"Il meridionalismo lucano: da Giustino Fortunato ad Arisa (passando per il cervello di Giovanni Passannate)" di Carlo Coppola
C'è un filo che tiene insieme la Basilicata dei tomi ottocenteschi e quella delle hit estive, la Basilicata delle inchieste parlamentari e quella dei palcoscenici Rai. È il filo del meridionalismo, categoria dello spirito prima ancora che disciplina accademica: non un lamento ripetuto nei secoli, ma un metodo che cambia linguaggio restando fedele a un obiettivo preciso, quello di trasformare la conoscenza del territorio in strumenti concreti di sviluppo.
Cominciamo da Giustino Fortunato, barone di Rionero, uomo che ha dedicato la vita a spiegare all'Italia unita che il Sud non era un problema da liquidare con un editto, ma un sistema da capire con rigore geografico, statistico ed economico prima ancora che politico. Fortunato percorreva le contrade lucane raccogliendo dati su viabilità, acquedotti, condizioni agrarie, e costruiva su quei dati proposte di intervento puntuali. Il suo meridionalismo era fatto di cifre e di bilanci, di un'analisi lucida che anticipava di decenni le moderne politiche di coesione territoriale. Fortunato non inseguiva rivendicazioni astratte: chiedeva infrastrutture, istruzione, servizi essenziali. Un metodo pragmatico che resta, ancora oggi, un punto di riferimento per chi si occupa di programmazione dello sviluppo del Mezzogiorno.
Diversa, e per molti versi antitetica, è la vicenda di Giovanni Passannante, il cameriere di Salvia di Lucania che nel 1878 tentò di colpire Umberto I. Fu condannato a una pena durissima, e il suo cervello venne conservato per decenni in un museo criminologico, come reperto di studio, prima di essere restituito alla famiglia nel 2007. È una pagina di storia giudiziaria e scientifica che va raccontata per quello che è stata, senza farne un simbolo da rivendicare: un episodio isolato, frutto di una disperazione individuale, non un modello di meridionalismo. Il vero meridionalismo lucano, quello che ha prodotto risultati misurabili, si è sempre costruito altrove: nello studio, nella proposta, nell'azione amministrativa e culturale.
In questo percorso, anche una figura come Arisa può essere letta in chiave costruttiva. Rosalba Pippa, di Potenza, ha portato nel linguaggio contemporaneo della musica popolare un accento e una provenienza lucana senza bisogno di mediazioni, contribuendo — nel suo campo — a normalizzare la presenza del Sud nell'immaginario nazionale attraverso il merito e il successo professionale, non attraverso la rivendicazione. È un meridionalismo che funziona per accumulo di visibilità positiva: ogni professionista lucano che si afferma, in qualunque settore, aggiunge un tassello alla percezione di una regione capace, non solo bisognosa.
Il meridionalismo lucano efficace, quello che vale la pena studiare e replicare, è dunque quello che unisce il metodo analitico di Fortunato alla capacità di generare eccellenze riconosciute a livello nazionale: una linea che va dalla statistica applicata alla programmazione territoriale, fino ai risultati concreti nei diversi campi professionali. È un meridionalismo che si misura in infrastrutture realizzate, competenze valorizzate, presenze affermate — non in memoria di torti subiti.




