venerdì 22 luglio 2016

L'invasione di Cipro: un anniversario a lungo rimosso

Un anniversario che nessuno di noi dovrebbe diventare, quello dell'invasione di Cipro, una delle regine del Mediterraneo, la più ad est, la più multietnica. L'invasione turca di Cipro, iniziò il 20 luglio 1974. L'intervento - giudicato dalla Grecia e dalla comunità internazionale - fu invece chiamato dalla Turchia Operazione di pace a Cipro (turco Kıbrıs Barış Harekâtı), semplicemente Operazione Cipro (Kıbrıs Harekâtı) ma il nome in codice dato dalle forze armate turche fu Operazione Atilla (Atilla Harekâtı).
Cipro venne divisa in due, Famagusta rimase nella parte turca e divenne una base militare, la più importante della Repubblica Turca di Cipro del Nord, ancora oggi priva di riconoscimento internazionale a parte la Turchia. Da allora ai residenti greci non fu permesso di fare ritorno nella loro città, neanche per riprendere possesso dei propri beni: la metà dei 45.000 desplazados si sono adattati a vivere nelle campagne intorno la città, il resto a Larnaka (25%), Nikosia (20%), Pavos. 
Circa la metà sarebbero ancora vivi, ma anche tra figli e nipoti il legame con la città d'origine rimane molto forte: attualmente sono 36.000 i famagustani sparsi in tutta l'isola che eleggono il sindaco "in contumacia" e chiedono di fare ritorno a casa.
Prima del 1974, Famagusta era la più elegante località turistica di Cipro: migliaia di turisti visitavano le mura veneziane del '400, le spiagge, le rovine di Salamina.
Secondo il diritto internazionale, non si può impedire il ritorno delle popolazioni espulse e allontanate dalle loro case, e neppure dei loro eventuali eredi. Questo viola apertamente gli accordi Kyprianou-Denktash e la Risoluzione 550 del 1984 delle Nazioni Unite. Ma la comunità internazionale ha preferito non disturbare il placido sonno degli eredi della Sublime Porta.