giovedì 2 giugno 2016

Il Bundestag riconosce e fa ammenda "Memoria e commemorazione del genocidio degli armeni e delle altre minoranze cristiane negli anni 1915 e 1916"

Il Bundestag, Parlamento Tedesco, dopo la sua ricostruzioni alla fine degli anni '90
Come più volte annunciato trionfalmente, la Repubblica Federale di Germania ha riconosciuto il Genocidio degli Armeni. Sia onore al merito del valoroso popolo tedesco che continua sulla strada del riconoscimento delle correità alle atrocità storiche compiute in proprio nome. 
Il titolo della risoluzione votata da CDU di Angela Merkel, dal Partito Social Democratici e dai Verdi Tedeschi è "Erinnerung und Gedenken an den Völkermord an den Armeniern und anderen christlichen Minderheiten in den Jahren 1915 und 1916" ovvero "Memoria e commemorazione del genocidio degli armeni e delle altre minoranze cristiane negli anni 1915 e 1916". 
Come si legge a chiare lettere la risoluzione contiene esplicitamente la parola "Genocidio" e questo suona come un atto di sfida aperta alla Turchia di Erdogan, che fino a qualche settimana fa sembrava aver stabilito con la prima potenza europea uno scellerato patto per silenziare l'opinione pubblica, la stampa, e tutti i media, a che si mostravano critici nei confronti di Erdogan Pashà.
Tutti certamente ricordiamo titoli come "Un comico tedesco a processo per richiesta del presidente turco Recep Tayyip Erdogan" e ancora "Boehmermann si ritira, il comico tedesco anti-Erdogan lascia la tv". Qualcosa è cambiato, forse qualcuno ha raccontato a Frau Merkel che l'impero turco che il suo amico "baffino" sta cercando di rifondare, non ha posto per lei, non potendosi dare titoli di Pasha ad una donna. Forse la più nota allieva della tradizione cerchiobottista di Helmut Kohl - che dava dei "mentecatti pidocchiosi" ai tedeschi ai tedeschi dell'est salvo annettendoseli di fatto dopo qualche mese - continua a dare i suoi frutti sempre copiosi.
Goltz Pasha, ufficiale tedesco
 al servizio dell'Impero Ottomano
Sta di fatto che per la Germania era da tempo giunto il momento di una dichiarazione tematizza che mettesse in luce anche le  gravissime, dirette ed indirette responsabilità del Deutsches Reich nella gestione, organizzazione e sperimentazione del Genocidio Armeno, come trampolino di lancio per la "Soluzione finale" della Questione Ebraica. Non possiamo dimenticare assassini di professione come Colmar von der Goltz (1843-1916) che è a ben ragione considerato ancora oggi da molti studiosi una delle principali menti strategiche adoperate dell'Impero Ottomano per dirigere le azioni genocidiarie conntro gli Armeni, talmente efficienti da essersi meritato il titolo di Goltz Pasha. 
Allo stesso modo non possiamo dimenticare che da più parti si è raccontato come moltissime ragazze armene non venissero rapita e violentate dai turchi ma dai soldati tedeschi e che da questi ultimi fossero organizzate anche le vendite negli harem siriani di studentesse ed educande armene prelevate nei rispettivi collegi di impostazione europea, tra cui soprattutto il collegio gestito dalle Domenicane di Santa Caterina da Siena di Mosoul, alla quale con la complicità tedesca fu rapita e uccisa suor Radja Rafoo, martire caldea. Tra le fonti più ricche di dettagli, notizie e nomi sui carnefici turchi e sui loro alleati tedeschi vi è Henry Barby, di cui dopo cento anni la casa editrice LB ha ripubblicato ad aprile 2016 Nella Terra del Terrore: Il Martirio dell'Armenia traduzione integrale del volume Au pays de l'épouvante, l'Arménie martyre, a cura di Carlo Coppola.