lunedì 23 marzo 2015

Il Popolo dell'Arca [di Carlo Coppola]


 in occasione della omonima mostra al Vittoriano

Un momento della visita alla Mostra
"Armenia: il Popolo dell'Arca"


Aggirarsi lungo il labirinto  
emozionati ed atterriti da tanta potenza, 
non dal fascino estetico delle pietre 
ma dai gesti passati che da esse trasuda. 

Il mistero:
Vivere un attimo i colpi dei Maestri  
che in tempo non tempo 
han plasmato la roccia, 
Accogliere sulla propria pelle la potenza dei metalli.

Guardare, 
annusare, sfiorare, 
sentire Amore 
le reliquie nella propria carne:
E' il senso della contemplazione
dei morti e dei vivi.

Cimitero virtuale per tanti 
di cui non rimase neppure un "brandello di Muro",
Patria attuale per altri,
Canto che si alza in Preghiera. 

Così Urlano le Pietre 
su cui passò Vartan il condottiero, 
le parole di Gregorio ci avvolgono
dal suo monastero di Narek, 
prive di retorica ma colme di Amore per Cristo.

La commozione che non permette neppure i singhiozzi:
Si cammina, 
si resta di schianto,
il cuore non riesce a passare oltre, 
di reperto in reperto,
ma resta lì nella sala accanto ad ogni reliquia.

Le lacrime,
piccole e vergognose scendono 
e non le si può fermare
se non per pudore di incontrare, per 
    caso, furtivo
lo sguardo di un altro visitatore.

e i ritratti che girano su una grande 
   parete...
e provare orgoglio in tempesta,
e guardare il libro di Mush,
e osservare gli azzurri delle miniature
e guardare i volti dei grandi 
e sentirsene acceso
e percepire ogni presenza
e ogni anima che ci ha preceduti
e non riuscire e non riuscire e non 
   riuscire 
ad entrare nella sala del Genocidio
perché a quel dolore non si resiste
perché allo strazio non c'è rimedio 
perché non si può gettare la propria      
carne nella polvere
perché solo dalla soglia il sangue si 
avvelena.

E' la prova che ti schianta,
    le carni si dilaniano
e il supplizio ti appende il cuore al soffitto.

Ma poi rimirare e farsi un'idea, 
seppure vaga,
del perché Mesrob è un Santo,
di quelli veri, 
Impreparato e Inetto, 
che proprio per questo vide 
i segno di Dio.

E uscire in piedi
solo perché una soccorrevole mano
ti trascina a fatica 
ti tiene l'anima fatta leggera
come, una piuma, sulla bilancia di un dio pagano.


Un momento della visita alla mostra
"Armenia: il popolo dell'Arca"