sabato 18 aprile 2015

"NON IN NOSTRO NOME". Petizione di solidarietà al Popolo Armeno, al Papa e ai Catholicos

 Il Santo Padre Francesco con il Chatolicos Karekin II e con i Chatolicos Aram I

In relazione al Genocidio Armeno lasciano sconcertati, turbati e profondamente feriti le parole del Sotto-Segretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Sandro Gozi, a maggior ragione considerando il fatto che è italiana la responsabile della politica estera dell’Unione Europea. Preoccupano inoltre i timori e i silenzi di altri governi occidentali. Eppure esistono coraggiose voci di intellettuali turchi e di persone di quella società civile che hanno apertamente riconosciuto il Genocidio Armeno.

Quanto sofferto dal Popolo Armeno (e dalle altre antiche Comunità cristiane orientali dell'Impero Ottomano) non è questione di interpretazioni, bensì un fatto innegabile, drammatico e terribile, con i suoi orrori documentati, i suoi testimoni, i suoi aguzzini. E gli storici si sono già sufficientemente espressi, in maniera inoppugnabile.

Si tratta di un fatto che per decenni è stato parzialmente occultato e abbondantemente negletto da una certa “cultura”. Colpevolmente.

Il Genocidio Armeno coinvolse in primo luogo i turchi, ma non solo: fu certo una questione etnico-politica, ma fu anche una questione di “teologia politica” (il jihad contro gli Armeni), come testimoniano le conversioni forzate dei bambini armeni, la compravendita di schiavi armeni e altre ignominie perpetrate. E su tutte queste cose, anche in relazione all’attualità delle persecuzioni delle antichissime comunità cristiane di Oriente oggi la cultura e la politica occidentale non hanno ancora sufficientemente meditato –quando non si tratta, invece, di abissale ignoranza-.

Il Genocidio Armeno coinvolse Oriente e Occidente. Molti Paesi europei (in primo luogo la Germania) sapevano, non intervennero, ma anzi collaborarono. Un’intesa tra persecutori. Lo stesso è accaduto, pur con molte imprescindibili differenze, con la Shoah, che coinvolse Occidente (fascista e nazista) e parti del mondo arabo-islamico. Basti pensare al Gran Muftì di Gerusalemme dell'epoca. E che dire di alcuni militari tedeschi (e/o dei loro figli) che, dopo aver collaborato a uccidere gli Armeni, furono attivi aguzzini nelle varie macchine della morte della Germania nazista e dei suoi alleati? Certamente vi furono eroi solitari che si opposero in vario modo al male, ma furono purtroppo troppo pochi. In Oriente e in Occidente sembrano esserci oggi non pochi individui disposti ad avallare entrambi i negazionismi: la negazione della Shoah in buona parte del mondo islamico, assieme ai negazionisti occidentali e a molti musulmani di Occidente; la negazione del Genocidio Armeno in Turchia e in ampia parte del mondo islamico, assieme agli imbarazzi, alle cautele e ai silenzi di non pochi pavidi governi occidentali.

C’è poi la questione del rapporto tra ebrei e cristiani. E dei cristiani, di diverse confessioni, tra di loro. Molti armeni (cristiani dunque, in quanto prima Nazione che accettò la fede cristiana al mondo) furono salvati dagli ebrei, ben prima del difficile cammino di riconciliazione, successivo alla Shoah, tra Chiese ed ebraismo, quando gli ebrei erano ancora vittime della secolare persecuzione antiebraica, della “teologia della sostituzione” e dell’ “insegnamento del disprezzo” (come, del resto, ci furono armeni che contribuirono a salvare gli ebrei). Ci sono poi stati, ieri come oggi, i molti silenzi dei cristiani occidentali, cattolici o riformati che fossero. Vien da pensare a che servano i tanti incontri interconfessionali tra le Chiese cristiane su questioni dottrinali forse "lontane", quando non si è capaci di preservare, con dignità, fermezza e tenacia, il ricordo comune, commosso e orante, dei centinaia di migliaia di martiri armeni di ieri, al pari dell’impegno per salvare i cristiani di Oriente oggi?

E vien da porre una domanda ai governi occidentali e agli esponenti della cultura occidentale: se non riuscite a indignarvi e a impegnarvi per il tentativo in atto di cancellazione del ricordo di centinaia di migliaia di uccisi di ieri, e voltate silenti e imbarazzati le spalle, cosa dobbiamo aspettarci –Dio non voglia- per le minoranze cristiane -ed ebraica- nel Vicino Oriente? E ancora, che futuro per l’Occidente e per il mondo libero?

È evidente che i “prudenti” politici ed intellettuali più o meno apertamente negazionisti del Genocidio Armeno, lo sono per un malinteso senso di “opportunità" politica ed economica, che va dai petrodollari agli scambi commerciali, dalle strategie geopolitiche sino alle nuove demografie religiose in Europa. Noi viviamo in un’epoca in cui, per la prima volta, l’economia detta potentemente, e senza quasi possibilità di appello, l’agenda alla politica. Ed è così che, per motivi economici, le conquiste, tanto giuridico-sociali che economiche, del cd. welfare, negli ultimi anni sono state esposte a insidiose erosioni. Si pensi a questo, a un certo Occidente (imbelle, edonista, nichilista e dimentico -scientemente e non- delle proprie viventi radici bibliche e greche) e al fatto che sempre maggiori fette della produttività e dell’economia occidentali sono in mano a capitali stranieri legati, per esempio, ai petrodollari: perdita di sovranità economica e quindi potenziale futura perdita di sovranità politica e culturale. E se si inizia “per opportunità” a negare un Genocidio, per motivi di diversa “opportunità” se ne potrà domani negare un altro, chiudere gli occhi su quello dei cristiani di Oriente (e di zoroastriani e yazidi) in corso e magari, perché no, commetterne poi uno.

Chi scrive ha origini, cultura e confessione religiosa differente e crede, specie nella nostra tormentata e difficile contemporaneità, che la necessaria e continuamente rinnovantesi pacificazione tra le persone e i popoli debba basarsi sul rispetto e sulla vicendevole, approfondita e onesta conoscenza. Un cammino difficile, estraneo a silenzi, revisionismi o negazioni della verità.

Chi scrive, infine, desidera ricordare, manifestando piena solidarietà e vicinanza ai figli e alle figlie del Popolo Armeno, al loro Catholicos e a Papa Francesco.

Per informazioni e adesioni: robiatibendaud@gmail.com

Andrée Ruth Shammah
S. Em.za Card. Edoardo Menichelli
Annamaria Samuelli
Antonia Arslan
Elsa Maria Fornero
Marcella Ravenna
Adriana Bassani
Francesca Nodari
Yardena Laras
Anna e Angelo Passoni Dell'Acqua
Antonietta Cargnel
Caterina Foppa Pedretti
Laura Boella
Maria e Paolo De Benedetti
Marina Mavian
Rosellina Archinto
Rosabianca Finali
Anna Orefice
Rosella Panzeri
Rav Giuseppe Laras
Rav Roberto Della Rocca
Rav Alfonso Arabi
Rav David Sciunnach
S.E. Mons. Luciano Monari
S.E. Mons. Luigi Negri
S.E. Mons. Bruno Forte
p. Pierbattista Pizzaballa, ofm
p. Lino Dan, sJ
p. Giulio Michelini, ofm
p. Egidio Canil, ofm conv
p. Giordano Ferri, ofm cap
Mons. Gianfranco Bottoni
Mons. Gianantonio Borgonovo
Mons. Luigi Naso
Mons. Francesco Iannone
Mons. Roberto Vignolo
Mons. Giuseppe Ghiberti
don Maurizio Ventura
don Andrea Varliero
don Flavio Dalla Vecchia
don Orlando Gori
Philippe Daverio
Salvatore Natoli
Alberto Mori
Carlo Sini
Riccardo Calimani
Guido Guastalla
Luciano Bassani
Vittorio Robiati Bendaud
Cosimo Buongiorno
Aldo Ferrari
Tullio Levi
Gabriele Levy
Yoram Ortona
Daniele Cohen
Marianne e Giuseppe Altamore
Bruno Darei
Ugo Volli
Dario Calimani
Stefano Boeri
Mario Raimondi
Elisabetta Zambruno
Sara Scarpellini
Daniele Ravagnani
Ilia Casini
Giuliana Gemelli
Daniele Bedarida
Leopoldo Sandonà
Erica e Eric Noffke Correnti
Alessio Persic
Bruno Carmi
Daniele Nahum
Alfonso Fossà
Marina Nestor
Emma Biondi Della Sdriscia
Maurizio Ghiretti
Fulvio Giannetti Canetti
Jacopo Antonelli
Maria Antonietta Longo
Giuseppe Messina
Mimma Russo
Anna Maria Baggioli
Cristina Baldissarri
p. Massimo Pazzini
Adriana Bozzini
Laura Malchiodi
Giulio Meotti
Gabriella Uluhogian
Mara De Felici
Guido Levi
Raffaele Niro
Enzo Neri
Giuseppe Mallel
Rupen Timurian
Cosma Cafueri 
Carlo Coppola