domenica 31 luglio 2016

Scontri a Yerevan: hanno tutti ragione? di Carlo Coppola

statua di David di Sassun a centro di Yerevan
Negli ultimi giorni nella capitale Yerevan si sono moltiplicati gli scontri fra polizia e manifestanti. Ma per fortuna tutto avviene al calar delle tenebre per rendere più confuso il riconoscimento degli autori veri delle violenze da una parte e dall'altra. Noti i fatti: il caso della ragazza manifestante che ha abbracciato un non troppo stranito poliziotto, sembrando più spinta da un raptus di pulsione erotica che da mordente civile, dell'anziana prelevata con forza da tale Maga, ragazza vestita da agente di polizia e che i ben informati dicono essere in realtà una delle tante ragazze senza famiglia che affollano i locali notturni della capitale a cui il governo avrebbe messo la divisa da poliziotte per farle agire contro la popolazione e poi lavarsene le mani, favola a cui nessun testimone accreditato sa attribuire o meno fondamento,  infine la testimonianza della moglie del regista Atom Egoyan, Arsinée Khanjian, fermata dalla polizia per aver partecipato a pacifiche manifestazioni della scorsa settimana che appena rilasciata ha rilasciato le sue dichiarazioni in merito.
Un tassista sul cui taxi ero salito negli scorsi giorni, invalido di terzo grado della guerra in Nagorno Karabakh, anch'egli costretto a lavorare senza tempo, ad oltranza, nella quasi nullità delle tutele assicurative e previdenziale - come tutti coloro che vogliono sopravvivere in Armenia - parlava del fatto che la folla avesse preso la guardia del corpo del Capo della Polizia e l'avesse crocifissa. Notizia anche questa non confermata. Così le leggende metropolitane da una parte e dall'altra si sono moltiplicate in queste ultime tre settimana fino a che il Presidente della Repubblica non è stato ritratto, satiricamente ma non troppo, come membro di un quartetto formato da Talaat, Enver e Cemal, ovvero il gruppo dirigente del Comitato Unione e Progresso, meglio noti come Partito dei Giovani Turchi. 
Sta di fatto che oggi in Armenia ci vuole moderazione da tutte le parti mentre ai confini i nemici dello stato gongolano per la situazione. Non è un caso che tutto abbiamo avuto inizio il giorno dopo la dolorosa e terrificante pagliacciata del golpe turco e che molti giornali abbiamo immediatamente spostato la loro attenzione sull'Armenia non potendo dire troppo male del loro co-finanziatore e  satrapo turco. Anzi tutta la situazione in Armenia appare sempre più chiaramente dettata da elementi eversivi esterni pronti ad accende la miccia in qualsiasi momento. 
Il caviale azero è molto appetibile e soprattutto è sempre più evidente che dietro ai disordini in Armenia ci sia il marchio della CIA in posizione anti-sovietica e filo-azera. 
Simbolo del nuovo soggetto politico
Unity Party.
Questo dimostra due cose differenti che gli accordi con la RUSSIA non portano nulla di buono all'Armenia e che  gli Stati Uniti hanno interessi ancora troppo forti nell'area caucasica e che qualunque sarà l'esito delle elezioni presidenziali americane nessuno stato sarà al sicuro fino ad allora, volendo entrambi i contendenti e soprattutto la Clinton, dimostrare di poter essere determinanti per le sorti del mondo. 
In tutta questa confusione in Armenia un nuovo partito politico si accredita a poter essere il nuovo ago della bilancia lo UNITY party, presieduto da Vartan Oskanian, ex Ministro degli Esteri, e al quale fanno capo vari importanti analisti e politologi armeni tra cui l'ex Ambasciatore della Repubblica di Armenia in Italia Rouben Karapetyan