sabato 10 ottobre 2015

Cittadini italiani sgraditi a Baku: ecco la blacklist


elenco delle Persone Non Gratae all'Azerbaijan
Questa sera l'Italia del Calcio professionistico giocherà a Baku, capitale della Repubblica Azera, una decisiva partita per la qualificazione alle prossime competizioni mondiali. 
La questione, come sempre accade quando si ha a che fare con stati dittatoriali o con oligarchie post-sovietiche, è estremamente delicata e va ben oltre le congiunture sportive. 
Infatti il governo Azero, noto fra i tanti, per le accuse di non rispettare i diritti umani, civili, politici, è anche accusato da più parti di controllare o influenzare indirettamente la stampa ed altri organismi internazionali attraverso la nota politica del petrolio e del caviale (quello Azero a detta di molti esperti sarebbe di qualità inferiore a quello russo e iraniano). Si tratterebbe di regalie e sovvenzioni di vario genere e a vario titolo a personaggi importanti e opinion leader, professori universitari, politici e giornalisti. Ciò sarebbe condotto per ingraziarsi l'opinione pubblica mondiale nei confronti dei noti contrasti con la Repubblica dell'Armenia. 
Alcuni giorni fa, e più esattamente il 25 settembre 2015, sul sito dell'Ambasciata dell'Azerbaijan in Italia è stato pubblicato un elenco di cittadini italiani a cui è vietato l'accesso nella Repubblica dell’Azerbaigian. La causa sarebbe quella di sostenere politiche filo armene, e la scusa fornita, quella di aver visitato senza il consenso di Baku, il territorio del Karabakh, il cui nome ricorda quello del mitico paese di cui sarebbe stato marchese il padrone del "gatto con gli stivali", il Karabas. Da premettere che nel 1993 Armenia e Azerbaijan, affrontarono una dura guerra per il controllo di quel territorio i cui esiti, che avrebbero dovuto portare alla definitiva annessione del territorio del Karaback all'Armenia, portarono invece alla creazione di una Repubblica indipendente filo armena, non riconosciuta dall'Azerbaigian ed altri Stati ad esso politicamente vicini. 
L'elenco pubblicato sul sito dell'ambasciata Azera in Italia, appare subito molto frammentato e viola una serie di norme del Diritto alla Privacy presenti nell'ordinamento giuridico della Repubblica Italiana e della normativa europea, pubblicando luoghi e data di nascita e attività professionali delle personalità in oggetto. Tra questi sono presenti molti nomi del giornalismo italiano, alcuni scultori, personale tecnico, dirigenti e attori della compagnia Cantieri Teatrali Koreja di Lecce, oltre alla ben nota scrittrice e intellettuale italiana di origine armena Antonia Arslan.
Non è, inoltre, chiaro come mai di alcuni cittadini siano presenti solo dati parziali e di altri i dati completi. Di uno inoltre si dice nato a "Fiorentina" anziché a "Firenze". 
Il pressappochismo nello stilare l'elenco è stato quindi notevole e non contribuisce di certo a fornire un buon feedback dell'ambasciata Azera. 
Inoltre, nelle democrazie contemporanee non si è più abituati a concepire - come possibile o concepibile - il veto del governo di un paese ad accedere al proprio territorio, per questo, la decisione del governo azero di approntare una lista di "personae non gratae" appare più che mai un fatto anacronistico, se non del tutto risibile.
Ci auguriamo che la partita di calcio di questa sera, contribuisca a chiarire le idee a tutti, a rasserenare gli azeri che periodicamente si scagliano contro i confini armeni, mettendo in grave difficoltà un complicato processo di pace tra la Repubblica d'Armenia e quella dell'Azerbaijan. 
Ma a chi giova tutto questo? Certamente a potenze e ben più grandi tanto della Repubblica Armena, quanto di quella dell'Azerbaijan. Le scaramucce di confine, la denuncia delle condizioni precarie di vita della popolazione, dei diritti umani e di tanto altro ancora, tra cui la distruzione sistematica di tutti gli elementi simbolici e storici non musulmani dal territorio azero, potrebbero non interessare a nessuno - soprattutto ad una opinione pubblica tanto distratta come quella contemporaea - ma perpetuando un  atteggiamento da Guerra Fredda, il governo di Baku non fa che accendere l'interesse dei politologi, e dei piccoli e grandi osservatori internazionali.