"Hrand Nazariantz, la storia di un uomo unico vissuto nel Sud" di Carlo Coppola
Hrand Nazariantz: Il Poeta di Bari
Fino alla fine degli anni Cinquanta, per le strade di Bari si aggirava una figura inconfondibile: un uomo alto e magro, dal volto antico e sapienziale che sembrava portare con sé l'oriente. Tutti lo conoscevano semplicemente come "il poeta". Il quadrilatero murattiano era il suo regno: conosceva a memoria ogni strada, ogni angolo, ogni luogo di ritrovo. Frequentava assiduamente il caffè Sottano di don Arnaldo Scaturchio e il caffè Stoppani, quest'ultimo vero salotto intellettuale della Bari di allora, dove si incontravano personalità come Giovanni Colamussi, Gaetano Savelli, Gino Montella, Domenico Mirenghi, Pierino Marengo, Michele Pellecchia, Renato Prisciantelli, Francesco Babudri, Mario Prayer e tanti altri protagonisti di quella vita culturale barese oggi quasi dimenticata.
Dalle rive del Bosforo alle puglie
Hrand Nazariantz era nato a Üsküdar, sobborgo di Costantinopoli, nel gennaio del 1886 o forse nel 1880 secondo le fonti più accreditate, tra cui numerose enciclopedie a lui coeve. Apparteneva a una famiglia dell'alta borghesia armena: suo padre, Diran Nazariantz, "oratore, patriota dagli occhi verdi", era deputato dell'Assemblea nazionale armena per il distretto di Kumkapi e proprietario di una fiorente azienda di tappeti e merletti che impiegava circa duemila operaie nei quartieri di Üsküdar, Kumkapi e Kadıköy.
La sua formazione avvenne tra Oriente e Occidente: iniziò presso il prestigioso Collegio Berberian nella Polis, poi proseguì a Londra e Parigi. Fu proprio nella capitale francese che incontrò colei che sarebbe diventata la sua prima moglie: Maddalena De Cosmis, cantante lirica originaria di Casamassima, in provincia di Bari. Dopo gli anni trascorsi nelle capitali europee, tornò a Costantinopoli carico di idee innovative sulla letteratura e di soluzioni politiche per il proprio popolo. Ma quel ritorno sarebbe stato solo una breve pausa prima di un nuovo, definitivo esilio.
L'impegno culturale e l'esilio
Negli anni costantinopolitani, Nazariantz si dedicò intensamente all'attività culturale, dirigendo e fondando numerose riviste e cenacoli letterari. Partecipò alla nascita di importanti pubblicazioni armeno-turche come «Surhantag», «Biwrakn» e «Nor Hossank», collaborando con elzeviri e poesie anche a «Baghine» e «Ararat». Dal 1911 iniziò una fitta corrispondenza con alcuni dei più importanti intellettuali europei dell'epoca: Filippo Tommaso Marinetti, Gian Pietro Lucini, Libero Altomare. Con saggi e traduzioni in lingua armena, si impegnò a diffondere la loro opera poetica, insieme a quella di Corrado Govoni e Enrico Cardile, nel quadro di una più ampia opera di rinnovamento della letteratura armena.
Proprio questo fervore culturale gli costò caro. Nel 1912, accusato di attività antipatriottiche e antinazionali dai Turchi, venne condannato a morte da un tribunale dell'Impero Ottomano ormai al collasso. Si rifugiò in tutta fretta nel Consolato italiano di Costantinopoli e sposò precipitosamente Lena. Il matrimonio si celebrò il 10 febbraio 1913, dopodiché Nazariantz partì esule per Bari.
La nuova vita a Bari
Giunto in Italia, Nazariantz intensificò i rapporti sia con gli esponenti della diaspora armena sia con i protagonisti della cultura italiana, francese e inglese, viaggiando anche all'estero per motivi di studio e per diffondere la propria cultura. A Bari svolse vari mestieri, ma quello che predilesse fu l'insegnamento di lingua francese e inglese presso l'Istituto Tecnico, Nautico e Professionale della città. Con l'avvento del fascismo, tuttavia, fu costretto a rinunciare a questo incarico.
Il matrimonio con Maddalena De Cosmis fallì, anche a causa delle "incompatibilità caratteriali" che portarono molto dolore, tanto che sia lui che la moglie intrapresero strade diverse. Ma l'attività di Nazariantz negli anni Venti era destinata a intensificarsi ben oltre l'ambito letterario. Nel 1924, con l'aiuto di numerosi benefattori e del "Comitato Barese Pro Armenia", riuscì nell'impresa di portare a Bari circa duecento armeni profughi, raccolti nei campi di Corfù e scampati al genocidio. Nel 1926 sorse così, sull'attuale via Amendola (allora via di Capurso), il Villaggio Nor Arax.
Questo straordinario insediamento era costituito da una vecchia villa di campagna e da alcuni padiglioni prefabbricati forniti dall'Austria all'Italia come risarcimento dei danni di guerra. In questo luogo, del tutto autonomo rispetto alla città, vissero e lavorarono fino a trecento persone. Nel villaggio sorgeva anche una fabbrica di tappeti di grande pregio, tanto raffinati da rivestire gli interni del treno reale di Vittorio Emanuele III.
L'opera letteraria
Sul fronte letterario, Nazariantz collaborò con le edizioni Laterza, che crearono appositamente per lui la collana "Conoscenza ideale dell'Armenia", affidandogliene la direzione. Il suo primo saggio ebbe come tema la vita e l'attività letteraria del poeta Bedros Turian. In seguito, per le edizioni della rivista «Humanitas» di Bari, pubblicò I sogni crocefissi (1916), Lo specchio (1920) e Vahakn (1920). Nel 1924 la casa editrice Alpes di Milano pubblicò, nella traduzione di Cesare Giardini, la raccolta Tre poemi, che comprendeva Il Paradiso delle Ombre, Aurora anima di bellezza e Nazyade fiore di Saadi.
Dopo il 1943 collaborò con Radio Bari, conducendo conversazioni letterarie. Nello stesso anno fondò la rivista di ispirazione simbolista-massonica «Graalismo», sulla quale pubblicarono, tra gli altri, Giuseppe Ungaretti, Ada Negri, Liliana Scalero, Elpidio Jenco, Giuseppe Villaroel e Lionello Fiumi, accompagnati dalle illustrazioni di pittori noti e meno noti, tra cui Fryda Laureti Ciletti e suo marito Nicola.
Il suo capolavoro, Il gran canto della cosmica tragedia, fu tradotto e pubblicato in Italia solo nel 1946. Tra il 1951 e il 1953, un cospicuo numero di intellettuali italiani e stranieri propose la sua candidatura al Premio Nobel per la Letteratura. Il premio di quell'anno fu però assegnato a Winston Churchill.
Gli ultimi anni e l'eredità
Gli ultimi anni di vita furono segnati dall'aggravarsi delle ristrettezze economiche che lo avevano afflitto per tutta la sua esistenza di apolide. Alla fine degli anni Cinquanta fu ricoverato in un ospizio a Conversano, dove visse circondato dall'affetto e dalla stima di alcuni giovani amici che vollero riscoprirne l'enorme valore umano e intellettuale.
Negli ultimi anni, verificata la nullità del primo matrimonio e dopo la morte di Vittoria Strazzaboschi, sua fedele compagna per molti anni, sposò Maria Lucarelli. Morì nel gennaio del 1962.
Oggi Nazariantz riposa nella Necropoli di Bari, in un loculo quasi anonimo che reca solo il nome, le date di nascita e di morte, e la semplice definizione: "Poeta". La tomba è di proprietà della famiglia di Diran Timurian, imprenditore nel settore dell'import-export di tappeti orientali, uno dei tanti armeni che grazie alla sua opera umanitaria erano giunti a Bari e vi avevano trovato rifugio.
La riscoperta
Alcuni anni fa (2006) un gruppo di intellettuali lavorò strenuamente per riportare alla luce la memoria di Hrand Nazariantz.





