali delle terre del Nord e con il ghiaccio nel cuore. Di tutte queste caratteristiche c’è molto poco nel Macbeth per la regia di Andrea De Rosa, in questi giorni in scena al teatro Royal di Bari nella stagione del Teatro Pubblico Pugliese

Protagonista assoluto di Beppe Battiston, acclamato attore, che anche in questa occasione si mostra versatile e sapiente in grado di spaziare tra comicità e drammaticità, con onestà intellettuale, anche quando la concezione della macchina scenica costruita intorno a lui si scopre in una serie di ingenuità e di sfilacciamenti. 
Tutta l’operazione ha qualcosa di poco efficace, in un tentativo di scimmiottare il teatro e cinema soprattutto di area napoletana degli ultimi vent’anni, la cui lezione è recepita a macchia di leopardo e con una diffusa superficialità. Nè è esempio il monologo centrale di Macbeth troppo simile, nello stile recitativo a quello di Servillo dove Battiston/Macbeth scopiazza la lingua e lo stile di Andreotti nel "Divo" di Paolo Sorrentino, ne fotocopia le pause, gli accenti e quasi la cadenza, mancano solo "I migliori anni della nostra vita" di Renato zero in sottofondo.
La musica di sottofondo, che sembra voler coprire la pochezza di idee è troppo simile a “A room” di John Cage che Mario Martone e Daghi Rondanini insegnarono ad usare in “Morte di un matematico napoletano”. Inoltre in più d’un punto dalla Scozia sembra d’essere passati a Scampia, i sicari uccidono e sgozzano con la stessa ferocia, ascoltando in cuffia la stessa musica in cuffia, facendosi le stesse lampade, vestiti allo stesso modo, emettendo gli stessi versi rabbiosi dei sicari di camorra che uccidono più per noia e per far parte di un branco che per reale convinzione. 
Eppure la premessa iniziale era stata buona il ballo, la festa evidenziano una situazione intima di vita contemporanea, un uomo e una donna, la luce giusta, l’ubriachezza o forse qualche altro eccesso mettono in condizione di ascoltare le voci delle tre streghe, che per l’occasione si sono trasformate in bambolotti animati da voci metalliche e inquietanti stile "Cuchky La Bambola assassina".
L’utilizzo della tecnologia risulta complesso, in cerca di un significato senza per altro mostrare significanti, che non siano banalizzanti, nel gioco alla amplificazione quando l’azione si svolge intorno al divano/trono e nel rapporto tra vita domestica e vita pubblica. 
Interessante momento di regia quello in cui Lady Macbeth (interpretata da Frédérique Loliée) partorisce feti già morti, mentre in un’altra dimensione narrativa, il marito risponde alle domande e alla considerazioni sul suo governo come in un'intervista di Oriana Fallaci che lo incalza e lo innervosisce, mentre con accenti sibillini ne preannuncia la sconfitta.
Meno interessanti, e nettamente irritanti, le troppe risate, da ubriachezza molesta, che quasi tutti i personaggi re-citivano con foga, e con in testa la Lady, androgina, ubriaca, ma sopratutto straniera e per questo con accenti in qualche modo da maga, da Medea, foriera per sua natura di disastri, a cui attribuire tutte le colpe delle catastrofi accorse. 
Anche la traduzione della bravissima Nadia Fusini sembra essere maltrattata da questo tentativo di jazz a strumenti chiusi. La lingua poetica, che in altri casi sarebbe lingua piacevole divine lingua di oppressione e di distacco che allontana Macbeth dalla vita reale come il pubblico dalla rappresentazione a cui sta assistendo. 
Alla termine anche il gran finale - la morte di Lady Macbeth e la sconfitta imminente del marito - passa inosservato, come se gli attori avessero fretta di chiudere la scena.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

26 novembre 2012

Città Del Libro, "Il richiamo del sangue" di Agavni Boghosian



Carlo Coppola, segretario del Centro Studi Hrand Nazariantz di Bari, e Kaianik Adagian, in rappresentanza della Comunità Armena di Bari ospiti dello spazio A.P.E. - Città del Libro (Campi Salentina, Lecce) presentano "IL richiamo del sangue" di Agavni Boghosian, a cura del prof. Kegham Jamil Boloyan, docente di Lingua e Letteratura Araba all'Università del Salento (Lecce) FaLvision Editore.

21 novembre 2012

LABORATORI E SEMINARI DEL BIF&ST 2013


Il Bif&st - Bari International Film Festival 2013 (16-23 marzo)- ha predisposto un’intensa attività, variamente articolata, destinata in particolare alla formazione degli studenti (ma non solo) nel settore cinematografico ma anche teatrale, in occasione del laboratorio sul metodo Orazio Costa.

Le candidature per l’ammissione ai laboratori gratuiti a numero chiuso devono pervenire entro e non oltre il 7 gennaio 2013 come sotto indicato. Saranno ammessi a parteciparvi i candidati selezionati in base ai curricula ad insindacabile valutazione della direzione del Bif&st.

Questi i laboratori e i seminari previsti:

1. “Laboratorio Teatrale sul metodo Orazio Costa”
16-21 marzo, ore 15.00 Teatro Forma – Bari

Cinque importanti attori italiani e la massima studiosa di Costa terranno un ciclo di incontri per illustrare il metodo del grande regista e docente di recitazione Orazio Costa che sta alla base della loro esperienza formativa e professionale, e per introdurre i loro spettacoli teatrali in programma a Bari in occasione del Bif&st 2013. Questo il calendario degli incontri pomeridiani (a ingresso libero) e degli spettacoli serali (posto unico: 7 euro, con prenotazione obbligatoria dal 1° marzo):

* 16 marzo: introduzione al metodo Orazio Costa di Marcello Prayer, allievo di Costa durante l’esperienza barese (1985-88) e assistente di Costa per 14 anni;

* 17 marzo: intervento di Fabrizio Gifuni e introduzione al suo spettacolo ispirato a Carlo Emilio Gadda in scena nella stessa serata al Teatro Forma;

* 18 marzo: interventi di Alessio Boni e Marcello Prayer e introduzione al loro spettacolo ispirato alle liriche di Alda Merini in scena nella stessa serata al Teatro Forma;

* 19 marzo: intervento di Maricla Boggio, drammaturga e studiosa, sul metodo Orazio Costa e sul suo lavoro sull’Amleto di Shakespeare;

* 20 marzo: intervento di Roberto Herlitzka e esegesi del suo spettacolo ExAmleto da Shakespeare in scena il 19 marzo al Fortino (numero massimo di spettatori ammessi: 99);

* 21 marzo: intervento di Luigi Lo Cascio e esegesi del suo spettacolo ispirato a Luigi Pirandello in scena il 20 marzo al Teatro Forma.

2. “Lezioni di cinema”, 
16-23 marzo, ore 11.15 Teatro Petruzzelli

In programma 8 incontri e Lezioni di cinema tenuti da famosi cineasti al termine della proiezione – alle ore 9.00 - di un loro film. Ingresso libero.

3. “Il mestiere dello scenografo”,
17-22 marzo, ore 15.00 Multicinema Galleria – Sala 7

Lo scenografo Gianni Quaranta terrà un seminario a numero chiuso (per 30 partecipanti di età non superiore a 29 anni) per illustrare metodologie e specificità del mestiere, con riferimento alle sue prestigiose esperienze lavorative. E’ necessario candidarsi inviando curriculum a:
universita@bifest.it precisando nell’oggetto: Scenografia.

4. “Scrivere il cinema”
16-22 marzo, ore 15.00 Teatro Van Westerhout – Mola di Bari

Lo sceneggiatore Giorgio Arlorio (autore di Queimada e Ogro di Gillo Pontecorvo, fra gli altri film) terrà un seminario di sceneggiatura a numero chiuso (per 50 partecipanti di età non superiore a 29 anni) della durata di 7 giorni, con prove sperimentali di scrittura. E’ necessario candidarsi inviando curriculum a: universita@bifest.it precisando nell’oggetto: Sceneggiatura.

5.“Il mestiere del direttore della fotografia”, 
17-22 marzo, ore 15.00 Ex Palazzo delle Poste - Sala 2 – Università degli Studi

Il direttore della fotografia Roberto Girometti terrà un seminario a numero chiuso (per 30 partecipanti di età non superiore a 29 anni) per illustrare metodologie e specificità del mestiere, con riferimento alle sue prestigiose esperienze lavorative. E’ necessario candidarsi inviando curriculum a:
universita@bifest.it precisando nell’oggetto: Cinematografia.

6. “Esami di maturità”,
17-22 marzo, ore 18.00 ex Palazzo delle Poste – Sala 1– Università degli Studi

Il presidente del sindacato nazionale critici cinematografici italiani Franco Montini intervista in pubblico attori e attrici del cinema italiano per raccontare l’esperienza lavorativa che li ha resi celebri. Ingresso libero.

Il Bif&st è un’iniziativa a valere su risorse del P.O. FESR Puglia 2007-2013, Asse IV, Azione 4.3.1.

Per ulteriori informazioni su programma, regolamento e modalità di partecipazione,
www.bifest.it

20 novembre 2012

Daniele Rustioni e Anna Kravtchenko inaugurano i Concerti d’autunno al teatro Petruzzelli


da http://www.lsdmagazine.com/anna-kravtchenko-e-daniele-rustioni-inaugurano-i-concerti-dautunno-al-petruzzelli/12406/

Daniele Rustioni

Con i “Concerti d’autunno” si chiude la stagione Sinfonica 2012 del Teatro Petruzzelli, e che qualcosa di nuovo stia accadendo lo si coglie prima dell’ingresso in sala. Tutto sembra discreto e sapiente, l’atmosfera elegante più del solito. Il piccolo formato del programma di sala sembra parlar chiaro, indirizzando verso un nuovo corso, attraverso informazioni essenziali, e non retoriche, concepito con gusto dal design Marco Sauro e stampato dalla Tipografia Romana di Capurso. In sala, tra il pubblico, oltre agli sponsor e alle consuete rappresentanze istituzionali vi è la prof.ssa Sivia Godelli, assessore al Mediterraneo, cultura, turismo della Regione Puglia, segno di un vivo incremento dei rapporti tra Fondazione e Regione, anche da un punto di vista sentimentale. L’assessore, infatti, segue con viva partecipazione, tutt’altro che formale, e scherza familiarmente con il commissario straordinario prof. Carlo Fuortes, interessandosi personalmente ai vari aspetti della composizione ed esecuzione sinfonica di cui conosce molti aspetti per antica passione musicale.
A dirigere il concerto Daniele Rustioni, milanese e non ancora trentenne, bacchetta italiana emigrata a Londra e di cui il nostro mondo italico, spesso provinciale, si inizia ad accorgere solo dopo i trionfi internazionali. Rustioni, infatti, diplomatosi in pianoforte, organo e composizione organistica, e direzione d’orchestra al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, ha studiato direzione con Gilberto Serembe all’Accademia Superiore Musicale Pescarese, con Gianluigi Gelmetti all’Accademia Musicale Chigiana di Siena, e con Cohn Metters alla Royal Academy of Music di Londra. Nel suo frenetico muoversi sul podio, con una mobilità e una gestualità che ricorda i grandi della direzione d’Orchestra, unisce l’estrema agilità dei della scuola isdraeliana e il piglio rigorosissimo di Bernstein e Toscanini, altrove il ciuffo ribelle ricorda quello di Von Karajan. Questo direttore travolge e coinvolge l’orchestra in una esecuzione pressoché perfetta e conduce i professori a produrre un suono la cui qualità stupisce positivamente, considerando che dopo i recenti concorsi questa formazione è alla prime uscite e peraltro, ancora incompleta. Il ricco programma della serata, all’insegna del romanticismo maturo, ha presentato l’Ouverture del Coriolano e ilConcerto n.3 per Pianoforte e Orchestra di Ludwig van Beethoven nella prima parte, e la Sinfonia n.9 “la Grande” di Franz Schubert nella seconda. Il primo brano ha fatto riscoprire al pubblico barese l’emozione della grande composizione sinfonica del genio di Bonn, è un antipasto gustoso all’esecuzione delle Nove Sinfonie che la Fondazione Petruzzelli ha in programma per il mese di dicembre 2012. L’Ouverture, concepita come brano musicale a sé stante e non come componimento di inizio dello spettacolo teatrale del Coriolano, fu eseguita per la prima volta in concerto privato a casa del principe Lobkowitz contiene, infatti, numerosi elementi che ricordano la struttura della sinfonia. Si tratta come scrive Arrigo Quattrocchi di una “pagina beethoveniana - che - si impone per la stringata e intensa carica drammatica, sin dal Do iniziale in fortissimo, sfociante nel vigoroso accordo di tutta l’orchestra. Segue la frase ascendente degli archi, ritmicamente inquieta e spezzata in una continua alternanza fra gruppi di due crome staccate e due legate. Questo episodio caratterizzato da accenti sincopati di incisiva espressività conduce ad una melodia in Mi bemolle maggiore, affettuosamente distesa e sentimentale, a mò di implorazione della madre e della moglie sull’animo orgoglioso dell’eroe. Il discorso si sviluppa con varietà di figurazioni ritmiche e la frase melodica si affaccia nella coda, prima del ritorno al tema iniziale.”
A seguire, il Concerto n.3 per Pianoforte e Orchestra ha visto come protagonista l’ottima pianista Anna Kravtchenko, oggi italiana, ma di nata a Kharkiv in Ukraina, e di origini tedesca e georgiane come apprendiamo dalla pagina Wikipedia che la riguarda. La Kravtchenko ha saputo dialogare con l’orchestra con grande abilità sotto l’attentissima direzione di Rustioni, e una fortissima dose di originalità ha commosso gli spettatori/ascoltatori che non si volevano scattare dal suo ascolto. Ugualmente l’orchestra le ha tributato un giusto plauso, evidentissimo nel baciamano del primo violino, Pacalin Zef Pavaci. Acclamatissima dal pubblico che affollava il teatro e reduce dai successi internazionali, Anna Kravtchenko, è nota per aver inciso per la Decca sia composizioni di Chopin che di Liszt. A quest’ultimo ha dedicato, infatti, uno splendido bis, interpretandone con magico tocco la difficilissima trascrizione del “Widmung” di Robert Schuman.
La seconda parte della serata è stata invece dedicata a Schubert, nato 27 anni dopo Beethoven ma morto solo un anno dopo di lui. Schubert con questa composizione aderiva apparentemente alle regole di costruzione della forma classica del genere sinfonico, ma ne modificava poi gli equilibri. In primo luogo eliminava la netta contrapposizione fra i diversi temi della sinfonia introducendo una graduale ripetizione articolata degli stessi. La Sinfonia n. 9 in do maggiore “La grande” D. 944 rappresenta, quindi, una vera innovazione nelle ambizioni compositive schubertiane. Venne ritrovata nella sua forma completa ben undici anni dopo la morte del suo autore, da Schumann, nel 1839, ed eseguita a Lipsia sotto la direzione di Mendelssohn. Non sappiamo quasi nulla di quella prima esecuzione, ma quella diretta da Rustioni appare estenuante e particolarmente sincopata. Il direttore infligge i suoi tempi e sembra forzare la mano alla rigorosissima partitura esaltando, fin quasi allo svenimento, gli accenti drammatici e le forme liriche essenziali.
Al termine della rappresentazione il pubblico attendeva un bis che - a malincuore - non è arrivato. Al suo posto un trionfo, tributato dal pubblico barese che ha coinvolto talmente i professori dell’orchestra da indurre alcuni di loro a dimenticare l’etichetta. Infatti alcuni non hanno atteso che a cogliere gli applausi per primo fosse il primo violino e in un impeto di emotività si sono alzati in piedi.
Foto di Carlo Cofano

Docenti e discenti insieme per il Flash Mob in piazza ad Acquaviva Delle Fonti


Per un’ora il 22 novembre dalle 16.30 vicino alla cassa armonica, i professori e gli studenti dei Licei “Leonardo – Platone” di Cassano delle Murge, dei Licei “Canudo – Marone” di Gioia e dell’ITC “Colamonico” di Acquaviva daranno vita alla pacifica e singolare dimostrazione per dire “no” alle politiche del ministero che continuano a colpire la scuola.
Attraverso il flash mob la scuola esce dai luoghi istituzionali per informare e sensibilizzare i cittadini alle politiche sulla scuola che nulla hanno a che fare con crescita, formazione, merito,  ricerca, democrazia e cultura.
Le ragioni del “No” sono tante, si va dal bloccato ancora una volta del pagamento degli scatti di anzianità, alla cancellazione di circa 30 mila cattedre tra “spezzoni orario” e posti di sostegno, dopo la già pesante cancellazione di 87 mila posti in organico di diritto su tutto il territorio nazionale. Tale scelta del Ministro Profumo determinerà non solo il venir meno di decine di migliaia di contratti per i docenti precari altamente formati, ma anche la perdita di docenti di ruolo che saranno in probabile esubero. Lo scenario palesato nella scuola comporterà un’inevitabile dequalificazione della didattica. Le scuole dicono “no” anche  alla ex legge Aprea il D.D.L 953, che cancella la “Scuola della Costituzione”. Il disegno di legge che apre alla privatizzazione della scuola, è un vero e proprio progetto di riforma degli organi collegiali che ha lo scopo di inserire nella scuola finanziatori privati con un’inevitabilmente una “contaminazione” del piano dell’Offerta Formativa.

Il flash – mob, alla vigilia dello sciopero generale della scuola di sabato prossimo, è anche per dissentire alle scelte del ministro Francesco Profumo di riconvertire sul sostegno quei docenti in esubero e la “deportazione” di quegli insegnanti inidonei in ruoli amministrativi, come dettato dalla spending review. Col provvedimento del Governo Monti si lede la dignità dei lavoratori e si affossa il tanto evocato “merito”. Spazio anche al Concorsone previsto per quasi 12 mila posti vacanti, cattedre che già annualmente vengono occupate da docenti precari nominati dagli uffici scolastici di provenienza.
Il concorso di Profumo appare al mondo della scuola come una vera e propria manovra propagandistica che ha il solo intento di affossare il diritto al ruolo dei docenti precari ingabbiati nelle graduatorie ad esaurimento dopo anni e anni di supplenze, lauree abilitanti e concorsi, master e corsi di perfezionamento costosissimi.
In ultimo, i docenti e gli studenti rivendicano una scuola più sicura e senza “classi pollaio”. Proprio l’affollamento delle aule, provvedimento già attuato dalla riforma Gelmini, serve a fare risparmiare lo Stato sulle nuove assunzioni del personale docente, pur violando ogni più elementare norma sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.

18 novembre 2012

Reteos Berberian `The Armenian Jean Jacques Rousseau'

from site http://groong.usc.edu/tcc/tcc-20110502.html
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Reteos Berberian (1848-1907) is another outstanding intellectual and man of letters from the 19th century Armenian revival whose instructive legacy is fast being submerged in the global glut of modern throwaway culture.

This 1989 biography by A M Tevoyan (292pp, Yerevan) does something to recover him for us.
Born in Istanbul Berberian was gifted by nature with phenomenal talent and energy.
This he devoted totally to the education of Armenian children in the Ottoman Empire. To secure the best for them, at the highest available international standards, he set up his own school in 1876, the famous and highly prized Istanbul-based Berberian College that he ran until his death in 1907.

Berberian's stature among his contemporaries was tremendous. Vienna Mekhitarist Gabriel Menevishian proclaimed him `the Armenian Jean Jacques Rousseau' and the `constitutionalist of modern Armenian education.' Krikor Zohrab testifies to the democratic, popular quality of his work noting that `this one man with his own meager resources, educated more impoverished children than all other rich sponsors put
together.' A proponent of education for all Berberian also defended, albeit limited to the narrow domestic sphere, the rights of women to education.

The upbringing of a new generation was not however a purely private passion. Berberian's dedication was fortified by the place education and pedagogy occupied in his world-view. Of the Enlightenment tradition, for him education served a wider purpose than individual advancement alone.
It was also an essential condition for social advance, a guarantee of national progress and development.
Within these terms Berberian also rejected art for arts sake insisting on the social duty and responsibility of the artist and intellectual.
The educated individual had a duty to serve the people, to tend to, to advance and to protect the public interest. In the Armenian case education served to create a cadre capable of leading and revolutionizing life in the backward oppressive and stifling Ottoman Empire. Education and with it art and literature was the means to secure:

    `the death of ignorance, the annihilation of superstition, the elimination of inequality, the end of deprivation, the empowerment of the dispossessed and an end to the suffering of the weak'.

Belonging to an early, non-nationalist trend of the Armenian revival Berberian's ambition was the transformation and reformation of the Ottoman Empire. He aspired for a transnational democratic state that would enable Armenians to live equally and with dignity alongside all other nationalities.
Against the decrepit Ottoman Empire's feudal monopoly and privilege he vigorously propounded the virtues of the capitalist market and of free trade and competition that he considered indispensable for social and economic development.
Significantly in contrast to modern neo-liberalism Berberian's vision of capitalist society was almost social-democratic including as it does a state responsible for the welfare of the people as a whole and its impoverished and the dispossessed sections in particular.

Tevoyan pays especial attention to Berberian's remarkable and still readable philosophical writings and in particular to his passion for Kant.
We may question Kant's a-historical conceptions. But within the decaying Ottoman Empire and the backwardness of Armenian society Kant offered Berberian intellectual instruments to fashion his challenge.
Kant's philosophy after all expressed the ideal vision of the bourgeois man. Open to science and knowledge, he or she was simultaneously driven and guided by imperatives, by obligation, duty, responsibility and virtue that are shaped by and flow from our inner human essence.
In Berberian's case, coming as he did from an oppressed nation these qualities had in addition to their individual aspect, a defined collective, social and national expression.

There is no questioning of this presentation of Berberian's progressive vision, nor of the solidity of the man's erudition.
But there does lurk the suspicion that this biography goes a little too far in molding the protagonist into a more radical antagonist of backward Ottoman feudalism and its Armenian satellites than he actually was. But on the barricades Berberian certainly stood denouncing:

    `a clergy concerned solely with profit, the selfish rich, the official striving only after personal ambition and the venality of those who fashion public opinion.'


Berberian not only elaborated on such views he searched for agents to effect reforms and transformation. He sought to encourage an enlightening wing in the Armenian Church that he regarded as a central organizing force in Armenian society. In the service of consolidating an alliance between the Church's progressive wing and the newly emergent democratic intelligentsia - Chlingirian, Svajian, Dussap,Nalpantian and others - Berberian waged fierce battle against feudal obscurantism. Chilingirian is showered with praise


    `...for never wavering in frank and honest criticism of the moral degeneration of our elites'

One Tchamourgian however that `dark crow' of Ottoman and Armenian reaction is denounced for

    `...leaping upon and ripping to bits any dove he espies bearing good tidings.'

In the annals of Armenian history and Armenian thought Berberian's contribution remains significant. One of the most articulate representatives of the idea of history and progress in late 19th century Armenian society his thought was for its time deeply democratic, a sort of left-liberal, John Stuart Mill type enthused with notions of a liberal-democratic society serving and advancing the masses.
This 1989 representation of Berberian to a Soviet Armenia then in transition was perhaps a significant indicator of a socially responsible ideological trend within the modern Armenian intelligentsia.
Even in the rush to the global neo-liberal free market it attempts to fashion a vision of capitalist nation and state that would cater for the interests of the people.
Their ambitions for a democratic market society alas suffered rude defeat at the hands of the ruthless and selfish elite in the 1990s that had become the plaything of US, British and other foreign interests.
Still, with notions of the public duty and the collective good at its centre this particular Berberian is for all its limits a corrective influence to neo-liberal ideology that has proved so destructive for the common people throughout the world.

17 novembre 2012

Ձոն Սպարապետին - Dedicata allo Sparapet


Ձոն Սպարապետին

Դու, որ եկար մարտական, հույս, հավատի ոգով,
Դու, որ ելար հաղթական հայ բանակի երգով,
Կամքը քո՝ հայորդի` հաղթանակել, գործել, ապրել,
Խոսքը քո՝ հայորդի՝ մեր մայր հողին պաշտպան լինել:

Քո առջև, քո սուրբ անվան առջև Խոնարհվում ենք մենք,
Քեզ համար, փառք ու պատվիդ համար,
Քո զինվորներն ենք մենք։
Անսահման երազներիդ՝ զորեղ Տերը պահապան,

Սարը սուրբ, քեզ` մի վառվող կանթեղ, քո օրերի հավերժ վկան:
Քո աչքերում գարուններ, և քո սրտում կրակ,
Դու մի արծիվ երկնքում, խոսքդ` անվախ ու շիտակ,
Հայրենի՛ք, քեզ համար մեր սպարապետը հող դարձավ,
Հայրենի՛ք, քեզ համար մեր սպարապետն երկինք ելավ:

Քո առջև, քո սուրբ անվան առջև,
Խոնարհվում ենք մենք,
Քեզ համար, փառք ու պատվիդ համար,
Քո զինվորներն ենք մենք։
Անսահման երազներիդ՝ զորեղ Տերը պահապան,
Սարը սուրբ, քեզ` մի վառվող կանթեղ, քո օրերի հավերժ վկան:

Հայաստան` մեր ալեհեր հայրենիք, պարծության օրրան,
Մեզ համար, մեր գալիքի. համար
Հերոս որդիքդ երկինք ելան:


Allo Sparapet

Venivi dal combattimento, dalla speranza, dalla fede nello spirito,
Tu, la canzone dell'esercito vittoriano vittorioso,
La tua volontà, tuo figlio, per vincere, per agire, per vivere,
La tua parola, tuo figlio, per essere il nostro protettore.

Di fronte al tuo santo nome, ci inchiniamo davanti a te,
Per te, per gloria e onore,
Noi siamo i tuoi soldati.
Con i tuoi sogni infiniti, il potente Signore della guardia.

La montagna è sacra, tu una lampada ardente, 
un eterno testimone dei tuoi giorni.
Nei tuoi occhi c'è la primavera, e nel tuo cuore un fuoco,
Sei un'aquila nel cielo, la tua parola è senza paura e retta,
Patria, per te, il nostro comandante è diventato terra,
Patria per te, il nostro comandante è venuto in paradiso.

Di fronte a te, davanti al tuo santo nome,
Ci inchiniamo,
Per te, per gloria e onore,
Noi siamo i tuoi soldati.
Con i tuoi sogni infiniti, il potente Signore della guardia,
La montagna è sacra, tu una lampada ardente, 
un eterno testimone dei tuoi giorni.
Armenia: la nostra gloriosa patria, la culla della vanteria,
Per noi, il nostro futuro. 
Tuo figlio, tuo figlio, è salito in cielo.

16 novembre 2012

Riflessioni al di là dell'Ulivo [di Carlo Coppola]



Abbiamo cavalcato
la poesia, 
scavato alberi
e tappeti di calce.
Il tempo 
confonde pensieri grami
scorpora,
e sconfessa, ogni destino.
Metto al netto di me 
stesso il mondo,
mi privo poi dei miei pensieri.
Questo di tanta speme oggi ci resta.
Non vogliamo quello che non siamo.

Massacro di parole 
passa
per semi e segnali nel vento
lanciati in tracce
di insoliti respiri

15 novembre 2012

"Siamo Docenti non siamo delinquenti"



Ancora una volta il generale Fiorenzo Bava Beccaris ha mandato gli aguzzini di stato a caricare i lavoratori.
Era venerdì. S’andava via per l’atmosfera tepida come tanti punti interrogativi.
 Gli uni guardavano in faccia agli altri e tutti sentivano dell’inquietudine dell’Italia agitata dalla fame. Pavia come Sesto Fiorentino e come Soresina, aveva avuto i suoi ciottoli innaffiati dalla strage militare. Il povero Muzio Mussi, il figlio del vice presidente della Camera, era stato tramazzato al suolo a ventitre anni e la notizia angosciosa, propalata dai giornali, passava sui nervi della cittadinanza come una scarica d’indignazione. In mezzo alle piazze, lungo le vie, si temeva e si presentiva la fucilata. La conversazione sentiva del momento. 
Era una conversazione animata, concitata, che lasciava udire un po’ della campana a martello. La gente parlava a monosillabi tragici, coi gesti che facevano sobbalzare il pensiero, con l’atto finale della mano in aria che traduceva l’impotenza e la minaccia.
Nei sobborghi, dove è più fitta la popolazione operaia, sarebbe bastata un po’ di retorica calda per mettere sottosopra il sangue cittadino che spumeggiava nelle vene. 
Con tanta irritazione che si andava accumulando per i quartieri di ora in ora, a ogni telegramma che annunciava che il governo curava, dappertutto, lo stomaco vuoto con la balistite, Milano avrebbe avuto bisogno di uomini prudenti che avessero saputo, con dolcezza, togliere e non aggiungere combustibile alla catasta che aspettava lo zolfino.
Invece la metropoli lombarda ha avuto Vigoni, Negri, Minozzi, Prina, Winspeare e Bava Beccaris, regi lenoni che vedevano in ogni aggruppamento di operai masse di rivoltosi o di congiurati, imbecilli feroci che avrebbero livragato tutti coloro che non fossero caduti ai loro piedi a implorare la vita. Senza costoro, senza agenti di pubblica sicurezza, senza soldati, è certo che io non sarei qui a cucire insieme i brandelli sanguinolenti della pagina che ha iniziato le giornate di Bava Beccaris, il vecchio rimbambito che nasconde la testa nella sabbia come la testuggine per non udire le maledizioni che imperversano intorno al suo capo.
Alla mattina, come tutte le altre mattine, i grandi stabilimenti dei dintorni di Ponte Seveso, spalancarono i portoni e i proletari vi entrarono a frotte per non uscire che a mezzogiorno. Nelle fabbriche si era lavorato con disattenzione e si era chiacchierato molto sugli avvenimenti. 
In via Galilei, il contingente dei lavoratori, come il solito, ingrossava di minuto in minuto. Poiché vi si fermavano come negli altri giorni, quelli del Pirelli, quelli del Grondona, quelli dello Stigler, quelli del Vago, quelli dell’Elvetica e quelli di altri stabilimenti vicini, così non era una meraviglia se si vedeva in quella via e nelle adiacenze una massa nera di diecimila persone.

Vigilia della sentenza per Kocharyan

Probabilmente domani pomeriggio non accadrà nulla.  Probabilmente il secondo Presidente della Repubblica Armena, Robert Kocharyan, to...

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